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ELIA IMPOSTORE O FINE CULTORE DELL’ARS REGIA

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Prima di procedere alla scoperta di uno dei > segreti < forse meglio custoditi dalla Chiesa Cattolica e dai vari Ordini Francescani, che si sono adoperati con cura meticolosa a distruggere e far sparire le “ prove” del reato, un > Codice Segreto < elaborato da Frate Elia, personaggio emblematico e incompreso, che, pur essendo stato sicuramente una delle figure più eminenti del 1200, venne fatto letteralmente sparire dagli avvenimenti di quel periodo storico, perché troppo ingombrante e poco rispettoso del potere papale, avendo mostrato, in quell’epoca tormentata da continui scontri tra il papato e l’imperatore Federico II, la cui intima amicizia lo portò alla scomunica e alla conseguente progressiva emarginazione e all’oblio.

 

E che Frate Elia fosse una persona particolarmente dotata lo ha messo in evidenza Prospero Calzolari nel Suo breve saggio pubblicato dalla casa Editrice SeaR, sparito dal mercato editoriale come il personaggio che tanto ha inciso sugli eventi storici del XII secolo e che San Francesco considerava "Madre mia e Padre di tutti i suoi figli".
Troppe sono infatti "le coincidenze" che stanno ad indicare come Francesco non fosse solamente "il poverello" di Assisi, Elia semplicemente uno "scomunicato" e Federico II "l’Anticristo dell’Apocalisse”.



Prospero Calzolari, nel suo libro "Massoneria Francescanesimo Alchimia"
fa giustamente notare che il > nodo occulto < che lega queste
tre figure è senz’altro lungi dall’essere sciolto in maniera definitiva, anche grazie a coloro - come è avvenuto del resto per Celestino V e per la Basilica di Santa Maria di Collemaggio-che con innegabile solerzia, nel corso della storia, si dettero da fare affinché sparissero documenti e manoscritti, oltre che oggetti consacrati e importanti ed insostituibili reliquie.

Se fosse stato un semplice fraticello frà Elia non avrebbe svolto per conto di San Francesco incarichi così importanti e delicati da diventare il suo braccio destro. Né avrebbe, accettato una "missione impossibile", recandosi nel 1217, durante la IV crociata, in Siria a Damasco alla corte del Sultano, Malik al-Kamil per cercare di mettere le basi per accordi di pace, ponendo fine a questa guerra infinita.

Per comprendere la vera grandezza dell’opera di Francesco e di Elia e dei motivi, che li hanno uniti indissolubilmente all'imperatore Federico II, sarebbe necessario ricostruire la loro storia ed il succedersi degli eventi distorti e nascosti dopo tanti secoli di oscurantismo e di voluto mimetismo storico.

La vita di San Francesco è stata raccontata sempre in modo agiografico e antistorico, mostrando soprattutto il lato  "più spirituale e mistico" della Sua ricerca interiore, conclusasi a la Verna, con > le stimmate< ,primo  > Santo nella storia  a vivere questa esperienza, stimmate ricevute, secondo la leggenda sulla roccia in cui fu tentato dal Diavolo.

La parentesi umana di
Francesco è, in effetti, molto più articolata e complessa, ed è stata diversamente  proposta nelle varie fonti che si susseguirono dopo il 1228, anno di canonizzazione da parte di Gregorio IX.

Crediamo  quindi che sia lecito porsi questa domanda, in quanto apparirebbero certamente più comprensibili i motivi che hanno indotto, durante la IV Crociata, Francesco a recarsi in Siria proprio in un momento così critico, imperversando i combattimenti per la presa di Damietta.

Furono certamente le insistenze di Elia, ma sopratutto l’interesse a conoscere e sperimentare personalmente > le conoscenze esoteriche < raggiunte dall’amico fraterno nei due anni di permanenza in Palestina, cosa che gli aveva permesso di entrare direttamente in contatto con "la massoneria orientale", che mostrava di aver mantenuto e preservato le antiche e segrete "conoscenze iniziatiche".

Elia infatti, essendo uomo ormai addentro nella  >  ritualità sacra  < sia occidentale che orientale, oltre che alchimista,  aveva potuto perfezionare la conoscenza non solo delle ", copte, berbere, indiane e sufiche, che la cultura araba aveva assorbito e sviluppato.

Il libro di Calzolari mi ha particolarmente colpito perché alzava per la prima volta un velo sull’immagine agiografica tramandataci di San Francesco, ma soprattutto perché mi ha fatto conoscere la figura di Frate Elia, a me sconosciuta, in un preciso contesto esoterico, che, come "massone", avevo negli anni approfondito e vissuto, rendendomi comprensibile “il linguaggio simbolico” di Frate Elia, che mostrava di padroneggiare perfettamente. Calzolari, nel suo piccolo saggio, accennava ad una controversa cerimonia, organizzata nei più piccoli particolari da Frate Elia, in cui il corpo di San Francesco, spentosi quattro anni prima, era stato trasferito dalla Chiesa di San Giorgio, dove era stato provvisoriamente tumulato, alla Basilica di Assisi, al piano terra, appena terminato sotto la direzione dello stesso Elia, che aveva diretto, quale architetto e progettista, la sua costruzione.


Il corpo di
Francesco fu traslato il 25 maggio 1230, in una strana cerimonia, in cui Elia,  grazie ai poteri che gli conferiva la carica di Vicario generale, in accordo con le autorità comunali, giunto che fu l’imponente corteo alle soglie della nuova Basilica ed entrata che vi fu la santa reliquia, fece chiudere dagli armigeri del Comune il portone alle sue spalle, respingendo l’immensa folla e soprattutto, oltre ai più alti prelati, i notabili e i nobili giunti appositamente da ogni parte d’Europa.



Frate Elia, chiusa la porta dall’interno, fece trasportare, con l’aiuto di alcuni fedelissimi, il corpo del Santo nella "cripta" ,all’uopo predisposta sotto il  Santuario, di cui nessuno conosceva l’esistenza tranne i maestri comacini che avevano diretto i lavori e le maestranze utilizzate, che erano state  però tutte liquidate e fatte tornare ai loro paesi d’origine.


Elia
-così raccontano le cronache- allontanati i presenti e restato molto probabilmente solo alla luce della "strana posizione e valenza simbolica degli oggetti" ritrovati intorno al corpo, provvide, con un lungo e meticoloso lavoro, ad occultare nella roccia le spoglie mortali di Francesco, che vennero  restituite alla venerazione  ed esposte al pubblico solo seicento anni dopo, nel 1818.



Egli pose infatti  intorno alla  sacra reliquia una serie di oggetti ritrovati e recuperati
"solo" nel 1818 all’apertura della tomba, autorizzata in via non ufficiale dal Papa Pio VII, ma che non sono stati assolutamente "compresi" nel loro e profondo significato simbolico.

Gli oggetti ritrovati sono stati infatti fatti volutamente passare per semplici offerte di fedeli, introdotte dopo la tumulazione, facendoli scivolare attraverso i piccoli fori della grata superiore, che copriva la teca di travertino aperta.



Il racconto di
Calzolari aveva particolarmente colpito la mia immaginazione, perché  forniva una diversa interpretazione di quel gesto, dandogli una precisa connotatura rituale e simbolica, che offriva una lettura spaziale e temporale totalmente diversa del cammino spirituale seguito da frà Francesco, che lo aveva portato  a vivere sempre più a stretto contatto con il mondo dell’invisibile e dell’impercettibile.



Ma il suo racconto non  appariva completo.  Si limitava solo ad accennare all’avvenimento, concentrandosi esclusivamente sul
significato simbolico della > pietra bianca con la striscia rossa < , considerazione da me puntualmente richiamate nel capitolo dedicato a questa pietra poligona di marmo di Subiaco.




La pietra angolare
, posta da Elia segretamente > sotto la testa di Francesco <, indica che "il  Suo percorso iniziatico si era compiuto," seguendo un itinerario che lo aveva portato a poggiare il capo sull’ "occultum lapidem", sulla pietra angolare, "sull’ultima pietra", in realtà > la prima < , secondo frà Elia, che vedeva in Lui "la pietra filosofale", novello Cristo ed Asse del mondo, il quale con il Suo avvento aveva compiuto > l’Opera < aprendo il mondo alla nuova "Età delle Spirito", vaticinata da Gioacchino da Fiore, che, secondo i dettami della mistica ebraica, utilizzava "i simboli" come rappresentazione della "Verità".

Gesù disse: "Indicami la pietra respinta dagli edificatori! Essa è la pietra d’angolo".



Del resto nell'immaginazione popolare e nei dipinti, che inneggiavano alle sue leggendarie gesta,
Francesco era vissuto e rappresentato come lo stereotipo dell'apostolo  > Pietro < un ri-fondatore della Chiesa delle origini, avendo cercato di riformarla dalle fondamenta.

Uno dei pittori che è riuscito meglio ad esprimere quest'immagine simbolica è sicuramente
Benozzo Gozzoli,che lo raffigura insieme a Elia e ai più fedeli compagni all'incontro con Onorio III per la presentazione e approvazione della Sua "Regula". Incontro che può essere ammirato nella cappella maggiore della Chiesa francescana di Montefalco, decorata da Benozzo Gozzoli tra il 1450 e il 1452 con un  ciclo di affreschi raffigura i più importanti episodi della vita di San Francesco.


In uno dei riquadri sono raffigurati due episodi: il Sogno di Innocenzo III e l’Approvazione della Regola. Il primo episodio illustra Papa Innocenzo III che ha la visione della Basilica Lateranense in atto di crollare e del povero Francesco che si affanna per sostenerla. Questa ‘premonizione’ è la conseguenza del racconto narrato a destra, la bella scena con Papa Onorio III (successore di Innocenzo) che nel 1223 con la bolla "Solet annuere" approvò la Regola dei Frati Francescani. Spesso si tende a confondere quest’evento attribuendolo a Innocenzo III, il quale non approvò ufficialmente la Regola, ma dette il suo assenso alla ‘sperimentazione’.

Questo spunto mi indusse ad ampliare la ricerca, essendomi reso conto, come massone, che il messaggio lasciato da Frate Elia era molto più complesso e articolato, soprattutto volutamente enigmatico e simbolico.

Mi sono quindi convinto che
Elia aveva voluto lanciare oltre il tempo e lo spazio

> un messaggio in codice <

lasciando di proposito piccoli segnali, come quelli che hanno reso famoso l'autore del più famoso "best seller" di Dan Brown “il Codice da Vinci”, da cui ho tratto l'idea per a mia volta dare lo stesso titolo al messaggio enigmatico di questo grande e misconosciuto iniziato.

< CODEX FRATE ELIA >

Frate Elia fu sicuramente alchimista, ma anche un profondo conoscitore dell'Ars Regia e della cosidetta "Lingua degli uccelli", il codice segreto, con cui gli iniziati a quest'antica Arte si scambiavano messaggi, come mostra il portale dell'Abbazia  di Fiastra nel maceratese, costruita nel 1159 da maestri comacini, inviati in loco da Bernardo di Chiaravalle

http://soscollemaggio.com/it/il-portale-segreto-dellabbazia-di-fiastra.html

Bernardo di Chiaravalle, il più famoso monaco cistercense, vissuto nell'undicesimo secolo, durante le prime crociate, oltre che  ispirare la creazione della più famosa cavalleria sacra, i Templari, fu uno dei massimi esperti nella costruzione di edifici sacri, essendo un iniziato, profondo conoscitore dell'Arte Reale.

Se ne ha una conferma osservando le basi delle colonne del Portale principale, in cui sono riprodotti cerchi e quadrati e per ultimo un

< ottagono >

L'utilizzo di queste colonne con i poliedri platonici ha un preciso significato misterico.

Nell'Abbazia i 12 Maestri iniziati all'Arte Reale, inviati da Bernardo, attraverso i colori e i simboli geometrici posti alla base delle colonne, indicano agli adepti che nella Chiesa si deve lavorare sulle energie terrestri e celesti.


 

seguendo i ritmi delle quattro energie della Terra, dell'Acqua, dell'Aria e del Fuoco secondo lo schema del 4 (terra) + 3 (cielo) + 1 (infinito).



Lavoro essenzialmente spirituale, eseguito in un luogo altamente energetico, creatosi con l'energia eggregorica dei fratelli passati e presenti. Impostazione tipica circestense.

Il nome di Elia compare nel Liber de Alchimia, presso la Biblioteca vaticana e nello Speculum artis alchemiae nel Biblioteca Nazionale di Firenze, mentre nella Biblioteca dei Domenicani di Santa Maria Novella nel codice 187, compare il nome di Elia come frate Alchemico e Libero Muratore. Il collegamento tra via mistica ed iniziatica, rappresentato da Elia come maestro costruttore di cattedrali, risulta anche da un'opera di Prospero Calzolari (Massoneria, francescanesimo, alchimia, Sear Edizioni, Scandiano).

ll significato  degli > oggetti < scelti da Frate Elia fa parte del mondo visibile: la pietra, il metallo, le monete d’argento, la spiga di grano, l’uomo Francesco, la donna in lui, rappresentata con l’effige di una Dea pagana.
Ognuno di questi > simboli < ha uno strato visibile. Il significato simbolico è la parte invisibile, sconosciuta, l’oggetto della scoperta, il mistero.
Questa constatazione mi ha stimolato ad una ricerca più accurata sugli avvenimenti narrati dal Calzolari, di cui in precedenza non avevo mai sentito parlare, ma soprattutto sui veri motivi, che avevano indotto Frate Elia a scegliere determinati oggetti e a porli in una precisa posizione intorno e sopra il corpo.

Riuscii cosi a trovare un testo  del 1820, in cui venivano pubblicati alcuni verbali, con le testimonianze dirette di coloro che parteciparono all’apertura del sarcofago, libro da cui ho tratto l’immagine della tomba e  che mi ha consentito di scoprire l’esistenza di verbali, in cui erano stati registrati i momenti salienti dell’apertura del sarcofago e indicata la posizione esatta di ognuno degli oggetti via via recuperati. Ma il libro appariva mancante di alcune parti essenziali, che riuscii a trovare nel libro di Isidoro Gatti La tomba di San Francesco nei secoli pubblicato dalla Casa Editrice francescana di Assisi. La lettura di questo libro mi ha permesso di completare la ricerca, fornendomi elementi decisivi e inequivocabili.

Val quindi la pena di leggere con estrema attenzione le annotazioni del processo di ricognizione, che Gatti ha diligentemente richiamato da p.p 264.267, del suo libro, indizi molto preziosi,  che mi sono serviti per impostare la ricerca dei "codici simbolici" scelti da Frà Elia per ogni pezzo di questopuzzle”, particolarmente complesso e difficile da ricomporre nella sua interezza, essendo andati persi alcuni dei pezzi più importanti e decisivi per ricomporre la vera, volutamente misconosciuta e artefatta immagine di Francesco, che Frà Elia avrebbe voluto lasciare ai posteri, ben conscio che sarebbe stata - come è poi avvenuto per opera soprattutto Fra Bonaventura - distorta e in parte camuffata.



LA TOMBA DI SAN FRANCESCO NEI SECOLI
Isidoro Gatti (pp. 264-267)

1) Durante la Terza Sezione del Processo (tenutasi  il 28 gennaio 1819) venne effettuata la 1° vera ricognizione del sarcofago, di cui il Gatti (op.cit.pag. 264) ne riporta il testo redatto dai delegati papali, riportati nelle copie dei Processi.

“Alla luce delle fiaccole si poté osservare, senza toccarlo,tutto il contenuto del sarcofago e ascoltarne la descrizione fattane dai periti medici e chirurghi: Romagnoli, Rossi, Battaglia e Paoli.

C’era dentro “ uno scheletro avente al lato destro, prossimamente alla testa una pietra informe  di figura poligona  ed  al lato sinistro, fra il fianco e la spalla, tre pezzi di metallo di figura rotonda della dimensione delle cosi dette monete di terza forma."

All'estremità  della cassa,dopo i piedi, esiste:
> un anello che sembra di metallo

Vicino al detto anello sembra esservi:
> un frammento di metallo con patina verde

Vicino ad esso frammento:
> uno spillo rilucente

Finalmente sotto le ossa dei piedi , presso l’estremità dell’urna si contano:
> 28 acini posti disordinatamente

Finalmente, fatte le debite ispezioni nell’urna medesima, i detti periti archeologi hanno assicurato non esservi vestigia, né iscrizioni, né di scultura” ( Processo Romano f.24; Processo Assisano f.10)”(vedi Gatti op. cit.,pag.264-265, nota 129.)

2) Alla fine della Terza  Sezione del Processo i vari > oggetti < furono estratti dal sarcofago:

“ quello che era sembrato > uno spillo rilucente < risultò essere soltanto un > frammento di paglia < ( Processo Romano f.34; Processo Assisano f.13)”

Chiusi a chiave questi oggetti in una cassetta di legno, questa fu sigillata e data in custodia a mons. Lucchesi, Vescovo di Foligno. Cosi si concluse la Terza Sezione ( pag.265, nota 135).

3) Molto importante la Quarta sessione del Processo (tenutasi  il 29 gennaio 1819)

“i periti archeologi Vermiglioli e Frondini furono invitati dal promotore fiscale e dai Vescovo ad effettuare una ricognizione archeologica sugli > oggetti < estratti dal sarcofago la sera precedente. Il loro responso fu il seguente:

1)
La pietra. Fu riconosciuta della stessa qualità dello scoglio del monte dove sorge la Basilica. Non presentava né sigle, né iscrizioni. Di forma poligona, è alta once 11 (cm.20,46), larga al massimo once 9 ½ (cm. 17,67). I periti non espressero alcuna ipotesi sul "motivo della presenza" di quella pietra vicino al cranio.

2) Le tre (poi undici) monete. Coperte da una densa patina verde, non fu possibile distinguerne la zecca, né leggerne le iscrizioni, sebbene fossero state poste a bagno nell’aceto. Fu quindi rinviata ad un tempo successivo una migliore perizia per la risposta definitiva su questo punto.La qualità delle monete appare d’argento, con molta lega, e parvero appartenere a qualche zecca urbica italiana, coniate tra il sec XI e il XV, quindi in epoca cristiana. Si può credere, dissero, che siano nel sepolcro “quale devota e spontanea offerta di qualche fedele”.

Tre monete furono rinvenute nel sarcofago il 28 gennaio, altre otto il 29 gennaio, in tutto simili alle altre Tre.

Nota 140 pag.267: I risultati della perizia sulle monete e sull’anello, fatta a Roma il 2 febbraio 1820, sono stati pubblicati dal FEA > Descrizione ragionata(pp.42.43) e anche dal GUADAGNI > Sententiae dictae Additamentum ( pp 7-11).

Il 15 novembre 1820 si scoprì , tra i frantumi delle ossa di San Francesco,una

> dodicesima monetina

3) L’anello. Risultò d’argento, con incastonata una pietra rossa sardonica con incisa la figura della dea greca Pallade Nicefora (Minerva), di  antico lavoro romano, molto probabilmente risalente al II secolo, secondo i periti Fea e Visconti, che la esaminarono nel Febbraio 1820.
L’incisione dovrebbe risalire appunto a questo periodo, in quanto, pur essendo la figura maestosa, il panneggiare fatto con belle pieghe, convenevole e decorosa la mossa, mancava quel tocco morbido tipico dei lavori artigianali del primo secolo, quel disegno corretto e quell’arte profonda di quel periodo, che, con tocchi maestri, sapeva imitare in modo perfetto la natura in tutte le sue espressioni.
La montatura dovrebbe appartenere al finire del XII secolo per il castone non ben garbato e il particolare modo convesso, che lega a notte la Corniola ( FEA Op. cit, pag 43; GUADAGNI, op cit, Additamentum , pp 7-8).

4) Il frammento di paglia. Non risulta catalogato in nessun verbale del processo. Lo stesso Gatti non ne fa più alcun cenno di questo reperto.
Il piccolo gambo di una spiga deve quindi essere stato buttato subito,una volta che venne accertato non essere "un oggetto prezioso" come era sembrato in un primo momento, apparendo a prima vista  come "una spilla con brillanti".

5) Il frammento di metallo. Misurava 1 oncia e mezza (cm, 2,79) di lunghezza e 1 oncia (cm. 1,86di larghezza ed era grosso come una moneta.
Spezzato in due, risultò essere di ferro ossidato: "la ragione della Sua presenza nel sarcofago è ignota"

6) Gli acini della corona. Erano < 29 > Dodici di ambra e diciassette di legno nero, simile all’ebano < .

Gli acini di legno, dissero i periti archelogi: hanno al di fuori e per tutta la circonferenza, alcuni piccoli pertugi, come vi fossero stati piccioli ornamenti di intarsio. Rapporto all’uso di questi acini noi non sappiamo precisamente, mancando gli indizi ed altre circostanze che potrebbero additarlo”

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Questo è il resoconto preciso del processo ricognitivo degli oggetti ritrovati ed è su questi elementi probatori che ho basato la mia indagine, che ho suddiviso per capitoli, a cui rimando.
Ognuno di Voi può ampliarla o contestarla. Mi auguro che sia di stimolo ad un necessario e non più procrastinabile approfondimento, che deve vedere in prima linea soprattutto  i veri responsabili, che devono farsi carico dell'interessato camuffamento ed occultamento delle
> prove <, partecipando con lo stesso accanimento con cui hanno per secoli evitato che trapelasse la verità, stendendoci sopra un " velo" di omertà e di silenzio.


E' venuto il momento di alzare il sipario sull'esperienze vissute da frà Elia e su frà Francesco in Egitto e in Terra Santa e del loro incontro con le Fratellanze mussulmane e soprattutto con Gruppi esoterici sufici, da cui appresero le antiche tecniche per favorire "l'avvicinamento a Dio", tecniche che Francesco, una volta assimilatele, molto probabilmente praticò quando decise di ritirarsi con 12 fraticelli > 12 < come i cavalieri di Re Artù, nell'Eremo di La Verna, come crediamo abbia cercato di far conoscere ai posteri Frà Elia, lasciando un preciso ed inequivocabile > messaggio criptato < attraverso una serie di simboli posti sopra e intorno al corpo di San Francesco.
E'
una verità, che - ne siamo sempre più convinti- non può essere più taciuta e tenuta nascosta, soprattutto crediamo che vadano recuperati > gli oggetti < che svelano la vera natura di questo grande, immenso Maestro Sufi.

< UNA POSSIBILE LETTURA MISTERICO ESCATOLOGICA >

La Tomba di San Francesco reca una quantità di simboli lasciati di proposito da Frate Elia che magnetizzano l'osservatore attento e lo introducono in un percorso ermetico di ardua lettura e di interpretazione.

La sensazione è quella di addentrarsi in un territorio arcano, delineato da archetipi simbolici che rivelano la vera natura del Beato, ma soprattutto il Suo percorso  iniziatico umano.

I simboli posti in fondo al sarcofago sono per secoli rimasti relativamente sconosciuti fino a quando non si nuovamente cominciato a prenderli in seria considerazione e a mettere in evidenza per ogni singolo elemento la loro particolare posizione sopra e intorno al corpo, ponendo in risalto un particolare aspetto del complesso sistema simbolico, elaborato da Frate Elia al fine di tramandare ai posteri un messaggio esoterico latore di esperienze realmente vissute da Francesco.

Ad un primo sguardo  il corpo è  diviso in tre componenti fondamentali:>

1) La Testa >  legata alla pietra bianca con una striscia rossa

2) Il Busto >  su cui sono state deposte le 12 monete d’argento.

3) I Piedi >  sotto i quali sono stati posti  4 distinti oggetti :

Ø il filo di fieno

Ø il pezzo di ferro

Ø L’anello con l’effige di Minerva

Ø La coroncina con 29 grani

Ogni simbolo ha  in se stesso un preciso significato, ma considerati tutti insieme si può spaziare attraverso tutte le scale di interpretazione.

Ci si rende conto infatti  di trovarsi di fronte ad un complesso messaggio cifrato, che chiede con urgenza di essere svelato,cosa non semplice senza l’aiuto e la guida  di coloro che si sono addentrati prima di noi nel fitto bosco della conoscenza esoterica, riservata agli Iniziati della Sacra Scienza, che sanno decifrare e comprendere il  linguaggio segreto degli Dei. Frate Elia lo conosceva perfettamente  ed ha posizionato di proposito intorno al corpo di Francesco ogni singolo oggetto, utilizzando l’alfabeto celeste, la lingua degli Dei

La Pietra Bianca con la striscia rossa

Questo simbolo in se stesso unifica l'intera visione. Esso è la colonna vertebrale del mondo, l'albero del mondo e l'albero della vita nello stesso tempo. Gli Egiziani lo videro come lo Djed o Zed, la spina dorsale di Osiride, l'asse polare del pianeta e del meridiano galattico. Lo Djed è il supremo simbolo di unificazione di tutte le polarità, esso connette alla trascendente realtà dell'Uno. Esso simboleggia l'asse micro e macrocosmico. Come l'Asse Cosmico, lo Djed è il "cilindro", la colonna di luce che collega la Terra alla Stella Polare. Esso rappresenta stabilità perché allinea il Polo Nord della Terra con il punto fermo nella volta celeste >  la Stella Polare <
Oltre la Stella Polare si trovano i reami degli Dei e le  più alte dimensioni dell'Essere, che Francesco ha attraversato in vita fino ad andare oltre.

La striscia rossa indica il sentiero e la direzione, ma anche l’asse del sistema che ruota intorno la mondo e al corpo vitale di ogni essere umano, il cui asse viene identificato nella colonna spinale , che,  nel microcosmo, dentro di noi, è il tunnel spazio-temporale attraverso il quale il grande trasferimento può avvenire. La colonna di luce ardente,che connette la materia pesante alla pura Consapevolezza, il mezzo di trasferimento fisico per l'esistenza superiore, per la liberazione nel reale e la vita eterna, la scalinata della Resurrezione per gli Eletti.
Sappiamo anche che gli Dei Egizi e Sumerici costruivano Torri Djed atte al trasferimento sul loro pianeta di Origine. Un eccezionale esempio è lo Djed presente all'interno della Grande Piramide del complesso di Giza.
La Camera del Re è il cuore della struttura Djed della grande Piramide e sembra essere una sorta di camera orgonica da cui spiccare un grande balzo nell'infinito. Una camera di straordinaria potenza atta a catalizzare ed esaltare le natura cosmica insita nella struttura genetica dell'essere umano, innalzare nuovamente la Torre di Osiride nella colonna spinale dell'uomo e di trasferirlo sul piano celeste della sua più elevata consapevolezza.  E nel cuore di Francesco Elia ha molto probabilmente riposto un simbolo > la 12 monetina < tenuta gelosamente nascosta. Lo confermerebbe a sequenza di simboli posti ai piedi di Francesco

Il filo di fieno

La pianta del grano simboleggia il ciclo delle rinascite. Poiché il cereale prima di nascere in primavera resta sepolto sotto terra, è l’analogia del passaggio dell’anima dall’ombra alla luce Il seme ogni anno muore per rinascere puntualmente a nuova vita salvando l’uomo dalla morte per fame.
Il grano in semi è sentito come una metafora visibile e concreta: da un lato il suo aspetto inerme, la sua morte apparente, dall’altro la potenza di vegetale racchiusa in esso lo identifica come fonte di vita, territorio di nessuno nella frontiera tra il vivere e il morire. Morendo, infatti, si moltiplica.
Nella Bibbia molti sono i passi che fanno riferimento al grano, in particolar modo nei Vangeli dove questa pianta addomesticata dall’uomo non è solo dono divino e segno di abbondanza, ma diventa simbolicamente alimento per l’anima.
Il pane ottenuto dal grano diventa il corpo stesso di Cristo e, con il vino, il suo sangue, simbolo eucaristico per eccellenza

La spiga di grano è emblema della primavera, della natura che si risveglia, che vince il buio e l’immobilità dell’inverno e dunque la morte (Mito di Proserpina).
Proserpina è la versione romana della dea greca Persefone o Kore. Il nome potrebbe derivare dalla parola latina proserpere ("emergere") a significare la crescita del grano

Il grano è il simbolo della fecondità. Infatti nella mitologia Greca, Demetra la dea dei cereali e delle messi, è rappresentata con la fronte cinta da una corona di spine di grano. Demetra era l’iniziatrice dei Misteri di Eleusi (questi misteri erano divisi in grandi e piccoli. I piccoli misteri erano una preparazione ai Grandi misteri e si celebravano presso Atene. I misteri eleusini conferivano una sorta di noviziato. Dopo un certo lasso di tempo il novizio era iniziato ai Grandi Misteri, che erano tenuti di notte. In questi misteri le cerimonie erano collegate con l’evoluzione degli astri e il susseguirsi delle stagioni), illustrando l’alternarsi delle stagioni.

Il ciclo vita-morte evocato dal grano traspare, con ugual significato, anche nell’immagine di Osiride, dio egiziano dei cereali e della morte.

Il pezzo di ferro

Su questo oggetto simbolico si possono solo fare congetture, essendo anch’esso sparito

Tra i quattro, quest'ultimo simbolo appare il più misterioso. Non tenteremo ora, ulteriori letture, sebbene questo simbolo sarà per noi, l'origine di un nuovo percorso di interpretazione

C’ è un’usanza popolare legata al ferro, metallo la cui durezza lo rende uno scudo ideale contro il pericolo e il male e non a caso c’è un detto popolare che invita "toccar ferro" nei momenti difficili e pericolosi perché sin dall'antichità questo metallo era considerato un elemento dalla valenza magica.
All'origine della credenza ci sono le caratteristiche di questo materiale: è uno dei primi materiali che l'uomo ha lavorato, viene estratto dalle viscere della terra e secondo le credenze più antiche, si origina da un fulmine, quindi è un elemento di unione tra cielo, terra e fuoco.
.Alcuni oggetti di ferro sono considerati dei veri e propri amuleti, il più comune è il ferro di cavallo che unisce le proprietà del metallo con cui è costruito alla forma a mezza luna, simbolo legato a diverse divinità sia della cultura occidentale che di quella orientale

Presso gli antichi romani l'uso di monili era regolato dalla legge: gli anelli dei cittadini liberi erano d'oro, quelli degli schiavi liberati d'argento e quelli degli schiavi di ferro.

Si c’è un detto popolare che nei momenti difficili e pericolosi invita toccare il ferro e forse non è casuale che il terzo simbolo, posto sotto il piede sinistro di Francesco sia un anello d’argento, quasi a sottolineare che non era più schiavo delle passioni e dei vincoli terrestri. cittadino celeste dove era volato.

Conclusioni

A questo punto abbiamo raccolto una discreta quantità di informazioni per poter delineare un'indicazione di percorso, un segnale sul sentiero, una sacra via d'accesso a misteri del tempo, rimasti finora, inviolati. Che dovrebbero finalmente consentire di comprender il messaggio simbolico lasciatoci da Frate Elia e giungere a indicazioni più approfondite.
La tomba di Francesco parla di un piccolo spazio sotto terra,un angusto  luogo di questo pianeta > Assisi < dove si è concentrata  tutta la vita di un Santo, l'intera Sua corrente vitale, la Sua consapevolezza e intelligenza e dove si è consumato il suo personale e unico ciclo di vita/morte/rinascita/nuova vita.

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avv.Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere
un messaggio
che può cambiare il mondo