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Significato simbolico della pietra bianca con striscia rossa



Prospero Calzolari, nel suo libro, ormai introvabile," Massoneria,Francescanesimo, Alchimia"  (SeaR Edizioni).
ne da una spiegazione mistica-simbolica, che ci sentiamo  condividere:
"Questi oggetti, pregni di  significato, legati alla complessa simbologia ermetico-alchemica, non si esauriscono come tali, anche perché frà Elia fece in modo che la testa del santo poggiasse su una "pietra angolare" che, secondo il simbolismo tradizionale, non è altro, per la sua forma quanto per la sua posizione, che la rappresentazione in chiave simbolica del principio che "la pietra d’angolo" deve diventare "la testa d’angolo" che resta l’unica nell’intero edificio e che "trova il suo posto alla fine della costruzione".

Concetto espresso dal Salmo 118 (117), il quale recita testualmente:
"La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo; ecco l’opera del signore: una meraviglia ai nostri occhi".

Come ho avuto modo di evidenziare nela capitolo dedicato alla figura di Frate Elia, fine cultore dell'Ars Regia
la decisione di porre > una pietra angolare < sotto la testa di Francesco era stata sicuramente influenzata dalla tradizione popolare e leggendaria, che individuava il Beato nello stereotipo dell'apostolo > Pietro < un ri-fondatore della Chiesa delle origini, avendo cercato di riformare dalle fondamenta quella corotta, fondamentalmente legata la potere temporale, in mano all'aristocrazia romana, le cui famiglie più importanti, i Colonna, gli Orsini, perennemente in lotta fra di loro, considerevano alla stregua di un feudo da spartirsi.

Uno dei pittori che è riuscito meglio ad esprimere quest'immagine simbolica è sicuramente Benozzo Gozzoli, che lo raffigura insieme a Elia e ai più fedeli compagni all'incontro con Onorio III per la presentazione e approvazione della Sua "Regula". Incontro che può essere ammirato nella
cappella maggiore della chiesa francescana di Montefalco, decorata da Benozzo Gozzoli tra il 1450 e il 1452 con un  ciclo di affreschi raffigura i più importanti episodi della vita di San Francesco.



In uno dei riquadri sono raffigurati due episodi: il Sogno di Innocenzo III e l’Approvazione della regola. Il primo episodio illustra Papa Innocenzo III che ha la visione della Basilica Lateranense in atto di crollare e del povero Francesco che si affanna per sostenerla. Questa ‘premonizione’ è la conseguenza del racconto narrato a destra, la bella scena con Papa Onorio III (successore di Innocenzo) che nel 1223 con la bolla Solet annuere approvò la Regola dei Frati Francescani. Spesso si tende a confondere quest’evento attribuendolo a Innocenzo III, il quale non approvò ufficialmente la Regola, ma dette il suo assenso alla sperimentazione


La pietra angolare, posta da Elia segretamente > sotto la testa di Francesco < , indica che  "il  Suo percorso iniziatico si era compiuto," seguendo un itinerario che lo aveva portato a poggiare il capo sull’ "occultum lapidem", sulla pietra angolare, "sull’ultima pietra", in realtà > la prima < , secondo frà Elia, che vedeva in Lui "la pietra filosofale", novello Cristo ed Asse del mondo, il quale con il Suo avvento aveva compiuto l’Opera, aprendo il mondo alla nuova "Età delle Spirito", vaticinata da Gioacchino da Fiore, che, secondo i dettami della mistica ebraica, utilizzava "i simboli" come rappresentazione della "Verità".

In realtà al momento (26 gennaio 1819) in cui vennero iniziate le operazioni peritali per controllare  il contenuto del sarcofago, nell'occasione, si poté constastare che:

> C’era dentro “ uno scheletro avente al lato destro, prossimamente alla testa una pietra informe  di figura poligona ,ed  al lato sinistro, fra il fianco e la spalla, tre pezzi di metallo di figura rotonda della dimensione delle cosi dette monete di terza forma."

La pietra poligona non era quindi precisamente > sotto la testa <.
Da un esame più attento del sarcofago si evidenzia una avvallamento  sul pavimento in prossimità della testa, che dovrebbe aver fatto scivolare > la pietra in basso a destra della testa < nel momento che il peso del cranio si è inevitabilmente ridotto durante la fase di decomposizione del corpo. Lo spostamento potrebbe essere dovuto anche ad un movimento brusco durante la discesa del sarcofago nel buco predisposto per la tumulazione definitiva.

Esaminando il disegno realizzato da Giannantonio Cresti, pubblicato nel libro di Isidoro Gatti La tomba di San Francesco nei secoli”- Casa Editrice francescana di Assisi.(vedi Tavola IX) si può vedere il sarcofago in pianta, sezione e prospetto e le relative misure. Si ha la prova che il pavimento sotto la testa era sollevato di alcuni centimetri. Colpisce anche la forma a punta sulla sinistra, leggermente più lunga di 18 cm, come a indicare un via di fuga verso sinistra.

Significato simbolico della > strisca rossa <


Francesco con il suo sangue ha tracciato il solco primigenio della Nuova Chiesa, come Romolo lo tracciò per
Roma.

E’ il segmento attivo e verticale della croce, che valica la cima delle montagne verso il cielo infinito.
La Croce rientra in un simbolismo cosmico che mette in moto le valenze energetiche della Natura.


La Croce è costituita da due segmenti. I due segmenti rappresentano le polarità dell’esistenza. Il segmento orizzontale rappresenta la polarità negativa, la materia, la superficie terrena che separa i due regni, quello infero da quello celeste ed ha una valenza passiva. Il segmento verticale, la polarità positiva, mette in comunicazione il mondo celeste con quello terreno, perciò ha una valenza attiva collegando il basso con l’alto. L’attivo che attraversa il passivo si ricollega all’ idea di fecondità: Dio si unisce alla Natura per generare ciò che è. Nell’idea della fecondità legato alla nascita-crescita-morte, ritroviamo quindi >il simbolo dalla croce< che può essere ricollegato all’Albero della Vita, che  nella sua valenza attiva, rappresenta il microcosmo che rispecchia il Macrocosmo.

Le due linee che si incrociano e il loro punto di intersezione rappresenta l’equilibrio. Le due vie sacre: quella orizzontale, percorribile materialmente e quella verticale, percorribile spiritualmente (che unisce la terra al cielo). In essa si congiungono Cielo e Terra, Tempo e Spazio. Essa ha una potenza sia centripeta che centrifuga poiché rappresenta sia la diffusione, l'emanazione, che il raccoglimento, la ricapitolazione.


Un altro significato della Croce è quello ascensionale,
legato al significato del > Ponte < che unisce il mondo visibile da quello invisibile o della > Scala <, che congiunge il mondo terreno con quello celeste.
Francesco ha percorso tutto il tragitto terreno, risalendo gradino per gradino la scala di Giacoppe e si è avviato per quello spirituale, non prima di aver lanciato un ponte tra fratello e  fratello, come il simbolo inciso sulle 12 monete lucchesi, lasciate sul petto di San Francesco da Frate Elia. 




Non è quindi un caso che per la sua carica simbolica e spirituale, S. Francesco utilizzò > il simbolo della Croce senza cima < > Tau - T < , che simboleggia la morte vinta attraverso il sacrificio e si ricollega all'episodio biblico del serpente di bronzo posto sull'asta da Mosè (Numeri,21,6-9).


Il significato della Croce a Tau ha subito un ulteriore sviluppo nella tradizione francescana la cui comunità lo conserva tuttora.

S. Francesco durante la sua vita secolare era legato alla comunità religiosa di S. Antonio Eremita, che si occupava dell’aiuto ai lebbrosi. I suoi membri usavano portare appesa una Croce a Tau, simbolo di S. Antonio Abate ed Eremita, raffigurato molto spesso con un bastone a T.
Infatti il significato della Croce a Tau in questo contesto si ricollega all’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, la > T < che ha il medesimo significato dell’Omega dell’alfabeto greco, ovvero il Compimento della Parola Divina, la venuta del Cristo.
Essa inoltre è simbolo di Salvezza e di Elezione poiché dagli esegeti cristiani venne collegata al segno fatto sulle porte degli Ebrei la notte del passaggio dell’angelo sterminatore, prima dell’Esodo (Esodo, 12,1-28) e al segno fatto sulla fronte dei "salvati" nella visione di Ezechiele (Ezechiele,9,4).




Significato simbolico della >  pietra d'angolo <

Gesù
disse: "Indicami la pietra respinta dagli edificatori! Essa è la pietra d’angolo
".

Questo è uno dei detti del Vangelo di Tomaso, uno dei codici in lingua copta contenenti i testi gnostici noti come i Testi di Nag Hammadi – circa una cinquantina - scoperti nel 1945 e cominciati ad essere pubblicati e diffusi solo nel 1972. La definizione della pietra d’angolo è tratta da un’espressione storicamente d’origine ebraica (Isaia, 28,16-17):

"Pertanto, così parla il Signore Jahve:
Eccomi, io pongo una pietra in Sion,
una pietra scelta, angolare, preziosa,
da fondamento;
chi vi crede non vacillerà.
Io dispongo il diritto come misura
e la giustizia come livella."

Dunque, uno, tra gli altri, dei suoi originari significati è l’immagine applicata al capo, al condottiero che tiene insieme un popolo. Ma ancor più suggestiva è la cabalistica Zohar, che citando i Salmi (118, 22) che sono il testo più antico nel quale rinveniamo il detto di Tomaso, così lo commenta:
"La pietra scartata (cioè quella che si è staccata dal trono di Dio ed è precipitata nell’abisso) dai costruttori (e cioè dalle Sefirot dell’edificio cosmico) è diventata pietra d’angolo (cioè fondamento del mondo)"

Il medesimo concetto, ricordato dal Cristo, lo ritroviamo anche nei Vangeli canonici (Matteo, 21,42):
"La pietra che hanno scartato i costruttori,
questa è diventata capo d’angolo.
Questa è l’opera del Signore,
ed è meravigliosa agli occhi nostri."

Come pure, con analoghe parole, in Marco (12, 10), Luca (20, 17) e negli Atti (4,11):
"Egli è la pietra, disprezzata da voi costruttori, diventata capo d’angolo".

E ancora in San Paolo (Epistola agli Efesini, 2, 20) in cui Cristo è > la pietra angolare < su cui si fondano apostoli e profeti e su tale fondamento s’inseriscono come pietre vive i cristiani in una costruzione ben allestita che cresce come un tempio santo.                                                                                                

L’espressione simbolica della > pietra d’angolo < ha comunque un duplice significato: è la pietra posta a fondamento di una costruzione, che unisce e rende stabili due muri al loro punto d’incontro, ma è anche la pietra angolare che non sta nelle fondamenta, ma, al contrario, sulla sommità dove completa l’edificio e al contempo lo tiene unito.
E’, analogicamente, secondo il modo con cui la vivono i massoni, l’alfa e l’omega,
il principio
e la fine, la pietra grezza- digrossata (l’apprendista massone) e
la Pietra cubica (il Maestro Massone), l’Uomo che aspira a trasformarsi ritualmente
in Tempio Umano , proiezione su scala microcosmica del Tempio Universale.


Il medesimo concetto esprime San Pietro nella Prima Epistola (2, 5):
"E voi stessi come pietre vive costruitevi a somiglianza di un tempio spirituale, così da formare un santo sacerdozio e per mezzo di esso offrire sacrifici spirituali."

Ma ancora più vicine al linguaggio adoperato dai Massoni sono le parole di Sant’Agostino:
"Le pietre vengono estratte dalla montagna dai predicatori della verità per venire poi squadrate, affinché possano inserirsi nel Tempio eterno. Al momento molte pietre sono nelle mani dell’Artefice; voglia il cielo che nessuna di esse cada dalle sue mani, affinché ciascuna acquisisca il giusto formato che le consentirà d’integrarsi nella costruzione del celeste edificio."


O quelle del poeta latino Prudenzio, che asserisce che il fatto immortale è la Pietra:
"Sí, l’angolo edificato con questa pietra, tanto dispregiata dai costruttori, permarrà nei secoli dei secoli. Oggi è la chiave di volta del Tempio. Ed è essa che mantiene la coesione delle pietre nuove."

Questo poeta latino che la leggenda vuole iniziato alla Libera Muratoria, come sembrerebbe San Francesco e quasi sicuramente Frate Elia, non spiegandosi altrimenti la scelta di vari > simboli massonici < ritrovati nella Sua tomba e nella stessa Basilica di Assisi, di cui Elia fu  l’ideatore e progettista.
Il pavimento della Chiesa è stato realizzato con marmi di colore bianco-rosato del Subasio, che creano un suggestivo effetto cromatico, richiamando "simboli templari".


Frate Elia doveva appartenere molto probabilmente alla consorteria dei Maestri Com’acini, visto  il grande rispetto con cui era tenuto dall’imperatore Federico II, che gli affidò  diversi incarichi, quale Architetto  e Maestro Comacino. Elia era infatti un uomo molto colto, aveva studiato diritto all'Università di Bologna ed era stato Notaio e Maestro in Assisi. Nei due anni in cui Francesco lo inviò presso la corte del Califfo di Bagdad si specilizzo anche nell'arte di  lavorare la pietra, sia dal punto di vista materiale che spirituale.
Durante la lunga permanenza in Terra Santa, oltre a portare avanti trattative diplomatiche delicate, capacità di cui si servì oltre a Francesco anche Federico II, sviluppò e approfondì le conoscenze segrete per la costruzione di luoghi sacri. Quello che infatti stimolò maggiormente Elia fu certamente l’incontro con i famosi e ricercatissimi "Maestri Cagot", che risiedevano in Palestina, alcuni dei quali si trasferirono in Europa al termine delle prime crociate, diventando artefici di quella rivoluzione  che fu "il gotico"



In quei due anni di permanenza Elia studiò da "
architetto di luoghi sacri", apprendendo con "maestri della pietra mussulmani", l’arte di costruire ambienti idonei all’iniziazione, in cui si creano particolari campi di energia sotto l’effetto di un’alta frequenza e di un basso magnetismo, che consente di sottoporre il corpo dei partecipanti al "rito di iniziazione" ad energie adatte ad aprire progressivamente i centri vitali. E proprio l'esperienza acquisita in Terra Santa gli consentì di progettare e di seguire la direzione dei lavori della Basilica di Assisi e di altri edifici sacri, lavori commissionatigli dall''imperatore Federico II ed in particolare quella altamente esoterica di "Castel del Monte" in Puglia.


Tornando al significato simbolico della > Pietra d’Angolo < si può riprendere il pensiero dell’autore del “ Mistero della Cattedrali”, conosciuto con lo pseudonimo di Fulcanelli, il quale in questo testo altamente  esoterico spiega che uno dei significati della pietra angolare è quello di essere considerata > la Prima pietra < la materia iniziale > della Grande Opera.



Umanizzata nella Chiesa di Notre Dame a Parigi sotto le spoglie di Lucifero
( il portatore di Luce, la stella del mattino), la statua veniva popolarmente chiamata "Mastro Pietro del Cantone", appunto la pietra maestra del cantone, la pietra d’angolo.

Quella materia iniziale , che in un testo alchimistico del 1526 viene spiegata cosi:

"è familiare a tutti gli uomini, giovani e vecchi, la si trova nelle campagne, nel villaggi, in città, in tutte le cose create; eppure tutti la disprezzano. Ricchi e poveri l’ hanno per le mani tutti i giorni. Le donne di faccenda la gettano tutti i giorni per strada. I bambini ci giocano. Eppure nessuno dà valore ad essa, che nondimeno è molto vicina all’animo umano, è la cosa più bella e ricca che ci sia sulla terra ed ha il potere di abbattere Re e Principi. Eppure di tutte le cose della terra è stimata la più bassa e la più spregevole."


Per questo giudizio che in massoneria colui che aspira ad intraprendere il cammino iniziatico,  viene paragonato ad una pietra,che sarà disprezzata e gettata tra i rifiuti, finché non sarà  riuscito a trasformare  la pietra grezza in pietra levigata.


Nelle antiche cosmogonie, come nella mitologia greca - fa notare Moreno Neri in un interessante articolo apparso sul Sito del Rito Simbolico Italiano - Deucalione e Pirra, unici superstiti scampati sull’arca dal diluvio universale che annientò la stirpe dell’età del bronzo, raggiunta nuovamente la terra gettano dietro il capo le pietre, raccolte prima salire sull’Arca  e che non sono altro che > le ossa < dell’Antica e Grande Madre, della Madre Terra. Pietre che si tramutarono in uomini e donne e per questa ragione, come ci narrano Apollodoro e Ovidio nelle Metamorfosi, gli uomini vennero metaforicamente chiamati popoli > laoì < dalla parola > làas < pietra, perché il genere umano è duro ed "esperto" nelle faticose opere.


Infine come dimenticare - fa sempre notare Moreno Neri nell'articolo da cui ci siamo  permessi di riprendere i detti evangelici da Lui citati- che questa
> pietra disprezzata < è in realtà preziosa e rammenta la pietra
del Graal
del Parzival di Wolfram von Eschenbach:

il lapsit exillis, interpretabile come la pietra discesa dal cielo 
> lo smeraldo < caduto in terra dalla corona di Lucifero, che
si racconta  fosse custodita da un ristretto gruppo di Templari Eletti, poi spariti nel nulla durante la persecuzione di Filippo il Bello, Re di Francia.

A noi piace in questa analisi più particolareggiata dei simboli lasciati da Frate Elia sul corpo di San Francesco trarre le stesse conclusioni, con cui abbiamo deciso di terminare l'articolo "Il Mistero della Tomba di San Francesco" utilizzando la stessa "allegoria del Graal "e dei "Cavalieri della Tavola Rotonda", leggenda trovadorica tanto amata dal Suo più illustre cantore.

Graal deriva da sangraal, ovvero "sangue reale", il sangue che ha il potere di purificare i peccati del mondo e giungere a contatto con
le sfere divine.


Il sangue, lo spirito di Francesco era certamente "reale" e "purissimo" e per questo andava  conservato in "una coppa reale", ma non "d'oro", né di  pregiato "cristallo".



Frà Elia raccolse questo sangue in una "Coppa di Pietra", perfettamente levigata proprio sotto il Suo colle "Paradiso", lasciando che i suoi resti mortali continuassero ad essere > fonte < di quella inesauribile energia divina, di  quella potente energia che la Santa Reliquia continuava a emanare in tutta la Sua intensità, mantenendola indenne da contatti negativi ed impuri.

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

Immagini della ricognizione dei resti mortali di San Francesco

http://www.tv2000.it/blog/2015/09/27/le-immagini-della-ricognizione-dei-resti-mortali-di-san-francesco-dassisi/