You are here: Home CODEX FRATE ELIA Significato dell'anello con Minerva in pace

Significato dell'anello con Minerva in pace

E-mail Stampa PDF


Ogni oggetto posto da Frate Elia sopra e intorno al corpo di San Francesco ha un suo preciso significato simbolico non sempre facile da decriptare.
L'anello, di cui è rimasto solo il disegno riprodotto sulla corniola incastonata in una montatura d'argento, è sicuramente uno dei più difficili. La parte superiore dell’anello portava infatti una pietra corniola a forma di ovale, con incisa l'immagine di

> Pallade Atena Nicefora <

almeno cosi la definiscono i resoconti di coloro che hanno aperto la tomba e ritrovati gli oggetti.

L’anello risultò d’argento, con incastonata una pietra rossa sardonica con incisa la figura della dea greca Pallade Nicefora (Minerva), di  antico lavoro romano, molto probabilmente risalente al II secolo, secondo i periti Fea e Visconti, che la esaminarono nel Febbraio 1820 e ne riprodusero l'immagine.
L’incisione
dovrebbe risalire appunto a questo periodo, " pur essendo la figura maestosa, il panneggiare fatto con belle pieghe, convenevole e decorosa la mossa, mancava quel tocco morbido tipico dei lavori artigianali del primo secolo, quel disegno corretto e quell’arte profonda di quel periodo, che, con tocchi maestri, sapeva imitare in modo perfetto la natura in tutte le sue espressioni . La montatura dovrebbe appartenere al finire del XII secolo per il castone non ben garbato e il particolare modo convesso, che lega a notte la corniola "( FEA Op. cit, pag 43; GUADAGNI, op cit, Additamentum , pp 7-8).

Tenendo conto di quanto affermato dai periti,  l'immagine incisa sull'anello sembrerebbe la riproduzione della dea romana > Minerva < e non di quella greca >
Pallade Atena <. Ad un più attento esame della figura posta sulla mano sinistra, si deve convenire che l'influsso della mitologia greca sia troppo marcato per ritenere l'immagine legata al simbolismo misterico romano, anche se viene raffigurata una tipica matrona romana >        

< senza>
>  il classico "elmo greco corinzio"
>  la pelle egida" con serpenti arrotolati, quasi sempre indossata fino al petto nelle statue greche. 
>  la testa della Gorgone Medusa sullo scudo e/o sul petto.
il serpente arrotolato ai piedi.
>  il simbolo della civetta.

LA CIVETTA

Non c'è infatti la classica civetta, la cui effige prevale in altre statue o raffigurazioni  di Atena, posta indistintamebte sulla mano destra o su quella sinistra.                                 

La civetta nell’antichità era emblema di Atena e gli stessi attributi di cui sopra erano immagini della sapienza e della intelligenza della Dea, nonchè della capacità di “vedere oltre”, di prestare attenzione, di saper intuire. La civetta viene accostata sia al mondo lunare e misterioso della notte, alla chiaroveggenza, alle arti magiche, alle visioni, che alla capacità di illuminare le tenebre dell’ignoranza umana con la luce del raziocinio. Partecipa così di un duplice significato apparentemente antitetico: è rappresentante del mondo della notturno, del suo fascino e del suo mistero e contemporaneamente è colei che vede” con chiarezza acuta, illuminando come un raggio laser ciò che appare nebuloso ed incerto.

LA GORGONE MEDUSA

Non c'è il simbolo di Medusa, creatura della mitologia greca, figlia della divinità del mare Forco e di Ceto,  divinità dell’oceano. Tra le tre sorelle,nate dall'unione delle due divintà marine,chiamate Gorgoni, Medusa è la sola ad essere mortale. Le altre due sorelle sono Steno ed Euriale e sono spesso rappresentate tutte e tre insieme con un solo volto e tre gambe, che ruotano in senso antiorario.



C’è stato un tempo in cui Medusa era una bellissima fanciulla, la sua bellezza si nutriva di complessità. Il suo nome in Sanscrito era Medha, in greco, Metis, in egiziano
Maat. In tutte queste antiche lingue il suo nome aveva un significato identico: Somma saggezza femminile.
Secondo la leggenda Poseidone si inamorò di Medusa e la portò con sé nel tempio di Atena, dea della saggezza.



Atena, in un impeto di rabbia e di antagonismo femminile trasformò la stupenda Gorgone, amata da Poseidone, in un mostro. Per vendetta la Dea mutò i capelli della ragazza in serpenti e le fece un sortilegio per cui gli occhi di Medusa erano in grado di pietrificare chiunque li avesse guardati.

Medusa fu decapitata  da Perseo, che protesse il suo sguardo con uno scudo lucente su cui si rifletteva la figura di Medusa. Secondo un’altra versione del mito decapitò la Gorgone volgendo indietro lo sguardo. Dal collo reciso di Medusa uscirono  il cavallo alato Pegaso e l’eroe Crisone.


La testa di Medusa fu utilizzata dalla dea Atena al centro del proprio scudo per pietrificare i suoi nemici, poichè, come si è scritto, la testa pietrificava chiunque la guardasse.
La sua decapitazione ha simbolizzato il tentativo, tra l’altro ben riuscito, di rendere senza voce la saggezza del femminile, facendo credere a tutti (soprattutto alle donne) di essere una forza malefica, sancendo la condanna a morte delle sue possibilità di crescita e di contributo culturale. Relegandola ad un trofeo o un simbolo apotropaico da esibire su scudi,medaglie e frontoni vari.

Ma Neith, Anath o Atena è anche il nome di Medusa: allora forse la storia significa che Atena si rivoltò contro se stessa, la propria bellezza e femminilità, riservando ogni investimento della sua energia alle funzioni più elevate del suo essere.


IL SERPENTE

Non c'è il simbolo del  serpente, posto ai piedi, sull'egida o sulla testa. Nei popoli antichi era simbolo di saggezza, perfezione, rigenerazione ed immortalità e ciò è confermato anche da alcuni passaggi biblici. 
Atena -Minerva è simbolo di conoscenza e saggezza, viene spesso raffigurata proprio con due serpenti intrecciati, della vita e della morte, a memento delle due forze primordiali che dominano il mondo 
Soprattutto quest’ultima iconografia ricorda i sapienti Egizi che volendo esprimere nel geroglifico del Mercurio doppio il mistero dell’Anima Mundi, unirono simbolicamente il Sole e la Luna, matrimonio celeste in cui la Luna diviene un solo corpo con il Sole.

LA DEA DELLA VITTORIA

Secondo i periti che, hanno potuto esaminare l'incisione da vicino, venne identificta  come> Pallade Atena Nicefora < ritenendo che la figura rappresentata sulla mano sinistra fosse una Nike "la Dea della Vittoria", spesso rappresentata nella mano sia destra che sinistra nelle varie raffigurazioni.


La Dea della Vittoria posta anche sulla mano destra  di Zeus, il padre di tutti gli dei, nel Tempio a Lui dedicato sull'Acropoli di Atene.



L'iconografia classica di Atena prevede che sia ritratta in piedi mentre indossa l'armatura e l'elmo, tenuto alto sulla fronte; porta con sé una lancia ed uno scudo, sul quale è fissata la testa della Gorgone Medusa.  Spesso, poggiata sulla sua mano, si trova la civetta, simbolo di saggezza.


Atena, nelle raffigurazioni greche, oltre alla civetta, indossa una corazza di pelle di capra chiamata "egida", donatale dal padre Zeus ed è spesso accompagnata dalla dea della Vittoria Nike e per questo motivo che viene soprannominata "Nicefora" > colei che porta alla vittoria.




L'iconografia, sia greca che latina la rappresenta sempre alata, con le ali sulle spalle o ai piedi, anche se Pausania ne cita > statue senza ali.
In età arcaica è avvolta in una lunga veste agitata dal vento, con il ginocchio flesso nella corsa, come la Nike di Delo, purtroppo mutila, di Archemos di Chio, del VI sec. a.c..
Sembra che in origine questa statua avesse quattro ali alle spalle, due più grandi e due più piccole e altre due alle caviglie, arrotondate verso l’alto alla maniera fenicia, oggi visibile al Museo Nazionale di Atene.
In questo contesto si colloca la celebre Nike di Samotracia, rinvenuta nel 1863 nell’isola di Samotracia, oggi al museo del Louvre.



In età classica diventò compagna di Atena, con cui, soprattutto ad Atene, fu identificata, infatti nei rilievi del tempio dell’Acropoli la Nike parla con Atena e sulla stessa Acropoli è edificato, fra il 430 e il 421 a.c. un tempietto ad Atena Nike.


I Romani introdussero il culto alla Dea della Victoria molto tardi e per influssi ellenistici, e le prerogative della Dea appartenevano a Iuppiter Victor, Giove vincitore. La Dea personificava la vittoria in battaglia e , identificata con la greca Nike, era raffigurata come una giovane donna alata. I romani la chiamarono Dea Victoria ed era rappresentata, come la sua antesignana Nike, con le ali e un ramo di palma e una corona di alloro, ed era una divinità celeste minore. A Roma aveva un tempio sul Palatino.



Ad un più attento esame non sembra che la figura riprodotta sulla mano di  Atena - Minerva possa essere identificata con la Dea della Vittoria.



Le mancano le ali e non ha la corona di alloro, nè la palma attribuita al vincitore, ma soprattutto appare trafitta da

> una lancia <

dando all'immagine un preciso significato simbolico


La Dea ha deposto le armi poste sulla sua destra. La lancia appare > senza cuspide< elemento decisivo per comprendere il messaggio simbolico criptato.
la Dea dirige il suo sguardo verso > una fanciulla < che sembra danzare sulla sua mano. Anche la fanciulla sembra offrire qualcosa, ma non da l'impressione che si tratti di una coroncina d'alloro, come appare in altre riproduzioni.La donna sembra essere la raffigurazione di > Pallade trafitta < dalla > punta della lancia <, che in effetti manca sull'asta nella mano destra della Dea.




Se di Pallade si tratta appare vitale, nononostante sia stata colpita mortalmente.

Prospero Calzolari
, nel suo libro "Massoneria, Francescanesimo, Alchimia" ritiene  trattarsi di  > Hermes- Mercurio < come in quest'anello, in cui la figura di Hermes è incisa con le ali e il caduceo.
Il mito di Ermete risale alla civiltà egizia più remota.
Fu ripreso dalla mitologia greca che ne trasse il Dio Hermes,
che viene rappresentano in modi assai disparati e comunque
molto più vari di quel che una parte della iconografia moderna
tende a proporre; spesso (ma molto meno che sempre) ha un
cappello
, possiede delle ali (ai piedi o sul cappello o sulle spalle), è accompagnato da un cane-leone (Argo),
tiene un caduceo o un bastone.


A parte il caduceo biblico di Mosè, il caduceo è uno dei simboli
più antichi della storia dell'umanità.
Il caduceo è più noto come il bastone alato del Dio greco Hermes (Mercurio per i Romani). Apollo glielo donò, in ringraziamento per il ritrovamento dei suoi 50 buoi (che, per inciso, gli erano stati rubati dallo stesso Hermes), e divenne poi simbolo dei suoi poteri.

L'asta che trafigge il petto della fanciulla non può in effetti essere identificata con il caduceo del Dio Hermes.Sembra invece > la cuspide < della lancia di Pallade Atena.



PALLADE
>
colei che tira la lancia <


Atena nella mitologia greca è una dea guerriera ed armata: appare come protettrice di eroi come Eracle, Giasone ed Odisseo.
Non ebbe mai alcun marito od amante, e per questo era conosciuta come "Athena Parthenos" (La vergine Athena), da cui il nome del più famoso tempio a lei dedicato, il Partenone sull'Acropoli di
Atene.

Pallade è "colei che tira la lancia

Il tiratore di lancia
ha una sola possibilità.
Tutto dipende da quella possibilità.
Se davanti a quella possibilità egli non è pronto, non è attrezzato, egli la perde. Egli soccombe !

E quanto è successo all'amica del cuore di Atena > Pallade < di cui la Dea greca ha assunto l'appellativo.

L'appellativo molto frequente della Dea è in effetti Pallade Atena (Παλλάς Αθηνά). L'epiteto deriva da un'ambigua figura mitologica chiamata > Pallade < talvolta maschio, talvolta femmina che, al di fuori della sua relazione con la dea, è citata soltanto nell'Eneide di Virgilio. Secondo alcune versioni della leggenda Atena uccise Pallade per errore, come ad esempio in una versione pelasgia, secondo la quale Pallade era una compagna di giochi della giovane Atena che la uccise per sbaglio mentre simulavano un combattimento. Atena prese quindi il nome di > Pallade < in segno di lutto per dimostrare il suo rimorso.
L'epiteto deriva  anche dalla sua identificazione e personificazione che Apollodoro fa con Pallade.

Apollodoro racconta che Atena fu allevata dal Dio Tritone, la cui figlia Pallade giocava con Atena. esercitandosi con lei nell'arte della guerra. Un giorno, nel momento culminate della lotta, mentre Pallade stava per colpire la compagna, Zeus - padre di quest'ultima - s'interpose spaventandola con la propria egida, così permettendo ad Atena di colpire per prima

> ferendo Pallade a morte <



Per il dolore Atena costruì un simulacro della sfortunata fanciulla e aggiunse il nome Pallade al Suo.   

LA NASCITA DI ATENA


Per comprendere il significato simbolico di questo racconto bisogna tornare al mito che vede nascere Atena vestita e armata dalla testa di Zeus.



Tutto procedeva bene nell'Olimpo e la serenità regnava tra gli dei. A quell'epoca Zeus era lo sposo di Metis, dea della saggezza, della ragione e dell'intelligenza, ma ben presto questa serenità venne offuscata da Gea ed Urano che avvisarono Zeus che Metis un giorno avrebbe partorito due figli, il secondo dei quali avrebbe regnato al suo posto dopo averlo detronizzato. Dato che Metis era già incinta del primo figlio, Zeus decise di mangiarla seppellendola nelle sue viscere. E così fece.

Il tempo riprese a scorrere e Zeus, tranquillo e quasi dimenticato della fine che aveva fatto fare alla moglie, un giorno iniziò ad essere assalito da violentissime fitte alla testa. Non potendole sopportare chiese ad Efesto (Vulcano) di colpirlo in testa con un martello. Efesto si rifiutava di eseguire l'ordine in quanto non capiva cosa stesse succedendo, ma, date le urla e le insistenze di Zeus, alla fine lo colpì violentemente in testa. Nel momento stesso in cui il suo martello toccò la testa di Zeus l'Olimpo tremò, i lampi sconquassarono il cielo e dal suo cranio uscì una densa nuvola dalla quale apparve una creatura in una lucente armatura, uno scudo e una lancia: era nata Atena, la dea guerriera che si sarebbe contrapposta ad Ares personificazione della guerra brutale e violenta. Atena però manifestò presto le sue eccezionali doti non solo come guerriera, maanche come donna saggia ed accorta.

La prima caratteristica che notiamo è che  Atena nasce vestita e armata dalla testa di Zeus. Nascere vestiti e armati significa nascere attrezzati. Forse non ancora abili nell’affrontare la vita, ma attrezzati per farlo, salvo l’esercizio soggettivo della propria volontà, con la quale la Coscienza di Sé sceglie i propri mutamenti, appropriandosi progressivamente
delle motivazioni inconsce che hanno reso necessario ed indipensabile tornare a nascere.

G.I Gurdjieff,un maestro armeno vissuto tra le due guerre, amava ripetere:
"L'uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire e per morire deve prima svegliarsi"

Atena è l’essenza divina che Zeus mette a fondamento dei suoi figli, affinché bussino alle porte dell’Olimpo, diventando essi stessi degli DEI.

I figli di Era dovranno diventare dei “tiratori di lancia” prodigiosi, perché dispongono di > una sola occasione < nella quale costruire sé stessi e trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso.
Così se Era alimenta i suoi figli al fine di alimentare sé stessa, la figlia di Metis calata in ogni Essere, insegna l’arte del “tirare la lancia per l’intera esistenza.
O
gni Essere umano nasce attrezzato per quanto la specie cui appartiene lo ha attrezzato e da quel momento, usando la propria volontà, cerca di diventare il più esperto possibile come tiratore di lancia, allenandosi per essere pronto all’unico lancio che conta in tutta la propria esistenza:
trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso, come un fiore che sboccia nell'arido deserto.



Atena-Minerva - dea della saggezza- è anche identificata con la Dea Serpente nella tradizione esoterica identificata con " il mercurio femminile", l'energia Kundalini, la forza misteriosa del serpente che si dispiega verso la sommità della testa ed apre l'occhio di saggezza.


Ripercorrendo la storia evolutiva della fondamentale Dea Uccello paleolitica, vediamo che dall' VIII al VI millennio a.C. nella regione dell'Egeo e nei Balcani fu rappresentata attraverso un'immagine dotata di un lungo collo fallico, un precedente che, nel passaggio seguente, quando la cultura neolitica del sud-ovest europeo giunse al suo apogeo (circa 5000 a.C.), avrebbe trasformato la dea, (ispirandosi forse al collo serpentiforme di alcuni uccelli acquatici) e dato origine alla Dea Uccello e Serpente.
Questa Dea veniva rappresentata sia sotto forma di due divinità distinte (Dea Uccello e Dea Serpente) che di una sola (Dea Uccello e Serpente).

I principali temi rappresentati nel simbolismo della Dea sono il mistero della nascita e della morte, come anche quello del rinnovarsi della vita, non solo umana, ma anche tutta la vita del pianeta e, naturalmente, del cosmo. Simboli e immagini si affollano intorno alla Dea partenogenica (autogeneratrice) e alle sue funzioni di base come Donatrice di Vita o Portatrice di Morte, e non meno importante, come Rigeneratrice della Madre Terra, la Dea della Fertilità, giovane e vecchia, che nasce e muore con la vita vegetale.
Essa era l'unica fonte di vita, che prendeva la sua energia da sorgenti e pozzi, dal sole, dalla luna e dalla terra umida. Questo insieme di simboli rappresenta un tempo mitico che è < ciclico > non lineare.
Questo si manifesta nell'arte con segni di movimento dinamico: spirali che girano e si ritorcono, serpenti attorcigliati e ondulanti, circoli, alte maree, corna bovine, semi germinati e germogli.


La principale funzione della Dea nel suo nuovo aspetto di serpente era quella di garantire la continuità dell'energia vitale e offrire rigenerazione ad ogni esistenza esaurita
.
Il serpente era il simbolo dell'energia vitale e della rigenerazione, una creatura delle più benevole, non malvagia.

Una volta risvegliato il serpente inizia il processo di trasformazione dell'energia psichica in energia mentale.
Il serpente diventa dinamico ed inizia a risalire lungo la colonna vertebrale, salendo lentamente all'interno della sushumma, come la identifica la tradizione orientale himalayana.

Questa energia è chiamata anche "mercurio femminile" (Atena)  perché è l'intelligenza che si dispiega attraverso l'esperienza (Medusa), la coscienza (Arianna) e la conoscenza dell'energia psichica, il suo alter Ego (Pallade Atena).
Forte del suo potere psichico Atena-Minerva ha domato e posto sotto il suo controllo le due energie , quella positiva e quella negativa, rappresentati nel tantrismo Hymalaiano da due serpenti, simbolo dell'istinto maschile e della pulsione femminile.

Minerva vede le cose nascoste, anche quelle più segrete e oscure, e non a caso porta sulla sua testa "la civetta", simbolo dell' occhio sovrasensibile alla luce,che trasforma l'iniziato in "Mercurio con le ali ai piedi"( il Dio Hermes), capace di vedere l'inizio e la causa di tutte le cose, perchè è entrato
in contatto con il Cielo Etereo dove soffia l’alito divino, il soffio originatore, che lega il Mondo superiore e quello inferiore. Luogo che, nel regno vegetale ( il filo di fieno), minerale (il pezzo di ferro) ed animale (il corpo di Francesco) divide lo spazio superiore dallo spazio inferiore. Mondo invisibile e impercettibile ai normali sensi umani, se non si raggiunge quell’alto grado spirituale, staccandosi da quello materiale comune agli esseri mortali.


Hermes- Mercurio > il messaggero degli Dei, simbolo della trasformazione alchemica. Divinità che ci conduce, attraverso zone di confine, in un viaggio di continua metamorfosi. L'Androgino adolescente
in continuo movimento  tra Cielo, Terra e Mondo Sotterraneo.



Ebbene la figura sull'anello mostra > Minerva Romana < che ha deposto lo scudo e la lancia, perché San Francesco ha eseguito quell’unico lancio, trafiggendo la sua parte maschile, quella guerriera, sempre tesa alla lotta, al combattimento,che aveva risvegliato nell'amica Pallade, spingendola verso l'inevitabile morte, perchè decisamente contraria alla Sua indole e natura femminile.

Mara Breuning,
in un commento all'Albero della vita credo che chiarisca molto bene quale significato simbolico ed allegorico volesse dare Frate Elia all'anello con Minerva posto ai piedi di San Francesco.
La Dea della pace e della guerra ha deposto le armi, scegliendo di tornare a vivere in pace ed osserva non più la Dea guerriera, ma la donna , la sua parte  più intima e vera che

"danza sulla sua mano sinistra"

In quest'allegoria si indica il termine di un'esperienza terrena di un Essere che ha saputo risvegliare l'energia del serpente, che negli altri esseri umani giace  per tutta la vita, salvo rare eccezioni,dormiente e statico alla base della colonna vertebrale.


Questa scelta riteniamo abbia un preciso significato simbolico. Potrebbe significare che il ciclo mortale è terminato e ne è ricominciato un altro ad un diverso livello.
Ne potrebbero
fornire la conferma i simboli posti ai piedi dei resti mortali di Francesco .


Il filo di fieno, che segnala la conclusione della mietitura.
Il pezzo di ferro, scarto non più utilizzabile.
Il corpo senza vita, che torna alla pura terra.

Francesco si è definitivamente staccato dal  mondo 
< vegetale><
minerale<> animale>
lI beato è morto alla vita in terra ed è "rinato" <

Lo stesso significato, che in altre tradizioni, viene dato all'Ouroboros, il "drago mercuriale" il serpente che si morde la coda. Esso trova corrispondenza nel "Vas electionis" umano, il cranio > il Calvario < entro cui deve avvenire tutto il processo alchemico > il passaggio dal nero al  bianco < che gli antichi romani identificavano con il Dio Giano.
Janus Bifrons l'antico dio italico, padre di tutti gli Dei, era posto a guardia dei solstizi ch e erano considerati "porte", dal Solstizio d'Inverno entrano gli Uomini, dal Solstizio d'Estate escono gli Dei.


> Giano è il Dio delle Soglie <

Francesco ha finito il suo ciclo vitale terreno entrando nel Mondo degli Dei, esattamente come Pallade, essere mortale, accolta tra le braccia di Atena, di cui assume le sembianze e la natura divina, come mostra quest'immagine invertita su questa moneta.




Questa è una possibile interpretazione del significato simbolico dell'anello di Francesco, che non è dato sapere se lo indossava in vita o è stato posto ai suoi piedi da Frate Elia al momento della tumulazione, insieme alle monete d'argento, alla coroncina e alla pietra angolare, per lasciare ai posteri.

> un messaggio criptato <

Fino ad oggi i posteri non se lo sono ancora chiesto a duecento anni dal ritrovamento di questi oggetti, posti scientemente da Frate Elia intorno al corpo del Santo.

L’anello -dicono- ???? "sia andato perduto"????, come i grani della coroncina e tutti gli appunti di Frate Elia, in cui molto probabilmente c'era la spiegazione di questo rituale e del significato simbolico e mistico di ognuno di questi > oggetti < legati a qualche culto misterico.

Si tratta senza ombra di dubbio di un messaggio ad alta valenza simbolica ed esoterica ,come mostra > la pietra bianca con una striscia rossa< ritrovata a sinistra della testa di Francesco,
forse > il simbolo < dal significato più pregnante del messaggio in codice, lasciato ai posteri da Frà Elia.

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

Immagini della ricognizione dei resti mortali di San Francesco

http://www.tv2000.it/blog/2015/09/27/le-immagini-della-ricognizione-dei-resti-mortali-di-san-francesco-dassisi/