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CRONACA DI UN PERCORSO INIZIATICO

Riflessioni ed impressioni di Giovanni Salvati sulle esperienze vissute a fianco di Eddy Seferian

Mi sembra corretto mettere a parte coloro che leggeranno il resoconto delle esperienze, vissute in India ed a Collemaggio da Eddy e da me, delle impressioni vissute personalmente e delle riflessioni che ho fatto durante i due viaggi appena tornato in Italia a Milano.
Ho appena compiuto 77 anni e pratico la professione di avvocato da oltre 50 anni. Circa 25 anni fa sono stato convinto da un amico a partecipare ad un corso di “Traning Autogeno”. Dopo alcune sedute mi sono accorto con mia somma sorpresa che, una volta interrotto il corso dei pensieri abituali, si è “messa in sonno la mente”, e il mio corpo, i miei arti si muovevano del tutto autonomamente e mi portavano a danzare” secondo ritmi e posture rituali e sacre di culture a me sconosciute (danze di Bali e/o tibetane, Tai Chi), conducendomi in stati di trance vigili più o meno profondi. Da quel momento è cominciato il mio Pellegrinaggio per capire cosa mi stava succedendo e quali erano i motivi che mi portavano a provare queste particolari sensazioni. Ho incontrato diversi gruppi anch’essi in cammino. Ho conosciuto Maestri e Guide spirituali. Tra questi
Eddy Seferian, che ho incontrato per caso circa 23 anni fa, nel 1997.
Ho vissuto con Lui esperienze particolarmente intense in India (vedi “La Grande Opera”), all’Aquila presso la Basilica di Collemaggio e poi, nell’ agosto 2008, sulle pendici dell’Aconcagua, dove abbiamo liberato
l’Arcangelo Metatron e l’energia del Poliedro” legato al Suo nome.

Eddy, di origine armena, mi ha introdotto, con incontri settimanali, al mondo delle

“energie invisibili”

Ancora oggi, dopo tanti anni, continuo a pormi le stesse domande, restando sempre più perplesso e sconcertato.

EDDY LO SCRIBA DEGLI ANGELI

http://soscollemaggio.com/it/eddy-seferian-lo-scriba-degli-angeli.html

In base alle mie ricerche ed esperienze personali sembra che il nostro occhio, non allenato e potenziato, ci consente di vedere solo il 10% di quello che ci circonda. Alcuni animali penetrano nel mondo dell'infrarosso e dell'ultravioletto. Alcuni esseri umani in diverse epoche sono stati capaci di vedere l'aurea e l'energia che scorre nel nostro corpo, individuando i famosi ciakra (ruote di energie).



In questo capitolo vengono mostrate alcune immagini che sembrano dare delle risposte, che fanno sorgere dubbi, senza fare cadere certezze, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e certe ”verità” fanno male, molto male perché scombussolano troppo la vita normale e mai come questo caso vale detto:

”Occhio non vede cuore non duole!"

Ma se si riesce a cambiare prospettiva e precedenti punti di vista forse, come è successo a me ed a tanti altri, qualche lampadina in qualcuno si accende

Sorgono allora delle inevitabili domande:
- Dentro di NOI c'è qualcuno o c'è qualcosa?
- Pensiamo solo con il cervello o con tutto il corpo?
- Dove si trova veramente il nostro IO che pensa, che sente, che soffre?
- Quando offriamo a qualcuno un nostro organo prima di morire, doniamo un ammasso di carne palpitante, senza vita o una parte di noi,con i nostri ricordi. le nostre più intime e segrete sensazioni?
- Il nostro Cuore pensa, sente, vede come la mente ed ,offerto ad un 'altra persona, continua a farlo, tanto da cambiare il Suo modo di vivere e percepire il mondo, come è successo ad alcuni trapiantati?

Eddy mi ha ripetutamente risposto affermativamente e novello San Tommaso mi ha fatto vivere in prima persona questo contatto con il mondo invisibile, come " cronista del mondo animico", come ama definirsi

Per anni, ogni giovedì, dopo essersi versato qualche goccia di essenza (Quintessenze Aura Soma) sui polsi, Saint Germain, Horunci, El Moira, Koot Humi, e le altre Entità entravano in contatto con il gruppo in meditazione, facendo vibrare i nostri Chakra, dando modo all’energia vitale di scivolare verso l’alto.
Spesso mi sono addormentato e non ascoltavo il dialogo che Eddy faceva con queste Entità, ma potevo leggerne il resoconto nel diario, che Eddy diligentemente redigeva ogni volta attraverso la registrazione degli incontri. Ho, come altri, che frequentavano altri gruppi condotti da Eddy, un archivio di diversi faldoni di queste registrazioni.

 

Nel 2003, a Natale, sono stato in India con Eddy e gli sono stato vicino nelle esperienze vissute sulla Collina Sacra Arunāchala, a Tiruvannamalai davanti alla caverna, in cui

 

 

 

 

 

Ramana Maharshi

si ritirava a meditare


IL 5 gennaio Eddy, appena  svegliato, mi ha detto che Il Maestro Morya gli era apparso in sogno più volte e gli aveva detto che ci aspettava alla

"Montagna sacra di Arunāchala"

Il giorno dell’Epifania del 2004 abbimo preso un taxi, che ci ha fatto assistere ad una velocità pazzesca allo scorrere dela vita in quei 140 Kilometri che dividevano

Auroville da Tiruvannamala

Arrivati, abbiamo preso il sentiero che conduceva alla piccola grotta sacra Eddy ed Io a mezzogiorno del 6 gennaio 2004 ci siamo raccolti in preghiera ed abbiamo vissuto la creazione di una

"Grande Sfera Energetica"


parte integrante della Rete che, secondo Eddy, avvolge il Mondo ed  a cui è legata e viene coinvolta anche la collina di Arunāchala a Tiruvannamalai ed ad Auroville

il Matrimandir

cioè quanto seminato e realizzato da Sri Aurobindo e da Mère durante il secolo scorso.


Ed in quella occasione,secondo quanto afferma Eddy nel libro (vedi cap. 46)

https://www.youtube.com/watch?v=mup3uDBCDfU

i Maestri


gli hanno detto ciò che era veramente successo alla collina Arunāchala

"La Montagna Sacra di Arunāchala"


in cui, secondo il racconto di Eddy, nella piccola grotta sacra a mezza costa della

collina dove Ramana era uso meditare


Ramana gli ha parlato ed ha sacrificato il suo

< corpo eterico >

Era un periodo di pellegrinaggi da parte degli Indù e, prima di noi due, era salita della

gente che poi si era allontanata.

Ci è stata lasciata circa mezzora per consentire ad Eddy di compiere in tutta tranqullità il

"Sacro Rito"

che Morya gli aveva indicato in sogno.

terminato il quale hanno ricominciato ad arrivare altri pellegrini.


In un primo momento Ramana non capiva perché doveva rinunciare al suo

"corpo eterico"

e offrirlo in sacrificio, però sopra di lui dimorava

il Maestro Morya


Eddy si è rivolto al Maestro Morya e gli ha detto:

Maestro, cosa succede, abbiamo appena creato su base alchemica una

< Sfera>

"meravigliosa da collegare alla Rete e Ramana si rifiuta


Ma, ad un certo punto, la rinuncia gli è venuta automatica, spontanea ed il suo

< corpo eterico >

si è letteralmente disciolto, come liquefatto, ed è entrato nella

> Sfera fluidica luminosa <

in cima alla collina Arunāchala e, appunto, per un processo alchemico, sul piano eterico,

< la Sfera >

si è trasformata in un Cristallo liquido saturo di vita

Ma Ramana, che lo aveva ascoltato. ha detto ad Eddy

Io sono il guardiano, il responsabile di questa collina, di questo paese Tiruvannamalai e

del Tempio sottostante la collina e io sacrifico questa Sfera e la mando al Tempio


Ma la Sfera è rotolata giù lungo il pendio della collina ed è finita in mille frantumi

nel recinto del grande Tempio


e ci ha fatto vedere che era viva e pulsante che veniva messa alla portata di tutti e

Morya

gli  ha detto

Non preoccuparti, riprendi il tuo cammino"

"Hai assolto al compito che ti era stato affidato"


Al termine della visita siamo andati al ristorante del Tempio

dopo che un monaco buddista


ci aveva segnato la fronte con della cenere bianca e dal quale ho ricevuto una

"collana di fiori"

Con un grande tulipano giallo

che emanava un 'energia solare

< Fiore >

che i fedeli offrono a Sidartha

ogni volta che vengono ad omaggiarre il loro


"Elefante Bianco"


E che " il dono" fosse importante ed ad alto contenuto "simbolico" l'ho compreso appena uscito dal

Tempio. Infatti tutti gli indiani hanno cominciato a salutarmi,  piegando in modo riverente la testa e

giungendo le mani.  La guida mi spiegò che il monaco aveva riconosciuto in me un

"prescielto"

Ne restai umilmente sorpreso e ne chiesi spiegazioni ad Eddy, che mi confermò che la mia "aurea" si

era estesa di oltre due metri ed era di un intenso colore giallo arancione ed il monaco buddista lo

aveva  percepito, offrendomi il dono che gli indiani  offrono al loro

"Elefante Bianco"

Compresi quindi la potenza energetica del lavoro rituale fatto il giorno prima davanti alla caverna

dove meditava

Ramana Maharshi

Ed Eddy mi ha riferito quello che gli aveva detto e mi ha risposto

"se me lo dice Morya"


Dopo aver vissuto quest'intensa esperienza siamo tornati  ad Aureville


Auroville
nel Tamil Nadu (India meridionale), nell’Asram, voluto da Sri Aurobindo dove Mère ha progettato, come un antico “maestro comacino” la Sua Cattedrale, facendo costruire

< la sfera dorata del Matrimandir >

https://www.youtube.com/watch?v=WlYh-GCqJBs

https://www.youtube.com/watch?v=xVroLy3hFm0


All' interno della quale cè una sala rotonda, davanti alla quale è stata accesa da Eddy

"l'anima del Metramendir"


Al ritorno dalla  Montagna Sacra Eddy era stanchissimo, ma ha detto all’autista di

fermarsi, perché voleva scendere e andare al

"Matrimandir"

Con Lui  sono sceso anch'io e mezzora più tardi, dopo varie difficoltà burocratiche, ci

hanno fatto entrare Abbamo appena fatto in tempo a sederci in meditazione in silenzio

davanti alla

< sfera di cristallo >

posta nel centro del tempio e Eddy ha sentito la presenza di

Mère

come se fosse lì fisicamente, che ha cominciato a parlargli

Eddy aveva gli occhi chiusi e ha sentito un rumore secco, un

“tak”

Ha aperto gli occhi, anche se non era necessario, ed ha visto che una Sfera enorme

uguale a quella della cima della collina di Arunāchala,  che scendeva lentamente e

penretrava nella sfera di cristallo fissata sul piedestallo, posto al cemtro della

"Sala d medtazione"

e Mère gli ha detto

“Vedi, questa è l’anima del Matrimandir”

Eddy, a quanto mi ha poi riferito, non se ne rendeva ancora conto e si chiedeva,

Ma come fa una Sfera animica da Arunāchala, a 140 chilometri di distanza,

ad arrivare ed insediarsi al

"Matrimandir


Ma poi si è ricordato che, per il Matrimandir, da più di un anno Mère continuava a dirgli

che  gli mancava l’anima

Gli diceva che era una meravigliosa costruzione, ma

< non c’era il soffio vitale >


che era bellissimo vedere tutta quella gente di tutte le razze entrare nel Tempio

sferico , che  l'aveva impegnata per tanti anni, ma  gli mancava

< il soffio vitale >

E Mère, prima di sparire insimee ad Aurobindo e a Ramana Maharshi

rivolto ad Eddy, gli ha detto

"Ecco, questa è la vita"

"Ora il Matrimandir è veramente attivo, è veramente entrato in vita”.

LA STRUTTURA ETERICA DEL MATRIMANDIR . FUNZIONE DEI NUCLEI FILOSOFALI.mp4

https://www.youtube.com/watch?v=b1TsWNjU5bc&pbjreload=10

Eddy non riusciva a comprendere come potesse essere successo e tra sè e sé si diceva

Ma come fa una Sfera animica da Arunāchala, a 140 chilometri di distanza,

ad arrivare edinsediarsi al

"Matrimandir

e all'uscita del tempio, dove mi ha raccontao l'esperienza appena vissuta, mi diceva

scherzando che non riusciva a comprendrre come fosse potuto accadere.

Ed Io  gli ho risposto scherzando che sicuramente non ce l'eravamo portata con il pulmino con il quale eravano appena tornati.

Ma Eddy, ogni volta che ricordavamo l'esperienza vissuta insieme, mi confermava  che

< la Sfera>

è fissata là e regolarmente si rompe in mille pezzi che escono dal Matrimandir e

> viivificano tutti i prati, i giardini e le persone <

e ogni volta la Sfera magicamente si riforma.

Racconti raccolti nel Suo Llbro La Grande Opera” (ed. Anima).



















Non ho visto, né sentito le Entità, né ho vissuto in prima persona gli eventi che lui ha raccontato nel Libro, salvo in due occasioni: l’incontro con Sushruta e la danza mantrica della OM all’interno di un antico silos di un’antica cittadina fortificata del ‘600 d.C. a Gingee, poco distante da Tiruvannamalai.

Nella prima occasione ho sentito un’energia entrare in me, che mi procurava una eccitazione sempre più intensa, anche per lo stupefacente resoconto di Eddy, che mi diceva che il Maestro Sushruta era uscito dall’albero ed era lì prono davanti a noi, e ci ringraziava di aver liberato la Sua energia.
Nella seconda ho percepito il cambio della voce di un’amica, il cui canto ha raggiunto toni angelici.

In tutti i due casi è intervenuta una terza persona che ha rotto l’incantesimo.

Al ritorno dall’India ho “visto” che qualcosa era avvenuto dalle foto. Una in particolare mostrava decine di bolle di luce intorno a me. E la foto dava una conferma visiva di immagini simili mostratemi da Francesca Drago, un’amica di Eddy, trasferitasi in questo Ashram realizzato da Mére ed Aurobindo nel 1930, tra le quali una serie di istantanee fatte qualche tempo prima proprio nello stesso granaio sito nell’antico fortilizio del 600 d.c. a Ginger, foto (una decina), scattate da varie posizioni in una serie di visite effettuate in tempi e ad ore diverse, le quali mostravano sempre una quantità enorme di queste bolle di luce di varia grandezza, assolutamente non visibili ad occhio umano.



La zona mostrava di essere piena di queste particolari bolle energetiche.



Tornato in Italia, profondamente impressionato da quanto personalmente visto e percepito, ho potuto anche constatare gli effetti fisici procurati da queste intense esperienze energetiche.
Per quanto mi riguarda mi sono dovuto operare alla prostata, essendosi improvvisamente aggravato il mio stato fisico, mentre Eddy è stato ricoverato in Ospedale per una grave forma di epatite virale, che lo ha quasi condotto alla morte.


Durante la degenza ha cominciato a parlarmi dellArcangelo Metatron, che si era messo in contatto con Lui durante il sonno e che lo pregava, appena guarito, di recarsi con il sottoscritto in Argentina, sull’Aconcagua, per liberarlo ed aprire il

Terzo portale

Ripresosi dalla grave malattia ognuno di Noi ha continuato la sua vita abituale, i nostri incontri si sono rarefatti.

Nel 2007, a settembre, ci siamo recati insieme a L’Aquila per visitare la Basilica di Collemaggio, costruita da maestri comacini verso la fine del 1200 sotto la guida ispirata dell’eremita Pietro del Morrone, incoronato Papa Celestino V proprio nella Basilica di Collemaggio e dimessosi nel 1294 dopo soli cinque mesi di reggenza del soglio pontificio.


Il viaggio mi era stato ispirato dallo studio della figura di Frate Elia, amico intimo e precettore di San Francesco e dell ’imperatore Federico II. Durante le ricerche di questo famosissimo all’epoca Frate Elia, fatto letteralmente sparire dalla storia, mi sono imbattuto in alcuni libri scritti dall’avvocato dello Stato Maria Grazia Lopardi sulla Cattedrale di Collemaggio e sulla figura di Papa Celestino V, che, nel suo pur breve papato, nell'inaugurare la Basilica a L'Aquila istituì il 1° Giubileo, che chiamò

"la Perdonanza"

Chiunque, di qualsiasi ceto o razza, poteva recarsi alla Basilica è chiedere "il perdono" dei suoi, più o meno gravi errori o sbagli > si badi non peccati, perché non c'era bisogno di confessarsi con un sacerdote e ricevere il perdono e la penitenza o avere l'indulgenza plenaria come nel "Giubileo", introdotto successivamente da Bonifazio VIII, visto il successo che stava ottenendo "la Perdonanza", dove i pellegrini potevano recarsi quando volevano e potevano, senza essere obbligati a lasciare oboli, come invece era usanza dell'epoca.

