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Significato dell'anello con Minerva in pace

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Ogni oggetto posto da Frate Elia sopra e intorno al corpo di San Francesco ha un suo preciso significato simbolico non sempre facile da decriptare.
L'anello, di cui è rimasto solo il disegno riprodotto sulla corniola incastonata in una montatura d'argento, è sicuramente uno dei più difficili.
La parte superiore dell’anello portava infatti una pietra corniola a forma di ovale, con incisa l'immagine di > Pallade Athena Nicefora < almeno cosi la definiscono i resoconti di coloro che hanno aperto la tomba e ritrovati gli oggetti.



In realtà ,esaminando con attenzione l'immagine ci si rende conto che era stata riprodotta l'effige alla dea romana > Minerva < e non di quella greca Pallade Athena. Viene infatti raffigurata una ancella con il peplo, con in testa non il classico elmo greco e senza "la pelle egida" con serpenti arrotolati e la testa tagliata della medusa quasi sempre indossata fino al petto nelle statue greche. 



Nè vi è la classica civetta , la cui effige prevale in altre statue o raffigurazioni  di Athena, posta indistintamebte sulla mano destra o su quella sinistra.





Anche le armi, poggiate a terra sulla destra, non sono impugnate come nelle raffigurazioni della dea greca. Lo scudo e la lancia sono infatti poggiati per terra e sulla mano sinistra sostiene un immagine senza le ali, che le offre con la mano destra un oggetto non facilmente identificabile, mentre il petto sembra trafitto da un colpo di lancia spezzatosi nell'impatto che le attraversa il corpo. 



Sembrerebbe la raffigurazione di Pallade trafitta dalla lancia di Athena, che, secondo la mitologia greca,
ne avrebbe assunto l'appellativo dopo averla uccisa per errore.



Athena
, Minerva per i romani, secondo i racconti mitologici nacque dal cranio di Zeus presso il fiume Tritone. L’omonimo dio aveva una figlia di nome Pallade con cui Athena amava misurarsi per gioco nel combattimento. 


Un giorno, nel momento culminate della lotta Zeus ebbe paura che la figlia facesse sul serio e le mise davanti agli occhi l’aegis, la sacra pelle di capra che suscitava terrore in chiunque la vedesse (la pelle di medusa secondo altri). Athena, perso il controllo della situazione, scagliò >  la lancia < uccidendo Pallade.




Per il dolore Athena costruì un simulacro della sfortunata fanciulla e vi appese accanto l’aegis, la misteriosa pelle di capro ornata di frange di Zeus che quando scossa provoca spavento tra gli uomini. 



Secondo i periti che, hanno potuto esaminare l'incisione da vicino, doveva trattarsi invece proprio della " Dea della Vittoria", spesso rappresentata nella mano sia destra che sinistra di > Minerva Nicefora <.


Dea della vittoria era posta anche sulla mano destra  di Zeus nel Tempio a Lui dedicato sull'Acropoli di Atene.


PALLADE ATHENA iconografia


Nella mitologia greca, Athena (figlia di Zeus e della sua prima moglie Metide), era la dea della sapienza, particolarmente della saggezza, della tessitura, delle arti e presumibilmente degli aspetti più nobili della guerra, mentre la violenza e la crudeltà rientravano nel dominio di
Ares.

Athena era, secondo la mitologia classica, la personificazione della Sapienza, dell’agilità, e della guerra. Essa era la regina del cielo ed una delle dodici divinità più importanti dell’Olimpo, nonché una delle tante facce della Grande Madre e del suo archetipo la Dea Bianca, cioè la Luna.
La sapienza rappresentata da Athena comprende sia le conoscenze tecniche usate nella tessitura e nell'arte di lavorare i metalli, sia l'astuzia (Metis) propria di personaggi come Odisseo. I suoi simboli sacri sono la civetta e l'ulivo.


Athena
ha sempre con sé la sua > civetta< sull'elmo od appesa al collo; indossa una corazza di pelle di capra chiamata Egida donatale dal padre Zeus ed è spesso accompagnata dalla dea della Vittoria Nike e per questo motivo che viene soprannominata "N
icefora" > colei che porta alla vittoria.


L'iconografia classica di Athena prevede che sia ritratta in piedi mentre indossa l'armatura e l'elmo, tenuto alto sulla fronte; porta con sé una lancia ed uno scudo sul quale è fissata la testa della Gorgone Medusa.
Un suo appellativo molto frequente è Pallade Atena (Παλλάς Αθηνά). L'epiteto deriva,come si è già puntualizzato, dalla sua identificazione e personificazione  che Apollodoro fa con Pallade.                                     

Apollodoro racconta che Athena fu allevata dal Dio Tritone, la cui figlia Pallade giocava con Atena esercitandosi con lei nell'arte della guerra. Un giorno le due bambine ebbero un litigio e, mentre Pallade stava per colpire la compagna, Zeus - padre di quest'ultima - s'interpose spaventandola con la propria egida, così permettendo ad Athena di colpire per prima > ferendo Pallade a morte <.



In onore dell'amica morta Athena plasmò una statua a sua immagine e somiglianza e le tributò onori divini.


Tra i suoi appellativi vi erano anche quello della già citata Nike come vittoria, per il suo tempio che dominava l’Acropoli.
Per gli antichi, infatti, la “Vittoria” era personifica dalla “Nike” . Questa divinità era l’immagine del potere invincibile di Zeus e di Pallade Athena, il più importante nume dopo il padre di tutti gli dei, Zeus.

Athena era venerata anche con il nome di > Athena Nike < ed essa non era alata poiché, essendo l’alterego della divinità, non si poteva staccare da essa.


I romani la chiamarono Dea Victoria ed era rappresentata, come la sua antesignana Nike, con le ali e un ramo di palma e una corona di alloro, ed era una divinità celeste minore.



DEA DELLA VITTORIA
L'iconografia , sua greca che latina la rappresenta sempre alata, con le ali sulle spalle o ai piedi, anche se Pausania ne cita statue senza ali. In età arcaica è avvolta in una lunga veste agitata dal vento, con il ginocchio flesso nella corsa, come la Nike di Delo, purtroppo mutila, di Archemos di Chio, del VI sec. a.c..
Sembra che in origine questa statua avesse quattro ali alle spalle, due più grandi e due più piccole e altre due alle caviglie, arrotondate verso l’alto alla maniera fenicia, oggi visibile al Museo Nazionale di Atene.
In età classica diventò compagna di Athena, con cui, soprattutto ad Atene, fu identificata, infatti nei rilievi del tempio dell’Acropoli la Nike parla con Athena e sulla stessa Acropoli è edificato, fra il 430 e il 421 a.c. un tempietto ad Athena Nike.La statua dell'Athena Partenos, seduta sul trono e incoronata, teneva sulla palma della mano la Nike alata con tanto di alloro in mano, come in questa riproduzione, esposta al Royal Museum di Toronto in Canada.



Ogni vincitore, Dio o eroe, ne aveva raffigurata una accanto in genere mentre gli consegnava una corona d’alloro o un ramo di palma. La Dea in genere pareva portata dal vento con la veste aderente alla parte anteriore del corpo e fluttuante alle spalle. Dopo le guerre persiane, il culto di Nike crebbe, ma non le fu tributato un culto individuale fino all’ellenismo, cioè fino all’epoca della morte di Alessandro Magno e della nascita dei regni ellenistici.



In questo contesto si colloca la celebre Nike di Samotracia, rinvenuta nel 1863 nell’isola di Samotracia, oggi al museo del Louvre. L’iconografia di questa Nike riprende quella della Nike di Paionos, dove la Dea è poggiata sulla gamba destra, sulla prua di una nave, nell’atto di posarsi o di prendere il volo, con la gamba sinistra arretrata e le ali aperte.






DEA DELLA VITTORIA ROMANA


I Romani introdussero il culto alla Dea della Victoria molto tardi e per influssi ellenistici, e le prerogative della Dea appartenevano a Iuppiter Victor, Giove vincitore. La Dea personificava la vittoria in battaglia e , identificata con la greca Nike, era raffigurata come una giovane donna alata. I romani la chiamarono Dea Victoria ed era rappresentata, come la sua antesignana Nike, con le ali e un ramo di palma e una corona di alloro, ed era una divinità celeste minore. A Roma aveva un tempio sul Palatino.






Una donna non in armi, senza la spada in pugno , che dirige il suo sguardo non su una civetta, nè la Dea della Vittoria , che porge una corona d'alloro , ma su una fanciulla che sembra danzare sulla sua mano.
anche la fanciulla sembra offire qualcosa, ma non da impressione che si tratti della stessa cotoncina d'alloro.







fa pensare che la Nike fosse la riedizione di una Dea più antica, soppiantata dal culto iperboreo di Apollo.



> Il beato è morto alla vita in terra ed è "rinato" <.

Lo stesso significato, che in altre tradizioni, viene dato all'Ouroboros, il serpente che si mangia la coda.

Minerva - dea della saggezza- è nella tradizione esoterica identificata con " il mercurio femminile", l'energia Kundalini, la forza misteriosa del serpente che si dispiega verso la sommità della testa ed apre
l'occhio di saggezza.



Athena nella mitologia greca è una dea guerriera ed armata: appare come protettrice di eroi come Eracle, Giasone ed Odisseo. Non ebbe mai alcun marito od amante, e per questo era conosciuta come "Athena Parthenos" (La vergine Athena), da cui il nome del più famoso tempio a lei dedicato, il Partenone sull'Acropoli di Atene.

Pallade è "colei che tira la lancia

Il tiratore di lancia
ha una sola possibilità.
Tutto dipende da quella possibilità.
Se davanti a quella possibilità egli non è pronto,
non è attrezzato, egli la perde. Egli soccombe!


La prima caratteristica
che notiamo è che Athena -Minerva nasce vestita e armata dalla testa di Zeus. Nascere vestiti e armati significa nascere attrezzati. Forse non ancora abili nell’affrontare la vita, ma attrezzati per farlo, salvo l’esercizio soggettivo della propria volontà, con la quale la Coscienza di Sé sceglie i propri mutamenti, appropriandosi progressivamente delle motivazioni inconsce che hanno reso necessario ed indipensabile tornare a nascere.

G.I Gurdjieff,un
maestro armeno vissuto tra le due guerre, amava ripetere:
"L'uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire e per morire deve prima svegliarsi"

Athena è l’essenza divina che Zeus mette a fondamento dei suoi figli, affinché bussino alle porte dell’Olimpo, diventando essi stessi degli DEI.
I figli di Era dovranno diventare dei “tiratori di lancia” prodigiosi perché dispongono di > una sola occasione < nella quale costruire sé stessi e trasformare la morte del corpo fisico in
nascita del corpo luminoso.

Così se Era alimenta i suoi figli al fine di alimentare sé stessa, la figlia di Meti calata in ogni Essere, insegna l’arte del “tirare la lancia per l’intera esistenza, trasformando la morte del corpo fisico in
nascita del corpo luminoso.

Così ogni Essere umano nasce attrezzato per quanto la specie cui appartiene lo ha attrezzato e da quel momento, usando la propria volontà, diventa un tiratore di lancia, allenandosi per essere pronto all’unico lancio che conta in tutta la propria esistenza:
trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso, come un fiore che sboccia nell'arido deserto.


Ebbene la figura sull'anello mostra Minerva romana che ha deposto lo scudo e la lancia, perché San Francesco ha eseguito quell’unico lancio, trafiggendo la sua parte maschile, quella guerriera, sempre tesa alla lotta , al combattimento per poter essere consacrata dea della vittoria, a cui sono cadute > le ali < e la > corona di alloro <, che la tradizione di Roma offriva al generale vincente al ritorno dalla guerra.






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Mara Breuning, in un commento all'Albero della vita credo che chiarisca molto bene quale significato simbolico ed allegorico volesse dare Frate Elia all'anello con Minerva posto ai piedi di San Francesco.
La Dea della pace e della guerra ha deposto le armi, scegliendo di tornare a vivere in pace ed osserva non più la Dea guerriera , ma la donna , la sua parte  più intima e vera che "danza sulla sua mano sinistra".
In quest'allegoria si indica il termine di un'esperienza terrena di un Essere che ha saputo risvegliare l'energia del serpente , che negli altri esseri umani giace  per tutta la vita, salvo rare eccezioni,dormiente e statico alla base della colonna vertebrale.





Il Serpente

Il Serpente merita una larga riflessione, nei popoli antichi era simbolo di saggezza, perfezione, rigenerazione ed immortalità e ciò è confermato anche da alcuni passaggi biblici, ma allora perché una metamorfosi completa nelle religioni di Abramo o meglio di Mosè?
La parola ebraica che definisce serpente è > nahash < formato da tre lettere: num o forza trasformatrice, he o forza intellettuale e schin o forza involutiva, quindi Adamo è mosso da una forza propria istintiva verso libertà e conoscenza  nel momento in cui ha già subito da,  Ialdabaoth ?, la prima separazione. Tale forza può essere contemporaneamente costruttiva o distruttiva, quindi evolutiva o involutiva, da qui i  due serpenti intrecciati.  Minerva è simbolo di conoscenza e saggezza, viene spesso raffigurata proprio con due serpenti intrecciati, della vita e della morte, a memento delle due forze primordiali che dominano il mondo e che il Maestro deve avere arte e mestiere per regolare nelle operazioni. La conferma di tale dualismo è proprio nei picchiotti di bronzo fuso del portone dell’edificio, dove sono due i serpenti intrecciati circolarmente ad Uroboros, simbolo delle due forze da rompere per dominare, oppure al centro della balza superiore di un capitello dove due serpenti intrecciati si nutrono dalla stessa coppa, l’Uomo.

Soprattutto quest’ultima iconografia ricorda i sapienti Egizi che volendo esprimere nel geroglifico del Mercurio doppio il mistero dell’Anima Mundi, unirono simbolicamente Sole e Luna, matrimonio celeste in cui la Luna diviene un solo corpo con il Sole. Jacob Bohme ricordava “non c’è nessuna differenza tra reintegrazione e Pietra Filosofale”, infatti Adamo deriva dal latino Adamus ovvero “fatto di terra rossa” perchè d’argilla rossa fu plasmato l’Uomo Primordiale, in ebraico le lettere alef, dalet e mem assemblano il termine “essere rosso” come lo è il colore della Pietra Filosofale.

Interessante un passo del Vangelo di Filippo:
Nei giorni in cui Eva si trovava in Adamo, la morte non c’era. La morte sopravvenne allorché Eva fu separata da lui. Se rientra in lui e se egli la prende in sé, la morte non ci sarà più”.

Minerva è Athena, ovvero Iside che in Apocalisse è la Donna vestita della veste del Sole con la Luna ai suoi piedi dove il mercurio/serpente è ormai doppio e viene chiamato Ermete e ha come simbolo l’Aquila ed infatti in apocalisse “alla donna furono date le due ali della grande aquila”

"ora vedo l'inizio e la causa di tutte le cose"


Una volta risvegliato il serpente inizia il processo di trasformazione dell'energia psichica in energia mentale.
Il serpente diventa dinamico ed inizia a risalire lungo la colonna vertebrale, salendo lentamente all'interno della sushumma, come la identifica la tradizione orientale Himalayana.
La forza misteriosa del serpente si dispiega verso la sommità della testa ed apre  grazie al risveglio > l'occhio di saggezza <.



Questa energia è chiamata anche " mercurio femminile" (Minerva) perché è l'intelligenza che si dispiega attraverso l'esperienza (Medusa), la coscienza (Arianna) e la conoscenza dell'energia psichica (Pallade Atena).
Forte del suo potere psichico Minerva ha domato e posto sotto il suo controllo le due energie , quella positiva e quella negativa, rappresentati nel tantrismo Hymalaiano da due serpenti, simbolo dell'istinto maschile e della pulsione femminile.

Minerva vede le cose nascoste, anche quelle più segrete e oscure, e non a caso porta sulla sua testa "la civetta", simbolo dell' occhio sovrasensibile alla luce,che per gli iniziati, come San Francesco, diventa appunto "il Mercurio con le ali ai piedi"( il Dio Hermes).





Ermete Trismegisto
simbolo dell'intelletto che evolve dai sensi dell'anima psichica per trasmutare infine in consapevolezza intuitiva,
comprensione simbolica e conoscenza spirituale.



Questa è una possibile interpretazione del significato simbolico dell'anello di Francesco, che non è dato sapere se lo indossava in vita o è stato posto ai suoi piedi da Frate Elia al momento della tumulazione, insieme alle monete d'argento, alla coroncina e alla pietra angolare, per lasciare ai posteri 
> un messaggio criptato <

Fino ad oggi i posteri non se lo sono ancora chiesto a duecento anni dal ritrovamento di questi oggetti, posti scientemente da Frate Elia intorno al corpo del Santo.

L’anello -dicono- ???? "sia andato perduto"????, come i grani della coroncina e tutti gli appunti di Frate Elia, in cui molto probabilmente c'era la spiegazione di questo rituale e del significato simbolico e mistico di ognuno di questi > oggetti < legati a qualche culto misterico.

Si tratta senza ombra di dubbio di > un messaggio criptato < come mostra > la pietra bianca con una striscia rossa< ritrovata a sinistra della testa di Francesco, forse > il simbolo < dal significato più pregnante del messaggio in codice, lasciato ai posteri da Frà Elia.




Questa scelta riteniamo abbia un preciso significato simbolico, come l'avere posto l'anello ai piedi del Santo, anche se non è dato sapere se in mezzo alla coroncina od all'esterno.

Potrebbe significare che il ciclo mortale è terminato e ne è ricominciato un altro ad un diverso livello

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo


Significado del anillo con Minerva en paz

Martedì 01 Marzo 2011 15:14 amministratore

 


Cada uno de los objetos colocados por Fray Elías encima y alrededor del cuerpo de San Francisco tienen su preciso significado simbólico no siempre fácil de descifrar.
El anillo, del que ha quedado sólo el diseño reproducido sobre la corniola engarzada en un  engaste de plata, es in duda alguna uno de los más difíciles.
La parte superior del anillo efectivamente llevaba
una piedra corniola de forma oval, con la imagen grabada de > Palas Atena Nicefora < o por lo menos así la definen los informes de quienes abrieron la tumba y hallaron los objetos.

El anillo resultó ser de plata con una piedra roja sardónica engarzada con la figura de la diosa griega Palas Nicéfora (Minerva) grabada, de antigua factura romana, muy probablemente perteneciente al siglo II, según los peritos Fea y Visconti, que la examinaron en el mes de febrero de 1820 y reprodujeron su imagen.

La incisión debería datar precisamente de este periodo, “ a pesar de ser la figura majestuosa, con un drapeado hecho de bellos pliegues y un movimiento adecuado y decoroso, se echa en falta ese toque suave típico de los trabajos artesanales del primer siglo, ese diseño correcto y ese arte profundo de ese periodo que, con toques maestros, sabía imitar de manera perfecta la naturaleza en todas sus expresiones.
El engarce debería pertenecer a finales del siglo XII por su engaste no bien agraciado y por su particular modo convexo, que se combina perfectamente con la Corniola ( FEA Op. cit, pág 43; GUADAGNI, op cit, Additamentum , pp 7-8).


Teniendo en cuenta lo afirmado por los peritos, la imagen grabada en el anillo parecería la reproducción de la diosa romana
> Minerva < y no de la griega > Palas Atenea <. Tras un examen más atento de la figura colocada sobre la mano derecha, se debe admitir que el influjo de la mitología griega es demasiado marcado para considerar que la imagen esté vinculada con el simbolismo mistérico romano, a pesar de que representa a una típica matrona  romana >

< sin>
>  el clásico "yelmo griego corintio"
>  la piel égida" con serpientes enrolladas, casi siempre vestida hasta el pecho en las estatuas griegas.
>  l
a cabeza de la Gorgona Medusa sobre el escudo y/o sobre el pecho.
>
la serpiente enrollada a los pies.
>  el símbolo de la
lechuza.

LA LECHUZA
En efecto, no está presente la clásica lechuza, cuya efigie predomina en otras estatuas o representaciones de Atenea, colocada  indistintamente en la mano derecha o en la izquierda.

La
lechuza en la antigüedad era  el emblema de Atenea y los mismos atributos anteriormente citados eran imágenes de la sabiduría y de la inteligencia de la Diosa, además de la capacidad de “ver más allá”, de prestar atención, de saber intuir. La lechuza suele relacionarse tanto con el mundo lunar y misterioso de la noche, de la clarividencia, de las artes mágicas y las visiones, como con la capacidad de iluminar las tinieblas de la ignorancia humana con la luz del raciocinio. Reúne en sí de esta manera un doble significado aparentemente antitético: es representante del mundo de la noche, de su fascinación y de su misterio, y al mismo tiempo es aquélla que ve” con claridad aguda, iluminando como un rayo láser aquello que se presenta nebuloso e incierto.

LA GORGONA MEDUSA
No está presente el símbolo de Medusa, criatura de la mitología griega, hija de la divinidad del mar Forcis y de Ceto,  divinidad del océano. De las tres hermanas nacidas de la unión de las dos divinidades y que eran llamadas Gorgonas, Medusa es la única que es mortal. Las otras dos hermanas son Esteno ed Euríale y a menuda se las representa a las tres juntas con un solo rostro y tres piernas, que giran en el sentido contrario al de las agujas del reloj.



Hubo un tiempo en el que
Medusa era una bellísima mozuela, su belleza se nutría de complejidad. Su nombre en Sánscrito era Medha, en griego, Metis, en egipciano Maat. En todas estas antiguas lenguas su nombre tenía un significado idéntico: Suma sabiduría femenina.
Según la leyenda, Poseidón se enamoró de Medusa y se la llevó con él al templo de Atenea, diosa de la sabiduría.



Atenea, en un arrebato de rabia y de antagonismo femenino transformó a la estupenda Gorgona, amada por Poseidón, en un monstruo. Para vengarse, la Diosa transformó los cabellos de la muchacha en serpientes y le lanzó un sortilegio por el cual los ojos de Medusa eran capaces de petrificar a todo aquel que los hubiera mirado.


Medusa fue decapitada  por Perseo, que protegió su mirada con un escudo brillante en el que se reflejaba la figura de Medusa. Según otra versión del mito, Perseo decapitó a la Gorgona volviendo hacia atrás la mirada . Del cuello cortado de Medusa salieron el caballo alado Pegaso y el héroe Crisón.


La cabeza de Medusa fue utilizada por la Diosa Atenea en el centro de su propio escudo para petrificar a sus enemigos, ya que, como se ha explicado anteriormente, la cabeza petrificaba a todo aquél que la mirara.
Su decapitación ha simbolizado el intento, por otra parte logrado, de dejar sin voz a la sabiduría femenina, haciendo creer a todos (sobre todo a las mujeres) de ser una fuerza maléfica, sancionando la condena a muerte de sus posibilidades de crecimiento y de contribución cultural, relegándola a un trofeo o un símbolo apotropaico que exhibir sobre escudos, medallas y frontones varios.

Pero Neith, Anath o Atenea son también nombres de Medusa: entonces quizás la historia significa que Atenea se rebeló contra sí misma, contra la propia belleza y feminidad, reservando toda inversión de su energía a las funciones más elevadas de su ser.


LA SERPIENTE
No está el símbolo de la serpiente, colocada a los pies, sobre la égida o sobre la cabeza. En los pueblos antiguos era símbolo de sabiduría, perfección, regeneración e inmortalidad y ello queda confirmado también en algunos pasajes de la Biblia.
Atenea - Minerva es símbolo de conocimiento y sabiduría y a menudo se representa precisamente con dos serpientes entrelazadas, de la vida y de la muerte, como memento de las dos fuerzas primordiales que dominan el mundo.
Esta última iconografía es la que más puede recordar a los sabios egipcios, los cuales al querer expresar en el jeroglífico del
Mercurio doble el misterio del Anima Mundi, unieron simbólicamente el Sol y la Luna, matrimonio celestial en el que la Luna se funde en un solo cuerpo con el Sol.

LA DIOSA DE LA VICTORIA
Según los peritos que pudieron examinar la incisión de cerca, esta se identificó como> Palas Atena Nicefora <considerando que la figura representada en la mano izquierda era una Niké, "la Diosa de la Victoria", a menudo representada tanto en la mano izquierda como en la derecha.


La
Diosa de la Victoria colocada también en la mano derecha de Zeus, el padre de todos los dioses, en el Templo dedicado a Él en la Acrópolis de Atenas.



La iconografía clásica de Atenea suele retratarla en pie mientras viste la armadura y el yelmo, mantenido a la altura de la frente; lleva consigo una lanza y un escudo, sobre el que está la cabeza de la Gorgona Medusa.  A menudo, apoyada sobre la mano, se encuentra la lechuza, símbolo de sabiduría.


Atenea, en las representaciones griegas, además de la lechuza, lleva  una coraza de piel de cabra llamada "égida", que le fue donada por su padre Zeus y a menudo está acompañada de la diosa de la Victoria Niké. Es por este motivo que es apodada "Nicéfora" > aquélla que lleva a la victoria.


La iconografía tanto griega como latina la representa siempre con alas, con alas en los hombros o en los pies, aunque Pausania cita ejemplos de > estatuas sin alas.
En la época arcaica la encontramos envuelta en un largo vestido movido por el viento, con la rodilla flexionada durante la carrera, como se aprecia en
la Niké de Delos, desafortunadamente mutilada, de Archemos de Chio, del siglo VI a.c.
Parece que en su origen esta estatua tenía
cuatro alas en los hombros, dos grandes y dos más pequeñas, y otras dos en los tobillos, redondeadas hacia arriba a la manera fenicia, hoy visible en el Museo Nacional de Atenas.
En este contexto se sitúa la célebre Niké de Samotracia, hallada en 1863 en la isla de Samotracia, hoy en el museo del Louvre.

En la época clásica se convirtió en compañera de Atenea, con la cual, sobre todo en Atenas, se la identificaba. En efecto, en los relieves del templo de la Acrópolis la Niké habla con Atenea y sobre la misma Acrópolis se edificó, entre los años 430 y 421 a.c. un templete dedicado a Atenea Niké.


Los romanos introdujeron el culto a la Diosa de la Victoria muy tarde y por influjos helenísticos, y las prerrogativas de la Diosa pertenecían a Iuppiter Victor, Júpiter vencedor. La Diosa personificaba la victoria en la batalla e, identificada con la griega Niké, se representaba como una joven mujer con alas. Los romanos la llamaron Diosa Victoria y se representaba, como su precursora Niké, con las alas y un ramo de palmera y una corona de laurel, y era una divinidad celestial menor. En Roma tenía un templo en el Palatino.



Realizando un examen más atento no parece que la figura  reproducida sobre la mano de
Atenea - Minerva pueda identificarse con la Diosa de la Victoria.



Le faltan
las alas y no tiene la corona de laurel , ni la palma atribuida al vencedor, pero sobre todo aparece atravesada por > una lanza< dando a la imagen un preciso significado simbólico.


La Diosa ha depuesto las armas colocadas a su derecha. La lanza aparece > sin cúspide< elemento decisivo  para comprender el mensaje simbólico codificado.
la Diosa dirige su mirada hacia
> una muchacha < que parece bailar sobre su mano. También la muchacha parece ofrecer algo, pero no da la impresión de que pueda tratarse de una corona de laurel, como sí aparece en otras reproducciones. La mujer parece ser la representación de > Palas herida < por la > punta de la lanza <, la cual, en efecto, no está presente en la mano derecha de la diosa.




Si se trata de Palas ella se muestra, a pesar de que ha sido herida mortalmente.

Prospero Calzolari
, en su libro "Massoneria Francescanesimo Alchimia" considera que se trata  de > Hermes- Mercurio < como en este anillo, en el que la figura de Hermes está grabada con las alas y el caduceo.
El mito de Ermete data de la civilización egipcia más remota.
Fue retomado por la mitología griega, que lo convirtió en el
Dios Hermés,
que se representa de formas muy dispares y mucho más variadas que lo que una parte de la iconografía moderna tiende a proponer; a menudo (pero no siempre) tiene
un sombrero, posee una alas (en los pies o sobre el cabello o sobre los hombros), está acompañado por un perro-león (Argos) y tiene un caduceo o un bastón.

Aparte del caduceo bíblico de Moisés, el caduceo es uno de los símbolos más antiguos de la historia de la humanidad.
El caduceo es más conocido como el bastón alado del Dios griego Hermes (Mercurio para los romanos). Apolo se lo regaló en agradecimiento por el hallazgo de sus 50 bueyes (que, incidentalmente, le habían sido robados por el mismo Hermes), y así más tarde se convirtió en símbolo de sus poderes.

La lanza que atraviesa el pecho de la joven no puede identificarse con el caduceo del Dios Hermes.
Parece, en cambio,> la cúspide < de la lanza de Palas Atenea.


PALAS
> aquélla que tira la lanza <


Atenea en la mitología griega es una diosa guerrera y armada: se presenta como la protectora de héroes como Heracles, Jasón y Odiseo.

No tuvo jamás ningún marido ni tuvo amantes, y por esto era conocida como "
Athena Parthenos" (La virgen Athena), de donde procede el nombre del más famoso templo dedicado a ella, el Partenón en la Acrópolis de Atenas.

Palas es "
aquella que tira la lanza"

El tirador de lanza
tiene una única posibilidad.
Todo depende de esa posibilidad. Si ante esa posibilidad él no está preparado o no está equipado, él la pierde. ¡Él es derrotado!


Es lo que le ha sucedido a la amiga del alma de Atenea, > Palas <, de la que la Diosa griega tomó el apelativo.

Un apelativo muy frecuente de la Diosa es, en efecto,
Palas Atenea (Παλλάς Αθηνά). Este epíteto deriva de una ambigua figura mitológica llamada > Palas < a veces hombre, a veces mujer, que dejando aparte su relación con la Diosa, es citada solamente en la  Eneida de Virgilio. Según algunas versiones de la leyenda, Atenea asesinó a Palas por error, como  se narra por ejemplo en una versión pelasgia, según la cual Palas era una compañera de juegos de la joven Atenea, que la mató por error mientras simulaban un combate. Atenea tomó entonces el nombre de > Palas < en señal de luto para demostrar su remordimiento. El epíteto deriva también de la identificación y personificación que Apolodoro hace de Palas.


Apolodoro narra que Atenea fue criada por el Dios Tritón, cuya hija Palas jugaba con Atenea ejercitándose con ella en el arte de la guerra. Un día, en el momento culminante de la lucha, mientras Palas estaba a punto de golpear a la compañera, Zeus- padre de esta última – se interpuso, asustándola con su propia égida, permitiendo así que Atenea fuera la primera en atacar > hiriendo a Palas mortalmente <.



Movida por el dolor, Atenea construyó un simulacro de la desafortunada joven y añadió a su nombre el nombre de Palas.

EL NACIMIENTO DE ATENEA

Para comprender el significado simbólico de esta narración es necesario regresar al mito en el que Atenea nace vestida y armada de la cabeza de Zeus.



Las cosas procedían bien en el Olimpo y la serenidad reinaba entre los dioses. En aquella época Zeus era el esposo de Metis, diosa de la sabiduría, de la razón y de la inteligencia, pero muy pronto esta serenidad se vio ofuscada por  Gea y Urano, que avisaron a Zeus de que Metis un día daría a la luz dos hijos, el segundo de los cuales reinaría en su lugar después de haberlo destronado. Dado que Metis estaba ya embarazada del primer hijo, Zeus decidió comérsela y  sepultarla en sus vísceras. Y eso fue lo que hizo.

El tiempo volvió a transcurrir y Zeus, tranquilo y habiéndose olvidado prácticamente de lo que le había hecho a su mujer, un día empezó a sufrir de violentísimas punzadas en la cabeza. Al no poder soportarlas, le pidió a Hefesto (Vulcano) que le golpeara en la cabeza con un martillo. Hefesto se negaba a obedecer a la orden porque no entendía qué estaba sucediendo, pero, en vista de los gritos y las insistencias por parte de Zeus, al final le golpeó violentamente en la cabeza. En el momento mismo en que su martillo tocó la cabeza de Zeus, el Olimpo tembló, los relámpagos hicieron trizas el cielo y de su cráneo salió una densa nube de la que surgió una criatura con una brillante armadura, un escudo y una lanza: había nacido Atenea, la diosa guerrera que se contrapondría a Ares, personificación de la guerra brutal y violenta. Pero Atenea manifestó rápidamente sus excepcionales dotes no sólo como guerrera, sino también como mujer  sabia y  prudente.

La primera característica que notamos es que Atenea nace vestida y armada de la cabeza de Zeus. Nacer vestidos y armados significa nacer equipados. Quizás aún sin la habilidad para afrontar la vida, pero equipados para hacerlo, a no ser que se ejerza de forma subjetiva la propia voluntad, con la cual la Conciencia del propio Yo escoge sus propios cambios, apropiándose progresivamente de la motivaciones inconscientes que han hecho necesario e indispensable volver a nacer

G.I Gurdjieff, un maestro armenio que vivió en el periodo de entreguerras, amaba repetir:
"El hombre puede nacer, pero para nacer antes debe morir  y para morir debe antes despertarse"

Atenea es la esencia divina que Zeus pone como cimiento de sus hijos, para que estos llamen a las puertas del Olimpo, convirtiéndose ellos también en DIOSES


Los hijos de Era deberán convertirse en unos "tiradores de lanza" prodigiosos porque disponen de > una sola ocasión < en la cual construirse a sí mismos y transformar la muerte del cuerpo físico en nacimiento del cuerpo luminoso.
De esta manera, si
Era alimenta a sus hijos con el fin de alimentarse a sí misma, la hija de Metis, presente en todo Ser, enseña el arte de "tirar la lanza" durante toda la existencia.
Todo
Ser humano nace equipado en la medida en la que la especie a la pertenece lo ha equipado y a partir de ese momento, usando la propia voluntad, intenta volverse lo más experto posible como tirador de lanza, entrenándose para estar preparado para el único lanzamiento que importa realmente en la propia existencia: transformar la muerte del cuerpo físico en nacimiento  del cuerpo luminoso, como una flor que brota en el árido desierto.





Atenea-Minerva - diosa de la sabiduría -  se identifica también con la Diosa Serpiente en la tradición esotérica identificada con "el mercurio femenino", la energía Kundalini, la fuerza misteriosa de la serpiente que se despliega hacia la cumbre de la cabeza y abre el  ojo de sabiduría.


Recorriendo la historia evolutiva de la fundamental
Diosa Pájaro paleolítica, vemos que del VIII al VI milenio a.C. en la región del Egeo fue representada a través de una imagen dotada de un largo cuello fálico, un precedente que, en el pasaje siguiente, cuando la cultura neolítica del sudoeste europeo llegó a su apogeo  (aproximadamente en el 5000 a.C.), transformaría a  la diosa, (inspirándose quizás en el cuello con forma de serpiente de algunas aves acuáticas) y daría origen a la Diosa Pájaro y Serpiente.
Esta Diosa se representaba tanto con la forma de dos divinidades distintas (Diosa Pájaro y Diosa serpiente)  como con la forma de una sola (Diosa Pájaro y Serpiente).

Los principales temas representados en el
simbolismo de la Diosa son la vida del planeta, el nacimiento y de la muerte, como también el misterio de la renovación de la vida, no sólo humana, sino toda la vida del planeta y, naturalmente, del cosmos.

Los principales temas representados en el simbolismo de la Diosa son el misterio del nacimiento y de la muerte, así como también el de la renovación de la vida, no sólo, humana, sino toda la vida del planeta y, naturalmente, del cosmos. Son numerosísimo los símbolos e imágenes alrededor de la Diosa partenogénica (autogeneradora) y de sus funciones básicas como Donante de Vita o Portadora de Muerte, y lo que no es menos importante, como Regeneradora de la Madre Tierra, la Disoa de la Fertilidad, joven y vieja, que nace y muere con la vida vegetal.
Ella era la única fuente de vida, que tomaba su energía de fuentes y pozos, del sol, de la luna y de la tierra húmeda. Este conjunto de símbolos representa
un tiempo mítico que es < cíclico >, no lineal.
Esto se manifiesta en el arte con signos de movimiento dinámico:
espirales que giran y se retuercen, serpientes  retorcidas y ondulantes, círculos, altas mareas, cuernos bovinos, semillas germinadas y brotes.


La principal función de la Diosa en su nuevo aspecto de
serpiente era la de garantizar la continuidad de la energía vital y ofrecer regeneración a toda existencia terminada.El serpiente era el símbolo de la energía vital y de la regeneración, una de las criaturas más benignas, para nada malvada.

Una vez despierta,
la serpiente inicia el proceso de transformación de la energía psíquica en energía mental.
La serpiente se vuelve dinámica y empieza a ascender a lo largo de la columna vertebral, subiendo lentamente  dentro de la sushumma, como la identifica la tradición oriental del Himalaya.


Esta energía es llamada también "mercurio femenino" (Atenea)  porque es la inteligencia que de despliega a través de la experiencia (Medusa), la conciencia (Ariana) y el conocimiento de la energía psíquica, su alter Ego (Palas Atenea).
Con la fuerza que le proporciona su propio poder psíquico,
Atenea-Minerva ha domado y sometido a su control a las dos energías , la positiva y la negativa, representados en el tantrismo de la región del Himalaya por dos serpientes, símbolo del instinto masculino y de la pulsión femenina.

Minerva ve las cosas escondidas, incluso las más secretas y oscuras, y no es algo casual que lleve sobre su cabeza a "la lechuza", símbolo del ojo hipersensible a la luz, que transforma al iniciado en "Mercurio con las alas en los pies "( el Dios Hermes), capaz de ver el inicio y la causa de todas las cosas, porque ha entrado en contacto con el Cielo Etéreo donde sopla el aliento divino, el soplido originador, que enlaza al Mundo superior con el inferior. Lugar que, en el reino vegetal ( la hebra de heno), mineral (el pedazo de hierro) y animal (el cuerpo de Francisco) divide el espacio superior del espacio inferior. Mundo invisible e imperceptible para los normales sentidos humanos, si no se alcanza ese alto nivel espiritual, separándose del nivel material común a todos los seres mortales.

Hermes - Mercurio > el mensajero de los dioses, símbolo de la transformación alquímica, Divinidad de la transformación alquímica. Divinidad que nos conduce, a través de zonas de confín, en un viaje de continua metamorfosis. El Andrógino adolescente en continuo movimiento entre el Cielo, la Tierra y el Mundo Subterráneo.



Pues bien, la figura en el anillo muestra a la > Minerva Romana < que ha depuesto el escudo y la lanza, porque San Francisco realizó ese único lanzamiento, atravesando su parte masculina, la guerrera, siempre dirigido a la lucha, al combate, que había despertado en la amiga Palas, empujándola hacia la inevitable muerte, porque era decididamente contraria a su índole y naturaleza femenina.

Mara Breuning,
en un comentario al Árbol de la vida, creo que aclara bien qué significado simbólico y alegórico quiere darle Fray Elías al anillo con Minerva colocado a los pies de San Francisco.
La Diosa de la paz y de la guerra ha depuesto las armas, escogiendo volver a vivir en paz y ya no observa a la Diosa guerrera, sino a la mujer , su parte más íntima y verdadera que "danza sobre su mano izquierda".

En esta alegoría se indica el final de una experiencia terrena de un
Ser que sobre todo ha sabido despertar la energía de la serpiente, que en los demás seres humanos yace durante toda la vida, excepto en raras ocasiones, durmiente y estático en la base de la columna vertebral.

Consideramos que esta elección tiene un preciso significado simbólico. Podría significar que el ciclo mortal ha terminado y que ha vuelto a empezar otro a un nivel distinto.
Podrían ser una confirmación de ello
los símbolos colocados a los pies de los restos mortales de Francisco.

La hebra de heno, que señala la conclusión de la cosecha.
El pedazo de hierro, descarte que ya no puede utilizarse.
El cuerpo sin vida, que regresa a la pura tierra.
Francisco se ha separado definitivamente del mundo

< vegetal>< mineral<> animal>

> El santo ha muerto en la vida terrena y ha "renacido" <.

El mismo significado que en otras tradiciones se le da al Ouroboros, el "dragón mercurial" la serpiente que se muerde la cola. Este se corresponde con el "Vas electionis" humano, el cráneo > el Calvario < dentro del cual debe tener lugar todo el proceso alquímico > el pasaje del negro al blanco < que los antiguos romanos identificaban con el Dios Jano.
Janus Bifrons el antiguo dios itálico, padre de todos los Dioses, estaba colocado en guardia de los solsticios que eran consideradas "puertas", por el Solsticio de Invierno entran los Hombres, del Solsticio de Verano salen los Dioses.

> Jano es el Dios de los Umbrales <
Francisco ha acabado su ciclo vital terrenal entrando en el Mundo de los Dioses, exactamente como Palas, ser mortal, acogida entre los brazos de Atenea, de la que toma el semblante y la naturaleza divina, como muestra esta imagen invertida en esta moneda.




Esta es una posible interpretación del significado simbólico del anillo de Francisco, del que no sabemos si lo llevaba puesto en vida o si fue colocado a sus pies por Fray Elías en el momento de la sepultura, junto a las monedas de plata, a la corona y a la piedra angular, para dejar a la posteridad

>un mensaje cifrado <



Hasta hoy, a doscientos años de distancia del hallazgo de estos
objetos, nadie se ha preguntado los motivos que llevaron a Fray Elías a colocarlos intencionalmente alrededor del cuerpo del Santo.

El anillo –así dicen- ???? "se perdió"????, como las cuentas de la corona y todos los apuntes de Fray Elías, en los que muy probablemente se encontraba la explicación de este ritual y del significado simbólico y místico de cada uno de estos > objetos <relacionados con algún culto mistérico.

Se trata sin lugar a dudas de un mensaje de alto valor simbólico y esotérico, tal y como muestra > la piedra blanca con una franja roja< hallada a la izquierda de la cabeza de Francisco, quizás > el símbolo < con el significado más preñado del mensaje en código, dejado para la posteridad por Fray Elías.

Abogado Giovanni Salvati

Un hombre no puede cambiar el mundo
pero puede difundir un mensaje
que puede cambiar el mundo