You are here: Home 6 APRILE 2009, ORE 3.32 Costruttori di nidi
Costruttori di nidi

COSTRUTTORI DI NIDI



In quel Mondo di Mezzo, dove si uniscono in un tenero abbraccio Terra e Cielo, si narra di un nobile ed impavido rapace che amava guardare negli occhi il Sole e contemplare, lontano da quelli indiscreti, di tanto in tanto, la Luna.

La leggenda narra che un giorno, spente le ultime luci del crepuscolo, la maestosa creatura volse lo sguardo al Cielo e, come d’incanto, intuì nuovi ed inesplorati orizzonti dinanzi a sé.

I suoi occhi, vividi e acuti, rbrillarono di una luce intensa mai vista prima e fu, in quel preciso istante, che, con la fierezza che lo contraddistingueva, dispiegò le ali e spiccò il volo in quella meravigliosa volta stellata, volgendo lo sguardo ad Est, fiducioso del sorgere di un nuovo sole, di un nuovo giorno...
Il rapace librò sospeso in quell’aria senza velo, mentre le stelle continuarono a tempestare gioiosamente la volta celeste, come unite da qualcosa d’impalpabile ed eterno, accompagnate dalla luce soffusa del romantico astro che sembrò cullarne, con un sorriso, le nobili intenzioni.

D’improvviso, allorquando il cielo dal suo grembo distillò una purissima lacrima di fuggevole luce, dolce nettare, siderea goccia testimone di un messaggio senza tempo, il petto dell'audace volatile si incendiò subitaneamente: quando una stella cessa di pulsare, quando un cuore cessa di battere, quando un afflato fraterno si incammina verso l'eternità, un nuovo sorriso rinasce in quest'Universo senza fine.

Ma in quell'onirico silenzio, la notte cedette subito il passo ai pensieri e, dal fondo dell'antica radura, quel maestoso essere alato percepì un silente saluto di foglie fruscianti, oramai lontane, proveniente da una nobile e antica creatura arborea, che nella sua immanenza e virtuosa fermezza, per lungo tempo gli si era offerta quale dimora ideale per un gioviale ristoro.

Quell’albero dalle robuste e profonde radici che, sin da subito, l’aveva incoraggiato a volare, amava accogliere greggi migranti di là della terra consueta e viandanti solitari, affinché ristorassero le stanche membra all’ombra delle sue rigogliose fronde, offrendo loro lunghi ed ampi respiri che, a taluni, sembrarono eterni; con la comprensione che solo i saggi posseggono, lasciò, quieto, che incidessero sulla sua eburnea veste i propri desideri, le proprie speranze, la propria storia, intenti com’erano a danzare, perché ispirati dai propri sogni, lungo quei sentieri incantati costellati da alberi già fioriti.

Anche quella notte, sotto le medesime fruscianti foglie, arcani cavalieri, smaniosi di scostare il velo, si abbandonarono fiduciosi al sonno del giusto, come volatili su rami di acacia in attesa della prima luce del nuovo astro.

99 rintocchi scolpirono il tempo in quella notte quieta; 99 tocchi vibrarono nell’aria da troppo tempo immota, mentre una brezza leggera li sorprese ancora abbracciati allo stesso sogno.

Come campane a festa scosse da gentil soffio, si destarono vivaci e rinfrancati per raggiungere Acculae, inespugnabile città dalla misteriosa genesi, certi di rinvenire all’interno delle sue mura la magica fonte dove poter spegnere ogni sete.



Giunti così al cospetto dei misteriosi volti traboccanti antiche memorie, una danza allietò il cielo, mentre lo scorrere dell’acqua plasmò musica dal sottofondo;
sui loro elmi, segnati dai ricordi di mille battaglie, fluttuò, maestoso e pieno di grazia, un alato messaggero, che raccolse i primi fili d’oro del sole nascente per tracciare un merletto a foggia di rosa, che adagiò a mò di nido sulla solenne torre del Colle di Maggio.

Quel gesto evocò il ricordo di fiori, dame e cortesi amori, tanto che il cuore di quei combattenti pulsò più leggero ed entrò subito in comunione con l’anima.
In quella celestiale e soave composizione, essi percepirono trionfante l’amore del creatore per la sua creazione e dell’anima per il suo simulacro.

Quel giorno essa assunse l’aspetto di un magnifico nido tessuto d’amore.

Quell’angelico uccello che aveva osato intonare il buongiorno nel chiarore della luna, come un soffio su una candela accesa, svanì libero, oltre la linea dell’orizzonte oramai più sottile d’un filo d’erba.

Quelle creature dal piumaggio arruffato mai consunto dal tempo, rivissero in quel fugace battito d’ali la tanto bramata libertà che non conosce confini e, come fiori sbocciati che offrono petali al sole, impararono a volare senza mostrar le ali e ad aprire nuovi sentieri con la forza e la fatica dei propri passi come le stelle che spegnendosi lasciano traccia del proprio passaggio.

Fu così che nacquero quei costruttori di nidi scolpiti coi colori dell’arcobaleno, che nella muta oscurità seppero udir le stelle.


L’Aquila, ore 3 e 32: la verità contiene il lato oscuro delle cose; ci può stupire perché siamo abituati alla luce ma, se la perdessimo, vedremmo tutto più luminoso.



Luca


I Guerrieri dell’Arcobaleno"

Quando la Terra sarà malata e gli animali  
scomparsi arriverà un gruppo di persone
di ogni fede, razza e cultura che crederà
nell’azione e non nella parola e che
riporterà  la Terra alla sua antica bellezza.
Questa Tribù si chiamerà

“I Guerrieri dell’Arcobaleno"

GREENPEACE

Allegati (1)

PANTA REI- Proposte.pdf il 07/set/2009 00.49 da Giovanni Salvati (versione 1)

Un uomo non può cambiare il mondo ma può diffondere un messaggio che può cambiare il mondo

 


COME OFFRIRE UN CONTRIBUTO
PER LA BASILICA DI COLLEMAGGIO


Questa iniziativa è proposta attraverso il sito SOS COLLEMAGGIO, appositamente ideato per la salvaguardia dello Spirito di Celestino V e ricomporre l'energia degli >8<8>8< spezzata dal terremoto del 6 aprile 2009, ore 3.32



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