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IL PALLIO della VERITA > Francesco non fa Francesco

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Capitolo 1

"Per un pallio Francesco perse la cappa"

Il titolo che abbiamo voluto metaforicamente dare a questo capitolo si rifà ad un famoso detto latino

"Uno pro puncto caruit Martinus Asello”

letteralmente "Per un unico punto Martino perse Asello" è la frase latina corrispondente ad un modo di dire molto diffuso nella lingua italiana e radicato nella memoria orale:

"Per un punto Martin perse la cappa"

La frase, quasi proverbiale, vuole significare che un "errore" riguardante un "particolare" apparentemente di scarsa importanza comporta talvolta conseguenze disastrose.

Nella locuzione in italiano la "cappa" cui ci si riferisce è una sorta di "mantello", simbolo della carica di Priore di un monastero, perdere la quale significa rimozione dalla carica o mancato conseguimento della stessa. Espressione usata in modo ironico come ammonimento anche in ambito matematico, dove i punti, pur così minuscoli, possono cambiare a seconda della loro posizione il significato di una espressione; di conseguenza bisogna stare attenti al loro posizionamento e non distrarsi come Martino.

Secondo la tradizione, che risale al XVI secolo,  Martino era Abate del  monastero di Asello, volendo abbellire la sua abbazia, decise di apporre sul portale principale un cartello di benvenuto che recitasse:

> Porta patens esto. Nulli claudatur honesto <

"La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto"

il messaggio esprimeva generosità e carità davvero cristiane.

L'artigiano incaricato del lavoro (in altre versioni, forse lo stesso Abate), però, complice la stanchezza o la distrazione, sbagliò la posisizione del punto.

> Porta patens esto nulli. Claudatur honesto <

"La porta non resti aperta per nessuno. Sia chiusa all'(uomo) onesto"

I guai che tale errore procurò a Martino non si limitarono alla figuraccia. La notizia di un messaggio così contrario alla caritas christiana, infatti, raggiunse le alte sfere ecclesiastiche (e forse lo stesso Pontefice), le quali decretarono l'immediata sollevazione dell'Abate, privandolo della cappa (cioè del mantello) che di tale dignità era simbolo.

A ricordare l'errore di Martino provvide il suo successore, che fece correggere il cartello inospitale completandolo con la frase

"Uno pro puncto caruit Martinus Asello (o Ob solum punctum ...)"

Ebbene questo racconto può essere facilmente adattato alle vicende che toccano direttamente la persona dell'attuale Pontefice, di cui si può affermare, senza paura di essere smentiti,

> Francesco non fà Francesco <

mostratosi, come Martino, non all'altezza di svolgere a pieno il suo ruolo, avendo snaturato e in qualche caso distorto

> il significato exoterico (terreno) e esoterico (spirituale) <

dei simboli scelti per rappresentarlo agli occhi del mondo quale

"Pontefice Massimo di Sacra Romana Chiesa"

avendo rinunciato di proposito a portare la "cappa" (la mantella pontificia)

"il pallio a croci kadosch"

anche se riprodotto, come è prassi, nell'effige posta nel mausoleo dei Papi.

Gesto dallo stesso considerato assolutamente non importante,né significativo dal punta di vista simbolico, come la decisione, apparentemente inconcepibile, di non indossare

"l'Anello del Pescatore"


https://www.youtube.com/watch?v=zk5Pqf1XoSA

ricevuto dal cardinale Angelo Sodano nella messa di inizio pontificato del 19 marzo 2013 ed andando ad abitare in un albergo fuori dalla cinta vaticana, anziché nell'appartamento destinato al Pontefice.

Capitolo 2

< ?! il Papa non porta più l’anello del pescatore !? >

Atteggiamento che viene confermato dall'anello da

"vescovo"

che Papa Bergoglio indossa abitualmente


Mentre, almeno nel primo periodo di vacanza, sua santità Benedetto XVI non si è privato invece del suo "anello" da Pontefice Emerito

a differenza di Papa Bergoglio che sembra abbia rinunciato ad indossarlo.

Lo ha portato alle prime Messe da Pontefice

ma da luglio 2014 non lo mette più, neppure nelle messe ufficiali.

A tal proposito  val la pena riprendere le considerazioni apparse su un sito cattolico:

"Questa questione dell'anello d'argento e non d'oro ha fatto scorrere fiumi d'inchiostro sul presunto amore per la povertà di Papa Francesco. Tutti ne hanno parlato come di una rinuncia alla ricchezza, come se l'anello fosse di Jorge Mario Bergoglio e non del Papa. Ma a proposito di gesto simbolico, sarà bene ricordare che l'oro simboleggia il Sole, la luce, il giorno, attiene al Cielo e si addice a Dio, mentre l'argento simboleggia la Luna, il buio, la notte, attiene alla terra e si addice all'uomo così che ci troviamo al cospetto dell'esaltazione di un simbolismo  invertito, tale che il nuovo Papa non porta al dito un segno del potere spirituale celeste, che viene da Dio, ma un segno del potere temporale terreno, che viene dal mondo.
Una inversione che quasi sempre è foriera di gravi conseguenze sulla conduzione del munus petrino. È risaputo che

< non si invertono impunemente le polarità…>

è la stessa cosa che è accaduta con l'inversione dell'orientamento dell'altare e del celebrante nella Messa.
Quanto poi al fatto di preoccuparsi che l'anello “sembrasse” d'oro, senza esserlo, come evitare di pensare che ci si possa trovare di fronte ad una sorta di cifra di questo nuovo papato: di chi realizza cose scadenti e le imbelletta per farle sembrare pregiate… di chi preferisce le cose grigie, ma le presenta come luminose… di chi si volge alla terra dicendo di guardare il Cielo.

In più, questa decisione conferma la volontà del cardinale Bergoglio di rifiutare la funzione di Papa, come essa è intesa dalla Chiesa.

Così facendo, al vertice della Chiesa si introduce una nuova figura: quella di un

"vescovo come gli altri"

con la prerogativa di sedere a Roma e non a Buenos Aires

Una sorta di anticipazione della trasformazione della Chiesa da società monarchica a mera democrazia, in perfetta coerenza con la valenza meramente umana e terrena simboleggiata dall'argento."

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV467_Papa_cronaca_L-anello.html

Val la pena riprendere le conclusioni di Roberto de Mattei, in un articolo più sotto richiamato, dal titolo emblematico

"UNO E UNO SOLO È IL PAPA"

" il successore di Pietro è prima Papa e poi Vescovo di Roma. È Vescovo di Roma in quanto Papa e non Papa in quanto Vescovo di Roma"

Capitolo 3

"I messaggi simbolici di Francesco I"

Quando il Cardinale Bergoglio venne elevato al soglio ponfiticio, in cui - come è prassi - il nuovo Papa è tenuto a scegliere gli

"ornamenti liturgici"

*

che rappresenteranno, agli occhi del mondo,

> i simboli <

del Suo Papato dichiaratamente "umile"

Tra gli ornamenti scelti ci fu appunto

"il pallio a croci kadosh"

Pallio  ideato e indossato per la prima volta da

"Papa Benedetto XVI"

il 29 giugno 2008, durante l'abituale consegna del "Pallio a croci nere " ai Vescovi Metropoliti.

< Pallio>

che lo avrebbe dovuto ricordarlo ai posteri non più con  il simbolo pastorale dei Primi Papi

"Pallio della Tradizione"

ma con un altro, legato invece a tutt'altra simbologia e valori spirituali.

"Scelta" altamente "esoterica", partorita da un preparatissimo "Gruppo iniziatico" presente in Vaticano, a cui si deve - una delle mosse più importanti e decisive per il nefasto esito del cammino iniziatico affrontato da

"Benedetto XVI"

La scelta di questo particolare "Pallio "aveva infatti un profondo

"significato esoterico"

oltre che mistico e religioso, come abbiamo cercato di evidenziare nei capitoli

>"CELESTINO V E IL PALIO PALE DI BENEDETTO XVI"

> "GLI SPILLONI DEL PALLIO" <

"RISVOLTI MISTICI ED ESOTERICI"

Pallio Pale

indossato da Papa Francesco durante il primo anno di pontificato, in tutte le cerimonie liturgiche

per poi ravvedersi e rinunciare a presentarsi, anche Lui come un novello

"Cavaliere Kadosh"

forse perché troppo legato alla simbologia gnostica templare

> il Grande Eletto Cavaliere Kadosh <


"il Cavaliere dell’Aquila Bianca e Nera"

non volendo assumere le veci dell'apostolo Pietro, né tanto meno quelle dell'eroe leggendario 

Galaad

Ma siamo convinti che, al momento della scelta,

Papa Francesco

non si sia affatto reso del tutto conto della

"portata esoterica e simbolica"

< del >

"Pallio a croci kadosh"


Come sembra confermato dai "gesti" e delle "scelte simboliche" compiuti, che lo hanno portato  a sostituire definitivamente tale paramento, nonostante avesse accettato di farsi rappresentare ufficialmente per i secoli futuri con il suddetto pallio.

Capitolo 4

"L'effige di Francesco I"

Francesco I ha scelto infatti  anche Lui, come Benedetto XVI, di essere rappresentato nella storia papale con il

"Pallio Pale a croci Kadosch"


su cui sono state inserite di proposito sei croci rosse, che richiamano il classico "simbolo gnostico templare" della

" la stella a otto punte"

Come la Stella Polare indica la via giusta, la Stella ad Otto punte rappresenta

> la Via dei Giusti <

"la Via del risveglio"

"secondo molti miti popolari"

Scelta che appariva in un primo tempo non casuale, come abbiamo sottolineato, nell'analisi del

"significato simbolico"


dello stemma, indagine in cui abbiamo esaminato la diversa simbologia adottata nella sequenza dei due scudi pontifici

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEI SIMBOLI DI PAPA FRANCESCO”

http://www.soscollemaggio.com/it/linsostenibile-leggerezza-dei-qsimboliq-di-papa-francesco.html

e abbiamo tenuto a sottolineare come Papa Francesco, nella versione scelta per lo stemma papale, non ha adottato il classico

> Simbolo gesuita<

ma  ha scelto "il simbolo" meno usuale, in cui

la croce rossa”

a forma di ”spada” trafigge la linea mediana della

> H <

Quasi a voler sottolineare "l’aspetto guerriero" del Suo pontificato

Un cavaliere capace di combattere per la Chiesa con "le Armi della Fede" da vero

"milite gesuita"

senza arrendersi mai, come è stato costretto il

> "265° Papa"<

Scelta invece rivelatisi superficiale e anacronistica, avendo Papa Bergoglio deciso di non indossarlo più, anche se non appare facilmente comprensibile il motivo che lo ha convinto a tornare ad indossare un pallio a sei croci nere simile a quello utilizzato comunemente dagli

Arcivescovi metropoliti


e dai Papi, che l'avevano preceduto.

Il vecchio Pallio con croci nere, come quello a croci rosse indossato da Papa Giovanni Paolo II durante la vigilia di Natale del 1999, hanno  infatti entrambi una

> "Y"<

davanti e l'altra dietro ad indicare che ll Pastore sa sempre  quale sentiero intraprendere per ritrovare la pecorella nera, quella smarrita.

Capitolo 5

> il ritorno all'antico pallio e alla ferula tradizionale <

Ad un anno di distanza dalla sua elevazione al soglio pontificio Papa Francesco ha mostrato di aver improvvisamente cambiato

> indirizzo spirituale ed esoterico <

Se ne è avuta un'indiretta conferma durante la celebrazione della consegna del pallio pale a 24 vescovi da Lui nominati nel 2013 .

a differenza della precedente cerimonia del 2013, in cui indossò

“il Pallio con le 6 croci Kadosch”

Infatti il 29 giugno 2014, nella cerimonia a ricordo dei Santi Pietro e Paolo- in occasione della consegna del pallio a 24 vescovi,  ha cambiato "il Pallio", tornando a quello indossato da tutti gli altri Papi, prima dell'avvento di Benedetto XVI.

"Il Pallio Pale"

seguendo una linea di comportamento legata all’‘ermeneutica, alla teologia e alla forma del magistero, porta in ogni sua parte un

"messaggio"

altamente simbolico, molto difficile da comprendere anche per gli addetti ai lavori, ma la scelta di Papa Bergoglio di tornare al

"Pallio a croci nere"

!! sembra non lasciare adito a dubbi !!

Francesco ha del resto sottolineato più volte la sua volontà di essere un

“Primus inter Pares"

Scelta,confermata nella visita in Abruzzo del 5 luglio 2014, in cui è tornato ad indossare l'abituale "Mitra" e l'identico

"pallio a croci nere"

come mostra questo foto, in cui abbraccia Mons. Brigantini, Arcivescovo di Campobasso.

Scelta definitiva, che avrebbe dovuto comportare, seguendo l'esempio del suo predecessore la modifica dell'effige nel mausoleo dei papi

Papa Bergoglio, per dare infatti un senso compiuto ad una scelta che lo ha portato ad accettare supinamente  di svolgere il ruolo operativo di semplice

"Papa ausiliario"

dovrebbe valutare se sia o meno il caso di seguire l'esempio di Papa Ratzinger e far "modificare" per la seconda volta - come è già successo irrimediabilmente per la stemma - anche la sua

"Effige"

Ma forse, ad un più attento esame, il mancato mutamento dell'effige con il pallio a croci rosse ha proprio lo sopo di mettere in evidenza che Papa Francesco ha effettivamente assunto il ruolo ausiliario, come mostra il suo volutamente non indossare l'anello pietrino.

Capitolo 6

"Francesco I"

>un "Pontefice" in fuga dal suo Ruolo iniziatico<

Alla luce di queste decise ed inequivocabili prese di posizione simboliche assunte da Papa Bergoglio viene spontaneo porsi allora

> il quesito <

? Chi vuole essere <veramente> Papa Francesco?


>? Il Papa ausiliario di Sacra Romana Chiesa ?<


?! primus inter pares !? < o > ?! ultimo tra i primi !?


visto che fin'ora ha recitato un parte che assolutamente non gli confaceva da alcun punto di vista, indossando una

"maschera di ferro"

come fosse il redivivo gemello di  Luigi XIV, Re di Francia, di cui Voltaire e Alessandro Dumas jr. hanno raccontato le gesta leggendarie, poi riprese in famosi film.

Un attento esame del comportamento assunto dal

"Cardinale Bergoglio"


dopo la sua elezione al soglio pontificio, mostra infatti che questo passaggio di funzioni non è avvenuto.

Capitolo 7

"Tra Francesco e Benedetto c'è un segreto sul papato"

"Non può esserci un Pontefice emerito"

aveva detto padre Lombardi. E invece... È un mistero illuminato da alcune parole di Ratzinger:
"Sempre e per Sempre"

tanto da poter affermare, senza paura di smentita, in contrasto al famoso detto in auge tra i media vaticani, che

< José Mario Bergoglio >

"Entrò in conclave come "Papa" e ne uscì "cardinale"

> Papa-Vicario"gesuita" Vescovo di Roma<

Le modalità con cui Benedetto XVI si è dimesso e Papa Bergoglio è stato eletto consentirebbero in effetti di poter sostenere

> l'illegittimità del pontificato <

del suo presunto successore, come efficacemente  chiarito dal Dott.Lorenzo Simonetti, in un articolo intitolato

SCACCO MATTO AL RE NERO

Riprendo alcune delle argomentazioni che mi sembrano dal punto di vista del diritto canononico convincenti

"Colui che è stato eletto (Cardinale Bergoglio) come è noto appartiene all'Ordine dei gesuiti (Compagnia di Gesù).

Ebbene, lo statuto di questo ordine religioso prevede espressamente la rinuncia di ogni gesuita ad ogni dignità ecclesiastica (si tratta del quinto voto di professione religiosa). Pertanto, un gesuita non può mai diventare Vescovo o Cardinale se il Papa non sospende in via eccezionale la regola della Compagnia di Gesù (vedi la parte IX, paragrafo 756, delle costituzioni dei gesuiti).

Senza il permesso del Preposito generale e la sua approvazione, nessuno potrà accettare dignità alcuna fuori dalla Compagnia. Ed il Preposito Generale né lo permetterà né lo approverà, tranne che ve lo costringa l'obbedienza alla Sede Apostolica.

Dunque, se un gesuita non può assumere cariche ecclesiastiche intermedie senza la dispensa Papale, a maggior ragione non può diventare Sommo Pontefice, che è

< la massima dignità ecclesiastica >

anche perché il Pontefice in carica e non può certo dare la necessaria

"dispensa preventiva"

Il conclave è un Collegio elettorale cardinalizio che non ha gli stessi poteri di un Papa, e quindi non può disporre tale dispensa.

Ciò significa che il cardinale Bergoglio non avrebbe mai potuto accettare l'elezione, anche se la Santa Sede fosse stata vacante e il Conclave avesse rispettato diligentemente le norme procedurali.

Né Il Papa Emerito Benedetto XVI avrebbe potuto a posteriori ratificare la decisione assunta dal Collegio Cardinalizio, dando la necessaria dispensa, non avendone più i poteri e la maestà, salvo chela dispensa fosse implicita per chi accettase un ruolo vicario e l'unico che poteva assumere era appunto il gesuita Bergoglio , nominato Cardinale da Giovanni Paolo II".


Ecco il motivo per cui non è stato mai eletto alcun Pontefice Gesuita, fatta eccezione per il Cardinale Bergoglio, che, a differenza di tutti gli altri cardinali, ha accettato di assumere l’incarico di

> Papa Vicario <

avendo fatto un giuramento di obbedienza e fedeltà al pontefice Benedetto XVI, vivo e dimissionario solo dal punto d vista operativo, avendo rinunciato non al munus petrinum, ma solo al ministerium, ovvero all’esercizio di quell’ufficio. Di più, Benedetto XVI non avrebbe neppure rinunciato interamente all’executio del ministero petrino, ma unicamente all’esercizio del governo, riservandosi l’esercizio spirituale del ministerium stesso.

Benedetto XVI non avrebbe, cioè, rinunciato al compito di Successore di Pietro, ma unicamente alla esecuzione concreta dello stesso. Avremmo così Benedetto XVI ancora pienamente investito del munus petrinum, nel pieno possesso del ministerium spirituale del Vicario di Cristo, ma non più della potestà di governo universale che sarebbe, invece, in capo a papa Francesco.

«La "quaestio canonica" non è affatto risolta, per nulla!

Si è solo scelto di non trattarla.

l’atto di rinuncia non è chiaro e soprattutto non ricorrono i requisiti richiesti

E il Romano Pontefice, sebbene Autorità Suprema

> non può inventare "requisiti" che non esistono <

o non spiegare con chiarezza estrema il suo gesto, perché l’ufficio non gli appartiene e non può creare figure nuove atte a contraddire la tradizione e soprattutto a condizionare i suoi successori, cosa che è puntualmente avvenuta, non essendoci nessuno dei cardinali disposto ad accettare una carica dimezzata"

°°°°°°°°°°°°°°°°°

Fatta eccezione per Bergoglio che accettò di assumere l'incarico a mezzo servizio

http://soscollemaggio.com/images/stories/pellegrinaggio/papa-francesco-a-sarajevo-ferula%20spezzata.jpg

Ecco il motivo del rifiuto di abitare nell’appartamento destinato al Pontefice, di indossare l’anello pietrino se non in particolari cerimonie

e di rinunciare al pallio a croci rosse. una volta compreso il  vero significato simbolico attribuitogli da Benedetto.

Nè ha  posto, come è prassi, lo stemma pontificio sull'orlo della cintura

Seguendo l'esempio di tutti i Papi precedenti, ultimo dei quali lo stesso Benedetto XVI

che ha continuato a portarlo anche dopo essersi dimesso


Decisione altrettanto sorprendente è il

"mancato utilizzo dell'appartamento pontificio"


che non ha alcuna giustificazione, avendo posto la sua residenza in un

"albergo"


fuori della cinta vaticana,


Scelte e comportamenti che si possono comprendere solo osservando le scelte ed i comportamenti del pontefice tutt'ora in carica.

> Benedetto XVI <

a differenza dei suoi predecessori, che hanno rinunciato al sommo pontificato, ha voluto infatti mantenere

> il nome papale <> la sua veste bianca <

Ha conservato anche l'appellativo “Sua Santità” elo stemma pontificio con le chiavi di Pietro” segni identificativi di un

"Pontefice regnante"

Ed è invece quello che è accaduto agli ultimi due pontefici, che prima di Benedetto XVI, hanno sicuramente rinunciato al Papato, cioè Celestino V (29 agosto 1294 - 13 dicembre 1294) e Gregorio XII (1406-1415) i quali tornarono ad essere, l'uno monaco eremita, l'altro Cardinale.

Infatti quando il 13 dicembre 1294 Celestino V annunciò il suo abbandono del pontificato, raccontano le storie, "discese dalla cattedra, prese la tiara dal capo e la pose per terra; e mantello e anello e tutto se ne spogliò di fronte ai cardinali sbalorditi" e tornò semplice monaco, in totale ritiro dal mondo.

C'è chi ricorda che Pio XII, quando predispose la lettera di dimissioni da far scattare qualora i tedeschi fossero arrivati da lui per arrestarlo, diceva ai suoi più stretti collaboratori:

"Quando i tedeschi varcheranno quella linea, non troveranno più il papa, ma il cardinal Pacelli"

Ma per Benedetto XVI non è stat0 così.

Rinunciando, non pensava affatto di poter tornare ad essere

"il cardinal Ratzinger"

Era ed è sua ferma convinzione che della sua elezione a Papa nel 2005 c'è qualcosa che resti

"per sempre"

Le modalità con cui Benedetto XVI si è dimesso, dal punto di vista del diritto canonico, consentirebbero di poter sostenere come efficacemente  chiarito dal Dott.Lorenzo Simonetti, l'illegittimità del pontificato del suo presunto successore

> Cardinale Bergoglio <

SS Santità Benedetto XVI autoproclamatosi "Papa Emerito", con questo gesto assolutamente irrituale dal punto di vista "exoterico" e soprattutto "esoterico", non ha quindi scientemente voluto riconoscere l'effettivo e immodificabile stato giuridico assunto con

> le dimissioni irrevocabili <

cui è seguita l'elezione irrituale di un nuovo Pontefice non a pieno titolo, anche se gli sono stati consegnati con apposita ritualità i

< simboli >

della carica apparentemente assunta

*

Gli è stato  posto sul capo il

"Triregno"

"LA TIARA"


che, con le sue "tre corone", parla del "triplice potere" del Papa

< Padre dei Re, Rettore del mondo, Vicario di Cristo >

simbolo con cui si vuole rimarcare gli effettivi poteri nel nuovo Pontefice, la cui autorità si fonda proprio sul

> Mito del primato di Pietro <

"Il romano Pontefice, quale successore di Pietro,è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli"

LUMEN GENTIUM, 23

Parla del "Successore di Pietro" che, nella struttura gerarchica che è la Chiesa, è

> il capo supremo <

Il  cui  primato non è in discussione, le redini del governo sono, in comunione coi Vescovi, non più del dimissionario

BENEDETTO XVI

Anche se Papa Bergoglio non ne sembra ancora convinto

avendo dovuto prendere atto che in mancanza della relativa"dispensa" per assumere la massina carica, ha dovuto accettare di essere solo ed esclusivamente

> Il Papa-Vicario"gesuita"di Roma<

L'unico dei cardinali presenti al Conclave disposto ad assumere, in quanto legato al giuramento di fedeltà, questo ruolo sussidiario di

"papa sosia"

Un approfondito esame delle scelte del cardinal Bergoglio sembra non lasciare adito a dubbi.

Mostra infatti che Papa Francesco si ritiene e si comporta come un facente funzioni, un vero e inequivocabile

< Papa Vicario>

avendo accettato di non assumere su di sé il

"munus"

lo spirito vitale al centro dell'Eggregore della Chiesa Cattolica, restato sotto il diretto controllo del suo predessore, che non ha inteso privarsene, avendo Papa Benedetto espressamente e inequivocabilmente dichiarato di rinunciare esclusivamente

"all'esercizio attivo del ministero petrino"

Ciò per cui il Papa sovrasta ogni altro Vescovo è la missione divina che da Pietro si trasmette ad ogni suo successore, non per via ereditaria, ma attraverso l’elezione legittimamente svolta e liberamente accettata, con trasmissione e assunzione del "munus" requisito essenziale per instaurare un rapporto diretto tra il mondo umano e quello divino. tra il rappresentante sulla terra e l'essere divino incarnatosi i Cristo,

Infatti, colui che sale al soglio pontificio potrebbe anche essere un semplice sacerdote, o addirittura un laico, che dopo l’elezione sarà consacrato Vescovo, ma che è Papa non dal momento della consacrazione episcopale, ma dall’atto con cui accetta il pontificato.

Il primato del Papa non è sacramentale, ma giuridico. Esso consiste nel potere pieno di pascere, reggere e governare tutta la Chiesa, ossia nella giurisdizione suprema, ordinaria, immediata, universale e indipendente da ogni altra autorità terrena (art. 3 della costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I "Pastor Aeternus").

Il Papa, in una parola, è colui che ha il supremo potere di giurisdizione, la "plenitudo potestatis", perché governa la Chiesa. È per questo che il successore di Pietro è prima Papa e poi Vescovo di Roma. È  Vescovo di Roma in quanto Papa e non Papa in quanto Vescovo di Roma. Carica in cui  è prevista la possibilità di assumere la carica di "Vescovo Emerito", come è avvenuto allo stesso Bergoglio quando
il 20 maggio 1992 venne nominato da Papa Giovanni Paolo II vescovo ausiliare di Buenos Aires titolare di Auca. Riceve la consacrazione episcopale il 27 giugno 1992 con l'imposizione delle mani da parte del cardinale Antoni o Quarracino, arcivescovo di Buenos Aires. Il 3 giugno 1997 è nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. Succede alla medesima sede il 28 febbraio 1998 a seguito della morte del cardinale Antonio Quarracino diventa così primate d'Argentina.

Non è quindi strano che abbia accettato si assumere, anche come Papa, una posizione secondiaria.

Nella conferenza stampa tenuta il 18 agosto 2014 a bordo dell’aereo che lo riportava in Italia dopo il suo viaggio in Corea, il Papa ha tra l’altro affermato:
"Penso che il Papa emerito non sia un’eccezione, ma dopo tanti secoli, questo è il primo emerito. […] Settant'anni fa anche i vescovi emeriti erano un’eccezione, non esistevano. Oggi i vescovi emeriti sono una istituzione. Io penso che 'Papa emerito' sia già un’istituzione."

Non è quindi casuale che Bergoglio continui a definirsi solo

“Vescovo di Roma”


firma i documenti solo con il nome “Francesco”, senza la sigla che comunemente appongono tutti i Papi accanto al loro nome:

“p.p.” cioè “pastor pastorum

e perfino sull’Annuario Pontificio 2014 appare solo col titolo di

"Vescovo di Roma"

mentre troneggia la figura di S.S. BENEDICTO XVI come

Sommo Pontefice Emerito


Tutti simboli che Benedetto XVI ha mantenuto per esplicitare in modo chiaro e inequivoco

> il mancato cambio di stato e di giurisdizione<

e cosi siamo di fronte ad

<"Papa mai nato" e ad  un "Papa", il cui ciclo non è ancora "tramontato">

> Segreto <

confermato da una più attenta lettura misterico - escatologica dei simboli scelti dal Papa Ratzinger dalla sua elevazione al soglio pontificio.

Basta osservare con attenzione l'evolversi dello stemma di Benedetto XVI nell'arco degli otto anni ufficiali del suo pontificato, che - è bene ribadirlo -

"non si è mai interrotto"< >"esotericamente concluso"

perché Papa Ratzinger non si è mai effettivamente dimesso dal suo

"ruolo iniziatico"

unico e insostituibile, secondo l'impostazione secolare del papato, in quanto è sua ferma convinzione che della sua elezione a Papa nel 2005 c'è qualcosa che resta "per sempre" e che termina solo con la morte, come conferma il suo predecessore Giovanni Paolo II, che è restato al suo posto fino alla fine nonostante fosse gravemente malato.

Benedetto XVI anticipò enigmaticamente il senso di questa sua decisione nell'ultima delle sue udienze generali da Papa, il 27 febbraio 2013, vigilia della sua effettiva abdicazione:

"Chi assume il ministero petrino non ha più alcuna dimensione privata. […] La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro".

 

Del resto il giorno dopo, il 28 febbraio, don Georg Gaenswein, segretario di Ratzinger, in una intervista all’ “Avvenire”, dette la risposta vera che Benedetto XVI non poteva o non voleva dare di persona.

Ecco come don Georg ha spiegato perché egli ha tenuto il titolo di

> Papa Emerito <

“Ritiene che questo "titolo" corrisponda alla realtà”


E se ne ha un'indiretta conferma esaminando l'evolversi della simbologia dello stemma di Benedetto XVI

Capitolo 8

>Il simbolo velato e ri-velato <

E che  l'esito appaia sempre più scontato lo dimostra la cerimonia svoltasi a Sarajevo, il 6 giugno 2015, in cui il bastone pastorale si è improvvisamente rotto. Piccolo incidente per Papa Francesco durante la sua visita a Sarajevo, come riporta dal quotidiano " la Stampa"

"la ferula del Pontefice a forma di crocifisso si è rotta"

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/06/06/papa-francesco-a-sarajevo-si-rompe-bastone-pastorale-riparato-con-scotch/380776/

Si è quindi  prima cercato un possibile

< bastone sostitutivo >

Ma non trovandolo, è stato riparato il pastorale con il

> "nastro adesivo grigio" <

?? la ferula pontificia si è spezzata??

http://soscollemaggio.com/images/stories/pellegrinaggio/papa-francesco-a-sarajevo-ferula%20spezzata.jpg

Ma non sempre si può avanzare e agire come un semplice

"Pellegrino"

con un "pastorale" ridotto ad un bastone da eremita.

Capitolo 9

?? Pontefice ad Vitam ??

Ma crediamo che questa "pantomina esoterica" deve terminare, soprattutto da parte di un "già pontifice" , che nel suo percorso iniziatico si è servito dello scudo pontificio per segnare i tempi e le tappe del cammino spirituale, scegliendo simboli, che lo identifichino, non  più come l'eterno e imperituro "Pontefice ad Vitam", ma come l'umile ed estremo difensore di sua Santità il romano

< Pontefice in carica >

Infatti non è stato posto a caso al "vertice" della struttura gerarchica della Chiesa cattolica per essere considerato, come ha tenuto a sottolineare più volte, come un semplice

< Vescovo>

“Primus inter Pares"

ma come leggittimo ed unico successore di Pietro

Val la pena riprendere l'articolo di Roberto de Mattei, le cui conclusioni sono ineccepibili:

" il successore di Pietro è prima Papa e poi Vescovo di Roma. È Vescovo di Roma in quanto Papa e non Papa in quanto Vescovo di Roma"

"UNO E UNO SOLO È IL PAPA"

Tra le molteplici e poliedriche dichiarazioni di Papa Francesco degli ultimi tempi ve n’è una che merita di essere valutata in tutta la sua portata. Nella conferenza stampa tenuta il 18 agosto 2014 a bordo dell’aereo che lo riportava in Italia dopo il suo viaggio in Corea, il papa ha tra l’altro affermato:

"Penso che il Papa Emerito non sia un’eccezione, ma dopo tanti secoli, questo è il primo emerito. […] Settant'anni fa anche i vescovi emeriti erano un’eccezione, non esistevano. Oggi i vescovi emeriti sono una istituzione. Io penso che 'papa emerito' sia già un’istituzione. Perché? Perché la nostra vita si allunga e a una certa età non c’è la capacità di governare bene, perché il corpo si stanca, la salute forse è buona ma non c’è la capacità di portare avanti tutti i problemi di un governo come quello della Chiesa. E io credo che papa Benedetto XVI abbia fatto questo gesto che di fatto istituisce i

"Papi Emeriti"

Ripeto: forse qualche teologo mi dirà che questo non è giusto, ma io la penso così. I secoli diranno se è così o no, vedremo. Lei potrà dirmi: 'E se lei non se la sentirà, un giorno, di andare avanti?'. Farei lo stesso, farei lo stesso! Pregherò molto, ma farei lo stesso. Ha aperto una porta che è istituzionale, non eccezionale".

L’istituzionalizzazione della figura del Papa Emerito sembrerebbe dunque un fatto acquisito.

"Il Papa non è e non può essere considerato, né considerarsi un Supervescovo, né il punto di arrivo di una linea sacramentale che dal semplice prete, passando per il vescovo, ascende al sommo pontefice. L’episcopato costituisce la pienezza sacramentale dell’ordine e dunque al di sopra del Vescovo non esiste alcun carattere superiore che possa venire impresso.

Come Vescovo il Papa è uguale a tutti gli altri vescovi.

Ciò per cui il Papa sovrasta ogni altro Vescovo è la missione divina che da Pietro si trasmette ad ogni suo successore, non per via ereditaria, ma attraverso l’elezione legittimamente svolta e liberamente accettata. Infatti, colui che sale al soglio pontificio potrebbe anche essere un semplice sacerdote, o addirittura un laico, che dopo l’elezione sarà consacrato vescovo ma che è Papa non dal momento della consacrazione episcopale, ma dall’atto con cui accetta il pontificato. Il primato del papa non è sacramentale ma giuridico. Esso consiste nel potere pieno di pascere, reggere e governare tutta la Chiesa, ossia nella giurisdizione suprema, ordinaria, immediata, universale e indipendente da ogni altra autorità terrena (art. 3 della costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I "Pastor Aeternus"). Il Papa, in una parola, è colui che ha il supremo potere di giurisdizione, la "plenitudo potestatis", perché governa la Chiesa.

" È per questo che il successore di Pietro è prima Papa e poi Vescovo di Roma. È Vescovo di Roma in quanto Papa e non Papa in quanto Vescovo di Roma.

*********

Papa Bergoglio deve quindi prendere atto che è stato scelto per assumere, per il resto dei suoi giorni, il governo della Chiesa ed essere a tutti gli effetti il vero e l'unico

> Pontefice <


"il mozzo di una  ruota dagli infiniti raggi"

< "l'unico" e "il solo" >

ritenuto capace di reggere e governare

< le Energie dell'Eggregore >


nell'epicento dell'Eggregore più importante, che raccoglie intorno a sé oltre un miliardo di spiriti


< Macrocorpo >

che permette allo stesso di perdurare nei millenni


Ecco spiegato il motivo per cui determinate istituzioni come la

"Chiesa"

sopravvivono nei secoli, come

> arche imperiture <


che attraversano oceani spesso tumultuosi, con il loro carico di

< simboli, liturgie e rituali esoterici >

che non possono essere sottovalutati, messi da parte e sostituiti discrezionalmente da chi è assurto alla massima carica, senza offuscarne inesorabilmente il ruolo istituzionale e soprattutto

< il compito esoterico >

Il Pontefice è sempre stato ed ancora oggi è parte integrante di un

"TUTTO"

in continua espansione, di cui la sua "Chiesa" resta uno degli epicentri vitali. Il compito di un Pontefice non era, né poteva più essere

> un viaggio solitario <

che gli consentiva di adattarsi al progressivo aumento di energia e di coscienza. Era ed è infatti indispensabile che

< lo spirito vitale dell'Universo >

< ruoti insieme e intorno a Lui >

Benedetto XVI aveva perfettamente compreso il compito che gli stato affidato ed ha accettato di assumerne

> il ruolo "exoterico" ed "esoterico" <

Lo stesso ruolo avrebbe dovuto essere assegnato a colui che, dopo di Lui, il Conclave avesse deciso di elevare al soglio pontificio, diventando, sia dal punto di vista exoterico, che da quello esoterico, il nuovo ed effettivo

"Capo spirituale"

della Chiesa Cattolica, che della simbologia esoterica e della ritualità misterica escatologica ne ha sempre fatto una ragione d'essere.

della Chiesa Cattolica, che della simbologia esoterica e della ritualità misterica escatologica ne ha sempre fatto una ragione d'essere.

> Francesco I <

non deve mai dimenticare che non è, né potrà mai essere, un semplice "raggio" tra centinaia di "raggi" con pallio a croci rosse o nere


Può cambiare la "forma" e il "colore delle croci" del Pallio e tutti lo seguiranno sempre ad ogni passo del suo cammino spirituale

Papa Bergoglio - come prima di lui, Papa Roncalli e Papa Wojtyla - deve quindi essere consapevole che è stato scelto ed elevato al grado più alto da parte di un consesso di

"Iniziati all'Arte Reale"


che ogni volta, a seconda del particolare momento storico, individua l'elemento

> più "forte" <> più "puro" <


> indissolubile e inattaccabile <

C'è chi ha attraversato il fatidico "ponte" e ha superato

"la divina soglia"


< c'è chi si è fermato a meta strada >


< c'è chi non riesce più ad andare avanti >

? il loro tempo è passato ?


< !!! sembrerebbe di si !!!! >

La Chiesa non è più capace, come un tempo, di selezionare e individuare i propri

"Hierofanti"


Gli Alti Sacerdoti che avevano risvegliato i due centri, la "testa" e il "cuore", così da farli divenire la luce (Urim) e la perfezione (Tummim) del  loro corpo.


Non esistono più "Guide illuminate" in possesso di queste capacità per assolvere all'oneroso compito affidatogli,

come sembra il convincimento di Papa Francesco, che sta progressivamente rinunciando al ruolo iniziatico assegnatogli, a meno che non comprenda

"il messaggio in codice dei fratelli francescani"

> Per un FIORE di NARDO Papa Francesco perse la “MITRIA<

che lo avverte di risvegliare il

"talismano"

abbandonato e irrimediabilmente spento e rimetterlo in funzione esattamente come è avvenuto a Rio de Janeiro alla Festa della Gioventù, quando in piena coscienza ha deciso di porsi, in quella particolare cerimonia, al

"Centro dell'Eggregore"

Al centro di un cerchio formato da oltre tre milioni di giovani, di ogni razza e cultura. Uomini e donne, che, in quelle incredibili giornate, hanno  riconosciuto in

< LUI >

le qualità umane ed extraumane di

"un Ponte <-> fice"

Un vero "traghettatore di anime",  condividendo, senza più riserve, la scelta fatta dei cardinali in Conclave, gridando all'unisono, non più dal balcone di San Pietro, ma dall'arenile della spiaggia di Rio.

"HABEMUS PAPAM"

E allora "Franciscum" ha innescato la marcia

"si è tolto lo spillone"


che lo tratteneva sulla terra, diventando

> L'Epicentro Energetico <

e, per quell'attimo fuggente, il suo

"Spirito"

è volato in cielo insieme ai milioni di "figli spirituali" presenti.

Credo che Francesco ricorderà non certo il 13 marzo 2013 , giorno della Sua formale investitura, ma in particolare il

> 28  luglio 2013 <

il momento in cui tre milioni di ragazzi l'hanno riconosciuto e proclamato il loro Maestro di vita, il loro

< papà spirituale >


mostrando di avere, come "Papa Benedetto

" le capacità  iniziatiche <

per assolvere all'oneroso compito affidatogli e che non ci sono soluzioni alternative, né tanto meno può operare a mezzo servizio e

"il cardinal Ratzinger"

dovrà farsene una ragione e prendere atto che il suo ciclo è terminato

Papa Francesco

deve avere un rapporto diretto, esclusivo  e altamente spirituale con le energie divine quale rappresentante in terra, cui è affidato il compito di reggere e governare i popoli del Regno di Gesù sulla terra

Il maestro Omar Ali-Shah parlando con orgoglio della tradizione "Sufi", diceva:

Non esistono "treni della spiritualità" su cui si possa salire o scendere a piacimento ed a propria discrezione per raggiungere determinati livelli”

pensiero che potrebbe essere completato, nel caso di

"Papa Francesco"

facendogli notare che è stato scelto per fare

"il Capo treno ad vitam"


da cui - una volta partito - può  sempre scendere e rinunciare all'incarico se non si sente più capace di aprire

"la Porta"

che introduce ogni vero "iniziato "nelle stanze del Signore

ma deve aspettare, come Benedetto XVI, di arrivare alla prossima stazione

ed essere adeguatamente sostituito da

"qualcuno"


che sappia come riaprire la fatidica porta


invisibile e inaccessibile ai più, ma non ad un vero

"Ponte - fice"


> un ponte di energia, un traghettatore di anime <


Energie, che abilmente sintetizzate, trovano completa ricomposizione all'interno del simbolo del

"Fiore della vita"

"Papa Francesco"

è stato scelto come " il giardiniere" più adatto e preparato a raccogliere su di sé tutte queste energie, questi infiniti

< Fiori della vita >

come prima di Lui  Giovanni XIII e Giovanni Paolo II, non a caso dichiarati ambedue "Santi" durante il Suo pontificato.

Francesco

"errori simbolici " e "mosse avventate"

ne ha già commessi diversi, come le modifiche ingiustificate e affrettate dei simboli del suo  "stemma" e del "pallio pale" che - in netto contrasto con i suoi desideri - ha portato nell’arco di una settimana a proporne

"due distinte versioni"

come abbiamo evidenziato nei capitoli sopra richiamati, ma può ancora correre ai ripari e forse riuscire a raddrizzare questo

"match divino"


Lo si capirà sicuramente osservando le prossime

"mosse"

del Papa, il quale per dare un senso compiuto ad una scelta ad alto contenuto simbolico ed esoterico, deve comimciare dal basso, dalle piccole cose, apparentemente più insificanti

<1>

Deve spegnere la "luce" della sua stanza di albergo, chiudere definitivamente a chiave, pagare il conto e prendere finalmente possesso del suo alloggio  privato in Vaticano.


<2>

Invitare il suo temibile avversario a lasciare l'immacolata divisa l'anello pietrino e lo stemma pontificio.

in quanto sua SS Santità Benedetto XVI, autoproclamatosi

"Papa Emerito"

con questo gesto assolutamente irrituale dal punto di vista "exoterico" e soprattutto "esoterico" non ha scientemente voluto riconoscere l'effettivo e immodificabile stato giuridico assunto con

> le dimissiomi irrevocabili <

cui è seguita l'elezione di un nuovo Pontefice a pieno titolo.

<3>

Ma la mossa decisiva, a nostro avviso, è

"la modifica dell'effige"

Papa Bergoglio

per dare un senso compiuto ad una scelta ad alto contenuto simbolico ed esoterico, dovrà infatti  valutare, seguendo l'esempio di Benedetto XVI

se non sia venuto il momento di modificare per la seconda volta anche la sua "effige"

e indossare lo stesso "pallio della tradizione" ideato dal suo predecessore

poi offerto al dimissionario

"Celestino V"

riconosciuto come un vero

< Pontefice Massimo della Tradizione >

« CELESTINO V E IL PALIO PALE DI BENEDETTO XVI »

Capitolo 11

Modifica dell'Effige

Per comprendere l'importanza del cambio di "effige" andrebbero analizzati i diversi significati simbolici riconosciuti al pallio.

Abbiamo cercato di chiarire quali fossero i motivi simbolici ed esoterici che hanno convinto  Benedetto XVI, a scegliere come primo Pallio quello cosidetto della "Tradizione" con

"cinque croci granata"

e successivamente  a cambiarne la foggia, facendogli assumere una forma circolare più larga e più lunga con

"6 croci rosse"

La scelta delle croci

Vi è una differenza simbolica anche nella scelta delle > croci < fatte ricamare sui diversi palii.

1) Nel "pallio a croci nere", indossato da Giovanni Paolo II e dagli Arcivescovi Metropoliti viene riprodotta una "croce greca" stilizzata con una forma triangolare, che termina ad imbuto.

2) Nel "pallio arcaico con 5 croci rosse", indossato da Benedetto XVI il giorno del suo insediamento sul soglio pontificio, viene riprodotta una "croce greca stilizzata", che si restringe leggermente nell'incrocio dei due segmenti.


 

3) Nel "pallio moderno con 6 croci rosse", modificato ed indossato dal giugno 2008, viene riprodotta una "croce di malta", nello schema sopra riportato al n.12, ma diversa da quella più conosciuta a 8 punte.


Appare invece perfettamente <identica> per forma e colore a quella inserita nello stemma del 30° grado della Massoneria scozzese.

Sarebbe veramente interessante approfondire i motivi simbolici emisterici, che hanno convinto Papa Benedetto XVI a scegliere questo modello di < croce rossa > che nella  massoneria scozzese indica il Grande Eletto Cavaliere Kadosh, Cavaliere dell’Aquila Bianca e Nera.

Il Kadosh è il "santo", il "puro" che ha valicato la soglia dell’iniziazione suprema portando all'estreme conseguenze il tema del distacco da qualsivoglia fattore di condizionamento psicologico, spirituale, filosofico.

E’ "il soldato dell’Eterno che deve avere reciso ogni cordone ombelicale con il mondo", ovvero il massone che ha realizzato in termini assoluti l’obbiettivo di una totale liberalizzazione mentale e spirituale, ottenuta mediante una pratica rituale che "in pieno spirito d’indipendenza" lo svincola da ogni sudditanza rispetto alle idee che possa avere in precedenza acquisito per fede religiosa, o per formazione culturale socio-politica" esattamente come gli antichi  cavalieri templari, considerati degli eretici di tipo gnostico-manicheo, a causa proprio delle "conoscenze" apprese durante il loro soggiorno in Terrasanta tra l'XI e XII secolo e che portò la chiesa cattolica (e non certo il Re di Francia) a perseguitarli a causa delle conoscenze da essi raggiunte anche dopo lo scioglimento ufficiale dell'Ordine nel 1312 da parte di Clemente V.

Si era iniziato con il pallio, che riprende una forma arcaica dei primi secoli, per poi decidere di sostituirlo con uno completamente diverso soprattutto nella forma e nel colore delle croci, inequivocabilmente legati alla tradizione templare e massonica.

Non poche perplessità ha quindi suscitato la decisione di Benedetto XVI di sostituire "l'effige" e cambiare improvvisamente il pallio indossato al momento dell' elevazione a Pontefice, simbolo scelto appositamente per sottolineare la qualifica di

Pastore della Prima Chiesa >

Ratzinger si era infatti voluto riconoscere come diretto successore dell' apostolo Pietro il Pescatore pronto a ri-prendere il largo come il Predecessore, nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla "Vera Vita" dal punto di vista terreno e celeste

«perché San Pietro era pescatore e Gesù lo ha fatto diventare pescatore di uomini»

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come aveva tenuto a ribadire a più riprese all'atto dell'insediamento e successivamente confermato anche da parte dei suoi più stretti collaboratori e consulenti liturgici, come Mons. Valenziano e Mons. Piero Marini, che nei commenti a questa cerimonia, apparsa sostanzialmente diversa da tutte le precedenti, con un alto contenuto

"misterico escatologico"

che ha confermato la precisa volontà del Papa di assumere a tutti gli effetti le vesti del

< 1° Papa della Cristianità >


Inizialmente attributo esclusivo del Sommo Pontefice, venne poi accordato dal Papa anche ai Vescovi che avessero ricevuto dalla Sede Apostolica una speciale giurisdizione. Nel 513, infatti, Papa Simmaco lo concesse a Cesario, Vescovo di Arles.

Come segno di speciale vicinanza alla Sede Apostolica, è collocato dai Vescovi intorno alle spalle, proprio a simboleggiare un "agnello", ma anche come insegna liturgica d’onore e di giurisdizione indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro province.

Il pallio, questa stola di lana bianca, è infatti il simbolo della potestà vescovile

"Essere vescovo, essere sacerdote, significa assumere

> la posizione di Cristo <

cioè pensare, vedere ed agire a partire dalla sua posizione elevata e così, a partire da Lui, essere a disposizione degli uomini, affinché trovino la vita”



Il pallio imposto, domenica 24 aprile 2005, al nuovo Papa dal Cardinale protodiacono Jorge Medina Estévez, si allargava a sinistra, riprendendo la forma che aveva in origine.

Questa insegna liturgica che i Vescovi di Roma indossano fin dal IV secolo, come attestano i mosaici di Sant’Apollinare a Ravenna, può essere considerata come “un’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle”, ha detto Papa Benedetto XVI nel corso dell’omelia di iniziazione

Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo – ha aggiunto –. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita – questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio”.

Il pallio
è anche il segno tangibile dell'organicità della Chiesa e della comunione tra la Sede di Roma e le Chiese sparse nel mondo, come quando, in occasione della festa degli Apostoli Pietro e Paolo, il Romano Pontefice lo impone agli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno. A partire infatti dal duplice evento del martirio di Pietro e di Paolo, tutte le Chiese incominciarono a guardare a quella di Roma come al punto di riferimento centrale per l’unità dottrinale e pastorale.

Afferma il Concilio Vaticano II: "Nella comunione ecclesiastica vi sono legittimamente le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità (cfr S. Ignatius M., Ad Rom., Preaf.: Funk, I, 252), tutela le varietà legittime, e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non nuoccia all’unità, ma piuttosto la serva" (Cost. Lumen gentium, 13).

Benedetto XVI ha ripristinato l'uso del pallio lungo e incrociato sulla spalla sinistra utilizzato fino al IX secolo, lasciando inalterata la forma del pallio concesso agli Arcivescovi, con i due lembi pendenti al centro del petto e al centro della schiena.


Mons. Valenziano, in un'intervista concessa il 23 aprile 2005 nella sala stampa di Radio Vaticana ai giornalisti accreditati, ha tenuto ad evidenziare che Benedetto XVI con la solenne cerimonia, con cui avrebbe dato inizio ufficialmente al Suo Ministero, aveva deciso di porre l'accento sulla

> dimensione pietrina <

del ruolo che si accingeva ad assumere di Pastore della Chiesa cattolica, evocando i compiti affidati da Cristo Risorto a Simone di Betsaida, che credette nella parola di Gesù e trasse la rete della pesca miracolosa, compiti particolarmente evidenziati dai luoghi individuati espressamente, in cui si svolgeranno i riti di insediamento, ma soprattutto scegliendo appositamente due simboli

> l'anello < e > il pallio <

scelti da Papa Ratzinger quale diretto successore di Pietro.

"Pallio della Tradizione"

era quello di identificare il nuovo Papa esclusivamente con

< Pietro >

il primo fondatore della Chiesa di Cristo in Croce



Sono considerazioni curiali e liturgiche, che sembrano contraddire

"il taglio pietrino"

che Benedetto XVI aveva voluto dare all'inizio del suo pontificato e che dalla Festa dei Santi Pietro e Paolo ha mostrato di voler decisamente modificare, come ha confermato la volontà di "sostituire", nel Mausoleo dei Papi

> la sua effige <

e sotrattutto il gesto di cedere a Celestino V

"I'antico pallio della tradizione"

indossato per l'elevazione al Soglio Pontificio, un paramento fatto appositamente rifare, curato nei minimi particolari, a cui molto umilmente ha deciso di rinunciare a favore del suo antico predecessore, il Papa del Gran Rifiuto, riconoscendo all'umile fraticello il suo mai perso ruolo di

"Pontefice massimo"

PIETRO < PONTEFICE > CELESTINO V

- Benedetto XVI, offrendo al Vescovo Pietro Angeleri da Morrone, umile eremita, il  proprio e personale pallio pale, che gli fu imposto sulle spalle quattro anni prima, il giorno dell’inizio del SUO pontificato, e compiere questo gesto a L'Aquila, all’interno della Basilica, in cui Celestino V era stato elevato al soglio pontificio, da cui, per sua volontà, era immediatamente ridisceso, perdendo automaticamente tutte le prerogative e credenziali di

"Sommo Pontefice"

> ha voluto dare un preciso ed inequivocabile significato <

- Si tratta di > un gesto altamente simbolico < al di là delle implicazioni politiche e dei rapporti tra potere spitituale e temporale,  che separavano Celestino V e il Suo successore e carnefice Bonifacio VIII per i diversi e contrastanti modi di concepire i rapporti con Dio  e con i fedeli, non ha inteso nè "giustificare", nè "perdonare", né tanto meno rendere giustizia.

- Cedere il pallio pale, il mantello che gli fu imposto sulle spalle quattro anni prima, il giorno dell’inizio del pontificato, effige e simbolo del Pontefice, nome di derivazione latina  che "metaforicamente" indica > colui < che è stato scelto per

"facere pontem" <> "fare da ponte"

per favorire appunto l’incontro tra cielo e terra e garantire e mantenere

"la pax deorum"

- Benedetto XVI, consapevole del significato arcaico del compito affidato dalla comunità cristiana al "Pontefice" in carica ha voluto, offrendogli > il Pallio  Pietrino < dare alla figura di Celestino V l'identica qualifica, riconoscendo al Papa del Gran Rifiuto il ruolo effettivo di "traghettatore del Vero Cristianesimo di Gesù" e dei suoi primi discepoli, ma soprattutto di Simon Pietro

> il 1°Pontefice <

avendo mostrato nella Sua vita e nelle Sue Opere quella condizione di "distacco dal mondo"e di "insegnamento di un altro mondo" che la Chiesa Romana aveva perso e non era più capace di trasmettere.

- Benedetto XVI, offrendo il manto sacro indossato dai primi Papi, ma soprattutto da Lui appositamente scelto e indossato per la  1°volta all'atto del Suo insediamento quale diretto successore del 1° Papa ha cercato, offrendo quell'unico e insostituibile esemplare,
di ri-unire attraverso secoli gli spiriti vitali di due pastori e traghettatori di anime

> Simone Pietro < e > Celestino <

due grandi Pontefici, lanciando un ponte di luce tra due sponde, tra due epoche altrettanto fondative e propulsive del Cristianesimo delle origini, come professato e voluto dal Suo fondatore.

- Benedetto XVI, con questo simbolico gesto, cosi intimamente unito a quello altrettanto simbolico della Sua elevazione al Soglio pontificio, ha fatto proprie le parole di Matteo (XVI, 18)

"Tu sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno su di essa"

A tal proposito si richiama un articolo dedicato a Papa Benedetto XVI a cinque anni dalla sua rinuncia, in cui appare con il "Pallio della Tradizione", a conferma che questo è il Pallio che Papa Francesco dovrebbe indossare.

"Cinque anni dopo la rinuncia, la presenza indelebile di Benedetto XVI"

https://www.acistampa.com/…/cinque-anni-dopo-la-rinuncia-la…

"gesto simbolico"

che ci sentiamo di consigliare a

"Papa Francesco"

per rimarcare che il periodo da "ausiliario" si è concluso e tutto ricomincia da quel fatidico 28 luglio 2009 in cui Benedetto ha posto termine alla parentesi pietrina cedendone il simbolo non al suo diretto successore.

ma ad un semplice "monaco" con i paramenti vescovili

? La Fine di un CICLO e l'inizio di uno NUOVO ?

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo, ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo