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Significato simbolico della coroncina con 29 grani


> Dubbi  e perplessità <

Un alone di mistero avvolge i 29 acini > 17 di ebano e 12 di ambra < ritrovati in fondo al sarcofago, appena sotto > i tre oggetti simbolici < posti sotto i piedi di San Francesco.
All'apertura del sarcofago, durante la 2°sessione del processo di ricognizione, svoltosi nel pomeriggio del 26 gennaio 1819 - presenti i cinque Delegati Apostolici, nominati da Papa Pio VII, oltre al promotore fiscale, due periti, due architetti e  due notai, scelti direttamente dai 5 Delegati - si individuarono subito,in fondo al sarcofago aperto,  tre oggetti ( l'anello, un pezzo di ferro ossidato e un fili di fieno luccicante) 28 grani di una corona, sparsi disordinatamente.
Il giorno dopo, durante la 3° sessione, nel procedere all'estrazione di tutti gli oggetti posti intorno allo scheletro, venne indivuato il 29° acino. Gli stessi periti ritennero trattarsi di una > corona < anche se , dato il tempo di permanenaza in un locale molto umido per le infiltrazioni piovane, > il filo < che le teneva unite, si era progressivamente deteriorato fino a vanificarsi.

La coroncina potrebbe essere un piccolo rosario usato personalmente da Francesco per pregare o battere il tempo nel canto di mantra appresi durante il suo soggiorno in Palestina alla corte del Califfo di Egitto, che incontrò personalmente a Damietta, quando per dieci giorni restò ospite nella tenda di Al Malik.
Potrebbe quindi essere un dono del Califfo, come il corno e le due bacchette d'avorio, attualmente in mostra nella teca del piccolo Museo, realizzato accanto alla Tomba del Santo.

S
orprende che non si sia mai ricercata l'effettiva disposizione dei 29 grani e quale fosse l'effettivo utilizzo?

Come al solito si possono fare solo delle ipotesi, in quanto i ripetuti e incomprensibili comportamenti omissivi da parte degli incaricati del recupero e della loro conservazione hanno reso impossibile comprendere l'utilizzo di questa coroncina e i suoi diversi significati pratici e forse simbolici.

E proprio in forza dei tanti dubbi e perplessità, che sorgono spontanei nell'animo di qualsiasi persona, si addentri in questa serie di >enigmi< creati scientemente da Frate Elia e altrettanto scientemente manipolati e resi incomprensibili, come è accaduto a Collemaggio e al > segreto dei Tre 888 <, non si può fare a meno di porre ai responsabili della loro custodia un serie di domande per  indurli a svelare un altro dei misteri, che si nasconde nella composizione dei vari oggetti ritrovati nella tomba.

Il 1°enigma da risolvere è sicuramente quello di capire quali dei vari oggetti siano realmente appartenuti a San Francesco !?

La particolare disposizione degli stessi ai piedi del Santo - secondo alcuni storici - rende improbabile siano realmente appartenuti a Francesco e da Lui personalmente utilizzati, anche perché non ci sono precisi riscontri storici e documentali per avvalorare quest'ipotesi e per il fatto che non fossero nel caso correttamente posizionati.

Si è infatti fatto rilevare  proprio da coloro che li hanno ritrovati e catalogati che  avrebbero dovuto essere infilati ad un dito (l'anello) o posti in una delle mani di Francesco (la coroncina).

A tali obbiezioni si può rispondere che lo scopo di Frate Elia era chiaramente, per la particolare disposizione degli oggetti, quello di lasciare un messaggio simbolico, che attestasse il cammino iniziatico compiuto da Francesco durante la Sua esperienza terrena.

Non avrebbe avuto quindi alcun senso porli tra le dita delle mani.  Si sarebbe inevitabilmente perso il significato simbolico, che intendeva dare ai vari oggetti.

Un'analisi più approfondita sembrerebbe avvalorare quest'ipotesi, soprattutto per quanto riguarda l'anello con l'effige di Minerva, posto sotto il piede sinistro con accanto il pezzo di ferro e subito dopo, sotto il piede destro, il filo di fieno anche per gli indubbi riferimenti simbolici che Elia ha voluto dare a questo "prezioso e antico oggetto, posto volutamente non all'anulare, ma sotto il piede sinistro accanto ad un umile metallo e al gambo di una spiga di grano, la cui particolare simbologia abbiamo cercato di chiarire nei capitoli all'uopo dedicati.

La mancanza di riscontri oggettivi e di conferme storiche  alimenta dubbi e perplessità, che col tempo potrebbero essere sciolti, ma solo se l'analisi degli oggetti e del loro evidente posizionamento simbolico venga effettuata con ben diversa prospettiva, anche se restiamo personalmente convinti che soprattutto
la coroncina debba essere veramente appartenuta al Santo, che la dovrebbe aver utilizzata  per le sue preghiere, come era consuetudine dei Maestri Sufi e Francesco lo era !!

Le domande che meriterebbero una serie di risposte le abbiamo poste nelle premesse del capitolo che abbiamo intitolato >IL CODEX FRATE ELIA< domande che è bene riproporre anche in questo capitolo dedicato ai 29 grani della coroncina.

Al primo > quesito < posto nelle premesse, sembra aver dato risposta padre Isidoro Gatti. Ci eravamo infatti chiesti dove fossero finiti >24< dei 29 grani, ritrovati sparsi in fondo alla cassa subito dopo i tre oggetti posti ai piedi del Beato, con un chiaro significato simbolico.

Nel libro di ISIDORO GATTI > La tomba di San Francesco nei secoli < Casa Ed. Francescana - Assisi (pag. 267, not 140, punto 2) vengono riportate le ricerche da Lui effettuate nei archivi della Basilica di Assisi e in quella dei Santi Apostoli a Roma, ricerche che gli hanno consentito di controllare  l'esatto itinerario compiuto dalle 11 monetine e dagli acini della coroncina.

Secondo i documenti rintracciati dal Gatti
> 24 < dei 29 acini, ritrovati nella tomba, furono dal Procuratore De Bonis portati a Roma insieme alle 11 monete d'argento e all'ampolla con le ceneri di San Francesco.
e conservate in un > reliquario < nella Basilica dei Santi Apostoli fino al febbraio del 1978
Rimasero a Roma fino a tale data, quando venne deciso di riportare tutti i pezzi ad Assisi in occasione della nuova ricognizione dei suoi resti mortali per > essere ricollocati < nel sarcofago. Se ne ha una conferma documentale > ROMA,Arch. Gen. OFM Conv.SS. Apostoli (Curia) Memorie storiche, fascicolo anno 1978, carteggio tra il padre Custode di Assisi ( Berardino Farnetani) ei il padre Guardiano della Basilca del SS. Apostoli ( Nicola Giannotti).

Resta veramente incomprensibile > il motivo < che ha convinto la Curia a porre nuovamente  >24 grani < nella tomba di Francesco !!! Appare in effetti un abile scusa diplomatica, restando obbiettivamente una scelta assolutamente priva di senso, a meno che si volesse > scientemente < nascondere un'ingombrante verità.
Infatti, pur avendo il massimo rispetto per le accurate ricerche effettuate da Isidoro Gatti , da cui abbiamo tratto spunti di analisi dei dati storici e sulla natura dei reperti archeologici ritrovati nel sarcofago. ci sia consentito di  dubitare seriamente su questa presunta nuova e assolutamente ingiustificata > ricollocazione < dei 24 acini della corona nella bara, considerazione che ci induce a riproporre gli stessi quesiti e avanzare le identiche perplessità:
> Perchè solo > 24 < dei 29 acini della coroncina sono stati inviati a Roma e sono rimasti custoditi nel reliquario fino al febbraio del 1978, senza essere fotografati come le monete d'argento, quando furono riportate ad Assisi in occasione della nuova ricognizione sui Suoi resti mortali?
> Perchè si è deciso di > non mostrare mai < nemmeno agli addetti ai lavori e agli storici, i > 29 grani < della coroncina (17 d'ebano e 12 di ambra), posti tra i piedi del Santo di Assisi, tenendoli chiusi in un reliquario nella Basilica dei Santi Apostoli a Roma insieme alle 11 monete d'argento e all'ampolla con le ceneri di San Francesco?
> E se, come è molto probabile sono stati > fotografati < per quale motivo > le foto < non sono state mai pubblicate, trattandosi semplicemente di una > collanina di pregio < con intarsi o madre perle incastonate nei vari orifizi, secondo quanto affermato dai periti archeologi Frondini e Rizzi?
> Perché venne deciso di > ricollocarli nel sarcofago < a differenza di tutti gli altri oggetti rinvenuti nella tomba custoditi nella teca della "Cappella delle Reliquie" realizata nella Basilica Inferiore?

A questi dubbi e perplessità prima o poi verrà data una risposta. Dubitiamo invece fortemente che verrà fornita una qualche spiegazione plausibile agli altri quesiti, che riproponiano con la stessa insistenza:

> Dove sono finiti > 5 grani < della coroncina, fatti sparire o distrutti come tutti i documenti e l'archivio segreto di Frate Elia?
> Perchè sono stati volutamente > sottratti < pur essendo stati ritrovati ed estratti insieme?
> Chi se ne è indebitamente impossessato con il pieno consenso dei 5 Delegati apostolici ?
> Chi e Perché ha acconsentito la sottrazione di questi >5 grani< molto probabilmente di legno di ebano, cosi da mantenere l'identico numero di quello dei 12 grani di ambra, numero ritenuto più conforme allo spirito dei > 12 cavalieri della tavola rotonda < cosi caro al fondatore dell'Ordine?
> Se ne sono appropriati gli stessi 5 Delegati come personali > reliquie del Santo < a ricordo imperituro, come sembrerebbe probabile, essendo >gli unici< che avevano il potere di disporne?
> A chi li hanno lasciati? Agli eredi o alla loro Chiesa di appartenenza?
> Perchè si è evitata con cura la visione ufficiale degli altri >24< ?
> C'era un qualche > particolare significato simbolico < nella sequenza e/o nella grandezza dei piccoli fori per tutta la circonferenza <pertugi>, non essendo stato trovato alcun riscontro di presunti ornamenti ( piccoli intarsi o perline) tra le ceneri e le ossa?
> Perchè si è evitato con cura di mostrare > la posizione < e > il numero < dai buchi individuati sui 17 grani di ebano?
> Forse perché -ad occhio esperto - mostravano nella punteggiatura una > simbologia < cosi importante da consigliarne l'assoluta riservatezza e segretezza?
> Perchè i verbali di questa ricognizione sono introvabili e nei processi verbali le pagine relative risultano stranamente mancanti, come quelle che attestavano lo scambio di corrispondenza intercorsa tra il il Papa e vari regnanti con Frate Elia per tutto il periodo in cui mantenne la carica di Vicario Provinciale dei Frati Minori?

Domande che resteranno quasi sicuramente senza risposta e che impongono inevitabilmente di proporre alcune ipotesi alternative, che sembrano dare conferma del messaggio simbolico che Frate Elia intendeva lasciare ai posteri. Non si comprenderebbe altrimenti quali motivi avrebbero convinto Frate Elia a porre l'anello e la coroncina in fondo al sarcofago due oggetti più vicini alla cultura araba mussulmana, che a quella cristiana, ma soprattutto  a quella della cultura delle confraternite sufiche, che ne erano state le inventrici e promotrici e che si basava appunto sull'utilizzazione del subha o tasbih, ossia > una corona di grani < ,come appunto come quella ritrovata nel sarcofago ai piedi di Francesco.

L'anello per l'immagine di Minerva, classica Dea pagana,incisa su una corniola ovale antica di epoca romana secondo i due antiquari romani Fea e Visconti, che nel febbraio del 1820, ebbero l'incarico di effettuare la perizia. I due periti, esaminando l'immagine della Dea, ritennero  che l'incisione risalisse al II secolo D.C., mentre la montatura  argento, cui era incastonata la corniola, era sicuramente più recente , quasi sicuramente del XII secolo. Queste conclusioni potrebbero aver suscitato perplessità e giustificate incertezze, tanto che appare comprensibile che l'anello venisse fatto sparire, subito dopo essere stato periziato e riconseganto a chi lo aveva in custodia.  Per fortuna i due periti ne hanno riprodotto l'immagine su un disegno, che ci è stato tramandato.

Il destino della coroncina  è apparso ai più altrettanto incomprensibile, non essendo stato volutamente identicato  come > lo shuba < il rosario islamico sufico, la cui nascita risale a diversi secoli prima che appaia e venga utilizzato dai Cristiani.
Nel Sufismo, uno dei mezzi per favorire "l'avvicinamento a Dio" è > l'estasi< , a sua volta favorita dall'utilizzazione di tecniche diverse: astinenza alimentare prolungata, esposizionea condizioni climatiche estreme, attività sessuale, danza vorticosa, ripetizione monotona di una parola o di una frase, canto, reiterazione dei movimenti del capo e del corpo.
Esercizi spirituali, praticati anche da Francesco
e dai suoi fraticelli, durante il soggiorno nell'Eremo di La Verna, dove era uso ritirarsi sulla cima gelida della montagna e restare , a completo digiuno, per ore e in alcuni casi per giorni alle intemperie . E quando decideva di interrompere questa prova, si racconta che amava avvertire  del suo ritorno all'Eremo diroccato, proprio con il suono del corno di avorio regalatigli da Al Malik.,  corno che  utilizzava anche per chiamare i fratelli che soggiornavano insieme a LUI per le preghiere giornaliere, che con ogni probabilità seguiva lo schema sufi, che prevede la ripetizione sistematica di frasi o parole dal senso sacro, in forma piana o cantata, detta > dhikr < intesa come forma di disciplina mentale e spirituale e associata strettamente con il faqr (povertà interiore), che Francesco e i suoi fratelli praticavano nel corpo e nello spirito ( vedi S. MARCONI "Francesco Sufi" ed.Libreria Croce pag.106).

