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DECRIPTAZIONE CODICE PENEV > un Papa esotericamente mai nato

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Capitolo 1

>Il "messaggio ermetico"  dello stemma di Papa Francesco"

Abbiamo dedicato alcuni articoli allo stemma di Papa Francesco, inserito sul protiro della Basilica Inferiore di Assisi


 

e alle modifiche fatte apportare all'esecutore materiale


< Padre Vladimiro Penev >


http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/foto/lo-stemma-di-papa-francesco-dipinto-da-padre-vladimiro-1919#.VP8jHzx0y1s

riteniamo su precise indicazioni di un Gruppo iniziatico che da secoli opera in gran segreto all'interno dell'Ordine Francescano utilizzando un inequivocabile

"codice ermetico"

che si esprime attraverso particolari  "simboli in codice" conosciuti e compresi solo da iniziati ai misteri dell'Ars Regia, come riteniamo sia anche il gruppo segreto che fa capo a Padre Penev, che - a differenza di Frate Elia - ha utilizzato puntini cromatici anziché figure allegoriche.

Capitolo 2

< il "messaggio segreto" della "Mitria" di Assisi >

Dallo studio criptologico dei simboli, abilmente camuffati negli stemmi pontifici ci sembra di aver compreso il significato occulto del codice policromico

inserito nelle tre fasce dorate della Mitria con il quale alcuni fraticelli di Assisi, iniziati alle scienze ermetiche, ben camuffati dietro Padre Penev avanzano riserve dal punto di vista mistico esoteric0, sui

"simboli"

scelti per il proprio stemma da Papa Francesco, che mostra di non saper padroneggiare o forse di non dargli particolare importanza, a differenza di Benedetto XVI, che si è servito invece dello

"scudo pontificio"

per esplicitare in modo chiaro e inequivoco il mutamento del suo

< messaggio evangelico e pastorale >


Infatti Benedetto XVI , all'inizio del suo pontificato aveva accettato di sostituire la Tiara con una Mitria, ritenuta dagli esperti più carica di "spiritualità" e di un

"senso di collegialità e fratellanza con l’episcopato"

Per poi dall'ottobre 2010 tornare al Triregno per ribadire che

> il potere terreno e spirituale <

era concentrato esclusivamente nella sua persona fino alla morte.


Potere che non è venuto meno con le formali

< dimissioni >

come hanno indicato il gruppo di iniziati, inserendo una serie di puntini colorati nella Mitria della stemma di Francesco


Applicando infatti lo stesso “codice aureo” e l'identica "geometria sacra" utilizzati ad ampio raggio da Frate Elia, è possibile - servendosi proprio dei simboli inseriti sulla Basilica di San Francesco ad Assisi e all'interno della sua tomba - risalire ai corrispondenti

"valori numerici e diaframmatici"

che stranamente danno luogo ad una serie di risposte criptate, di cui apparentemente non si sarebbe reso conto nemmeno l'autore del disegno della "Mitria" con i vari "puntini" colorati.

All'uopo interpellato Padre Penev ha motivato questo presunto abbellimento come frutto della sua fantasia, mentre balza subito agli occhi anche di un profano, che si tratta di un preciso

> messaggio criptato <


elaborato da un gruppo di iniziati all'arte reale, operante da secoli all'interno dell'ordine francescano. Critica espressa non in modo palese, ma - come è consuetudine in ambito ermetico - da una strana "punteggiatura" posta dal gruppo segreto che fa capo a padre Penev sulla Mitra di Papa Francesco, messaggio in codice che sembra utilizzare il tipico

"linguaggio degli alchimisti"

pressoché incomprensibile e inaccessibile se non ad "iniziati" come Leonardo, che ne ha dettato "il Codice segreto" in tutti i Suoi dipinti.


Padre Penev nella sua punteggiatura sembra seguire infatti un preciso

< schema numerico colorato >



Schema in cui viene dato risalto ai punti arancioni e a quelli "rossi" che inserisce in modo intermittente e uniforme, fatta eccezione per la "terza riga" partendo dal basso, in cui stranamente non viene dipinto il seriale

"puntino rosso"

La scelta da parte del gruppo esoterico che fa capo a Padre Penev dei puntini gialli (alba) o rossi (tramonto) potrebbe essere strettamente legata  al

< ciclo solare >

 

"Nei culti solari precristiani il sorgere del sole simboleggiava la vita, il suo tramontare la morte. Per i cristiani, ugualmente, la Gerusalemme celeste è a Oriente, mentre a Occidente, agli antipodi della città santa, vi sono solo tenebre. Come il Sole quindi si levava e come il Sole si spengeva nelle tenebre della notte per rinascere dalle sue stesse ceneri"

Sembrerebbe infatti lo schema corretto per comprendere l'inizio e la successiva involuzione di questo incontro tra la terra e il cielo, tra l'umano e il divino, tra la nascita e la morte di uno stemma,


metaforicamente espressa con i colori dell'alba (arancione) e del tramonto (rosso), dando la stura a inevitabili interpretazioni di stampo misterico, che sembrano svelare il segreto di un

<"Papa mai nato" e di un "Papa" il cui ciclo non è ancora "tramontato">

Basta osservare con attenzione l'evolversi dello stemma di Benedetto XVI nell'arco degli otto anni ufficiali del suo pontificato, che - è bene ribadirlo -

"non si è mai interrotto"< >"esotericamente concluso"

perché Papa Ratzinger non si è mai effettivamente dimesso dal suo

"ruolo iniziatico"

unico e insostituibile, secondo l'impostazione secolare del papato, in quanto è sua ferma convinzione che della sua elezione a Papa nel 2005 c'è qualcosa che resta

"per sempre"

 

Benedetto XVI anticipò enigmaticamente il senso di questa sua decisione nell'ultima delle sue udienze generali da Papa, il 27 febbraio 2013, vigilia della sua effettiva abdicazione:

"Chi assume il ministero petrino non ha più alcuna dimensione privata. […] La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro".

 

Del resto il giorno dopo, il 28 febbraio, don Georg Gaenswein, segretario di Ratzinger, in una intervista all’ “Avvenire”, dette la risposta vera che Benedetto non poteva o non voleva dare di persona. Ecco come don Georg ha spiegato perché egli ha tenuto il titolo di

> Papa Emerito <

“Ritiene che questo "titolo" corrisponda alla realtà”



E se ne ha un'indiretta conferma esaminando l'evolversi della simbologia dello  stemma di Benedetto XVI

Capitolo 3


< Stemma>


< nato<>morto<>risorto>

Benedetto XVI si è servito proprio dello suo stemma e della sostituzione di alcuni simboli, per indicare - a coloro che li sapevano leggere e interpretare- che non si era affatto dimesso.

>Il Triregno e il Pallio Pale ne sono un classico esempio<


E il segreto, per comprendere l'inizio e la successiva evoluzione di questo cammino iniziatico, sta tutto in  uno degli otto bozzetti, preparati su incarico di Papa Ratzinger dal

"Cardinale Cordero Lanza di Montezemolo"


con il quale avrebbe dovuto mettere simbolicamente in evidenza le linee programmatiche misterico escatologiche del

"messaggio evangelico"


con cui il nuovo Pontefice avrebbe voluto impostare il suo magistero, scegliendo di inserire, alla base del suo stemma, un "pallio" con le "croci nere", del tutto simile a quello normalmente indossato da Vescovi e Arcivescovi metropoliti. Croci, formate da

"quattro triangoli isosceli neri"


poi modificati in "rosso granata" come l'effettivo colore del cosiddetto

"Pallio della Tradizione"


elaborato dal Pontefice dietro consiglio di Mons. Valeriano., il responsabile dell'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche.


Stemma ufficialmente riprodotto e reso pubblico con "tre croci  granata", composte da "quattro  triangoli isosceli" con cui il Papa indicava che si considerava un "Vescovo" alla pari di tutti gli altri pur con un distinguo in qualità di Pontefice Massimo, avendo adottato un pallio completamente diverso, il cosiddetto

"Pallio della Tradizione"


Infatti inn contrasto con quest'impostazione paritaria all'inizio del suo pontificato, Benedetto XVI ha scelto di indossare un pallio antico penzoloni dalla spalla sinistra fino al ginocchio. Pallio successivamente sostituito da altro Pallio a croci kadosch completamente diverso, legato ad altra simbologia misterica

Le differenze erano infatti sempre  marcate negli stessi stemmi,  consentendo Papa Ratzinger la modifica, in documenti e atti ufficiali dei colori, anche dei colori del suo stemma, inizialmente giallo senape e rosso scuro, resi più chiari e intensi.

< 2° stemma  >

In alcuni esemplari successivi al 29 giugno 2008, data in cui il Pontefice è apparso in pubblico con il nuovo

"Pallio"

ornato da sei croci rosse kadosch composte ognuna da quattro triangoli equilateri, invece che isosceli, sono stati riprodotti stemmi con il nuovo pallio

< 3° stemma >

per poi tornare appunto anche lui, come i suoi predecessori, al "Triregno" e al "Pallio" ornato dalle fatidiche sei croci rosse kadosch con un diverso e preciso messaggio mistico esoterico da Noi ben evidenziato in altri capitoli. Scelta ribadita con la modifica definitiva del 2010.

La differenza rispetto al modello precedente –  ideato dal Cardinal Montezemolo – è che questo stemma reca nuovamente il Triregno la triplice corona del Sommo Pontefice – anziché la Mitria, ripristinando l’antico uso, cui non aveva rinunciato nemmeno Giovanni Paolo II, cosi mettendo nel nulla il significato simbolico proposto con l’innovazione della mitria a tre fasce.

< 4° stemma >

 

Se l’araldica è la precisa rappresentazione visiva e codificata di una realtà, il ritorno sullo stemma di Benedetto XVI della Tiara pontificiaed il suo mancato abbandono simbolico, in seguito all'apparente rinuncia, ha un valore simbolico da non sottovalutare.


Con le sue tre corone, la Tiara parla del triplice potere del Papa: Padre dei re, Rettore del mondo, Vicario di Cristo. Parla del successore di Pietro che, nella struttura gerarchica della Chiesa, è

> il capo supremo <

Il suo primato non è in discussione, le redini del governo sono, in comunione coi vescovi, esclusivamente ed unicamemente sue fino al termine del mandato irrevovabile.


Stemma tutt'ora operativo e vincolante come conferma il mancato cambio di stato e di giurisdizione, di cui sembra che pochi si siano resi conto, anche dopo le sue

> apparenti dimissioni <

in quanto sua SS Santità Benedetto XVI, autoproclamatosi

"Papa Emerito"


con questo gesto assolutamente irrituale dal punto di vista "exoterico" e soprattutto "esoterico",  non ha scientemente voluto riconoscere l'effettivo e immodificabile stato giuridico assunto con

> le dimissioni irrevocabili <

cui è seguita l'elezione di un nuovo Pontefice a pieno titolo, che non è un caso che gli sia stato posto sul capo il

"Triregno"

il simbolo con cui si vuole rimarcare gli effettivi poteri nel nuovo Pontefice, la cui autorità si fonda proprio sul

> Mito del primato di Pietro <

"Il romano Pontefice, quale successore di Pietro,è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli"

LUMEN GENTIUM, 23

Il cardinale Cordero ha provato a togliere quest'ultimo  stemma ufficiale al Papa Emerito, convinto che egli debba rinunciarci perché con l'abdicazione è venuta meno la "dignità" pontificale.

Benedetto XVI ha risposto "NO grazie, va bene così" nonostante

"la rinuncia all'esercizio attivo del ministero petrino"

Alla luce di questa decisione, unica e irreversibile, non sono pochi coloro che si stanno chiedendo

? Chi è SS Sua Santità Benedetto XVI ?

La rinuncia al papato non è stato il suo ultimo atto. Già nel suo ritirarsi dal soglio di Pietro, in quel memorabile febbraio del 2013, Joseph Ratzinger tenne a dire che nella sua elezione a Papa c'era stato qualcosa che sarebbe rimasto

"per sempre"

Infatti, ecco che continua

> ad abitare "nel recinto di San Pietro"

> a indossare "l'abito bianco" con lo "stemma"

> a firmare come "Benedictus XVI Papa Emeritus"

>  a farsi chiamare "Santità" e "Santo Padre"

Benedetto XVI, l'analisi di Georg Gänswein

E da ultimo ci è stato detto dall'Arcivescovo a più intimo contatto con lui, Georg Gänswein, che

< BENEDETTO  XVI >

"non ha affatto abbandonato l'ufficio di Pietro"

anzi, ne ha fatto "un ministero allargato" con

"un membro contemplativo" e "un membro attivo"


in "una dimensione collegiale e sinodale, quasi un ministero in comune"

Esattamente il contrario del comportamento tenuto da Pietro da Morrone, il più famoso Papa dimissionionario della storia.

Infatti quando il 13 dicembre 1294 Celestino V annunciò il suo abbandono del pontificato, raccontano le storie, "discese dalla cattedra, prese la tiara dal capo e la pose per terra; e mantello e anello e tutto se ne spogliò di fronte ai cardinali sbalorditi" e tornò semplice monaco, in totale ritiro dal mondo.

Capitolo 4

>Il ritiro ridimensionato<

"Regnante" ed "Emerito". L'enigma dei due papi

È una novità senza precedenti nella storia della Chiesa. Con molte incognite ancora insolute e con seri rischi già in atto. come ben evidenzia un'analisi di Roberto de Mattei e di Sandro Magister

"Tra Francesco e Benedetto c'è un segreto sul papato"

"Non può esserci un Pontefice emerito"

aveva detto padre Lombardi. E invece... È un mistero. Illuminato da alcune parole di Ratzinger:

tanto da poter affermare, senza paura di smentita, in contrasto al famoso detto in auge tra i media vaticani, che

< José Mario Bergoglio >

"Entrò in conclave come "Papa" e ne uscì "cardinale"

o meglio, fuor di metafora,

>Papa ausiliario di Sacra Romana Chiesa<


 

prendendo spunto dall'elaborazione simbolica di un altro araldista per lo scudo del dimissionario Benedetto XVI, inserendo un numero di nappe adeguato per questo improvvisato Papa Emerito, portandole dalle cardinalizie "30" a

<20><20>

come conferma questa foto, in cui Papa Francesco non ha ricamato lo "stemma" sulla fascia pendente dalla cintura, come è prassi.