You are here: Home CODEX FRAY ELÍAS Significato della spiga di grano

Significato simbolico della spiga di grano

Correo electrónico Imprimir PDF


LA TOMBA DI SAN FRANCESCO NEI SECOLI
Isidoro Gatti (pp. 264-267)

1) Durante la Terza Sezione del Processo (tenutasi  il 28 gennaio 1819) venne effettuata la 1° vera ricognizione del sarcofago, di cui il Gatti (op.cit.pag. 264) ne riporta il testo redatto dai delegati papali, riportati nelle copie dei Processi.

“Alla luce delle fiaccole si poté osservare, senza toccarlo,tutto il contenuto del sarcofago e ascoltarne la descrizione fattane dai periti medici e chirurghi: Romagnoli, Rossi, Battaglia e Paoli.

C’era dentro “ uno scheletro avente al lato destro, prossimamente alla testa una pietra informe  di figura poligona  ed  al lato sinistro, fra il fianco e la spalla, tre pezzi di metallo di figura rotonda della dimensione delle cosi dette monete di terza forma."

All'estremità  della cassa,dopo i piedi, esiste:
> un anello che sembra di metallo

Vicino al detto anello sembra esservi:
> un frammento di metallo con patina verde

Vicino ad esso frammento:
> uno spillo rilucente

Finalmente sotto le ossa dei piedi , presso l’estremità dell’urna si contano:
> 28 acini posti disordinatamente

Finalmente, fatte le debite ispezioni nell’urna medesima, i detti periti archeologi hanno assicurato non esservi vestigia, né iscrizioni, né di scultura” ( Processo Romano f.24; Processo Assisano f.10)”(vedi Gatti op. cit.,pag.264-265, nota 129.)

2) Alla fine della Terza  Sezione del Processo i vari > oggetti < furono estratti dal sarcofago:

“ quello che era sembrato > uno spillo rilucente < risultò essere soltanto un > frammento di paglia < ( Processo Romano f.34; Processo Assisano f.13)”

Chiusi a chiave questi oggetti in una cassetta di legno, questa fu sigillata e data in custodia a mons. Lucchesi, Vescovo di Foligno. Cosi si concluse la Terza Sezione ( pag.265, nota 135).

(omissis)

4) Il frammento di paglia. Non risulta catalogato in nessun verbale del processo. Lo stesso Gatti non ne fa più alcun cenno di questo reperto.  Il piccolo gambo di una spiga deve quindi essere stato buttato subito, una volta che venne accertato non essere un "oggetto prezioso" come era sembrato in un primo momento, apparendo a prima vista  come una "spilla con brillanti".

********

Allo sguardo attonito del primo operario, che ebbe la ventura di aprire il sarcofago, gli sembrò di scorgere al lume di candela uno "spillo rilucente", posto sotto il piede destro.




Una volta scoperto trattarsi di un semplice > pezzettino di culmo < parte del gambo di una spiga di grano, caduto - secondo i periti - per caso tra i piedi del Santo, venne - a quanto si racconta- buttato via, negando che invece fosse stato posto

> deliberatamente <

da Frate Elia in fondo ai piedi accanto all'anello e al pezzo di ferro.



Non è dato quindi sapere di quale > parte del gambo < si trattasse e se fosse ricoperto appositamente da una qualche sostanza che lo rendesse luccicante e/o fosforescente o fosse semplicemente un effetto dovuto agli acidi che col tempo avevano riempito il vano del sarcofago.

Queste sono le conclusioni, cui è giunta la Commissione Cardinalizia nominata dal Papa. E' nostra convinzione che Frate Elia avesse messo  di proposito, in quella determinata posizione, quel rilucente

> frammento di paglia <


Dalla trebbiatura effettuata con i metodi tradizionali si ottengono : la Paglia grossolana, la Paglia fine, la Pula (e barbe) e i Grani . La paglia serve da foraggio. La pula per polli e asini solo se senza reste, altrimenti può servire solo da lettiera.

Se si trattaasse di un semplice "filo di paglia" questa scelta avrebbe un preciso significato simbolico. Potrebbe significare che il "ciclo mortale" di San Francesco è terminato e ne è ricominciato un altro ad un diverso livello.


Ne potrebbero fornire la conferma i simboli posti ai piedi dei resti mortali di Francesco.

Il filo di fieno, che segnala la conclusione della mietitura
Il pezzo di ferro, scarto non più utilizzabile
Il corpo senza vita che torna alla pura terra

Francesco si è definitivamente staccato dal  mondo

< vegetale>< minerale<> animale>

ll Beato è morto alla vita in terra ed è "rinato" <

La pianta del grano simboleggia il ciclo delle rinascite.

Poiché il cereale prima di nascere in primavera resta sepolto sotto terra, è l’analogia del

< passaggio dell’anima dall’ombra alla luce >


Il grano è il simbolo della fecondità. Infatti nella mitologia Greca, Demetra la dea dei cereali e delle messi, è rappresentata con la fronte cinta da una corona di spine di grano.


Demetra era l’iniziatrice dei Misteri di Eleusi.


Questi Misteri erano divisi in Grandi e Piccoli. I piccoli misteri erano una preparazione ai Grandi Misteri e si celebravano presso Atene ad Eleusi.

I Misteri eleusini conferivano una sorta di noviziato. Dopo un certo lasso di tempo il novizio era iniziato ai Grandi Misteri, che erano tenuti di notte. In questi misteri le cerimonie erano collegate con l’evoluzione degli astri e il susseguirsi delle stagioni, illustrando l’alternarsi delle stagioni.


Il ciclo vita-morte evocato dal grano traspare, con ugual significato, anche nell’immagine di Osiride, dio egiziano dei cereali e della morte.


Il chicco di grano è simbolo di rinascita, segno di speranza e di futuro.

La spiga di grano è l'emblema della primavera, della natura che si risveglia, che vince il buio e l’immobilità dell’inverno e dunque la morte (Mito di Proserpina). Proserpina è la versione romana della dea greca Persefone o Kore. Il nome potrebbe derivare dalla parola latina "proserpere" ("emergere") a significare la crescita del grano. Infatti, in origine, fu senza dubbio una

"Dea agreste"


Proserpina era figlia di Cerere. La leggenda racconta che fu rapita da Plutone re dell'Ade, mentre coglieva i fiori sulle rive del lago Pergusa ad Enna.

Fu trascinata sulla sua biga trainata da quattro cavalli, due bianchi e due neri e, condotta nell'Ade, ne divenne la sposa e fu

"Regina degli Inferi"

Dopo che la madre ebbe chiesto a Zeus di farla liberare, poté ritornare in superficie, a patto che trascorresse sei mesi all'anno.

Grano dono di Dio, simbolo del lavoro e della fatica umana.

Il seme ogni anno muore per rinascere puntualmente a nuova vita salvando l’uomo dalla morte per fame.


Il grano in semi è sentito come una metafora visibile e concreta: da un lato il suo aspetto inerme, la sua morte apparente,


dall’altro la potenza di vegetale racchiusa in esso lo identifica come fonte di vita, territorio di nessuno nella frontiera tra il vivere e il morire. Morendo, infatti, si moltiplica.


Nella Bibbia molti sono i passi che fanno riferimento al grano, in particolar modo nei Vangeli dove questa pianta addomesticata dall’uomo non è solo dono divino e segno di abbondanza, ma diventa simbolicamente "alimento per l’anima", come ricorda un simpatico racconto per bambini.


"Quando un bimbo nasce un angelo gli mette in mano un chicco di grano. Se lui lo stringe e tiene il pugno chiuso, il chicco finisce per ammuffire. Se apre la mano il chicco cadrà per terra, andrà nei solchi e diventerà germoglio, spiga, non lo perderà, ma si moltiplicherà.
Se dico il chicco è mio, sono triste; se il chicco lo dono sono amico di tutti, apro la mano, il mio problema è piccolo rispetto a quello degli altri".


Se il chicco di frumento non cade a terra e muore, non porta frutto... (Gv 12,24). E' il mistero pasquale di morte e resurrezione, che Gesù ha attuato per primo donando se stesso, perché ricevessimo la vita, ma è anche il mistero della primavera della congregazione francescana.

Il pane ottenuto dal grano diventa il corpo stesso di Cristo e, con il vino, il suo sangue, simbolo eucaristico per eccellenza.


da cuore a cuore

avv.Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

Immagini della ricognizione dei resti mortali di San Francesco

http://www.tv2000.it/blog/2015/09/27/le-immagini-della-ricognizione-dei-resti-mortali-di-san-francesco-dassisi/

EL MISTERIO DE LA TUMBA DE SAN FRANCISCO EN LOS SIGLOS
Isidoro Gatti (páginas 264-267)

1) Durante la Tercera Sección del Proceso (que se celebró  el 28 de enero de 1819) se efectuó la 1ª verdadera identificación del sarcófago, de la que Gatti (op.cit. pag. 264) recoge el texto redactado por los delegados papales incluido en las copias de los Procesos.


Con la luz de las antorchas se pudo observar, sin tocarlo, todo el contenido del sarcófago y se pudo escuchar la descripción hecha por los peritos médicos y cirujanos: Romagnoli, Rossi, Battaglia y Paoli.

Había dentro “ un esqueleto que tenía a su lado derecho, en proximidad de la cabeza una piedra informe  de figura polígona , y  a su lado izquierdo, entre el costado y el hombro, tres pedazos de metal de figura redonda de la dimensión de las llamadas monedas de tercera forma."

En el extremo de la caja, después de los pies, existe:
>
un anillo que parece ser de metal

Cerca de dicho anillo parece estar:
>
un fragmento de metal con pátina verde

Cerca de dicho fragmento:
>
un broche reluciente

Por fin, debajo de los huesos de los pies , en el extremo de la urna se cuentan:
>
28 cuentas colocadas desordenadamente


Por último, una vez hechas las debidas inspecciones en la propia urna, los especialistas peritos arqueológicos han asegurado que no existían ruinas, ni inscripciones ni de escultura” ( Proceso Romano f.24; Proceso de Asís f.10)”(véase Gatti op. cit.,pág.264-265, nota 129.)

2) Al final de la Tercera  Sección del Proceso los distintos objetos fueron extraídos del sarcófago:

lo que había parecido un broche reluciente resultó ser solamente un > fragmento de paja < ( Proceso Romano f.34; Proceso de Asís f.13)”

Después de cerrar bajo llave estos objetos en una caja de madera, esta se selló y fue dada en custodia a monseñor Lucchesi, Obispo de Foligno. Así se concluyó la Tercera Sección (pág.265, nota 135).

LA HEBRA DE HENO
La atónita mirada del primer operario al que tocó en suerte de abrir el sarcófago  se vislumbró bajo la luz de las velas lo que pareció un "broche reluciente", colocado bajo el pie derecho.



Una vez descubierto que se trataba de un simple
> pedacito de caña <, parte del tallo de una espiga de trigo, que habría caído – según los peritos – por casualidad entre los pies del Santo, fue – tal y como se cuenta – arrojado entre los desechos, negando que hubiese sido colocado > deliberadamente < por Fray Elías en el fondo, a los pies, junto al anillo y al pedazo de hierro.



Así que no nos es posible saber de qué
> parte del tallo < se trataba y si estaba recubierto de alguna sustancia que lo hiciera relucir o lo volviera fosforescente o si simplemente se trató de un efecto debido a los ácidos que con el tiempo habían rellenado el hueco del sarcófago.



La planta del trigo
simboliza el ciclo de los renacimientos, dado que el cereal, antes de nacer en primavera permanece oculto bajo tierra: es la analogía del paso del alma de la sombra a la luz.



La semilla cada año muere para renacer puntualmente a una nueva vida, salvando al hombre de la muerte por hambre.
El trigo en semillas es sentido como una metáfora visible y concreta: por un lado su aspecto inerme, su muerte aparente, por otro lado la potencia de vegetal encerrada en él lo identifica como fuente de vida, territorio de nadie en la frontera entre la vida y la muerte. Al morir, en efecto, se multiplica.
En la Biblia son muchos los pasajes que hacen referencia al
trigo, de forma particular en los Evangelios, donde esta plasta domesticada por el hombre no es sólo don divino y signo de abundancia, sino que se convierte simbólicamente en alimento para el alma. El pan obtenido del trigo se convierte en el cuerpo mismo de Cristo y, con el vino, su sangre, en el símbolo eucarístico por excelencia.



La espiga de trigo es el emblema de la primavera, de la naturaleza que se despierta, que vence a la oscuridad y a la inmovilidad del invierno y, por lo tanto, a la muerte  (Mito de Proserpina).
Proserpina es la versión romana de la diosa griega Perséfone o Kore. El nombre podría derivar de la palabra  latina proserpere ("emerger") que haría referencia al crecimiento del grano.



El trigo
es el símbolo de la fecundidad. En efecto, en la mitología griega, Demetra, la diosa de los cereales y de las cosechas, se representa con una diadema de espinas de trigo . Demetra era la iniciadora de los misterios de Eleusis (estos misterios se dividían en grandes y pequeños. Los pequeños misterios eran una preparación para los Grandes Misterios y se celebraban en Atenas. Los misterios eleusinos atribuían una especie de noviciado. Después de un cierto lapso de tiempo el novicio era iniciado en los Grandes Misterios, que se celebraban de noche. En estos misterios las ceremonias estaban relacionadas con la evolución de los astros y el  subseguirse de las estaciones), ilustrando el alternarse de las estaciones.



El ciclo vida-muerte evocado por el
trigo se puede ver, con igual significado, también en la imagen de Osiris, dios egipcio de los cereales y de la muerte.