Abbiamo conosciuto Maria Grazia Lopardi.

Il 26 settembre 2007 Eddy ed Io da soli siamo entrati nella Basilica, nella quale c’era solo un guardiano, seduto sul lato destro della chiesa, dietro un banchetto, in cui erano esposti alcuni libri e CD.
Ma a questo punto è opportuno richiamare il resoconto dell’esperienza, trascritto da Eddy, vedi

"Il Percorso Iniziatico di Eddy"

Anche questa seconda esperienza ha avuto pesanti risvolti personali e professionali, che non è qui il caso di menzionare, ma che hanno generato in me più che fondati timori nell’intraprendere quella successiva, in cui, ad ascoltare i resoconti di Eddy, due “piccoli uomini” dovevano rimettere in moto la Sferadell'Arcangelo Metatron che ha assunto il Suo nome, aiutandolo a liberarsi dal ventre dell'Aconcagua, nei pressi del Puente dell'Incas.

Si è trattato di un'altra tappa, di un percorso iniziatico. Purtroppo, nonostante i tentativi e gli sforzi, continuo a non vedere ed a non sentire.
Sono come un cieco ed un sordo, condotto letteralmente per mano da Eddy in questo mondo per me assolutamente invisibile ed inudibile.

E proprio come un "cieco" ed un "sordo" mi accorgo che qualcosa è successo da alcuni impercettibili segnali che improvvisamente si mostrano nel mondo a me visibile.

Quando vivo queste particolari esperienze con Eddy o con coloro, che, come Lui, possiedono “la doppia vista”, mi comporto come un esperto cacciatore, che sa individuare la preda nei minimi dettagli, che sfuggono all’attenzione degli altri. Il cacciatore insegue ciò che non vede, ricostruisce le forme e i movimenti di prede invisibili da forme nel fango. Il cacciatore fiuta, registra, interpreta, classifica tracce irrilevanti per chiunque: un filo di bava, un ciuffo di pelle, come nella "Favola dei tre figli del Re Serendippo" (vedi appendice n.1), in cui tre fratelli avevano “intuito” in che direzione era andato “il cammello bianco” e “cosa” trasportava.

Ma, nonostante tutti i miei sforzi, devo purtroppo ammetterlo molto sinceramente- queste “prove”, tangibili e continue, non riescono a superare i miei dubbi e le mie perplessità. La mia mente razionale cerca sempre e disperatamente di sconfiggere l’evidenza dei fatti, ed allora mi sovvengo della "Favola Sufi dei 4 diversi "elefanti" (vedi appendice n.2), in cui di fronte ad un Essere sconosciuto, una tribù africana era stata convinta di aver incontrato un Essere divino ed aveva cominciato, seguendo i consigli degli sciamani che l’avevano toccato nella “caverna buia”, dove era stato nascosto, ad adorare “i 4 diversi simboli”, che, secondo loro Li rappresentavano, creando quattro “falsi idoli” e quattro diversi Culti religiosi.

Ebbene, ogni qualvolta Eddy mi riferisce quello che sta vedendo, mi sorge il dubbio che il Suo metro di giudizio sia inevitabilmente “umano” e che quello, a cui crede di assistere, sia "qualcosa" o "qualcuno" completamente diverso e che forse il retaggio culturale giudaico-cristiano lo influenzi inconsciamente, portandolo inevitabilmente a decodificare le informazioni secondo questo schema di suddivisione del divino di pretto stampo occidentale.
In Oriente probabilmente le stesse immagini verrebbero interpretate in modo differente. Forse questo approccio mi ha spinto a scrivere la

"Favola alla ricerca dell’Elefante Bianco"

che si conclude con l’incontro con

l’elefante bianco”

“Il pellegrinaggio verso Oriente……. continua…….”
( vedi appendice n.3)


Ma questa volta la mia ricerca si è diretta verso Occidente in direzione dell’Aconcagua per liberare l’Arcangelo Metatron e, grazie ad Eddy, ho avuto nuovamente la conferma che intorno a Noi esiste, su una banda energetica diversa, forse ad un’ ottava superiore, “ un’ altra dimensione”, anche se non percepibile, né visibile dai nostri "sensi non allenati" a farlo.
Un mondo diverso, in cui c’è veramente “qualcuno”, non definibile con il nostro attuale metro di giudizio, che possiede “una mente” ed “uno spirito” ……> come ognuno di noi.
Eddy, come altri saggi in tutte le epoche e civiltà, “vede e senteEntità, con le quali è capace di scambiare messaggi e sensazioni
I suoi racconti non hanno spesso alcun contatto con la realtà in cui noi abitualmente viviamo, ma, e di questo sono sinceramente convinto

Lui “ vede” e sente” quel “Qualcuno".

Luglio 1987. Lago di Como. Concerto dei POOH, che non vi ebbe luogo a causa di un fenomeno di acqua alta provocata da un’alluvione che durava da 3 giorni.

Oltre all’Essere in cielo si nota a destra della foto una strana luce (disco volante?) sulla montagna ed una scritta sul lago, che secondo alcuni interpreti sarebbe una frase in una lingua molto antica (foto ricevuta da un amico al ritorno dal viaggio in India ed eseguita da un fotografo professionista, che aveva lasciato la macchina fotografica con la focale aperta sulla collina prospiciente il lago per riprendere dall’alto il concerto. Colui che me l'ha fornita, mi ha anche precisato che in realtà le foto erano state scattate da due diverse macchine fotografiche e che lui non era in possesso della seconda immagine. Circostanza che confermerebbe che non si tratta di un fotomontaggio).

Esattamente come il Prof. Mario Bruschi dell’Università della Sapienza a Roma, qui ripreso durante una meditazione (la foto mi è stata inviata da Fiorentina Richeldi, conosciuta all’Aquila durante la festa della Perdonanza, al ritorno dal viaggio all’Aconcagua), mentre “un angelo gli sta vicino e gli sta parlando (!?), esattamente come gli Arcangeli hanno fatto tante volte con Eddy.

Chi ha visto la foto mi ha risposto, senza esitazioni, che era“un fotomontaggio.”

 

E se invece fosse un’immagine vera, che riprende "il dialogo tra due esseri," che fluttuano in due diverse dimensioni, esattamente come nell’immagine, che ha “visto” la macchina fotografica durante la celebrazione della Santa Messa alla Chiesa della Sapienza a Roma: e che non appare certo un “fotomontaggio"?
Foto che lascia perplessi , come quelle ricevute da Francesca Drago, che ritraggono "una fatina" nella chiesa di Auroville.

Eddy "vede" appunto senza bisogno di alcun mezzo tecnico. Vede, come dico nell’introduzione del libro “La Grande Opera”, fin da piccolo e la “sua vista”, a differenza della maggior parte degli uomini e delle donne, non si è spenta (!).



L’isolamento in cui è stato costretto a vivere, fino alla fine della guerra, gli ha preservato queste capacità. L’incontro con Maria Antelmi l’ha aiutato a capire, ad accettare queste sue facoltà, che restano purtroppo “uniche” e quasi mai condivisibili.

Gli altri, “noi” non vediamo, non sentiamo. Alcuni dicono di vedere, ma mentono a sé stessi ed agli altri. Ma non è sempre stato cosi. In altre epoche sono esistiti individui capaci di vedere "le Energie" che ci circondano e di comprendere come e quando intervenire.

 

A tal proposito vale la pena richiamare i bellissimi versi di un poeta spagnolo, un esponente del romanticismo spagnolo Ramón de Campoamor (1817-1901), che, prendendo a prestito una frase di William Shakespeare, compose questi versi:

Le due Lanterne

Da un mercante un dì comperai di Diogene la lanterna;
tra la sua e la mia vi sono differenze
quanto dall’essere al non essere.
La mia bianca sembra; la sua sembra nera;
quella tutto rattrista, questa tutto rallegra.
Perché nel mondo ingannevole non vi è verità né bugia;
tutto sembra che dipenda dal colore del cristallo
con cui ognuno osserva.


Gira e rigira per il mondo il 28 agosto 2008 siamo tornati a L'Aquila ed abbiamo assistito all’apertura della Porta Sacra nel 714° anniversario della Perdonanza nella Basilica di Collemaggio.


Sono accadute tante stranezze o forse prodigi come i 99 lumini accesi dai fedeli, posti su una delle consolle con le cassette delle offerte, che, dopo l’apertura della Porta Sacra, si sono improvvisamente compattati in un’unica fiamma, alta oltre un metro, che è rimasta accesa fino all’esaurimento di tutta la cera...
...ma questo ve lo racconterò un’altra volta.

avv. Giovanni Salvati

CUORE a CUORE

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

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Appendici

1) Pellegrinaggio di tre giovani, figlioli del Re Serendippo [1]

Il Re di Serendippo per mettere alla prova la saggezza dei tre figli, li mandò “in pellegrinaggio” per il mondo. […]Un giorno mentre erano nel paese di re Bahram incontrarono una persona che chiese loro se avevano visto un cammello.
Il primo figlio chiese all’uomo se per caso il suo cammello fosse cieco da un occhio. Il secondo figlio chiese se fosse senza un dente, mentre il terzo figlio chiese se fosse zoppo. Avutone una risposta affermativa, indicarono al cammelliere la direzione dove pensavano si fosse diretto il cammello.
Egli nonostante le ricerche non riuscì a trovare l’animale.
Tornando indietro incontrò di nuovo i tre figli del re di Serendippo e li accusò di averlo preso in giro.
Per dimostrare la loro buona fede, ognuno dei fratelli indicò all’uomo un nuovo indizio: Il primo figlio disse che il cammello trasportava da un lato un carico di butirro e dall’altro un carico di mele. Il secondo disse che il cammello trasportava una donna, mentre il terzo precisò che la donna era gravida.
Il cammelliere, non avendo trovato l’animale, accusò i tre giovani di averglielo rubato. I tre vennero arrestati, nonostante avessero dichiarato nel processo di non aver mai visto l’animale, ma di aver capito che si trattava di un cammello con quelle caratteristiche, solo da semplici indizi rilevati dall’esame del terreno.
Il re condannò comunque i tre giovani, non credendo alla loro storia.
I tre stavano per essere giustiziati, quando il cammello ricomparve. Il cammelliere, resosi conto che non poteva essere stato rubato dai tre ragazzi, invitò il re ad annullare la sentenza di morte.
Il re Bahram annullò la sentenza e liberò i tre fratelli, che fece però portare nella sua reggia, perché curioso di sapere quali fossero gli indizi che avevano permesso ai tre giovani di riconoscere le precise caratteristiche di quel cammello.
I tre figli del Re di Serendippo, alla presenza del re e di tutti i dignitari della corte, spiegarono l’arcano tra la meraviglia di tutti i presenti, acquistando agli occhi del re una stima incredibile.
Il primo fratello spiegò di aver compreso che il cammello fosse cieco da un occhio perché aveva notato che aveva mangiato l’erba buona solo da un lato e non dall’altro. Il secondo fratello aveva capito che l’animale fosse senza un dente, perché sul terreno, dove era stata morsicata l’erba, ne restava sempre un ciuffo intatto. Il terzo fratello spiegò di aver dedotto che fosse zoppo dalle orme degli zoccoli, una delle quali dimostrava che l’animale stava trascinando una gamba.
“E per quanto riguarda gli altri tre indizi?”, chiese il Re.
Il primo fratello rispose di aver visto che nell’arco di un miglio dove vi erano le orme del cammello: da un lato della strada vi era una moltitudine di formiche, amanti del grasso di butirro; mentre dall’altro lato c’erano molte mosche golose di quel tipo di mele.
Il secondo fratello disse di aver intuito che il cammello stesse portando sulla groppa una donna, notando, dove il cammello si era inginocchiato l’impronta di un piede umano e tracce di urina. Avendo odorato l’urina, era stato assalito da “concupiscenza carnale” e aveva dedotto, anche per la forma dell’impronta, che si trattasse di una donna.
Il terzo fratello spiegò di aver intuito che la donna fosse gravida, perché di fronte all’impronta del piede vi erano anche le impronte delle mani, segno che la donna si era aiutata con le mani, perché appesantita, quindi gravida.
Il Re, restò così colpito dalla loro bravura, che spesso si recava, di nascosto, vicino alla loro stanza per origliare mentre raccontavano le avventure del loro viaggio.
La stima del Re verso i tre giovani era così profonda che uno di loro, alla sua morte diventò il suo successore, mentre il fratello maggiore, tornato a casa, prese il posto del padre ed il terzo fratello divenne il Re dell’India.

2) La favola dei 4 Elefanti

Si racconta che un elefante, che vagava solitario nella savana africana, venne catturato da un gruppo di cacciatori, che non conoscendolo, ritennero più opportuno nasconderlo in una caverna buia. La notizia della cattura di “uno strano essere” giunse all’orecchio di una vicina tribù, che decise di inviare in avanscoperta quattro sciamani, i più saggi del villaggio, per capire chi fosse questo “Nuovo Essere”. Questi , entrati nella caverna nel buio più assoluto,ne uscirono esprimendo ognuno la convinzione di aver toccato “una divinità”, che doveva essere venerata. Il primo, che aveva toccato la coda, disse che era “una frusta”. Il secondo, che aveva abbracciato una zampa, disse trattarsi di “una colonna”. Il terzo, che aveva sfiorato la proboscide, affermò in modo categorico che era “un grande pitone”. Il quarto uscì convinto dalla caverna, dopo ave toccato l’orecchio, sostenendo che era invece “una grande farfalla”. I quattro sciamani, pur confrontando le rispettive convinzioni, non riuscirono a capire di cosa realmente trattavasi e nel dubbio venne deciso di bloccare con un grande macigno l’entrata della caverna per impedire che questo strano essere potesse fuggire. Si sentirono per un pò strani rumori e sibili. Poi più nulla. Ma da quel momento vennero fatti innalzare davanti alla “caverna sacra” quattro distinti totem, raffiguranti le quattro nuove divinità, che vennero venerate ognuno da una parte della tribù, finché ne venne catturato un secondo e poi un terzo ed al villaggio passò un cacciatore di un’altra tribù, che spiegò loro che era il più grande animale della savana e che veniva chiamato “elefante”. Venne allora rimosso il macigno che ostruiva l’entrata della caverna sacra, dove per tanto tempo si era avuta la convinzione che convivevano “esseri divini” in continua lotta tra di loro e si trovarono i miseri resti del primo elefante, in tutto simile a quelli catturati.”

3) Alla ricerca dell'Elefante Bianco

Tanti, tanti anni fa, o forse qualche giorno fa, ma il tempo e lo spazio non hanno senso nelle favole, c’era un gruppo di elefanti, di vario colore e razza, che si staccò dal branco alla ricerca degli ”elefanti bianchi”.
La leggenda, sussurrata dai nonni e dalle nonne nelle notti di plenilunio, racconta che in un lontano paese dell’ Estremo Oriente, alle pendici dell’ Himalaja, esiste una valle, dove abitano alcuni Elefanti Bianchi, che hanno raggiunto la saggezza e l’illuminazione e sono diventati talmente puri, che il loro manto ha assunto una particolare lucentezza, che nelle notti di plenilunio riflette la bianca luce della Luna.
Tanti elefanti erano partiti alla loro ricerca, da soli o in compagnia, per incontrarli e per capire ed imparare come fosse possibile cambiare il colore del proprio manto, ma nessuno era mai tornato, anche perché quando qualcuno raggiungeva quel particolare stato restava nel branco dei saggi elefanti nella valle incantata.
Sembra però che uno di loro sia tornato, ma con l’età abbia perso quel candore bianco, che un giorno aveva trasformato il suo duro pellame. La polvere e la sporcizia che lo ricoprono tengono infatti nascosta la sua vera natura, Si è nascosto in una stretta valle in mezzo alle Alpi, al confine tra l’Italia e la Svizzera e si chiama L E O, come il personaggio di Hermann Hesse.[1]

Molti elefanti partono alla ricerca della valle incantata e dell’ultimo elefante bianco, di cui si è persa ogni traccia.
Il branco ogni giorno si riduce di qualcuno, stufo e stanco di quest’inutile ricerca, ma gli altri vagano nelle valli nelle notti di plenilunio., sperando di incrociare quel Suo strano bagliore perché in quel preciso momento e solo per un istante… un brevissimo attimo, nel cielo, compare un arco di luce e l’indomani, alle prime luci dell’alba, sui tetti delle case della valle dove si nascondeva l’elefante bianco appaiono due bellissimi arcobaleni, si sente il canto dei galli ed il vagito di un bimbo appena nato.


“Il pellegrinaggio verso Oriente……. continua…….”
Avv. Giovanni Salvati
Milano - Italia

 

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