Proprio collegata al > dhikr islamico-sufico < è appunto la nascità, che avviene in ambito mussulmano e non cristiano, del > rosario - shuba < che solo > un mussulmano iniziato < come il Califfo di Egitto può aver offerto a Francesco. Infatti solo in epoca successiva, grazie proprio agli influssi islamici, la pratica e l'oggetto entrarono in ambito cristiano, ma questo piccolo, ma decisivo >elemento indiziario< non era conosciuto a coloro che ne erano entrati in possesso, né a coloro che ne erano i legittimi custodi, che acconsentirono che ne venissero distolti > 5 grani < per farne molto probabilmente delle preziose relique.

Orbene, anche se tale superficiale comportamento da parte dei cinque Delegati apostolici, i responsabili della loro custodia, appare frutto di improvvisazione e di chiara insipienza, suscita non poche perplessità che si sia premesso un tale scempio e si sia preferito raccogliere i 24 grani rimasti in un reliquario e poi nuovamente riporli segretamente nella tomba senza lasciare alcuna immagine, ma soprattutto evitando con cura di individuare l'esatta posizione dei 12 grani di ambra e  dei 17 di ebano e soprattutto decidendo di  non rilevare < la natura sufica > del < rosario > e consentire cosi di scoprire lo schema, in cui erano stati infilati i 29 grani e l'effettivo utilizzo.

Proprio t
anta apparente superficialità appare sinceramente sospetta.  Forse il motivo recondito del cosciente occultamento dei grani e della pervicace mancanza di una seria indagine dipende molto probabilmente dal dubbio insinuatosi in alcuni dei custodi, attraverso una più attenta decriptazione dei simboli incisi sugli acini, che anche la coroncina fosse, come il corno e le due bacchette d'avorio, > un dono < del Califfo Al-Malich  e che i piccoli fori sui 17 grani di ebano non  fossero in realtà dei semplici > buchi < per inserire presunti intarsi di madreperla,come sostenuto dai periti, ma dei veri messaggi in codice, che qualcuno, esperto nella lingua segreta degli iniziati, abbia saputo leggere ed interpretare.
La somma dei buchi di ogni grano poteva forse indicare "il numero del versetto coranico" corrispondente ad una sura
per facilitare la memorizzazione delle stesse. Si tratterebbe quindi di una coroncina con valenze esoteriche legate alla tradizione misterica mussulmana, che non dovevano essere compresee pubblicizzate, perchè ad occhio altrettanto esperto avrebbe fornito la prova evidente dei legami che univano Francesco e Frate Elia al mondo islamico sufico.

Se quindi, come appare sempre più evidente, si tratta di > uno dei doni < ricevuti da Francesco, la coroncina con i 29 grani
potrebbe quindi essere stata utilizzata  da Francesco, per ripetere > 29 < delle 99 sûre, secondo l’insegnamento segreto trasmessogli dal Califfo Al-Malik nel suo viaggio in Egitto, nei 10 giorni in cui venne ospitato nella sua tenda, che gli consentirono di instaurare  rapporti molto stretti con la corte del Sultano e con i Maestri Sufi. La cosa appare molto  plausibile visto che ci è stato tramandato che Francesco usava chiamare a raccolta i suoi frati per le meditazioni giornaliere proprio con il corno d'avorio ricevuto in dono da Al Malik, comportandosi come un Muezzin, che per antichissima tradizione si serve di questo strumento cinque volte la giorno per richiamare i fedeli alle preghiere giornaliere.

Al- MaliK
, quale discendente diretto del Profeta, aveva ricevuto, come a suo tempo Maometto, una tavoletta di metallo, sulla quale erano riprodotte le 29 formule delle quali il Profeta, allora trentenne, aveva appreso il significato da Ben Chasi, un vecchio eremita senza età, venerato come un Santo, che viveva in una grotta non lontano dalla Mecca. 

Poco dopo, l’eremita morì e Maometto assicurò a sua volta l’insegnamento del segreto di queste formule in un circolo composto dai suoi intimi.
Abou Bekr, primo Califfo, ereditò sia la tavoletta che la conoscenza, che, dopo la morte del Profeta, continuò a diffondersi in un gruppo sempre molto limitato.
Allo scopo di difendersi da ogni tipo di perdita di queste formule, il Profeta le distribuì nel Corano secondo una chiave ben precisa. Questa chiave è conosciuta e le formule sono contenute nel Corano in 29 sûre, cosa che permette, in ogni momento, di ricostruire il metodo. Le formule inserite nelle 29 sûre sono quattordici combinazioni della vocale “A” con una o più consonanti. Ogni formula va "cantata"per un certo numero di giorni per un periodo di 25 mesi lunari, meno tre giorni, durante i quali, quelli ,che si consacrano agli esercizi , non si occupano di altro.



Conoscere la precisa localizzazione delle 29 sùre non consente in alcun modo di comprendere il segreto significato esoterico, essendo indispensabile apprendere la giusta tonalità e il corretto timbro con cui vanno "cantate", apprendimento che solo i veri adepti ( vedi i Califfi) sono in grado di tramettere ed insegnare.


Francesco, era partito dall’Italia come pescatore di anime, nella convinzione non certo di riuscire a convertire il Sultano e il suo popolo, ma sicuramente per mettere le basi per una soluzione pacifica del conflitto, visto che poteva contare sulle relazioni e l'amicizia instauratisi, tra il Sultano e Frate Elia, rapporti che sono stati minimizzati, se non sottaciuti.

Nel 1217 Francesco affidò ad Elia la missione in Siria ed in Terra Santa, nominandolo Legato Provinciale e tutti gli storici confermano che Francesco quando arrivò in Siria, nel 1219, grazie ad un "lasciapassare" fattogli avere proprio da Frate Elia, restò ammirato dall'opera indiscussa del Suo legato, stimato da tutti, cristiani e musulmani. La cosa strana è che Frate Elia protrasse il suo soggiorno in Siria per quasi due anni e Francesco per diversi mesi, restando ospiti del Sultano, che se aveva apprezzato le qualità morali di Frate Elia, sarà stato sicuramente affascinato e colpito da quelle di Francesco, 38enne, affaticato dalla penitenza e minato dai malanni, ma che mostrava già i segni che lo porteranno da lì a quattro anni alle stimmate, il massimo segno divino e ad essere dichiarato Santo nel
1228.

Quest'ospitalità appare più comprensibile se i legami tra questi esseri eccezionali, dei veri "iniziati", fossero esattamente quelli indicati dal Profeta, per coloro che sono in cammino e che hanno imparato a conoscere le regole che governano nel profondo il loro essere e che convinsero il Califfo Malik al-Kamil a trasmettere a sua volta ai due "fratelli" di Assisi l'insegnamento segreto di queste formule, cosa che giustificherebbe la lunga permanenza alla sua Corte.

Francesco era un ottimo cantore trovadorico e non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad apprendere > la giusta tonalità < in cui andava pronunciata ogni singola sûre per raggiungere le giuste “vibrazioni”

La coroncina potrebbe essere quindi un piccolo rosario <> uno subha islamico, che non è composto da 29 grani, ma  da 33 grani per consentire all'officiante  di ripetere per 3 volte consecutive le 99 invocazioni dei nomi di Dio.
Sorprende che non si sia mai ricercata l'effettiva disposizione dei 29 grani e quale fosse l'effettivo utilizzo?

Una delle ipotesi avanzata ritiene che le 29 piccole sfere fossero unite tra di loro con tre grani di ambra e quattro di ebano + una d'ebano sovrapposta alle altre, come nell'immagine del  Subha, rosario islamico, a segnalare un'interruzione di canto e/o di un preghiera o penzolante ad un filo come nell'immagine a sinistra.

Eddy Seferian,ha prospettato una diversa ripartizione, come riprodotta nell'immagine a destra:

> Una disposizione possibile dal punto di vista esoterico potrebbe essere quella di 3 acini d'ambra +
4 chicchi d'ebano + 4 chicchi d'ebano + 3 acini d'ambra + 4 chicchi d'ebano + 3 acini d'ambra + 3 acini d'ambra + 4 chicchi d'ebano.

Poi - una volta completato il mantra - 1 chicco d'ebano penzolante (forse più grande degli altri) a segnalare la fine del 1° ciclo e l'inizio del secondo canto e via via continuando.In questa disposizione la scelta degli acini d'ambra potrebbe rappresentare l'Elemento Metafisico Fuoco (il Divino),mentre quella dei chicchi d'ebano rappresenterebbe l'Elemento Metafisico Terra (l'Umano).

Se si accetta questa ripartizione si vede che, ponendo 7 grani 7 (3+4) + altri 7 al contrario (4+3), si forma una figura della Geometria sacra:
un quadrato romboidale che simboleggia la perfezione viva, in quanto il Rombo è un quadrato che respira, schiacciandosi ed allargandosi.

Un'altra interpretazione potrebbe essere legata ai giorni di una Lunazione > 29 < come il numero degli acini, dando un maggor senso al 29 acino, se si propendesse per la 1° ipotesi,con la suddivisione della coroncina in quattro parti di 7 acini ( 3 di ambra+ 4 di ebano) + 1 grano di ebano, che corrisponde al 29 giorno della Lunazione > proprio quello ,in cui la Luna scompare e la tradizione consiglia di praticare "il Rito del bagno lunare". Questa cerimonia - come sottoliniamo nel capitolo dedicato a questo particolre rito - andrebbe eseguita anche dagli uomini, per farli entrare nei ritmi lunari (13 Lune) e consentire alla loro parte femminile di espandersi ed armonizzarsi con quella maschile e solare, che segue il ritmo degli equinozi e dei solstizi (4x3).

San Francesco e Frate Elia,
profondamente imbevuti della scienza ermetica, ne dovevano essere consapevoli e molto probabilmene ne seguivano i dettami seguendone la ritualità, come del resto confermerebbe proprio l'immagine incisa sull'anello ritrovato ai piedi del Santo, in cui un'Athena, che,smessi gli abiti da guerriera, appare con un "Mercurio" appoggiato sulla mano sinistra.

La coroncina
poteva quindi essere utilizzata da Francesco per seguire e praticare i Riti legati ai ritmi lunari per particolari preghiere o canti mantrici > si veda per esempio
i canti gregoriani che seguono uno schema romboidale

o per una particolare ossigenazione


1° >
un' inspirazione rapida > tre secondi e per ogni secondo si fa scorrere un grano di ambra
2° > un'espirazione più lenta > quattro secondi e per ogni secondo faccio scorrere un grano di ebano
3° >
un' inspirazione rapida > tre secondi e per ogni secondo si fa scorrere un grano di ambra
4° > un'espirazione più lenta > quattro secondi e per ogni secondo faccio scorrere un grano di ebano

5° > inverto il ritmo > il 17° grano di ebano segnala di invertire il ritmo della respirazione

Non è facile capire quale fosse l'effettivo utilizzo dei questa coroncina e se realmente sia appartenuta a Francesco. Mancano i riscontri documentali e soprattutto la volontà  del Vaticano di aprire agli studiosi gli archivi segreti, consentendo di visionare l'intera produzione di scritti e immagini, raccolti con cura da mani esperte e trasferiti in luoghi inaccessibili.
Forse la pressione dell'opinione pubblica, una volta coinvolta in questa ricerca, consentirà di far finalmente cadere il velo dietro il quale vengono tenuti diligentemente nascosti i tanti segreti che avvolgono la figura di San Francesco, ma soprattutto di Frate Elia, fatto sparire letteralmente dalla storia.
Forse si riuscirà finalmente a conoscere dove sono custoditi gelosamente > l'anello< > la 12 monetina <> i 5 grani < usciti dalla tomba, ma stranamente non trasmessi a Roma.
Per quanto riguarda i > 24 < -grani della coroncina ci si augura che vengano riportati alla luce e posti insieme agli altri oggetti simbolici attualmente custoditi nel piccolo Museo adiacente alla tomba, non a caso sopranominata > la Cappella delle Reliquie < per essere finalmente esposti al pubblico.

Crediamo che sia giunto il momento per fornire a storici e fedeli i necessari chiarimenti e di consentire la visione di tutti gli oggetti posti da Frate Elia nel sarcofago, in modo da consentire di capire il messaggio altamente simbolico di questo Grande Iniziato.

avv. Giovanni Salvati

 

 

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

 

Immagini della ricognizione dei resti mortali di San Francesco

 

 

 

http://www.tv2000.it/blog/2015/09/27/le-immagini-della-ricognizione-dei-resti-mortali-di-san-francesco-dassisi/

 



Significado simbólico de la corona con 29 cuentas



> Dudas y perplejidades <

Un halo de misterio envuelve a las 29 cuentas > 17 de ébano y 12 de ámbar < halladas en el fondo del sarcófago, poco debajo de > los tres objetos simbólicos < colocados bajo los pies de San Francisco.
En el momento de la apertura, durante
la 2ª sesión del proceso de reconocimiento que tuvo lugar en la tarde del 26 de enero de 1819 – estando presentes los cinco Delegados Apostólicos nombrados por el Papa Pio VII, el promotor fiscal, dos peritos, dos arquitectos y dos notarios, escogidos directamente por los 5 Delegados – se pueden ver de inmediato, en el fondo del sarcófago abierto, tres objetos ( el anillo, un pedazo de hierro oxidado y una hebra de heno brillante) y 28 cuentas de una corona, esparcidas de forma desordenada.
El día después, durante
la 3ª sesión, a la hora de proceder con la extracción de todos los objetos alrededor del esqueleto, se localiza la 29ª cuenta. Los propios peritos consideraron que se trataba de una > corona < aunque, dado el tiempo de permanencia en un local sometido a mucha humedad por las infiltraciones pluviales, > el hilo < que las mantenía unidas, se había ido deteriorando progresivamente hasta consumirse del todo.
La corona podría ser un pequeño rosario usado personalmente por Francisco para rezar o para marcar el tiempo durante el canto del mantra aprendido durante su estancia en Palestina en la corte del Califa de Egipto, con quien se reunió personalmente en Damietta, quedándose diez días como huésped en la tienda de Al Malik.
Podría, pues, ser
un don del Califa, como el cuerno y las dos varitas de marfil, actualmente expuestos en una vitrina del pequeño Museo realizado junto a la Tumba del Santo.

Es sorprendente que no se haya investigado nunca
la efectiva disposición de las   29 cuentas y cuál era su efectivo uso.

Como siempre, se pueden hacer sólo hipótesis, ya que los repetidos e incomprensibles comportamientos de omisión observados por parte de las personas encargadas  de su recuperación  y de su conservación han hecho imposible comprender la utilización de esta corona y sus distintos significados prácticos y quizás simbólicos.
Todas estas dudas y perplejidades surgen espontáneas  en el ánimo de cualquier persona que se adentre en esta serie de
>enigmas< que Fray Elías creó concienzudamente y que de forma igualmente concienzuda han sido manipulados y hechos incomprensibles, como ha sucedido en Collemaggio con el > secreto de los Tres 888 <. No se puede dejar de plantear a los responsables de su custodia  una serie de preguntas para desvelar otro de los misterios que se esconden en la composición de los distintos objetos hallados en la tumba.

El
1er enigma a resolver es sin duda entender cuáles de los distintos objetos pertenecieron realmente a San Francisco.
La particular disposición de los mismos a los pies del Santo – según algunos historiadores – hace improbable que realmente hayan pertenecido a
Francisco y hayan sido utilizados por él. En efecto, se puso en evidencia por parte de algunas de las personas que los hallaron y catalogaron que era probable que hubieran sido introducidos en un dedo (el anillo) o colocados en una de las manos de Francisco (la corona).
A estas objeciones se puede responder que el objetivo de
Fray Elías era claramente, dada la particular disposición de los objetos, dejar un mensaje simbólico que atestiguara el camino iniciático recorrido por Francisco durante su experiencia terrena. No habría tenido sentido alguno colocarlos entre los dedos de las manos,  se habría perdido completamente el significado simbólico que pretendía dar a los distintos objetos.
Un análisis más exhaustivo parece dar valor a esta hipótesis, sobre todo por lo que se refiere al
anillo con la efigie de Minerva colocado bajo el pie izquierdo junto al pedazo de hierro y justo después, bajo el pie derecho, la hebra de heno.
Por lo tanto, se puede tender a pensar, sobre todo por lo que respecta a la corona, que esta perteneciera verdaderamente al Santo, quien habría podido utilizarla para sus oraciones.
Por lo que respecta
al anillo no existen unas confirmaciones históricas concretas que den valor a esta hipótesis, aparte de las claras referencias simbólicas que Elías quiso darle a este objeto, colocado bajo el pie izquierdo junto a un humilde metal y al tallo de una espiga de trigo, cuya particular simbología hemos intentado aclarar en los capítulos dedicados a dichos objetos.
Siguen quedando en el aire dudas y perplejidades que puede que el tiempo consiga despejar, pero esto será posible solo si se lleva a cabo un nuevo análisis de los objetos y de su evidente colocación simbólica desde una perspectiva completamente diferente.

Las preguntas que merecerían una serie de respuestas las hemos planteado ya en las premisas del capítulo que hemos titulado
>EL CODEX FRAY ELÍAS< pero pensamos que resulta conveniente volver a proponerlas en este capítulo dedicado a las 29 cuentas de la corona.

Al primer
> interrogante < planteado en las premisas, parece haber dado respuesta  el padre Isidoro Gatti. En efecto, nos habíamos preguntado dónde habían ido a parar >24< de las 29 cuentas halladas esparcidas en el fondo de la caja justo después de los tres objetos colocados a los pies del Santo con un claro significado simbólico.
En el libro de
ISIDORO GATTI > La tumba de San Francisco en los siglos < Editorial Franciscana - Asís (pág. 267, nota 140, punto 2) se recogen las investigaciones conducidas por él en los archivos de la Basílica de Asís y en la de los Santos Apóstoles en Roma, investigaciones que le permitieron comprobar el exacto itinerario seguido por las 11 monedas y por las cuentas de la corona.

Según los documentos localizados por
Gatti, > 24 < de las 29 cuentas halladas en la tumba fueron llevadas hasta Roma por el Procurador De Bonis junto a las 11 monedas de plata y a la alcuza con las  cenizas de San Francisco, para permanecer conservadas en un > relicario < en la Basílica de los Santos Apóstoles hasta el mes de febrero de 1978.
Permanecieron en Roma hasta dicha fecha, cuando se decidió volver a llevar  todos los objetos a Asís en ocasión del nuevo reconocimiento de sus restos mortales para > volver a ser colocados < en el sarcófago. De este hecho existe una prueba documental >ROMA,Arch. Gen. OFM Conv. Santos Apóstoles (Curia) Memorias históricas, fascículo del año 1978, correspondencia entre el padre  Custodio de Asís ( Bernardino Farnetani) y el padre Guardián de la Basílica de los Santos Apóstoles ( Nicola Giannotti).

¡Sigue resultando incomprensible
> el motivo < que convenció a la Curia a colocar de nuevo las >24 cuentas < en la tumba de Francisco! En efecto, parece una hábil excusa diplomática, quedando en cualquier caso como una decisión totalmente carente de sentido, a no ser que se quisiera > conscientemente < esconder una engorrosa verdad.
De hecho, a pesar de sentir el más profundo respeto por las exhaustivas investigaciones llevadas a cabo por
Isidoro Gatti , de las que hemos obtenido el análisis de los datos históricos y las informaciones sobre la naturaleza de los hallazgos arqueológicos encontrados en el sarcófago, nos gustaría que se nos permitiera dudar seriamente acerca de esta presunta nueva y totalmente injustificada > recolocación < de las 24 cuentas de la corona en el ataúd, consideración que nos lleva plantear de nuevo los mismos interrogantes y exponer las mismas perplejidades:
> ¿
Por qué solo > 24 < de las 29 cuentas de la corona fueron enviadas a Roma y han permanecido conservadas en el relicario hasta el mes de febrero de 1978, sin ser fotografiadas, como las monedas de plata, cuando fueron restituidas a Asís en ocasión del nuevo reconocimiento de sus restos mortales?
>
¿Por qué se decidió > no mostrar jamás <, ni siquiera a los encargados de los trabajos y a los historiadores, las > 29 cuentas < de la corona (17 de ébano y 12 de ámbar), colocadas entre los pies del Santo de Asís, manteniéndolas guardadas en un relicario en la Basílica de los Santos Apóstoles en Roma junto a las 11 monedas de plata y a la alcuza con las cenizas de San Francisco?
> ¿Y si, como es muy probable que sucediera,
> se fotografiaron <, por qué motivo > las fotos < no se publicaron nunca, tratándose simplemente de un > collar de valor < con incrustaciones o madreperlas engarzadas en los distintos orificios, según lo afirmado por los peritos arqueológicos Frondini y Rizzi?
>
¿Por qué se decidió > volver a colocar las cuentas en el sarcófago < a diferencia de todos los demás objetos hallados en tumba y que estaban guardados en la vitrina de la "Capilla de las Reliquias" realizada en la Basílica Inferior?

Antes o después, el tiempo dará una respuesta a todas estas dudas y perplejidades. Por el contrario, dudamos mucho que se proporciones una explicación cualquiera plausible a los demás
interrogantes, que volvemos a proponer con la misma insistencia:
> ¿
Dónde fueron a parar las > 5 cuentas < de la corona, se hicieron desaparecer o se destruyeron como todos los documentos y el archivo secreto de Fray Elías?
> ¿Por qué se han > sustraído < intencionalmente esos cinco cuando se hallaron y se  extrajeron junto a los demás?
> ¿
Quién se ha apropiado indebidamente de ellas con el pleno consentimiento de los 5 Delegados apostólicos ?
> ¿
Quién y Por qué ha consentido la sustracción de estas >5 cuentas< muy probablemente de madera de ébano, de manera tal que se mantuviera el idéntico número de las 12 cuentas de ámbar, número considerado más conforme con el espíritu de los  > 12 caballeros de la mesa redonda < tan apreciados por el fundador de la Orden?
> ¿Se apropiaron de ellas los
5 Delegados como > reliquias del Santo < personales como recuerdo imperecedero, como parecería probable, al ser ellos >los únicos< que tenían el poder de disponer de ellas?
> ¿
A quiénes se las dejaron? A sus herederos o a sus Iglesias de pertenencia?
> ¿
Por qué se ha evitado con cuidado la visión oficial de las otras >24< ?
> ¿Había algún > significado simbólico particular < en la secuencia y/o en el tamaño de los pequeños agujeros que recorrían toda la circunferencia , ya que no se halló rastro de presuntos ornamentos ( pequeñas incrustaciones o perlas) entre las cenizas y los huesos?
> ¿
Por qué se ha evitado con cuidado mostrar > la posición < y > el número < de los agujeros detectados en las 17 cuentas de ébano?
> ¿Quizás porque un ojo experto habría podido reconocer en la sucesión de puntos una > simbología < tan importante que hiciera aconsejable la discreción y el secreto?
> ¿
Por qué las actas de este reconocimiento no se pueden encontrar y en los informes de las actas faltan extrañamente las páginas relativas, como por ejemplo las cartas que confirmaban el intercambio de correspondencia que mantuvieron el Papa y diversos reyes con Fray Elías durante todo el periodo en el que mantuvo su cargo de Vicario Provincial de los Frailes Menores?

Preguntas que seguramente quedarán sin respuesta y que inevitablemente nos llevan a proponer diferentes hipótesis alternativas que parecen confirmar el
mensaje simbólico que Fray Elías quiso dejar para la posteridad. De no ser así, no se entenderían los motivos que llevaron a Fray Elías a colocar el anillo y la corona en el fondo del sarcófago, dos objetos mas cercanos a la cultura árabe musulmana que a la cristiana, pero sobre todo más cercanos a la cultura  de las cofradías sufistas, sus inventoras y promotoras, que se basaba precisamente en la utilización del subha o tasbih, o sea > una corona de cuentas < , precisamente como la hallada en el sarcófago a los pies de Francisco.

El anillo con la imagen de Minerva, clásica Diosa pagana, grabada sobre una corniola oval antigua de época romana según los dos anticuarios romanos Fea y Visconti, que en el mes de febrero de 1820, tuvieron el encargo de efectuar la pericia. Los dos peritos, examinando la imagen de la Diosa, consideraron que la incisión databa del siglo II D.C., mientras que el engaste  de plata en el que estaba engarzadas la corniola era seguramente más reciente, casi seguramente del siglo XII . Estas conclusiones podrían haber suscitado perplejidades y justificado inseguridades, tanto es así que parece comprensible que el anillo se hiciera desaparecer inmediatamente después de haber sido sometido a la pericia y restituido a quien se debía encargar de su conservación.  Por suerte los dos peritos reprodujeron la imagen en un dibujo que ha llegado hasta nosotros.

El destino de la
corona resulta igualmente incomprensible, al no haber sido identificada como > un wird <, el rosario islámico sufista, cuyo nacimiento data de varios siglos antes de que apareciera y fuera utilizado por los Cristianos.
En el
Sufismo, uno de los medios para favorecer "el acercamiento a Dios" es > el éxtasis< , a su vez favorecida por la utilización de técnicas diferentes: abstinencia alimentaria prolongada, exposición a condiciones climáticas extremas, actividad sexual, danza vertiginosa, repetición monótona de una palabra o de una frase, canto, reiteración de los movimientos de la cabeza y del cuerpo.
Ejercicios espirituales, practicados también por Francisco y por sus frailecillos, durante su estancia en la Hermita de La Verna, en la cima gélida de la montaña, lugar al que solía retirarse y donde permanecía en completo ayuno, durante horas e incluso días a la intemperie. Y cuando decidía interrumpir esta prueba, se narra que amaba advertir de su regreso al Eremita  derrocado precisamente con el sondo del cuerno de marfil que le fue regalado por Al Malik, cuerno que  utilizaba también para llamar a los hermanos que se quedaban con él para las oraciones diarias, que con toda probabilidad seguía el esquema sufista, que prevé la repetición sistemática de frases o palabras de sentido sagrado, de forma discreta o cantada, llamada > dhikr < entendida como una forma de disciplina mental y espiritual y asociada estrechamente con el faqr (pobreza interior), que Francisco y sus hermanos practicaban en el cuerpo y en el espíritu (véase S. MARCONI "Francisco Sufi" ed. Libreria Croce pág.106).

Precisamente está relacionado con el
> dhikr islámico-sufista < el nacimiento, que se produce en ámbito musulmán y no cristiano, del > rosario <, que solo > un musulmán iniciado < como el Califa de Egipto pudo haberle ofrecido a Francisco. En efecto, sólo en una época siguiente, gracias precisamente a las influencias islámicas, la práctica y el objeto entraron en ámbito cristiano, pero este pequeño y decisivo >elemento indiciario< no era conocido por aquellos que habían entrado en posesión del mismo, ni por los que eran sus legítimos  guardas, que permitieron que se separaran > 5 cuentas < para hacer de ellas con toda probabilidad unas valiosas reliquias.

Pues bien, aunque es cierto que el comportamiento superficial demostrado por parte de los cinco
Delegados apostólicos, los responsables de su custodia, puede parecer fruto de la improvisación y de una evidente ignorancia, también es cierto que dicho comportamiento despierte no pocas perplejidades el hecho de que se permitiera tal estrago y que se prefiriera las 24 cuentas que quedaron en un relicario para después volver a colocarlas secretamente en la tumba sin dejar ninguna imagen del evento, pero sobre todo evitando con cuidado determinar la exacta posición de las 12 cuentas de ámbar y de las 17 de ébano y sobre todo decidiendo no revelar < la naturaleza sufista > del < rosario > y permitir así descubrir el esquema con el que se habían introducido las 29 cuentas y la efectiva utilización de las mismas.

Precisamente toda esta aparente superficialidad es la que hace que surjan verdaderas sospechas.  Quizás el motivo recóndito de la ocultación consciente de las  cuentas y de la pertinaz falta de una seria investigación está relacionado con la duda que se insinuó en algunos de sus custodios, a través de una más atenta
descifración de los símbolos grabados en la cuenta , de que también la corona pudiera ser, como lo eran el cuerno y las dos varitas de marfil, > un don < del Califa Al-Malich y que los pequeños agujeros presentes en las 17 cuentas de ébano no fueran unos simples > agujeros < en los que introducir incrustaciones de madreperla, tal y como sugirieron los peritos, sino unos verdaderos mensajes en código, que alguien, experto en la lengua secreta de los iniciados, ha sabido leer e interpretar.
La suma de los agujeros de cada cuenta podía indicar quizás "el número de la aleya del Corán" correspondiente ad una sura para facilitar la memorización de las mismas. Se trataría, pues, de una corona con valores esotéricos relacionados con la tradición mistérica musulmana, que no debían ser comprendidos ni divulgados, porque un ojo experto habría podido suministrar la prueba evidente de las relaciones que unían a Francisco y a Fray Elías con el mundo islámico sufista.



Si, tal y como resulta cada vez más aparente, se trata de > uno de los dones < recibidos por Francisco, la corona con las 29 cuentas podría entonces haber sido utilizada por Francisco, para repetir > 29 < de las 99 sûre, según las enseñanzas secretas que el Califa Al-Malich le transmitió en su viaje a Egipto durante los 10 días en los que fue su huésped en su propia tienda. Durante este periodo transcurrido junto al Califa llegó a instaurar unas relaciones muy estrechas con la corte del Sultán y con los Maestros Sufíes. La cosa parece de lo más plausible, ya que hasta nosotros han llegado noticias según las cuales Francisco solía convocar a sus frailes para las meditaciones diarias precisamente con el cuerno de marfil que Al Malik le regaló, comportándose como un Muecín, que tal y como dicta una antiquísima tradición hace uso de este instrumento cinco veces al día para convocar a los fieles para las oraciones diarias.

Al- MaliK, como descendiente directo del Profeta, había recibido, como lo hizo en su tiempo Mahoma, una tabla de metal en la que se reproducían las las 29 fórmulas de las que el Profeta, entonces de treinta años de edad, aprendió el significado gracias a Ben Chasi, un viejo ermitaño, venerado como un Santo, que vivía en una cueva no lejos de la Meca..

Poco después, el ermitaño murió y
Mahoma aseguró a su vez la enseñanza del secreto de estas fórmulas en un círculo compuesto por sus íntimos. Abou Bekr, primer Califa, heredó tanto la tabla como el conocimiento que, después de la muerte del Profeta, siguió difundiéndose en un grupo cada vez más limitado. Con el objeto de defenderse de cualquier tipo de pérdida de estas fórmulas, el Profeta las distribuyó en el Corán siguiendo una clave bien precisa. Esta clave es conocida y las fórmulas están contenidas en el Corán en 29 sûre, lo que permite, en todo momento, reconstruir el método. Las fórmulas introducidas en las 29 sûre son catorce combinaciones de la vocal A” con una o más consonantes. Cada fórmula debe ser “cantada” durante un cierto número de días por un periodo de 25 meses lunares, menos tres días durante los que aquéllos que se consagran a los ejercicios no se ocupan de otra cosa.

Conocer la precisa localización de las 29 suras no permite de manera alguna comprender el significado secreto esotérico, siendo indispensable aprender la justa tonalidad y el timbre correcto con el que deben “cantarse”, aprendizaje que sólo los verdaderos adeptos (esto es, los Califas) son capaces de transmitir y enseñar.



Francisco, había emprendido su viaje desde Italia como pescador de almas, con la convicción no de conseguir convertir al Sultán y a su pueblo, pero sí de lograr plantear las bases para una solución pacífica del conflicto, visto que podía contar con las relaciones y la amistad que se habían instaurado entre el Sultán y Fray Elías, relaciones que se han minimizado o incluso silenciado.

En 1217
Francisco le confió la misión en Siria y en Tierra Santa, nombrándolo Legado Provincial y todos los historiadores confirman que cuando Francisco llegó a Siria en 1219 gracias a un "salvoconducto" que precisamente le había hecho llegar Fray Elías, quedó admirado de la obra indiscutida de su Legado, estimado por todos, cristianos y musulmanes. La cosa extraña es que Fray Elías prolongó su estancia en Siria casi dos años y Francisco varios meses, siendo huéspedes del Sultán, quien si ya había apreciado la calidad moral de Fray Elías, sin duda habrá quedado impresionado y fascinado por la de Francisco, que contaba 38 años, cansado por la penitencia y  debilitado por los achaques, pero que ya mostraba los signos que cuatro años más tarde le llevarían  a experimentar las estigmaciones, el máximo signo divino, y a ser declarado Santo en 1228.

Esta hospitalidad resulta más comprensible si los vínculos entre estos seres excepcionales, unos verdaderos "
iniciados", fueron exactamente los indicados por el Profeta, para aquellos que están en camino y que han aprendido a conocer las reglas que gobiernan profundamente su ser y que convencieron al Califa Malik al-Kamil a transmitir a su vez a los dos "hermanos" de Asís la enseñanza secreta de estas fórmulas, cosa que justificaría la larga permanencia en su Corte.

Francisco era un óptimo cantante trovador, así que no le habría supuesto ninguna dificultad aprender > la justa tonalidad < con la que se pronunciaba cada una de las suras para alcanzar las justas “vibraciones”.

La corona podría ser, pues un pequeño rosario o un subha islámico, que no está compuesto por 29 cuentas, sin por 33 cuentas para permitir al oficiante repetir 3 veces seguidas las le 99 invocaciones de los nombre de Dios.
Sorprende que no se haya investigado nunca cuál era
la disposición efectiva de las 29 cuentas ni cuál era su efectiva utilización.

Una de las hipótesis planteadas considera que las 29 pequeñas esferas estaban unidas entre ellas con tres cuentas de ámbar y cuatro de ébano + una de ébano superpuesta a las otras , como en la imagen del Subha, rosario islámico, para indicar una interrupción de un canto y/o de una oración o colgando de un hilo como en la imagen de la izquierda.

Eddy Seferian, ha expuesto una distribución distinta, como se reproduce en la imagen de la derecha:

>
Una disposición posible desde el punto de vista esotérico podría ser la de 3 cuentas de ámbar + 4 cuentas de ébano + 4 cuentas de ébano + 3 cuantas de ámbar + 4 cuentas de ébano + 3 cuentas de ámbar + 3 cuentas de ámbar + 4 cuentas de ébano.

Seguidamente - una vez completado el mantra -
1 cuenta de ébano co0lgante (quizás de mayor tamaño) para indicar el final del 1er ciclo y el inicio del segundo canto y así seguidamente. En esta disposición la elección de las cuentas de ámbar podría representar al Elemento Metafísico Fuego (lo Divino), mientras que la elección de las cuentas de ébano representaría al Elemento Metafísico Tierra (lo Humano).

Si se acepta esta
distribución se ve que, poniendo 7 cuentas 7 (3+4) + otras 7 al contrario (4+3), se forma una figura de la Geometría sagrada: un cuadrado romboidal que simboliza la perfección viva, en cuanto el Rombo es un cuadrado que respira, aplastándose y ensanchándose.

Otra
interpretación podría estar relacionada con los días de una  Lunación > 29 < como el número de las cuentas, dando un mayor sentido a la 29ª cuenta, si se tendiera por la 1ª hipótesis, con la subdivisión de la corona en cuatro partes de 7 cuentas ( 3 de ámbar+ 4 de ébano) + 1 cuenta de ébano, que se corresponde con el 29° día de la Lunación > precisamente aquel en el que la Luna desaparece y en el que la tradición aconseja practicar "el Rito del baño de luna". Esta ceremonia – como hemos destacado en el capítulo dedicado a este particular rito  - deberían realizarla también los hombres para adentrarse en los ritmos lunares (13 lunas) y permitir que su parte femenina pueda expandirse y armonizarse con su parte masculina y solar, que sigue el ritmo de los equinoccios y de los solsticios (4x3).

San Francisco y Fray Elías, profundamente impregnados por la ciencia hermética, debían de ser conscientes de ello y probablemente seguían los dictámenes y ritualidades de los ritmos lunares, como por otra parte confirmaría precisamente la imagen grabada en el anillo hallado a los pies del Santo, en la que se representa a una Atenea, sin sus vestidos de guerrera y con un "Mercurio" apoyado sobre la mano izquierda.

La corona
, pues, podía ser utilizada por Francisco para seguir y practicar los Ritos relacionados con los ritmos lunares para unas oraciones o cantos mántricos >particulares, como por ejemplo los cantos gregorianos que siguen un esquema romboidal.

o para una particular
oxigenación


1° >
una inspiración rápida > tres segundos y en cada segundo se hace deslizar una cuenta de ámbar
2° >
una expiración más lenta > cuatro segundos y en cada segunda se hace deslizar una cuenta de ébano
3° > una  inspiración rápida > tres segundos y en cada segundo se hace deslizar una cuenta de ámbar
4° > una expiración más lenta > cuatro segundos y en cada segunda se hace deslizar una cuenta de ébano
5° >
invierto el ritmo > la 17ª cuenta de ébano indica que hay que invertir el ritmo de la respiración.

No es fácil entender cuál era el uso real de esta corona ni si realmente perteneció a Francisco. Carecemos de los datos documentales y, sobre todo, falta la voluntad por parte del Vaticano de abrir a los estudiosos los archivos secretos para permitirles tomar visión de toda la  producción de escritos e imágenes recopilados con cuidado por manos expertas y trasladados a lugares inaccesibles.
Quizás la presión de la opinión pública, una vez que se implique en esta investigación, permitirá  que finalmente caiga el telón tras el cual se mantienen diligentemente escondidos los numerosos secretos que envuelven a la figura de
San Francisco, pero sobre todo a la figura de Fray Elías, borrado literalmente de la historia.
Quizás consigamos saber por fin dónde están guardados celosamente
> el anillo < > la 12ª moneda <> las 5 cuentas < que se sacaron de la tumba pero que extrañamente no llegaron a Roma.
Por lo que se refiere a las
> 24 < cuentas de la corona es nuestro auspicio que sean traídas a la luz y colocadas junto a los demás objetos simbólicos actualmente conservados en el pequeño Museo adyacente a la Tumba, que no por nada ha recibido en nombre de > la Capilla de las Reliquias < para que así por fin queden expuestas al público.
Creemos que ha llegado el momento de proporcionar a los historiadores y a los fieles las aclaraciones necesarias y permitir la visión de todos los objetos colocados por
Fray Elías en el sarcófago, de manera tal que pueda entenderse el mensaje de alto nivel simbólico de este Gran Iniciado

Abogado Giovanni Salvati
Un hombre no puede cambiar el mundo
pero puede difundir un mensaje
que puede cambiar el mundo