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FRATE ELIA E I FRATI "TRE SCIMIETTE"



FRATE ELIA e i Frati "TRE SCIMIETTE"

Elia è una figura sicuramente tra le più controverse del primo francescanesimo, considerato - secondo la cronaca partigiana di Salimbene De Adam - dallo stesso san Francesco > un Traditore < che   lo avrebbe tacciato di >bastardo dell’Ordine< novello > Giuda <



Solo gli studi più recenti lo hanno in gran parte riabilitato, ma - ancora oggi-  come dimostra la recente scoperta del "feretro", in cui furono custodite le spoglie mortali di San Francesco e di Santa Chiara, l'ostracismo continua e qualsiasi diversa "lettura esoterica" dei Suoi

> messaggi mistici-escatologici  <

non è assolutamente presa in considerazione non solo dalle Autorità Ecclesiastiche,che continuano imperturbabili e insensibili la secolare "politica dello struzzo", come puntualizza Mario Bertin in un interessante  articolo, da cui  abbiamo ripreso alcuni spunti ( elogio del tradimento di Madrugada - Tag: esodi, Madrugada 55). 



Ma, cosa sinceramente inaccettabile e incomprensibile, è che quest'atteggiamento è condiviso e avvalorato  da parte dagli stessi Ordini francescani, che continuano con altrettanta e ingiustificata imperturbabilità a far finta  di > non vedere<> non sentire< e tanto meno osano > parlarne<, anche quando è uno di loro, come è il caso Don Marino Bigaroni, il quale - da bravo " Indiana Jones" - dopo 600 anni, ha "ri-trovato" la cassa abbandonata in un ripostiglio, cercando inutilmente di rendere pubblica e diffondere questa sua incredibile "scoperta".


Don Marino professore di storia d'arte francescana, incaricato dal Suo Ordine di individuare -  quale esperto unanimamente riconosciuto- i reperti archeologici del XII secolo, colpito dalla strana e altamente simbolica  "serratura" molto simile a quelle prodotte nel XIII secolo, ha consigliato la Badessa del Convento delle Clarisse - dove da tempo immemorabile era custodita-    a portarla da un resturatore e farla ripulire, riconoscendone

>l'autenticità <


https://www.youtube.com/watch?v=sPQKlBoIGOs

Una volta effettuato il restauro a Perugia, Don Marino poté constatare con sua grande sorpresa che su una delle alzate della cassa di legno, ripulita dalla polvere e dal grasso, appariva uno strano "disegno" - realizzato tramite un punzone a quattro punte -  che si preoccupò di far riprodurre a mano da una sua allieva, scattando alcune fotografie.


https://www.youtube.com/watch?v=sPQKlBoIGOs

Ha scritto un interessante "monografia" - pubblicata grazie al sostegno di un privato, Marcello Betti, che ha messo a disposizione i fondi necessari  e che ha scoperto

> "La Grotta di Cinicchio"<

in cui, secondo una  leggenda non ancora accreditata, Elia e Francesco si sarebbero ritirati  a meditare, dopo essersi conosciuti e dalla quale potevano vedere le principali Chiese di Assisi dell'epoca e in particolare "San Rufino", dove Francesco, Chiara e Federico II erano stati battezzati.

Questa  due scoperte  sono  diventate di dominio pubblico grazie al lavoro di Emanuele Legumi, che ha curato la pubblicazione di due interessanti articoli  sul "Il sentiero di Armezzano", in cui, attraverso precisi riscontri storici e documentali Fra Marino Bigaroni ha confermato trattarsi, senza ombra di dubbio, di un "messaggio" elaborato e fatto incidere da Frate Elia sul feretro di San Francesco e Santa Chiara.



Elia
fino al 1239 non era semplicemente il Vicario Generale dell'Ordine dei Frati Minori, ma l'indiscussa ed estremamente qualificata

> Guida spirituale <

non solo dell’Ordine francescano, che presiedeva direttamente o indirettamente da quasi venti anni, ma anche di tutti i movimenti legati al

> messaggio spirituale ed esoterico <

lasciato da Elia nei  suoi scritti, volutamente dispersi o nascosti.


Elia, dopo essere stato per 10 anni a diretto contatto con Francesco e quasi 20 alla direzione e supervisione dell Ordine dei Francescani, fu infatti costretto  a lasciare la carica di Vicario Generale, decretata nel 1239 nel Capitolo generale che si tenne a Roma  per la Pentecoste di quell'anno.




Tutti i suoi > i scritti e appunti < furono > meticolosamente raccolti e distrutti < con una puntigliosità degna del peggior Giordano Bruno, onde non lasciar di lui la benché minima traccia.



Alla scomunica e all'allontanamento coatto da Assisi, seguì  infatti

> la distruzione sistematica dei suoi archivi segreti <

e questo è sicuramente il danno maggiore e irreversibile, perché ci ha privato della comprensione del suo

> messaggio simbolico escatologico <

lasciato da Frate Elia sul fianco del  feretro, una normale "cassa di legno", nella  quale erano stati posti provvisoriamente i corpi di San Francesco e Santa Chiara prima si essere traslati dalla Chiesa di San Giorgio, dove sono tutt'ora  custoditi nei loculi delle Chiese a loro dedicati.



Furono persino strappati dagli antichi > registri <del Sacro Convento di Assisi > i fogli < che si riferivano alla Sua persona e inoltre andò "perduto" il registro dove frate Illuminato segnava le lettere che frate Elia riceveva e spediva: in pratica, fu tutto appositamente e faziosamente distrutto.


Stessa sorte avebbero dovuto subire

"i messaggi in codice"

lasciati sulla facciata della Basilica e al suo interno, e nella Tomba, ritrovata e aperta nel 1818, e al cui interno vennero ritrovati una serie di oggetti ritenuti privi di alcun significato simbolico, come invece abbiamo cercato di confutare nei capitoli dedicati al

> Codex Frate Elia <

Stranamente questo micidiale intervento ha lasciato indenne il più importante


> La cassa mortuaria di San Francesco e Santa Chiara <
http://cultura.ilsentierodiarmenzano.it/cassa-di-san-francesco/

La scoperta  di questa > cassa di legno < con incisi > simboli alchemici escatologici < si deve ad un frate francescano, l’ultraottantenne Padre Marino Bigaroni, per anni amatissimo professore di storia dell’arte all’università di Perugia e proprio per tale sua specializzazione preposto da parte dell’Ordine dei Frati a catalogare e accertare > l’autenticità < di manufatti e dipinti risalenti all’epoca della nascita del movimento francescano, che vengono ancora oggi casualmente ritrovati.



La cassa fu rinvenuta per puro caso nel 1990 da Frate Bigaroni, che era stato incaricato di esaminare alcuni reperti emersi nel Chiostro Del Protomonastero, non lontano dal sacello, lembo della Cripta della
Chiesa di Santa Chiara.



La cassa di legno scuro, piena di polvere, era abbandonata da anni in un angolo del sottoscala all’ingresso della Cappella del Crocifisso.


E’ un manufatto di m. 1,71 di lunghezza per cm. 60 di larghezza e altrettanti di profondità, privo del > coperchio < che – a quanto sostiene fra Bigaroni –  sarebbe stato quasi subito recuperato da uno dei seguaci di Francesco, seguendo altro destino.


Secondo lo scopritore > il coperchio originale< - sostituito da quello poi ritrovato insieme alla cassa - sarebbe stato staccato dalla cassa dopo la traslazione del corpo di San Francesco nella Basilica inferiore per dipingervi sopra > l’immagine del Santo < stranamente molto simile a quella dipinta da Cimabue diverse decine di anni dopo, cosa che ne fa dubitare dell’autenticità.



Gli  fu applicata una "cornice" e mutilato nella sua misura, passando di mano in mano per essere ceduto poi dall’ultimo proprietario, un certo "Carattoli", ai frati della Porziuncola e oggi esposto al
Museo della Porziuncola.



Nessuno però si è preoccupato di fare un’indagine accurata e scientifica, onde accertare trattarsi dello stesso > legno < utilizzato per l’intera cassa.

Il dipinto sembra essere stato eseguito nella seconda metà del XIII da una allievo del pittore Giunta Pisano e ripreso dallo stesso Cimabue, data la straordinaria somiglianza con quello agiografico realizzato dal maestro di Giotto.



La Basilica di Santa Chiara

Questa Basilica è la chiesa che la fede popolare ha voluto innalzare in onore della prima e più fedele discepola di

<  San Francesco >
> Santa Chiara di Assisi <


Fu iniziata nell'anno 1257, dopo quattro anni dalla morte della Santa e a due anni dalla sua canonizzazione.


La Basilica fu terminata nel 1265 ed il corpo di Chiara venne deposto sotto l'altare maggiore del Tempio, il 3 ottobre dello stesso anno.


Sorge sulla zona in cui si trovava l'antica Cappella di San Giorgio, che fu il luogo della prima sepoltura di Francesco (fino al 1230) e di Chiara (fino al 1260).



L'interno della Basilica si presenta nella sua struttura gotica, con una unica navata a quattro campate.



Sopra l'altare maggiore campeggia la splendida croce sagomata (1255-1260), realizzata dal pittore Benvenuto da Foligno. Ai piedi del Cristo, San Francesco e Santa Chiara adorano il Figlio di Dio.


Nel lato destro del transetto, dietro l'altare, è collocata una grande tavola del 1283, dello stesso Benvenuto da Foligno, in cui emerge la figura di Chiara, attorniata da otto scene della sua vita.



Ma il luogo più prezioso è certamente l'Oratorio del Crocifisso, in cui è gelosamente custodito il Cristo bizantino (opera di un pittore assisiate della metà del XII secolo), che nel 1206, nella chiesetta di San Damiano, parlò al giovane Francesco, determinandone la conversione e la missione di tutta la sua vita.


Dalle scale, situate a metà Basilica, si accede alla Cripta, realizzata nella seconda metà dell'Ottocento e recentemente restaurata. Qui sono custodite alcune preziose reliquie e soprattutto "le spoglie mortali" di santa Chiara, ritrovate il 23 settembre 1850.


Accanto alla Basilica, da oltre settecento anni, vive una comunità di Clarisse, che continua ad essere segno di una amore per Dio e per i fratelli vissuto nella gioiosa sequela del Cristo povero e crocifisso.



Il feretro di Francesco e Chiara

Per quanto riguarda > la cassa di legno < privata del > coperchio originale < sembrerebbe - a quanto sostiene Fra Bigaroni - che non  sia stata ulteriormente smembrata  dopo la traslazione delle spoglie mortali di Francesco (25/05/1230), in quanto, da diversi riscontri storici, risulta che vi riposò  successivamente il corpo di Chiara dal 1253 al 1260, quando fu definitivamente sepolta sotto l’altare maggiore della Basilica a lei dedicata.


Altro elemento che depone sull’autenticità della cassa sarebbe, secondo lo scopritore, la circostanza che nessun "frammento di legno" - né tanto meno l’intera cassa-  siano stati ritrovati all’interno del sarcofago di pietra, in cui sono state sepolte le spoglie di San Francesco, né in quello che contiene i resti mortali Santa Chiara. Non ne fu infatti trovata traccia al momento della scoperta delle salme dei due Santi, rispettivamente nel 1818 e nel 1850.

Per oltre 20 anni fu sicuramente oggetto di culto. L’importanza della > reliquia < sarebbe sottolineato da alcuni leggendari episodi, secondo i quali > la cassa < possedeva "doni miracolosi", attirando un pellegrinaggio senza sosta verso la cappella dove era conservata e dove Chiara si ritirava a pregare.



Così scrive infatti Ludovico da Pietralunga nel 1571 (Descrizione della Basilica di S.Francesco)


la cassa dove stava il sacro corpo, se posava sopra certi ferri fabbricati sopra un arco in mezzo della detta cappella, ancora ditta di S.Giorgio. Dalla sopraddetta cassa … fluiva, scaturiva, ogni venere, “sangue” come visibilmente si po’ vedere quotidianamente, congelato et conservato in un "cassettino di avorio" longo quasi mezzo cubito”.


> il cassettino di avorio <


Questo fantomatico > cassettino < di cui non si ha  altro riscontro storico e di cui si è persa ogni traccia, è sparito nel nulla, non essendo rimasto in possesso delle Clarisse.



che  pur avrebbero dovuto custodirlo con  venerazione e rispetto, come è successo per il " sangue" di San Gennaro a Napoli, se - come si tramanda- possedeva questi particolari poteri.



Sembra invece - a quanto sostiene fra Bigaroni - che su alcune > mattonelle < del pavimento, dove era custodita iniazialmente " la cassa", abbia  visto i residui di alcune " macchie di sangue", sgorgate dalla cassa vuota, ma di non aver potuto controllarne l'autenticità, essendogli stato impedito di asportare le "mattonelle" su cui erano cadute!!??



Avrebbe trovato infatti -  a quanto sostiene nel resoconto della Sua scoperta -la stessa incomprensibile e ingiustificabile resistenza da parte della Badessa in carica , come era in predenza avvenuto, diversi secoli prima, con " la cassa" e con " l'ampolla", in cui sarebbe stato raccolto  "il sangue miracoloso".

> Interruzione del  pellegrinaggio <

La Chiesa di San Giorgio ormai veniva a trovarsi intra caustrum Monasterii”: precisamente nel chiostro. Le Clarisse non potevano avvallare un abuso che così gravemente veniva a compromettere la vita di clausura a cui si erano legate con voto. Chiesero pertanto al papa Urbano IV di demolire la Chiesa di San Giorgio per mettere fine a questo abuso. Il Papa lo concesse con lettera del 22 giugno 1263, ma non si preoccupò di farsi consegnare " la cassa", nè tanto meno " l'ampolla" con il presunto " sangue" di Francesco, circostanza del tutto inverosimile, che fa sinceramente dubitare della Sua esistenza e dei "prodigiosi miracoli" tramandatici da Ludovico da Pietralunga.



Del resto se veramente dalla "cassa", ogni Venerdi per oltre 30 anni, fosse fuoriuscito del " sangue", tanto da impregnarne il pavimento, non si comprende perché non sia sia provveduto ad asportarne in tutta segretezza " i residui" e a farli analizzare da un laboratorio specalizzato, scoprendo tutti

> i misteri del > DNA < di Francesco <




Sarebbe " una scoperta eccezionale", che non potrebbe  certo essere tenuta nascosta!!??



> Interruzione del culto della cassa mortuaria <

Stesso destino sembra sia stato imposto al  "feretro" di Francesco e Chiara.
La venerazione che il popolo aveva dedicato per oltre trent'anni alla "cassa" venne inevitabilmente stroncata, anche se le Clarisse continuarono  in un primo tempo a prestare, per proprio conto, un devoto riguardo, anzi > un culto al feretro <anche perché aveva conservato > le spoglie
<
della loro Madre e in precedenza quella del loro Padre spirituale, ma poi, con il trascorrere del tempo e la morte delle più anziane (le uniche che conservavano il ricordo del Suo effettivo utilizzo) le nuove Badesse progressivamente se ne dimenticarono  e cosi la “cassa” , con un nuovo coperchio, finì per ospitare per un certo tempo > l’archivio < del monastero per poi esser abbandonata in un angolo di sottoscala, all’ingresso della Cappella del Crocifisso, dove Fra Bigaroni, durante il sopraluogo, si accorse della presenza di questa grande

> cassa di legno scuro <

restando colpito dall’enorme > serratura < in alto al centro del prospetto,



che non richiamava le rozze serrature delle casse mortuarie del santo del secolo XIII, più volte riprodotte nelle Tavole istoriate fondo-oro, ma mostrava delle sorprendenti analogie con quella della cassa mortuaria della beata Giuliana di Collalto morta nel 1262, nell’isola della Giudecca.


La cassa, perduto il coperchio originale, è restata per secoli nel Protomonastero delle Clarisse, avvolta da una cortina di silenzio favorita dal fatto che nessun estraneo poteva accedere nel luogo dove era custodita e nessuno, anche dopo il suo inatteso ritrovamento, sembra ancora intenzionato  a mostrarla al pubblico, né tanto meno farne oggetto di un’accurata ricerca storica scientifica per attestarne l’autenticità.


Ma soprattutto decriptare “il messaggio simbolico escatologico”, se – come sembra – sia stato lasciato a futura memoria da Frate Elia e dal

> circolo esoterico <

che a Lui faceva capo  e che si presume abbia deciso di predisporre "il feretro" che avrebbe dovuto contenere in modo definitivo e perenne "le spoglie mortali "di  Francesco già prima della Sua morte, avvenuta il 4 ottobbre 1226.



Questa circostanza appare verosimile, tenuto conto che all'epoca Francesco era ancora allo stato laico ed era considerato dai propri discepoli, più che un "Santo" di  stampo cattolico -come la storia ce lo ha tramandato -  un "Maestro Sufi" per il comportamento tenuto sia all'interno della sua comunità, che in pubblico.



A tal proposito è bene sottineare che nel 1226, pur essendo altamente consolidata nel popolo la sua fama, nessuno poteva prevedere che il Papa Gregorio IX, dopo sue anni ,lo avrebbe proclamato "Santo", né tanto meno che avrebbe incaricato Frate Elia di progettare la Basilica a lui dedicata, in cui il 25 maggio 1230 sarebbe stato traslato il suo corpo all'interno di un "sarcofago di pietra".


Le intenzioni iniziali di Elia, da buon alchimista esoterico, particolarmente influenzato dal "culto dei morti" praticato nella sepoltura dai sacerdoti egizi dovevano essere diverse, come del resto è dimostrato dalle modalità seguite nella tumulazione definitiva nella Basilica di Assisi, in cui ha creato un vano apposito

> una Camera del Re < inaccessibile, nella quale ha lasciato
> un messaggio in codice <



altrettanto "misterico-escatologico" attraverso oggetti e simboli posti  tutt'intorno ai suoi resti mortali, come abbiamo cercato di evidenziare nei capitoli dedicati a questi oggetti e in particolare in quello in cui abbiamo dato una nostra "lettura esoterica" alla "pietra bianca con una striscia rossa" posta sotto il capo di Francesco

>
Il Codice Segreto di Frate Elia <


Elia fino al 1239 non era semplicemente il Vicario Generale dell'Ordine dei Frati Minori, ma l'indiscussa ed estremamente qualificata > Guida spirituale < non solo dell’Ordine francescano, che presiedeva direttamente o indirettamente da quasi venti anni, ma anche di tutti i movimenti legati al > messaggio spirituale ed esoterico < lasciato da Elia nei  suoi scritti, volutamente dispersi o nascosti, come la sua appartenenza molto probabile ai "Cavalieri del Santo Sepolcro", a cui era stato "iniziato" durante il suo soggiorno in Palestina e a cui iniziò anche altri
" fratelli" al suo ritorno in Italia.



Francesco -
assistito da Elia e da alcuni fratelli appositamente selezionati, -attraverso i suoi viaggi e i suoi contatti umani e ultraumani li studiò e li praticò tutti, passando dal "cavalierato classico", alla "massoneria" dell'epoca, alle "dottrine segrete" dei Sufi e dei Cabalisti per diventare, alla fine della Sua vita, un  vero “Mago Merlino”, un “ Sacerdote perfetto”, che ha continuato a sprigionare da ogni cellula del suo Dna

> energia divina <



che Frate Elia , suo intimo amico, iniziato anch’egli alle scienze occulte, ha raccolto e custodito, come l’energia emanata dagli antichi Faraoni in un
> sarcofago di pietra < occultato cosi bene da mantenerlo  intatto e intoccabile per quasi 800 anni,



creando, come nella Piramide di Cheope > una Camera del Re < inaccessibile e a costante contatto diretto con le stelle.




Frate Elia e i maestri com’acini sembra abbiano seguito l’esempio dei sacerdoti egiziani, predisponendo un locale, in cui avevano riposto "un sarcofago", che avrebbe accolto, come avveniva appunto per i faraoni, il corpo del Santo, camuffandone l’accesso.




Alla tomba si poteva accedere attraverso un cunicolo segreto, dove  la salma sarebbe rimasta nascosta  e preservata  per oltre 600 anni, come è avvenuto per la Tomba del Faraone Sethi I, che era stata perfettamente camuffata, nascondendola in una seconda camera mortuaria, ingannando così i profanatori, che, una volta scoperto il cunicolo di accesso, si fermavano alla prima non pensando, che ce ne fosse un'altra
> quella vera <



Si tratta chiaramente di un "messaggio criptato", una specie di “Papiro egizio dei morti”, che indica non attraverso geroglifici,



ma con > cerchi < che avvolgono il simbolo del “fiore della vita”, come debba avvenire il passaggio dalla cosiddetta “ vita” alla cosiddetta “morte”, simboli  che Frate Elia impresse col fuoco sulla parete della
sua “umana” cassa mortuaria.  


Ka <> Ba <> Akh i 9  Corpi sottili


Si veda il capitolo dedicato sul  Sito > SOS Collemaggio < all’esoterismo egizio ed a questa cerimonia, che ha puntuali riscontri nel

“ il Libro Tibetano dei Morti



> Il "Bardo Thodol " di Frate Elia

"Il Libro Tibetano dei Morti < Il Bardo Thodol > – questo il titolo originario – è uno dei tre grandi classici “funerari” di tutti i tempi, insieme al "Papiro Egizio dei Morti" e alla "Divina Commedia" di Dante Alighieri.



Il Bardo Thodol fu composto in sanscrito dal grande maestro Padma Sambhava, nell’VIII o nel IX secolo, per i buddhisti indiani e tibetani, ma fu da questi occultato e venne riportato alla luce solo nel XIV secolo dallo

«scopritore di tesori spirituali»

Karma Lingpa



Bar-do è l’espressione tibetana che indica

> la dimensione del passaggio tra due stati <



la morte per i Tibetani, non è una condizione di stasi, ma una profonda sconvolgente trasformazione.

Infatti alla sua "morte" non fa che tornare da dove è venuto



Il “Bardo Thodol” è un grande "Poema della luce", con il quale il maestro Padma Sambhava assicura che il morire è un nascere alla luce, non uno sprofondare nella notte.



E invita a “stare calmi”, a non cedere a spaventi o a lusinghe ultraterrene
l’asceta si deve  esercitare  già in vita a cogliere

> l’attimo che sta “tra” vita e aldilà <



Così come si esercita a cogliere  > il momento magico < in cui  lo spirito vitale ed eterno, che è in ognuno di Noi passa dalla veglia al sonno e al risveglio mattutino, cosi come passa dalla vita alla morte, alla rinascita.  



IL Bardo Thodol insegna che > al momento della morte < ogni uomo è posto di fronte al

> mondo ultraterreno <

secondo il punto di vista coltivato nella propria Religione.



Per il Buddhismo non esiste infatti > un solo paradiso < ma tanti quanti sono gli Esseri illuminati, perché ciascuno di essi ha la capacità di creare con la mente una «terra pura», su cui lasciare > i solchi < del suo passaggio terrenoin modo da indicare a chi sarà stato capace di seguirli,
"il sentiero" da intraprendere verso "la Luce"


Siamo tutti "figli di Dio", come Gesù, Lao Tsé, Sidartha, Maometto , San Francesco e un'infintà di altri

"esseri sconosciuti"



che in tutto il mondo e nelle varie epoche, seguendo i più disparati sentieri
,
hanno raggiunto le più alte vette dello spirito, indicando ognuno una via, un cammino per tornare in contatto con l'energia, fonte primaria di tutti gli esseri animati e inanimati.



Se il cristiano avvicinandosi alla morte incontra il Cristo e l’indiano incontra l’amorevole Vishnu, non vi è dunque da stupirsi.



Il Bardo Thodol invita a “non accontentarsi” di queste visioni
religiose, ma a immergersi in una

> Luce più profonda,antenteriore ed eterna<



che precede ogni forma e nella quale ogni manifestazione si discioglie.



.Frate Elia, attraverso questo  “ messaggio altrettanto misterico-escatologico" legato al simbolo del “Fiore della Vita" sembra aver voluto dare le stesse indicazioni e gli stessi premonimenti.




Drunvalo Melchizedek, di origine americana, che si presenta con un pseudonimo chiaramente simbolico, ha tenuto diversi corsi e seminari in tutto il mondo, conclusosi con la pubblicazione del libro
L’antico segreto dl Fiore della Vita” (
Macro edizioni in lingua italiana).



Drunvalo sostiene che gli insegnamenti del Fiore della Vita e della Geometria Sacra, che lui trasmette, trarrebbero origine da antiche > scuole esoteriche<, sviluppatesi intorno ai misteri ed ai rituali osiridei, > centri iniziatici < sparsi in 13 Templi lungo il Nilo e controllati direttamente dalla "casta sacerdotale" e frequentati dai più grandi saggi dell'antichità, come Platone e Pitagora, che fondarono le loro famose scuole esoteriche.
Gli insegnamenti di queste scuole egizie  e del simbolo del Fiore della Vitache si trova perfettamente disegnato, scolpito, sul soffitto dell'antico Tempio di Osiride ad Abydos.


Frate Elia, nel periodo trascorso in Palestina e Siria deve essere entrato in contatto con una di queste "scuole", apprendendone gli insegnamenti occulti e il linguaggio legato alla simbologia del "Fiore della vita", poi riprodotto su una delle fiancate della  "cassa" e sulla "serratura".



Basta esaminare "la serratura"



che ha un gioco esoterico, legato ai "numeri"



ai "cinque poliedri platonici", alle "10 sephirot" e alla "cabala".



Questa “serratura”, come del resto “il disegno” inciso a fuoco sul lato della cassa “parla” nel linguaggio degli alchimisti, pressoché incomprensibile, legato all'antichissimo simbolo del "Fiore  della vita ", ritrovato su monumenti egizi e romani.



Questa > cassa di legno < che ha contenuto > le spoglie mortali < sia di Francesco (1226-1230), che  di Chiara (1253-1260) confermerebbe l'intenzione di Frate Elia di parlare attraverso "simboli escatologici-alchemici" e
di lasciare, non più all'interno di un "sarcofago in pietra" inaccessibile.............
ma all'esterno, su una delle alzate di  una normale "cassa di legno"
>
un messaggio in codice <




pressochè incomprensibile  se non da poche esperti in "materie occulte", dove questi "simboli" vengono abitualmente usati, come un tempo
"i templari", che avevano un proprio "alfabeto segreto"



Putroppo le Clarisse si guardano bene non solo di esporla al pubblico nella Chiesa di Santa Chiara, come > il crocifisso di San Damiano < e altre preziose "relique", cosa di per sé discutibile, ma condivisibile dal loro punto di vista, ma resta sinceramente incomprensibile l'ingiustificato rifiuto  di mettere a disposizione di tecnici e addetti ai lavori questa fantomatica 
> cassa di legno <
in modo da consentirne un più approfondito esame del
"messaggio escatologico"
inciso sull'alzata della cassa, che indica i passi che ogni essere vivente deve compiere nel Suo personale "cammino iniziatico", una volta che abbia deciso di avviarsi in questo impervio e spesso insormontabile sentiero, in modo da  riuscire a concentrare e assorbire l'energia vitale che genera e  nutre tutto ciò che manifestazione, offrendo ad ogni  pellegrino la  grande opportunità per
“ri-mettersi in parola”
(Vibrazione/Suono)



Tutto è stato ermeticamente camuffato e tenuto nascosto e da ultimo questa fantomatica "cassa di legno", che nasconde in sé "un messaggio segreto" debitamente criptato in pretto stile templare, legato al
"Fiore della Vita"
come riprodotto in tante chiese templari e in particolare nella Cattedrale di San Gregorio in Sardegna.



Messaggio preservatosi nel tempo anche perché pressoché illeggibile e invisibile, essendo restato coperto dalla polvere e da un leggero strato di grasso, da cui è stato  liberato solo nel 2000 in seguito al restauro.




Lo stesso fra Biragoni, al momento del suo ritrovamento non lo aveva notato e se ne poté rendere conto solo diverso tempo dopo, quando gli fu consentito di entrare nuovamente nel Protomonastero e quale fu la Sua sorpresa nel constatare, una volta restaurata e pulita, che su una delle due alzate della cassa era stato tracciato  a fuoco nel legno un complesso > disegno < diviso in due parti, con > un punzone a quattro punte < , Simone Martini
(confr. A.M. Romanici, Punzone a quattro punte in Encic. dell’Arte Mediovale, Roma),


di cui c’è un bell’esempio lo si ritrova sul piano dell’altare allestito davanti alla tomba di San Francesco, rappresentato nel > paliotto < conservato al Museo della Basilica di San Francesco, della metà del XIII secolo



> Tutto è Uno e Uno è Tutto <

Alfredo Di Prinzioin un interessante articolo ritrovato su internet, fa alcune considerazioni, che condividiamo pienamente e che riportiamo integralmente, avendo cercato di sviluppare l'indagine su  questo" messaggio mistico escatologico" con la stessa impostazione metodologica.



"Se questa frase fatta chissà da chi nel passato è vera, significa che l’autore sapeva ed era arrivato alla sintesi della totalità, perché ridurre

> Tutto a Uno<

è la somma di tutte le ricerche spirituali e della più alt

a iniziazione  ed il coronamento di anni e anni di studi e di pratiche spirituali.



Sicuramente un’opera del genere la realizza solamente un Alchimista che lavora nel proprio fornello, o Athanor, per trasmutare e rettificare la propria materia, il proprio
> laboratorio alchemico <


Ma, prima di andare oltre e per facilitare la ricerca, voglio parlarvi del metodo da utilizzare per > com-prendere < e scoprire > il vero significato < di alcune rivelazioni “nascoste” nei miti sacri.



Ci sono quattro maniere per interpretare un testo o un simbolo sacro:

il primo è morale, ossia letterale, che non va oltre il significato scritto;

il secondo è simbolico, ossia ricerca il significato dei simboli presenti nel racconto;

il terzo è analogico, che prova con le analogie a comprendere il significato;

il quarto è anagogico, che trova il vero messaggio spirituale nascosto.

Questi quattro stadi sono equivalenti a stati di coscienza nell’individuo, e vengono utilizzati da ognuno di noi a seconda del livello evolutivo in cui ci troviamo. Purtroppo è sempre il primo livello, quello morale, che prevale, perché da bambini ci hanno indotto a credere letteralmente ai fatti, senza uscire mai da questo stadio, come ebbe modo di evidenziare il dott. Assagioli, psicologo di fama mondiale, disconosciuto e poco valorizzato in patria, esoterico e alchimista, come Frate Elia, che ha messo a punto ed elaborato un metodo di analisi e di sviluppo della coscienza, conosciuto come "Psicosintesi" - ideando > Ovoide Arcobaleno < con cui si poteva inviduare i diversi "stati di coscienza" raggiunti da ogni individuo.



Tutti coloro che nel passato hanno “capito” e sono andati oltre, furono discriminati, emarginati e nei casi più estremi, come Giordano Bruno Tommaso Campanella, accusati di eresia e bruciati vivi sul rogo, mentre oggi gli stessi interpreti vengono scomunicati o sono considerati in peccato mortale.



Come conseguenza di tutto ciò, l’uomo è diventato un fanatico attento al “contenitore e non al “contenuto” dove possiamo incontrare
il vero messaggio o la ri-velazione.



Così facendo l’uomo è stato privato della possibilità di evolvere e prendere coscienza
"di chi realmente egli sia" e "dove stia andando".


Questo è > il più grande peccato commesso contro Dio < perché coloro che hanno il compito di risvegliare l’umanità, in realtà la stanno addormentando ancora di più. E così, ingannati da fanatici che hanno
“carta bianca”
per pontificare, per migliaia di anni la gente è stata immersa nella paura e obbligata ad ubbidire.



In questo modo il “contenitore è stato venerato, adorato, idolatrato e soprattutto è stato il bersaglio di ogni tipo di preghiera straripante di dolore, a tal punto che, per l’intensità della proiezione, a volte
i “simulacri di gesso" hanno pianto.



Ancora al giorno d’oggi prevale  purtroppo questo sistema sbagliato e"senza anima”, perché in questo modo la gente è portata a
non pensare, a non dubitare, a non prendere iniziative in
> cose riguardanti lo Spirito <



Ma la cosa più ridicola è che quello stesso insegnamento delle dottrine, stracolmo di fatti e parole, nasconde al credente
> le Verità più sublimi <
che i nostri antenati ci hanno lasciato sotto forma di
> racconto, simboli e riti<


Vorrei quindi invitarvi a spostarvi di qualche grado rispetto al punto di vista che utilizzate regolarmente per osservare
> la realtà <
e  con sorpresa, comproverete che ciò che credevate fosse in una tal forma,una volta osservato da un diverso punto,non si presenta più come prima.



? come mai?
Alcuni di voi forse avranno visto il film con Robin Williams
“L’attimo fuggente” (Carpe Diem).



Ricordate quando invitava i suoi studenti a salire sui banchi per vedere
? il mondo da un’angolatura diversa?



Ebbene sì, questo è esattamente quello che ognuno dovrebbe fare. Invece di vedere tutto dalla finestrella della cantina, cominciamo a osservare dall’attico
! spaziando tutto intorno a 360°!



e allora tutto sarà meraviglioso e reale



e anche "i simboli" più complessi e criptici potranno essere compresi nel loro più recondito significato."

«SIMBOLO» 
>  la "separazione" e la "ri-unificazione" <


Il senso letterale di «simbolo» è di  «messo insieme» e lo deriva dal greco «sumballein» (gettare insieme)
Gli Antichi si servivano del > simbolo < quasi fosse una carta d’identità.
Quando amici personali o soci d’affari, creditori o debitori, pellegrini o persone reciprocamente legate fra loro dovevano partire, se necessario, > spezzavano in due o tre parti  < un oggetto di legno o di argilla o di metallo: un’immagine, un anello, > una moneta < un dado, l’impronta di un sigillo… 



> ognuno ne prendeva una <


In qualsiasi momento, potevano riconoscersi o  riconoscere i propri inviati ricomponendo il tutto, margine a margine,  come dovrebbero fare-  oggi come allora-  gli Europei, uniti da "una moneta", ma divisi nell'animo  nello spirito . L’oggetto riacquistava così il suo significato e la sua forma originaria 




> Questo è "il simbolo"

Sembra un espediente banale, ma già contiene le implicazioni fondamentali:
>  la separazione e la ri-unificazione <



Questa attività di ricomposizione appare indispensabile per comprendere > il significato misterico e esoterico < di certi "simboli", creati dagli "iniziati" proprio per > ri-unire < il visibile con l'invisibile, indicando al nuovo adepto > il giusto sentiero < da intraprendere.
.
Luca (2,19) si avvale del medesimo termine per significare che

«Maria custodiva tutte queste parole collegandole insieme in cuor suo»



Non solo indispensabile. ma anche assolutamente decisiva, se il termine «Diavolo» (dal greco  «diaballein») dice proprio il suo contrario

>dividere<



« il simbolo » ricollega « il diviso »
« il Diavolo»
persegue « la divisione dell’unito»



In mezzo tra
il cielo e la terra, tra la luce e il buio, tra la vita e la morte.



L'Angelo, custode della vita eterna, si ferma e lascia spazio a Lucifero, che precipita verso terra,
messaggero di vita, ma effimera e mortale.



Ogni essere umano ,come come sottolinea Elia nel Suo "Bardo Thodol" impresso sul "feretro di Francesco" si deve preparare in vita al ritorno e alla risalita, perchè alla sua apparente"morte"non fa che tornare da dove è venuto.



ma questo "messaggio mistico-escatologico"
lo abbiamo analizzato e approfondito > a 360°< in un altro capitolo

> Il messaggio misterico escatologico di Elia <

Ci siamo avvalsi dell'approccio metologico consigliato da Alfredo Di Prinzio, ma crediamo sinceramente che  molti "misteri" resteranno insolubili, utilizzando Elia un codice pressoché inaccessibile.

avv. Giovanni Salvati

Cuore a
Cuore

Un uomo non può cambiare il mondo

ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo