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SVELATO L'ENIGMA DELL'OCCHIO SINISTRO DI NEFERTARI - 4°

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IV° PARTE

Capitolo 1°

< Simbologia Ieratica >

-Decriptazione e interpretazione dei segni-

Nell'accingermi a studiare la simbologia occulta degli innumerevoli segni, sparsi con un incredibile precisione da un Maestro, iniziato agli antichi misteri della scienza egizia, mi sono reso immediatamente conto che dovevo pormi psicologicamente nell'identica  posizione di "un apprendista", cioè di un novizio penetrato nel sacro Tempio di un vero consesso di iniziati.

Infatti più che una "tomba" appare un luogo in cui centinaia di aspiranti hanno potuto apprendere direttamente da maestri più esperti e preparati

> il vero significato <

della simbologia ieratica, patrimonio esclusivo della casta dei sacerdoti e di coloro, posichissimi e altamente selezionati, che erano accettati, dopo una difficilissima ammissione, nelle poche scuole esoteriche sparse nell'Alto e nel Basso Egitto.

Dovevo, come si usa dire in Massoneria, imparare a

< leggere <> scrivere <> compitare >

Dovevo padroneggiare gli strumenti e costruire, con un lungo lavoro di analisi, il mio

> Tempio interiore <

l'unico modo per tornare “vedere” - simile ad un falco d’oro dalla testa di Fenice - con

"l'occhio sinistro"

Nella prima parte di questo lavoro ho ripreso le parole diUmberto Capotummino, nel libro " L'Occhio della fenice" (Edizioni Sekhem), Credo che valga la pena richiamarle nuovamente anche in questa seconda parte.

"L'occhio della fenice"

http://www.montesion.it/_stampa/_I_Testi/_testi/69.htm

"Nel Libro dei Morti degli Antichi Egizi l’occhio della Fenice è il simbolo della congiunzione del sole con la luna all’interno delle rivoluzioni lunisolari alle quali gli antichi sacerdoti consacravano il magico uccello. Splendente sull’asse del Polo, associata alle piene del Nilo, la Fenice evoca i cicli della rinascita e l’immortalità dello spirito.
Il segreto del suo potere sta nella facoltà d’illuminare il ritorno degli astri sulle loro orbite, al levarsi della stella Sothis (Sirio), sulle acque del Nilo con l’aurora solare.
La magica Fenice, posta alla prua delle Barche sacre, incendia la luce che attraversa
nel moto retrogrado dei cieli esoterici governati da Nekhbet e Uadjet.

il dono del suo occhio sinistro"

conferisce, a chi ne conosca il segreto, la visione del destino futuro.
Nell’esoterismo cinese la Fenice è chiamata Fenghuang, il suo nome implica l’unione dell’uccello maschio, feng, con l’uccello femmina, huang, essa splende sull’antico Polo celeste, o, posata sull’albero Wutong, è coordinata in terra alle fioriture stagionali.

La trasformazione del magico uccello è assegnata al fuoco e connessa al ritorno dei solstizi e degli equinozi, sugli assi portanti del Cosmo, nei modelli numerologici dell’ I Ching o Libro dei Mutamenti.

I due mondi, cinese ed egizio, teorizzano entrambi un coerente sistema di archetipi, coevo nella antica elaborazione dei saggi.

Nella via cinese la rivelazione è redatta in trigrammi ed esagrammi, ovvero cicli di numeri

Nella via egizia la rivelazione è redatta in immagini cicliche, che veicolano le funzioni multiple assunte dagli dei.

Entrambe le culture descrivono un identico cammino magico riferibile al "circuito del cuore", nel quale i cicli del rinnovamento dei cieli si fonde col destino dell'iniziato.

Oggi ognuno di noi può assumere ritualmente la propria trasformazione, e, attraverso il mito, accedere alla decodificazione dei simboli stessi del percorso iniziatico, pervenendo alla rivelazione nascosta.
Il lettore, come lo sciamano, orientando su sé la ruota sacra del divenire, attiva

> i simboli <

con l’apporto del suo vissuto in un

“corpo di radianza”

che innesca la ruota del destino, ovvero del karma, decifrandone la pulsazione, intesa come numero, le cui potenze sono depositate nei segreti di più tradizioni orientali, esaminate nel presente testo."

Sembra che l'autore dei dipinti sia stato ispirato dal Dio Thot, servendosi  di un preciso

"codice ieratico"

incentrato su alcuni elementi apparentemente estetici, ma in realtà sommamente rivelatori, come sembrerebbero confermare le vicende della Regina Nefertari, narrate nella sua tomba  da un Maestro dell'Arte Reale, che si è servito di  metodo antichissimo ed esoterico, noto a pochi e da tempo immemorabile persosi nella sabbie del deserto.

Parte di questo insegnamento si è preservato grazie ai tanti suoi discepoli  che ebbero la fortuna di poter lavorare per anni insieme a Lui e a coloro che poterono frequentare le migliori scuole esoteriche dell'epoca, come Platone e Pitagora.

Questa tomba parla in una lingua sconosciuta, che più nessuno è in grado di comprendere. E' una specie di

>Labirinto iconografico <

in cui è facile perdersi se non si possiede l'indispensabile filo di Arianna

< il codice segreto >

che indica i vari passaggi che l'uomo deve affrontare e superare per riconquistare la vista del mondo ultraterreno.

Passaggi che, come nel caso di Nefertari, Lei non riuscì raggiungere in vita, ma solo dopo la morte, aiutata dalle Dee Iside e Neftis, incaricate di questo compito, come mostrano questi due murales, sicuramente i più chiari e rivelatori, che ci riserviamo di analizzare più dettagliatamente in seguito.

I segni, gli indizi sono molteplici e li analizzeremo ad uno ad uno, perché, una volta comprosone

> il significato occulto <

diventa estremamente facile tradurre le immagini in un chiaro e inequivocabile

"messaggio esoterico"

incentrato sulle modalità di

"apertura dell'occhio sinistro"

La scelta dei colori dei vestiti  o dei vari ornamenti appare del resto fondamentale  e in particolare  del "verde" e del "rosso mattone", colori dominanti insieme al "nero" nelle immagini in cui veniva rappresentato  Ra o Osiride, raffiguranti quasi sempre il Faraone, la loro incarnazione terrena.

A tal proposito è interessante notare come si sia prestata una particolare attenzione nella scelta dei colore dei "troni" , dipinti o con linee orizzontali sovrapposte.

Tutti gli ornamenti,  riprendono ed evidenziano i classici tre colori: nero, rosso e verde, dipinti in via alternata seguendo un preciso schema numerico:

< 4+3=7 >< 5+1= 6>

Il simbolo principale, che conferma la visione globale del mondo terreno e di quello ulraterreno, resta sempre il "Disco rosso", avvolto nel "Cobra" posto sopa la testa, con una chiara distinzione tra RA, il sommo, e gli altri Dei (Hathor e Iside) alle quali oltre al classico "cobra" vengono poste "due corna di bue" allungate verso l'alto. a mò di antenne radio ricetrasmittenti,  quasi a voler sottolineare la sostanziale differenza tra una divinità, non a caso identificata con il " SOLE" e gli altri Dei, visti come i pianeti.

Il primo è il generatore e propagatore della

"LUCE"

Gli altri possono solo riceverla e ritrasmetterla, come avviene per i pianeti e in particolare per la LUNA, che - come vedremo - ha un ruolo preciso da questo punto di vista.

La Luna ,in mezzo a due spicchi di  luna crescente e di luna calante, sembrano richiamare l'antico simbolo del Sole e della Luna all'interno di un

> Pentacolo <

Secondo l'antica tradizione celtico/ellenica,

la triplice luna <

rappresentava i tre aspetti della Dea madre: giovane fanciulla, madre matura e vecchia saggia (un pò come i tre aspetti di Ecate, o le tre norne dei miti celtici). Questa triplice forma rappresentava inoltre

< la luna nuova <>la Luna Piena<> la luna calante>

La stessa simbologia la ritroviamo nella Tomba di Nefertari, come mostrano "gli orecchini" posti agli orecchi di Nefertari, che hanno un preciso significato simbolico:

> Luna crescente all'orecchio destro.

> Luna calante all'orecchio sinistro.

Concetto ribadito,  come vedremo, in quasi tutti i murales della tomba, in cui, osservando con più attenzione, ci si accorge che si è voluto esotericamente distinguere

< la parte destra da quella sinistra >

> Cambiando il lato del volto in modo da mostrare l'occhio sinistrol'occhio destro;

> Usando due mani destre o due mani sinistre;

> Inserendo orecchini a forma di "ureo" o quelli a"mezza luna";

> Mettendo ai polsi o sugli avanbracci degli Dei o di Nefertari

a) bracciali di stoffa blu a righe orizzontali bianche o dorate (Ra);

b) bracciali di stoffa, a righe verticali rosse e verdi (Hathor);

c)  bracciali di stoffa, a righe verticali bianche e nere (Nefertari);

d) bracciali d'oro a righe verticali rosso mattone (Nefertari e Neftis);

> Facendo indossare alle Dee vestiti di stoffa verde o rossa, lisci o ricamati con una trama a nido d'ape, dando al "ricamo" una chiara valenza esoterica.

>Facendo indossare  a Nefertari esclusivamente "vestiti di colore bianco", allacciati sotto i seni con il "nodo di iside", posto a sinistra o a destra, seguendo il verso del volto  e delle mani e dei piedi ( Nefertari)

> Ponendo sulla testa di Nefertari le spoglie dorate  di un avvoltoio, sormotato alcune volte da due piume  dorate con in mezzo un

"disco rosso"

o semplicemente un

"disco dorato"

Capitolo 2

 

"simbologia ieratica"

< Il Disco Rosso>

Nella maggioranza delle immagini "la padronanza della vista divina" veniva iconograficamente rappresentata con il classico "disco rosso" avvolto dal "cobra", posti sulla testa di < RA > il sommo Dio per eccellenza.

Anche la Dea Iside e la Dea Hathor venivano rappresentate con il "disco rosso" avvolto dal "cobra", simboli- a differenza di quelli di RA -  avvolto a loro volta da "due corne di bue nere" a conferma che avevano  il compito di aiutare i comuni mortali a raggiungere in vita

> il controllo di ambedue gli occhi <

Questo murales ne da una precisa immagine simbolica. Viene mostrata Hathor che prende con

"la mano destra" <> "la mano sinistra"

di Nefertari per condurla al cospetto di Iside e Neftis, cui è assegnato il compito di riequilibrare le due energie, quella maschile, identificata con il colore"rosso" e quella femminile, identificata con il colore "verde" cosi da consentirle di rappropriarsi della vista dell'occhio sinistro ed essere condotta dal Faraone-Falco al cospetto di RA e di Neftis.

Il messaggio , come altri che analizzeremo, è chiaramente "criptato", essendo stato utilizzato un "diverso colore" dei vestiti, dei braccialetti ai polsi e sugli avambracci di tutti i personaggi ivi rappresentati, mettendo in mostra, con la

< "differenza dei colori" >

la loro natura umana o divina e la padronanza o meno della cosidetta

"Terza Vista"

Capitolo 3°

> I Simboli ieratici degli Dei <

Agli Dei,  sotto le  varie dinastie succedutesi in Egitto nell’arco di 3.000 anni,  venivano riconosciuti attributi intercambiabili. In questo caso solo le iscrizioni possono illuminarci.Talvolta si hanno infatti entrambe le informazioni, dato che il "copricapo" della divinità è un segno geroglifico o il simbolo stesso della divinità.

Ed è proprio attraverso i simboli ieratici attribuiti ai vari Dei e la loro presenza o assenza a  particolari momenti del rito funebre che si è potuto comprendere

" il messaggio criptico"

inserito tra gli affreschi  dipinti nell' anticamera e sulle pareti laterali della scala di accesso al sepolcro e comprendere il codice simbolico e risolvere così l'enigma dell occhio sinistro di Ra, tatuato sull'avambraccio sinistro di Nefertari sulla facciata a Nord della 3° colonna.

Tra i molteplici simboli spiccano particolarmente due

> l'avvoltoio e i bracciali <

che ritroviamo in tutte le immagini e che permettano di comprendere a pieno il messaggio simbolico e il murales che maggiormente mi ha consentito di decifrarlo in tutte le sue sfaccettature, la mia personale "Stele di Rosetta" è sicuramente quello posto sulla  parete destra della scala di accesso.

La Stele di Rosetta è una lastra in basalto di 114 cm × 72 cm che pesa circa 760 kg e riporta un'iscrizione con tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco (dall'alto in basso).

Demotico e Geroglifico non sono due lingue diverse ma semplicemente sono due differenti grafie dell'egizio: il geroglifico era usato per testi monumentali o di particolare importanza, mentre il demotico, che derivava da una semplificazione della grafia ieratica, era usato per documenti ordinari; in epoca tarda l'uso di redigere anche i testi ufficiali in demotico derivava dall'essersi ristretta quasi solamente alla classe sacerdotale la conoscenza della grafia geroglifica. Poiché il greco era conosciuto, la stele offrì una chiave decisiva per poter procedere alla comprensione dei geroglifici, e ciò avvenne nel 1822 ad opera di Jean-François Champollion.

Certamente non posso paragonarmi al celebre Champillion, ma la mia educazione napoletana, il mio appredistato alla simbologia esoterica e forse la convivenza protrattasi per tanti anni con la mia compagna giapponese, con la reciproca mancata padronanza delle rispettive lingue (quella giapponese pressochè indecifrabile per un occidentale), ci ha portato ad esprimersi  a gesti  e con le tipiche espressioni facciali apprese da mia padre e dai miei parenti napoletani, dialogo non verbale che mi è sicuramente servito per interpretare a mia volta i gesti e sguardi di Nefertari.

I segnali lasciati sono molti. Riguardano il colore degli oggetti, dei monili, soprattutto dei

>"braccialetti"<

posti ai polsi e sugli avambracci, come quello "bianco e nero", portato da Nefertari.

Bracciale, che si trasmormerà, durante la cerimonia di consegna dei canopi, in "blu cobalto", con una riga trasversale bianca, come i bracciali sui polsi di tutti gli Dei.

Bracciali portati infatti anche dagli Dei,che in alcuni momenti diventeranno a  strisce

> "rosse" <>  "oro" <> "verdi" <

per poi trasformarsi in veri

>"monili tutto d'oro"<

> portati sugli avambrcci, ai polsi <

> alle caviglie <

Capitolo 4°

"simbologia ieratica"

>i bracciali <

Un altro dei simboli che identifica la padronanza o meno della vista divina sono sicuramente " i bracciali", posti ai polsi o sugli avambracci degli Dei o della stessa Nefertari.

> RA , per esempio, porta sugli avanbracci, ai polsi e alle caviglie "braccaletti di stoffa blu scuro" con "Tre ligne dorate" , richiamate anche sulla "cintura", esattamente come Anubi, che indossa identici bracciali, ma con "Tre ligne bianche argentate"

> Hathor e Neftis indossano bracciali d'oro con linee rosse e verdi, a conferma che il loro compito è quello di riequilibrare le due energie:

< maschile <> femminile >

Elemento indiziario interessante in questo murales è sicuramente quello in cui la dea Neftis stringe con

"la mano sinistra"<>"l'avambraccio destro" di RA

quasi a sottolineare la volontà della stessa di assumersi l'incarico di aiutare la regina a recuperare l'energia mancina dispersa in modo da riuscire a riaprire l'occhio sinistro, spiritualmente "cieco" dalla nascità

>  come del resto conferma il murales, in cui è rappresentato l'incontro di Nefertari con la dea all'entrata  nella stanza del sepolcro.

Hathor nell'occasione è rappresentata con bracciali d'oro con linee pressoché impercettibili per il logorio del tempo.

Lo stesso dicasi per il disegno posto sulla colonna a Sud-Est , in cui Hathor si commiata da Nefertari offrendole l'ANKH.

Si deve  però ritenere che fossero "identici" a quelli che la Dea indossa nella sovrastante anticamera, quando prende per mano Nefertari per avviarla sul sentiero.

Pertanto anche i bracciali posti sulle braccia nei due murales del sepolcro dovrebbero risultare dipinti con linee verticali "rosse" e "verdi". "

Se invece fossero, come in realtà appaiono, completamente "dorati ", come in questa immagine, in cui Hathor appare direttamente con Osiride il loro

"significato simbolico"

cambierebbe  tenuto conto che Nefertari indossa - su ambedue i polsi- due bracciali blu, con la riga bianca, con i quali vengono rappresentati in tutta la tomba solo gli Dei, sia maschili, che femminili.

In queso caso sarei dell'avviso che  l'autore dei dipinti volesse di proposito dare un altro significato simbolico.

In questo caso propenderei nel ritenere che il Maestro pittore - essendo Nefertari passata definitivamente nel mondo dei morti -  intendesse sottolignare che

> le due energie terrene <

< " la rossa" (maschile)>< " La verde" (femminile)>

si erano - in seguito al trapasso - definitivamente esaurite e di conseguenza estinte.

Nefertari nel momento che è entrata nel sepolcro è stata accolta  dal Gran Sacerdote del rito funebre,

> HORO <

che ha nella "mano sinistra"

"il vaso delle purificazioni"

Completato questo rito preparatorio, Nefertari ha perso definitivamente  la sua residua parte fisica. Le sue viscere sono state offerte alle quattro Dee sulla scalinata di accesso al sepolcro ed opera ormai con l'energia residua dell'anima

< Ba >

che è uguale a quella degli Dei, tanto è vero che le è permesso di indossare gli stessi

< bracciali blu con la riga bianca >

> La scena cambia, come pure il colore dei bracciali, nella scene realizzate sulle pareti della scala di accesso alla stanza del sepolcro.

> Nefertari, che normalmente indossa  bracciali con linee bianche e nerenella cerimonia di offerta dei canapi (vedasi parete a sinistra scendendo le scale) porta ai polsi un  tipico

"braccaletto blu con strisce bianche"

Simbologia con un chiaro "significato esoterico", visto che il bracciale blu è normalmente posto solo ai polsi delle varie divinità.

Questa evidente e unica "differenza" sostanziale tra i "due bracciali", posti ai polsi della Regina

> sempre identici <

sembra voler indicare che l'energia destrorsa ha caratteristiche "divine", mentre la sinistrorsa (identificata con il colore verde nell'iconografia della tomba) ha mantenuto qualità e potenzialità esclusivamente "umane", che vanno sollecitate per consentire appunto la riapertura dell parte sinistra dell'organismo, decisamente bloccata. come del resto segnalano i molteplici e riprututi segnali sparsi per tutta la tomba.

Capitolo 5°

"La foggia e il colore degli abiti degli Dei"

Ma non sono certo da meno i vestiti, decisamente "rossi", con alcuni distinguo "verdi", colore utilizzato per l'abito di Hathor e di Neftis, normalmente vestite di rosso, ma solo in un caso,durante la cerimonia di consegna dei canopi, e con un preciso

"significato simbolico"

"simbologia ieratica"

Vi è un chiaro "significato esoterico" anche nella  foggia e nel colore degli abiti delle Dee, che nell'anticamera indossano vestiti rossi ricamati

"nido d'ape"

Vestito rosso ricamato a nido d'ape, indossato da Selkis e Neith, che ritroviamo insieme sugli stipiti interni della porta di accesso alla scala,

Ma anche da Hathor, quando prende per mano Nefertari per avviarla nel mondo degli inferi.

Neftis quando stringe con la mano sinistra il polpaccio destro di RA

Selkis suduta sul trono, dietro ad Hathor, che indossa un "abito liscio" di colore verde.

E ancora  Hathor e Neftis, assise sui rispettivi troni durante la cerimonia di consegna de canopi,  anche se dalle immagini ritrovate su internet( decisamente deteriorate) non si comprende se "il vestito" , indossato da Neftis sia veramente "lisco" o  parzialmente "ricamato".

Sembrerebbe, dal conrfronto tra le varie foto attualmente disponibili, confermata la prima ipotesi, del resto coerente con l'impostazione esoterica del duplice messaggio inserito sulle opposte pareti, che ne verrebbe altrimenti snaturato.

Murales apparentemente simmetrici e speculari, in cui appaiono sedute su un trono, una dietro l'altra, con i vestiti di colore diverso, alcuni "ricamati a nido d'ape" e  altri con una "stoffa lisca" senza alcun ricamo.

> Hathor <> Neftis < Maat<

Mentre nell'altro murales sono poste in sequenza diversa

> Hathor <> Selkis Maat <

Questa diversa"sequenza di colori", ma soprattutto "la scelta"ad alto contenuto iniziatico, di quali Dee debbano presenziare alla cerimonia di offerta dei canopi e soprattutto quale "taglio di  vestito" (ricamato o lisco) far loro indossare, fornisce allegoricamente un preciso e inequivocabile

"indizio"

con chiari riflessi esoterici, posto con assoluta attenzione dall'ideatore del messaggio volutamente criptato, tanto che per oltre un secolo dalla scoperta della tomba, nessuno se ne è mai accorto, considerando i due murales - posti specularmente uno di fronte all'altro - pressoché identici. Eppure bastava un pò di attenzione per accorgersi della sostanziale differenza delle due immagini.

Capitolo 6°

> Il codice simbolico di Hathor <

Dopo questa complessa analisi dei vari simboli si resta sinceramente perplessi nel constatare che

"nessuno"

in tanti anni di ricerche, pubblicazioni specializzate, innumerevoli trasmissioni televisive, riproduzioni cinematografiche, si sia reso conto che

> la risposta ai tanti enigmi <

che questa tomba nasconde, era li davanti ai loro occhi, ma nessuno li voleva vedere e si può a ragione rispondere.

< la Dea parla >< ma nessuno l'ascolta >

Eppure, ne siamo sinceramente convinti, bastava osservare l'intera sequenza di queste immagini, apparentemente indentiche e speculari, per accorgesi del dialogo che la Dea tentava disperatamente di instaurare  con le migliaia di persone che la osservavano inebetite e del tutto indifferenti.

Nel primo  affresco - quella posto alla sinistra di chi scende nella stanza del sepolcro -  sono indicate in sequenza le due Dee che prensenzieranno ai riti di passaggio con il compito di riequilibrare le energie di Nefertari in chiara dissonanza tra di loro con chiara prevalenza dell'energia rossa, maschile, positiva, sull'energia verde, femminile negativa.

Hathor è seduta sul primo trono, il più importante, e indossa un vestito ricamato color rosso. Subito seguita da Neftis, vestita di verde senza ricami.

La stessa metologia simbolica è stata seguita, chiramente al contrario, nel secondo affresco , posto sulla destra, in cui Hathor indossa "un vestito lisco" di colore verde, mentre Selkis indossa un "abito rosso ricamato".

In tutti e due i casi, in cui la Dea (Hathor-Neftis) indossa "il vestito" di colore verde senza ricami, il sarto pittore  vuole indicare che "la trama dell'energia verde" non era stata ancora

>"ricamata"<

nell'organismo di Nefertari, impedendole di vedere con l'occchio sinistro il mondo ultraterreno, a differenza dell'energia rossa che scorre liberamente, come mostrano simbolicamente i ricami inseriti in tutti i "vestiti rossi" indossati dalle Dee.

Tra l'altro non sono le sole "diversità simboliche"che si possono notare in questi due affreschi, apparentemente speculari e identici.

>La tessitura e il ricamo degli abiti rossi, indossati da Hathor - colei che conduce la cerimonia funebre - sono molto diversi da quelli realizzati sul vestito di Selkis.

> Hathor presenta un ricamo a nido d'ape. molto più complesso di quello di Selkis, appena accennato.

>Selkis<

>Hathor<

In questo in particolare - legato alla figura di Hathor assisa sul primo trono -si nota un

"ciondolo dorato"

con un medaglione, con impresso il simbolo quaternario del

"fiore della vita"

che si trova perfettamente disegnato, scolpito, con "sei petali" sul soffitto dell'antico Tempio di Osiride ad Abydos. In questo disegno i petali sono "quattro" con il petalo (in basso a destra) leggermente più grande , simbolo che ritroviamo pendente dietro la testa della stessa Dea nell'affresco sulla parete opposta, ma più piccolo, della stessa dimensione di quelli che porta abitualmente anche Nefertari in tutti i ritratti che appaiono sulla pareti della tomba.

Anche "il ricamo" mostra delle chiare differenze rispetto all'abito indossato da Serkis:

> Gli esagoni sono ricamati con una diversa successione e  colorazione delle due linee laterali.

- una striscia mostra "due fili" colorati di azzurro ai lati esterni dell'esagono e

< 1 puntino nero >

al "centro", circondato da "puntini bianchi"

> la  striscia successiva appare ricamata  con "fili bianchi e neri", lo stesso colore dei "braccialetti" ai polsi di Nefertari.

Ma questa particolare "filettatura" risulta ricamata con una precisa sequenza, che mostra sempre "due fili neri" o "due fili azzurri "ai lati dell'esagono, mentre  gli altri quattro vengono appositamente mantenuti "bianchi"

>  puntini bianchi sono dipinti all'interno di ogni esagono, nalla maggioranza in nunero di "6" , ma in qualche caso sono disposti in modo diverso, con una puteggiatura che varua da "5" a "7" unità cadauna.

Sembrerebbe un antesignano "codice morse", legato anch'esso a "linee" e a "punti", come sembra confermare il "Cane Anapi" anch'esso decisamente "nero", sul cui fianco sono tracciate

< ?! " linee bianche" !? >

altrettanto precise e in sequenza numerica diversa sulle varie parti del corpo, quasi a voler lasciare

< un messaggio in codice >

per i pochi adepti, che forse anche 3000 anni fa utilizzavano questa modalità di scittura per scambiarsi informazioni.

La cosa "strana" è che questa sia "la sola foto"con questa particolarissima sequenza di immagini. In tutte le altre in cicolazione appare il Cane Anapi, senza alcuna linea bianca. Si dovrebbe visionare in loco

< la vera immagine>

sempre che la ripulitura delle linee bianche sia dovuta al restauro dei dipinti del 1992 e la foto, con le strane "linee in codice morse", sia di epoca precedente al restauro.

Capitolo 7°

"simbologia ieratica"

> L'avvoltoio <

Nella religione egizia, il culto dell’avvoltoio risale all’età predinastica, quando il Re si chiamava Nekbet, (letteralmente, “signore della città dell’avvoltoio”), in riferimento alla Dea Nekbet, Signora dell’Alto Egitto. L’uccello era associato anche a Mwt e a Neith.

L'avvoltoio era il simbolo per eccelenza della dea Nekhbet, che oltre a essere la divinità tutelare dell'Alto Egitto, si occupava della protezione del Re. Perciò in molte raffigurazioni si può vedere un avvoltoio sospeso con gesto protettivo sopra il faraone.

L'Avvoltoio, nella Tomba di Nefertari, è posto sul capo delle Regina in tutte le immagini, che la raffigurano.

La Regina,in quanto moglie del Faraone, incarnazione vivente di Osiride, aveva il compito divino di dargli i discendenti diretti destinati a succedergli, e in questa sua funzione veniva a sua volta considerata l'incarnazione della dea Nekhbet, raffigurata con un copricapo con corpo di avvoltoio e testa di cobra.

Nekhbet è divenuta nel tempo membro della mitologia solare, tanto da essere considerata la figlia  di Ra, il Dio solare per eccellenza, nonché

> L'Occhio destro di Ra <

Gli stessi simboli posti sulla fronte dei Faraoni, il cosidetto

"Ureus"

L'Ureus era  rappresentato dal "cobra femmina", che simbolicamente avrebbe dovuto rappresentare per il Faraone la conquista e il controllo dell'energia mercuriale, prettamente femminile. Ma più  più spesso veniva inserito sulla sua fronte la testa di un"avvoltoio", ovvero di un"grifone".

La scelta di porre sul cranio di Nefertari le spoglie di un "avvoltoio d'oro" identico  a quello indossato da "Ba" ha un preciso "significato simbolico",con il quale si è voluto evidenziareil passaggio dall'esistenza terrena al mondo dei defunti, il cui territorio può essere attrvversato solo dalle loro "anime", le uniche che sopravvivono alla morte fisica, ritenendole gli egizi, come altre civiltà, immortali.

Si tratta chiaramente di un "copricapo funebre" legato al tipo di eperienza che la Regina dovrà affrontare in questo particolare ed esclusivo passaggio nell'aldilà,  nel quale riuscirà, garzie all'iouto di Iside e di Hathor, dee solari, a rivedere la Luce, che illumina il Mondo dei Beati, la luce solare infinita, come mostra questo affresco dipinto nella tomba del marito, il grande Faraone Ramesse II, in cui Nefertari indossa il classico copricapo con le piume d'0ro.

Capitolo 8°

"simbologia ieratica"

> l'Avvoltoio d'oro di Ba<

Nefertari indossa quindi il tipico copricapo di "Ba", in cui sopra le spoglie dell'avvoltoio dorato, ne veniva posto  anche un secondo, simile a quello con cui veniva raffigurata nell'iconografia egizia "l'anima" del defunto.

Il Ba era uno dei principii spirituali dell'uomo, paragonabile alla nostra "anima", il quale dava la facoltà al morto di

"uscire alla luce del giorno e rivedere il Sole"

 

Aveva aspetto di uccello con testa umana e spesso venne raffigurato mentre visitava il defunto nella tomba portandogli il soffio vitale. Anche il Ba, come il Ka, aveva bisogno di rigenerarsi e perciò appare nei papiri funerari e sulle pareti delle tombe, in atto di cibarsi dei frutti dell'albero sacro, che, nella religione egizia simboleggia la forza universale, concepita di natura femminile. Per tale motivo sono associati alle grandi dee cosmiche quali Nut, Hathor, Iside, ecc.

Il Ka veniva invece identificato con "l'anima trasfigurativa del divino nell'umano". Gerarchicamente era il principio più elevato ed in origine venne attribuito solo agli Dei e al Faraone e solo successivamente ai comuni mortali.

L'Akh invece era il simbolo di una forza interiore che permetteva all'uomo, tramite un lungo lavoro su se stesso,

> la ri-ascesa alla coscienza spirituale <

portando l'anima, attraverso uno stato di perfetta illuminazione, a ritornare alla divinità. (La più elevata dottrina degli Egizi, che peraltro formava la base teoretica dei sommi gradi dell'Iniziazione, era che l'anima dell'uomo deve infine ritornare all'Essere divino da cui fu all'inizio irradiata).

L'Akh era raffigurato dall'Ibis, un uccello dal becco molto lungo,col manto bianco, bianco e nero o rosso.

Spesso - come è il caso della regina Nefertari - veniva rappresentata con lo stesso copricapo. In tutte le immagini di Nefertari, la regina indossa il famoso copricapo d'oro di Ba, con la testa dell'avvoltoio centrata sulla sua fronte e le ali a copertura dei capelli sino all'altezza della gola.

Sopra l'avvoltoio ritroviamo lo  stesso copricapo,con "due piume dorate" e il "Disco solare", arancione-rosso. In alcune immagini "il Disco" è dorato, ma non il piccolo "basamento" , su cui poggiano  le ali dorate con in mezzo il disco solare, basamento che mantiene il colore rosso arancione

La presenza o meno di questo "copricapo" sarà decisiva per comprendere il messaggio occulto, accortamente nascosto tra le pieghe dei disegni speculari posti sulle pareti laterali della scala di accesso al sepolcro.

Capitolo 9°

"simbologia ieratica"

> L'avvoltoio dorato di Hathor <

< simbologia occulta >

Copricapo presente > ?! stranamente!? < anche sulla testa della dea Hathor nel murales posto sulla destra della scala. Si tratta di un indizio importante, come " il bracciale  al polso destro" di stoffa blu di Nefertari, identico a quelli posti sugli avanbracci e suoi polsi di tutti gli Dei.

Lo stesso dicasi per "il vestito" di colore verde, lisco e senza pieghe ondulate, indossato dalla stessa Dea e "le corne di bue" di diversa lungezza, in particolare quella sinistra.

Del resto le immagini in sequenza poste nell'anticamera sembrano avvalorare quest'ipotesi. Nefertari gioca a senet (una specie di gioco di scacchi), Anche gli Egizi conoscevano un gioco simile basato su una scacchiera di 30 caselle, con pezzi chiari e scuri

"il Senet"

La prima raffigurazione del Senet è quella con il faraone Hesy (2600 a.C.), ma ne furono rinvenute anche nella tomba di Tutankhamon e appunto anche in quella di Nefertari (1.200 a.C.), nella quale troviamo rappresentata, in un bassorilievo, proprio la Regina impegnata nel gioco.

Il movimento delle pedine corrispondeva al "percorso del defunto" per giungere nell’Aldilà. Nel “Libro dei Morti” si afferma che il defunto avrebbe dovuto disputare una partita contro un "avversario invisibile" per poter accedere al Regno dei Morti.

Nefertari muove le pedine con la mano sinistra per comprendere in quale direzione deve volare la sua

> anima avvoltoio <

Cosa che fa ritenere che si è voluta rappresentare "l'anima-Ba" della Regina Nefertari, staccatasi dal corpo e in viaggio verso l'aldilà.

Questa tradizione potrebbe portare a ritenere che, con l'imposizione di questo tipico "copricapo", si sia voluto dare un duplice significato simbolico al racconto iconografico del viaggio di Nefertari verso la visione divina .

Per quanto riguarda infatti i simboli scelti per raffigurare la regina Nefertari sulle colonne della stanza del sepolcro, l’autore dei murales ha fatto una netta distinzione tra  le figure di Nefertari nell'anticamera e quelle dipinte sulle colonne della stanza del sepolcro, decisive per comprendere il messaggio occulto con valenze esoteriche.

Messaggio rimasto volutamente oscurato e pressoché incomprensibile, dovendo necessariamente essere seguito e applicato un altro "codice interpretativo", tipico della "Lingua degli Uccelli", patrimonio e conoscenze esoteriche di pochi "iniziati" ai Piccoli e ai Grandi Misteri. Conoscenze da cui restavano e restano inevitabilmente esclusi gli storici e gli archeologi, che si sono limitati a valorizzare esclusivamente il messaggio icononografico legato al Libro dei Morti, del quali sono espressamente richiamati alcuni dei passaggi decisivi, ritrovati nelle più importanti tombe.

Non si è dato di conseguenza alcun peso ad una serie molteplice di "indizi", sparsi scientemente nell'intera tomba, come la presenza o meno della "due ali dorate" sul copricapo,e tanto meno alla diversa colorazione del "Disco solare", mantenuto volutamente e esotericamente

> dorato <

In molte immagini , in cui Nefertari è rappresentata con questo tipico copricapo.

Nelle prime Nefertari indossa un copricapo, formato da due ali dorate con in mezzo il disco solare.

Mentre in tutte le facciate delle quattro colonne della stanza del sepolcro  sul capo di Nefertari, viene posto esclusivamente  il simbolo del solo avvoltoio dorato, simbolo che può essere identificato con lo spirito della  dea Nekhbet.

Ma anche con l’energia di “BA”, uno dei principii spirituali, insieme a l’AKH su cui si fondava la religione egizia.

Consentendo a Nefertari di congiungere nuovamente l'avvoltoio e il cobra, restati separati durante tutto il corso della sua vita terrena.

Significato occulto rimasto per secoli nascosto, anche dopo la scoperta nel 1904 della tomba della Regina Nefertari, moglie del più famodo Faraone Ramsete II da parte dell'Archeologo italiano Ernesto Schiaparelli.

Ma che il Maestro pittore svela nel famoso murales, in cui pone sulla testa della dea Hathor, vestita di verde, lo stesso

> simbolo dell'avvoltoio dorato <

con "l'orecchino a forma di cobra"all'orecchio destro, indicando alla Regina che  avrebbe dovuto indossare, come Lei l'identico "orecchino" all'orecchio sinistro

Orecchio sinistro sul quale indossa ancora

> l'orecchino a mezza luna calante <

e il "bracciale blu" al polso sinistro, dove porta ancora quello a

>strisce bianche e nere<

E Nefertari accetta il consiglio di Hathor. Infatti quando Nefertari penetra nel mondo degli inferi la Dea è la prima ad accoglierla, con

> i bracciali dorati <

Troviano infatti la Regina con i "bracciali blu degli Dei" in tutte e due i polsi "senze le ali dorate con il disco rosso"<> "senza gli orecchini", che non indosserà più per tutto il restante viaggio.

E' infatti pronta ad iniziare il Viaggio e incontrare Iside e Neftis, incontro in cui, come abbiamo visto, indosserà fino alla fine sempre

> i bracciali d'oro <

Grazie all'aiuto riequilibratore dell energia solare da parte di

> Iside <

e  dell'energia lunare da parte di

> Neftis <

Ma questa simbologia esoterica la cominceremo a comprendere e ad interpretare nella parti finali di questo lavoro, al quale vi invito a seguirmi.

V° PARTE

> Il Viaggio iniziatico di Nefertari <

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo