You are here: Home

Celestino V -il pallio pale- Benedetto XVI - Articolo

E-mail Stampa PDF



QUALE SIGNIFICATO SIMBOLICO DARE AL GESTO DI PAPA BENEDETTO XVI ?


> Con la consegna del Pallio Pale il Pontefice
ha inteso perdonare Celestino V ed il taglio laico e super partes che il Papa del Gran Rifiuto ha voluto dare alla cerimonia della Perdonanza ?

Questo Sito, suddiviso a capitoli, è una cronaca di avvenimenti che hanno consentito, dopo 700 anni, la riunione di due sponde epocali, il dodicesimo secolo con quello attuale che ha dato inizio al terzo millennio, riaprendo la libera viabilità al "Ponte di Luce" fatto costruire dal Pontefice Celestino V per i cittadini dell’Aquila.

Il terremoto del 6 aprile 2009 è stato un segnale ed un terribile avvertimento, che le menti ed i più sensibili hanno recepito ed accolto nel cuore.
Se ne è accorta anche la Chiesa cattolica, che si è mossa immediatamente nelle forme e nei tempi che quest’evento ha richiesto e richiede a tutti coloro che hanno a cuore le sorti di quest’umanità ferita e lesa, come quella dell’Abruzzo, nelle sue parti vitali, e altrettanto confusa sulle cure immediate, che non si possono certo limitare ad un sostegno esclusivamente economico per la ricostruzione dei tanti edifici lesionati ed abbattuti da questo sisma, che ha sollevato il Gran Sasso di un metro ed ha prosciugato un lago.

Dalle telefonate scambiate con Maria Grazia Lopardi e con gli amici dell’associazione Panta Rei, da Lei amabilmente condotta, avevo subito saputo che erano incolumi, ma si erano dovuti trasferire in tende o roulotte, essendo le loro abitazioni crollate o gravemente lesionate.
La cosa che pero mi ha più lasciato perplesso è l’assoluta mancanza di informazioni e di notizie sullo stato della Basilica e sugli effetti devastanti del sisma, che come al solito si concentrava su altre chiese ed edifici sacri

Per quest’atteggiamento, che avevo imparato a conoscere ed a comprendere, ho dovuto attendere diversi giorni prima di vedere le prime immagini del tetto aperto, della volta barocca precipitata sul pavimento  insieme a due colonne portanti e prendere atto con sollievo che i calcinacci  ed i detriti non avevano in alcun modo lesionato il pavimento a losanghe bianche e rosse, su cui era stato stampato il percorso iniziatico, culminante dopo il disegno dei >Tre 888 < nel labirinto a spirale sulla destra, proprio alla base di una delle due colonne abbattutesi unitamente alla volta crollata, i cui detriti non avevano per fortuna, ad un primo sommario esame,  seriamente danneggiato.

Ho raccolto in questi mesi immagini e video, da inserire in questo sito, in alcune delle quali veniva mostrato l’intervento dei pompieri per liberare la teca di vetro, in cui sono racchiuse le spoglie mortali di Celestino V, poi esposte al pubblico all’interno della "Porta Santa", alla quale monta la guardia una squadra di pompieri, come nell’occasione della visita di Papa Benedetto XVI, il 28 aprile 2009 avvenuta in forma privata e quindi non alla presenza del Sindaco, Massimo Cialente non essendo stata ammessa nessuna autorità civica, ma solamente quelle cattoliche, "ed in particolare" l'Arcivescovo dell'Aquila, don Giuseppe Molinari, cui ogni anno è affidato il compito della celebrazione eucaristica nell'apertura della "Porta Santa."

Oltre all'Arcivescovo dell'Aquila erano presenti altri alti prelati, oltre ovviamente al segretario particolare don George Gaenswein ed il sostituto per gli affari generali della segreteria di Stato Fernando Filoni. Assente giustificato il cardinale Tarcisio Bertone. Ratzinger, nell'occasione ha voluto chiamarlo davanti a tutti come «il mio segretario di Stato».
Come autorità civili erano presenti Guido Bertolaso, capo della protezione civile, incaricato di assisterlo, e Gianni Letta, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, che l'ha seguito -riteniamo- in forma altrettanto privata, con la naturale discrezione che ha sempre mostrato nello svolgimento del Suo compito istituzionale, proprio perché, altrimenti, la Sua presenza in qualità di rappresentante del Governo avrebbe inevitabilmente rappresentato una evidente e palese lesione dei diritti e delle prerogative del Sindaco della città, cui è affidato il compito di aprire dall'interno la Porta Santa al termine della cerimonia della Perdonanza, una volta uscito il corteo liturgico con alla testa l'Arcivescovo dell'Aquila, che ha appena celebrato la messa solenne di chiusura del Giubileo, indetto per la prima volta 715 anni prima da Papa Celestino V.

Era in realtà presente anche Bruno Vespa, che però ha deciso di non seguire il Papa nello storico e privatissimo incontro con Celestino V, "...il Papa, come ci tiene a precisare nell'articolo, del «gran rifiuto» dantesco. Egli è il monaco duecentesco che precedette il giubileo, concedendo l'indulgenza plenaria a tutti i penitenti che visitino la basilica di Collemaggio nella festa della Perdonanza del 28 agosto. La consegna alle spoglie del santo del pallio, simbolo stesso del pontificato, chiude nel modo più inatteso e solenne una controversia durata 715 anni."

Non è infatti casuale che Papa Benedetto XVI, cosi lungimirante e cosi attento al rituale ed alla forma durante le cerimonie, particolarmente quelle più importanti e simboliche per la comunità, abbia deciso di compiere un gesto dai chari risvolti simbolici, come ha dimostrato nella sua visita alla città martoriata, ripetendo il gesto che si compie ogni anno il giorno della festa della Perdonanza.

Sulla soglia i vigili del fuoco hanno portato l’urna con i resti di Celestino V,
che non ha subito danni nel crollo dell’abside.

Secondo i resoconti giornalistici ha bussato per tre volte con un ramoscello d’ulivo alla Porta Santa.

Con delicatezza la sua mano ha aperto la pesante Anta e per un attimo Papa Benedetto si è trovato solo con la teca contenente le spoglie di Celestino, l'umile fraticello, il dantesco ''Papa del gran rifiuto'', l'inventore del Giubileo.


Immagine tratta dal sito http://www.rinascimentosacro.com

Il Pontefice ha sostato qualche attimo in piedi davanti alla bara, poi si è piegato. Ha quindi accarezzato la teca stendendovi sopra, con l'aiuto di padre George, il pallio pale impostogli il 24 aprile 2005.

Ha posto sulle spoglie mortali di Papa Celestino V esposte nella Basilica di Collemaggio ferita, la mantellina, che gli era stata posta sulle spalle al momento della Sua elevazione al soglio pontificio ><  segno tardivo, ma altamente simbolico, per coloro a cui era rivolto il messaggio di riconoscimento dell’altissimo ruolo  di quel "Pontefice", che - come già evidenziato nel capitolo "da cuore a cuore"- per i romani era appunto colui che aveva il compito di "facere pontem" per favorire l’incontro tra Cielo e Terra e garantire e mantenere "la pax deorum" e forse non è dovuto al caso che il 6 aprile 2009 alle ore 3,32 si è aperta una "Nuova Porta", come riteniamo non sia assolutamente casuale il gesto del 28 aprile 2009 di Papa Benedetto XVI di offrire il pallio indossato per la prima volta nella Messa Solenne di inizio pontificato, il 24 aprile 2005, che era > volutamente diverso < da quello di Papa Wojtyla e degli ultimi Papi, perché, su decisione del nuovo Pontefice, aveva nuovamente  assunto > la forma < e > la simbologia< del pallio originale usato fino al IX secolo, come ha spiegato Monsignor Crispino Valenziano, consulente dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie in una delle interviste concesse prima e dopo l'insediamento di Benedetto XVI.
Significato simbolico del Pallio Pale


Mons. Valenziano in un'intervista concessa il 23 aprile 2005 nella sala stampa di Radio Vaticana ai giornalisti accreditati ha tenuto ad evidenziare che  Benedetto XVI con la solenne cerimonia, con cui avrebbe dato inizio ufficialmente al Suo Ministero, aveva deciso di porre l'accento sulla > dimensione pietrina< del ruolo che si accingeva ad assumere di Pastore della Chiesa cattolica, evocando i compiti affidati da Cristo Risorto a Simone di Betsaida, che credette nella parola di Gesù e trasse la rete della pesca miracolosa, compiti particolarmente evidenziati dai luoghi individuati espressamente, in cui si svolgeranno i riti di insediamento, ma soprattutto dai due simboli > l'anello < e > il pallio < scelti da Papa Ratzinger quale diretto successore di Pietro.

In un'intervista apparsa sul giornale Repubblica - Espresso dal titolo emblematico > la riforma della riforma è già cominciata < lo stesso Benedetto XVI ha spiegato simboli e letture:
> il pallio come giogo di Cristo, come pecorella perduta e salvata dai deserti esteriori e interiori, come Dio fatto agnello, per un mondo “salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori"
> l' anello del pescatore, la rete del Vangelo che tira fuori gli uomini “dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, la luce di Dio”, e il “non abbiate paura della fine", perchéciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio, ciascuno di noi è voluto, amato, necessario”, non il prodotto “casuale e senza senso dell’evoluzione”.

Con la sua straordinaria passione per la liturgia - ci tiene a precisare Sandro Magister l'autore dell'articolo - Benedetto XVI è indiscutibilmente Papa della Grande Tradizione: fatta di testi, di riti, di arte, di musica. Anche il Concilio Vaticano II è partito da lì: l’impronta più memorabile che ha lasciato è quella della riforma liturgica.  Ma fin da subito Ratzinger ne vide e ne denunciò gli stravolgimenti. Arrivò a scrivere: Sono morti che seppelliscono altri morti e definiscono ciò riforma”.



l’Anello del Pescatore

Il primo segno,
con cui il nuovo Pontefice ha voluto che venisse rappresentato il Suo insediamento nel Ministero Petrino, è l’Anello del Pescatore, recante tre simboli: la barca con la rete, due pesci stilizzati, la croce del Pallio.

"Viene detto anello ‘del Pescatore’ perché Pietro è l’apostolo pescatore che, avendo avuto fede nella parola di Gesù, dalla barca ha tratto a terra le reti della pesca miracolosa spiega la nota diffusa dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche.

La chiamata di Pietro ad essere pastore, che abbiamo udito nel Vangelo, fa seguito alla narrazione di una pesca abbondante: dopo una notte, nella quale avevano gettato le reti senza successo. I discepoli vedono sulla riva il Signore Risorto”,
“Egli comanda loro di tornare a pescare ancora una volta ed ecco che la rete diviene così piena che essi non riuscivano a tirarla su. Solo dopo diversi tentativi riuscirono a raccogliere 153 grossi pesci: E sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò’ (Gv 21, 11)"


Ha voluto precisare lo stesso Benedetto XVI nella sua omelia durante la cerimonia di insediamento:
Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla vera vita”.




A consegnare l’anello nel corso della cerimonia Papa Benedetto XVI è stato il cardinale Angelo Sodano, in qualità di Vice Decano del Collegio Cardinalizio.
L'anello reca l'effigie di Pietro e simboleggia  il compito a > Lui < affidato di confermare i suoi fratelli nella fede ed è il suggello che l'autentica. Infatti, con il pontificato di Benedetto XVI scompare l'anello gemmato.
Papa Ratzinger indosserà sempre quello "del Pescatore", che sarà identico al timbro che verrà usato per alcuni atti (ha spiegato Monsignor Crispino Valenziano) e verrà sfilato dal dito del Pontefice per poi essere distrutto solamente alla sua morte.

Il pallio  pietrino

Il secondo simbolo scelto da Benedetto XVI doveva ricordarlo ben oltre la vita, avendo espressamente richiesto che venisse rappresentato nell'effigie posta nel Mausoleo dei Papi a ricordo del 265° Pontefice, in modo da sottilineare la qualifica di Pastore della Prima Chiesa, che si era voluto riconoscere di diretto successore dell' apostolo Pietro il Pescatore pronto, come Lui, a ri-prendere il largo, come il Predecessore, nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla vera vita, come aveva tenuto a ribadire a più riprese all'atto dell'Insediamemento e successivamente confermato anche da parte dei suoi più stretti collaboratori e consulenti liturgici, come Mons.Valenziano e Mons.Marini, che nei commenti a questa cerimonia, apparsa sostanzialmente > diversa < da tutte le precedenti, hanno confermato la precisa volontà del Papa di assumere a tutti gli effetti le vesti del 1° Papa della Cristianità e i conseguenti risvolti liturgici dati a questi due simboli.

"Il nuovo
pallio scelto da Benedetto XVI è  fatto - come il precedente - di lana di pecora, ma anche di agnello per ricordare il Vangelo di Giovanni 21” ha chiarito Mons.Marini in una delle conferenze.
"
Pende sul lato sinistro fino ai piedi e la parte finale è fatta in seta nera, come la pecora nera"
" Sono ricamate cinque croci in seta rossa, e non sei nere, come nel pallio indossato dai Papi precedenti, perché ognuna delle cinque croci simboleggia una delle cinque piaghe del Pastore che si è fatto crocifiggere per le sue pecore” 
"Il pallio è  guarnito con tre spille d'oro e gioielli (aciculae) che ricordano i tre chiodi (due nelle mani ed uno sui piedi) infissi nelle sue carni a ricordo del dolore di Cristo. Le altre due simboleggiano la corona di spine postagli sulla testa e la lancia, con cui il milite romano ha inferto il colpo mortale nel costato."


La spilla d'oro sembra essere una ricordo dei tempi in cui il pallio era una semplice sciarpa piegata a doppio e appuntata con una spilla sulla spalla sinistra, come sembra confermare la foto di Wojtyla, che a differenza di Benedetto XVI porta una sola spilla all'altezza del collo.


Il pallio è un antico simbolo episcopale tessuto in pura lana ed è un segno che i Vescovi romani portano fin dal IV secolo per simboleggiare il giogo di Cristo che il “Servo dei Servi di Dio”, come viene definito il Pontefice, porta sulle sue spalle.


II pallio dei primi secoli del cristianesimo era lungo e incrociato sulla spalla sinistra e in questa foggia non è stato più portato in Occidente a partire dal IX secolo, come nel dipinto presente nel Sacro Speco di Subiaco, risalente al 1219 circa e raffigurante Papa Innocenzo III.


Secondo il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Guido Marini, il < pallio > di Innocenzo III, pare  fosse frutto di un "arcaismo consapevole".
Intepretazione confermata anche dallo storico inglese dell'arte mediovale Thomas F. Mathews, che ha evidenziato come "l'intenzione iconografica" del dipinto del Sacro Speco di Subiaco fosse quella di assegnare al fondatore del cristianesimo e ai suoi primi discepoli quella condizione di "distacco dal mondo "e di "insegnamento di un altro mondo" che nell'epoca romana tardo imperiale veniva comunemente attribuita ai filosofi.
In origine, il pallio (derivato dal latino pallium, mantello di lana) era il mantello indossato dai filosofi e nell'arte paleocristiana con questo "mantello" venivano raffigurati Gesù e gli apostoli, come nel quadro di Simon Pietro ( il 1°Papa ) raffigurato da P.P. Rubens.


Esso richiama il Buon Pastore che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita.
Il pallio vuole appunto simboleggiare
la pecorella smarrita e ritrovata, ma anche
la triplice risposta amorosa alla richiesta fatta da Gesù risorto a Simon Pietro di
pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle (Giovanni.21,15-19). 

In Egitto Sant'Isidoro di Pelusio (440), definendo l'insegna vescovile col nome
di omoforion, "che il vescovo porta sulle spalle", spiega che è fatto di lana, non di
lino e così "designa la pelle della pecorella smarrita che il Signore cercò; e, trovatala,
riportò sulle spalle"
(Isidoro di Pelusio, Ep. i,136: pg 78,721).


Inizialmente attributo esclusivo del Sommo Pontefice, venne poi accordato dal Papa anche ai Vescovi che avessero ricevuto dalla Sede Apostolica una speciale giurisdizione. Nel  513, infatti, Papa Simmaco lo concesse a Cesario, Vescovo di Arles.
Come segno di speciale vicinanza alla Sede Apostolica, è collocato dai Vescovi intorno alle spalle, proprio a simboleggiare
un agnello, ma anche come insegna liturgica d’onore e di giurisdizione indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro province.

Il pallio, questa stola di lana bianca, è infatti il simbolo della potestà vescovile. 

"Essere vescovo, essere sacerdote, significa assumere  > la posizione di Cristo <  cioè pensare, vedere ed agire a partire dalla sua posizione elevata e così, a partire da Lui, essere a disposizione degli uomini, affinché trovino la vita”.




Il pallio imposto, domenica 24 aprile 2005, al nuovo Papa dal Cardinale protodiacono Jorge Medina Estévez, si allarga a sinistra, riprendendo la forma che aveva in origine.

Questa insegna liturgica che i Vescovi di Roma indossano fin dal IV secolo, come attestano i mosaici di Sant’Apollinare a Ravenna, può essere considerata come “un’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle”, ha detto Papa Benedetto XVI nel corso dell’omelia di iniziazione

Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo – ha aggiunto –. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita – questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio”.


Il pallio
è anche il segno tangibile dell'organicità della Chiesa e della comunione tra la Sede di Roma e le Chiese sparse nel mondo, come quando, in occasione della festa degli Apostoli Pietro e Paolo, il Romano Pontefice lo impone agli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno. A partire infatti dal duplice evento del martirio di Pietro e di Paolo, tutte le Chiese incominciarono a guardare a quella di Roma come al punto di riferimento centrale per l’unità dottrinale e pastorale.

Afferma il Concilio Vaticano II: "Nella comunione ecclesiastica vi sono legittimamente le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità (cfr S. Ignatius M., Ad Rom., Preaf.: Funk, I, 252), tutela le varietà legittime, e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non nuoccia all’unità, ma piuttosto la serva" (Cost. Lumen gentium, 13).

Benedetto XVI ha ripristinato l'uso del pallio lungo e incrociato sulla spalla sinistra utilizzato fino al IX secolo, lasciando inalterata la forma del pallio concesso agli Arcivescovi, con i due lembi pendenti al centro del petto e al centro della schiena.



Il cambio della foggia del pallio e del numero delle croci

Il pallio della Tradizione è stato indossato durante i primi tre anni di pontificato per poi essere sostituito con un pallio
simile a quello usato in precedenza dagli altri Pontefici.
Sin dall'inizio del pontificato tale pallio - sempre secondo Mons. Valenziano - ha comportato diversi e fastidiosi problemi di carattere pratico; pertanto, in occasione della Messa del 29 giugno 2008 (solennità dei Santi Pietro e Paolo), il pontefice è tornato ad indossare un pallio a "Y" simile a quello indossato comunemente dai metropoliti, ma con foggia più larga e più lunga e con nuovamente > 6 croci rosse < contro le precedenti > 5 < del pallio arcaico scelto per il giorno dell'insediamento sul soglio pontificio.

Dal 29 giugno 2008 è infatti cambiata la foggia del Pallio, indossato da Benedetto XVI per le solenni celebrazioni liturgiche. Quello che il Papa ha adoperato per la messa dei Santi Pietro e Paolo è infatti a forma circolare chiusa, con i due capi che pendono nel mezzo del petto e del dorso.Modello stranamente già riprodotto alla base del suo Stemma, un criptico
> segnale di preveggenza <
vista la chiara somiglianza con il Pallio indossato per la prima volta nel giugno 2008
come se avesse già  "intuito" la sua sostituzione allo scadere del terzo anno dalla sua elevazione al soglio pontificio.



La foggia risulta più larga e più lunga, mentre è stato conservato il colore rosso delle < 6 croci > che lo adornano, cambiandone la forma in 4 triangoli equilateri che si incontrano  al centro.

" Si tratta dello sviluppo della forma del pallio latino utilizzato fino a Giovanni Paolo II
", ornato da 4 croci nere sul davanti e 2 dietro "- spiega il maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Guido Marini, che illustra motivazioni storiche e liturgiche della nuova insegna in un'intervista apparsa sull "Osservatore Romano" del 26 giugno 2008 al quale il giornalista chiedeva chiarimenti sui motivi che avevano portato il Papa a fare questa scelta e quali fossero le differenze tra il pallio papale e quello che il Pontefice impone agli Arcivescovi. 


"La differenza rimane anche nel pallio attuale. Quello che sarà indossato da Benedetto XVI a partire dalla solennità dei Santi Pietro e Paolo riprende la forma del pallio usato fino a Giovanni Paolo II, sebbene con foggia più larga e più lunga, e con il colore rosso delle 6 croci. La differente forma del pallio papale rispetto a quello dei metropoliti mette in risalto la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata proprio da queste differenze."

la riforma della riforma si è fermata
> il ritorno
all'antico pallio <


Tali differenze (la foggia più larga e le 6 croci di colore rosso, invece che 6 di colore nero) - secondo la Curia - mettono in risalto la diversità di giurisdizione tra il Papa e gli Arcivescovi, ma non sembra proprio che l'intento di Benedetto XVI fosse quello di usare un paramento più comodo e la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata proprio da queste differenze cromatiche
e di forma delle 6 croci, come conferma soprattutto > il cambio del Pastorale < a forma di croce greca, appartenuto a Pio IX e usato per la prima volta da Benedetto XVI nella celebrazione della Domenica delle Palme di quell'anno - è ormai utilizzato costantemente dal Pontefice, che ha così ritenuto di sostituire quello argenteo sormontato dal crocifisso, introdotto da Paolo VI e utilizzato anche da Giovanni Paolo I, da Giovanni Paolo II e da > Lui stesso < .


Sarebbe veramente semplicistico e decisamente fuorviante considerare siffatta > scelta < un normale avvicendamento di paramenti liturgici e farla passare per un semplice  >ritorno all'antico< come hanno tenuto a ribadire i consiglieri liturgici del Papa,che testimonierebbe uno sviluppo nella continuità, un radicamento nella tradizione che consente di procedere ordinatamente nel cammino della storia. Argomentazione sinceramente debole e poco convincente, perchè non ci si è limitati a mettere da parte >un paramento scomodo< e riprendere il pallio usato dai precedenti pontefici.

Si è cambiata la foggia, ma sopratutto il colore, la forma e la conseguente simbologia numerica e arcana delle croci, formata ognuna da  > 4 triangoli equilateri < che danno luogo ad una serie di numeri legati ad una precisa simbologia esoterica e misterica > 3 lati di ogni triangolo x 4 = 12 x 6 = 72 <> come i 72 Angeli della Tradizione. 

Come ormai è noto, Benedetto  XVI, fin dalla Sua elevazione al soglio pontificio, ha sempre propugnato il giusto culto a Dio, che, liturgicamente parlando, passa anche attraverso la devota gestualità, il decoroso utilizzo dei paramenti giusti indossati nelle giuste circostanze, la sobria solennità e, in particolare, l'utilizzo di antichi paramenti, nel rispetto del loro antico significato e immutata funzione, che, nel caso del pallio della Tradizione, era quello di identificare il nuovo Papa esclusivamente con Pietro < il primo > fondatore della Chiesa di Cristo in croce.

Sono considerazioni curiali e liturgiche, che sembrano contraddire > il taglio pietrino < che Benedetto XVI aveva voluto dare al suo Pontificato e che dalla Festa dei Santi Pietro e Paolo ha mostrato di voler decisamente modificare, come confermerebbe la volontà di sostituire, nel Mausoleo dei Papi, > la sua effige  < che lo avrebbe ricordato ai posteri non più con > il mantello pastorale < dei Primi Papi, ma con altro legato invece a tutt'altra simbologia e valori spirituali.


PIETRO 1° < PONTEFICE > BENEDETTO XVI

Il vero scopo del 265° Pontefice sembrava inizialmente decisamente > diverso< , come confermerebbe il gesto di cedere a Celestino V I'antico pallio indossato per l'elevazione al Soglio Pontificio, un paramento fatto appositamente rifare, curato nei minimi particolari, riconoscendo all'umile fraticello San Pietro Celestino il suo mai perso ruolo di Papa, ma  - ne siamo sempre più convinti dopo un'analisi più attenta e approfondita della cerimonia svoltasi a L'Aquila il 28 aprile 2009 - di Padre Fondatore come  < Pietro > della Chiesa di Cristo, identificando in < Pietro  da Morrone > il vero Successore del 1° Papa cristiano.

Benedetto XVI il 24 aprile 2005 era fermamente intenzionato a lasciare nella storia dei Papi un segno indelebile e altamente simbolico del suo passaggio terreno, avendo sottolineato, durante  tutta la cerimonia di insediamento, la dimensione “pietrina del suo ministero e scegliendo due simboli (l'anello del Pescatore e il pallio della Tradizione) altrettanto inequivocabili sulle sue intenzioni.

All'atto del Suo insediamento sul Soglio pontificio Papa Ratzinger - com'è stato ripetutamente sottolineato da Mons.Valenziano - non aveva fatto certo mistero della Sua volontà di identificarsi > anima e corpo < con Simon Pietro, accentuando le differenze rituali e formali.

Il nuovo Pontefice ha spiegato in modo chiaro >  il ruolo < che intendeva assumere, rimarcando il Suo preciso intendimento di identificarsi proprio con Pietro > il Papa fondatore < .

Durante una conferenza stampa, Mons. Crispino Valenziano, consulente dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, ha spiegato, in modo altrettanto inequivocabile, il messaggio centrale di questo gesto:

> " Benedetto XVI non è stato eletto successore di Giovanni Paolo II, ma di Pietro” <

I riti di inizio del Pontificato di Benedetto XVI sono stati infatti pieni di novità simboliche, che hanno caratterizzato non solo la Messa solenne di quella domenica, ma anche altri gesti che il Papa ha compiuto prima e durante la cerimonia.
I riti sono stati approvati dal nuovo Papa poche ore dopo essere stato scelto dal Collegio dei Cardinali come successore numero 265° dell’ Apostolo Pietro.
La Messa solenne di inizio di Pontificato ha infatti sostituito quella dell’ incoronazione e dell’imposizione della tiara, abolita con il Pontificato di Paolo VI (1963-1978). Una delle novità più significative ha avuto luogo all’inizio della Messa di quella domenica con la visita al “tropheum apostolico, dove si trova il sepolcro del primo Vescovo di Roma, posto sotto il Baldacchino.                                                     
Il liturgista del Pontificio Istituto Liturgico Sant'Anselmo ha tenuto a chiarire che in passato i Papi erano incoronati a volte nella Cappella Sistina, a volte nella Basilica.

Papa Benedetto, tuttavia ha voluto essere insediato – e quindi non incoronato – in piazza San Pietroperché è il luogo del martirio di Pietro” e non per motivi logistici -  ha spiegato.

Valenziano, che è anche membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, ha precisato che la Messa di quella particolare domenica è iniziata con una “statio o stazione al sepolcro di San Pietro per pregare affinché Pietro parta da dove è Pietro”. Ed è proprio a ragione di questo voluto gesto simbolico che Benedetto XVI, accompagnato dai Patriarchi orientali, è sceso dall’Altare della Confessione della Basilica di San Pietro fino al cosiddetto “tropheum”, dove si trova il sepolcro del primo Papa.

In quel momento, due diaconi hanno raccolto i due simboli che sarebbero poi stati imposti al Papa: "l’Anello del Pescatore” ed "il Pallio”, che è rimasto accanto alla tomba di Pietro per tutta la notte.

Il taglio pietrino dei vari passaggi rituali ci è sembrato quindi chiaro ed esplicito per chi sa leggere i simboli più o meno criptati, di cui l'attuale Pontefice è profondo conoscitore ed interprete. Basterebbe riesaminare con estrema attenzione gli avvenimenti della domenica 24 aprile 2005.

La scelta delle croci

Vi è una differenza simbolica anche nella scelta delle > croci < fatte ricamare sui diversi palii.

1)
Nel pallio a croci nere, indossato da Giovanni Paolo II e dagli Arcivescovi Metropoliti viene riprodotta una croce greca stilizzata con una forma triangolare, che termina ad imbuto.

2)
Nel pallio arcaico con 5 croci rosse, indossato da Benedetto XVI il giorno del suo insediamento sul soglio pontificio, viena riprodotta una croce greca stilizzata, che si restringe leggermente nell'incrocio dei due segmenti.

3) Nel pallio moderno con 6 croci rosse, modificato ed indossato dal giugno 2008, viene riprodotta una croce di malta, nello schema sopra riportato al n.12, ma diversa da quella più conosciuta a 8 punte.

Appare invece perfettamente < identica> a quella inserita nello stemma
del 30° grado della Massoneria scozzese.

Sarebbe veramente interessante approfondire i motivi simbolici e misterici,
che hanno convinto Papa Benedetto XVI a scegliere questo modello di < croce rossa >
che nella  massoneria scozzese indica > il Grande Eletto Cavaliere Kadosh, Cavaliere dell’Aquila Bianca e Nera.


Il Kadosh è il "santo", il "puro" che ha valicato la soglia dell’iniziazione suprema portando all'estreme conseguenze il tema del distacco da qualsivoglia fattore di condizionamento psicologico, spirituale, filosofico

E’ "il soldato dell’Eterno che deve avere reciso ogni cordone ombelicale con il mondo ", ovvero il massone che ha realizzato in termini assoluti l’obbiettivo di una totale liberalizzazione mentale e spirituale, ottenuta mediante una pratica rituale che "in pieno spirito d’indipendenza lo svincola da ogni sudditanza rispetto alle idee che possa avere in precedenza acquisito per fede religiosa, o per formazione culturale socio-politica" esattamente come gli antichi  cavalieri templari, considerati degli eretici di tipo gnostico-manicheo, a causa proprio delle "conoscenze" apprese durante il loro soggiorno in Terrasanta tra l'XI e XII secolo e che portò la chiesa cattolica (e non certo il Re di Francia) a perseguitarli a causa delle conoscenze da essi raggiunte anche dopo lo scioglimento ufficiale dell'Ordine nel 1312 da parte di Clemente V. Si era iniziato con il pallio, che riprende una forma arcaica dei primi secoli, per poi decidere di sostituirlo con uno completamente diverso sprattutto nella forma e nel colore delle croci, inequivocabilmente legati alla tradizione templare e massonica.

? La Fine di un CICLO e l'inizio di uno NUOVO ?
Se Papa Ratzinger, contestualmente al cambio della foggia del pallio, non avesse scelto il pastorale di Pio IX, che lanciò il terribile anatema contro i massoni, ci verrebbe da pensare che Benedetto XVI, come altri Papi prima di Lui, nutra una spiccata simpatia per la liturgia e la ritualità massonica, espressa spesso con gli stessi simboli imperituramente incisi sulla pietra di tante Chiese della cristianità, come nella Basilica di Collemaggio, voluta da Celestino V, o nella Basilica di Assisi, ideata e progettata da Frate Elia, ambedue costruite sotto la direzione di Maestri comacini, come attesta la tomba, nel cimitero dietro la Basilica di Assisi, appartenente a Mastro Ciccolo di Becca, morto nel 1330, che presenta un insieme sconcertante di simboli massonici: la rosa-croce accanto ad una squadra e un punteruolo e, di nuovo, una stella a otto punte.



Non è certo questa la sede per approfondire quest'argomento e risolvere gli enigmi e decriptare i messaggi cifrati scritti sulle vesti e sui paramenti di questo Papa, che ha mostrato di conoscere profondamente l'eresie di tipo gnostico-manicheo  e di possedere le stesse  "conoscenze" apprese dai Templari durante il loro soggiorno in Palestina, conoscenze trasmesse sicuramente a Pietro da Morrone, il futuro Papa Celestino V, durante la costruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio e del pavimento che conduce al Labirinto dei Tre 888 nascosto e camuffato per altrettanti secoli.



Come non è certo il caso di riprendere i motivi che avevano  convinto Federico II e i Templari a costruire in un punto strategico e altrettanto simbolico la città del L'Aquila, la cui storia andrebbe letta esattamente al contrario di come ci è stata  fin'ora falsamente proposta, limitando scientemente e pervicacemente la giusta prospettiva degli eventi e dei veri motivi che avevano convinto i Templari a costruire  sul > Colle (di) Maggio < una delle loro ultime Cattedrali.



Una potentissima ed unica nel suo genere
Centrale di accelerazione delle cellule umane, ideata per consentire a chiunque  -una volta purificatosi nel corpo e nello spirito (v. Perdonanza)- fosse pronto e disposto a ricevere queste particolari e potentissime energie cosmiche.
Centrale
per secoli scientemente spenta e  trasformata in semplice luogo di culto, camuffandola ad arte in Chiesa Barocca e nascondendo persino il suo famoso Labirinto per impedire che venisse svelato > Il Segreto dei Tre 888 <, individuando "il cammino iniziatico" segnato sul pavimento, come ho potuto constatare di persona nell'esperienza vissuta insieme ad Eddy Seferian, un sensitivo di origine armena, nella nostra 1° visita alla Basilica il 26/09/2007.


Si rende opportuno cercare di leggere i vari messaggi simbolici lasciati di proposito da Papa Benedetto XVI nella cerimonia rituale dell' offerta del pallio pale a Papa Celestino V.

Lettura simbolica dell'offerta del Pallio Pale a Papa Celestino V

Era veramente intenzione di Papa Benedetto XVI "perdonare" Collemaggio e Celestino V, come ha tenuto a sottolinare un giornale locale "L'Aquila Nuova" e chiudere nel modo più inatteso e solenne una controversia durata 715 anni, come riferisce Bruno Vespa?

Ad un più attento esame delle modalità e dei tempi scelti da Benedetto XVI e dalla curia romana ed aquilana per immortalare l’incontro simbolico tra i due Papi si deve sinceramente ammettere che troppe cose coincidono perfettamente e che non possono essere state assolutamente frutto di improvvisazione.
Si comprende  facilmente che è stato curato ogni particolare di questa cerimonia, che appunto non ha avuto nulla di improvvisato e spontaneo, come si è voluto far credere ai media ed ai pochi presenti.

- Questa foto è stata scattata pochi minuti prima del sopraggiungere del Papa e mostra la Porta sacra aperta ed il Monsignore che predispone i pompieri ai lati della Porta SacraQuattro per ogni lato, in modo da accogliere in "otto" il Sommo Pontefice, numero sacro ed altamente simbolico per l'Aquila.
- Il Papa, sceso dal Pulmino, guidato da Bertolaso, alla presenza di poche persone, ha battuto - almeno cosi riferiscono le cronache vaticane - per tre volte con un ramoscello di ulivo sul portale della Porta Santa, che nel frattempo era stata chiusa, portale che per tradizione centenaria può essere aperto simbolicamente solo dal Sindaco della città, l’unico che ha l’autorità per farlo, dopo la lettura della Bolla affidata da Celestino alle Autorità comunali, che, ad ogni ricorrenza, invitano il Vescovo ed il clero a partecipare alla cerimonia di apertura della Porta Santa.

- La cronaca riferisce che la sua mano ha aperto con delicatezza la pesante anta e per un attimo Papa Benedetto si è trovato solo con la teca contenente le spoglie di Celestino, l'umile fraticello, il dantesco ''Papa del Gran rifiuto'', l'inventore del 1° Giubileo.

- Il Pontefice ha sostato qualche attimo in piedi davanti la bara, poi si è piegato. Ha quindi accarezzato la teca, stendendovi sopra, con l'aiuto del suo segretario padre George, il pallio pale, ricevuto il 24 aprile 2005, quando è stato consacrato Papa.
- Una cerimonia toccante, come credo fosse nelle intenzioni di questo Pontefice sensibilissimo e profondo conoscitore del rituale e da sempre molto attento alle sue implicazioni, dando al suo raffinato gesto un significato altamente spirituale e simbolico, di cui pochi credo si siano resi conto della sua reale portata, essendo stato dato poco risalto al messaggio che il Pontefice ha voluto dare alla comunità cristiana e soprattutto al clero, che tanto ha avversato il Suo predecessore.

Siamo convinti infatti che abbia voluto dargli un preciso significato, gettando un ponte di luce verso l'altra sponda, dove era stato ingiustamente relegato il suo Predecessore, riconoscendogli, ora per allora, la sua qualifica mai persa, nonostante la tunica di umile fraticello con cui si era rivestito scendendo dallo scranno pontificio.

? Qual è il significato simbolico del gesto di Benedetto XVI ?



Ci si consenta di offrire > una diversa lettura simbolica < del comportamento di Benedetto XVI durante la visita del 28 aprile 2009 e le scelte da lui fatte in quel giorno, che verrà sicuramente ricordato non solo dalla comunità aquilana, ma siamo sicuri da quella mondiale. 




Nel film "L'attimo fuggente" il professore invita un alunno a salire su un banco e ruotare su se stesso per 360°, tornando al punto di partenza. La realtà, dice il maestro, va sempre osservata da tutti i punti di vista, non dando per scontato presunte e convincenti verità.

E questo è anche il caso del gesto compiuto da Papa Benedetto XVI, che andrebbe anch'esso letto con la stessa prospettiva.Dietro quel gesto < letto e interpretato a 360° gradi > si scoprirebbero impensabili e inconfessabili verità.

PIETRO 1° < PONTEFICE > CELESTINO V

-
Benedetto XVI offrendo al  Vescovo Pietro Angeleri da Morrone, umile eremita, il  proprio e personale Pallio Pale, che gli fu imposto sulle spalle quattro anni prima, il giorno dell’inizio del SUO pontificato, e compiere questo gesto a L'Aquila, all’interno della Basilica, in cui Celestino V era stato elevato al soglio pontificio, da cui, per sua volontà, era immediatamente ridisceso, perdendo automaticamente tutte le prerogative e credenziali di 

"Sommo Pontefice "

ha voluto dare un preciso ed inequivocabile significato.

-
Si tratta di > un gesto altamente simbolico < al di là delle implicazioni politiche e dei rapporti tra potere spitituale e temporale,  che separavano Celestino V e il Suo successore e carnefice Bonifacio VIII per i diversi e contrastanti modi di concepire i rapporti con Dio  e con i fedeli, non ha inteso nè "giustificare", nè "perdonare", né tanto meno rendere giustizia.

- Il Papa con il suo gesto ha "perdonato" - come sostiene il giornalista da cui abbiamo tratto il titolo di questo capitolo- Pietro da Morrone di essersi  allontanato e staccato dalla Chiesa di Roma, ma non certo il taglio laico e super partes che ha voluto dare alla cerimonia della Perdonanza, affidando "la Bolla" alle Autorità comunali, riconoscendo loro un'autonomia esclusiva sulla giurisdizione della Basilica e sulla celebrazione eucaristica dell'apertura della Porta Santa.

- Infatti, pur avendone la Curia romana espressamente  dichiarato >il carattere privato< riteniamo, per le considerazioni sopra esposte, per la forma e le modalità con cui si è svolto l’incontro tra Benedetto XVI e Celestino V, che il Pontefice abbia voluto invece lanciare un preciso segnale alle Autorità comunali, assenti ingiustificati e non pronti ad intuire immediatamente le implicazioni morali e politiche che la mancata presenza del Sindaco avrebbe comportato.

- Significato simbolico e politico che siamo convinti è stato perfettamente compreso da chi, come dice il proverbio, "ha orecchie per intendere", a differenza del Sindaco e delle autorità locali, rimaste stranamente assenti ingiustificati, nonostante fossero state certamente informate delle intenzioni di Benedetto XVI di recarsi -dopo il suo giro programmato nei centri più colpiti- a visitare la Basilica di Collemaggio e rendere omaggio a Celestino V.

- Far giungere il Pontefice non sull’automobile di rappresentanza munita degli stemmi papali, come sarebbe stato prassi e consuetudine, ma su un rustico pulmino "il somarello moderno", ricreando di proposito lo stesso messaggio simbolico che aveva portato Celestino V il 28 agosto 1294, giorno della Sua incoronazione, ad imitare l’entrata di Gesù a Gerusalemme, dando un preciso ed inequivocabile segnale che era finalmente iniziata la tanta agognata "Età dello Spirito",
profetizzata da Gioacchino da Fiore.

- Farsi accogliere non dal Sindaco , a cui è affidato il compito esclusivo di aprire la Porta Santa , ma da 8 vigili del fuoco posti ai lati del Portone, che ,come da istruzioni ricevute,avevano portato l’urna con i resti di Celestino V, che non aveva subito danni nel crollo dell’abside !?

- Farsi accompagnare davanti allo stesso Portale > consacrato e Benedetto (XVI) < da Celestino V all'atto della sua elevazione al Soglio Pontificio nel 1294, e ripetere il gesto che si compie il giorno della festa della Perdonanza, ogni 28 agosto da 715 anni con la stessa pianta con la quale venne accolto Gesù dalla popolazione festante quando entrò a Gerusalemme, bussando tre volte, come il numero sacro con cui al terzo giorno si celebra la ricorrenza pasquale, la rinascita di Gesù, quale Figlio di Dio Padre, tornato come "Spirito divino" e non più umano per porre la 1° Pietra della "Nuova Chiesa Spirituale", che aveva il Suo epicentro non più a Roma, ma a
L'Aquila.

-- Battere tre volte
con lo stesso ramoscello d'ulivo con il quale Pietro bussò per la 1° volta alla Porta, poi dallo stesso consacrata, non facendosi aprire dalla più alta Autorità comunale dell'Aquila, come è prassi e consuetudine centanaria.

- Aprire personalmente i battenti con l'aiuto del suo Segretario, senza ritenere opportuna l'indispensabile presenza del Sindaco della  città, ora come allora, l'unico
a cui Celestino aveva affidato il compito di aprire la Porta Santa.

- Cedere il pallio pale, il mantello che gli fu imposto sulle spalle quattro anni prima, il giorno dell’inizio del pontificato, effige e simbolo del Pontefice, nome di derivazione latina  che "metaforicamente" indica > colui < che è stato scelto per "facere pontem", di "fare da ponte" per favorire appunto l’incontro tra cielo e terra e garantire e mantenere "la pax deorum".

-Benedetto XVI ,consapevole del significato arcaico del compito affidato dalla comunità cristiana al "Pontefice" in carica ha voluto, offrendogli > il Pallio  Pietrino < dare alla figura di Celestino V l'identica qualifica, riconoscendo al Papa del Gran Rifiuto il ruolo effettivo di traghettatore del Vero Cristianesimo di Gesù e dei suoi primi discepoli, ma soprattutto di Simon Pietro il > 1°Pontefice < avendo mostrato nella Sua vita e nelle Sue Opere quella condizione di "distacco dal mondo "e di "insegnamento di un altro mondo" che la Chiesa Romana aveva perso e non era più capace di trasmettere.


- Stendere questo manto sacro, altamente simbolico, sulla teca ermeticamente sigillata, non potendo essere posto, come prevede il rituale vaticano, direttamente sulle spalle del > Pontefice appena ri-eletto < , teca in cui erano racchiuse, sino al momento di questa simbolica "nuova consacrazione", le spoglie mortali di San Pietro Celestino, con indosso i paramenti ed i simboli da Vescovo e non da > Papa < come impose il suo successore Bonifacio VIII, allorchè il suo corpo venne esposto al pubblico, non ritenendo appunto che potesse essere addobbato con le insegne papali secondo il rigido diritto ecclesiastico.
Si era infatti irrevocabilmente dimesso - primo Papa nella storia- ed aveva conseguentemente rinunciato al titolo ed a tutte le prerogative del grado e conseguentemente anche agli onori dovuti alla salma, su cui non avrebbero dovuto essere posti i rivestimenti ed i simboli papali !?

Offrire il proprio personale Pallio pale con 5 croci rosse (come le 5 piaghe di Gesù crocifisso) nella foggia arcaica di Innocenzo III, indossato all'atto della sua elevazione al Soglio Pontificio il 24 aprile 2005, pallio, sostituito con altro nella festa dei Santi Pietro e Paolo del 29 giugno 2008, sempre a croci rosse, ma  > 6 < e non  > 5 < , di altra foggia e di altro significato simbolico, mostra la fine di un modo di intendere i rapporti tra il Pastore e le sue pecore smarrite, ma anche il ritrovamento della pecorella persa dalla Chiesa 700 anni prima !?

-
Il Pallio, infatti non è solo l'insegna liturgica d’onore e di giurisdizione indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro province, ma  simboleggia appunto la pecorella smarrita e ritrovata, portata sulle spalle dal Buon Pastore, e l’Agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità e Celestino con la sua rinuncia sapeva benissimo di avviarsi al martirio.

- - Benedetto XVIoffrendo il manto sacro indossato dai primi Papi, ma soprattutto da Lui appositamente scelto e indossato per la > 1°volta < all'atto del Suo insediamento quale diretto successore del 1° Papa Pietro ha cercato, offrendo quell'unico e insostituibile esemplare, di ri-unire attraverso secoli gli spiriti vitali di due pastori e traghettatori di anime > Simone Pietro < e > Celestino < due grandi Pontefici, lanciando un ponte di luce tra due sponde, tra due epoche altrettanto fondative e propulsive del Cristianesimo delle origini, come professato e voluto dal Suo fondatore.

Benedetto XVI ha così unito i cuori di due Papi martiri, tornando ad essere > il 265° Papa < come tutti i Suoi predecessori. Si è messo volutamente e umilmente da parte, non volendo più identificarsi con Pietro come  mostra  l'immagine, che ha voluto fosse riprodotta  nel mosaico tondo, ultimo della fila che corre tutt'intorno alla trabeazione interna delle navate del Mausoleo dei Papi, l'Arcibasilica Maggiore Papale di San Paolo extra moenia, dove sono raffigurati tutti i 265° Sommi Pontefici, da Pietro all'attuale in pectore.
- Sarebbe invero minimalista - come ha fatto un sito cattolico - considerarlo un modo intelligente di liberarsi di un paramento di così alto valore spirituale e liturgico e di contrastare la presunta  negativa influenza di Mons. Marini, ma soprattutto di Mons.Valenziano, indicato come il Padrino occulto < la pecora nera > della Curia, alla cui nefasta influenza Papa Ratzinger si sarebbe finalmente sottratto, modificando la foggia del pallio e facendo togliere la sua effige con il pallio della Tradizione dal Mausoleo dei Papi.



- Il Papa
- secondo una lettura più attenta della decisione di sostituire l'effige con il simbolo del pallio della Tradizione - ha voluto consegnarsi alla storia non più con il palio di foggia arcaica, con il quale in primo tempo aveva voluto essere immortalato.

- Benedetto XVI ha infatti riconosciuto con grande umiltà che, dopo > l'offerta < dello stesso a Celestino V , la sua effige nel Mausoleo dei Papi, andava modificata, in quanto  - con quel simbolico gesto  - aveva implicitamente ammesso che < solo > Celestino si poteva identificare a giusta ragione con  > Pietro < considerandolo un Papa ri-fondatore della Chiesa delle origini, avendola voluta riformare dalle fondamenta, spostandone l'epicentro da Roma a L'Aquila <> dalla Basilica di Piazza San Pietro alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio.

- Benedetto XVI ,
con questo simbolico gesto, cosi intimamente unito a quello altrettanto simbolico della Sua elevazione al Soglio pontificio, ha fatto proprie le parole di Matteo (XVI, 18):
"Tu sei Pietro, e su questa pietra costruirò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno su di essa".

- Versetto biblico che certamente ispirò anche Frate Elia quando decise di intraprendere la costruzione  della Basilica di Assisi sul "Colle dell’Inferno", da Elia poi ribattezzato "Colle del Paradiso", seguendo le indicazioni di San Francesco d'Assisi il quale aveva detto che "un giorno quel colle sarebbe diventato " l'ngresso del Paradiso" >la "Porta Del Cielo" < ovverosia "Ianua Coeli".



- Il Pontefice ha inteso unire Basilica di Celestino a L'Aquila non solo alla Basilica di Pietro a Roma, ma anche a quella di Francesco ad Assisi, Basilica di Santa Maria di Collemaggio costruita anch'essa su un > Colle < tornata  > non a caso < per decisione papale > Cattedrale < della città, stabilendo un indissolubile legame tra Tre Pilastri del cristianesimo  e le Chiese che hanno contribuito a far erigere, ponendo > la Prima Pietra < di questi Tre centri spirituali.


- Altrettanto simbolica è la decisione di porre a guardia della teca i Pompieri e di schierarne otto ai due lati del Portone.

- I pompieri, dopo l'11 settembre 2001, sono il simbolo del sacrificio estremo a salvaguardia dei cittadini indifesi ed in pericolo e la garanzia che ciò che sembra irrimediabilmente perso può essere recuperato e tornare alla vita e i Pompieri dell'Aquila in particolare hanno mostrato di apprezzare > il dono < di Papa Ratzinger al loro Pontefice, offrendogli, a  loro volta, > l'elmetto bianco < a ricordo imperituro del loro
> Pompiere bianco < che seppe rinunciare ad ogni titolo e privilegio, andando incontro al sacrificio estremo > un Grande Elefante Bianco < come amiamo definire i Grandi Saggi e i veri Iniziati.

Cuore a Cuore


NB: il 5  maggio 2013 il "Pallio" offerto da Benedetto XVI a Celestino V è stato inserito nella teca,che ne custodisce le spoglie mortali,

con nuovi paramenti, l'anello petrino e i tre spilloni, nonché "un nuovo volto" d'argento, creato appositamente con le più avanzate tecniche moderne, facendo gli appositi rilievi sul teschio di Pietro da Morrone.




avv.Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo