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DA FRATE ELIA A CELESTINO V



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Frate Elia <8> Celestino V
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Nel capitolo "cuore a cuore" abbiano riportato un pensiero di Maria Grazia Lopardi, nella quale afferma che c'è un ponte sempre meno immaginario e simbolico, che lega il Medio Evo alla nostra epoca e c'è un Pontefice, che, ora come allora, tornerà ad unire le due sponde. Nell'articolo si parla di 700 anni trascorsi, ma in realtà sarebbero 600 dal 1294, data in cui Celestino V salì al Soglio pontificio. Sono 700 perchè è un ponte con due grandi arcate, una di 100 anni, dal 1200 al 1300, l'altra appunto di 600 anni.

Celestino era infatti figlio di questo secolo e diretto erede di due grandi personaggi, che hanno segnato la storia del XII secolo, Frate Elia e Federico II, suo vate.

Celestino V, come fa rivelare Maria Lopardi, nei suoi libri, dedicati a questo straordinario personaggio,
si è dimostrato, nei suoi comportamenti precedenti e successivi alla sua elezione, come i suoi  due progenitori,
decisamente anticipatore dei tempi e della morale corrente, spesso imposta e raramente condivisa dal clero romano,
da sempre intollerante nei confronti di chi avesse opinioni diverse e contrarie nel modo di seguire  ed applicare la dottrina ufficiale di Cristo.

Infatti nei pochissimi ed apparentemente insufficienti mesi di potere assoluto, dimostrò di saperlo gestire ed utilizzare ai suoi reali scopi  e di quanto fossero state affrettate e superficiali  le valutazioni sulla sua competenza, manifestando una gran forza di carattere ed un'evidente spregiudicatezza nell'accettare di assumere l'incarico più prestigioso della cristianità al solo fine di portare a termire il compito che si erano  prefissi  San Francesco e Frate Elia trasferendosi alla corte del Sultano d'Egitto, come del resto risulta evidente ad un esame meno superficiale delle sue scelte improvvise ed apparentemente inaspettate.

Scelte condivise dall'Ordine del Tempio, i cui massimi esponenti da tempo avevano deciso di prenderlo sotto la loro diretta tutela, dandogli il massimo sostegno possibile per la costruzione della  Basilica di Collemaggio da Lui fortemente voluta, sogno realizzato grazie all'intervento dell'Ordine Templare, che, dopo averlo personalmente  conosciuto durante il suo soggiorno nella commenda di Lione, dove gli aveva dato ospitalità, aveva compreso  che  in quest'umile e dimesso monachello napoletano, considerato "un santo" dalla sua comunità abbruzzese, si nascondeva un essere eccezionale, assolutamente fuori dalla norma  forse proprio l'uomo tanto atteso, il "Papa Angelico", profetizzato dal monaco calabrese Gioacchino da Fiore, come "il papa spirituale, dispetto nell'esterno e grande".

Nei lunghi colloqui intecorsi con i più alti gradi templari, presenti al Concilio, questi si convinsero che bisognava fornigli il maggior sostegno possibile, garantendogli i fondi necessari per costruire a L'Aquila un Tempio Sacro, adatto all'energia del Sito ed all'uomo, che aveva dimostrato di possedere le capacità per seguirne la costruzione e renderlo operativo.

Pietro tornò infatti a L'Aquila, scortato da un drappello di cavalieri, scelti tra i più fidati e con il denaro necessario per acquistare il terreno, su cui avrebbe dovuto essere costruita  la nuova Basilica, una volta individuto il sito più adatto, che venne scelto proprio da Pietro.

Nel preparare  il progetto,  venne deciso,  secondo precisi accordi  definiti a Lione, di non seguire gli schemi adottati  nella maggior parte delle oltre 40 cattedrali, in stile gotico, costruite in Francia in quel secolo.

Si  optò  per una soluzione completamente diversa, realizzando un parallelepipedo, la somma di due cubi. I lavori cominciarono verso la fine del 1275 e teminarono il 1288, 12 anni dopo l'inizio.


Lo stesso periodo impiegato da Frate Elia, architetto progettista della Basilica di Assisi per concludere i lavori della Basilica di Assisi.

Furono impiegate maestranze altamente specializzate ed il progetto venne elaborato dai più esperti e preparati  ingegneri, matematici ed astrologi dell'epoca ed affidati a maestri comacini, costruttori delle più grandi cattedrali francesi, conoscitori profondi della cosiddetta "ars regia", l'arte di costruire i templi e gli edifici sacri. Era una tecnica molto antica, messa a punto dai Sumeri, dai Babilonesi, dagli Egiziani, il cui insegnamento è confluito nel Cristianesimo delle origini attraverso gli Esseni. Tecnica fatta propria dagli Ebrei con la cabala, dai Greci (Platone e Pitagora), dai Romani ed in tempi più recenti dall’Ordine monastico guerriero dei Templari, voluto da Bernardo da Chiaravalle.

Un intervento così massiccio ed impegnativo, sia dal punto di vista tecnico che economico, non sarebbe stato in alcun modo giustificato solo per la stima ed il rispetto dovuto ad un Sant'uomo, che nessuno poteva immaginare nel 1275, anno in cui iniziarono i lavori, che dopo 20 anni sarebbe assurto al soglio pontificio per portare a compimento la scelta -di Federico II e del suo fidato consigliere, Frate Elia- di fare dell’Aquila il nuovo Centro spirituale della cristianità, dopo la caduta nella Pasqua del 1244 di Gerusalemme, di cui riproduceva la pianta in modo speculare.

La scelta di costruire questo importante sito non era certo casuale. La città era stata voluta da Federico II e dal suo consigliere Frate Elia dopo la caduta di Gerusallemme e la cattura di San Luigi di Francia, per il cui riscatto vene pagata dai Templari una cifra astronomica per l'epoca.

Federico II, che aveva fatto costruire tante città, non potè mai vedere la conclusione di questo suo progetto, che venne portato a termine, dopo la sua morte, avvenuta nel 1250 dal figlio Corrado IV, che in data 1254 emise il diploma di fondazione.

ll vero ispiratore occulto di questa città, come del resto era avvenuto per Castel del Monte, è stato, molto probabilmente Frate Elia, architetto e fine conoscitore delle arti alchemiche, amico intimo e consulente del beato Francesco e dello stesso imperatore Federico, che consigliava nella costruzione di castelli e di chiese, indicandogli i luoghi più adatti, spesso sopra antiche vestigia classiche, come la Basilica di Assisi, eretta nel 1228, sotto la sua abile guida, dalle libere muratorie dell’epoca, per custodire il corpo di San Francesco.

In realtà colui che più ha ispirato la costruzione di questi Templi è stato sicuramente il Sultano d'Egitto Malik al-Kamil, filosofo, alchimista ed in quanto Califfo, diretto discendente di Maometto, aveva per tradizione e pratica la conoscenza, la coscienza delle leggi divine.

Nel Corano il Profeta ha infatti indicato un certo numero di riferimenti, che dividono per gradi  la  via della conoscenza e che devono servire a permettere al credente di scoprire le regole che governano nel profondo il Suo essere, perchè Egli non è altro che "una particella di Dio".

Non lontano dalla Mecca, ai tempi di Maometto, viveva Ben Chasi, un vecchio eremita senza età, che insegnò al Profeta. Quando ebbe terminato questo insegnamento, egli gli diede "una tavoletta di metallo", sulla quale erano riprodotte le formule delle quali il Profeta, allora trentenne, aveva appreso il significato.  Poco dopo l'eremita morì e Muhammed assicurò  a sua volta l'insegnamento segreto di queste formule in un circolo composto dai suoi intimi.

Abu Bekr,  primo Califfo, ereditò sia "la tavoletta" che "la conoscenza dei  segreti", che, dopo la morte del Profeta, continuarono ad essere trasmessi da Califfo a Califfo, e ad un gruppo molto limitato di persone che i Califfi ritenevano  pronte ed all'altezza di riceverli.

Questa conoscenza segreta è stata trasmessa alla "massoneria orientale" ed ad altre Obbedienze o singoli "fratelli massoni",  come appunto mostrarono di essere Frate Elia e Francesco, come dimostrano i simboli lasciati a perenne memoria da Frate Elia sulle pareti della Basilica di Assisi e nella tomba di San Francesco.

Gli stessi simboli si trovano nella Basilica di Collemaggio.
Resta quindi da chiarire quali erano i reali rapporti che univano questi personaggi storici, che si sono incontrati non certo come nemici, o avversari, ma come amici fraterni, uniti dagli stessi ideali e dalla stessa ricerca interiore, anche se avevano intrapreso un diverso cammino e praticavano fedi differenti.

Credo che valga la pena richiamare il racconto di  Paolo Bonacorsi su come andava vestito Francesco e soprattutto "gli strumenti" che aveva deciso di riporre nella sua "sacca da viaggio",  simboli massimi di "un cavaliere errante" alla "cerca del Graal".

La vestizione di San Francesco"

"Frate Francesco iniziò così la sua Grande Opera in compagnia di Madonna Povertà, di Fra Silenzio e di Sorella Pace, con indosso un camice di tela grezza, che volle da solo confezionarsi ispirandosi alla forma della stessa croce, cinto ai fianchi da una bianca cordicella a tre nodi e calzando dei poveri sandali.
Come suo unico bagaglio, una sacca contenente gli strumenti del muratore: la squadra, il compasso, la cazzuola, il filo a piombo, il mazzuolo, la riga e lo scalpello, a simboleggiare rispettivamente la rettitudine del pensiero, l'amore fraterno che tutto cementa, la rettitudine di giudizio, il lavoro indefesso e la sottomissione delle proprie imperfezioni spirituali al lavorìo dello Spirito, che tutto trasformando, fa giungere alla perfezione."


Questi oggetti, pregni di significato, legati alla complessa simbologia ermetico-alchemica della massoneria, mostrano un Francesco diverso e sconosciuto, come abbiamo cercato di evidenziare nel capitolo "il mistero della tomba di San Francesco", in cui riferiamo le considerazioni di  Arcangelo Papi. Crediamo che vada riproposta la sua analisi al contrario, perché dal Suo racconto emergono vari indizi importanti, tratti dalla prima biografia della vita di san Francesco di Tommaso Celano:

1) Celano parla di <> per la spedizione in Puglia di Gualtiero III di Brienne, appartenente al casato feudale della Champagne, che aveva sposato una delle figlie del re Tancredi di Sicilia ed ecco un primo "legame" con Federico II.
2) Celano ci mostra un  giovane Francesco prima della sua conversione, tentato dalla gloria cavalleresca e militare dallo sconosciuto 'reclutatore militare' in terra d'Umbria, quel Conte Gentile delle 'fonti',  era probabilmente un templare francese, legato a Gualtiero (1165-1205), che del resto era parente di Giovanni I di Brienne.
3) Giovanni I di Brienne,  (1148-1237), re di Gerusalemme, poeta e devoto di Francesco, il cui monumento funebre si trova proprio nella Basilica inferiore di Assisi, appoggiato, coi suoi marmi bianchi, nell'ombra magica della grande parete d'ingresso, al fondo dell a pianta a forma di 'Tau'.
4) Isabella, figlia di Giovanni di Brienne, era andata in sposa all'Imperatore Federico II.

Francesco prima di intraprendere la via monacale era intenzionato, come molti giovani dell'epoca, ad intraprendere  la via guerriera, quella dei "cavalieri templari" e partecipare alle  crociate.

Non era  stato iniziato "cavaliere", ma  vestiva un saio di color 'marrone' identico a quello usato dai conversi templari prima dell'assunzione dell' "abito bianco" dei cavalieri.

Non è  altrettanto casuale la scelta del cordone bianco del saio francescano con "tre nodi". Sia l'ammissione all' Ordine Francescano, che l'ammissione all'Ordine Templare dei monaci-combattenti comportava la pronuncia di Tre Voti di   > obbedienza, povertà e castità<. 

Altra circostanza che conferma l'unione morale e spirituale dei due Ordini, era rappresentato proprio dal "cingolo" che indossavano > una corda annodata tre volte, a simboleggiare i "Tre Voti" della vestizione.
E questa  fu la 'nuova divisa' dell'Ordine di Francesco, coi suoi frati poveri 'cavalieri di Cristo', che però sempre marceranno appiedati > a due a due< , esattamente come "i cavalieri templari" e come "i cavalieri della Tavola rotonda".

"DODICI" furono infatti i frati, tra i quali frate Elia, che Francesco volle intorno a Sé, come ci tramandano "i Fioretti", che amava chiamarli "i miei cavalieri della tavola rotonda" ( Speculum Perfectionis,IV, 72). E  nel rispetto di questo rapporto di unione mistica frate Elia, pose intorno al suo corpo, all'interno della tomba, 12 monete d’argento e 12 acini  d’ambra, dodici come i 12 torrioni semicircolari di pietra rossa, che girano tutt’intorno alla chiesa e che si staccano nettamente dalla cortina bianca. 

"DODICI", come i Dodici apostoli, "Colonne della chiesa" che, in epoca cristiana, erano correlate alle "luci" del cielo, ai dodici Segni zodiacali ed alle dodici Porte di Gerusalemme.

"DODICI" numero altamente simbolico anche per Federico II, la cui guardia del corpo era composta da "dodici mussulmani" e da "dodici cristiani", a conferma del connubbio trascendente tra Cristianesimo ed Islamismo e che spinse Federico il 17 marzo 1229 ad autoproclamarsi "Re di Gerusalemme" nel Santo Sepolcro, volendo mostrare il diretto contatto tra il mondo terreno e quello divino.  Del resto l’imperatore svevo, riferendosi alla sua venuta al mondo, non mancò di chiamare la sua città d'origine la "nuova Betlemme", enfatizzando così sia il ruolo profetic o e sovrumano della sua nascita, sia  la sua idea di essere un  nuovo Messia, rifondatore della nuova Gerusalemme, individuata proprio nella città de L'Aquila.

Molte situazioni del Medio Evo ci sono pervenute in due diverse versioni: una mitica, leggendaria, poco credibile ma sicuramente appagante; ed una tramandata dalle cronache o dalla tradizione che, spesso incompleta,  ci mostra il lato che più interessa, mettendo in ombra tutto il resto.
San Francesco si incontrò sicuramente con Malik al-Kamil, perché c'è anche un quadro di Giotto che lo raffigura con una rappresentazione chiaramente agiografica, legata alla legenda che il  Santo, che santo non era ancora, si sarebbe recato in Siria per salvare l'anima del Sultano e quella del suo popolo dalle fiamme dell'inferno.

Francesco, era partito dall’Italia come pescatore di anime, nella convinzione  non certo di riuscire a convertire il Sultano e il suo popolo, ma sicuramente per mettere le basi per una soluzione pacifica del conflitto, visto che poteva contare sulle relazioni e l'amicizia instauratisi, come fratelli massoni di diversa Obbedienza, tra il Sultano e frate Elia, rapporti che sono stati minimizzati, se non sottaciuti.
Frate Elia, nato a Cortona nel 1178 dalla nobile famiglia dei Coppi, si dimostrò subito un uomo dall'acuta intelligenza  e preparazione. Compiuti gli studi in giurisprudenza a Bologna, era entrato nel 1211 a 33 anni nell'Ordine francescano, divenendo compagno, amico, confidente di  Francesco, che lo riteneva, a ragione, uno dei più preparati e colti, con  particolari capacità organizzative e diplomatiche, come dimostrò nel ripartire l'Ordine dei Frati Minori in Province, Custodie, Conventi e Romitori.

Nel 1217 Francesco gli affidò la missione in  Siria ed in  Terra Santa, nominandolo Legato Provinciale e tutti gli storici confermano che Francesco quando arrivò in Siria, nel 1219, grazie ad un "lasciapassare" fattogli avere proprio da frate Elia, restò ammirato dall'opera indiscussa del Suo legato, stimato da tutti, cristiani e musulmani.

La cosa strana è che frate Elia protrasse il suo soggiorno in Siria per quasi due anni e Francesco per diversi mesi, restando ospiti del Sultano, che se aveva apprezzato le qualità morali di frate Elia, sarà stato sicuramente affascinato e colpito da quelle di Francesco, 38enne, affaticato dalla penitenza e minato dai malanni, ma che mostrava già i segni che lo porteranno da lì a quattro anni alle stimmate, il massimo segno divino e ad essere dichiarato Santo nel 1228.

Quest'ospitalità  appare più comprensibile se i legami tra questi Esseri eccezionali, dei veri "iniziati", fossero esattamente quelli indicati dal Profeta, per coloro che sono in cammino e che hanno imparato a conoscere  le regole che governano nel profondo il loro essere  e che convinsero il Califfo  Malik al-Kamil a trasmettere a sua volta ai due "fratelli" di Assisi  l'insegnamento segreto di queste formule, cosa che giustificherebbe la lunga permanenza alla sua Corte.

Crediamo  quindi che sia lecito porsi questa domanda, in quanto apparirebbero certamente più comprensibili i motivi che hanno indotto, durante la IV Crociata, Francesco a recarsi in Siria proprio in un momento così critico, imperversando i combattimenti per la presa di Dolmetta. Furono certamente le insistenze dell'amico fraterno, ma sopratutto  -ne siamo convinti- le conoscenze esoteriche raggiunte con l'incontro con "la massoneria orientale", che mostrava di aver mantenuto e preservato le antiche e segrete conoscenze iniziatiche.

Elia infatti, essendo uomo ormai addentro nella ritualità sacra occidentale oltre che alchimista,  aveva potuto perfezionare la conoscenza non solo delle scienze esoteriche ebraiche e cristiane,  ma anche approfondire lo studio delle tradizioni greco-romane, copte, berbere, indiane e sufiche, che la cultura araba aveva assorbito e sviluppato.

Non a caso Bagdad, come Damasco e Gerusalemme erano considerate "il Centro spirituale del mondo", caratterizzate da un nuovo spirito scientifico e mistico.  Nelle loro università tra le materie di studio vi erano grammatica, geometria, filosofia, poesia, musica, aritmetica, astronomia ed astrologia. Gli insegnanti ed i maestri Sufi insegnavano agli studenti, nelle loro ricerche, a  procedere dal mondo conosciuto alla scoperta dell’ignoto, prendendo nota dei fenomeni, ma a 360°, da ogni punto di vista, non dando mai per scontata la prima impressione, ma accettando e valutando altre ipotesi prospettate dai professori o dai loro compagni, non ritenendo mai certe e vincolanti le soluzioni apparentemente più convincenti, soprattutto se consolidate ed accettate. Tutto doveva essere provato e vissuto in prima persona e confermato dall’esperienza, cosa che portava gli studenti  ai massimi livelli e solo a quel punto venivano aperte loro altre strade di conoscenza interiore. Questo metodo e questo confronto dialettico stimolò non poco EliaFrancesco, quando lo raggiunse, tanto è vero che restò in Siria per oltre un anno.

E' quindi probabile che frate Elia, nei suoi rapporti dalla Terra Santa, abbia fatto comprendere a Francesco lo spessore e le qualità iniziatiche raggiunte dal Califfo mussulmano, un "Maestro spirituale", tanto da convincere lo stesso Francesco, nonostante non godesse di buona salute, a raggiungerlo, restandogli vicino per diversi mesi per "conoscere" e  "capire" quest’altro modo di vivere il rapporto con il divino.

Al-Kamil, che era un letterato, un filosofo, oltre che un fine esoterico, si accorse immediatamente di aver davanti a sé "un iniziato" e lo accolse nel suo palazzo, come aveva già fatto con frate Elia, dandogli modo di conoscere e fargli conoscere il diverso approccio esoterico con il divino. La fiducia che il Califfo concesse a Francesco, nell'aprirgli il suo cuore ed il suo spirito è il segno tangibile di una perfetta intesa e di armonica sintonia tra due esseri, che hanno appreso a vibrare in perfetta sintonia tra di loro e con l'Essere Supremo, che resta unico ed indivisibile,  perchè conoscono, anzi sentono che "la Verità" è "Una" al di sopra del bene o del male, al di là delle polarizzazioni apparenti e terrene, che portano a contrapposizioni e divisioni.
In base a precisi riscontri  storici  Francesco non riusci certo a convertire il Sultano, ma insieme a frate Elia mantenne  stretti  rapporti con  gruppi esoterici mussulmani, praticando la loro ritualità all'interno di templi ad alta valenza esoterica, come  la Moschea di Al-qsa.

Ed è altrettanto probabile che tra di loro è certo che si  instaurarono "rapporti  fraterni" così intensi da favorire i successivi accordi di pace con Federico, che  nella sua permanenza a Gerusalemme, oltre a conoscere personalmente il  Sultano, ebbe modo di ammirare  la Moschea di Al-qsa, visitata e studiata a lungo da San Francesco, Frate Elia e da Federico II insieme al Califfo Malik al-Kamil nel loro soggiorno a Gerusalemme che come Castel del Monte, era stato progettato per diventare un  centro di addestramento e di preparazione all'iniziazione e che, proprio per l'analisi dei rapporti instauratisi tra di loro, siamo convinti che alla sua ricostruzione e realizzazione contribuì non solo Frate Elia, ma lo stesso, Federico II, a cui non mancarono i consigli del  Sultano d'Egitto Malik al-Kamil, con cui erano in continuo e stretto contatto, scambiandosi doni, tra cui animali esotici, come il famoso elefante, battezzato da Federico "Malik".

C'è un ulteriore elemento che confermerebbe questa tesi. E' il fatto che la storia ci ha tramandato Frate Elia come "architetto", progettista di luoghi sacri e non certo come fine giurista.

Frate Elia era infatti un uomo molto colto, aveva studiato diritto all'Università di Bologna ed era stato notaio e maestro in Assisi.
In quei due anni frate Elia, durante la lunga permanenza in Terra Santa, oltre a portare avanti trattiative diplomatiche delicate, capacità di cui si servì oltre a Francesco anche Federico II , sviluppò e approfondì le conoscenze segrete per la costruzione di luoghi sacri.

Quello che infatti stimolò maggiormente Elia fu certamente l’incontro con i famosi e ricercatissimi "maestri Cagot", che risiedevano in Palestina, alcuni dei quali si trasferirono in Europa al termine delle prime crociate, diventando artefici di quella rivoluzione  che fu "il gotico".

In quei due anni di permanenza Elia studiò da "architetto di luoghi sacri", apprendendo con "maestri della pietra mussulmani", l’arte di costruire ambienti idonei all’iniziazione, in cui si creano particolari campi di energia sotto l’effetto di un’alta frequenza e di un basso magnetismo, che consente di sottoporre il corpo dei partecipanti al "rito di iniziazione" ad energie adatte ad aprire progressivamente i centri vitali.

E proprio l'esperienza acquisita in Terra Santa gli consentì di progettare e di seguire la direzione dei lavori della Basilica di Assisi e di altri edifici sacri, lavori commissionatigli dall''imperatore Federico II ed in particolare quella altamente esoterica di "Castel del Monte" in Puglia.

Castel  del Monte, l’ottagonale astro metafisico della Puglia, il cuore segreto della Magna Grecia medioevale, che l’Imperatore svevo Federico II aveva fatto riprogettare, intorno al 1240, quasi sicuramente da frate Elia, non certo  per la caccia al falcone, di cui l’imperatore era appassionato e grande esperto, né come luogo di soggiorno e di vita mondana, né tanto meno come una fortificazione difensiva, non essendovi stalle, né ottimali requisiti strategico-militari.

Ancora oggi molti restano dubbiosi della sua effettiva utilità. Non si comprende infatti a quale scopo sia stato realizzato in quel luogo ed in quel modo.  Non certo per rallegrare gli animi dei cittadini di Andria "la fidelis", che accolse l’imperatore, dato per morto dagli emissari del Papa di fede guelfa, al suo inaspettato ritorno dalla vittoriosa VI Crociata, conclusasi senza spargimento di sangue, grazie appunto agli accordi di pace raggiunti con il Sultano di Damasco.

La ghibellina Andria era infatti una delle poche città non passate dalla parte avversa.

Federico II, anche per ripristinare l’ordine e la disciplina regale, nel 1229, al ritorno da Gerusalemme,  sostò qualche tempo in quella località, e quindi, amando la caccia al falcone, avrà certamente incontrato questo antico "castro romano" ad un piano abbandonato da tempo e ne avrà compreso la potenzialità esoterica e, quando gli si presentò "l’uomo giusto", incaricò appunto "l’architetto esoterico" più esperto e preparato a prenderlo in mano, quando lo stesso lo raggiunse  nel 1239, dopo essere stato "scomunicato" e costretto a lasciare Assisi ed il posto di Vicario dell’ordine dei Frati Minori.

Questo edificio maestoso appare ad  un occhio attento "scrigno di segrete conoscenze", sintesi mirabile di precise corrispondenze astronomiche, nonchè alchemiche ed esoteriche, una sintesi perfetta dell'erudizione esoterica egizia, greco romana, persiana ed araba, mutuata dal mondo orientale, che le aveva preseverate e tramandate.

L'interesse per il mondo orientale catalizzò l'attenzione dell'imperatore svevo, amante della cultura e della conoscenza e del sapere esoterico delle antiche civiltà ereditato dagli arabi, con i quali aveva instaurato rapporti di interscambio culturale e scentifico, accogliendo alla Sua Corte i più rinomati scenziati ed esoterici mussulmani, che pullulava di uomini colti ed illustri.

Come Michele Scoto, occultista, alchimista, filosofo, astrologo oltre che insigne matematico, che, prima di entrare a far parte stabilmente della corte federiciana, aveva  studiato e poi insegnato nelle più prestigiose universitarie dell’epoca, Oxford, Parigi, Toledo, Bologna e Napoli.

Come il maestro Teodoro, originario di Antiochia, formatosi negli studi a Bagdad ed a Mossul, che rappresentò alla corte di Federico II lo spirito arabo orientale contrapposto a quello spagnolo-toledano di Scoto. Scoto in campo astrologico si ispirò e venne influenzato, come del resto tutta la Corte, agli arabi e sopratutto ad Albumasar e ad altri scrittori indiani e persiani, i quali in seguito vennero a vivere anche loro alla corte di Federico, intorno al quale si era radunata la migliore intelligenza indoeuropea, favorendo lo scambio interdisciplinare e la conoscenza delle culture più antiche ed esoteriche, con lo studio dei testi arabi di algebra e di geometria sacra.

Uno dei contributi più significativi alla  progettazzione "a regola d'arte" di questo edificio si deve al matematico  Leonardo Pisano, detto Fibonacci, famoso per la sue serie numerica, che aveva pubblicato nel 1202 il "liber Abaci", portando in occidente i misteri della cifra sconosciuta “lo zero”. Questo testo rappresentò la sintesi della conoscenza in campo matematico, introducendo la teoria dei numeri interi e delle frazioni. FedericoII, uomo di una cultura profonda e raffinata, affascinato dalle sue teorie, lo invitò a Corte, dove, grazie all’aiuto ed ai consigli degli altri componenti di quest’equipe di matematici, elaborò la serie numerica che porta il suo nome e che si riscontra in numerosi esempi in natura e tra questi “l’approssimazione del rapporto aureo”.

Si tratta appunto di una successione di numeri, originati dallo "zero", in cui ogni termine successivo è la somma dei due precedenti ed in natura è presente nei girasoli, nelle comete, nella tela di alcuni ragni: o,1 > 1 ( 1+ 0), 2 (1 + 1), 3 (2 + 1), 4 (3 +1) etc.
Ebbene questi studi avevano  convinto l'imperatore svevo  ed il  Suo Circolo esoterico,che con questo rapporto si esprimeva, attraverso il numero aureo, la proporzione divina, e che quindi gli edifici ed i templi (come le cattedrali gotiche) dovevano essere costruiti seguendo l’identico rapporto, cosa del resto confermata anche dai matematici arabi ed architetti del Sultano al-Kamil, con il quale vi erano continui e frequenti scambi di opinioni, essendo anch’egli un fine matematico ed un profondo conoscitore dell’ “ars regia”, come se ne era reso personalmente conto lo stesso frate Elia, nei due anni (2117-2119) del suo soggiorno in Siria  alla Corte del Califfo, soggiorno che gli aveva consentito  di comprendere, con l’ausilio dei più esperti costruttori di templi   messigli a disposizione dal Sultano e successivamente anche lo stesso Celestino V, come confermerebbero gli studi e le osservazioni di Michele Proclamato dimostrerebbe la stele con "le Due LIste dei Re Sumeri."
Gli stessi
motivi tecnici ed esoterici che avevano indotto i progettisti  a  privilegiare la figura ottagonale, con la quale si riusciva appunto a garantire “il rapporto aureo individuato da Fibonacci.

L’ottagono è  infatti la figura intermedia fra il quadrato ed il cerchio.

In essa si realizza, quindi, perfettamente l'ermetica " quadratura del  cerchio"e per essa, quale porta e simbolo di passaggio e rigenerazione, in cui si ha l’equilibrio delle forze spirituali e naturali, l’8 essendo (nel suo rovesciamento orizzontale) il segno dell’infinito e della rotazione a spirale – "l’ingresso trasfigurante a una vita nuova" (non a caso in certe chiese medioevali la fonte battesimale è ottagonale).

Non è quindi un caso che, al ritorno dalla VI crociata, l’Imperatore, che tanto amava costruire castelli e città fortificate, abbia affidato i primi studi sulla fattibilità di Castel del Monte, all’arte matematica–geometrica di Fibonacci e all’esperienza di frate Elia, trasformatisi da avvocato in architetto, disciplina che aveva potuto perfezionare, con l’ausilio di maestri comacini, progettando la Basilica di Assisi, facendone la sede del Graal, il leggendario e inaccessibile castello dell’epopea cavalleresca, in cui si compivano le imprese dei cavalieri della tavola rotonda, votati alla reintegrazione interiore.

Le otto torri si elevano al di sopra di massicci zoccoli e ciò dà l’idea di “rotazione” di esse su se stesse, mentre il blocco centrale dell’opera rimane immoto come le stelle fisse, sì che si palesa l’immagine di una tonante voragine immersa nel silenzio del luogo in cui si giunge (come al graalico castello cristallino dell’Isola Rotante, nel Parzifal di Wolfram von Eschenbach) in uno stato che non si sa se sia sonno o veglia.

E come il gemello Castello dell’Essere, esso è guardato da due leoni, che riposano sugli abachi dei capitelli delle colonne laterali all’apertura esterna dell’arco del portale.

Si comincia cosi a "svelare" il  mistero dell’otto, scelto quindi non a caso anche per la Basilica di Collemaggio?

Se dal centro dell’ottagono congiungessimo tutti i punti degli angoli, formeremmo- inscritta nella figura - una croce potente o quella di Malta di derivazione templare che ci svela l’influenza simbolica di questo Ordine, la Milizia Templi, che accomunò Oriente ed Occidente in un'intesa facilitata dall’unità trascendente delle rispettive dottrine gnostiche, entrambi espressioni di una medesima Saggezza Perenne e che, come ogni ordine veramente iniziatico, era strutturato in una dottrina esterna, per i cavalieri profani -come maschera per l’intolleranza della Chiesa- e in un’interna, esoterica e segreta, per i più alti gradi di una gerarchia spirituale.

Castel del Monte, come altri edifici, era luogo deputato ad iniziazioni templari. La possente "Stella di Pietra" si presenta al piano inferiore, costituita da 8 stanze, quello superiore è costituito anche da 8 sale identiche alle prime.
Dalla semi-oscurità del piano inferiore, si passa alla luminosità di quello superiore, nell’alternarsi suggestivo di luci ed ombre, che contrassegnavano, evidentemente, particolari fasi e stati di coscienza durante il rituale deambulare "ad intra" degli referendari.

Le pietrose panche lungo le pareti ed i gradini a fianco degli ampi finestroni, rievocano le riunioni, gli incontri iniziatici e i segreti templari che debbono essersi svolti in questo perfetto tempio pagano..! o meglio ebraico cristiano, con valenze mussulmane.
La costruzione di questi Siti aveva quindi lo scopo di definire forme perfette dello spazio e della mente in un rapporto di pieni e di vuoti, che dovevano creare particolari processi interiori con effetti di rafforzamento e di potenziamento dei processi vitali e di sviluppo della parte energetica-spirituale, mutando le normali capacità dei sensi e la percezione del tempo e dello spazio e quindi consentendo di superare le limitazioni dell'esistenza ed interagire, attraverso il corpo astrale purificato, con i mondi che ci circondano.

Castel del Monte diventò operativa e funzionante ai primi del 1240 e in essa vennero praticati riti e cerimonie,  sperimentate dai Templari durante le crociate, la cui conoscenza aveva portato frate Elia e San Francesco alla corte del sultano di Damasco. Si tratta di rituali poi trasfusisi in vari gruppi esoterici ed in particolare in quelli massonici.

La stessa metodologia di costruzone e lo  stesso schema realizzato sul pavimento della Basilica di Collemaggio


Lo stesso "otto" disegnato nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma e di San Nicola a Bari ed in altre chiese e templi



L'ottava crea infatti una particolare vibrazione che influisce sulla struttura dei corpi, consentendo di abbassare ed alzare l'energia, esattamente come negli strumenti  musicali e le chiese venivano costruite  proprio con l'identica impostazione musicale energetica.




Conoscenza della musica e degli effetti dei suoni in un "auditorio". Arte antichissima, che ebbe una delle sue massime espressioni in Platone ed in Pitagora,  dottrina segreta, su cui si erano basati "i maestri comacini", nel progettare le Cattedrali gotiche. Erano gli stessi uomini (Frate Elia ?)  che ristrutturarono un antico castro romano, seguendo i consigli del Califfo di Damasco, che li aveva introdotti al "significato sacro della geometria" ed alle ricerche di Platone e Pitagora sui cinque poliedri individuati e studiati da Platone, che  vengono chiamati appunto poliedri  platonici.



Solo questi cinque -numero sacro a Pitagora- e nessun altro, con tutte le loro facce formate da poligoni regolari ed angoli uguali possono essere contenuti in "una sfera."
L'icosaedro può essere iscritto nel dodecaedro, negli incroci della maglia, che si viene così a  formare, si possono posare i vertici dei cinque poliedri platonici.


Nel portico dell'Accademia di Atene, dove Platone impartiva le sue lezioni, si trovava scritto un avvertimento: "Non entri chi non conosca la Geometria."
È possibile che il fascino provocato da questi poliedri nasca dall'inconscio collettivo. Sebbene Platone sia stato il primo a descrivere ufficialmente queste figure, esse già rappresentavano gli arcani delle conoscenze segrete nella scuola pitagorica, dove egli fu iniziato, ma la loro origine è ancora più antica.

Il quadrato di questi numeri primi è legato, secondo una lettura ermetica, a 7 energie planetarie e precisamente:

1)       3 x  3  <> Saturno
2)      4 x  4  <> Giove
3)      5 x  5  <>  Marte
4)      6 x  6  <>  Sole
5)      7 x  7  <>  Venere
6)      8 x  8  <>  Mercurio
7)      9 x  9  <>  Luna

Nel viaggio all'Aconcagua, il cui resoconto lo troverete nel capitolo richiamato, si parla di questi poliedri ed in particolare del Poliedro di Metatron

legato all' Arcangelo Metatron

Metatron è l’Arcangelo di Kether, la prima Sephirah dell’Albero della Vita, ed è situata al culmine del Pilastro Mediano o Pilastro dell’Equilibrio, che viene attribuito all’Elemento Aria.


È il primo Sentiero ed è chiamato, nella tradizione cabalistica yerziratica, l’Intelligenza Meravigliosa o Mistica, la Più Alta Corona. È la Luce del Principio Primordiale, che non ha inizio ed è la Gloria Primeva. Nessuna creatura può raggiungere la sua Essenza.

Si tratta del punto, in cui il Non-Manifesto permette l’inizio al processo di manifestazione ed in essa vi sono contenute tutte le potenzialità di forza e di forma. Ha una natura androgina, in quanto questa Sephirah contiene in sé tutte le potenzialità di sviluppo sia maschile che femminile, essendo la Sorgente di ogni cosa. Kether è quindi il punto di arrivo per coloro che hanno l’intenzione di tornare a percorrere il percorso di manifestazione del Devoto, risalendo dall’Albero della Vita.

Eddy, durante il viaggio, mi ha dato inconsapevolmente una chiave di lettura, del rapporto che sussiste, a livello energetico tra di loro, affermando che  1 Tetraedro (Elemento metafisico Fuoco) ed 2 ottaedri (Elemento metafisico Aria)formano un icosaedro (Elemento metafisico Acqua), esattamente come 2 molecole di Idrogeno ( H-H ) ed 1 di Ossigeno ( O ), si trasformano in Acqua ( HH-O).

I cinque poliedri sono la rappresentazione in chiave geometrica dei quattro principali elementi chimici, che compongono il nostro corpo e rappresentano il 96,5 % del peso di un organismo

1)      Idrogeno  ( H )
2)      Ossigeno  ( O )
3)      Carbonio  ( C )
4)      Azoto        ( N )



La maggior parte degli atomi di ossigeno è combinata a formare molecole di acqua, perché, come sappiamo, organismi e cellule sono fatti per circa il 70% da acqua e la dinamica della vita e la salute emergono da reazioni chimiche ed interazioni fisiche, che si verificano in soluzioni acquose.

Forme geometriche che ruotano secondo determinati ritmi (vedi sopra) esattamente come le varie energie nel nostro corpo.

E’ una chiave di lettura "occidentale" come quella "orientale" che è riuscita ad individuare “Il corpo energetico”, ed a descrivere in modo preciso i punti (vedi chakra) ed i canali (vedi meridiani dell’agopuntura), attraverso i quali scorre od è bloccata l’energia e quindi di conseguenza la vita, ma soprattutto la coscienza del corpo con tutte le informazioni, che ristagnano fino ad esaurirsi e sparire a livello conscio.



Un numero crescente di scienziati è ormai convinto che l’organismo umano non è soltanto una struttura fisica composta di molecole, ma che, come ogni altra cosa, è fatto anche di “campi energetici”. Stanno così imparando a misurare questa energia in continuo movimento e cambiamento che sfugge ai sensi normali, perfezionando strumenti in grado di captare le energie che agiscono nel nostro corpo fisico e di misurarne le frequenze e le variazioni di colore.
Per mezzo dell’elettrocardiogramma, per esempio, si misura l’intensità della corrente elettrica proveniente dal cuore: con l’elettroencefalogramma si misura la corrente emanata dal cervello; con la macchina della verità si misura il potenziale elettrico cutaneo.

Per arrivare a tali conclusioni ci hanno messo 700 anni.  Altri popoli ed altre civiltà l'avevano compreso molti secoli prima, come del resto mostravano di avere perfettamente intuito Federico II, Malik al-Kamil e Frate Elia , che si servivano di tali simboli e dei poliedri platonici per comprendersi tra di loro.

Il Poliedro di Metatron non è altro che la rappresentazione dell’energia che scorre nel corpo umano, rappresentata attraverso "la Geometria sacra", come nelle Chiese gotiche.



Collemaggio è stata costruita proprio seguendo questi criteri geometrici.



Con la stessa metodologia che l'Islam conosceva da tempo ed aveva applicato sia  alla Mecca, realizzando una circonferenza ottagonale  intorno alla  Ka'ba -la Pietra sacra-.


Questo intimo legame tra due Culture e due Fedi, apparentemente diverse, resta senza tempo e senza spazio, perché coloro che seguono i diversi cammini, pur ricevendo un diverso insegnamento e diverse "regole" di comportamento, apprendono  dai loro Profeti e dai loro Saggi Maestri l’ermetica "quadratura del cerchio" e  come raggiungere il perfetto equilibrio delle forze spirituali e naturali. Perché è identica "la chiave" per aprire la  porta ed attraversare il "ponte", combinazione segreta con un numero in codice che non è altro che l'

> 8 <

simbolo che  (nel suo rovesciamento orizzontale) è il segno dell’infinito e della rotazione a spirale, l’ingresso trasfigurante a una vita nuova, come avevano perfettamente inteso, grazie anche all'incontro con il Califfo Malik al-Kamil, frate EliaCelestino V, non a caso "spintaneamente" dimenticati dalla storia dei frati ..... e dei Papi .... come i più puri e fulgidi esempi di ?? Massoni ??.

Cuore a Cuore

> Frate Elia <888> Celestino V <

avv. Giovanni Salvati