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ANNUNCIAZIONE ?

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ANNUNCIAZIONE ?


Con quest'articolo ho voluto rendere partecipi i miei lettori di un'esperienza legata all'incontro  con un'insegnante della cerimonia del tè, la pittrice giapponese Yasuko Sugiyama e di un'indimenticabile cena nel suo atelier, dove ci siamo incontrati e scontrati sull'interpretazione da dare ad uno dei suoi dipinti dalle valenze profondamente simboliche. Si tratta del quadro da Lei intitolato

> Annunciazione ? <

che ha stimolato la mia curiosità di massone, cosi attento al significato dei simboli.



Sulle pareti della sala  da pranzo erano esposti alcuni dei Suoi dipinti, raffiguranti nuvole sulle guglie del Duomo di Milano, con in evidenza "la Madonnina", opere che davano alla serata un'atmosfera molto particolare. 



Si aveva la sensazione di volare sul tetto intorno alla Madonnina, gustando le sue prelibate pietanze, che ci serviva con dei piatti con incisi fiori dalle sfumature blu scuro, come la tovaglia, che ricopriva il suo abituale tavolo di lavoro.

Yasuko mostrava di essere un eccellente cuoca oltre che una raffinata artista, capace di rendere le immagini talmente realistiche da apparire semplici riproduzioni fotografiche come appunto il dipinto della "Madonnina tra le nuvole", appeso sulla parete insieme a quello che riproduceva gli angeli sul tetto del Duomo. Io, come gli altri commensali, era rapito dalla sua arte e dalla delicatezza dei suoi cibi, che stuzzicavano il palato. I miei sensi erano sempre più stimolati e inevitabilmente anche la mia natura partenopea, che mi portava a scherzare e a far battute, anche se mi accorgevo che non erano assolutamente gradite dalla padrona di casa, che mostrava segni di progressivo fastidio, disperdendo quello stato armonico che si era venuto creando.

Shigemy, la mia compagna giapponese, allieva della maestra  della cerimonia del tè, che pratica ogni sabato, se ne era resa subito conto, ma io non riuscivo purtroppo a comprendere i suoi segnali di avvertimento, che mi invitavano a smettere  mentre continuavo imperterrito a scherzare, senza rendermi conto che il riso si era ormai spento sul volto dei presenti. Quando cominciai a percepire questo perentorio cambio di umore cambiai subito atteggiamento e chiesi a Yasuko di parlarmi della cerimomia del tè.

Lei allora mi spiegò che questo rito ha una tradizione centenaria
. In Giappone il tè è una bevanda di grande nobiltà. A partire dal periodo Muromachi (XIV sec) la preparazione del tè è addirittura divenuta una particolare forma d'arte, espressione della dottrina estetica zen.
La cerimonia del tè ha avuto una grande influenza sull'arte giapponese. L'esperienza estetica legata alla cerimonia prevede un armonioso legame con altre arti: calligrafia, pittura, ikebana, ceramica raku, architettura sia degli interni del padiglione dove si tiene la cerimonia, che dei giardini che lo circondano. Queste arti, inizialmente minori, grazie alla cerimonia del tè vennero codificate e si svilupparono come arti autonome, arrivando a costituire la base della tradizione artistica e culturale giapponese.


Esistono giardini, in cui prevale il secco



giardini misti



giardini  rigogliosi pieni di piante e di fiori.



Elementi di questo giardino sono il laghetto e la cascata, come anche l'isola al centro del laghetto e i movimenti del terreno e pietre a rappresentare montagne: un vero e proprio paesaggio preso in prestito dalla natura. 


Molto importanti sono i diversi punti di vista in movimento e da fermi per la contemplazione: il sentiero nel giardino conduce ad essi attraverso le tipiche step stones, pietre passo che scandiscono il lento ritmo di conoscenza ed esplorazione. 

L'equilibrio e' il vero protagonista del giardino giapponese, equilibrio tra le parti: non vi devono essere elementi troppo grandi, pesanti o scuri, oppure devono essere controbilanciati da altri più piccoli, leggeri, chiari.
E' il principio dello Yin e dello Yang, femminile e maschile, in cui ogni cosa e' controbilanciata dal suo opposto. L'assimmetria e un impressione di ordine devono tessere la trama del giardino.


La natura avvolge il giardino e il giardino apre una porta per l'uomo verso essa.

I suoni dell' acqua che scorre e cade, il vento che fa' stormire le foglie

https://www.youtube.com/watch?v=IMHIc5UaYYw

In questo scenario l'uomo assiste allo scorrere del tempo e viene ricondotto alla transitorietà della vita umana. Il tutto deve essere improntato alla semplicità, a qualcosa di lasciato incompleto come in una poesia che lascia infinità di allusioni. E i materiali sono accuratamente scelti e in armonia con il resto: pietre, bamboo, legno, ciotoli rendono il giardino un piccolo angolo che richiama la natura e la bellezza che ci circonda.

Un giardino molto  spirituale, sviluppatosi nel XVI secolo, è quello che utilizza la Fontana Zen Tsukubai per la purificazione. Un lento sentiero di pietre passo conduce verso una parte interna piu' piccola e raccolta nei pressi della stanza da te', sukiya. Un percorso quindi cerimoniale per spezzare i legami con il mondo esterno ed entrare in uno stato di tranquillità e meditazione.

Nel sedicesimo secolo la cerimonia del tè era molto diffusa in Giappone. 



A quel tempo per i samurai era indispensabile apprendere il modo di offrire il tè e conoscere tutto ciò che serve per questo rito. 



Un maestro della cerimonia del tè, di nome Sennorikyu, ha stabilito le regole e i modi della “via del tè” e da più di cinquecento anni molti giapponesi studiano questa via seguendo il suo metodo, che ha sette regole, a cui tutti i maestri si attengono scrupolosamente. 



L’epoca di Sennorikyu era quella della guerra civile, in cui il Giappone fu unificato per la prima volta nella storia.



Per i guerrieri invitare al rito di offrire e prendere una tazza di tè era molto importante prima di affrontare  pericolosi scontri, duelli all'ultimo sangue o la morte per karakiri. Si trattava storicamente di un periodo di transizione tra il medioevo e l'epoca premoderna, chiamata Edo, un periodo di 260 anni senza guerre.
Il periodo Azuchi - Momoyama, durante il quale nacque l'arte del tè, fu caratterizzato da una serie di guerre. Ovunque echeggiavano grida di samurai e questi stessi samurai andavano a combattere senza alcuna possibilità di far ritorno, dopo aver bevuto una tazza di tè, preparato dal grande Maestro nel suo ambiente particolare.



Oggi, ci teneva a precisare Yasuko, viviamo in pace e utilizzando il telefono o internet è molto facile comunicare.


"Tuttavia imparando e praticando la cerimonia del tè dell’antica cultura
giapponese possiamo - mi faceva notare Yasuko - studiare
l’importanza di


> invitare
o riceverne l’invito<

La sua forma pulita ci insegna, facendo scorrere lentamente il tempo a
ritrovare, tra il vuoto e la forma, l’armonia ed il rispetto per gli altri
e per la natura. 
Attraverso i movimenti essenziali di offrire una tazza di tè, impariamo
un modo di comunicare spiritualmente profondo, che non possiamo
ottenere con le parole."


Yasuko citò un passo dell’Hagakure:

"il vero fine della cerimonia del tè è quello di purificare i sei sensi: la vista, con la contemplazione del vaso di fiori e il dipinto del paesaggio; l’odorato, con il profumo dell’incenso; l’udito, con il mormorio dell’acqua che bolle; il gusto, con il sapore del té; il tatto, con la posizione corretta del corpo. Quando i sensi sono stati purificati in questo modo, anche il cuore diventa puro."



la Cerimonia del tè
-
mi venne spontaneo chiederle - è un'arte che ha lo scopo di aprire il tuo cuore, permettendogli di entrare in contatto diretto, con l'energia dell'Universo?

"E’ il raggiungimento di una perfezione assoluta nell’azione del "servire" il tè; è l’espressione di una totale armonia formale e sostanziale verso tutti gli uomini; è un’Arte che racchiude in sè il Principio della più alta Libertà che si oppone al male in tutte le sue forme, fin a darsi la morte se necessario e questa Morte viene allora ad essere omologata alla Vita, come massima espressione di Integrità e
Purezza Spirituale."

Sapevo che questa cerimonia è basata sulla sensibilità del Buddismo Zen, sulla "purificazione dello spirito" in relazione con la natura per
il raggiungimento dell' illuminazione.


Quest'antica tradizione giapponese identifica in natura cinque elementi, chiamati 五大 (go dai, letteralmente "cinque grandi"). di cui in ogni cerimonia rituale si deve tener conto, imparando come dosarli e tenerli uniti tra di loro al fine di purificare l'ambiente e i corpi di coloro che partecipano al rito.
Gli elementi sono:

  • terra    > che rappresenta le cose solide
  • acqua  > che rappresenta le cose liquide
  • fuoco   > che rappresenta le cose distrutte
  • aria      > che rappresenta le cose mobili
  • vuoto  > che rappresenta le cose che non sono nella vita quotidiana.

    Solo infatti chi conosce e pratica la filosofia Zen può 
    comprendere i profondi significati nascosti dietro ogni piccolo
    gesto intorno a cui si costruisce la cerimonia e le forme d'arte
    che ne derivano
    .
    La cerimonia del tè
    rappresenta in effetti un momento di 
    meditazione
    e la semplicità della stanza deve essere più che
    appropriata all'intento: rustici ambienti fatti solo di legno e di
    paglia, esempi di purezza  e di raffinatezza ed ispirazione nella
    storia dell'architettura e di tutte le arti collegate
    .

L'essenzialità, l'assenza di mobili, di qualsiasi altro oggetto o ornamento, è appunto la rappresentazione del "vuoto", a cui la meditazione Zen aspira.



La stanza del tè
è infatti luogo fisico, ma anche mentale. Rappresenta gli ideali dell'estetica Zen
:
"l'assenza di contenuto lascia spazio al pensiero, alla contemplazione del vuoto, quel vuoto, che è anche mentale".

Yasuko cita un pensiero di Nishida K.:
" Nell'architettura della casa da tè si può vedere come lo stile dell'arte giapponese consiste in questo:nel lasciar immergere il Sé nello spazio assoluto. Lo spazio nell'arte orientale non è lo spazio che si contrappone al Sé, bensì lo spazio in cui il Sé si trova".

O forse - le faccio eco - "Si ri-trova"!

Yasuko
ci tiene a precisare: 
"Non si può capire una cosa, se non si ha alcun mezzo per servirsene in modo adeguato;se non si capisce ciò che questa cosa è stata chiamata a fare e a significare; se non si capisce la posizione di ogni oggetto e di ogni gesto rituale; se non si impara a danzare con l'energia che tutto circonda e avvolge
> le cose visibili e quelle invisibili <
se si ha solo un'idea  superficiale di cosa sia veramente "la cerimonia del thé" dal punto di vista spirituale e ci si concentra esclusivamente sulla parte estetica e materiale.
La si può ripetere un'infinita di volte, alla perfezione, ma non si riuscirà mai ad imboccare
> il cammino verso la Luce <

Il forte contenuto spirituale della cerimonia, come momento di raccoglimento e di distacco dalla realtà, giustifica la ricerca dell'isolamento della stanza da tè dall'abitazione, dove scorre la vita di ogni giorno, come senso di allontanamento dalle ansie e dalla materialità della vita quotidiana.


Ero rimasto toccato da queste sagge e profonde riflessioni. Mi ero convinto di aver di  fronte una persona in cammino nella ricerca spirituale, soprattutto vedendo il quadro da Lei intitolato

>"Annunciazione?"<

che mi ricordava  alcuni dei dipinti esposti alla Galleria degli Uffizi a Firenze.



Leonardo da Vinci
-
Galleria degli Uffizi a Firenze


Sandro Botticelli - Galleria degli Uffizi a Firenze.

o il dipinto di Fra Angelico esposto al Museo del Prado a Madrid,
in cui un raggio scende dal cielo a colpire la Madonna.

Fra
Angelico
- Museo del Prado - Madrid

In molti dipinti il raggio passa attraverso una finestra chiusa, o un muro, a simboleggiare la verginità della Madonna. Lo stesso significato ha il giardino cinto da un muro (hortus conclusus), simbolo di castità, che spesso si vede sullo sfondo, come in quello già citato del Beato Angelico esposto al Prado.


Uno dei più significativi resta il dipinto di Carlo Crivelli del 1486, esposto alla National Gallery di Londra.

Carlo Crivelli- National Gallery - Londra.



Osservando  con attenzione L'Annunciazione di Crivelli si vede che l'oggetto nel cielo, da cui partono i raggi, è formato da un cerchio di nubi al cui interno stanno due cerchi di piccoli angeli, che appaiono anche in un quadro di Tintoretto del 1583 e di Federico Barocci al seguito della colomba bianca dello Spirito Santo.


Tintoretto- Scuola di San Rocco a Venezia 


Federico Barocci - Chiesa di Santa Maria degli Angeli - Assisi

Questo infatti è stato per secoli l'approccio simbolico, in cui veniva rappresentata questa scena tratta dai Vangeli di Luca e di Matteo.

L'Annunciazione è narrata con modalità differenti nel Vangelo secondo Luca e nel Vangelo secondo Matteo.

Nel Vangelo secondo Luca, un angelo entra in casa di Maria e le annuncia che concepirà il Figlio di Dio:

« L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. » (Luca 1,26-37)


Philippe de Champagne

Nel Vangelo secondo Matteo, Maria resta incinta dello Spirito Santo, e un angelo appare in sogno a Giuseppe, per comunicargli di tenere con sé la moglie:

« Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa > Dio con noi <
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù. »
(
Matteo 1,18-25)


Molti pittori raffigurano San Giuseppe come un vecchio barbuto con in mano un bastone fiorito. Questo perché, secondo una leggenda inserita nei Vangeli apocrifi, Giuseppe era vecchio e vedovo.
Quando Maria compì i dodici anni, i sacerdoti del Tempio decisero di fare   una specie di concorso per stabilire a chi affidarla. Radunarono tutti gli anziani vedovi, i quali dovevano deporre accanto all’altare i loro bastoni.
Fu scelto Giuseppe perché dal suo bastone spuntarono fiori dai colori vivaci. Secondo alcuni, erano candidi gigli; secondo altri, erano invece oleandri con i loro petali rosa, bianchi e gialli.


Philippe de Champagne

Un’altra leggenda narra che dal bastone di Giuseppe spuntò fuori una bianca colomba a sottolineare l'intervento divino.




Giotto. Cappella degli Scrovegni- Padova


Perugino-Musèe des Beaux Arts-Caen

La figura mitologica di Giuseppe ha molto influenzato gli autori delle opere sull' Annunciazione. La cosa interessante  resta infatti  la rappresentazione di Giuseppe con un bastone, da cui spuntano del gigli bianchi.



L'analisi bibblica del racconto dell'Annunciazione, fatto dei due evangelisti Matteo e Luca, evidenzia le caratteristiche dei loro annunci e delle loro intenzioni pastorali e teologiche:

  • Matteo scrive principalmente ai cristiani convertiti dal giudaismo, per cui sono evidenti le tematiche che possano interessare a coloro che appartengono a quella tradizione culturale, in particolare in riferimento alle reazioni che un uomo poteva e doveva avere secondo la legge mosaica in una situazione compromettente come quella di una promessa sposa che si ritrovasse incinta. Come ulteriore conferma delle intenzioni pastorali di Matteo è la citazione dell'Antico Testamento (la profezia messianica di Isaìa) per avvalorare i fatti narrati. 

  • tra i temi ricorrenti di Luca, invece, è l'attenzione per le donne. Non solo Maria di Nazareth, ma anche la Maddalena ed altre donne narrate come esempio di fede durante la vita pubblica di Gesù. Ecco quindi che l'attenzione è tutta rivolta alla vicenda di Maria, alla sua elaborazione interiore e alla sua risposta all'annuncio dell'angelo. E per avvalorare il tutto, non c'è una citazione dell'Antico Testamento, ma l'esperienza di un'altra donna.

Due figure di donne completamente diverse



Maria
casta e pura.



Maddalena
donna licenziosa convertita



Due donne diverse tra di loro per personalità e carattere, ma ambedue legate a Gesù da un affetto sincero, ma soprattutto due madri vere secondo la tradizione, le quali ebbero entrambi diversi figli. Maddalena- si racconta - direttamente da Gesù senza alcun intervento divino, tanto che, secondo una parte degli storici, sarebbe l'antenata di nobile stirpe, da cui discende la stirpe dei Merovingi, dopo essere fuggita in Egitto e rifugiatasi in Francia al confine con la Spagna. Goffredo da Buglione, colui che, alla testa delle truppe cristiane, riuscì a riconquistare Gerusalemme, sarebbe un suo diretto discendente. 



E Lorenzo Lotto in questo suo dipinto sembra seguire questo filone decisamente più umano, mostrando Maria, fanciulla vergine illibata, sorpresa e spaventata come il suo micino, alla vista dell'angelo con fattezze umane, come il Padre di tutti gli Dei, che Gabriele indica con la mano destra in alto tra le nuvole, restando decisamente interdetta dall'Annucio, che Dio in persona, sarebbe intervenuto  per > concepire e procreare  insieme < il Suo figlio prediletto. La presenza del gatto, che vede, come la Madonna, l'angelo, rende reale e viva la scena. Se anche un piccolo micio vede il messaggero di Dio, secondo le intenzioni dell'autore del dipinto, vuol dire che l'evento, narrato dai due Evangelesti, non è un racconto mitico, ma un fatto realmente accaduto.


Lorenzo Lotto - L'Annunciazione -1532- Museo Villa Colloredo Mels - Recanati

Ma anche la figura di Giuseppe, vecchio e sterile, appare poco umana e mitizzata, in quanto ai genitori di Gesù i Vangeli Apocrifi attribuiscono altri numerosi figli.

Giuseppe, discendente dalla stirpe regale di David, doveva essere un uomo molto più giovane e prestante, capace di procreare e il bastone è sempre stato nell'antichità
un simbolo fallico, come in questa immagine tratta di un villa pompeiana, in cui al lato del guerriero con un enorme pene è appoggiato un bastone, da cui spuntano dei fiori bianchi e rossi, che molti hanno ritenuto trattarsi metaforicamente del seme emesso dall'uomo all'atto del Suo orgasmo, momento topico ed estatico per il contatto con il divino.

Gli stessi fiori, bianchi e rossi, che appaiono in questa immagine di Giuseppe

Bisognerebbe addentrarsi anche nella simbologia del giglio, che presenta – come per tutti i simboli – diverse accezioni, indicando, da un lato, purezza, innocenza, verginità, ma, dall’altro, anche sorgente di fecondità, con il suo pistillo “impudico” (vedasi Dizionario dei simboli, 1969) e il suo profumo inebriante, non casto, afrodisiaco; così come il bastone (stelo) che rinverdisce e fiorisce è leggibile come simbolo della vitalità dell’uomo e della rigenerazione



Pertanto, l’Annunciazione assumerebbe, in realtà, un tono decisamente (e freudianamente) fallico: i gigli dal lungo stelo come simboli sublimati della fecondità divina di fronte allo stato verginale della figura femminile, inteso come puramente vuoto, ignaro, passivo e inespresso, in attesa, insomma, di risvegliarsi tramite la semenza divina.



Orbene i
l giglio
è una pianta selvatica, che nasce direttamente dalla terra, con fiori di varie tonalità e con un gambo lungo, riprodotto in tutti i quadri cosi da identificarlo con il bastone di Giuseppe, dal quale sono spuntati i famosi gigli.



Ma dove eccelle per purezza e candore è sicuramente nel bianco.

I
gigli bianchi, nel simbolismo religioso floreale delle piante e dei fiori, hanno sempre rappresentato la vita e le virtù della Madonna nei Giardini di Maria’ medievali. 



I tre fiori del giglio vennero anche ritenuti simbolici delle tre virtù fede, speranza e carità – e quindi allusivi alla Sacra Trinità e venivano posti tra le mani di Gabriele > il Messaggero < a cui Dio ha affidato il compito degli > annunci <



come il concepimento, la nascita e la resurrezione di Gesù, ma anche della fine dei tempi.



Il giglio, simbolo della Passione di Cristo sulla croce e della Santa Rinascita nella primavera della Pasqua cristiana, fu considerato > candido < quanto era puro il Salvatore e simile alla tromba dell’Angelo Gabriele, che gioioso annuncia la Resurrezione per la sua forma a cono. 



In alcune opere d’arte religiosa di quest’epoca comparve anche il giglio nelle tonalità arancio acceso e rosso brillante, che incarnavano l’amore di Dio.



anche se talvolta la varietà in giallo venne identificata con la luce divina



Ma era comunque comunemente condivisa l’interpretazione secondo il linguaggio dei fiori: il giglio bianco – sinonimo di innocenza, purezza, rettitudine, fede, santità – nel tardo Medioevo e nel primo Rinascimento venne inserito in numerosi quadri per rappresentare la Madonna e l'Angelo dell'Annunciazione.

Pare infatti che la Chiesa cattolica romana avesse adottato
questo fiore per rappresentare la Beata Vergine Maria sia
per il candore dei petali, indicativi di tanta purezza, sia per
il colore dorato diffuso al loro interno, che rimandavano
a valori supremi. 
Ma, secondo un’altra versione, questo significato religioso 
conclamato del
giglio bianco in rapporto alla Madonna
avrebbe compreso anche il profumo del fiore quale
riferimento alla divinità, lo stelo per la fede e le foglie
per l’umiltà.
Beccafuni


Beccafuni--1545 - Chiesa San Martino -Sarteano (Siena)


Fra Filippo Lippi- Museo a Waschington
-


Filippo Lippi - Collezione Doria Pamphily- Roma


Ilario da Viterbo                                                    Orazio Gentiloni



************************************

Con queste brevi annotazioni ho cercato di dare un'idea del substrato teologico e mitologico legato al racconto biblico dell'Annuncio.



Mi venne quindi spontaneo chiedere a Yasuko quale significato simbolico avesse voluto dare al Suo dipinto, in cui aveva scelto di rappresentare un'ala di angelo e tre gigli, che avevo l'impressione stessero

> precipitando verso la terra <

e non scendessero dolcemente per recare il Messaggio Divino, come nei tanti dipinti esposti in musei e chiese.




Le facevo notare che, dal mio punto di vista, la disposizione data all'ala e soprattutto del mazzo di fiori di giglio in caduta libera davano l'impressione, almeno per un cattolico, che l'artista nutrisse qualche dubbio sulla veridicità del racconto biblico. 



> Gabriele non sarebbe riuscito nel compito affidatogli da Dio? <

e non sarebbe quindi sceso  dal cielo per comunicare alla Madonna, donna vergine e pura nel corpo e nello spirito,

> l'Annuncio <

che avrebbe concepito un essere divino > il Figlio di Dio < per opera dello Spirito Santo.



Dandogli un titolo cosi  emblematico

> ? <

sembrava infatti voler incuneare > il dubbio < che l'evento potrebbe non essere mai accaduto come raccontano i Vangeli e tanti  dipinti famosi.



Ma soprattutto ero colpito dal > ramo di  giglio < in caduta libera, che dava la netta impressione, per come era stato disegnato, di un messaggio di interruzione della vita sul nascere.


I fiori apparivano come recisi >  senza gambo < come buttati via dal giardino dell'Eden.



Lo stelo discendente dei fiori esprimerebbe il declino della vita, lo scorrere di tutte le cose verso l’abisso, tra l’altro, riconducibile a una scuola particolare di Ikebana che compone i fiori con gli steli discendenti.



Questa sensazione infelice si salda poi con il colore bianco dei gigli, primitivamente il colore della morte e del lutto – ed è ancora così nell’intero Oriente e lo è stato a lungo anche in Europa.




Il bianco infatti respinge tutti i colori dell'arcobaleno, mentre il nero li assorbe tutti. Questa constatazione ha portato all'inversione del concetto di vita e di morte.


Oltre a ciò, nel quadro lo stelo appare pressoché completamente reciso, quasi fossero dei fiori strappati, un’immagine assai diversa dal bastone-stelo fiorito di Giuseppe o dei fiori dal lungo stelo offerti dall’arcangelo Gabriele alla Vergine.


Al di là dei risvolti simbolici, dal punto di vista mer
amente estetico trovavo assai più lieve e aereo


> il quadro rovesciato <




che mi sembrava riuscisse a trasmettere in modo più efficace l'idea di un'apertura, di una potenzialità sospesa.



Uno dei commensali sembrava invece convenire sulla scelta del nome e dell'immagine.





Massimiliano,
proprietario di un agriturismo in Toscana e
di una fattoria nel Pavese, vedeva l'Angelo non in caduta
ma già arrivato e pronto a compiere il compito affidatogli
dal Signore
:
"Annunciare " a Maria
le intenzioni di Dio, che invierà
al Suo messaggero quanto prima  dei gigli
raccolti nel giardino dell'Eden
.

 

 

 

 

 

 

Il mazzo dei gigli - secondo Massimiliano - sta cadendo al suolo, da dove verrà raccolto da Gabriele, che lo porgerà alla Madonna.


Leonardo da Vinci-particolare

Il dubbio da me espresso in merito al > punto interrogativo < posto nel titolo del  quadro  di Yasuko riguarderebbe, sempre secondo Massimiliano, non l'incertezza sull'evento, ma esclusivamente il tempo in cui sarebbe avvenuto

 

"l'Annunciazione ?"

L'Angelo  Gabriele sarebbe quindi già arrivato ed è già al cospetto di Maria. Attende solo "l'arrivo del gigli", che, proprio perchè cadono dal cielo, non possono che essere "a testa in giù", con i fiori verso il basso, come li ha rappresentati l'artista.



Ero sinceramente perplesso su quest'intepretazione  particolare del quadro, anche se mi rendevo conto che era molto influenzato dal mio leggere "segni" in chiave simbolica e esoterica. La versione originale appariva infatti ai miei occhi, proprio per la scelta del titolo, decisamente inquietante, un precipitare pesante e inesorabile verso l'abisso.
Avevo infatti la netta impressione che l'angelo, di cui si intravedeva l'ala, stesse precipitando verso il basso e non potevo fare a meno di pensare, seguendo la tradizione cattolica, che si trattasse dell'Ala di Lucifero, il più bello e più importante degli angeli, cacciato dal Paradiso per la sua superbia, assumendo, secondo la tradizione biblica,la natura di un diavolo, di
Satana.



Satana fu creato come un angelo santo. Probabilmente, Isaia 14:12 fornisce il nome di Satana prima della caduta: Lucifero. Ezechiele 28:12-14 descrive Satana dicendo che era stato creato come un cherubino e che, a quanto pare, era l’angelo creato più sublime. Egli divenne arrogante per la sua bellezza e posizione, e decise di volersi sedere su un trono più alto di quello di Dio (Isaia 14:13-14; Ezechiele 28:15; 1 Timoteo 3:6). L’orgoglio di Satana lo portò alla sua caduta. Dio lo scacciò dal cielo.



Sebbene sia stato scacciato dal cielo, egli cerca ancora di elevare il suo trono al di sopra di Dio. Tuttavia, il destino di Satana è segnato: resterà per l’eternità nello stagno di fuoco (Apocalisse 20:10).




Un messaggio di morte e non certo di vita, come rappresentato anche in quadri di pittori giapponesi.



o nell'arte floreale che contraddistingue l'IKEBANA



L'Ikebana
è un'arte molto antica, ha le sue origini in Oriente (India e Cina), ma solo nel complesso artistico e religioso del Giappone ha trovato il terreno fertile per il suo sviluppo trasformandosi, da iniziale offerta agli dei, in una multiforme espressione artistica, legata alle stagioni, alla vita e alla morte dei fiori


La loro bellezza sta nello sbocciare, in cui petali si allargheranno, risplenderanno, per poi inesorabilmente aggrinzirsi fino al loro inesorabile appassire.
L’interezza dello sbocciare è racchiusa in > un frammento di tempo < che esprime un tutto pur non essendo un assoluto. In ciò l’arte dell’ikebana non trova rivali. La costruzione di codici simbolici rende la disposizione dei fiori un linguaggio.


Si parte considerando il fiore modello di un’arte spontanea, priva di artifici e perfetta, emblema vegetale del ciclo della vita incalzato dall’effimero.
La simbologia però diviene più articolata là dove interviene la mano che ordina e dispone.
La composizione infatti è disposta secondo un ritmo ternario: il ramo superiore è quello del cielo, il mediano quello dell’uomo, l’inferiore rappresenta la terra. Al di fuori di questo ritmo non si dà composizione viva. 


Come le tre forze naturali vanno armonizzate per formare l’Universo, così gli steli devono equilibrarsi nello spazio senza apparente sforzo. Il loro è un librare e un posarsi a un tempo seguendo i dettami
della tradizione della scuola rikka, che compone i fiori, ma soprattutto i gambi e gli steli, facendoli stare dritti, perché lo slancio dei fiori verso l’alto rappresenta il simbolo della fede in Dio, nell’Imperatore, nello sposo o nella sposa.


Esistono però tipi di disposizione più complessi, come nel caso di fiori con steli discendenti, che esprimono al contrario  il declino della vita, lo scorrere di tutte le cose verso l’abisso. Allora la curva degli steli deve inevitabilmente flettersi sempre più verso l’estremità.


L’esistenza presa in se stessa garantisce in modo cogente soltanto di essere destinata a finire. Molte sono le cause da cui dipende il termine di un’esistenza, incertissimo ne è il tempo: sicuro e fatale è che esso, secondo natura, sopraggiunga. 



Questa sensazione di inizio e fine si salda, in questo tipo di composizioni floreali, col colore bianco dei fiori, primitivamente il colore della morte e del lutto ed è ancora così nell’intero Oriente e lo è stato a lungo anche in Europa.



Rappresentare  nel dipinto di Yasuko tre gigli bianchi, privi del rispettivo gambo, raccolti dopo essere stati recisi, mostrando un mazzo che precipita dall’alto dei cieli verso il basso della terra, sembrava  proprio accentuare - tenevo a sottolineare - non solo nel movimento, una lettura simbolica, critica, non positiva



Oltre a ciò  - facevo notare ai miei interlocutori - nel quadro lo stelo appariva reciso, quasi fossero dei fiori strappati, un’immagine assai diversa dal bastone-stelo fiorito di Giuseppe o dei fiori dal lungo stelo offerti dall’arcangelo Gabriele alla Vergine.



Quel punto interrogativo > ? < , scelto dall'autrice - sempre secondo il mio punto di vista -poneva inevitabilmente in chi lo osservava, specialmente se di religione cristiana, una serie inevitabile di > interrogativi < su cosa volesse esprimere la pittrice  giapponese, che, proprio perché insegnante della cerimonia del tè, ritenevo perfettamente padrona del significato simbolico e metafisico dei gesti e dei segni, ben sapendo che la preparazione rituale del tè è espressione della dottrina estetica e esoterica zen, come del resto la calligrafia, la pittura, l'ikebana, che sono alla  base della tradizione artistica e culturale giapponese.


Domande
che ritenni di porre all'artista e agli altri interlocutori giapponesi e
italiani presenti alla cena. Interrogativi e dubbi
che si possono cosi riassumere:

Con quel > titolo emblematico < chiesi a Yasuko se intendesse  contestare che:

> ci fosse
stato veramente "l'Annuncio" come raccontato da Luca e Matteo?

> si trattava di un mito e non  certo di un fatto storicamente accaduto, anche se trasmesso in modo mitico in due versioni molto diverse tra di loro?

>
Maria - vergine e illibata - non avrebbe potuto concepire un bambino senza l'ausilio diretto di Giuseppe, ma esclusivamente con l'ausilio dello Spirito Santo?

> Dio Padre finirebbe altrimenti per assumere sembianze antropomorfiche e capacità riproduttive simili agli esseri umani, tanto da poter decidere di trasmettere dall'alto dei cieli il proprio > seme divino < cosi da fecondare l'ovulo di una femmina umana e permettere  in modo del tutto innaturale il concepimento del suo unico
"Figlio". Una sorta
di  "fecondazione eterologa" moderna, tanto contrastata dalla Chiesa cattolica?

> siamo tutti indistintamente, uomini e donne,
"figli di Dio" e non ce ne può essere esclusivamente solo > UNO < secondo il modo di intendere shintoista il rapporto tra l'uomo, la natura e l'Universo?


Queste e altre erano le riflessioni che facevo ai commensali sulla simbologia dei gigli e mi veniva in mente il versetto del Cantico dei Cantici attribuito al Re Salomone, stupendamente messo in musica da Claudio Monteverdi e in modo altrettanto toccante da Francisco Guerrero.

"Ego flos campi et lilium convallium!"
>Io sono un narciso di Saron, un giglio delle valli<

"
Sicut Lilium inter Spina, sic amica mea inter Filias"
>come un giglio fra i cardi,  così la mia amata tra le fanciulle<

Mi ricordai anche le poetiche parole di Paul Claudel sulle guglie del Duomo di Milano e sulla Madoninna, tutta d'oro, simbolo della città meneghina.

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Paul Claudel: Pasqua a Milano-1947

Pensavo a questo in quel radioso  mezzogiorno di Pasqua a Milano, quando, uscendo dal Duomo, mia moglie mi mostrò lassù, in alto, in mezzo allo slancio delirante di quegli alleluja di marmo bianco, la Santa Vergine in oro, nel sole! 



In mezzo alla confusione di quei tirsi vi è uno stelo vertiginoso che finisce in quel fiore. 
Sicut lilium inter spinas, ita amica mea inter filias!" 





" Tra l'altezza, tra la volubilità sempre ricominciante, lo sguardo 
attratto da tutti questi lunghi gigli, tra questi vocalizzi di pietra
vi è l'ascensione fino a Dio della scala musicale."

 

 

 


L'aspetto interessante è che la lancia dorata punta verso il cielo 


E' come se Maria inviasse nuovamente verso il cielo la coppa, in cui Dio ha versato il nettare divino e in cui Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di Gesù, che sgorgava dal petto trafitto dalla lancia del milite romano, la leggendaria "coppa del graal".



Gli stessi gigli che appaiono in questo murale egizio, dove la Regina, la moglie del Faraone,  sembra trasmettere in direzione di Horus, il Dio Sole, miriadi di coppe colme della Sua energia. Ma da un altro punto di vista potrebbe essere Horus che invia verso la terra le coppe di miriadi di colori per versare l'energia divina sul capo della Regina.



I gigli sono infatti > dipinti al contrario <
come nel quadro di Yasuko, ma di questo particolare me ne sono accorto solo in secondo momento, quando sono andato a cercare su internet l'articolo, che avevo letto sulla visita di Paul Caudel a Milano e sull'Ode da lui dedicata ai "gigli" di Milano, con le le immagini che mi avevano tanto colpito.


Paul Caudel è l'autore di un'opera teatrale

>
L’Annuncio a Maria <

che ebbe molto successo tra le due guerre ed è  considerata 
il più bel canto della cristianità del 900.




Paul Claudel,
poeta, drammaturgo e diplomatico francese, dalla fine del 1921
sino quasi alla primavera del 1927 risiedette nel Sol Levante, in veste di ambasciatore,
dove scrisse numerosi saggi raccolti nel "L’uccello nero del Sol Levante ".



Si rimane incantati dalle affascinanti leggende degli autoctoni e dalla poesia nipponica, allora semisconosciuta in Europa. Nei suoi saggi, che avevo riletto a tanti anni di distanza dopo aver conosciuto Shigemy, la mia compagna, si spazia dalla politica, alla letteratura, all’antropologia e alle forme di devozione locali, tanto differenti da quelle del cattolicissimo Claudel.



Una consistente parte degli scritti raccolti nel volume è dedicata ad uno dei più grandi amori dell’autore, il teatro: i principali espedienti narrativi, scenici ei principali espedienti narrativi, scenici e drammatici del kabuki, del e del bunraku , ai cui spettacoli ho potuto assistere in uno dei miei soggiorni in Giappone.



Ebbene la visione dell'immagine dell'Annunciazione? di Yasuko Sugiyama suscitava in me emozioni contrastanti, sicuramente influenzate dalla mia cultura cattolica, ma anche dalle mie letture sull'arte giapponese e sul simbolismo dei fiori, di cui erano pregni molti dipinti, legati alla tradizione del buddismo Zen.



C'è molta affinità tra il giglio e il ciliegio. Il tema del fiore del ciliegio nasconde per esempio, dietro il senso della bellezza effimera, uno degli insegnamenti più profondi del buddhismo, quello dell’impermanenza, concetto presente in gran parte della letteratura giapponese classica e il quadro di Yasuko Sugiyama sembra proprio voler fermare quell'attimo > interrompendo bruscamente la discesa del messagero di Dio.


in mezzo tra il cielo e la terra, tra la luceil buio, tra la vita e la morte.



L' Arcangelo Gabriele si ferma e lascia spazio a Lucifero, che precipita verso terra messaggero di vita, ma effimera e mortale.


Yasuko sembrava  voler sottolineare che Gesù sarebbe nato, ma non come "Figlio di Dio", concepito direttamente dal Signore senza intermediari umani, ma molto più semplicemente come ogni altro essere mortale e come qualsiasi fiore destinato ad appassire lentamente e a morire.



Scorrevano nella mia mente le riflessioni di Paul Claudel, uomo profondamente cattolico, sul vero significato dell'Annunciazione:

"Forse che fine della vita è vivere?
" Forse che i figli di Dio resteranno con fermi piedi su questa miserabile terra?"
“Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data?”
" Per l'uomo il frutto, ma il fiore è di Dio e l'odore buono di tutto ciò che germoglia
"
"Tutto riposa con Dio in un mistero profondo. Ma quel ch'era nascosto torna visibile con Lui"

("L'Annuncio a Maria" Paul Claudel)

Fiori di giglio e Ali d'angelo cadono dal cielo senza più una metà o uno scopo.





Quel quadro > rovesciato o diritto < suscitava in me profonde emozioni, che non riuscivo ad esprimere e che mi riempiva di dubbi di fronte all'ingenua e disarmante risposta di Yasuko, che, a mia precisa domanda, sul perché avesse scelto un titolo cosi enigmatico, mi aveva risposto che non intendeva dare al suo quadro alcun > significato simbolico < e tanto meno di rottura o di mancato rispetto della tradizione cattolica, che non conosceva cosi profondamente, come avevo cercato si spiegare a Lei e agli altri commensali.  



Si era sentita di dipingerlo in quel modo , con le grolle verso il basso, quasi ad attutirne la portata e rendere più "umano" e "reale" il concepimento di Gesù, che considerava un essere umano, procreato come tutti gli altri da una donna fertile, casta e pura di cuore, ma felicemente sposata e, come afferma anche la stessa tradizione cattolica, madre di altri figli, concepiti e generati nell'amore di Dio insieme a suo  marito Giuseppe, padre vero e non putativo, legati tra di loro da un vincolo di sangue.

Gesù
era per Yasuko figlio legittimo di Giuseppe, che l'aveva concepito insieme a Maria, con "cuore" altrettanto "puro".



Siamo tutti "figli di Dio" - ci teneva a ribadire Yasuko - e Gesù come Lao Tsé, Sidartha e Maometto hanno raggiunto le più alte vette dello spirito, indicando ognuno una via, un cammino per tornare in contatto con l'energia, fonte primaria di tutti gli esseri animati e inanimati.



Era un modo "diverso", altrettanto simbolico, di vivere l'incontro di Maria con l'angelo, legato alla sua cultura e alla sua religione shintoista. 


Yasuko Sugiyama

Lo shintoismo
infatti è una religione politeistica di tipo naturalistico, dove il divino si nasconde nella natura, mentre per il cristianesimo Dio è Trinità d’amore: Padre, Figlio e Spirito Santo, che per amore degli uomini ha creato l’Universo,diversamente dalla credenza shintoista, secondo la quale i Kami sono la forza misteriosa all’origine di tutta la creazione e dell’evoluzione.



I kami, comunemente tradotto con "divinità", ma più accuratamente — secondo la teologia espressa da Norinaga Motoori — "essenze spirituali"  sono le forze della natura. Per meglio definire si può affermare che secondo la teologia shintoista ogni cosa sia un kami, da ogni singola molecola dell'Universo, ai corpi complessi, ad una roccia, ad un albero, ad una cascata, alla Luna



Ogni entità, sia essa vivente o non vivente, è manifestazione di un kami ed è essa stessa un kami, in quanto le essenze spirituali sono immanenti.



Gli shintoisti sostengono  infatti che l’uomo nasce e ri-nasce essere divino


Infatti alla sua morte non fa che tornare da dove è venuto, disperdendosi nell'Universo.




Non potevo fare a meno di volgere lo sguardo ai quadri appesi alle parete della sala da pranzo e a quelli esposti alla Galleria dei Navigli, pubblicati nel libro di presentazione della sua ultima mostra.






Yasuko ci teneva tra l'altro a ribadire che era stata proprio
la Madonnina, da Lei tante volte dipinta a  convincerla
con
> il giglio al contrario < sulla punta della
lancia dorata
ad ispirarla, portandola a disegnare
il ramo con i tre gigli, in mezzo a
un cielo dorato
con l'angelo nascosto alla vista.

 


Il titolo scelto voleva rappresentare proprio un momento spazio temporale diverso dalla tradizione occidentale, ripetutasi nei secoli, con un punto di vista completamente antitetico e speculare.


Gabriele è come fermo a meta strada tra cielo e terra



Sa di dover comunicare a Maria e a Giuseppe la nascita di un bambino



Apparendo in sogno a Giuseppe

Ma come accetterà la notizia?

Secondo il racconto biblico di Matteo reagirà molto male. Sarebbe forse meglio comunicare la notizia solo a Maria, come sembra propendere Luca.
Ad avvalorare questa tesi intervenne Shigemy, che ci diede una sua personale lettura, rivolgendosi direttamente a me, che mi stavo accalorando, da buon avvocato, nel sostenere la mia tesi, indispettendo non poco gli altri commensali, che mostravano di non gradire affatto questo mio modo di pormi nei confronti della padrona di casa, messa sempre più a disagio dal mio inusitato fervore in difesa della presunta posizione corretta del mazzo di fiori



Mi sembri proprio - mi bisbigliava all'orecchio con la sua abituale discrezione, ma con un evidente punta di sarcasmo, com'è nel suo carattere - Toshiro Mifune nel film "Morte di un Maestro del The"di Ken Kumai, che avevamo appena visto insieme.



 

Il film, ritenuto un capolavoro di buddismo Zen, mostra come dei grandi maestri, sacrificando il loro corpo, cercano di "passare" lo Zen nel modo più eclatante possibile, sacrificando il loro corpo, cercano di "passare" lo Zen nel modo più eclatante possibile

E’ il caso di Rikyu (Toshiro Mifune) e Oribe (Kinnosuke Yorozuya),i quali nel corso di una lunga cerimonia del tè stabiliscono di darsi una morte cerimoniale.
La vicenda ha termine con il virtuale  harakiri di Oribe, che avendo compreso infine gli insegnamenti dei suoi predecessori, è morto
un po’ prima di morire
scegliendo la Vita, lo Zen.


Shigemy mi voleva ricordare una scena del film, in cui mostravo di assomigliare  
sempre di più, dal suo punto di vista, all'attore giapponese apparentemente
calmo, colto da un improvviso gesto di stizza, che lo porta a sbattere 
sprezzantemente
un mazzo di fiori in faccia a chi aveva osato contraddire 
questa sua scelta definitiva senza ritorno, sibilandogli

"anche questi fiori sono destinati a morire ! "
Il samurai, una volta calmatosi, dopo impeccabile, lentissima cerimonia, compie 
il sacrificio rituale suicidandosi per harakiri.




Mishima l'ultimo Samurai !

https://www.youtube.com/watch?v=qqwS54PI1dk

Tra i fiori, il Ciliegio, tra gli uomini, il Guerriero

https://www.youtube.com/watch?v=0ous61B0ofw

Questo mazzo  di gigli -mi fece capire Shigemy- lo stai trasformando in una katana, la spada dei samurai.

Per attenuare la tensione indicò un'altra possibile lettura simbolica del quadro:

" Giovanni- mi disse. noi giapponesi guardiamo le cose spesso in modo diverso da Voi occidentali.  Scriviamo da destra a sinistra. Leggiamo i libri partendo dalla fine. Guidiamo a sinistra come gli inglesi. Osserviamo le cose come riflesse da uno specchio. Ebbene, pur accettando il tuo punto di vista, credo  che il dipinto abbia un senso diverso da quello che tu hai inteso interpretare, più che

> un annuncio di una nascita < mi sembra > l'annuncio di una ri-nascita < "



"Gesù
- continuò Shigemy - per il nostro modo di intendere il rapporto tra l'uomo e Dio, è nato" uomo" come tutti gli altri esseri umani: tutti, per il nostro credo religioso, "figli di dio".
Per noi orientali  è stato un essere assolutamente normale, che ha raggiunto le più alte vette dello spirito, come i Grandi Maestri, imparando a suonare la musica delle stelle sul "piano della vita " salendo di ottava in ottava fino in cielo.

"Gesù"

per il vostro credo religioso, è invece speciale , è

> unico <

perché è nato e morto crocifisso, per poi > ri-nascere < dopo tre giorni. E' "il figlio prediletto" dal Vostro Signore, per Voi unico ed eterno, che lo accoglie a braccia aperte in cielo."



"Se quindi osservi  l'immagine da questo diverso punto vista, altrettanto simbolico di quello da te immaginato, il mazzo di giglio rovesciato, accompagnato da un Angelo, di cui si intravede solo l'ala, potrebbe simboleggiare l'avvenuta

> rinascita <

l'ascensione verso  il cielo di Gesù, il figlio prediletto da Dio, che tramite lo Spirito Santo, ha infuso in lui quell'Energia divina, che gli ha consentito di assolvere il compito che il vostro Dio gli aveva  affidato sulla Terra."


Mi venne spontaneo rispondergli che questa lettura del dipinto non era sbagliata, perché confermata  proprio da uno dei 22 Arcani Maggiori delle carte dei tarocchi, un gioco di origine molto antica, costruito sull'interpretazione di una ricca simbologia: 78 carte, divise in 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori.



Vi è  infatti una carta dei tarocchi  "l'impiccato", che esprime lo stesso concetto in maniera altrettanto allegorica e simbolica.


Spiegavo ai commensali. divertiti da questo scambio di battute, che l’Appeso, l’Arcano 12 dei Tarocchi, è uno dei simboli più potenti della tradizione esoterica. Sotto un certo aspetto, l’Appeso è  proprio

> lo Spirito che cade nella materia <



L’Appeso
è colui che si inchina e si sottomette al proprio Dio, che si sacrifica in nome di un bene più grande ed inizia ad invertire la rotta, prima che giunga al punto di non ritorno; è colui che si svuota per divenire > recipiente < di forze luminose.



I Vangeli dicono di Gesù che non appena rifiutò Satana nel deserto, ossia l’Ego che tutto vuole, fu servito dagli angeli, essendo riuscito a liberare le forze divine incatenate nella sua anima.



L’Appeso
è colui che si sforza di vedere - come aveva tenuto a sottolineare Hiroko -

> la realtà al contrario di come appare <

poiché si rende conto che ciò che è bene per gli uomini è male per Dio e viceversa, così come ciò che è saggezza per gli uni, è stoltezza per Dio (1 Corinzi 1:25 e 3:19).


La realtà fenomenica è > lo specchio contrario < della realtà superiore > ciò che è in basso è analogo a ciò che è in alto < ma speculare

Nella raccolta gnostica I Viaggi di Pietro, precisamente nel frammento “Il Martirio di Pietro”, l’apostolo dice qualcosa di interessante riguardo al “ribaltamento mistico” :  “Tu, Mio Signore, sempre dritto, sempre innalzato, eternamente al di sopra…Noi che nasciamo in tal guisa da sembrar essere versati sulla terra, cosicché la dritta è la mancina e la mancina diviene dritta; in quanto ché il nostro stato è modificato da quelli che sono gli autori di questa vita (gli Arconti, n.d.a.).
Questo mondo crede dritto ciò che è mancino…”.


Non è quindi un caso che la tradizione ricorda il suo martirio con

> la crocifissione a testa in giù <

in contrasto con l'uso dell'epoca, proprio per mettere in evidenza questo messaggio simbolico.

L’uomo, una stella caduta sul piano materiale, ribalta la sua visione originaria a causa dell’incarnazione, il che lo costringe ad attuare

> una contro-inversione <

per ottenere la salvezza dal piano materiale. Se prende consapevolezza di essere veramente un morto che cammina, innesca un processo di riabilitazione, di conoscenza sofferta e graduale che lo conduce verso la via del ritorno a sé stesso.

Shigemy, con la sua acuta osservazione, interpretando in modo diametralmente opposto quel tratto  pittorico, era riuscita ad abbattere il mio scetticismo, riuscendo  a far riverberare in me un  senso di un’ansia lieve di compimento, una conoscenza e rinascita, in cui avvertivo  la potenza del tempo e della storia, esposta e rappresentata in modo totalmente contrario al mio modo di sentire e vivere le opere d'arte, con una visione certamente più orientale, che occidentale, più femminile che maschile, come mostra questo quadro di un pittore italiano dal titolo altrettanto emblematico

"il fiore reciso "


Francesco Schiavulli.

Analisi e riflessioni che mi sono state confermate dalle ricerche da me effettuate successivamente alla cena per preparare l'articolo sull'incontro  a casa di Yasuko.  Mi è capitato cosi di imbattermi in un resoconto della conferenza a Baltimora nel 1927 proprio di Paul Claudel, in cui ci teneva a precisare:

Non si può capire una cosa, quando non si ha alcun mezzo per servirsene in modo adeguato;
- se non si capisce ciò che questa cosa è stata chiamata a fare e a significare,
- se non se ne capisce la posizione, nella comunione totale delle cose visibili e invisibili,  
- se non se ne ha un’idea generale,
- se non se ne ha un’idea universale,
- se non se ne ha un’idea cattolica.

Parole che mi sento di condividere in quanto l'opera di Yasuko Sugiyama appare eseguita di getto senza che l'autrice fosse mossa, come avevo pensato in un primo tempo, da uno studio accurato e approfondito della simbologia cristiana legata al racconto dell'Annuncio. Appariva infatti evidente, dopo l'approfondimento delle complesse implicazioni di natura mistica e esoterica, che Yasuko non se ne era resa conto, anche se il Suo spirito intuitivo l'aveva portata a scegliere quel soggetto, ad estrapolare quelle due immagini, ma soprattutto  a dargli un titolo cosi controverso, che avrebbe potuto - dal mio punto di vista - far  storcere gli occhi anche al Papa cosi legato, come tutti i cristiani, al fiore di giglio.



Yasuko
sembrava non essersi resa conto del valore altamente simbolico per la religione cattolica del > giglio bianco < e non ne aveva percepito il lato offensivo , come avevo avuto modo di sottolineare ad un lettura più rigida e consona alla natura del soggetto.
Meno male che l'intervento di Shigemy ha sopito il mio animo che, nel fervore della discussione, si stava sempre più  accalorando, ferendo, senza accorgemene, Yasuko e gli altri commensali giapponesi sempre più coinvolti.
Purtroppo io non riuscivo a percepire questi continui e delicati interventi di Shigemy , che si vide costretta a richiamarmi nuovamente, facendomi comprendere la mia insensibilità e la mia arroganza decisamente poco rispettosa.



Sono principi di comportamento e di vita, a cui sto tentando di adeguarmi, ma che, nell'incontro a casa di Yasuko, ho mostrato di non essere riuscito ad applicare in modo consono ed appropriato, come cerca disperatamente di insegnarmi la mia sensibile e dolce

"Signora della Luna"



Mostravo infatti troppa decisione nel sostenere il mio punto di vista, finendo, senza accorgemene, per mettere sempre più in difficoltà la sua insegnante, che, non essendo perfettamente padrona della lingua, non riusciva a rispondere adeguatamente alle domande incalzanti e alle mie manifeste perplessità sui motivi che l'avevano convinta a dare al suo dipinto quel > titolo cosi emblematico < che ritenevo assolutamente  non consono e decisamente contrario all'effettivo valore simbolico di questo racconto biblico, a cui, senza volerlo, con quel > punto interrogativo < finiva per dare un significato troppo ambivalente e contraddittorio e - a mio avviso - quasi offensivo per un cristiano, fervido credente della verginità della Madonna e del concepimento divino di Gesù, su cui sembrava mostrare, proprio con quel titolo cosi controverso, sinceri dubbi e manifeste perplessità, senza rendermi conto che era proprio il suo stile, come mostra quest'altro dipinto, da Lei intitolato " Marie e le nuvole", altrettanto emblematico.



Yasuko
appariva infatti sempre più in difficoltà, ma soprattutto dava l'impressione di non essersi resa compiutamente conto delle inevitabili implicazioni, apparendo quindi superficiale e poco rispettosa della cultura religiosa del Paese che la ospitava, atteggiamento assolutamente non vero e contrario alla natura delicata e sensibile dell'artista.


Superato l'inevitabile momento di imbarazzo, il giorno dopo ho chiesto di incontrarmi con Yasuko per chiederle scusa per il mio comportamento, ringraziandola per avermi aiutato a capire quale fosse

> l'ascensore giusto per salire fino in cielo <

Nell'occassione Le ho chiesto se era ancora in possesso del quadro o se lo aveva già venduto. Avuto conferma che il dipinto era ancora invenduto ho chiesto il permesso di poterlo acquistare e lo ho appeso nel mio studio nella posizione a me più gradita.


Ho ritenuto corretto raccontare il resoconto della serata un pò movimentata per far conoscere a tutti i miei amici e conoscenti quest'artista giapponese e le sue opere, che ho molto apprezzato, soprattutto quella sull'Annunciazione? che mi ha ricordato la celebre rappresentazione di Massimo Troisi e dei suoi inseparabili amici, Lello Arena ed Enzo de Caro, al Teatro della Smorfia.

?Annunciazione?

https://www.youtube.com/watch?v=jnMySGnMWV0

Lascio a Voi a giudicare !

°°°°°°°°°

Come ultima annotazione devo confessare che uno dei motivi che mi hanno convinto ad analizzare il dipinto di Yasuko Sugiyama dal punto di vista simbolico, approfondendo gli eventuali risvolti mistici ed esoterici è l'approccio veramente superficiale che alcuni siti cattolici danno al significato simbolico delle 6 croci rosse, fatte ricamate sul suo personale Pallio Pale, ma soprattutto sulla > posizione < ogni volta personalmente scelta da Benedetto XVI, su quale delle 6 croci inserire i tre spilloni d'oro posizione<> verso (orario e antiorario)<> qualità e colore delle pietre, che variano continuamente a seconda della cerimonia che si accinge a svolgere.
Sto preparando un articolo specifico, a cui rimando coloro che fossero interessati ad approfondire l'argomento.


> Gli spilloni del Pallio Pale - risvolti mistici e esoterici <


da
cuore a
cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo