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SVELATO L'ENIGMA DELL'OCCHIO SINISTRO DI NEFERTARI - 2°

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II° PARTE

> La Tomba di Nefertari <

Nefertari era tra le spose più amate del faraone Ramesses II, durante il Nuovo Regno. Nefertari fu, insieme alla regina Tiye, madre di Akhenaton, la sola Grande Sposa Reale ad essere deificata in vita.

Ad Abu Simbel, a fianco del suo imponente tempio, Ramesse II fece erigere anche un piccolo tempio dedicato a Nefertari e alla dea Hathor, che non a caso è la prima Dea ad accogliere la sua anima nella stanza sepolcrale.

Tempio composto da sei grandi statue di uguale grandezza, quattro dedicate a Ramesse II, poste ai due lati della porta di ingresso, inframmezzate da due statue di Nefertari, l'unica Regina,che si vide concedere tale privilegio, essendo nornalmente raffigurate ai piedi del Faraone, all'altezza del ginocchio.

In questo unico caso sono presenti anche i figli, posti accanto alle gambe della madre, che porta il più piccolo tra le braccia.

Il tempio è dedicato alla dea Hathor, le cui statue sono poste all'interno, insieme a quelle di Ramesse II e di Nefertari. Il tempio più importante, dedicato esclusivamente alla Dea, resta quello a Dendera.

Circostanza che ha il suo peso nell'impostazione del messaggio allegorico predisposto nei minimi particolari dall'ideatore dei dipinti.

Hathor infatti appare in diverse scene:

> nell'anticamera, dove prende per mano Nefertari e la presenta Khepi, il Dio con il volto di uno scarabeo, che in questo caso appare nero,invivibile.

> sulle due pareti laterali della scala di accesso, seduta, in ambedue i casi,in prima fila su un trono, a ricevere l'offerta dei quattro canopi da parte di Nefertari

> nella stanza del sepolcro, ad accogliere per prima Nefertari nel mondo dei morti.

> nella stanza del sepolcro a darle l'ultimo saluto prima che si avvii, accompagnata da Horo, che la condurrà nelle braccia di Osiride, non a caso presente in tutte la facciate interne delle quattro colonne, che cingono il sepolcro.

L'intervento di Hathor, in tante scene, ognuna - come vedremo - con un particolare significato simbolico, è un riconoscimento esplicito del ruolo di questa Regina, che segnato la storia egizia.

Il suo altissimo status, umano e divino, è confermato dalle pitture che la rappresentano della stessa grandezza del  Faraone e degli Dei, che incontra nel viaggio nell'aldilà. Era inoltre molto rispettata dal popolo. Il suo nome, significante “la più bella” si riferiva al fascino e alla delicatezza dei suoi lineamenti.


La Tomba di Nefertari è situata nella Valle delle Regine, a Tebe Ovest, odierna Luxor, poco più a nord del tempio di Abu Simbel.

Essa rappresenta uno dei cicli pittorici più completi e significativi del Nuovo Regno.


È diversa rispetto alle tombe delle altre Regine solitamente più semplici con un’unica

> camera funeraria <

Presenta infatti, nella sua struttura ed estenzione una maggiore monumentalità, che conferma l’importanza della figura di Nefertari.

Nefertari infatti viene sempre rappresentata in tutti i dipinti della Tomba reale non come semplice moglie del Re, ma come

> Moglie del Faraone <> Dio-Osiride <

.

Indossa infatti la stessa toga attillata, legata con una fascia rossa, stretta alla vita dal "nodo di Iside", con i capi della stessa pendenti davanti, e  porta il tipico copricapo osirideo con due lunghe ali dorate,
dando mostra di  possedere identiche facoltà e poteri del Faraone-Osiride.

Emblemi del Farone richiamati puntualmente sul murales posto sull'angolo alla sua sinistra.

Si vede un Djed con lo scettro Heqa e il flagello Nekekh oltre al tipico copricapo osirideo con le corna di Amun,il Dio con la faccia di un Ariete.

Come attestano "le immagini criptate" del cammino seguito nel viaggio rappresentativo e simbolico al mondo degli Dei inferi, cammino inciso sui quattro pilastri, posti ai quattro lati del suo sepolcro di pietra, che conteneva le spoglie mortali della Regina, mummia mai ritrovata, come tutte le suppellettili e gli ornamenti abitualmente lasciati nelle tombe, tutti rubati e dispersi in mille rivoli.

I dipinti raggiungono apici di qualità nell'ambito dell'arte funeraria egizia soprattutto per la ricchezza di colori (verde, blu egiziano, rosso, ocra gialla, bianco e nero) e di dettagli, mentre i temi e i contenuti rispettano le indicazioni contenute nel Libro dei morti.

Le immagini descrivono il viaggio di Nefertari verso l'aldilà, durante il quale sembra che giochi a senet, l'antico gioco degli schacchi, non per puro divertimento, come si è in un primo tempo pensato e come è ancora l'opinione prevalente. In realtà, osservando con più attenzione  l'immagine, rappresentata sulla parete sinitra dell'anticamera, appena scesi dalla scaletta di ingresso, ci si accorge subito che non siamo affatto in una rappresentazione puramente ludica, in cui Nefertari si diverte da sola a giocare a scacchi , ma in realtà -una volta compreso il linguaggio simbolico dell'ideatore di questo messaggio con chiare valenze esoteriche - la Regina deve fare una scelta importante. Deve infatti decidere con quale

> mano <

dovrà muovere le cinque pedine e i cinque alfieri, che assomigliano molto ai due pezzi con cui abitualmente si gioca a scacchi. Ne dipende infatti il tentativo di raggiungere o meno il Mondo dei Beati, governato dal Dio degli Inferi Osiride.Traguardo non concesso a tutti i defunti, anche se di sangue reale come Nefertari. La Regina infatti deve assolutamente riuscire, con l'aiuto di Iside e Neftis a riconquistare l'indispensabile "vista dell'occhio sinistro", cieco dalla nascità, come tutti i mortali.

Ecco perchè La scelta cade inevitabilmente sul braccio sinistro, al cui polso la Regina porta il fatidico "braccialetto d'oro", ancora >liscio< senza alcuna "striscia rosso mattone".

Braccialetto, a strisce rosse verticali, che ritroveremo ancora sull'avambraccio destro e sull'avambraccio sinistro con il

La risposta è presentata sulla parete laterale, dove si vede la sua "mummia" con ai lati due falchi, con in testa i simboli della dea Iside a destra e della dea Neftis a sinistra, quest'ultima preceduta dal sacro IBIS, che è la rappresentazione simbolica di Thot, uno dei primi Dei che Nefertari incontrerà nel  suo viaggio verso il Mondo dei Beati, governato da Osiride.

Nefertari entra nel mondo sotterraneo, dove incontrerà infatti  molte divinità tra le quali Osiride la moglie Iside, la sorella di quest'ultima Neftis, moglie del fratello Seth, l'acerimmo nemico di Osiride, fatto uccidere per poi tagliarlo in 14 pezzi, ritrovati e raccolti da Iside nel suo viaggio nel mondo degli inferi.

L'incontro, che conferma che >la via giusta< è quella mancina, è quello, cui Nefertari, fa offerte di cibo a Osiride e ai quattro figli di Horo, tenendo alta

>  la paletta dorata <

che nel gioco di senet, impugna con la mano destra, mentre ai polsi porta

due braccialetti d'oro <

Non sono certo i dipinti più significativi, ai fini della nostra ricerca. Quelli certamente più importanti e decisivi per comprendere

> il messaggio occulto <

- nascosto tra le pieghe dei vestiti delle Dee e sugli avambracci di Nefertari -

si ritrovano sulle pareti laterali alla scala di accesso al sepolcro.

e sulle quattro colonne al centro delle quali era posto il sepolcro, di cui sono stai ritrovati pochi resti, attualmente al Museo di  Torino.

Al termine del ciclo pittorico, Nefertari trionfa e si tramuta in Osiride (dio dei morti),

con il conseguente auspicato raggiungimento dell'immortalità e della pace eterna.

Sulle quattro colonne, oltre ad Osiride ed altri Dei, è dipinto il viaggio della Regina Nefartari verso

"la Nuova Luce"

ed in una di queste immagini appare

"un occhio destro di Horus"

con il serpente hureos, cheNefertari, in alcune immagini, porta all'orecchio.

- tatuato -

>sull'avanbraccio sinistro della Reggina<

con un chiaro significato misterico segreto del tutto incomprensibile anche ai più esperti egittologi.

Ma per comprendere il significato misterico escatologico e sciogliere finalmente

"l'enigma"

cosi abilmente camuffato con immagini allegoriche molto difficili da "decriptare" tanto da passare del tutto inosservate, è forse opportuno riprendere le immagini che il fotografo Arnaldo de Luca ha messo gentilmente a nostra disposizione, tutte foto contrassegnate dalla sigla "ADL", essendo tutelate da copiright, ma che ci hanno permesso di esaminare con cura tutti i particolari e comprendere, anche se non in modo completo, il messaggio esoterico lasciato dall'artefice di questi dipinti, sicuramente un iniziato ai più segreti misteri della scienza egizia.

A quanto ci consta non risultano infatti pubblicate nè in internet, nè tanto meno nei numerosi libri sull'argomento, le immagini relative alle due facciate esterne della colonna 3, posta a  Nord-Ovest in questo schema, colonna dove si cela appunto

> Il segreto dell'occhio sinistro <

Questo "segreto",apparentemente indecifrabile, risulta inserito nelle >due facciate< ad Ovest e a Nord della 3° colonna, l'ultima prima che la Regina si staccasse definitivamente dalla terra per entrare nella stanza di passaggio dalla vita alla morte definitiva.

Stanza in cui purtroppo sono andate perse tutte le immagini

Per fortuna non hanno subito la stessa sorte le immagini dell 3° colonna, anche se sembra siano state ricoperte da

> una aurea respingente <

che le ha preservate dal logorio del tempo, ma non dal totale e sinceramente incomprensibile disinteresse di archeologi e studiosi, che non hanno prestato la minima attenzione al suo evidente

>significato esoterico<

lasciando ancora oggi

"l'enigma dell'occhio sinistro"

praticamente irrisolto, ma non irrisolvibile, se è corretta l'interpretazione che riteniamo volesse lasciare ai posteri l'autore dei due murales.

Ma prima di analizzare con cura questa serie di immagini, crediamo che vada rivista l'intera sequenza delle immagini  del sepolcro di Nefertari, partendo dall'entrata, definitivamente chiusa al turismo di massa per il progressivo e inevitabile deterioramento degli antichissimi affreschi.

Ma per poter rivedere con la dovuta attenzione tutti i più piccoli e apparentementinsignificanti particolari,  con impercettibili contenuti esoterici, non resta purtroppo che servirsi esclusivamente delle immagini fotografiche pubblicate su internet e su numerose riviste specializzate, anche se non sempre perfette come l'originale.

Quest'inevitabile carenza di supporti oggettivi ci ha costretto ad un'indagine priva di effettivi riscontri probatori oggettivi, cosa che ha reso più difficile risolvere

"l'enigma"

dietro cui si nasconde il mito dell'occhio sinistro di Horus, strappatogli da Seth e ritrovato da Thot, che nella tomba viene rappresentato assiso su un trono per accogliere Nefertari.

Diventa quindi indispensabile seguire l'esempio di Nefertari e rivolgere  la stessa preghiera al sacro Ibis,il divino Thot, al fine di ottenere il celeste aiuto dallo scriba divino, l'unico che può  aiutare a comprendere

> il messaggio esoterico <

trasmesso da antichi "Maestri dell'Arte Reale" attraverso la tipica simbologia ieratica egiziana, insegnata nelle poche e altamente selettive scuole sparse per tutto l'Egitto antico, di cui abbiamo parlato nel capitolo

LE TRE SCUOLE MISTERICHE DELL’ANTICO EGITTO

Scuole aperte a pochissini adepti, appartenenti alle classi dominanti "l'elité della società egiziana", coloro destinati ad assumere gli incarichi più importanti sia a livello amministrativo, civile e militare e che hanno permesso a questo popolo di resistere per oltre 3000 anni agli eventi storici, negativi e positivi, e di mantenere in vita una società piramidale, incentrata sul Faraone, incarnazione diretta di

< Ra>

Società  - fatta salva una piccola parentesi di una ventina d'anni, con l'avvento di Akhenaton che impose il culto esclusivo di  un unico Dio Solare - che onorava una moltitidine di Dei, rappresentati iconograficamente  con "teste" degli animali con i quali il popolo egizio conviveva giornalmente e con un "simbolo", il classico geroglifico, con il quale ognuno poteva essere facilmente identificato dal popolo, per lo più incolto e analfabeta.

Vediamo brevemente una piccola galleria di Dei, a titolo di esempio (come si noterà, alcune divinità hanno attributi comuni - corna di vacca, disco solare, piuma di struzzo -, che si riferiscono a sincretismi o a caratteristiche comuni e intercambiabili).

Agli Dei,  sotto le  varie dinastie succedutesi in Egitto nell’arco di 3.000 anni, venivano riconosciuti attributi intercambiabili. In questo caso solo le iscrizioni possono illuminarci. Talvolta si hanno infatti entrambe le informazioni, dato che il "copricapo" della divinità è un "segno geroglifico",il simbolo stesso della divinità.

Ed è proprio attraverso il simbolo di identificazione dei vari Dei, della loro posizione, con il volto rivolto a destra o sinistra, mostrando un solo "occhio" - come era nello stile della pittura ieratica - che si è  riusciti a comprendere "il messaggio criptico" inserito sulla pareti della  camere, in cui è stata suddivisa la Tomba di Nefertari e risolvere

>l'enigma dell'occhio sinistro di Ra<

posto sull'avambraccio sinistro di Nefertari, sulla facciata estrerna della 3° colonna, lato Nord.

Non ci saremmo certo riusciti se non avessimo cambiato decisamente atteggiamento mentale, ponendoci come un"appredista", che entra per la prima volta in un Tempio, in cui si accorge che c'è un doppio,un triplo significato dietro una simbologia apprentemente puramente ieratica, legata alla cultura e alla religione di questo popolo millenario, unico al mondo,  che l'ha elaborata e perferzionata in una lunghissimo lasso di tempo, durato per quasi 30 secoli, periodo di incontrastata preminenza in tutto il mondo antico, mai raggiunto da nessun'altra civiltà nel mondo.

Grazie alla preparazione raggiunta sul simbolismo esoterico, appreso in venti anni all'interno di un gruppo che si basa su questa particolare ed esclusiva simbologia appartenuta ad antiche civiltà del bacino del Mediterraneo, ho potuto - me lo auguro sinceramente - comprendere che  si trattava, senza ombra di dubbio, di un

< linguaggio mistico escatologico >

linguaggio usato dagli autori dei dipinti, che dovevano essere dei veri  Maestri iniziati all'Arte Reale, che  hanno utilizzato gli stessi

"codici simbolici"

da me appresi, ma non sempre profondamente compresi, come  del resto la maggioranza dei fratelli massoni.

Quest'indagine introspettiva ha richiesto quasi tre anni di lavoro, non continuativo, avendo dovuto raccogliere centinaia di fotogrammi per  individuare quelli che parlavano al  mio "cuore" e non alla mia "mente" troppo razionale e scientifica.

Per comprendere infatti meglio l'itinerario,indicato da questa sequenza di immagini fantastiche,  bisogna seguire passo paso il cammino della Regina Nefertari e comportarsi come i bambini prima di addormentarsi, lasciandosi trasportare nei sogni dai racconti  fantastici dei propri genitori, finche non arriva il proprio Angelo custode, che ci trasporta in un attimo dovunque vogliamo.

Allora Vi invito ad  immaginarvi di essere tornati piccoli piccoli e di addormentarvi ogni notte, e di chiedere al Vostro Angelo Custode di portarvi in Egitto, sperando di incontrare nella tomba l'anima mai sopitasi di

"Nefertari"

Nefertari, miracolosamente resuscitata, e che ogni volta ci aspetta puntuale, come le nostre maestre, prendendoci per mano e facendoci visitare questa sua

> barca celeste <

e raccontandoci una bellissima favola di come tornata bambina

è stata  lanciata con l'aiuto di Hathor, Iside, Neftis e di tanti altri Dei - scesi  appositamente dal cielo o risaliti per Lei dal mondo dei morti - nel

Mondo dei Beati <

Mondo governato dal saggio Osiride, che l'ha accolta con tutti gli onori che gli spettavano, quale impareggiabile e bellissima consorte del più potente e famoso di tutti i Faraoni, il grande e intrepido

Ramesse II

Ma purtroppo questi antichissimi templi da tempo immemorabile restano silenti e sempre più taciturni , forse perché, come dice un saggio detto, caro agli gnostici e agli esoterici:

> le pietre parlano, ma nessuno le ascolta <

Detto diventato popolare tra i templari, il cui fondatore Bernardo da Chiaravalle, ripeteva spesso:

"Troverai più nei boschi, tra le rupi inaccessibili delle montagne, che nei libri.Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà"

Si tratta della classica idea dell’identità macro-microcosmo espressa mirabilmente dalla

< Tavola Smeraldina >

«Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, ciò che è in basso è come ciò che è in alto»

Esistono analogie e corrispondenze in tutto l’Universo, che altro non è che un rimando di specchi, una ridondanza di segni da "dis-velare"

«avere occhi per leggere e orecchie per sentire»

Il corpo umano altro non è che un’immagine del cosmo. In India l’occhio singolo simboleggia il Sole, entrambi invece richiamano il Sole e la Luna. La scatola cranica raffigura la Luna, così come l’alito il vento, le ossa le pietre, i capelli l’erba della terra. Ed ancora, il ventre simboleggia le grotte della terra, gli intestini i labirinti, le vene e le arterie il sole, la colonna vertebrale

< l’Axis Mundi >

Per comprendere infatti meglio l'itinerario segreto da seguire, bisogna imparare a parlare con le pareti che trasudano, con gli affreschi variopinti, che si disgregano, ma che, nonostante  siano spariti alla visione terrena, continuano ad emanare una

"strana energia"

anche attraverso semplici immagini ormai rarefatte o letteralmente sparite alla vista, come se fossero rimaste impresse indelebilmente su una lastra  fotografica, nascosta sulla nuda terra.

Il messaggio antropomorfico inciso nel ventre della montagna, ne fa ribbolire

> lo stomaco <

Stomaco dell montagna  che già 3000 anni  indusse la dea Neith - incaricata di raccogliere quello non più vitale asportato dal ventre della Regina - ad astenersi dal rito e di non assistere alla cerimonia di offerta dei canopi, lasciando la dolorosa incombenza alle altre dee Neftis e Serkis, che la tradizione ieratica pone sempre insieme nei riti funebri.

Ma nulla può più arrestare il cammino, che gli Dei degli Inferi, volta per volta, hanno indicato alla Regina Nefertari, mai con parole dettate agli scribi sui muri della tomba, ma solo e unicamente con i gesti, con i vestiti e soprattutto

> i braccialetti blu<

che indossano, ultimo dei quali Annubi, nell'accomiatarsi definitivamente da Nefertari, che porta ai polsi i fatidici

> braccaletti d'oro <

donatale da Hathor, la sua protettrice nel mondo dei vivi e in quello dei morti.

Solo dopo aver intimamente compreso il loro significato ieratico e aver personalmente vissuto ilconseguente di stato la Regina sarebbe riuscita a superare le terribili prove a cui ogni defunto viene sottoposto nel periglioso viaggio nell'oltretomba.

Solo dopo il superamento di queste prove e l'apertura delle 12 porte - come previsto nel Libro dei Morti - si può raggiungere e rinascere nel

< Mondo dei Beati >

Non resta che penetrare insieme  a Nefertari nella "DUAT", l'oltretomba egizio. Solo comprendendone

< il significato ieratico e rituale>

che i sacerdoti egiziani davano a questo particolare

"rito di passaggio"

potremmo seguire il cammino indicato a Nefertari per raggiungere  e farsi assorbire nuovamente

con l'aiuto di Hathor e del Gran Cerimoniere Horo

da

< OSIRIDE >

e volare insieme negli spazi infiniti

In Egitto, come in India ed in altre antiche Culture, l’Aristocrazia Magica era formata da

> Iniziati ai Misteri Universali <

Essi avevano studiato a fondo il corpo umano e avevano compreso gli effetti della "ghiandola pineale" sulla psiche e sul corpo, ghiandola che identificavano con

<"l'Occhio sinistro di Ra"<> "il Terzo Occhio" >

La veggenza dei Sacerdoti di Ra, sapeva scrutare nei mondi invisibili, secondo gli insegnamenti del

>Dio Toth<

Costoro possedevano un altissimo grado di Gnosi, ed usavano Poteri,Facoltà mentali e psichiche che permettevano loro di spaziare liberamente nei mondi sottili e spirituali, agendo magicamente sul livello terrestre ed extra terrestre e dell’invisibile sapevano tradurre in simboli ed immagini sensibili, astrali e spirituali.

Le Tombe egizie trasmettono "messaggi", che spesso non hanno alcun riferimento ai momenti della vita dei personaggi rappresentati, soprattutto, quando come è il caso del Faraone,viene rappresentato seduto sul trono nelle vesti di Horus o di Osiride, il Re del Mondo dei Morti.

Gli Egiziani vivevano, come molti altri popoli antichi, nel "Mondo della Psiche" ed il loro mondo sotterraneo, il loro oltretomba o “Mondo dei morti”, è proprio il Regno stesso della Psiche.

La Poesia Liturgica e Rituale Egizia,  abbonda di metafore, ma non si tratta delle metafore classiche, che ritroviamo in altre culture antiche e religioni tradizionali,ma di un vivere la Psiche ed il Mondo secondo l’apparire ed il manifestarsi dell'anima di ogni individuo, che al momento della morte torna da dove era partita.

Ciò che è stato per ora decifrato dei testi geroglifici, non ha ancora rivelato nulla della

< DOTTRINA SEGRETA DEGLI EGIZI >

quella dell’azione disincarnata e magica sul Piano Cosmico, in connessione all’ Iside Urania, ovvero

> NUT<

Azione che gli adepti indicano nella

"la formula della rimembranza di Sé"
"Io Sono ciò che è, ciò che fu, e ciò che sempre sarà. Nessuno che sia ancora mortale può svelarmi"

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

 

III° PARTE

"Viaggio nella Duat - l'Oltretomba egizio"

> Simbologia ieratica sacra<