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SVELATO L'ENIGMA DELL'OCCHIO SINISTRO DI NEFERTARI - 3°

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III°PARTE

Capitolo 1°

"Viaggio nella Duat - l'Oltretomba egizio"

> Simbologia ieratica sacra< 

Prima di poter affrontare e comprendere "il cammino iniziatico" della Regina Nefertari, narrato nella nella sua tomba, va pregiudizialmente compresa la simbologia ieratica usata dai sacerdoti addetti alla preparazione delle tombe reali, preparazione che richiedeva innumerevoli anni per individuare il sito adatto, scavarlo e soprattutto predisporlo per i pittori, incaricati di dipingere le pareti, con tecniche che dovevano garantirne la durata pressochè illimitata.

La scelta dele varie divinità, seguiva un percorso diverso,dovendo simbolicamente rappresentare i ruoli che la tradizione assegnava ad ognuno di loro nell' assistere e aiutare l'anima del defunto nel "Viaggio nella Duat" (l'Oltretomba egizio), viaggio, che prevedeva "dodici tappe", indicate con precisione nel Libro dei Morti, esattamente come le "dodici  fatiche di Ercole o le più atroci prove, cui venne sottoposto Gesù nel suo calvario, prima di essere crocifisso e tornare nel Regno dei Beati, che per gli egiziani erano i Campi di Ialu.



Per l’antica cultura egizia l’Universo era costituito da tre parti: terra, cielo e duat. Quest’ultima, secondo le credenze, si trovava in mezzo alle altre due, un luogo particolare e non propriamente definito, misto di materialità terrena e spiritualità celeste.

 Nella Duat si ospitavano le anime dei defunti. In modo semplicistico la si può chiamare "l'aldilà", anche se il termine non è propriamente corretto.

 Il mito di Osiride ed il preciso significato che esso aveva, era alla base della religione del popolo delle Due Terre. Ogni egizio, specie dalla V-VI dinastia (circa 2510-2195 a.C.), considerava la rinascita nel Regno di Osiride la meta principale ed ineludibile.  

 I testi funerari quali il Libro dell'Amduat, il Libro delle Due Vie, il Libro dei Due Cammini, i Testi dei Sarcofagi, il Libro delle Lamentazioni, il celebre Libro dei Morti ed altri ancora, seppur nelle loro importanti diversità, sono tutte

> descrizioni dell'Aldilà <

e del modo in cui lo si può raggiungere, una raccolta di formule, invocazioni, incantesimi e preghiere destinate alla salvezza dell'anima.

Bisogna chiarire che i testi citati, seppur destinati al defunto, sono rivolti alla Luce, alla vita eterna in un Nuovo Regno, ed è riduttivo definirli sbrigativamente "Libri dei morti" come spesso avviene.  

Capitolo 2°

> Il Mondo degli Inferi"

 I libri citati compaiono dal Medio Regno (XI-XII dinastia circa 2137-1783 a.C.) in poi, ma la loro origine è radicata negli antichissimi Testi delle Piramidi. Queste iscrizioni compaiono dalla V dinastia (circa 2510-2350 a.C.) e le più note sono quelle presenti nella Piramide di re Unis (2380-2350 a.C.) a Saqqara.

Seppur nella diversificazione delle stesure, i libri citati approfondiscono e rinvigoriscono l'insegnamento predicato nelle iscrizioni scolpite sulle pareti della

< Camera sepolcrale di Unis >

La camera funeraria di tale mausoleo è completamente ricoperta di geroglifici. Si tratta di un "Libro di pietra" in cui si descrive l'Aldilà ed il passaggio dell'anima alla vita eterna per mezzo di formule magiche destinate a respingere le forze del male.

 La massima rappresentazione dell'Aldilà è visibile nella spettacolare tomba del faraone Tuthmosis III (1504-1450 a.C.) nella Valle dei Re: un’eccezionale sequenza d'immagini dettagliate, raffiguranti questo

< misterioso luogo >

 che riprendono i testi funerari delle piramidi e in particolare il Libro dell'Amduat, che descrive le caratteristiche del mondo ultraterreno delineandone la particolare struttura topografica, con descrizioni a volte impressionanti.

Vi si narra del viaggio del dio Sole, attraverso il regno sotterraneo dell’oltretomba, dimora delle anime.

E’ il percorso notturno dell’astro diurno

< il Sole >

Viaggio destinato, grazie ad appropriate formule magiche necessarie a contrastare demoni e forze del male, alla

< rinascita nell'orizzonte orientale >

Il Dio inizia il percorso assumendo l’aspetto di un corpo umano con la testa d’ariete sormontata dal

"disco solare"

>Ra<

Egli, sulla sua barca, seguirà il percorso di un fiume che attraversa le dodici regioni che costituiscono la Duat: dodici, come le ore della notte. Quest'infero mondo è simile al regno dei vivi e gli abitanti di quest’incredibile luogo sono Dei.

Ogni regione ha una specifica divinità, una propria capitale, una precisa estensione. Ra affronterà situazioni particolari ed avversità d’ogni tipo ma, grazie alle necessarie ed appropriate formule, eviterà demoni ed esseri mostruosi intenti a contrastare la sua navigazione.

Al termine del viaggio, il dio uscirà dal mondo dell’oltretomba con l’aspetto di Khepri,

< lo scarabeo sacro>

E’ il simbolo della rinascita, la vittoria della Luce, la sintesi della religione egizia,

Osiride che sconfigge la morte divenendo

> il sovrano del regno dei morti <

 Ogni libro ha una sua particolarità e funzione ma, sostanzialmente, "i libri funerari" si possono dividere in due categorie: quelli che descrivono l'Aldilà e quelli che indicano come sia possibile  attraverso appropriate formule rituali e invocazioni magiche destinate alla peregrinazione dell'anima, affrontare il giudizio di Osiride, con la terribile prova della

> “ pesatura del cuore”<

in modo da superare le dodici prove, a cui ogni anima  doveva sottoporsi in modo da trascorrere serenamente la vita nei Campi di Ialu, il Regno dei Beati.


Il tedesco Karl Lepsius, uno dei più grandi egittologi di tutti i tempi e autore della stupenda e monumentale opera "Denkmaeler aus Aegypten und Aethiopien" in dodici enormi volumi, nel 1842 titolò una sua pubblicazione, contenente 165 formule tradotte da un papiro conservato al Museo Egizio di Torino, "Libro dei Morti", dettato, secondo il mito, da Thot, il Dio degli inferi. che insegnava come riconquistare la vita eterna.

Da allora, errando, quasi tutti i testi inerenti l'Aldilà egizio sono considerati "dei morti". In realtà, l'originale su cui lavorò Lepsius era "l'inizio delle formule per uscire nel giorno" in cui, le molte invocazioni ed incantesimi, secondo la credenza, avrebbero consentito al defunto di

"risorgere al giorno della nuova vita"

Vi sono differenze, a volte marcate, tra testo e testo, non sono tutti "libri dei morti", anzi, il loro scopo è quello di "far tornare a vivere".e tornare a vedere, dopo il tramonto della vita >l'alba della nuova< seguendo il ciclo dell'astro solare.

 

Capitolo 3°

< La mummificazione del defunto>

Uno dei riti principale per prepararsi al viaggio verso l'aldilà prevedeva  la purificazione del corpo, liberando cosi l'anima dalle scorie terrene e in particolare quelle parti del corpo che erano servite per alimentarsi e liberarsi del cibo non assimilato. Questa purificazione avveniva, attraverso l'incisione addominale e l'estrazione degli intestini, dello stomaco, del fegato e dei polmoni.


Si puliva l'addome sciacquandolo con vino di palma e spezie tostate.  Lo si riempiva quindi con mirra pura macinata,cassia e altre spezie.

 Le viscere estratte dal corpo del defunto venivano poi collocate in canopi, vasi, generalmente di alabastro, e venivano collocati nelle tombe in un "cofano" apposito e assieme alla mummia del cadavere riposti nella camera sepolcrale.


 

Più tardi si usarono i vasi canopi, che avevano sempre

< quattro teste >

  

Nel periodo dei Ramessidi, rappresentavano

> i Quattro Figli di Horus <

1) Daumutefil, il vaso con la testa di sciacallo, conteneva lo stomaco.

2) Quebehsemut, il falco, conservava gli intestini.

3)  Nel vaso con la testa umana, quella di Ismet, veniva riposto il fegato.

4) Quello di Hapy, con la testa di babbuino,conteneva i polmoni.  

I reni, spesso considerati come sede delle emozioni, e il cuore, che serviva al defunto per essere giudicato, venivano ricollocati nel corpo svuotato.


Anche il cervello era asportato tramite un'incisione praticata nel cranio o attraverso le narici per mezzo di uncini e veniva sostituito da una calotta di metallo.
Le viscere erano imbalsamate come il corpo e avvolte in bende separatamente

 

Capitolo 4°

>I FIGLI DI HORO <

 Figli di Horo è il nome che, nella mitologia egizia, viene attribuito alle quattro divinità preposte alla protezione degli organi interni dopo la mummificazione.

Secondo la tradizione i quattro Figli di Horo collaborarono con il dio Anubi nell'imbalsamazione del corpo di Osiride e divennero per questo 

< i patroni dei canopi >

 

 I quattro figli di Horo, che peraltro indicano anche i punti cardinali, sono:

1) Duamutef (significato: "che loda sua madre"), raffigurato con la testa di sciacallo, preposto alla conservazione dello stomaco del defunto ed indicante l'Est;

2) Hapi, raffigurato con la testa di scimmia, preposto alla conservazione dei polmoni, il Nord;

3) Imset, o "Hamset", raffigurato con testa umana, preposto alla conservazione del fegato, il Sud;

4) Qebehsenuf, raffigurato con la testa di rapace, preposto alla conservazione degli intestini, ed indicante l'Ovest.

I Figli di Horo erano inoltre posti in relazione con quattro Dee preposte alla custodia dei quattro angoli del sarcofago reale.

 Le coppie erano:

  • Imset- Iside
  • Hapi - Neftys
  • Duamutef - Neith
  • Qebeshenuf- Selkis

 

Ritroviamo la loro presenza sia nell'affresco, in cui Nefertari, dopo avere ossequiato Thot

presenta le sue offerte ad Osiride, davanti al quale, su un piccolo tavolo,  vi sono i quattro Figli di Horo in miniatura.

Figli di Horo, che ritroviamo nell'identica posizione, appena a destra dell'entrata, in cui Nefertari, porge i suoi omaggi ad Osiride, sempre seduto su un trono e ad Anubi, il dio degli inferi, appena dietro in piedi.

Figli di Horo, che ritroviamo ancora sul lato opposto della camera di ingresso, sull'architrave sovrastante la porta di accesso al sepolcro, non più con l'aspetto umano, ma con la tipica simbologia ieratica legata ai quattro "Vasi  Canopi", seduti per terra nella tipica posizione  mussulnana di riposo o di preghiera.

 

Ritroviano anche altre immagini legate ai Figli di Horo e alle Dee di riferimento nell'anticamera.

   

Capitolo 5°

>?! I cinque vasi canopi !?<

< "Qebeshenuf- Selkis"> 

 Esaminando questo lato della stanza si notano alcuni particolari, che non possono passare inosservati ad un occhio attento a questa particolare simbologia esoterica.

I canopi sull'architrave non sono gli abituali e canonici "quattro", ma bensì 

> 5 <

seduti per terra in direzione di Osiride, con il

"volto verde"

 

Se si osserva con più attenzione le immagini, che si susseguono sulla facciata opposta all'entrata della tomba, ci si accorgerà che

> la controfigura simbolica<

 < Qebeshenuf - Selkis >

 del quarto figlio di Horo è rappresentato, a differenza degli altri Tre, per ben "quattro volte" consecutive.

 

> Lo troviamo per "due volte" nella fila dei canopi sopra la porta di acceso alla scala,

 > seduto per ultimo <

 senza alcuna iscrizione davanti al volto, iscrizione che osserviamo davanti ai volti dei primi quattro canapi, compreso il suo, il terzo nella fila

?! Occupa quindi il > 3°< e il  > 5°< posto !?

 

Tale inserimento non è certo casuale, ma deve avere un preciso

"significato simbolico"

legato probabilmente alla "testa di falco", utilizzata anche per rappresentare la più importante  divinita

> il Falco - Horo <

Sembra che si voglia fare una distinzione tra cosidetti organi buoni, raccolti nei quattro canoni, e quelli cattivi.

visto che abitualmente sono sempre rappresentate solo le quattro figure canoniche,  pur  con diverse modalità funerarie o rituali.

 

> lo troviamo ancora scivolando  verso le immagini di sinitra, seduto su uno dei due troni, occupando

> "il primo"<

 mentre sul secondo è seduta una figura umana, che non sembra appartenere al canopo Imset, raffigurato appunto con "testa umana", preposto alla conservazione del fegato, il Sud, che compare appena dopo in piedi, dietro Qebehsenuf.

 

> lo ritroviamo per "la quarta volta" in piedi, sempre con la "clamide gialla", davanti Imset,che, come abbiamo visto è legato alla dea Iside.

 

> Appare a tutti gli effetti "un convitato di pietra", anche se non se ne comprende la ragione. Allo stato non sono ancora riuscito a "decriptare" il  significato simbolico occulto, ma certamente la coppia

 <"Qebeshenuf - Selkis">

 appare onnipresente e ci deve essere una qualche motivazione occulta. Conto vivamente sul sostegno non più emotivo, ma  concreto dei miei affezionati lettori, che mi aiutino a

"risolvere insieme"

 questo, al momento, ancora irrisolvibile

 "REBUS"

 Capitolo 6°

> SELKIS

> l'onnipresente <

Ma non è  il solo > 5 <  simbolicamente rappresentato in una cinquina. C'è infatti una una serie numerica, altamente simbolica proprio sulla sovrastatante

<Architrave>

Architrave, in cui in basso, sui rispettivi stipiti,  vengono rappresentate nella loro classica figura umana,con sul capo il rispettivo

> Glifo <

Due dee Selkis Neith abitualmente  insieme nella rappresentazioni di riti funebri ritrovati nelle tombe.

  

In questo caso  sono stati inseriti "sei ureo" inframmezzati da "cinque piume azzurre" alla destra del dea Iside alata nel centro, mentre dalla parte opposta  si evidenziano"cinque ureo" inframmezzati da "quattro piume azzurre" 

Sullo stipite sinistro entrando (destro uscendo) è rappresentata

> Selkis <

Vestita di rosso, con un abito ricamato a nido d'ape, che osserva "i cinque canapi" con

< l'occhio destro e due mani destre >

Sullo stipite destro entrando (sinistro uscendo) è rappresentata

> Neith <

anche lei con un abito rosso, ricamato a nido d'ape,con

< l'occhio  sinistro e due mani  sinistre>

Neith ha lo sguardo rivolto da un'altra parte. Osserva Nerfertari, appena scesa dalla porta di ingresso,  che sta porgendo i suoi omaggi agli Dei degli inferi . che sono andati a riceverla.

 

Osiride, seduto su un trono, con davanti i quattro figli, e Anubi,appena dietro, in  piedi.

Selkis, riveste un ruolo molto particolare durante il rito funebre di apertura, apparendo sia nell'anticamera con la tipica immagine ieratica, sopra richiamata

Ma la ritroviamo, come abbiamo già sottolineato, all'entrata su uno dei due stipiti sotto l'architrave.

Sia attaverso il simbolo del canopo del figlio di Horo Qebehsenuf, raffigurato con una "clamide  gialla",  seduto a gambe unite o in piedi, con la testa di rapace, preposto alla conservazione degli intestini, ed indicante l'Ovest.

  

Selkis, dea funeraria insieme a Iside, Nefti e Neith, aveva il compito di proteggere uno dei vasi canopi: Qebehsenef ,dalla testa di falco, che conteneva gli intestini.

Era rappresentata con l’immagine stilizzata di un pungiglione di scorpione sul capo; più raramente con l'immagine di un scorpione con il volto da donna. Proteggeva inoltre l'apparato riproduttore e le vie urinarie, soprattutto quelle maschili, che erano individuate per la "somiglianza" con uno scorpione.

 Neftis               Iside             Selkis              Neith

  

Queste quattro Dee Funerarie  sono tutte presenti nella Tomba di Nefertari, ma con un distinguo, che rivela l'intenzione del Maestro, ideatore del messaggio - cosi abilmente camuffato e criptato - di dar loro una diversa importanza.

Capitolo 7°

> l'assenza di Neith <

Nella cerimonia di offerta dei canopi da parte di Nefertari, si nota la stana e incomprendibile assenza di due delle Dee funerarie Neith e Iside, sostituite da Hathor, assenza non di facile soluzione, stante la loro presenza in altri luoghi della stessa tomba e la circostanza che la Regina porge alle Dee,assise sui quattro troni, tutti i quattro canopi e quindi anche

> Duamutef, quello con la testa di sciacallo, preposto alla conservazione dello stomaco del defunto, canopi che la tradizione funeraria egizia attribuisce a Neith.

> Imset, o raffigurato con la testa umana - preposto alla conservazione del fegato - canopi che la tradizione funeraria egizia attribuisce a Iside.

Nel primo affresco, sulla sinistra entrando, troviamo  in seconda battuta,la sola Neftis, vestita di verde,dietro il trono in cui è seduta Hathor, vestita di rosso.

Nel secondo affresco, sulla destra entrando, troviamo  in seconda battuta,la sola Serkis, vestita di rosso,dietro il trono in cui è seduta Hathor, vestita di verde.

Iside, nè tanto meno Neith compaiono insieme alle abituali consorelle divine, che agiscono sempre nella tradizione funeraria egizia e che puntalmente  insieme nella stanza in cui Nefertari offre cibi e bevande a Osiride e Horo.

< Neftis <> Iside >

< Neith <> Selkis >

In cima alla scala che conduce al sepolcro

e sotto l'architrave con gli

< 11 Ureos >

Originariamente Neith fu la dea della caccia e della guerra ed ebbe come simboli di potere, come la città stessa di Sais, due frecce incrociate sopra uno scudo come corona divina e il bastone uadj come scettro di potere. Come dea della guerra fu anche associata alla morte; si pensava che Neith avvolgesse i corpi dei morti con le bende nella imbalsamazione.

Così divenne protettrice di uno dei quattro Figli di Horo, Duamutef, la deificazione del canopo che conteneva lo stomaco e il cui coperchio raffigurava la testa di uno sciacallo,

che ritroviamo ai due lati inferiori della scala di accesso, a guardia dell'entrata alla stanza del sepolcro.Uno dei quali sembra inviare un

<messaggio in codice morse>

Nel tempo, poiché il suo nome poteva anche essere interpretato con il significato di "acqua", Neith fu considerata la personificazione delle acque primordiali della creazione, nella Ogdoade e quindi madre di RA.

La risposta è sicuramente su questa parete, ma la momento non sono ancora riuscito da interpretarla, Lascio ai miei cari appassionati lettori scoprirla, in modo che possa diventare patrimonio e conosscenza comune.

Capitolo 8°

> Divinità nella tomba <

Nella tomba sono in ogni caso rappresentati quasi tutti gli Dei più importanti.Vediamo brevemente una piccola galleria di Dei, a titolo di esempio (come si noterà, alcune divinità hanno attributi comuni - corna di vacca, disco solare, piuma di struzzo -, che si riferiscono a sincretismi o a caratteristiche comuni e intercambiabili).

Alcune di queste divinità appiono nella tomba, ma in particolare:

Ra Hathor

Sicuramente le divinità cui è affidato il compito più importante sono Ra e Hathor, gli Dei solari per eccellenza.

> RA <

Dio del Sole che sorge, era una delle divinità principali.Veniva considerato

<il creatore dell'Universo>

 ed era protettore dello stato e della giustizia.

 

 Il Sole era la sua Barca, e con essa tutti i giorni attraversava il cielo. La rappresentazione classica lo vede come un occhio molto decorato, mentre, quando fu associato ad Horus, divenne molto simile a quest'ultimo.

 

> HATHOR <

Viene raffigurata con sembianze di vacca, oppure come una figura femminile con orecchie e corna bovine. Rappresentava inoltre la volta celeste. Si dice che, in questa forma sia una delle più antiche e che il suo culto provenga dal Sud. Poi, il mito riporta che quando Iside intercesse con Horus per salvare la vita di Seth, ormai sconfitto, questi, in un impeto d'ira, tagliò la testa alla madre. Ma Ptah, che era presente, la sostituì prontamente e provvisoriamente con una di vacca. Da allora, Iside viene anche adorata come Hathor, portando sul capo le stesse "due corna" che circondano il "disco solare"

. "La casa di Horus" (questo il significato del suo nome) è la dea della bellezza, dell'amore e dell'allegria. Sempre secondo il mito allatta il faraone dandogli forza e accoglie i defunti nell'Aldilà.Il suo tempio principale era a Dendera.

Ad Hathor nella tomba vengono affidati diversi compiti. tra i quali quella di accompagnare la Regina Nefertari all'inzio del vaiggio, di accoglierla al suo arrivo nell'oltretomba e di accomitarsi da Lei dopo avere superatto tutte le prove e aperto tutte le porte

Altrettanto importanti sono le dee Iside e Neftis , cui è affidato il compito di riequilibrare le energie postive e negative, maschili e femmininili e in partcolare quella lunare, la più carente e deficitaria.

> Phat <

Ci preme però concludere questo lavoro fornendo una breve sintesi dei principali simboli, rappresentati in molte della'immagini, e che ritroviamo puntualmente sullo "Scettro" che il dio Phat, stringe tra le mani.

 Simboli, con i quali  i quali gli egizi identificavano il Dio Phath che iconograficamente è raffigurato come un UOMO in posizione ben eretta, quasi mummificato, che tiene fra le mani uno "Scettro" composto appunto dal bastone Uas sormontato dal uno Djed e un Ankh.   

 

 Capitolo 9°

> UAS < ANKH > DJED <

La prima Dea ad accogliere nella stanza del sepolcro Nefertari è Hathor, con ai lati alle spalle della Dea e di Nefertari due bastoni UAS

Simbolo del potere sull'aldilà, dato che assomiglia alla testa di cane di Anubi.

Nell'iconografia egizia il bastone di Ptah sarebbe ad indicare l'importanza del

< risveglio della kundalini > 

nella colonna vertebrale, al fine di risvegliare le capacità psichiche extraumane e cosi ad essere pronti a superare la morte, con l'energia del serpente di fuoco e volare via.

Anche gli atri due simboli, inseriti nel bastone Uas, che impugna  Ptah vengono rappresentati costantemente in quasi tutti i murali, posti in progressione dietro le gambe di tutte le divinità,

lANKH (simbolo della vita) e lo DJED,che è un'altro simbolo, che rappresenta la spina dorsale.

> DJED <

Simbolo ripreso in un angolo della tomba reale, in cui prevale il blu cobalto, come nei vestiti di Anubi, che si commiata da Nefertari.

Djed, dipinto in tutte e quattro le facciate interne delle colonne, prospicenti il sepolcro di pietra.

Una diversa dalle altre, con più o meno "righe dorate" e con le parti rosse, verdi e nere, di differente altezza a significare la diversa intensità ed estenzione dell'energia Kundalini nel corrispondente disegno in cui Nefertari avanza nel suo viaggio negli inferi.

Ma il simbolo forse più significativo, che conferma l'intenzione dell'autore dei murales, di indicare lo sviluppo della coscienza della regina e la sua conseguente "apertura del terzo occhio", resta

"il nodo di iside"

che pone > sotto i seni <di Nefertari, a destra o a sinistra, a seconda se vuol far apparire che la regina ha ancora

> bloccata l'energia <

(nodo a destra)

> in chiara espansione <

(nodo a sinistra)

Grazie all'aiuto riequilibratore dell'energia solare da parte di Iside e di quella lunare da parte di Neftis, espressa anche con l'esposizione di un

> "seno nudo" <

Seni destri o Seni sinistri, che ritroviamo espressamente evidenziati nei due murales posti ai lati della scala di accesso.  

Seni unici, in quanto tutte le quattro Dee risultano prive del corispondente seno sinistro o destro.

Capitolo 10°

IL NODO DI ISIDE

IL simbolo della Dea Isis è il Tiet, chiamato anche

nodo isiaco <

Il Tiet, o nodo di Iside era un potente amuleto egizio comparso durante il Nuovo Regno, che assicurava protezione in vita e nel corso del viaggio verso l'aldilà, connesso al culto di Osiride e chiamato in origine anche Nodo di Seth o Nodo della vita.

 Tiet / tyet (benessere/vita),i sembra rappresentasse per gli egizi l’idea della vita eterna / resurrezione.

Il nodo come simbolo magico, egizio e non, rappresenta un punto di convergenza tra le forze umane e quelle divine e ciò che veniva legato dai maghi egizi su questa terra lo sarebbe stato anche in cielo.

Come mostra questa colonna del porticato del tempio di Philae raffigurante il tiet al centro e il djed a sinistra.

Il simbolo veniva usato spesso nella decorazione di tombe, nei bassorilievi e nei corredi funerari in unione al pilastro djed, simbolo di stabilità connesso ad Osiride.

A partire dal Nuovo Regno, l'amuleto si trasforma in nodo nel vestiario raggiungendo la massima diffusione nel periodo tolemaico-romano.

Statua di Iside greco-romana, con il nodo isiaco tra i seni fino a giungere nell'iconografia classica delle figure sacre come nella cintura di Maria Maddalena. nel dipinto di Andrea Mantegna.

Andra Mantegna - Maria Maddalena

Il pittore raffigura Gesù e la Maddalena, che pone alla sinistra della Madonna, con cintura, posta appena al di sotto dei seni, con al centro

"il nodo isiaco"

Questo nodo aveva la forma dell'amuleto, poteva essere fatto alla cintura oppure alle stole dove, usando gli angoli superiori, si formava un cappio che doveva trovarsi esattamente tra i seni mentre ai lati del nodo pendeva ciò che restava degli angoli usati.

Nel caso della tomba di Nefertari "il nodo isiaco", come abbiamo visto, è posto  all'inizio sotto il seno destro e - una volta aperto nuovamente "l'occhio sinistro"- definitivamente  sotto il seno  sinistro all'altezza del cuore. 

La differenza è dovuta - crediamo - ad una diversa raffigurazione simbolica.

Nel caso della regina Nefertari è rappresentata esclusivamente  "la prevalenza" di un energia sull'altra

> destrorsa < o > sinistrorsa <

 Mentre nelle rappresentazioni dell'Iside romana o della Maddalena viene raffigugata la centratura delle due energie, quella positiva maschile e quella negativa femminile.

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

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Il racconto contina nella

IV° PARTE

< Simbologia Ieratica >

Decriptazione e interpretazione dei segni -