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SVELATO L'ENIGMA DELL'OCCHO SINISTRO DI NEFERTARI -1°

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SVELATO L'ENIGMA DELL'OCCHIO SINISTRO DI  NEFERTARI

I° PARTE

Capitolo 1

< IL TERZO OCCHIO DI HORUS >

Nei capitoli dedicati all'Egitto e in particolare al Faraone Akhenaton e a sua moglie Nefertiti abbiamo parlato dell'esistenza di Tre scuole iniziatiche dell'Occhio di  Horus. Scuole misteriche miste, in cui si cercava di aiutare gli adepti ad unire le due energie > positiva e negativa < che scorrono nel corpo di ambo i sessi.


Numerosi indizi e riscontri  sembrano infatti avallare l'esistenza - molto prima della salita al trono di Akhenaton - di un percorso iniziatico, in cui gli adepti venivano preparati in scuole iniziatiche legate al culto osirideo ed all'Occhio di Horus, come mostrano questi due "murales", in cui nel punto più alto del dipinto vengono raffigurati > i due  occhi di Horus < ed in mezzo un "disco rosso", che, secondo alcuni egittologi, dovrebbe appunto rappresentare il " Terzo Occhio" di Horus.

Queste due scene sembrano  indicare proprio il cammino iniziatico intrapreso dal Faraone per unire  le quattro energie in modo da equilibrarle con l'Energia dell'Universo, rappresentata appunto  nel primo di questi murales da "un cesto" in alto tra i due occhi, cesto che mostra 4 fiori.

Nel 2° murales >il Disco rosso< è posto più in alto, cosa che ha portato alcuni interpreti - anche per lo strano > buco < posto in mezzo alla fronte della regina Nefertiti


a ritenere che questo fosse > il simbolo < con il quale gli egiziani  identificavano il Terzo occhio, che nella tradizione esoterica successiva è normalmente inserito all'interno di un

> il Triangolo <

posto al centro di tutti i Templi massonici per rappresentare > l'Occhio < del Grande Architetto dell'Universo.

Ureo , che ritroviamo in diverse versioni anche nella tomba delle regina Nefertari. Ognuno legato ad un preciso significato simbolico, con chiare valenze esoteriche, come gli

"undici cobra"

< 6 > a destra < 5 > a sinistra

Cobra che sembrano voler indicare che la moglie del Ramsse II a differenza di quella di Akenathon - ambedue divinizzate in vita- non era riusciuta a vedere oltre il mondo visibile agli esseri umani, aprendo  il famoso

"occhio sinistro"

come sembra confermare l'analisi della sua vita  raccontata con la tipica simbologia ieratica egizia sulle pareti della sua tomba e in particolare come confermerebbe l'immagine della divinità posta al centro  dell'architrave che il volto rivolto

"a sinistra"

In questo caso  sono stati inseriti "sei ureo" inframmezzati da "cinque piume azzurre" alla destra della divinità alata nel centro, mentre dalla parte opposta  si evidenziano"cinque ureo" inframmezzati da "quattro piume azzurre".

Sullo stipite sinistro entrando, destro uscendo, è rappresentata

> Selkis <

Vestita di rosso, con un abito ricamato a nido d'ape, che osserva "i cinque canapi" con

< l'occhio destro e due mani destre >

Sullo stipite destro entrando, sinistro uscendo, è rappresentata

> Neith <

anche lei con un abito rosso, ricamato a nido d'ape,con

< l'occhio  sinistro e due mani  sinistre>

Neith ha lo sguardo rivolto da un'altra parte. Osserva Nerfertari, appena scesa dalla porta di ingresso,  che sta porgendo i suoi omaggi agli Dei degli inferi . che sono andati a riceverla.

Osiride, seduto su un trono, con davanti i quattro figli, e Anubi,appena dietro, in  piedi.

Analizzando queste immagini, in cui il Maestro Pittore, un vero iniziato alle scienze misteriche ed esoteriche del tempo, utilizza il colore "verde" per indicare l'energia sinistrorsa con caratteristiche prettamente femminili, mentre riveste le varie divinità o la stessa Nefertari di oggetti, ornamenti o simboli di "rosso", quando vuole indicare la prevalenza o il predominio dell'energia destrorsa, tipicamente maschile, seguendo  la comune tradizione esoterica e come sembra la prassi ieratica applicata a questa particolare e forse unica realizzazione misterica escatologica, in cui sono state scelte non i tradizionali geroglifici, ma le tipiche

"figure antropomorfiche egizie"

che si ritrovano puntualmente in tutti gli altri monumenti o tombe, immagini dietro le quali si cela un vero e purtroppo inascoltato

< messaggio misterico escatologico >

assolutamente non usuale per l'epoca, anche perché ritenuto a torto non conforme alla cultura e alla tradizione egizia, tanto da passare del tutto inosservato anche ai più esperti cultori della materia, in particolare i "fratelli Massoni", che con troppa facilità e - mi si consenta-  eccessiva supponenza si dichiarano

"Iniziati ai Piccoli e ai Grandi Misteri"

di cui l'Egitto fu cultore e propagatore indefesso per millenni in tutto il mondo antico, tanto che i più grandi filofi greci come Platone e Pitagora, creatori di scuole che ebbero altrettanta influenza- trascorsero lunghi periodi nel loro templi per apprendere i segreti di questa'arte meravigliosa.

Per non sembrare ingeneroso e inopportunamente superficiale nei riguardi di "fratelli e sorelle", che stimo e apprezzo e di cui sono orgoglioso di essere rimasto - pur non appartendo da alcuni anni ad alcuna famiglia massonica - sinceramente e profondamente amico e dai quali  ho appreso, come si usa dire tra massoni, a

"leggere<> scrivere<> compitare"

mi permetto di richiamare,  per i non addetti a questo tipo di lavoro, due articoli che ho scritto sull'argomento, pubblicati su questo stesso Sito, che credo rendano l'idea del mio punto di vista e della critiche ad un modo di intendere la cosidetta e decisamente non apprezzata e conseguentemente vissuta nella propria intimità

"Massoneria iniziatica"

"Massoneria iniziatica" <> "Vita e Morte di un Eggregore"

la cui scienza e i cui "metodi  exoterici e esoterici" da tempo si sono dispersi nelle sabbie del deserto egiziano e  o tra le nebbie di Avalon, dove è nascosto il leggendario e ormai invisibile inaccessibile

"Castello dei Cavalieri della Tavola Rotonda"


Non l’arroganza
Non l’orgoglio
Né la prepotenza, Né il diritto
No
n l’audacia, Non il valore

Nè la sapienza, Né la saggezza
Solo l’innocenza può toccarla
Solo l’innocenza senza desiderio
può usare la forza dentro di sé.

Così si estrae
la Spada dalla r
occia
e si diventa Re

conclusioni di un'altro articolo dedicato particolarmente ai "massoni" e intitolato appunto

"I Veri Cavalieri della Tavola Rotonda"

che mi auguro che - come questo mio lungo lavoro di sintesi dell'esperienza accumulata in vent'anni di vita in comune - possa servire a rivalutare soprattutto per le critiche ingiuste e infondate che vengono rivolte alla

"Massoneria"

considerata fuorviante e puramente speculativa e soprattutto  non "Esoterica", né tanto meno composta da veri e preparati "iniziati" all'antichissima e purtroppo dispersa

"Arte Reale"

Critiche che hanno un certo fondamento, avendo la predominante ed effettiva ignoranza  di quest'antichissima scienza esoterica  portato all'inevitabile degenerazione dei tanti

"messaggi"

lasciati sulla pietra e incoparabili dipinti dai più grandi artisti e scienziati di ogni epoca e civiltà, come Leonardo da Vinci, Maestro indiscusso e ineguagliabile  dell'antichissima "Arte Reale", particolarmente fissato, come gli egizi, con

"le mani e i piedi sinistri"

Come ci indica lo stesso Leonardo in un famoso dipinto, conservato a Parigi al Museo del Louvre, affidando il compito a San Giovanni Battista, con sembianze femminili, che punta il dito indice della "mano destra" verso il cielo >in direzione Est> e poggia il dito medio e l'indice della "mano sinistra" sullo sterno, all'altezza del cuore.

Identico messaggio criptato si ritrova in un altro San Giovanni - Bacco - sempre al Louvre -  ma questa volta una mano <"la destra"> punta l'indice verso  il cielo, l'altra <"la sinistra"> indica sempre con l'indice il terreno, mentre "le gambe" appaiono incrociate con la sinistra accavallata sulla destra. Il messaggio che balza subito agli occhi è sicuramente

> la disposizione delle braccia e delle gambe <

che nel disegno dell' Uomo Vetruviano raddoppiano e sono decisamente rivoltate in direzione Est

> verso sinistra <

"Uomo di Vitruvio"

Se quindi - per quanto riguarda gli affreschi ritrovati nella Tomba della  Regina Nefertari -si vuole comprendere

"il messaggio criptato"

abilmente camuffato, ma non indecifrabile, una volta compresone il codice interpretativo, identico per  molti aspetti a quello di Leonardo, va seguito lo stesso metodo di indagine da Noi applicato per i suoi dipinti e per i suoi disegni esoterici e va quindi prestata - come nel caso dell'Uomo di Vitruvio - un'attenzione particolare a come sono presentati i vari personaggi, la direzione del volto, in cui viene mostrato sempre di lato con un solo occhio, il destro o il sinistro, scelta mai casuale, come pure quella delle mani, sempre appaiate a due a due, destre o sinistre, elementi rivelatori ed essenziali per chi sa leggerli e interpretarli

Seguendo questa metodologia investigativa, si dovrebbe comprendere come sia effettivamente possibile recuperare

" la visione del mondo celeste"

Esperienza che Nefertari dovrebbe avere simbolicamente raggiunto solo dopo la morte, essendo raccontato il suo passaggio nel mondo degli inferi e l'incontro con gli Dei, che l'hanno aiutata a reimpossessarsi della vista divina, con

la riapertura dell'occhio sinistro <

Visione celeste che nemmeno la stessa Nefertiti dovrebbe essere riuscita a  completare in vita, come sembrerebbe confermare la famosissima testa

> priva dell'occhio  sinistro <

su cui tante bugie sono state raccontate e tante leggende inventate di sana pianta, ma  purtroppo non riusciremo mai - come nel caso di Nefertari - ad averne una conferma, perché  la sua "tomba" non è stata mai ritrovata  e non riusciremo certo a scoprirlo, non potendo leggere infatti tra le righe

> il messaggio esoterico <

lasciato da chi predispose invece  la tomba di Nefertari, utilizzando il tipico linguaggio degli iniziati ai misteri, non avvezzi - come dicono gli indiani d'America - a parlare con lingua biforcuta ai loro "fratelli di sangue", consentendo a chi di loro dimostrasse di essere capace di comprenderne il codice criptato, di risolvere l'enigma e di scoprire così il suo vero significato e di avviarsi  facilmente sul sentiero con gli strumenti adatti.

In realtà dai riscontri storici e in particolare  dall'analisi dei disegni raffigurati sulle colonne che cingono il sepolcro della Regina Nefertari sembra che il raggiungimento di questo potere venisse rappresentato in tutt'altro modo e con una differente simbologia, incentrata sul

> simbolo dell'occhio destro <

inciso sull’avambraccio sinistro della Regina nella colonna Nord Est della stanza del sepolcro.

in cui era posto il sarcofago con la mummia della moglie di Ramsete II.


Immagini criptate, di cui nessuno sembra essersi reso conto, tanto che non ci si è mai chiesti quale messaggio simbolico volessero realmente trasmettere.

Per comprenderlo andrebbe approfondito il significato che gli egiziani davano all’ Occhio di Horus ed in particolare all’Occhio sinistro.

Nella tradizione classica egizia, fatta eccezione per la parentesi del regno di Akhenaton, il Faraone veniva identificato e rappresentato con il volto di Amon -Ra, il Dio-Falco, con il disco solare sulla testa.

Ma proprio questa identificazione con Amon -Ra ha portato ad escludere che > il disco rosso solare < potesse essere identificato con il Terzo Occhio, anche se , come vedremo, riveste una particolare importanza nel messaggio simbolico del Maestro Pittore, che ha creato l'intero impianto pittorico della tomba, dando particolare rilievo alla Dea solare Hathor, cui ha affidato il compito di accogliere nell'oltre tomba l'anima della defunta Regina e di accomiatarsi da lei, offrendogli l'Ankh, la chiave della vita eterna.

Simbolo, insieme al bastone Uas che ritroviamo in tutte le rappresentazioni iconografiche deli Dei egizi. Hathor infatti porta il simbolo del "Disco Rosso" tra due corne bovine, identificato con

"l'Occhio di Ra"

In effetti in molti templi egizi sono riprodotti sia l'occhio destro (in netta prevalenza),

che l'occhio sinistro


Ma a differenza  di altre culture, come quelle  orientali, che mostrano "Il Terzo Occhio" al centro della fronte


secondo l’insegnamento misterico egizio, la cosiddetta "Terza vista", non era simboleggiata  con l'apertura in un >Terzo occhio < posto in mezzo alla fronte, ma  con la

> ri-apertura dell’occhio sinistro di Ra <

Questo stato psicofisico  è stato esotericamente rappresentato , per quanto riguarda la tomba di Nefertari con "il simbolo dell'occhio destro"

> l'occhio ardente di Ra <

aggiungendo un "cobra" all'angolo sinistro dell'occhio destro come mostra il simbolo inciso sull'avanbraccio della regina nel murales dipinto sulla facciata di una delle quattro colonne nella stanza del sarcofago.

Capitolo 2

< GLI OCCHI DI HORUS >

Secondo un'antica leggenda egizia > il segreto < per accedere in vita al mondo degli Dei resta legato alla

> ri-apertura dell'occhio sinistro <



Ogni essere umano, all'atto della nascita, perde infatti la facoltà di "vedere" il mondo ultraterreno,  perchè uno dei due occhi, quello

> sinistro < viene"umanizzato"e reso "cieco".

Il Suo Occhio destro, il sano, l’Occhio divino, mantiene tali facoltà, che però non possono essere più utilizzate, perché soggiace al dominio dell'

> occhio sinistro < > l'imperfetto <

destinato all'uomo proprio  per consentirgli di vedere questo mondo inferiore, in cui ha deciso  di avventurarsi, perdendo di conseguenza ogni collegamento diretto o indiretto al mondo da cui ha deciso di staccarsi per vivere quest'esperienza umana.

Occhio
sinistro che, nelle leggende egizie, Horus perde nello scontro con Seth, il Dio del male, che vive ed opera sulla terra, avendo usurpato il potere al suo legittimo Re > Osiride < ucciso  e tagliato in 14 pezzi
.

Occhio Sinistro, che Horus, nel corso del suo passaggio terreno, deve assolutamente trovare e reimpiantare nel

> bulbo oculare vuoto <



Infatti nel Libro dei Morti, cap.LXVI si legge: Io sono Horus, il figlio primogenito di Osiride, che dimora nel mio occhio destro. Giungo dal cielo e rimetto Maat ( la Dea della verità e della giustizia) nell’occhio di Ra (il Dio Sole)”,che, per gli egiziani, è appunto
"il sinistro"


Thot era il Dio che aveva vinto la maledizione di Ra, permettendo a Nut di dare alla luce i suoi cinque figli. Destinata alla sterilità eterne, Nut andò a confidare il suo dolore all’amico Thot, che era non solo il supremo padrone dell’aritmetica, della parola, della scrittura e degli scribi, ma anche il protettore della Luna e il possente reggitore del tempo e del calendario per gli dei e gli uomini.

Nutrendo un amore nascosto per la dea, Thot decise di volare in suo soccorso. Intavolò una partita a dadi con la Luna e, vintala, si fece dare da essa un settantaduesimo dei suoi fuochi e della sua luce, di cui si servì per fabbricare cinque giorni interi che aggiunse ai 360 dell’anno consueto (da allora per la leggenda, l’anno egizio ebbe 365 giorni suddivisi in dodici mesi di 30 giorni, mentre gli ultimi cinque giorni addizionali o «epagomeni» erano posti alla fine dell’ultimo mese).

All’insaputa del Dio-Sole, la dea Nut, avuti a disposizione cinque giorni ignoti al calendario abituale, si affrettò a metterli a profitto per dare alla luce nascostamente cinque bambini: uno per ogni giorno vinto alla Luna dal suo amico Thot. Così nacquero gli dei Osiride, Haroeris, Seth, Iside e Nefti. Il destino del popolo egizio cambiò: Osiride, il figlio maggiore della dea Nut, erede di Geb sul trono terrestre, pervenuto alla maggiore età, sposò la sorella Iside e diventò il primo sovrano della terra d’Egitto, dopo averla unificata.

Fig.2  Nut arcuata forma la volta celeste, Geb sott o di lei rappresenta la Terra e Ra naviga nella barca solare

E' stato ancora Thot che ha aiutato Iside, una volta ritrovati i 14 pezzi del corpo di Osiride dilaniato e disperso da Seth, ad allontanare il veleno magico di Seth da suo figlio Horus, riportando Osiride indietro dai morti, con la barca sacra .

Ma  Thot non si limitò ad allontanare da Horus il veleno letale di Seth. Riuscì - secondo questa leggenda -  anche a farsi restituire dal Dio del male > l’occhio sinistro < di Horus stappatogli in combattimento ed ad inserirlo nuovamente nell’orbita vuota.

Tra le varie leggende intorno alla figura di Thot c’è infatti anche quella in cui Horus, una volta cresciuto, aveva voluto affrontare in compattimento Seth per vendicare l’assassinio di suo padre e la dispersione del suo corpo in 14 pezzi. Nello scontro  Horus riuscì ad evirare Seth, ma dovette subire la perdita dell’occhio sinistro, stappatogli da Seth.

Thot intervenne anche in questo caso costringendo Seth a restituire l'occhio sinistro.

Il mito di Thot si rifletteva nella vita pratica del popolo egizio. almeno di coloro che avevano deciso di intraprendere un sentiero che li avrebbe dovuti portare a vedere nuovamente il mondo ultraterreno con la rivitalizzazione dell'occhio sinistro.

La riconquista della vista dell’occhio sinistro poteva infatti avvenire  solo se l’uomo o la donna, nel loro cammino terreno, fosseo riusciti  a praticare le 42 prescrizioni indicate dalla Dea Maat e  valutate, al momento della morte, da Thot nella

> cerimonia di pesatura del cuore <

Il ruolo del Dio Thot, secondo la tradizione escatologica egiziana, non era quindi solo quello di registrare i peccati e sanzionare le colpe nel mondo degli inferi, ma soprattutto quello di  vigilare anche durante la vita sul comportamento dei singoli ed aiutarli a ritrovare il cammino smarrito in conseguenza dell'accecamento dell'occhio sinistro.

Il Dio Thot assumeva quindi  una veste altrettanto importante durante l’esperienza che ogni individuo compie nel Suo tragitto terreno, soprattutto quando decideva di intraprendere un cammino iniziatico teso alla riconquista della

>Vera Vista<

Thot era quindi considerato, nella mitologia egizia, una specie di "vigile del cielo", a cui gli Dei hanno affidato il compito di garantire il rispetto del Codice cosmico da parte degli uomini e delle donne, che,discesi sulla terra, deve aiutare a ritrovare appunto

> l’occhio sinistro <

l’unico che consentiva di
vedere il cammino" e di seguirlo senza più ostacoli.

Si tratta infatti dell’occhio sinistro in comune tra Horus e l'Uomo, occhio che è stato reso

> cieco alla visione del mondo degli Dei <

e che solo con l’aiuto di un Dio, appunto Thot, potrà tornare a “vedere”<>“simile ad un falco d’oro dalla testa di Fenice.

Capitolo 3

"L'OCCHIO DELLA FENICE"

< Dio Uomo - Uomo DIO >

Umberto Capotummino, nel libro " L'Occhio della fenice" (Edizioni Sekhem),  ce ne da un'idea precisa, mettendo a raffronto l'impostazione egizia, espressa nel Libro dei Morti con quella cinese, elaborata nel "Libro dei Mutamenti dal Re Wenn" . Credo che valga la pena riprendere la sintesi del testo, che chiarisce in modo preciso le differenze e le similitudini.

"L'occhio della fenice"

"Nel Libro dei Morti degli Antichi Egizi l’occhio della Fenice è il simbolo della congiunzione del sole con la luna all’interno delle rivoluzioni lunisolari alle quali gli antichi sacerdoti consacravano il magico uccello. Splendente sull’asse del Polo, associata alle piene del Nilo, la Fenice evoca i cicli della rinascita e l’immortalità dello spirito.
Il segreto del suo potere sta nella facoltà d’illuminare il ritorno degli astri sulle loro orbite, al levarsi della stella Sothis (Sirio), sulle acque del Nilo con l’aurora solare.
La magica Fenice, posta alla prua delle Barche sacre, incendia la luce che attraversa
nel moto retrogrado dei cieli esoterici governati da Nekhbet e Uadjet.

il dono del suo occhio sinistro"

conferisce, a chi ne conosca il segreto, la visione del destino futuro.
Nell’esoterismo cinese la Fenice è chiamata Fenghuang, il suo nome implica l’unione dell’uccello maschio, feng, con l’uccello femmina, huang, essa splende sull’antico Polo celeste, o, posata sull’albero Wutong, è coordinata in terra alle fioriture stagionali.
La trasformazione del magico uccello è assegnata al fuoco e connessa al ritorno dei solstizi e degli equinozi, sugli assi portanti del Cosmo, nei modelli numerologici dell’ I Ching o
Libro dei Mutamenti.

I due mondi, cinese ed egizio, teorizzano entrambi un coerente sistema di archetipi, coevo nella antica elaborazione dei saggi. Nella via cinese la rivelazione è redatta in trigrammi ed esagrammi, ovvero cicli di numeri.
Nella via egizia la rivelazione è redatta in immagini cicliche, che veicolano le funzioni multiple assunte dagli dei.
Entrambe le culture descrivono un identico cammino magico riferibile al "circuito del cuore", nel quale i cicli di rinnovamento dei cieli si fondono col

Oggi ognuno di noi può assumere ritualmente la propria trasformazione, e attraverso il mito accedere alla decodificazione dei simboli stessi del percorso iniziatico, pervenendo alla rivelazione nascosta.
Il lettore, come lo sciamano, orientando su sé la ruota sacra del divenire, attiva

> i simboli <

con l’apporto del suo vissuto in un

“corpo di radianza”

che innesca la ruota del destino, ovvero del karma, decifrandone la pulsazione, intesa come numero, le cui potenze sono depositate nei segreti di più tradizioni orientali, esaminate nel presente testo."

E’ infatti in questa differenza di comportamento in vita che si rivela la natura dell'annunciata magia di Thot

> il Sacro Ibis <



L’airone, l’ibis e la gru

Nella religione egizia, si credeva che l’Airone ospitasse il Ba, o anima. Nel Libro dei Morti si trova una formula magica per mutare l’anima in airone. Affine all’airone è l’Ibis, che nella religione egizia era associato a Djhuti.

l’Ibis dalle piume purpuree, come quelle dell’Airone,
aiuta l’iniziando a compiere

“il miracolo”

di riuscire nuovamente a  vedere durante l’esistenza terrena con

> ambedue gli occhi <

il mondo terreno e quello celeste, in modo da superare brillantemente  e senza difficoltà la prova della

> pesatura del cuore <

e  spiccare il volo – nuovamente -

>>>> verso il cielo >>>>

Capitolo 4

< L' OCCHIO SINISTRO di RA >

Da sempre, l’uomo si è sentito circondato da elementi sovrasensibili dai quali ha, spesso, percepito sprigionarsi delle forze benefiche o dannose; tutto l’universo è un simbolo, un segno di cose invisibili mediante l’immagine e le proprietà di cose naturali e sensoriali.

Tra i simboli il serpente è l’animale sacro per eccellenza. Il suo contenuto emblematico, anteriore alla speculazione iniziatica, alla tradizione gnostica e alle diverse discipline ermetiche, affonda le sue radici negli stimoli che, ancor oggi, spingono l’uomo a trovare interessante il fatto che proprio attraverso la mitologia, la filosofia e l’alchimia si perviene ad una percezione argomentativa, nella quale di due immagini si accoglie una terza che raffigura

> il serpente come il simbolo della vita <

Simbolo espresso nelle parole elleniche en to pan, cioè l’Uno-Tutto. Due immagini: difatti, col serpente sono stati simboleggiati sia il bene e sia il male. Lo stesso avvenne nell'antico Egitto, Vi furono tempi in cui il serpente rappresentava per alcuni un'energia positiva, mentre per altri decisamente negativa.

Nella mitologia egizia il serpente-drago Apep, nemico di Hor, Amun, Ra, Set e Asar, cercò sempre di impedire al Dio del Sole, Amun-Ra, di sorgere ogni giorno. Ma gli astuti sacerdoti del Dio escogitarono una cerimonia per garantire il sorgere del Sole. Facevano un serpente di cera, vi incidevano il nome di Apep e, recitando incantesimi e formule magiche, lo gettavano nel fuoco. La magia funzionava, perché il Sole si levava puntualmente tutte le mattine.

Ma gli Egizi consideravano anche la doppia natura del serpente, che associavano alla resurrezione, per via della muta. Un antico testo egizio, scritto per aiutare i morti a risorgere, faceva recitare ai defunti i seguenti versi:

Io sono il serpente Sata dagli infiniti anni, io muoio e rinasco ogni giorno, e rinnovo me stesso, ringiovanendo quotidianamente.”

La doppia natura del serpente nella mitologia egizia viene del resto confermata da un'altro mito,

In una forma più recente del mito il Dio Sole Ra avrebbe affidato a Shu e Tefnet la ricerca
dell’occhio sinistro strappato da Seth nello scontro con Horo.

A causa del protrarsi nel tempo di tale ricerca il Dio del Sole si sarebbe infatti provvisto di un nuovo occhio sinistro, trasformato  in un serpente,

che si avvolge intorno al cerchio rosso solare posto sulla sua fronte.

Sin dai più antichi monumenti egizi si trova come simbolo del Dio del Sole

< Ra >

identificabile non solo dal classico "Disco solare" , ma soprattutto da un serpente, che a mo di "aureola" , si avvolge attorno al Disco  per indicare  appunto il potere divino di vedere sia con l'occhio destro, che con l'occhio sinistro.

>Energia maschile avvolta nelle spire dell'energia femminile<

Serpente che gli egizi rappresentavano simbolicamente con un cobra < Ureos >inserito sulla fronte dei Faraoni a conferma del

> Possesso della Visione celeste <

Capitolo 5

< il cobra femmina >

La particolare conformazione degli occhi  del cobra, uniti tra di loro da una linea bianca, portò gli egiziani ad individuare la perfetta fusione tra l'energia maschile e quella femminile nel

> cobra femmina <

la manifestazione in terra dell'energia femminile, unita  indissolubilmemte  a quella maschile.

Il cobra , rappresentava, agli occhi dei sudditi il simbolo vivente del potere divino dei Faraoni e indicava appunto il possesso della

>Terza Vista <

Il cobra, la cui coda forma il simbolo dell'infinito, ripetuto per tre o più volte,si solleva verso il cielo oltre l’infinito.
s

Quest'unione tra le due energie veniva rappresentata simbolicamente dallUreo, posto appunto  sul copricapo del Faraone ad indicare che si era svegliato dal letargo terreno per raggiungere il mondo ultraterreno

Simbolo non a caso posto all'orecchio della Regina Nefertari, come mostra questa foto,che riprende un archeologa incaricata di restaurare i dipinti ammolorati della tomba della Regina.

Tale simbolo, originariamente babilonese ed in seguito adottato dagli alchimisti ellenisti dell’Alto Egitto (dei quali un certo Chymes avrebbe dato il nome alla chimica), identificava inoltre il Dio Amun, l’Uno-Tutto, che per la sua natura di entità ctonia, cioè di spirito regnante nel mondo dell’oltretomba, veniva rappresentato con un’immagine costituita da un serpente avvolto come un cerchio, in atto di mordersi la coda,

Questa immagine venne successivamente chiamata col vocabolo ellenico ouroboros, che in latino si traduce caudam vorans.

La parte chiara e quella scura del corpo del serpente simboleggiavano il bene ed il male, il buio e la luce e, infine, i due poli della terra: il tutto era, quindi

> il principio dualistico dell’assoluto <

Capitolo 6

>l'occhio di saggezza<

I princìpi fondamentali della vita (fuoco e luce, terra ed acqua) venivano rappresentati con due elementi: lo zolfo ed il mercurio. Questi due opposti princìpi venivano rappresentati con due serpenti che si attorcigliavano attorno ad una verga:

> il caduceo <

Fu questo il simbolo dell’asse terrestre, emblema di Ermes. Secondo la leggenda, Ermes aveva colpito due serpenti, in lotta tra di loro, che si contendevano il dominio della terra; dopo averli addomesticati li aveva avvolti attorno ad una "Verga" in direzione opposta. Le due serpi, il bene ed il male, la luce ed il buio, gli conferirono il potere divino di legare e di sciogliere, di far nascere, così, dal caos informe un cosmo ordinato. Oltre che ad Ermes, il serpente era ritenuto sacro anche alle divinità elleniche Atena, Apollo e Asclepio.

Innumerevoli altre simbologie venivano attribuite al serpente, ma arduo sarebbe ricordarle tutte. Citeremo il “serpente crocifisso” che, nel processo di trasformazione chimica, stava ad indicare la femminilità, in quanto immagine della fissazione dell’instabile mercurio, detto pure argento vivo.

La principale funzione della Dea-Regina nel suo nuovo aspetto di serpente era quella di garantire la continuità dell'energia vitale e offrire

"rigenerazione ad ogni esistenza esaurita"

Il serpente era il simbolo dell'energia vitale e della rigenerazione, una creatura delle più benevole, non malvagia.

Una volta risvegliato il serpente inizia il processo di trasformazione dell'energia psichica in energia mentale.
Il serpente diventa dinamico ed inizia a risalire lungo la colonna vertebrale, salendo lentamente all'interno della sushumma, come la identifica la tradizione orientale himalayana


Questa energia è chiamata anche "mercurio femminile" (Atena)  perché è l'intelligenza che si dispiega attraverso l'esperienza (Medusa), la coscienza (Arianna) e la conoscenza dell'energia psichica, il suo Alter Ego (Pallade Atena).
Forte del suo potere psichico Atena-Minerva ha domato e posto sotto il suo controllo le due energie,rappresentati nel tantrismo Hymalaiano da due serpenti, simbolo
dell' istinto maschile e della
pulsione femminile.

Forte del suo potere psichico l'adepto ai misteri - sia esso uomo o donna - avrebbe potuto, secondo gli egizi,dominare e porre sotto il suo controllo l'energia,che scorre all'interno del suo organismo, permettendogli di vedere nuovamente "le cose nascoste", anche quelle più segrete e oscure.



Raggiunto questo stato psico-fisico - secondo la tradizione egizia - i due serpenti fuoriuscivano dal cranio, trasmormandosi in due corne antenne che si allungavano verso il cielo, come nella tante raffigurazioni della Dea Iside e della Dea Hathor per captare meglio ed espandere in tutte le direzioni l'energia del <Sole interno <> Cuore >che era tornato a ruotare al ritmo della Grande Sfera celeste.

A tal proposito è interessante notre come la rappresentazione iconografica di

< Amon Ra <> Il Dio Falco >

non prevedesse, nella simbologia ieratica egiziana, la sovrapposizione delle "corna di bue", essendo tale Divinità considerata intimamente ed esotericamente legata all'Astro solare e non avendo pertanto alcun bisogno di antenne rice-trasmittenti, essendo Lei stessa < l'energia primordiale creatrice > che emana per tutto l'Universo.

Amon Ra rimase per secoli il Dio supremo, tranne appunto il breve periodo durante il periodo di Akhenaton (1350 a.C. - 1334 a.C.) quando fu imposta nell'Egitto l'esclusiva adorazione di Aton (il disco solare stesso).

> Disco rosso identificato con il Sole <



Dio-Sole
rappresentato anche con un occhio, quasi sempre quello "destro".

,

Ma anche con un solo Occhio, quando si intendeva rappresentare < il Dio Unico <>Aton Ra >, culto introdotto  in Egitto dal Faraone Amenophis IV, che nell'occasione decise di cambiare il nome con il quale era assurto al trono, scegliendo quello di <Akhenaton> per mostrare al popolo che era la diretta incarnazione del sommo e unico Dio.

Capitolo 7

>Visione celeste dell'Occhio sinistro<

Questa leggenda, legata all'occhio solare, nasconde un preciso significato esoterico,

che Akhenaton volle trasmettere in modo più esplicito, come evidenzia una dele sue statue attualmente esposta al museo  del Cairo > priva < del bulbo dell’occhio destro, ma non di quello  dell'occhio sinistro, a simboleggiare appunto il possesso da parte del Faraone della "Vista degli Dei", grazie all'aiuto del "Dio Athon" - unico Dio in terra e in cielo - che Akhenaton, mostrava simbolicamente di rappresentare agli occhi del popolo

ma soprattutto a quelli più interessati  dei sacerdoti di Amon, che da secoli imperversavano incontrastati a Tebe, capitale del Regno, che per decisione del Faraone venne spostata in altra località  denominata la città Akhet-Aton, Orizzonte di Aton (oggi Tell el-Amarna), fatta appositamente costruire da Akhenaton nall'alto Egitto, a Km 350  da Tebe, luogo dedicato ad Dio-Sole Atun, anche perchè da quel punto si poteva assistere, in qualsiasi giorno dell'anno, al sorgere del  sole.

Tel El Amarna,appositamente fatta costruire dal nuovo in terra, fomentò inevitabilmetne  constrasti insanabili con l'intera casta sacerdotale, che fu l'artefice  della distruzione sistematica non solo della nuova capitale, ma di tutte le statue, che Akenathon aveva fatto costruire, seguendone l'esempio a posteriori, vista che all'atto dell'introduzione del nuovo culto al solo e  unico Dio  > Atun < aveva espressamente ordinato la rimozione di tutte le statue, le immagini e i simboli preesistenti  dedicati ad Amon e agli altri Dei.

Durante il governo di Akhenaton non vi furono guerre, né carestie: tutto era armonia, laboriosità religiosa e artistica. Morì dopo 17 anni di regno e si dice che ai piedi della sua bara fu posta una preghiera rivolta al dio Sole, in cui era scritto: “Chiamami per sempre con il mio nome, e io ti risponderò...”.



Gli succedette - dopo un breve parentesi della moglie Nefertiti - il giovane Tutankhaton che in onore del dio Amon riprese il nome di Tutankhamon, probabilmente pressato dai sacerdoti di Amon che ripresero il potere e per vendicarsi cancellarono il nome del faraone eretico.

Ogni segno della sua presenza venne fatta sparire, fu persino vietato pronunciarne il nome e perchè il suo transito su questa terra fosse dimenticato ovunque compariva il nome venne scalpellato affinché non vi rimanesse traccia.

Tel El Amarna venne rasa al suolo e le pietre usate per fare i templi che Ramsete II fece costruire sul Nilo. L'azione dei sacerdoti fu micidiale: all'atto della morte e dell'eliminazione con una congiura di Nefertiti, che gli successe per sei anni, venne eliminata in modo scientifico ogni traccia del  loro passaggio terreno, tanto che né il Faraone, nè tanto meno la moglie e i suoi legittimi eredi vennero seppelliti nella Valle dei Re, come era consuetudine, dove, ai primi del novecento, venne trovata la tomba ancora intatta diTutankhamon, con tutte le suppelletili  ed un incredibile quantità di oggetti preziosi appartenuti al Faraone, morto in giovane età.

La  sepoltura di Akhenaton invece non fu mai trovata, anche se nel 1907 in una piccola tomba violata e il suo contenuto profanato, furono trovati i resti di una mummia putrefatta il cui nome, le gesta e ogni altro segno di riconoscimento era stato raschiato favorendo l’ipotesi che fosse la tomba del Grande Faraone, disperso nelle sabbie del deserto, l'unic0 essere umano che, secondo la leggenda, era realmente in possesso della

<<<"Vista degli Dei">>>

Forse la prova più tangibile la forniscono > due statue di Akhenaton < ambedue diverse dalle altre per numerosi particolari. In particolare la 2°, in cui il Faraone appare con i seni e il ventre di una donna.



Nonostante tanto scempio, durante gli scavi nella città distrutta e letteralmente seppellita  dalla sabbia vennero trovati una serie di reperti appertenuti al Re-Sole e in particolare due statue -attualmente al Museo del Cairo -che hanno portato alcuni a ritenerlo in effetti un ermafrodito, come alcuni hanno voluto interpretare il due busti di uomo e di donna, senza riuscire  a comprendere che si trattava di un modo allegorico e ieratico di tramandare  ai posteri

>il segreto dell'occhio sinistro di Atun<

Un essere umano, dalle sembianze maschili e femminili, capace di ritrovare in vita la sua parte lunare e quella solare, unendole indissolubilmente insieme.

i

Interpretazione che sarebbe confermata anche dal Busto della Regina Nefertiti, moglie di Akhenaton, attualmente esposto al Museo egizio di Berlino, "privo all'occhio sinistro", quasi a voler sottolineare che anche la Regina avrebbe raggiunto in vita lo stesso livello del marito, ambedue adoratori del Sole, come mostra una delle poche immagini salvatesi dallo scempio.

e come confermerebbe, il volto della statua di Nefertiti al Museo di Berlino, tra l'altro rappresentata "nuda" e con "il cranio allungato".



esattamente come appaiono le teste delle sue 6 figlie in vari immagini, ritrovate nei templi, ma sopratutto quelle che furono estratte, insieme al famoso busto di Nefertiti, "senza l'occhio sinistro", che Ludwig Borchardt, l’archeologo tedesco dal laboratorio del grande capo scultore di corte Thutmosis’, ritrovato ad Amnara, la città Akhet-Aton.




Quest'allungamento del cranio era - secondo alcuni egiptologi- un modo altrettanto efficace per mostrare lo sviluppo del cervello e della sua

"potenzialità raddoppiata"

con il conseguente ampiamento dei sensi ed in particolare della

> terza vista<



Questa particolare forma dei crani delle figlie di Akhenaton, la "statua di Nefertiti con il terzo occhio" e diversi altri riscontri darebberero un'indiretta, ma precisa conferma dell'esistenza di specifiche scuole iniziatiche aventi lo scopo di sviluppare le facoltà latenti di una picola elité di persone ( Sacerdoti, nobili e militari appartenenti alle più importanti famiglie) alcune delle quali si sarebbero dedicate specifictamente alla cosidetta

"apertura dell'occhio sinistro di Horo"

Scuole che avrebbero avuto un particolare sviluppo all'epoca della XVIII Dinastia, sotto il regno del Faraone Akhenaton, soprattutto dopo il trasferimento della capitale da Tebe ad Ammana e la costruzione di un serie di templi, dedicati alla nuova divinità solare Atun. Periodo trascorso a sviluppare il nuovo culto ed i rituali insieme alla moglie Nefertiti ed alla corte imperiale, in netto contrasto con quelli praticati in precedenza dai sacerdoti di Amon a Tebe e negli altri templi.



A conferma , che al di là delle apparenze e delle immagini sacre con cui Akhenaton si mostrava in pubblico, non vi era alcuna sostnziale differenza  tra il Faraone (Dio in terra) e i componenti della sua corte e i sacerdoti, incaricati di assisterlo nelle cerimonie rituali, ma soprattutto con la sua leggittima consorte come appunto Nefertiti , una delle pche Regine divinizzate in Terra, tra le quali.la regina Tye, madre di Akhenathon, e la stessa Nefertari, moglie di Ramsete II, tutte appartementi alla stessa stirpe del Hixos, che la leggenda vorrebbe diretti discendenti degli Atlantidei,  i cui superstiti si sarebbero rifugiati, parte nel centro America, diventando progenitori del popolo dei Maja e degli Atzechi, altri in Egitto, costruendo le monumentali piramidi a gradoni, come quelle a Saqqara, una delle più antiche.

Capitolo 8

> Akenaton <> Nefertiti <

> Uomo Luna <> Donna Sole <

 

Un autore, che va per la maggiore tra gli appassionati di esoterismo, certo Drunvalo, dichiaratosi ispirato dal Dio Toth, sostiene che gli insegnamenti del Fiore della Vita e della Geometria Sacra, che lui trasmette, trarrebbero origine da antiche scuole esoteriche, sviluppatesi intorno ai misteri ed ai rituali osiridei,centri iniziatici sparsi in 13 Templi lungo il Nilo e controllati direttamente dalla casta sacerdotale. Secondo la tradizione uno degli scopi di queste "scuole dell'Occhio di Horus" era proprio quello di favorire l'apertura del

>Terzo occhio <

Teorie affascinanti, che lasciano decisamente perplessi la maggioranza degli egittologi, ma anche coloro che masticano un pò di'esoterisno, come il sottoscritto, soprattutto perchè quest'interpretazione si basa essenzialmente su  pochi reperti ed effettivi riscontri storici, almeno fino all'analisi più approfondita delle pitture della Tomba di Nefertari, che credo forniscano

"la prova regina"

dell'esistenza di queste "scuole inziatiche dell'occhio di Horus, essend0 stata realizzata, senza ombra di dubbio, sotto la direzione e supervisione  di un Maestro iniziato agli antichi misteri,di cui erano altrettanto padroni Akhenaton e Nefertiti,come confermerebbero i due busti, esposti al Museo del Cairo e a quello di Berlino.



Busto enigmatico e pieno di misteri quello che incornicia il volto di una donna bellissima, priva del cristallino dell'occhio sinistro, busto ritrovato da Ludwig Borchardt, l’archeologo tedesco che, per primo, ebbe il privilegio di fissare quel volto stupendo, allorché, nel Dicembre del 1912, lo riportò alla luce, estraendolo da quello che risultò essere il laboratorio del grande il caposcultore di corte ‘(Camera 19, settore P47, degli scavi di Tell El Amarna).

Ludwig Borchardt, scopritore del presunto Busto di Nefertiti, è il fondatore dell’ Istituto Tedesco di Archeologia del Cairo e si era formato alla scuola di Adolf Erman. Egli sposò Emilie Cohen una facoltosa esponente della società di Francoforte mecenate di molte associazioni e circoli culturali, per cui egli poté dedicarsi completamente alla ricerca. Nel suo diario, sembra redatto diversi anni dopo il presunto ritrovamento, il famoso archeologo tedesco afferma  che durante gli scavi nel quartiere degli artigiani di Akhenaton, avrebbe trovato nella bottega dello scultore Thutmosi, insieme ad utensili vari e colori > il busto in pietra calcarea < alto mezzo metro, in testa l’alto copricapo blu riservato alle sovrane, con > l’occhio sinistro < ancora incompiuto, che identificò come la regina Nefertiti, sposa di Amenofis IV, re d’Egitto nel XIV secolo a. C. In base all’accordo di concessione degli scavi, Borchardt poteva tenere per sé la metà dei reperti. Si portò dunque via il busto di Nefertiti, che consegnò al suo finanziatore James Simon. Il magnate del cotone, tedesco di origine ebraica,  nel 1913 la fece trasferire a Berlino, con il consenso delle autorità ottomanne. La tenne con sé qualche anno e nel 1921 la donò al Museo egizio di Berlino insieme a moltissimi altri reperti, tra i quali il busto della regina Tiye, madre di Akhenaton.

Per quanto riguarda l'enigmatico volto di Nefertiti si tratta molto probabilmente di "un falso", ma ha raggiunto lo scopo che non si era certo prefisso lo scopritore: mettere in evidenza il significato occulto dell'riapertura alla visione celeste dell'occhio sinistro.

Sembra "un sogno" diventato "realtà", trasformando quel busto in una leggenda, ma soprattutto ha dato modo a Ludwig Borchardt di rivelare, del tutto inconsapevolmente, il mistero del terzo occhio <> dell'occhio alla ricerca della vera luce,



Come è indicato in  modo esplicito nelle statue,  fatte costruire appositamente da Akhenaton, in cui con "la cecità" di uno dei due occhi è probabile che il Faraone non  volessse rappresentare la perdita parziale della vista, ma all'opposto "la conquista" dell'altra vista, quella "divina, persa alla nascita, come tutti gli uomini. Argomento che abbiamo sviluppato nei capitoli

“AKHENATON  UOMO – DONNA<> DONNA SOLE”

“L’OCCHIO DI HORUS (DIO UOMO - UOMO DIO)”


 

 

Questa  particolare simbologia nasconde il segreto del cammino iniziatico, che Akhenaton ebbe l'ardire di "svelare" e i Suoi successori di "ri-velare"

In altri capitoli abbiamo mostrato i diversi stratagemmi utilizzati da vari artisti per indicare "la direzione" da intraprendere per recuperare la visione del mondo extra terreno.

 

 

In principalità Leonardo da Vinci con il disegno dell'Uomo Vituviano

CODICE SEGRETO DI LEONARDO DA VINCI

LA CHIAVE MASSONICA PER LA QUADRATURA DEL CERCHIO

Direzione che aveva ben chiaro un altro grande artista esoterico

> il MICHELANGELO <

nello scolpire gli "occhi" dell'altrettanto famosa ed emblematica scultura, con la quale ha rappresentato uno strano <Mosè> trasformato in una una > radio ricetramittente < con > due escrescenze < una delle quali  < rivolta a sinistra > come > il volto < ma soprattutto > lo sguardo < decisamente ed inesorabilmente 

Come sembra confermare questo murales, in cui la Dea Neftis e la Dea Iside indicano a Nefertari, senza braccia e con la maschera di Khnum - il Dio con la testa di Ariete e le corne ondulate di color verde - che se intende aprire

"l'occhio sinistro"

deve convogliare l'intera energia rigenerativa

>>>>verso sinistra >>>

L’Ariete

Nella religione egizia, l’Ariete è sacro al Dio creatore Khnum, rappresentato a testa d’ariete. Una volta l’anno si sacrificava un ariete ad Dio Amun-Ra. Esso veniva scuoiato e la sua pelle veniva posta sulla statua del Dio del Sole, in ricordo del tempo in cui Amun-Ra si era incarnato in un Ariete. I sacerdoti gli attribuivano la capacità di scoprire le cause nascoste all'origine delle forze segrete della vita.

Le corna dell'ariete, a forma di spirale, sono il simbolo dello slancio verso la vita, dell'eterno ricominciare, della perenne rinascita della vita, della luce corrispondente all'inizio della primavera L'Ariete è a capo dello zodiaco, indica la nascita della Primavera ed Segno cardinale, maschile, primo segno di primavera, inizia proprio il giorno dell'equinozio di primavera.

I Disegni allegorici, posti nella tomba di Nefertari,  indicano che le due Dee aiuteranno la regina Nefertari a reincarnarsi, assorbendo nuovamente l'energia creatrice di Amun-Ra in senso antiorario, da sinistra a destra, seguendo la rotazione ciclica degli astri.

Direzione, a quanto pare obbligata,   essendo rappresentata simbolicamente "una sola gamba con il piede a sinistra"esattamente come il famoso piede dell'Uomo di Vitruvio di Leonardo da Vinci, rivolto in questa direzione ed essendo Nefertari, nell'immagine successiva,posta di schiena, cone spalle rivolte alle due Dee e con le mani alzate. ma di sono altri

> Segni distintivi <

> il volto che mostra l'occhio sinistro;

> le mani e i piedi sinistri;

> l'orecchino con luna calante

>i braccialetti ai polsi "bianchi e neri", mentre le due Dee indossano "braccialetti dorati", identici a quelli che ritroveremo  sulla 3° colonna nella stanza del sepolcro, braccialetti, che ci comsentiranno, insieme ai "tattuaggi" sugli avambracci (bianchi e neri come i bracciali  indossati nell'anticamera dalla defunta regina), di risolvere "l'enigma" e di scoprire

> il segreto del'occhio sinistro <

Che in termini orientali altri non è che l'apertura del

> Terzo Occhio <

Grazie all'aiuto riequilibratore dell'energia solare da parte di

> Iside <

e di quella lunare da parte di

> Neftis <

> direzione mancina antioraria <

del resto consigliata anche in questo murales, scoperto in un'altra tomba.

NB. il pettorale di Ra, come quello della Regina e il copricapo sono tutti "verdi"!!??

Come vedremo > il verde < è uno dei codici ieratici scelti per nascondere "il segreto dell'apertura dell'occhio sinistro", ma non è il solo.

Stesso messaggio  può essere letto anche in questo monile, una collana di pietre dure, appartenuta ad una delle mogli di Tutankhamon, in cui appare "Un occhio sinistro" in mezzo a "due serpenti Ureo" con in capo "due dischi d'oro" e uno "scarabeo" in pietra verde.

> la risposta <

< va sempre individuata nella >

> parte sinistra <

dell'oggetto o del murales. Se infatti si presta attenzione si noterà che nella parte posteriore dello scarabeo sono inseriti all'altezza della zampa destra altri "due Urei", ma quello  posto all'estrema  sinistra del monile  (per chi lo indossa - destra per chi lo osserva) si congiunge alla zampa destra  con "tre fiori di loto", mentre quello all'estrema  destra ne mostra "uno solo" in mezzo a due piccole sfere dorate.

> lo Scarabeo <

Il Sacro Scarabeo era oggetto di venerazione già nei Testi delle Piramidi. L'animaletto originale era lo scarabeo stercorario Scarabaeus sacer che per gli Egiziani era Khepri, divinità solare e simbolo di rinascita.

Lo scarabeo costituiva un potente e diffusissimo talismano, specialmente se nella parte liscia portava una iscrizione o segni magici.

Ornava molti oggetti e veniva impiegato anche negli anelli sigillo o montato in stupendi pettorali e braccialetti.

"Lo scarabeo del cuore"

chiamato così, perché veniva posto sulla mummia in corrispondenza del cuore - era un'amuleto fatto di argilla smaltata, diaspro o di pietra verde

> il colore simbolo della rinascita <

Il verde (wadhj) era il colore della vegetazione e della nuova vita.
Nel linguaggio quotidiano fare "cose verdi" indicava un comportamento positivo. Come già accennato, Osiride era raffigurato spesso con la pelle verde ed era anche denominato


La malachite verde era un simbolo di gioia e la Terra dei morti fu descritta come il

"campo di malachite"

Nel Libro dei morti si legge che il defunto diventerà

"un falco le cui ali sono di pietra verde"

Il Verde per gli Egiziani era il colore della

> vita nuova e ri-nascita <

Sia come gioiello che come oggetto funerario, lo scarabeo era sempre l'emblema della risurrezione.

> Il fiore di loto <

Il fiore di loto era un simbolo di stabilità e di durata, uno dei tanti amuleti capaci, secondo gli Egizi, di attrarre il bene e di allontanare il male. A questo fiore fu attribuito una parte determinante nelle leggende di creazione, e più precisamente nella cosmogonia di Hermopolis:un "fiore di loto" era la prima pianta a sorgere dalle acque primordiali.

Un'antica divinità di nome Nefertum, il cui nome significa "Loto", fu creato da questo fiore e dalle sue lacrime nascevano gli uomini. Di conseguenza il fiore di loto assunse in tutto l’Egitto una grande importanza simbolica, diventando anche la pianta araldica dell'Alto Egitto.

Di simboli cifrati se ne potrebbero scorgere molti altri, come le "sei palline azzurre", inframmezzate a "sette palline rosse", dietro le quali si nasconde una simbologia ieratica, legata a numeri sacri, simile a quella che ritroviamo su un architrave dell'anticamera della tomba della regina Nefertari.



In questo caso  sono stati inseriti "sei ureo" inframmezzati da "cinque piume azzurre" alla destra del dea Iside alata nel centro, mentre dalla parte opposta  si evidenziano"cinque ureo" inframmezzati da "quattro piume azzurre".

Questa simbologia sembra voler sottolignare che

dell'occhio sinistro>

rappresentata nella tomba di Nefertari con

" il colore verde"

deve necessariamente ruotare da sinistra verso destra, se vuole passare dal quinto livello (quello umano) al livello superiore, rappresentato dal

"colore blu"

quello degli Dei, che non certo casualmente portano >i bracciali< di questo colore.

Indicazione ribadita anche in questo murales, posto sulla parete opposta a quella che raffigura le Dee Neftis e Iside, con il simulacro di Nefertiti con la testa verde di Khnum, rivolta a sinistra. In questo murales abbiamo le prime risposte.

Nefertari,rappresentata con la parte destra del viso, offre al Dio Phath

> quattro bastoncelli dorati <

a forma di > Y < rovesciata, due dei quali leggermente più lunghi.Secondo alcuni interpreti si tratterebbe di ritagli di stoffa pregiata, essendo questo, per la scrittura geroglifica, il simbolo del

"vestito dorato"

Nefertari ha in testa il classico copricapo  dorato, a forma di avvoltoio, con due piume, anch'esse dorate, inframmezzate dal disco rosso.  Stesso piumaggio che ritroviamo nel murales della tomba di Ramesse II.

Ai polsi porta due bracciali bianchi e neri.

Ai fianchi è cinta dal cordone rosso di Osiride, simbolo della regalità. Questo simbolo, se lo si guarda con attenzione, fornisce i primi indizi.

Il cordone rosso, nella parte inferiore, sotto il nodo di iside, appare suddiviso da >strisce bianche<

Nella parte alta  si notano dei fili rossi, uniti tra di loro sulla destra; separati invece sul fianco sinistro della regina. Solo dopo essere stati annodati insieme con il nodo di iside formano una cintura, che in tutte le altre immagini sparse nella tomba,  appare incece "un pezzo unico", senza alcuna filettatura bianca, anche se leggermente ondulato.

La suddivisione numerica dei fili rossi ha, come vedremo, un preciso significato esoterico.

> 4+2+2 <

come conferma >il ricamo a nido d'ape< con cui appaiono tessuti i vestiti di alcune Dee.

Phath è avvolto in un sudario bianco, simile a quello del murales posto sulla sinistra di chi osserva e sul lato opposto, dove sono raffigurati Osiride e il faraone impersonato da  Horo, che ricevono le offerte dalla  Regina.

L'unica differenza è che il grande piede è rivolto verso destra, nella stessa direzione di quella di Osiride, che come Phath ha "Il volto e "le mani " verdi , come la maschera di Amon con le corna ondulate. Capelli e pizzo neri. Nelle mani stringe il Bastone Uas, non di legno, ma  di giunco, come il contenitore nel quale è avvolto, forse volendo rappresentare la barca sacra, che con la quale Thot, il sacro Ibis, conduce il defunto nella traversata nel mondo dei morti.

Altri indizi rivelatori del messaggio abilmente criptato si possono individuare nel:

>  Il collare che avvolge il collo di Phath è composto da strisce colorate, nere, rosse e verdi, di cui le due verdi, con in mezzo un'unica striscia rossa, appaiono più grandi delle altre;

> il nastro d'oro, dipinto sotto il collare, con il lembo destro sopra quello sinistro, identico ai quattro nodi di iside rivoltati, inseriti in mezzo a cinque bastoni, terminanti con la "Y" ;

> il bastone d'oro, in mezzo ai quattro, tutti appoggiati su un tavolo di giunco, appare leggermente più lungo degli altri quattro d'identica altezza;

> i quattro nodi di iside appaiono con la cordicella che si avvolge verso la sinistra sovrapposta.

> Il verde e il rosso (anche nel murales di fronte) distinguono il colore della pelle di Osiride e di Horus , come pure la posizione delle mani e delle braccia di Nefertari e dei due Dei. Altri indizi rivelatori si notano nei due troni. Quello di Osiride con ricami a nido d'ape. Quello di Horus a righe orizzontali. Il primo mostra il lato sinitro del volto. Il secondo il lato destro.

Lo stesso avviene al contrario per Nefertari , che avuto il consenso  di Toth, anche lui con il volto colorato di verde,rivolto verso sinistra. porge le offerte alle due divinità.

Ad Osiride con il braccio destro, mostrando l'occhio destro.

Ad Horus con il braccio sinistro, mostrando l'occhio sinistro.

Altri indizi importanti appaioni specificatamente in questo murales, posto sulla parete in fondo alla stanza.

Si tratta dei "bracciali dorati" ai polsi e degli "orecchini" a forma di Luna calante ( quello che mostra l'occhio sinistro) e Luna crescente ( quello che mosta l'occhio destro).

 

 

Questo emblrmatico murales sembra confermare l'indicazione misterica, presente in tutta la tomba e cioè che la Regina Nefertari se intende riacquistare la visione dell'occhio divino deve pregiudizialmente riequilibrare l'energia rossa, troppo sbilanciata su quella solare, valorizzando l'energia verde, quella legata alla luna, alla terra, estremanente carente e deficitaria.

Solo cosi  la Regina avrebbe potuto aprirsi all'Energia solare, rappresentata dal Dio-Falco, liberando progressivamente le energie dei due serpenti, che avvolgono con le loro spire il corpo di luce e  che la tradizione esoterica identifica  con

"il mercurio femminile"


, con l'energia  Kundalini, la forza misteriosa del serpente che si dispiega  verso la sommità della testa ed apre l'occhio che tutto vede, il visibile e l'invisibile, grazie al moto orario e antiorario della stessa.

Simbolo posto  non a caso sul copricapo della regina Nefertiti, moglie del  Akenathon,con il quale l'archeologo mistificatore  Ludwig Borchardt voleva indicare che anche Lei possedeva questo potere.

Il simbolo dell’eternità e dell’indistruttibilità della natura, cioè del ciclo che si rinnova della vita. Quest’idea del ciclo della natura era stata accolta anche da Eraclito, da Empedocle e da Aristotele.

Il corpo era formato da due parti uguali e distinte, di colore differente, una chiara e l’altra scura, come "i bracciali" posti ai polsi della Regina Nefertari, che - come vedremo - hanno  un preciso significato simbolico, come del resto quelli posti sulle braccia e alle caviglie della varie divinità che la Regina incontra nel suo viaggio nel mondo degli inferi.

Il vero segreto per risolvere l'enigma è nascosto proprio nel > colore< di ogni bracciale e nel < numero delle linee > anch'esse dipinte con diversi colori.

Ma l'interpretazione dgli innumerevoli simboli selezionati e scelti con meticolsa cura dall'artefice di quest'opera unica al mondo li esamineremo ad uno ad uno nelle altri parti di questo lavoro.

II° PARTE

> La Tomba di Nefertari <

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo