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L’insostenibile leggerezza dei "Simboli" di Papa Francesco. Parte 5

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>>>>> V PARTE <<<<<

Capitolo 1

> Francesco I <

Effetti e significati misterici-escatologici” nella scelta del nome

Come si noterà > gli stemmi < scelti da Papa Francesco dalla nomina vescovile all’elevazione al soglio pontificio possono dare adito a diverse e contrastanti interpretazioni sia dal punto dell’araldica ecclesiastica, che da quello misterico escatologico.

Si ha in ogni caso la netta impressione che lo

> stemma <

sia stato elaborato in modo quasi artigianale all’inizio. Decisamente sottovalutato nel periodo di reggenza cardalinalizia, in cui i simboli  bianco argento della stella a cinque punte” e del “ grappolo d’uva” sono stati involontariamente modificati, cambiandone indirettamente il significato simbolico e infine malamente imitati, rendendoli “dorati” e quindi decisamente

> stravolti <

nell’elaborazione papale che ha portato nell’arco di una settimana a proporne

> due distinte versioni <

nel tentativo di modificarne

> il significato iconografico araldico <

decisamente contrario alle reali intenzioni di Papa Francesco, che aveva dichiarato, tramite il suo  portavoce, Mons. Lombardi - nella prima conferenza stampa in cui era stato presentato ufficialmente- di averli scelti nel 1992, volendo esprimere la  Sua particolare devozione verso la

“Vergine Santissima” eSan Giuseppe”

1°versione

> Stella a cinque punte <

Versione confermata e ribadita anche alla pubblicazione della

2° versione

> Stella a otto punte <

Nella conferenza stampa e nei successivi comunicati ufficiali la Santa Sede ha tenuto a ribadire questa presunta "versione simbolica iconografica" e cioè che :

La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggerebbe la “ Vergine Maria madre di Cristo e della Chiesa, mentre"il fiore di nardo" indicherebbe "San Giuseppe", patrono della Chiesa universale, stante

> il voluto accostamento tra i due simboli <

Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano

Nel nostro studio abbia cercato di dimostrare come le intenzioni di Papa Francesco non sono state rispettate nella

versione definitiva”

ma anzi siano state letteralmente stravolte, mettendo in luce ben altre intenzioni inconscie ed esoteriche, trasformandone il significato allegorico-simbolico con riflessi di decisamente sottovalutati o artatamente minimizzati, come è prassi e consuetudine della Chiesa e non si comprende quanto il nuovo Pontefice ne sia consapevole o abbia, come del resto è nel suo carattere, sottovalutato l’importanza non solo formale, ma soprattutto “misterica-escatologica di questi simboli e dei suoi inevitabili effetti, che possono rivelarsi controproducenti se non conformi allo “spirito evangelico” che ha inteso dare al Suo

> "Papato" apparentemente "umile" <

trovandosi in un sistema di comunicazione intermediale, che non consente più di minimizzare e nascondere

> messaggi in codice<

dai molteplici e reconditi significati di chiara "ispirazione gnostica templare", con chiare e inoppugnabili "valenze esoteriche", come abbiamo cercato di evindenziare nei precedenti capitoli per quanto riguarda

" i simboli"

scelti per il Suo "stemma" nella versione definitiva

Si resta in ogni caso  sorpresi  dall'intrinseca "leggerezza" con cui è stata affrontata l'elaborazione del Suo"stemma" da parte  Papa Francesco, che ha  consentito che ne venissero pubblicate in rapida successione ! due distinte versioni! che dimostrano, ad un'analisi più attenta, la non  corrispondenza simbolica al Suo pensiero
!!! nè la prima, nè  la seconda !!!
Scelta - ci sia consentito -  che denota una certa "sciatteria esoterica" con conseguenze negative e altamente critiche, che si riflettono  non certo sugli estensori materiali e consiglieri occulti, incaricati di elaborare i simboli papali, stravolti e/o malamente compresi, ma inevitabilmente sullo stesso Pontefice, che appare evidente abbia decisamente  sottovalutato l'importanza di un tale simbologia misterico escatologica con chiari risvolti esoterici. Critiche che cominciano ad affiorare, non come quelle del sottoscritto, esplicite,  sincere e senza secondi fini, con tutto il rispetto dovuto alla massima Autorità della Chiesa cattolica, ma più larvate, meno dirette, ma sempre più appariscenti e - a nostro avviso - controproducenti, come si è già evidenziato nella 2° parte di questo lavoro, in cui abbiamo tenuto a porre in evidenza come certe "scelte" (affrettate e  chiaramente non ponderate)  abbiano permesso lo snaturamento del suo pensiero, tanto da consentire, in modo del tutto improprio, l'elaborazione di una diversa simbologia a fronte di critiche pretestuose e infondate, che in ogni caso si stanno già riverberando sugli stemmi  di diverse Chiese Papali.
In quasi tutte le chiese e luoghi pubblici ci si è attenuti alla 2° versione ufficiale, fatta eccezione per tre Basiliche Papali, in  cui è stato deliberatamente scelto di esporre uno "stemma diverso"non conforme all'originale.

"Santa Maria degli Angeli e dei Martiri" (Roma)

"Santa Maria della Vittoria" (Roma)

Stemmi, in cui "il fiore di nardo" è stato dipinto completamente in "bianco",mentre per lo stemma posto sul soffitto antistante il portone d'ingresso della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, ci si è limitati a colorare di bianco un piccolo "fiore" e tutti i "puntini" della tiara papale, come indica il frate cappucino in questa foto.

Qualcuno comincia a mostrare qualche perplessità e si permette  avanzare qualche legittimo rilievo sulla scelta del

> simbolo del Fiore di Nardo <

rappresentato non in "versione naturale", come sarebbe stata la prassi araldica, ma completatamente dorato.

Scelte, che non si comprende sinceramente quanto "consapevoli" e "lungimiranti" da parte di Papa Begoglio, che  sta imparando l'improbo mestiere di

"Pontefice"

Scelte non certo puramente estetiche e formali, in quanto - a nostro avviso - ne viene chiaramente e volutamente  minimizzata "la figura mistica escatologica" dello stesso Papa, troppo "comune mortale", come ci tiene ad apparire, e per nulla Capo Assoluto di un ECCLESIA MILLENARIA, che conta oltre 265 PAPI, successori di PIETRO, simbolo vivente di nostro  SIGNORE GESU' CRISTO in terra.
Si tratta chiaramente "un errore grave" esotericamente parlando, ma sarebbe ancora più grave e inaccettabile se la scelta di eliminare
"Lo spillone sulla spalla sinistra"
durante la celebrazione della Sacra Messa a Rio, fosse frutto di altrettanta
>sciatteria esoterica<
Sarebbe infatti  decisamente incomprensibile, ingiustificabile e - dal nostro punto di vista - imperdonabile per i compiti che la tradizione esoterica assegna a
> COLUI <
che viene deliberatamente e ritualmente posto al centro di un "Eggreggore" potentissima e pressochè invulnerabile, che deve necessariamente  avere una specifica qualificazione iniziatica e aver raggiunto l’effettiva crescita interiore, oltre a possedere la padronanza dei valori e degli strumenti richiesti per edificare il Tempio mistico, come si confà ad un vero "Iniziato all'Arte Reale", come dovrebbe essere il nuovo Papa, visto che Francesco I, come in precedenza Benedetto XVI, ha scelto di indossare in tutte le cerimonie sacre gli stessi simboli di

> Grande Eletto Cavaliere Kadosh <

Il Kadosh è il "santo", il "puro", colui che ha valicato la soglia dell’iniziazione suprema portando all'estreme conseguenze il tema del distacco da qualsivoglia fattore di condizionamento psicologico, spirituale, filosofico.


E’ "
il soldato dell’Eterno che deve avere reciso ogni cordone ombelicale con il mondo ", ovvero
"l'iniziato"che ha realizzato in termini assoluti l’obbiettivo di una totale liberalizzazione mentale e spirituale, ottenuta mediante una pratica rituale che "in pieno spirito d’indipendenza lo svincola da ogni sudditanza rispetto alle idee che possa avere in precedenza acquisito per fede religiosa, o per formazione culturale socio-politica" esattamente come gli antichi cavalieri templari.

Livello iniziatico che dovrebbe avere raggiunto - ci si augura - la maggior parte dei Cardinali,  a cui è affidato il compito di scegliere tra di loro il più adatto - per intriseche doti umane ed extraumane -  a diventare

"Il Primus inter Pares"

> Il Pontefice di Sacra Romana Chiesa <

Ruolo con valenze exoteriche (terrene), ma soprattutto esoteriche (celesti) dovendo inevitabilmente  assumersi il gravoso compito non solo exoterico (legato ai problemi di madre terra), ma soprattutto esoterico(inevitabilmente legato alle ernergie divine) che su di Lui si concentrano e si espandono, diventando

> L'Epicentro Energetico <

Non sempre la scelta  privilegia la preparazione esoterica del prescelto. Spesso prevalgono fattori più pragmatici, che tengono conto delle esigenze socio economiche e di quelle prettamente politiche. Esigenze che hanno certamente influito nella scelta che ha portato all'elezione di Papa Francesco, in cui sembrerebbe abbiano prevalso più ragioni politiche, che mistiche escatologiche, come mostra il diverso stile  degli indumenti e dei simboli indossati quotidianamente da Francesco I e  da Benedetto XVI.

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Francesco infatti sembra apparentemente non dare  troppo  peso  alla ritualità formale,  (preferendo indumenti  e paramenti semplici) e soprattutto alla simbologia cosidetta esoterica, come appare dalle prime avvisaglie - frutto di una non adeguata preparazione alla comunicazione intermediale, che avvolge il pianeta e trasforma gesti, apparentemente insignificanti, in simboli o messaggi più o meno occulti, oggetto di facili speculazioni e strumentalizzazioni da parte di gruppi interessati ad inficiarne l'immagine e l'operato, come dimostrano le accuse più o meno fondate rivolte ai Suoi predecessori, tacciati di appartenere all’occulta e potentissima setta degli “Illuminati” e a qualche “Loggia massonica” esistente all’interno del Vaticano.

Stesse critiche avanzate ai precedenti Pontefici, Giovanni XXIIIPaolo VI, Giovanni Paolo I e Benedetto XVI.

e che vengono mosse anche a Francesco I per lo stretto e presunto legame tra

> la Massoneria e la Compagnia di Gesù <

Il messaggio di Francesco assume contorni apparentemente umili, rinunciando ai privilegi  legati al ruolo, come salire le scale dell'aereo che l'avrebbe portato a Rio de Janerio con "una piccola borsa da viaggio", in cui, nel viaggio di ritorno, ha confermato ai giornalisti al seguito, che teneva non "la chiavetta" per innescare le bombe atomiche in caso di attacco nemico, come i Presidenti americani, ma molto più semplicemente, il suo rasoio, il suo spazzolino per i denti, la sua agendina e il suo breviario.

Oppure  arrivare a Rio tra la folla in attesa a bordo di un'utilitaria.

Ma in realtà molti dei suoi gesti e delle sue scelte  - specialmente a chi pratica determinati riti, come i tanto vituperati "massoni" (come il sottoscritto) e utilizza  la stessa "simbologia esoterica  in codice" - sembrano nascondere

>  significati ben più profondi <

legati ai simboli e agli ornamenti appositamente scelti in particolare per determinate cerimonie rituali, come è avvenuto durante la Sacra Messa di chiusura a Rio.

Cerimonia, che ha rappresentato - secondo chi scrive, ma mi potrei facilmente sbagliare - una svolta e un vero

"salto quantico"

dal punto vista esoterico, ad ulteriore conferma che

"il cambio dei simboli"

sullo "stemma papale" starebbe  a significare la volontà di Papa  Francesco di essere

come il Santo Patrono d'Italia

> un vero catalizzattore e propagatore di energia <

< Un Guerriero della Luce >

°°°°°°

Capitolo 2

>Frà Francesco<>Papa Francesco<

< Guerrieri della Fede <> Catalizzatori di Luce >

San Francesco ha svolto nel suo passaggio terreno  un compito enorme. È stato un rivoluzionario,

"Un Guerriero della Fede"

che continua ad emanare  Luce, Energia primaria, con un Amore Cosmico travolgente, che non ha confini.


Energia che si diffonde e si espande dalla Basilica di Assisi, ma che zampilla soprattutto dal pendio di una montagna, il Monte Penna, a volte detto Monte Penna de La Verna

Un monte di forma trapezoidale dell'Appennino toscano

Su cui sorge l’eremo de La Vernache San Francesco ricevette in dono dal  conte Cattani nel 1213, in cui Francesco si ritirò, insieme a pochi confratelli nell’ultimo periodo della sua passaggio terreno.

-Sul portone d'ingresso all'Eremo sono scritte le parole:   "Non  est in toto sanctior orbe mons"(non vi è  al mondo monte  più sacro).

-Nel suo ultimo viaggio di ritorno ad Assisi, sollevando lo sguardo salutò La Verna pronunciando le parole: "Addio Monte di Dio, Addio Monte Alvernia"

Monte Alvernia rimasto per fortuna immacolato, perché non invaso da milioni di turisti, carichi di energia positiva, ma anche di molta energia negativa.

Francesco in quel luogo consacrato ha innalzato preghiere ed inni al Divino per giornate e notti intere, creando - secondo Eddy Seferian un sensitivo armeno da me più volte citato - a ridosso della parete di quel sacro monte dei veri e propri stantuffi energetici, perché mandino energia equilibratrice in tutto il territorio e oltre

> fino alla fine del mondo <

Quegli stantuffi - secondo Eddy - sarebbero ancora in essere. Se infatti ci si pone  in raccoglimento e in meditazione e si visualizza quella china del monte e quel precipizio, immancabilmente - per coloro che hanno la “terza vista” - ci si imbatte in questi "stantuffi" e si viene attratti, avvolti e trascinati sempre più in 'alto, penetrando in mondi sconosciuti.

Sono dei veri e propri "vortici  di energia", che le  preghiere notturne e diurne  di Francesco hanno creato per il Bene, per l’Evoluzione e affinché la gente di queste lande, un tempo deserte e infestate di ladroni e di belve feroci, potessero prendere coscienza e senso di responsabilità.

Tramite la Natura - sempre a dire di Eddy- si possono chiedere questi aiuti e Francesco come un

<<<<<< Sole >>>>>>

macerando le notti e i giorni, macerando se stesso e macerando la Natura Viva di quel monte,  ha  innescato

< un’energia propulsiva >

a quel luogo magico, che ancora oggi, ad insaputa di chi lo visita,  emana Amore Cosmico travolgente  e senza confini.

È un’Energia di Natura, è energia che zampilla dal pendio di quella montagna, dove Francesco lo raccoglieva, alle prime luci dell'alba

Otto secoli sono trascorsi da allora ed ora un Papa, il Capo spirituale della Chiesa Cattolica, che ha scelto come patronimico lo stesso nome, ha deciso di innescare  in un altro territorio "sacro agli Dei", terra dei Maja e degli Aztechi. un seme altrettanto rigoglioso.

Ma il seme va posto nel luogo giusto, al momento giusto, mai nella stagione sbagliata e a volte si pone il seme senza neppure sapere come e quando il seme si aprirà e quando le vibrazioni di quel seme prenderanno forma, fioriranno e fruttificheranno.

Papa Francesco sembra che a Rio, dopo una settimana in mezzo a milioni di giovani di ogni parte del globo terrestre

ha ritenuto che fosse arrivato il momento - attraverso l’imprescindibile Forza e l’impalpabile Sostanza - per innescare l’Energia divina in quel luogo,

perché si propagasse nei mille colori dell'arcobaleno tramite i cuori palpitanti di quei milioni  di giovani, novelli Evangelisti,  a cui ha affidato il compito di raccogliere ed espandere quest'energia vitale.

°°°°°°

Capitolo 3

GLI SPILLONI DEL PALLIO : RISVOLTI MISTICI ED ESOTERICI

Ma quale operazione mistica rituale ha consentito a Papa Francesco di innescare

> il seme <

con quest’imprescindibile Forza e impalpabile Sostanza

L'unico che potrebbe rispondere in modo esaustivo, ma se ne guarda bene - anche se più volte interpellato dal sottoscritto - è sicuramente Mons. Marini, grande esperto di ritualità liturgica esoterica e che non certo casualmente ha assistito Papa Benedetto XVI con lo stesso ruolo e gli stessi incombenti.

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Mons. Marini è sempre presente a fianco di Papa Francesco in tutte le cerimonie rituali, consigliandolo sulla corretta disposizione degli ornamenti sacri, appresa da Papa Ratzinger, in particolare nella scelta degli "spilloni" da porre sul Pallio pale, che indossa in queste occasioni,

Pallio, creato appositamente da Benedetto XVI,e che Papa Bergoglio, ha deciso di utilizzare con gli stessi criteri alchemici, scegliendo con cura il colore delle pietre degli spilloni e soprattutto

" la direzione e il verso dello "spillone" sulla spalla sinistra"

> che cambia continuamente colore e posizione <

Infatti, seguendo l’esempio di Papa Ratzinger, a seconda della cerimonia, cambia

> il colore delle pietre <

incastonate negli "spilloni", come ho avuto modo di precisare nel capitolo

GLI SPILLONI DEL PALLIO : RISVOLTI MISTICI ED ESOTERICI

Ad ogni croce kadosch (nella parte anteriore giù dal collo, alla spalla sinistra e destra), c'è un piccolo cappio, sui quali vengono appuntati aghi preziosi >  detti appunto "spilloni da pallio" (ital.) o "aciculae" (lat.).



Gli spilloni sono decorati con gioielli, posti sulla testa del perno, e dovrebbero essere rivolti sempre a destra (dal punto di vista dello spettatore), a sinistra per colui che le indossa, e Papa Francesco sembrava in un primo tempo seguire lo stesso

> rituale mistico escatologico <

andando incontro, come Benedetto XVI alle critiche di alcuni settori della Curia e di certe Associazioni cattoliche. Si vedano gli "spilloni" indossati durante la visita al "centro immigrati clandestini" a Lampedusa (2013)

Durante la Messa allo stadio di Lampedusa

Decisioni, che assume volta per volta, seguendo  appunto i consigli di Mons. Martini
“Maestro delle cerimonie”

Almeno questa era l'impressione fino alle cerimonie rituali svoltesi a Rio a fine luglio 2013.durante

> la festa della gioventù <

Inizialmente infatti Papa Bergoglio inseriva i tre spilloni sul pallio, scegliendo il verso e il colore delle pietre.

come mostra questa foto ripresa mentre Papa Francesco bacia la statuetta della Madonna Nera al Santuario di Aparecida.

Ma negli ultimi due giorni qualcosa è decisamente cambiata, anche se pochi se ne sono resi conto.

Sembra che Papa Bergoglio non intenda più seguire i consigli di Mons Marini sulla corretta disposizione degli ornamenti sacri e in particolare nella "scelta degli spilloni" e del "colore delle pietre", arrivando ad

> eliminare lo spillone sulla spalla sinistra <

??!! Scelta non certo casuale di chiaro stampo misterico escatologico !!??

Almeno questa è l'impressione che ho personalmente tratto da questo gesto, del tutto inusuale e controtendenza rispetto al Suo predecessore Papa Benedetto XVI, che ha ideato questo particolare e unico modello di

" Pallio Pale a Croci kadosch"

che - a nostro avviso - altro non era nelle intenzioni di Papa Ratzinger - che un

"Talismano"

da indossare solo nelle cerimonie ufficiali, durante "Riti ad alto contenuto mistico esoterico", che smuovono energie positive e negative, da cui ci si deve tutelare, diventando

> il Pontefice <


Colui che per il Ruolo che deve ritualmente svolgere, diventa, anche a sua insaputa e cognizione specifica, il punto di più alta "concentrazione" di queste energie, che non tutti gli esseri mortali sono capaci di sopportare, filtrare ed espandere in tutte le direzioni e che hanno convinto l'inventore di quest'oggetto esoterico a spogliarsene, affidando il compito ad altro Pontefice con energie psicofisiche più fresce, capace di resistere e sostenere l'impatto con  queste Energie potentissime e incontrollabili di livello atomico e subatomico, che possono procurare danni fisici e psichici irreversibili a coloro che non posseggano doti fisiche e psichiche adeguate.

Il nostro corpo infatti non è solamente un composto organizzato di organi, muscoli e ossa, come ci viene rappresentato dalla medicina tradizionale, ma soprattutto un composto chimico eletromagnetico, che deve essere continuamente mantenuto in equilibrio. L’energia ci scorre dentro e vibra di mille colori e suoni che noi non riusciamo a percepire.


L’uomo è un essere atomico, con energia vitale e pensante in tutte le parti del suo corpo e non solo, come ritengono a torto ancora tante persone, nella testa e nel cervello. Il corpo è una macchina delicata, molto complessa, con ghiandole che lavorano al decimilionesimo di micron e che sono capaci di autoripararsi. Ciascuna unità infinitesimale possiede una funzione speciale e sa cosa deve fare: sembra possedere una mente ed una volontà, che dirigono le proprie azioni in quel piano. La nostra coscienza si esprime attraverso varie frequenze, influenzando ogni parte del nostro corpo.



Basterebbero alcune elementari nozioni di fisica atomica e subatomica per capire che i fenomeni ondulatori e vibratori (luce, elettricità, calore, onde radio, raggi cosmici, energia di ogni specie) non sono situazioni abnormi della realtà, ma anzi "le chiavi" stesse per capire l'essenza dell'Universo. Non c'è opposizione tra la materia apparentemente inerte e l'energia, che si trasmette mediante vibrazioni, ondulazioni, flusso di ioni. Anche l’uomo, come tutto ciò che lo circonda, animato e inanimato, sprigiona suoni e colori,ma non tutti se ne accorgono e li ascoltano. L’energia ci scorre dentro e vibra di mille colori e suoni che noi non riusciamo a percepire.




Tutta la materia è potenzialmente
energia, non è ferma, anzi è un'eterna vibrazione, un eterno movimento circolatorio segmantato di particelle di energie, che formano infinitesimali e vastissime reti di stutture atomiche e molecolari. Non è facile infatti dimostrare ad una persona pragmatica e positivista che tutta la vita è vibrazione e che l’intera scala della vita è colore, ma soprattutto che l’essere umano sia un essere colorato ed emetta determinati colori, ma anche note della scala musicale e particolari suoni armonici, come da tempo immemorabile molte culture antiche riconoscono ed accettano, individuando note ed arpeggi in ogni parte del corpo.

Questo tema lo abbiamo approfondito nel capitolo "Michelangelo l'aveva detto!"

Gli esseri umani possono essere paragonati a delle > "centrali atomiche" < - vedi capitolo

"I Veri Cavalieri della Tavola Rotonda"

- o, come abbiamo evidenziato nel capitolo

"Collemaggio  <>  Officina - Autodromo dello spirito "

a delle > "automobili" < di varia cilindrata, che può essere aumentata progressivamente e ridotta e bloccata. Solo pochi sono capaci di raggiungere le più alte cilindrate e sono quelli che salgono nella scala sociale o economica, assumendo responsabilità di comando o di direzione.


La Chiesa cattolica possiede questo tipo di conoscenze e normalmente se ne serve per selezionare il suo personale.

Proprio, a ragione di queste conoscenze, coloro che vengono scelti per assumere le cariche più elevate (Vescovi, Arcivescovi, Cardinali) vengono preparati e sottoposti a prove psicofisiche sempre più approfondite dal punto di vista spirituale ed esoterico.

I Gesuiti in particolare conducono i loro adepti in un cammino spirituale che consta di "4 livelli", che non tutti riescono a raggiungere e tra questi vengono scelti i più adatti ad assumere le cariche più alte.

Papa Francesco ha sicuramente seguito questo identico percorso ed il consesso di cardinali in conclave l'ha considerato il più adatto a succedere a Benedetto XVI, troppo stanco e debilitato per continuare.

Benedetto XVI è indiscutibilmente un sacerdote, che ha seguito l'intero "iter iniziatico". Uomo molto colto e preparato da ogni punto di vista, exoterico ed esoterico, come mostra la scelta dei "simboli" dei due "Pallii" da lui stesso elaborati e indossati.

Come ormai è noto, Benedetto  XVI, fin dalla Sua elevazione al soglio pontificio, ha sempre propugnato il giusto culto a Dio, che, liturgicamente parlando, passa anche attraverso la devota gestualità, il decoroso utilizzo dei paramenti giusti indossati nelle giuste circostanze, la sobria solennità e, in particolare, l'utilizzo di antichi paramenti, nel rispetto del loro

> antico significato e immutata funzione <

che, nel caso del Pallio della Tradizione, era quello di identificare il nuovo Papa esclusivamente con Pietro

< il Primo >

il fondatore della Chiesa di Cristo in croce.

Ma Benedetto XVI, nell'ideare e modificare questo "paramento sacro" non sembra si sia preoccupato -com'era nel suo stile - dell'aspetto esclusivamente estetico e simbolico, ma ha sicuramente trasceso il lato puramente formale e rituale, avendolo trasformato in qualcosa di completamente diverso dal punto di vista esoterico, oltre che mistico escatologico.

Il Pallio, nella sua 2° Versione, rappresenta, nelle intenzioni occulte e non manifeste di Ratzinger, con molta probabilità un

> cerchio magico <


Il Cerchio magico viene usato nei rituali per risvegliare l’energia, per accumularla o disperderla.

Il cerchio magico consente di concentrare le energie e quindi di elevare il potere individuale e/o collettivo.

Ma anche la capacità di tener lontane

> le energie negative <

indesiderate, facendo entrare solo quelle evocate.

Queste tecniche, una volta apprese, permettono di far scorrere

l'Energia
>
in senso orario e antiorario <

consentendo di raggiungere livelli di coscienza sempre più elevati.

Quest'improvvisa eliminazione dello spillone sulla spalla sinistra e questa

<variazionie della direzione del circuito energetico>

che ruota intorno e all'interno dell'incolucro corporeo dell'officiante, concentrandola al "centro" intorno alla spina dorsale

confermerebbe  che Francesco, da vero e consapevole"Iniziato all'Arte Reale" , ha compreso il compito che gli stato affidato ed ha accettato di assumere

> il ruolo exoterico ed esoterico <

Questa scelta - a nostro modesto avviso - mostra   come Papa Bergoglio, dopo un periodo di necessario tirocinio iniziatico, abbia  compreso sulla sua pelle  cosa significhi essere un

"Pontefice"

> un ponte di energia, un traghettatore di anime <

Ma soprattutto Papa Francesco, in questa settimana di Rio, ha intuito che era assolutamente indispensabile avviarsi verso

> una direzione diversa <

più esoterica e mistica, e che il "Pallio Pale" era lo strumento adatto, ma non sarrebbe stato sufficiente invertire la direzione dello spillone sulla spalla sinistra, invertendo volta per volta i poli energetici in modo che lo spiritocon un movimento spiraloide antitorario, come quello cosmico,

possa progressivamente elevarsi di

> ottava in ottava <

fino al cielo infinito a diretto contatto con

Dio

Il suo non era, né poteva più essere   un viaggio solitario, che poteva adattarsi al progressivo aumento di energia e di coscienza, come avveniva nella Basilica di Collemaggio, costruita da Celestino V, con l'aiuto dei migliori maestri comacini, architetti e ingegneri, messigli a disposizione dai Templari, conosciuti durante il Concilio di Lione, Basilica dove è stato creato, come  nella Cattedrale di Chartes, un Labirinto, che nasconde

> Il Segreto dei TRE 888 <




Non era più un "pilota di formula 1", che doveva imparare a guidare  il suo "bolide-corpo" lanciato ad una velocità supersonica.

Ma era" il mozzo" di una  ruota dagli infiniti raggi

Cerchio formato da oltre tre milioni di giovani, di ogni razza e cultura

Uomini e donne, che, in quelle incredibili giornate, hanno  riconosciuto in Lui le qualità umane ed extraumane di un

"Pontefice"

un vero "traghettatore di anime",  condividendo, senza più riserve, la scelta fatta dei cardinali in Conclave, gridando all'unisono, non più dal balcone di San Pietro, ma dall'arenile della spiaggia di Rio

"HABEMUS PAPAM"

E allora "Francescum" ha innescato la marcia,

"si è tolto lo spillone"

che lo tratteneva sulla terra e,per quell'attimo fuggente, è volato in cielo insieme ai milioni di "figli spirituali" presenti.

Credo quindi Francesco ricorderà non certo il 13 marzo 2013, giorno della Sua formale investitura, ma in particolare il 28  luglio 2013, il momento in cui tre milioni di ragazzi l'hanno riconosciuto e proclamato il loro Maestro di vita, il loro Papà spirituale, il loro

< Re Artù >

e questa reazione credo l'abbia convinto ad estrarre dal suo cuore la spada Escalibur, la spada del cavaliere puro e invincibile ed è diventato per quei milioni di giovani cavalieri della fede

> Papa  Galahad <

Nella Messa di chiusura sulla spiaggia di Copacabana il Pontefice ha lanciato il Suo

> messaggio per l'evangelizzazione <

Il Papa ha tenuto a precisare che:
"evangelizzare è testimoniare in prima persona l'amore di Dio, è superare i nostri egoismi"
Ed è questo il mandato affidato ai ragazzi arrivati dai cinque continenti:
"Andate, senza paura, per servire"
Francesco si è soffermato su ciascun passaggio di questa frase. Ha ricordato che l'esperienza maturata a Rio "non può rimanere rinchiusa" perché:
"sarebbe come togliere l'ossigeno a una fiamma che arde"
Testimoniare, ha sottolineato, è
< un comando >
"Gesù non ha detto: se avete tempo" e lui stesso "non ha dato qualcosa di sé ma tutto se stesso".

Ma Francesco ha anche ammonito: dietro allo slancio missionario, nella Chiesa ci deve essere solo
"la forza dell'amore"
e non "la ricerca di potere", quella che sembra richiamare  "il carrierismo" indicato in altre occasioni da Papa Bergoglio come male ricorrente nel mondo ecclesiale.
Insieme al Pontefice, sull'altare di Rio c'erano 60 cardinali e 1.200 vescovi che, sulla scia di ciò che era già avvenuto prima della veglia di ieri, si sono lasciati trascinare nel clima di festa, in un "flash mob danzante" da record.
A loro e alle migliaia di sacerdoti presenti, Francesco ha affidato i ragazzi chiedendo di accompagnarli "con generosità e gioia" e di aiutarli "ad impegnarsi attivamente nella Chiesa": "Non si sentano mai soli" , ha raccomandato.
Francesco , con questo gesto, ha "gemellato" la spiaggia di Rio de Janerio, con La Verna, il monte sacro a San Francesco.

Un luogo consacrato è capace infatti di sprigionare una potenza energetica pari ad una

> Stella nascente <

in cui gli atomi di tutti i Cavalieri della fede vengono attirati in un punto preciso della Galassia entrando in diretto contatto tra di loro e scambiandosi energia, cosi da diventare "nuclei atomici" a sempre più alto potenziale, come avveniva quando i Cavalieri di Re Artù si riunivano intorno alla

> Tavola rotonda <


Non l’arroganza
Non l’orgoglio
Né la prepotenza, Né il diritto
Non l’audacia, Non il valore

Nè la sapienza, Né la saggezza
Solo l’innocenza può toccarla
Solo l’innocenza senza desiderio
può usare la forza dentro di sé.

Così si estrae
la Spada dalla r
occia
e si diventa Re.


°°°°°°

Capitolo 4

Francesco”

> l'Epicentro dell'Eggregore della Nuova Chiesa Cattolica"

Papa Francesco ha fatto tanti gesti simbolici nelle giornate della Gioventù a Rio.


 

Una delle scelte del tutto incomprensibile all'enorme massa dei fedeli e molto probabilmente a

alle migliaia di sacerdoti e vescovi presenti è sicuramente la decisione di

"non porre più  lo spillone sulla spalla sinistra"


e di utilizzarne solo

> "DUE" <

quelle  sul petto e sulla schiena, infilate in mezzo a

> Due Croci Kadosch Rosse <

 

da sinistra verso destra (quella sul petto)


 

e da destra verso sinistra (quella sulla schiena).



Quasi volesse scaricare "l'energia eggregorica" accumulatasi intorno a Lui sul littorale della spiaggia di Capocabana


 

dove erano assiepati  quasi tre milioni di persone sotto  l'occhio vigile del Cristo Redentore



In modo  da raccogliere e concentrare l'energia primordiale in senso verticale, dall'alto verso il basso e viceversa.


Si tratta di un scelta  decisamente rivoluzionaria dal punto di vista esoterico, perche  mostra di volersi porre al

> Centro dell'Eggregore <

che da secoli governa la Chiesa di Pietro e di Paolo,  a cui Benedetto XVI ha consacrato per la 1° volta  il 29 giugno 2008

> il Pallio dalle croci kadosch <

nella cerimonia in cui vengono ricordati i due Apostoli, ritenuti i fondatori della Chiesa cattolica, con epicentro in San Pietro.

Vale la pena richiamare la definizione di "Eggregore" indicata nei capitolo

> Vita e Morte di un Eggregore <

Eggregore è un termine che deriva dal greco εγρεγοριεν. Può essere tradotto con i verbi vegliare o vigilare, e concettualmente lo rinveniamo per la prima volta nel libro di Enoch, in riferimento ad Entità ultraumane che governavano i destini della terra per ordine divino.



Alcuni passi tratti da Enoch etiopico:

(Loghion 3) Semyaza, che era il loro capo, disse loro:

" Io temo che voi non siate concordi per compiere questa azione e io solo dovrò pagare la pena di un grande peccato "

(Loghion 4) E tutti gli risposero e dissero:

" Facciamo un giuramento e leghiamoci tutti con imprecazioni comuni"

(Loghion 5)"Tutti insieme prestarono il giuramento e si legarono l'un con l'altro con mutue imprecazioni" 


Abbiamo qui rappresentati tutti gli elementi individuanti un

> Eggregore <

Più operatori, uniti da una comune ritualità > esercitata all'unisono < e finalizzata al conseguimento di determinati obbiettivi. 



L'Eggregore
così costituito si pone in posizione mediana fra

>  il mondo superiore divino <



e il mondo naturale, risultando vincolante, nel bene e nel male, per coloro che ad esso si sono reciprocamente e consapevolmente legati.

> I veri Cavalieri della Tavola Rotonda <


Ne discende che quanto maggiore sarà la coesione fra gli elementi dell'Eggregore, e quanto maggiore sarà la "potenza"raccolta ed espressa nell'Eggregore, altrettanto intenso sarà progressivamente il rapporto che unirà i singoli partecipanti, i cui cuori batterranno all'unisono con il "Cuore" palpitante dell'Eggregore.

°°°°°°

Capitolo 5

Francesco”

implicazioni esoteriche e mistiche nella scelta del nome”

Ma, al di la delle facili critiche e delle osservazioni negative mosse a questo modo di operare -ritenuto troppo superficiale e approssimativo - ciò che lascia ancora più perplessi e sorpresi, è la scelta del nome

Francesco”

e delle inevitabili e ulteriori “implicazioni esoteriche e mistiche” che avrebbe inevitabilmente comportato alla luce dell'immagine falsa e agiografica, imposta da Fra Bonaventura a questa figura mitica, celebrato “Santo” già in vita e tale proclamato ad appena due anni dalla morte.

San Bonaventura, una volta assunto nel 1257 l'incarico di Vicario Generale dell'Ordine francescano, impose

> la distruzione sistematica<

di tutto quello che nei precedenti 30 anni era stato scritto e pubblicato sulla "Vita di Francesco", arrivando al punto di inviare propri emissari in tutti i monasteri o congreghe francescane sia in Italia che all'estero e in certi casi  andando di persona in luoghi lontani e inaccessibili pur di raggiungere

> l'obbiettivo che si era prefisso <

L'unica immagine originale di Francesco (1223)

recuperare e distruggere le copie e le immagini, che immortalavano un Francesco, uomo in continua ricerca,  amante della natura e di tutti gli  esseri viventi e sopratutto degli animali e in particolare degli uccelli,  di cui aveva  appreso

il linguaggio<

e con i quali sapeva dialogare liberamente tra lo stupore e la meraviglia dei presenti.

che finivano per vedere in Lui più che un Santo, un Mago, uno Sciamano, come i sacerdoti Druidi o i maestri Sufi,  con i quali era entrato segretamente in contatto.

> Francesco <> il Mago Merlino d'Italia <


Si tratta di "una verità nascosta" per secoli, come mostrano gli innumerevoli

> indizi <

lasciati volutamente da Frate Elia all’interno e all’esterno della Basilica di Assisi, da Lui progettata con il sostegno di Papa Gregorio IX, che non fu molto probabilmente reso partecipe dei più oscuri e impenetrabili, come

> il volto misterioso <

posto in un punto pressoché invisibile ad occhio nudo, tanto che è stato scoperto solo nel 1997 durante i lavori di ristrutturazione conseguenti al terremoto.

“IL VOLTO SEGRETO DI SAN FRANCESCO”

Una delle > quattro protomi < poste ai lati dei due finestroni del Transetto.

"MISTERO DELLE 4 PROTOMI AD ASSISI”



L'artefice di tanta sventurata campagna mistificatoria e scientificamente artefatta è stato Fra Bonaventura,Vescovo e Cardinale, dopo la morte venne canonizzato da Papa Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da Papa Sisto V nel 1588.

Fra Bonaventura è considerato uno tra i più importanti biografi di san Francesco d'Assisi. Infatti alla sua biografia — la  Legenda Maior si ispirò Giotto da Bondone per il ciclo delle storie sul Santo nella Basilica di Assisi.

Per diciassette anni — dal 1257— fu Ministro generale dell'Ordine francescano, del quale è ritenuto uno dei padri: quasi un secondo fondatore.

Sotto la sua guida furono pubblicate le Costituzioni narbonesi, su cui si basarono tutte le successive Costituzioni dell'Ordine.

La visione filosofica di Bonaventura partiva dal presupposto che ogni conoscenza derivi dai sensi: l'anima conosce DIO e Se stessa senza l'aiuto dei sensi esterni. Risolse il problema del rapporto tra ragione e fede in chiave platonico-agostiniana. Era un modo di intendere totalmente diverso da quello seguito e proposto da Francesco e da Elia in vita, cammino spirituale con alte valenze esoteriche, legate alla tradizione dei Sacerdoti druidi, che Francesco ebbe modo di conoscere nei suoi frequenti viaggi in Francia al seguito del padre e quelle più mistiche dei Maestri Sufi, che ambedue avevano conosciuto e praticato nel loro soggiorno in Egitto e in Palestina, esperienza totalmente cancellata e  volutamente distorta proprio da Fra Bonaventura nella

"Legenda Maior"

In particolar modo, ai tempi di Frà Bonaventura una corrente di Frati minori, detti "spirituali", sosteneva che con San Francesco era stata inaugurata una fase totalmente nuova della storia, sarebbe apparso il "Vangelo eterno" , del quale parla l’Apocalisse, che sostituiva il Nuovo Testamento.

Questo gruppo affermava che la Chiesa aveva ormai esaurito il proprio ruolo storico, e al suo posto subentrava una "Comunità carismatica di uomini liberi" guidati interiormente dallo Spirito, cioè i "Francescani spirituali". Alla base delle idee di tale gruppo vi erano gli scritti di un abate cistercense, Gioacchino da Fiore, morto nel 1202.



Nelle sue opere, egli affermava un ritmo trinitario della storia. Considerava l’Antico Testamento come età del Padre, seguita dal tempo del Figlio, il tempo della Chiesa. Vi sarebbe stata ancora da aspettare la Terza età, quella dello Spirito Santo. Tutta la storia andava così interpretata come una storia di progresso: dalla severità dell’Antico Testamento alla relativa libertà del tempo del Figlio, nella Chiesa, fino alla piena libertà dei Figli di Dio, nel periodo dello Spirito Santo, che sarebbe stato anche, finalmente, il periodo della pace tra gli uomini, della riconciliazione dei popoli e delle religioni. Gioacchino da Fiore aveva suscitato la speranza che l’inizio del nuovo tempo sarebbe venuto da "un nuovo monachesimo".



Così è comprensibile che un gruppo di Francescani, alcuni dei quali avevano conosciuto di persona Francesco, come Frate Leone l'ispiratore di tale movimento, pensasse di riconoscere in San Francesco d’Assisi l’iniziatore del tempo nuovo e nel suo Ordine la comunità del periodo nuovo – la comunità del tempo dello Spirito Santo, che lasciava dietro di sé la Chiesa gerarchica, per iniziare la nuova Chiesa dello Spirito, non più legata alle vecchie strutture.

Da Ministro Generale dell’Ordine dei Francescani,  Frà Bonaventura aveva visto subito che con la concezione spiritualistica, ispirata da Gioacchino da Fiore, l’Ordine non era governabile, ma andava logicamente verso l’anarchia. Due erano per lui le conseguenze:

La prima: la necessità pratica di strutture e di inserimento nella realtà della Chiesa gerarchica, della Chiesa reale, aveva bisogno di un fondamento teologico, anche perché gli altri, quelli che seguivano la concezione spiritualista, mostravano un apparente fondamento teologico.

La seconda: pur tenendo conto del realismo necessario, non bisognava perdere la novità della figura di  Francesco

Credo che Papa Francesco, nell'assumere l'incarico più importante della Chiesa Cattolica, si trovi nello stesso

> dilemma <

I suoi primi gesti esprimono infatti  l’animo del suo governo e manifestano l’intenzione di guidare non solo concretamente e pragmaticamente la Chiesa, ma soprattutto

> interiormente <

Di governare, cioè, non solo mediante comandi e strutture, ma "guidando e illuminando le anime", orientandole a Cristo.

E forse Papa Francesco dovrebbe ogni tanto riuscire a staccarsi completamente da questo compito e recarsi in meditazione e preghiera solitaria a La Verna, come si racconta abbia fatto anche Fra Bonaventura, avendone effetti insperati.

Benedetto XVI, in una catechesi, in cui ha trattato la vita e della personalità di san Bonaventura da Bagnoregio ha tenuto a  menzionare "l’Itinerarium mentis in Deum", che è un "manuale" di contemplazione mistica.

Questo libro fu concepito in un luogo di profonda spiritualità: il monte della Verna, dove San Francesco aveva ricevuto le stigmate.

Nell’introduzione l’autore illustra le circostanze che diedero origine a questo suo scritto: "Mentre meditavo sulle possibilità dell’anima di ascendere a Dio, mi si presentò, tra l’altro, quell’evento mirabile occorso in quel luogo al beato Francesco, cioè la visione del Serafino alato in forma di Crocifisso. E su ciò meditando, subito mi avvidi che tale visione mi offriva l’estasi contemplativa del medesimo padre Francesco e insieme la via che ad esso conduce" (Itinerario della mente in Dio, Prologo, 2, in Opere di San Bonaventura. Opuscoli Teologici /1, Roma 1993, p. 499).



Le sei ali del Serafino diventano così "il simbolo di sei tappe" che conducono progressivamente l’uomo alla conoscenza di Dio attraverso l’osservazione del mondo e delle creature e attraverso l’esplorazione dell’anima stessa con le sue facoltà, fino all’unione appagante con la "Trinità" per mezzo di Cristo, a imitazione di San Francesco d’Assisi.



Le ultime parole dell’Itinerarium di san Bonaventura, che rispondono alla domanda su come si possa raggiungere questa "comunione mistica con Dio", andrebbero fatte scendere nel profondo del cuore afferma  Papa Benedetto XVI e sembra che Papa Francesco le abbia fatte proprie

"Se ora brami sapere come ciò avvenga  > la comunione mistica con Dio < interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l’intelletto; il gemito della preghiera, non lo studio della lettera; lo sposo, non il maestro; Dio, non l’uomo; la caligine, non la chiarezza; non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio con le forti unzioni e gli ardentissimi affetti ... Entriamo dunque nella caligine, tacitiamo gli affanni, le passioni e i fantasmi; passiamo con Cristo Crocifisso da questo mondo al Padre, affinché, dopo averlo visto, diciamo con Filippo: ciò mi basta" (ibid., VII, 6).

Francesco questo "itinerario mistico" lo intraprese seguendo la dotttrina cattolica, ma in partcolare gli insegnamenti mistici esoterici"dei Maestri Sufi che aveva incontrato nel Suo cammino, di cui Frà Bonaventura non fa alcun cenno, non avendo alcun interesse a mostrare un Francesco

"uomo in cammino"

ma un "Santo" giunto a destinazione, seguendo un sentiero prettamente cristiano.

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Capitolo 6

< Francesco < Mali âl Kamil > Rumi >

> Maestri Sufi <

Gabriel Mandel (recentemente scomparso) è stato uno dei massimi esperti italiani di cultura islamica, su cui ha scritto e pubblicato articoli e liberi di grande interesse.

Parlando dei ”Sufi” e del loro insegnamento, affrontò, anche se marginalmente le esperienze e i contatti avuti da Francesco in Francia, Spagna e soprattutto in Egitto e in Palestina, in cui non riuscì ad incontrarsi personalmente con Rumi, uno dei più importanti Maestri dell’epoca, ma venne sicuramente messo a parte del Suo insegnamento, grazie anche all’aiuto del Califfo Mali âlKamil, che lo aveva incontrato qualche anno prima del loro incontro a Damietta.

Per comprendere l'enorme differenza tra "l'immagine agiografica" tramandataci dalla storia e quella "reale" vale riprendere le puntuali osservazioni di quest0 autore, considerato uno dei massimi esperti della tradizione e della cultura Sufi, sulla quale ha scitto numerosi saggi.

Mendel racconta che nel 1216 Rûmî fu a Damietta, in visita dal sultano Malik âlKamil, ripartendo subito per la Turchia; e san Francesco fu a Damietta nel 1219.

Nel 1216 Rûmî parlò a Damasco con il grande mistico e teologo musulmano Îbn âl`Arabî; e con Îbn âl`Arabî Francesco si intrattenne a Damietta nel 1219, quando si recò alla corte del sultano, ove incontrò vari sufi, conversando a lungo con loro.

Ma non fu questo un primo incontro: già nella primavera del 1214 san Francesco aveva conosciuto dei sufi nella Spagna musulmana , dove dovette arrestare il suo cammino verso Santiago di Compostella per poi passare in Marocco,essendosi ammalato e costretto a tornare in Italia per le cagionevoli condizioni di salute.

San Francesco si formò in gioventù a contatto diretto con trovadori francesi a loro volta educati dai trovatori musulmani in particolare andalusi.

Sappiamo che san Francesco parlava correntemente il provenzale. Per ciò che riguarda l’ambiente del tempo in cui san Francesco visse, non vanno dimenticati l’imperatore Federico II°, detto per antonomasia «il più musulmano dei Re cattolici, il più cattolico dei Re musulmani», a quanto riferisce il grande Dante Alighieri.

La poesia italiana si formò alla Corte di Federico II° per il contatto intenso con i poeti musulmani, di cui il maggiore, nella Sicilia stessa, fu Îbn Hamdîs (1055-1132).

Dante Alighieri trasse ispirazione strutturale e figurale per la sua Divina Commedia dal testo musulmano Il viaggio notturno del Profeta Maometto (studio completo del reverendo Miguel Asin Palacios, 1919). Del pari si ispirarono alla poesia musulmana i troubadours provenzali, i poeti spagnoli alla corte di Alfonso el Sabio, e i compagni di Dante detti "I seguaci d'Amore", come possiamo leggere anche nel denso studio di Luigi Valli (Dante e i seguaci d’amore. Roma 1928).

Ben noti sono a voi i frati e le suore; forse un po’ meno quelli che si sogliono considerare i frati e suore dell’Islam, i sufi appunto. Qualche notizia allora sui Sufi, i mistici dell’Islam.

Secondo Si Hamza Boubakeur (che fu rettore dell'Università islamica di Parigi, rettore della Moschea di Parigi, discendente diretto del primo "Califfo ben diretto" Âbû Bakr, nonché mio compianto e venerato maestro):

«il Sufismo in se stesso non è né una Scuola teologico-giuridica, né uno scisma, né una setta, anche se si pone di sopra da ogni obbedienza. È innanzi tutto un metodo islamico di perfezionamento interiore, d'equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e gradualmente ascendente. Lungi dall'essere una innovazione o una via divergente parallela alle pratiche canoniche, è anzitutto una marcia risoluta d'una categoria di anime privilegiate, prese, assetate di Dio mosse dalla scossa della Sua grazia per vivere solo per Lui e grazie a Lui nel quadro della Sua legge meditata, interiorizzata, sperimentata». (fine citazione)

I Sufi si dividono in Confraternite, a un dipresso, appunto, come le Confraternite dei frati e delle suore nel mondo cristiano, con la sola differenza che i sufi e le sufi si sposano e vivono nel mondo, o, come essi dicono:

« Nel mondo, ma non del mondo, nulla possedendo e da nulla essendo posseduti »

Le Confraternite dei Sufi si sono sgranate lungo il corso dei secoli, e in tutta la storia della cultura islamica, se si cita un grande scienziato, un grande poeta, un grande musicista, o architetto, o pittore, si cita quasi sicuramente un Maestro Sufi.

http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.liberamente.co/cms/sites/default/files/Jalal-al-Din-Rumi-1.jpg&imgrefurl=http://www.liberamente.co/cms/content/san-francesco-e-i-sufi-di-gabriele-mandel-parte-1&usg=__zhtAoKEzoCQGkkcxzEUXpUrxSmY=&h=536&w=400&sz=124&hl=it&start=11&zoom=1&tbnid=Qgh5XPZvd4a7vM:&tbnh=132&tbnw=99&ei=0OJBUOGXHOTP4QS6p4HgAw&prev=/images%3Fq%3DIncontro%2Bdel%2BCaliffo%2BAl%2BMalik%2Be%2BFrancesco%26hl%3Dit%26gbv%3D2%26rlz%3D1W1ADRA_itIT334%26tbm%3Disch&itbs=1

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Capitolo 7

> Elia e Francesco <

- Due vite al contrario -

< UNO troppo in basso <> UNO troppo in alto >

Quando Bonaventura assunse la carica di Vicario Generale il lavoro del "fuoco amico" su quanto scritto e tramandato da Frate Elia era stato completato, tanto che nessuno si ricordava più di questo personaggio e dei suoi stretti rapporti avuti con Francesco.

Si rendeva assolutamente necessario compiere lo stesso lavoro di incenerimento delle idee e degli effettivi propositi nei riguardi di Francesco, dopando  il personaggio e  falsificando la sua vita e conseguentemente tutta la storia come ci è stata raccontata.

Francesco uomo non avrebbe avuto bisogno di questo non richiesto intervento, perché ha dimostrato che ogni "uomo" ed ogni "donna" possono raggiungere da soli

"la  perfezione"

senza intermediari, né interferenze, ma devono prima sperimentare la vita e affrontare  e superare tutte  le sue prove umane e quindi  "l'odio" e "l'amore" in tutte le Sue espressioni umane e spirituali, al fine di spogliarsi delle sue impurità terrene dopo averle interamente e profondamente vissute.

a

Bonaventura costruì a tavolino la figura  di San Francesco, facendolo passare per un frate francescano ortodosso, con "la chierica" e "le stimmate", immagine del tutto agiografica, che lo ha reso famoso e  intoccabile fino ai giorni nostri.

Bisogna purtroppo ammettere - come mostrano le conclusioni cui è giunto fra Bigaroni in merito al dipinto esposto al Museo della Porziuncola.

Secondo lo scopritore, fra Marino Bigaroni il dipinto sarebbe stato realizzato sul > coperchio < della cassa di legno, che aveva contenuto corpo di San Francesco prima che fosse traslato il 25 maggio 1230 nella Basilica inferiore. Coperchio, che sarebbe stato staccato dalla cassa proprio per dipingervi sopra

“l’immagine del Santo”

stranamente molto simile a quella dipinta da Cimabue diverse decine di anni dopo, cosa che fa sinceramente dubitare  sulla veridicità del susseguirsi degli eventi narrati da fra Bigaroni, a differenza di > un unico dipinto < del 1223 , che i critici sono concordi nel ritenere “originale” ritrovato sulla porta di una casetta agricola, in cui Francesco era stato ospite e fatto dipingere dal proprietario per ricordare l'evento, in cui il Santo appare con barba e baffi curati e senza tonsura

Esiste  invero > un ritratto < dal titolo "Francesco di Greggio", commissionato da Jacopa dai Settesoli, in  cui Francesco appare con "la barba", con "le stimmate" e con "un fazzoletto", con il quale si asciuga l'occhio sinistro dalle lacrime dovute alla cataratta, che lo affligeva e che lo stava portando alla cecità.

Su richiesta di Giacoma, detta "Jacopa" ( le cui spoglie mortali riposano proprio di fronte alla tomba ritrutturata del Santo) fu eseguito

> il  ritratto di Francesco <

quando egli era ancora in vita. Siamo intorno al 1224 ma  l'originale è andato disperso. La copia del 1400 è tuttora conservata in una Chiesa di Greccio (vicino Rieti), il paese dove egli inaugurò la popolare tradizione del Presepe.

San Bonaventura,- non a caso nominato cardinale e canonizzato per i meriti acquisiti e per le indubbie capacità - ha puntualmente raggiunto > lo scopo < che si era prefisso,

> L'antistorico e irrealistico culto di "Francesco chierico" <

Riuscì, salvo i due ritratti salvatisi, riuscendo a far sparire dalla circolazione qualsiasi

> ritratto o immagine <

precedente del personaggio, nel tentativo, perfettamente riuscito, di mostrare un Francesco diverso, quasi "divinizzato", con la tonsura, la cosiddetta "corona monastica" tipica dei "chierici" ,che il futuro "Santo" si guardò bene di portare, essendo sempre rimasto allo stato laico con i capelli  e la barba più o meno curata.

E la "tonsura" o meglio la cosiddetta "corona monastica" è sicuramente l'elemento discriminante e pregiudiziale, non avendo Francesco, né tanto meno i suoi fraticelli, portato questa tipica acconciatura da "chierico", né tanto meno "il volto rasato", come era usanza dell'epoca.

> La corona monastica <

Per quanto tenacia e scrupolo abbia assunto questo suo lavoro di distruzione sistematica e stravolgimento della figura umana di Francesco non è riuscito a spezzare

> il libro di pietra <

tramandatoci a futura memoria da Frate Elia, dimostratosi molto più furbo e astuto del Suo successore,anche se cacciato con ignominia e distrutto quanto da Lui scritto e pubblicato.

grazie all’innesco di

simboli magici e alchemici

in alcuni punti precisi, spesso invisibili, in quanto accortamente camuffati o resi inaccessibili e soprattutto intoccabili, come il “fiore d’oro” in cima all’abside

le quattro protomi poste all’esterno dei due finestroni del Transetto.

Ma soprattutto le > Due aquile < poste in controfacciata all'interno della Chiesa, che scalano “due cubi di pietra” e affrontano “due draghi“

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Capitolo 8

> Basilica di Assisi <> Senso vietato <

La Basilica di Assisi è il testamento scultorio, filosofico, esistenziale di Frate Elia, ma va letto al contrario, come i testi arabi, dai quali ha tratto diversi e nascosti stimoli.

In pratica "il senso di navigazione spirituale" dell'essere in cammino è stato volutamente

> invertito<

trasformando

> l'entrata <

nel Tempio del Signore Supremo, che regna nel più alto dei cieli.

in una simbolica

> uscita - entrata <

Elia, con questa deliberata inversione ha indicato

"il cammino"

seguito da Francesco, che  si è diretto nel

"senso vietato"

dall tradizione, compiendo a ritroso il viaggio di ritorno da dove era partito. Infatti - secondo Elia - l'essere umano, alla sua "morte", non fa che tornare da dove è venuto



La Basilica di Assisi, ne è una chiara e inequivocabile conferma per chi sa leggere al contrario questa

> simbologia occulta <

Sia il decoro interno che quello esterno risentono in maniera quasi ossessiva della presenza di simboli magici e alchemici, tanto che il celebre, quanto misterioso Fulcanelli, definisce a ragione le Cattedrali come “veri e propri libri di pietra, gigantesche descrizioni dell’opera alchemica o meglio, del "percorso iniziatico" che l’uomo deve compiere per attuare

> il passaggio <

dallo stato bruto e materiale a quello che lo accosta e quasi accomuna a Dio, ma i frati di Assisi sembrano se lo siano da tempo dimenticato e restano fermi a parlare tra di loro senza più comprendere “i segnali” che Frate Elia ha posto nella casa del loro Padre spirituale.

Qualcuno di loro ogni tanto si ferma a pensare ed a cercare di districarsi in questo dedalo di “cammini spirituali”, i cui accessi sono rigorosamente vietati.

Ma la maggioranza dei fraticelli resta purtroppo del tutto indifferente, anche perché opportunamente fuorviata e indirizzata verso > l’unica strada accessibile < quella indicata da San Bonaventura.

Nulla sembra smuoverli da questo torpore intelletuale e spirituale.Qualsiasi nuova

> scoperta o indizio <

cade nel vuoto e nella perenne e assoluta insensibilità, come quella della

cassa di legno”

che aveva per alcuni anni contenuto “le spoglie mortali” di San Francesco e Santa Chiara prima della loro definitiva tumulazione nei sacelli di pietra all’uopo costruiti nelle Chiese a loro dedicate.

La Basilica di San Francesco in Assisi, è il luogo che dal 1230 conserva e custodisce le spoglie mortali del santo serafico. Voluta da papa Gregorio IX quale specialis ecclesia[1],

venne insignita dallo stesso Pontefice del titolo di Caput et Mater dell'Ordine minoritico e contestualmente affidata in perpetuo agli stessi frati. Nella complessa storia che ha segnato l'evoluzione dell'Ordine, la Basilica e l'annesso Sacro Convento fu sempre custodita dai cosiddetti "frati della comunità", il gruppo che andò in seguito a costituire l'Ordine dei Frati Minori Conventuali.

Dal 1796 ha la dignità di Basilica papale. Nell'anno 2000, insieme ad altri siti francescani del circondario, la Basilica è stata inserita nella Lista del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e ogni volta che al soglio pontificio si asside un

> Nuovo Papa <

si procede al distacco dello stemma del Papa defunto o dimissionario .

come è appunto avvenuto dopo la decisione di Benedetto XVI

Stemma che verrà sostituito da quello scelto da Francesco I in tutte le " Basiliche papali"

Come è avvenuto  per la Basilica di San Francesco ad Assisi, con una piccola. ma sostanziale >differenza< rispetto allo stemma ufficiale.

Stemma, che stranamente evidenzia

" il bianco fiore di Nardo"

ed alcune piccole "fogioline", a differenza degli altri "stemmi" realizzati per le altre Basiliche Papali.

Come abbiamo rilevato nei precedenti capitoli

?! Qualcuno!?

almeno ad Assisi comincia a mostrare qualche perplessità e si permette  avanzare qualche legittimo rilievo sulla scelta del

> simbolo del Fiore di Nardo <

rappresentato non in "versione naturale" come sarebbe stata la prassi araldica, ma completamente "dorato", assumendo le tipiche caratterisiche e di un monile, non certo i classici e irrinunciabili

> "Tre fiori di giglio o di nardo"<

Simbolo - come già ribadito all'inzio di questa ricerca sul significato dei simboli dello stemma di Papa Francesco indicherebbe "San Giuseppe", patrono della Chiesa universale, stante quanto affermato da mons Lombardi nella conferenza stampa, in cui è stato presentato lo stemma per la 1° volta:

" Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato sempre con un ramo di nardo in mano"

> Fiore di nardo letteralmente restato in Argentina <

I fraticelli di Assisi hanno pensato di procedere a qualche indispensabile

"modifica simbolica"

sperando nella benevolenza papale, visto e considerato che gli esperti di "stemmi nobiliari e ecclesiastici" hanno finito per stravolgere le indicazioni iniziali di Papa Francesco, che, secondo il suo portavove, Mons Lombardi, avrebbe dovuto essere assolutamente identico a quello scelto da Mario José Bergoglio quando fu nominato

> Vescovo di Acua<

Stemma, come abbiamo cercato di dimostrare che, ad un più attento esame, sembra confermare che l’intento e lo spirito di questo nuovo Pontefice sia diverso da ciò che mostra in pubblico, anche perché

> i simboli <

da lui scelti e rielaborati nella seconda e definitiva versione, che è stata inserita, come è prassi, sul soffitto antistante il portone d’ingresso della Basilica inferiore, simboli che mostrano, come abbiamo scelto nel titolo di questo lungo articolo

> L‘infinita leggerezza dell’Iniziato frà Francesco <

Papa Francesco - ne siamo sempre più convinti - non ha scelto a caso

> l’identico patronimico <

e mostra di volerne imitare non certo le gesta e le scelte di vita decisamente sovraumane di

> San Francesco d’Assisi <

ma molto più umilmente e modestamente, come ha mostrato già da suoi primi gesti e comportamenti umani, quelle di

"un uomo in cammino"

> alla ricerca e alla costante difesa della verità <

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo