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Significato dei tre oggetti posti ai piedi di San Francesco

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La Tomba di San Francesco reca una quantità di simboli lasciati di proposito da Frate Elia che magnetizzano l'osservatore attento e lo introducono in un percorso ermetico di ardua lettura ed interpretazione.
La sensazione è quella di addentrarsi in un territorio arcano, delineato da archetipi simbolici che rivelano la vera natura del Beato, ma soprattutto il Suo percorso  iniziatico umano



I simboli posti in fondo al sarcofago sono per secoli rimasti relativamente sconosciuti fino a quando non si è nuovamente cominciato a  prenderli in seria considerazione ed a mettere in evidenza per  ogni singolo elemento la loro particolare posizione sopra e intorno al corpo, ponendo in risalto un particolare aspetto del complesso sistema simbolico elaborato da Frate Elia al fine di tramandare ai posteri un messaggio esoterico latore di esperienze realmente vissute da Francesco.

Ad un primo sguardo  il corpo si divide in tre componenti fondamentali:

1)     La Testa >  legata alla pietra bianca con una striscia rossa

2)     Il Busto >  su cui sono state deposte le 12 monete d’argento.

3)     I Piedi >  sotto i quali sono stati posti  4 distinti oggetti :

a)     il filo di fieno

b)     il pezzo di ferro

c)     L’anello con l’effige di Minerva

d)     La coroncina con 29 grani

Ogni simbolo ha  in se stesso un preciso significato, ma considerati tutti insieme si può spaziare attraverso tutte le scale di interpretazione.

Ci si rende conto infatti  di trovarsi di fronte ad un complesso messaggio cifrato, che chiede con urgenza di essere svelato,cosa non semplice senza l’aiuto e la guida  di coloro che si sono addentrati prima di noi nel fitto bosco della conoscenza esoterica, riservata agli Iniziati della Sacra Scienza, che sanno decifrare e comprendere il  linguaggio segreto degli Dei. Frate Elia lo conosceva perfettamente  ed ha posizionato di proposito intorno al corpo di Francesco ogni singolo oggetto, utilizzando l’alfabeto celeste, la lingua degli Dei.

La Pietra Bianca con la
striscia rossa

Questo simbolo, come abbiamo cercato di evidenziare nei vari articoli, in se stesso unifica l'intera visione. Esso è la colonna vertebrale del mondo, l'albero del mondo e l'albero della vita nello stesso tempo. 



Gli Egiziani lo videro come lo Djed o Zed, la spina dorsale di Osiride, l'asse polare del pianeta e del meridiano galattico.

Nella religione degli antichi Egizi lo Zed è la rappresentazione della spina dorsale del dio Osiride, re dell'Oltretomba. Per gli Egizi la spina dorsale era la sede del fluido vitale e simboleggiava la stabilità (ḍdi, parola da cui ha origine "Djed", signifca appunto "essere stabile") e la vita eterna. Il geroglifico che lo rappresenta somiglia a un pilastro.



Lo Djed è il supremo simbolo di unificazione di tutte le polarità, esso connette alla trascendente realtà dell'Uno. Esso simboleggia l'asse micro e macrocosmico. Come asse cosmico, lo Djed è il "cilindro", la colonna di luce che collega la Terra al Cielo.



Lo Zed rappresenta stabilità perché allinea il Polo Nord della Terra con il punto fermo nella volta celeste >  la Stella Polare.



Oltre la Stella Polare si trovano i reami degli Dei e le  più alte dimensioni dell'Essere, che Francesco ha attraversato in vita fino ad andare oltre.



La striscia rossa indica il sentiero e la direzione, ma anche l’asse del sistema che ruota intorno la mondo e al
corpo vitale di ogni essere umano, il cui asse viene identificato nella colonna spinale , che,  nel microcosmo, dentro di noi, è il tunnel spazio-temporale attraverso il quale il grande trasferimento può avvenire. 



La colonna di luce ardente, che connette la materia pesante alla pura Consapevolezza, il mezzo di trasferimento fisico per l'esistenza superiore, per la liberazione dal mondo reale e il conseguimemto della vita eterna, la scalinata che conduce alla Resurrezione per gli Eletti, scala che i cristiani identificano nella
Scala di Giacobbe e gli Egiziani nello Djed.



Sappiamo infatti che nelle tradizioni antiche gli Dei Egizi e Sumerici avevano costruito Torri Djed atte al trasferimento sul loro Pianeta di Origine. Un eccezionale esempio sarebbe lo Djed che secondo alcuni archeologi, tra i quali spicca l'ing.  Mario Pincherle, sarebbe presente all'interno della Grande Piramide del complesso di Giza.



La Camera del Re è il cuore della struttura Djed della grande Piramide e sembra essere una sorta di camera orgonica da cui spiccare un grande balzo nell'infinito. Sarebbe infatti capace di generare una potenza atta a catalizzare ed esaltare la natura cosmica > la Sua componente divina < insita nella struttura genetica dell'essere umano, consentendo di innalzare nuovamente la Torre di Osiride nella colonna spinale dell'uomo  cosi di trasferirlo sul piano celeste della sua più elevata consapevolezza, limite che cercarono di raggiungere molti dei più famosi uomini dell'antichità, ultimo dei quali  Napoleone Buonaparte, che credeva nelle proprietà magiche della piramide ritenuta "la sacra porta" dei faraoni.



La notte del 12 agosto 1799
, quindici della IIIª decade di Termidoro VII° anno della Rivoluzione francese(secondo il calendario repubblicano), un anno dopo il suo arrivo in Nord Africa,  Napoleone Bonaparte decise di rimanere da solo nella Camera del Re della Piramide di Cheope accanto (o dentro) al sarcofago di granito misterioso. Allo stesso modo, mutatis mutandis, Alessandro il Grande e Giulio Cesare vollero rimanere all’interno della stessa camera misteriosa perché entrambi credevano nelle proprietà magiche del luogo di iniziazione faraonica. Una reminiscenza forse dell’antico Rito Hebsed , che consisteva nel portare il Re in una sorta di catalessi provocata da una pozione a base di fiori di loto. Una volta raggiunto tale stato il Re veniva riposto in una sorta di sarcofago, dove restava per tre giorni. Se al risveglio risultava in perfetta forma fisica e mentale il Sovrano era considerato dai Sommi Sacerdoti rigenerato, avendo riacquistato il proprio vigore, in caso contrario, con il Suo consenso, veniva condotto al termine del Suo ciclo terreno per consentire al Suo successore di prendere lo scetro del comando e guidare con la necessaria vigoria e saggezza il Suo popolo.



Frate Elia , forse conosceva , la leggenda del sarcofago di pietra posto nella camera del Re, legata alle figure dei due più grandi condottieri della storia e sapeva che Francesco aveva nell'eremo di La Verna raggiunto quel confine invalicabile ed ben conscio che il Suo Cuore avrebbe continuato a battere all'unisono con i ritmi celesti



Frà Elia raccolse questo energia in una "Coppa di Pietra", perfettamente levigata proprio sotto il Suo "Colle Paradiso", lasciando che i suoi resti mortali continuassero ad essere fonte di quella inesauribile energia divina, di  quella potente energia che la santa reliquia continuava a emanare in tutta la Sua intensità, mantenendola indenne da contatti negativi ed impuri.

E nel  cuore di Francesco Elia ha molto probabilmente riposto un simbolo > la 12 monetina < tenuta gelosamente nascosta. Lo confermerebbe a sequenza di simboli posti ai piedi di Francesco.




IL FILO DI FIENO


Allo sguardo attonito del primo operario, che ebbe la ventura di aprire il sarcofago, gli sembrò di scorgere al lume di candela uno "spillo rilucente", posto sotto il piede destro.



Una volta scoperto trattarsi di un semplice

> pezzettino di culmo <

parte del gambo di una spiga di grano, caduto - secondo i periti - per caso tra i piedi del Santo, venne - a quanto si racconta- buttato via, negando che invece fosse stato posto > deliberatamente < da Frate Elia in fondo ai piedi accanto all'anello e al pezzo di ferro.



Non è dato quindi sapere di quale > parte del gambo < si trattasse e se fosse ricoperto appositamente da una qualche sostanza che lo rendesse luccicante e/o fosforescente o fosse semplicemennte un effetto dovuto agli acidi che col tempo avevano riempito il vano del sarcofago.



La pianta del grano
simboleggia il ciclo delle rinascite. Poiché il cereale prima di nascere in primavera resta sepolto sotto terra: è l’analogia del passaggio dell’anima dall’ombra alla luce.



Il seme ogni anno muore per rinascere puntualmente a nuova vita salvando l’uomo dalla morte per fame.
Il grano in semi è sentito come una metafora visibile e concreta: da un lato il suo aspetto inerme, la sua morte apparente, dall’altro la potenza di vegetale racchiusa in esso lo identifica come fonte di vita, territorio di nessuno nella frontiera tra il vivere e il morire. Morendo, infatti, si moltiplica.
Nella Bibbia molti sono i passi che fanno riferimento al grano, in particolar modo nei Vangeli dove questa pianta addomesticata dall’uomo non è solo dono divino e segno di abbondanza, ma diventa simbolicamente alimento per l’anima. Il pane ottenuto dal grano diventa il corpo stesso di Cristo e, con il vino, il suo sangue, simbolo eucaristico per eccellenza.



La spiga di grano è emblema della primavera, della natura che si risveglia, che vince il buio e l’immobilità dell’inverno e dunque la morte (Mito di Proserpina).
Proserpina è la versione romana della dea greca Persefone o Kore. Il nome potrebbe derivare dalla parola latina proserpere ("emergere") a significare la crescita del grano.



Il grano
è il simbolo della fecondità. Infatti nella mitologia Greca, Demetra, la dea dei cereali e delle messi, è rappresentata con la fronte cinta da una corona di spine di grano. Demetra era l’iniziatrice dei misteri di Eleusi (questi misteri erano divisi in grandi e piccoli. I piccoli misteri erano una preparazione ai Grandi Misteri e si celebravano presso Atene. I misteri eleusini conferivano una sorta di noviziato. Dopo un certo lasso di tempo il novizio era iniziato ai Grandi Misteri, che erano tenuti di notte. In questi misteri le cerimonie erano collegate con l’evoluzione degli astri e il susseguirsi delle stagioni), illustrando l’alternarsi delle stagioni.



Il ciclo vita-morte evocato dal grano traspare, con ugual significato, anche nell’immagine di Osiride, dio egiziano dei cereali e della morte.



IL PEZZO DI FERRO

Su questo oggetto simbolico si possono fare solo congetture, essendo anch’esso sparito. Soprattutto non è dato sapere se erano incisi particolari simboli, come era uso dell'epoca.
Il frammento di ferro di 1 pollice e mezzo (cm 2,79) di lunghezza e di 1 pollice ( cm1,86) di larghezza, frammento grande come una moneta, è stato ritrovato in fondo ai piedi, vicino all'anello ed ad "uno spillo rilucente", rilevatosi ad un successivo esame "un frammento di una spiga", un semplice "filo di paglia".

I resoconti parlano di un ferro ossidato, spezzato in due al momento del ritrovamento
per controllare di quale metallo fosse composto. Una volta che l'operaio, incaricato
del recupero dei vari oggetti sparsi nel vano del sarcofago appena aperto, ebbe constatato trattarsi di un semplice pezzo di ferro ossidato, sembra sia stato buttato tra le macerie, senza essere controllato e inventariato.

Da resoconti storici e dai verbali si ha del resto conferma che nessuno si sia preoccupato di conservarlo e di controllare se su una o su entrambe >le facce< di questo metallo vi fosse qualche segno o simbolo particolare, come in questi numerosi oggetti della stessa epoca, ritrovati durante scavi archeologici in alcune tombe di maestri comacini



Tra i quattro, quest'ultimo simbolo appare il più misterioso. Non tenteremo ora ulteriori letture, sebbene questo simbolo sarà per noi, l'origine di un nuovo percorso di interpretazione.

C’ è un’usanza popolare legata al ferro, metallo la cui durezza lo rende uno scudo ideale contro il pericolo e il male e non a caso c’è un detto popolare che invita a "toccar ferro" nei momenti difficili e pericolosi perché sin dall'antichità questo metallo era considerato un elemento dalla valenza magica.
All'origine della credenza ci sono le caratteristiche di questo materiale: è uno dei primi materiali che l'uomo ha lavorato, viene estratto dalle viscere della terra e secondo le credenze più antiche, si origina da un fulmine, quindi è un elemento di unione tra cielo, terra e fuoco.




Alcuni oggetti di ferro sono considerati dei veri e propri amuleti, il più comune è il ferro di cavallo che unisce le proprietà del metallo con cui è costruito alla forma a mezza luna, simbolo legato a diverse divinità sia della cultura occidentale che di quella orientale.
Presso gli antichi romani l'uso di monili era regolato dalla legge: gli anelli dei cittadini liberi erano > d'oro < , quelli degli schiavi liberati > d'argento < e quelli degli schiavi di > ferro < e forse non è casuale che il terzo simbolo, posto sotto il piede sinistro di Francesco, sia un > anello d’argento < quasi a sottolineare che non era più schiavo delle passioni e dei vincoli terrestri, ma cittadino celeste dove era volato.


ANELLO CON EFFIGE DI MINERVA

Nel capitolo dedicato all'anello con l'effige di Minerva, posto accanto al  pezzo di ferro, sotto il piede sinistro
abbiamo richiamato una riflessione di Mara Breuning, che, in un commento all'Albero della vita, ci  da uno spunto per comprendere quale significato simbolico ed allegorico volesse dare Frate Elia all'anello con Minerva posto ai piedi di San Francesco.

La Dea della pace e della guerra ha deposto le armi, scegliendo di tornare a vivere in pace ed osserva non più la Dea guerriera, ma la donna , la sua parte  più intima e vera che "danza sulla sua mano sinistra".


In quest'allegoria si indica il termine di un'esperienza terrena di un Essere che ha saputo risvegliare l'energia del serpente, che negli altri esseri umani giace  per tutta la vita, salvo rare eccezioni, dormiente e statico alla base della colonna vertebrale.


La scelta di Frate Elia di porre , con una precisa sequenza, questi tre oggetti sotto i piedi di Francesco, al di là del significato occulto di ciascuno di loro, potrebbe significare che il ciclo mortale è terminato e ne è ricominciato un altro ad un diverso livello.

Lo
confermerebbe proprio la scelta e la precisa disposizione dei tre simboli posti ai piedi dei resti mortali di Francesco.

Il filo di fieno, che segnala la conclusione della mietitura.
Il pezzo di ferro, scarto non più utilizzabile.
Il corpo senza vita, che torna alla pura terra.

Francesco si è definitivamente staccato dal  mondo
< vegetale><
minerale<> animale>

lI beato è morto alla vita in terra ed è "rinato" <.




Conclusioni

A questo punto abbiamo raccolto una discreta quantità di informazioni per poter delineare un'indicazione di percorso, un segnale sul sentiero, una sacra via d'accesso a misteri del tempo, rimasti finora, inviolati, che dovrebbero finalmente consentire di comprendere il messaggio simbolico lasciatoci da Frate Elia e giungere a indicazioni più approfondite.


La Tomba di Francesco parla di un piccolo spazio sotto terra, un angusto  luogo di questo pianeta

> Assisi <

dove si è concentrata  tutta la vita di un Santo, l'intera Sua corrente vitale, la Sua consapevolezza e intelligenza e dove si è consumato il suo personale e unico ciclo di vita/morte/rinascita/Nuova Vita.

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

Immagini della ricognizione dei resti mortali di San Francesco

http://www.tv2000.it/blog/2015/09/27/le-immagini-della-ricognizione-dei-resti-mortali-di-san-francesco-dassisi/


Significado de los tres objetos colocados a los pies de San Francisco

Martedì 01 Marzo 2011 15:06 amministratore

 


La Tumba de San Francisco contiene una cantidad de símbolos dejados a propósito por Fray Elías que magnetizan al observador atento y le introducen en un recorrido hermético de ardua lectura e interpretación.
La sensación es la de adentrarse en un territorio arcano, delineado por arquetipos simbólicos que revelan la verdadera naturaleza del Santo, pero sobre todo su
recorrido iniciático humano.



Los símbolos colocados en el fondo del sarcófago han permanecido relativamente desconocidos  durante siglos hasta que no se han vuelto a tomar de nuevo en seria consideración y  hasta que no se han puesto en evidencia para cada uno de estos símbolos su particular posición encima y alrededor del cuerpo, poniendo en resalte un particular aspecto del complejo sistema simbólico elaborado por Fray Elías con el fin de transmitir para la posteridad un mensaje esotérico revelador de las experiencias realmente vividas por Francisco.

A simple vista el cuerpo se divide en tres componentes fundamentales:

1)
La Cabeza >  relacionada con la piedra blanca con una franja roja

2) El Busto >  sobre el que se han depuesto las 12 monedas de plata.

3) Los pies >  bajo los cuales se han colocado 4 distintos objetos :

a) la hebra de heno

b) el pedazo de hierro

c) El anillo con la efigie de Minerva

d) La corona con 29 cuentas

Cada símbolo encierra un significado preciso, pero si se les considera a todos en su conjunto se pueden abarcar todas las escalas de interpretación.

Nos damos cuenta, en efecto, de que nos encontramos frente a un complejo mensaje cifrado, que está pidiendo a gritos ser desvelado, lo que no resulta simple sin la ayuda y la guía de aquellos que se han adentrado antes que nosotros en la densa jungla del conocimiento esotérico, reservado a los iniciados de la Sagrada Ciencia, que saben descifrar y comprender el lenguaje secreto de los Dioses. Fray Elías lo conocía perfectamente y colocó a propósito alrededor del cuerpo  de Francisco cada uno de los objetos utilizando el alfabeto celestial, la lengua de los Dioses.

La Piedra Blanca con la franja roja

Este símbolo, como hemos intentado evidenciar en los distintos artículos, unifica en sí mismo toda la visión. Es la columna vertebral del mundo, el árbol del mundo y el árbol de la vida al mismo tiempo.



Los egipcios lo vieron como el
Djed o Zed, la espina dorsal de Osiris, el eje polar del planeta e del meridiano galáctico.

En la religión de los antiguos egipcios
el Zed es la representación de la espina dorsal del dios Osiris, rey de la Ultratumba. Para los egipcios la espina dorsal era la sede del fluido vital y simbolizaba la estabilidad (ḍdi, palabra a partir de la cual se origina "Djed", significa precisamente "ser estable") y la vida eterna. El jeroglifico que lo representa asemeja a un pilar.



El
Djed es el supremo símbolo de unificación de todas las polaridades, él conecta con la transcendente realidad del Uno. Simboliza el eje micro y macrocósmico. Como eje cósmico, el Djed es el "cilindro", la columna de luz que conecta la Tierra con el Cielo.



El Zed representa estabilidad porque alinea el Polo Norte de la Tierra con el punto firme en la bóveda celestial >  la Estrella Polar.



Más allá de
la Estrella Polar se encuentran los reinos de los Dioses y las más altas dimensiones del Ser, que Francisco ha atravesado durante su vida hasta ir más allá.



La franja roja indica el sendero y la dirección, pero también el eje del sistema que gira alrededor del mundo y del cuerpo vital de cada ser humano, cuyo se identifica en la columna espinal, que,  en el microcosmos, dentro de nosotros, es el túnel espacio-temporal a través del cual puede producirse la gran trasferencia.



La columna de
luz ardiente, que conecta la materia pesada con la pura Conciencia, el medio de trasferencia física para la existencia superior, para la liberación del mundo real y la obtención de la vida eterna, la escalinata que conduce a la Resurrección para los Elegidos, escalera que los cristianos identifican en la Escalera de Jacob y los egipcios en el Djed.



En efecto sabemos que en las tradiciones antiguas los
Dioses egipcios y Sumerios habían construido Torres Djed destinadas a transferirlos a su Planeta de Origen. Un excepcional ejemplo sería el Djed que según algunos arqueólogos, entre los que destaca Mario Pincherle, estaría presente dentro de la Gran Piramide del complejo de Guiza.



La Cámara del Rey es el corazón de la estructura Djed de la gran Pirámide y parece ser una especie de cámara orgónica desde la que dar una gran salto hacia el infinito. En efecto, sería capaz de generar una potencia apta para catalizar y exaltar la naturaleza cósmica > Su componente divino < insita en la estructura genética del ser humano, permitiendo erigir de nuevo la Torre de Osiris en la columna espinal del hombre para transferirlo al plano celestial de su más elevada conciencia, límite que intentaron alcanzar muchos de los más famosos hombres de la antigüedad, siendo uno de estos Napoleón Bonaparte, que creía en las propiedades mágicas de la pirámide considerada como "la sagrada puerta" de los faraones.



La noche del 12 agosto 1799, 15 de la IIIª década de Thermidor, VII° año de la Revolución francesa (según el calendario republicano), un año después de su llegada a África del Norte,
Napoleón Bonaparte decidió quedarse solo en la Cámara del Rey de la Pirámide de Keops junto (o dentro) del sarcófago de granito misterioso. Del mismo modo, mutatis mutandis, Alejandro Magno y Julio Cesar quisieron permanecer dentro de la misma cámara misteriosa porque ambos creían en las propiedades mágicas del lugar de iniciación faraónica. Una reminiscencia quizás del antiguo rito Hebsed , que consistía en llevar al Rey a una especie de estado  cataléptico provocado por una poción a base de flores de loto. Una vez alcanzado dicho estado, el Rey se colocaba en una especie de sarcófago, donde permanecía tres días. Si al despertarse se encontraba en perfecta forma física y mental, el Soberano era considerado por los Sumos Sacerdotes regenerado, habiendo recobrado su propio vigor. En el caso contrario, con su consentimiento, era conducido al final de su primer ciclo terreno para permitir a su sucesor tomar el cetro de mando y guiar a su pueblo con la necesaria fuerza y sabiduría.



Fray Elías quizás llegó a conocer la leyenda del sarcófago de piedra colocado en la cámara del Rey, vinculada con la figura de los dos más grandes  condotieros de la historia y sabía que Francisco en la ermita de La Verna había alcanzado ese límite  insuperable, y bien consciente de que Su Corazón habría seguido latiendo al unísono con los ritmos celestes, Fray Elías recogió esta energía en una "Copa de Piedra" perfectamente pulida, precisamente bajo su "Colina Paraíso", dejando que sus restos mortales continuaran siendo fuente de esa inagotable energía divina, de  esa potente energía que la santa reliquia siguió emanando en toda su intensidad, manteniéndoles indemnes de contactos negativos e impuros.

Y en el
corazón de Francisco Elías con mucha probabilidad ha colocado un símbolo > la 12ª moneda < , que se ha mantenido celosamente escondida. Lo confirmaría la secuencia de símbolos colocados a los pies de Francisco.


LA HEBRA DE HENO
La atónita mirada del primer operario al que tocó en suerte de abrir el sarcófago  se vislumbró bajo la luz de las velas lo que pareció un "broche reluciente", colocado bajo el pie derecho.



Una vez descubierto que se trataba de un simple
> pedacito de caña <, parte del tallo de una espiga de trigo, que habría caído – según los peritos – por casualidad entre los pies del Santo, fue – tal y como se cuenta – arrojado entre los desechos, negando que hubiese sido colocado > deliberadamente < por Fray Elías en el fondo, a los pies, junto al anillo y al pedazo de hierro.



Así que no nos es posible saber de qué
> parte del tallo < se trataba y si estaba recubierto de alguna sustancia que lo hiciera relucir o lo volviera fosforescente o si simplemente se trató de un efecto debido a los ácidos que con el tiempo habían rellenado el hueco del sarcófago.



La planta del trigo
simboliza el ciclo de los renacimientos, dado que el cereal, antes de nacer en primavera permanece oculto bajo tierra: es la analogía del paso del alma de la sombra a la luz.



La semilla cada año muere para renacer puntualmente a una nueva vida, salvando al hombre de la muerte por hambre.
El trigo en semillas es sentido como una metáfora visible y concreta: por un lado su aspecto inerme, su muerte aparente, por otro lado la potencia de vegetal encerrada en él lo identifica como fuente de vida, territorio de nadie en la frontera entre la vida y la muerte. Al morir, en efecto, se multiplica.
En la Biblia son muchos los pasajes que hacen referencia al
trigo, de forma particular en los Evangelios, donde esta plasta domesticada por el hombre no es sólo don divino y signo de abundancia, sino que se convierte simbólicamente en alimento para el alma. El pan obtenido del trigo se convierte en el cuerpo mismo de Cristo y, con el vino, su sangre, en el símbolo eucarístico por excelencia.



La espiga de trigo es el emblema de la primavera, de la naturaleza que se despierta, que vence a la oscuridad y a la inmovilidad del invierno y, por lo tanto, a la muerte  (Mito de Proserpina).
Proserpina es la versión romana de la diosa griega Perséfone o Kore. El nombre podría derivar de la palabra  latina proserpere ("emerger") que haría referencia al crecimiento del grano.



El trigo
es el símbolo de la fecundidad. En efecto, en la mitología griega, Demetra, la diosa de los cereales y de las cosechas, se representa con una diadema de espinas de trigo . Demetra era la iniciadora de los misterios de Eleusis (estos misterios se dividían en grandes y pequeños. Los pequeños misterios eran una preparación para los Grandes Misterios y se celebraban en Atenas. Los misterios eleusinos atribuían una especie de noviciado. Después de un cierto lapso de tiempo el novicio era iniciado en los Grandes Misterios, que se celebraban de noche. En estos misterios las ceremonias estaban relacionadas con la evolución de los astros y el  subseguirse de las estaciones), ilustrando el alternarse de las estaciones.



El ciclo vida-muerte evocado por el
trigo se puede ver, con igual significado, también en la imagen de Osiris, dios egipcio de los cereales y de la muerte.

EL PEDAZO DE HIERRO

Sobre este objeto simbólico se pueden hacer solo conjeturas, ya que también este desapareció. Sobre todo desconocemos si en él había grabados unos símbolos particulares, como era costumbre en esa época.
El fragmento de hierro de 1 onza y media (2,79 cm ) de longitud y de una onza (1,86 cm) de anchura ,fragmento del tamaño de una moneda, se hallo en el fondo, a los pies, cerca del anillo y a "un broche reluciente", que tras un segundo examen resultó ser "un fragmento de una espiga", una simple "brizna de paja".



Los informes hablan de
un hierro oxidado, que se rompió en dos partes en el momento del hallazgo para averiguar de qué metal estaba compuesto. Una vez que el operario encargado de recuperar los objetos esparcidos en el hueco del sarcófago recién abierto constató  que se trataba de un simple pedazo de hierro oxidado, parece que fue tirado entre los escombros, sin ser controlado e inventariado.

Por consiguiente, parece ser que nadie se preocupó de conservarlo ni tampoco de comprobar si en uno o en ambos >lados< de este metal había algún símbolo particular, como en los numerosos objetos de la misma época hallados durante excavaciones arqueológicas en diferentes tumbas de maestros comacinos.

De los cuatro símbolos este es el que se presenta como el más misterioso. No vamos a adentrarnos en otras lecturas, a pesar de que este símbolo será para nosotros el origen de un nuevo recorrido de interpretación.

Existe una costumbre popular relacionada con el hierro, metal cuya dureza lo vuelve un escudo ideal contra el peligro. En algunas regiones existe un dicho popular que invita a "tocar hierro" en los momentos difíciles y peligrosos porque ya desde la antigüedad este metal era considerado un elemento con un valor mágico.
En el origen de tal creencia se encuentran las características de este material: es uno de los primeros materiales que el hombre ha trabajado, se extrae de las vísceras de la tierra y según las creencias más antiguas, se origina por un
rayo, por lo que es un elemento de unión entre cielo, tierra y fuego.




Algunos
objetos de hierro son considerados verdaderos amuletos, el más común es la herradura de caballo que une las propiedades del metal con el que se ha fabricado a la forma de media luna, símbolo relacionado con diversas divinidades tanto de la cultura occidental como de la cultura oriental. Los antiguos romanos reglamentaban el uso de los collares por la ley : los anillos de los ciudadanos libres eran >de oro < , los de los esclavos liberados > de plata < y los de los esclavos de > hierro < y quizás no es una casualidad que el tercer símbolo, colocado bajo el pie izquierdo de Francisco, sea un > anillo de plata < como si se quisiera hacer entender que había dejado de ser esclavo de las pasiones y de los vínculos terrestres para pasar a ser un ciudadano del cielo hasta donde había volado.


ANILLO CON LA EFIGIE DE MINERVA

En el capítulo dedicado al anillo con la efigie de Minerva, colocado junto al pedazo de hierro, bajo el pie izquierdo, hemos citado una reflexión de Mara Breuning, quien, en un comentario al Árbol de la vida, nos ofrece un elemento para comprender qué significado simbólico y alegórico quiso darle Fray Elías al anillo con Minerva colocado a los pies de San Francisco.

La Diosa de la paz y de la guerra ha depuesto las armas, escogiendo volver a vivir en paz y ya no observa a la Diosa guerrera, sino a la mujer , su parte más íntima y verdadera que "danza sobre su mano izquierda".

En esta alegoría se indica el final de una experiencia terrena de un
Ser que sobre todo ha sabido despertar la energía de la serpiente, que en los demás seres humanos yace durante toda la vida, excepto en raras ocasiones, durmiente y estático en la base de la columna vertebral.

La elección de Fray Elías de colocar, con una precisa secuencia, estos tres objetos bajo los pies de Francisco, más allá del significado oculto de cada uno de ellos, podría significar que el ciclo mortal ha terminado y que vuelve a empezar otro a un distinto nivel.

Lo confirmaría precisamente la elección y la precisa disposición de los
tres símbolos colocados a los pies de los restos mortales de Francisco.

La hebra de heno, que señala la conclusión de la cosecha.
El pedazo de hierro, descarte que ya no puede utilizarse.
El cuerpo sin vida, que regresa a la pura tierra.

Francisco se ha separado definitivamente del mundo
< vegetal>< mineral<> animal>

> El santo ha muerto en la vida terrena y ha "renacido" <.




Conclusiones

Llegados a este punto hemos recopilado una discreta cantidad de informaciones para poder delinear una indicación del recorrido, una señal en el  sendero,
una sagrada vía de acceso a misterios del tiempo, hasta ahora inviolados, que deberías permitir comprender por fin el mensaje simbólico que nos dejó Fray Elías y llegar a unas conclusiones más exhaustivas.

La Tumba de Francisco habla de un pequeño espacio bajo tierra, en un angosto lugar de este planeta > Asís < donde se ha concentrado toda la vida de un Santo, toda su corriente vital, su conocimiento y su inteligencia, y donde se ha consumado su personal y único ciclo de vida/muerte/renacimiento/Nueva Vida.

da cuore a cuore

Abogado Giovanni Salvati