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FRATE ELIA e la congiura del silenzio

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Frate Elia e la congiura del silenzio
di Prospero Calzolari

"Presenza occulta  e manifesta dell'Imperatore Federico II nella Basilica di San Francesco ad Assisi"


La trasposizione della stella ottagonale, legata all'esoterismo cristiano, nella pianta di Castel del Monte, rappresenta in modo molto efficace la sacralizzazione dell'autorità sveva: Castel del Monte è il simbolo di Federico II per rappresentare la comunione di Regnum e Sacerdotium nella sua persona.(1)


Presso i neoplatonici e i neopitagorici, le cui dottrine influenzarono la cultura islamica, l'origine del mondo scaturirebbe da un cerchio generato da due quadrati ruotanti di 45° rispetto ai propri assi.



La figura che ne deriva è un ottagono, uno dei principali simboli esoterici dell'arte e della tradizione cristiana ed islamica.


Come il quadrato simboleggia il mondo, così il cerchio rappresenta il cielo, così come la cuba islamica doveva avere una base quadrata e un tetto circolare, tracciati dal compasso celeste e dalla squadra terrestre della simbologia commacina.

Anche il numero otto possiede la stessa valenza simbolica, rappresentando il mondo intermedio tra la circonferenza del cielo e la mole quadrata della terra, il punto di arresto della manifestazione, la bilancia dei cabalisti; lo stesso numero, coricato, rappresenta l'infinito.



L'ottagono
racchiude in sé il concetto di rigenerazione spirituale in quanto appunto intermediario tra il quadrato e il cerchio.

Non a caso nella tradizione cristiana il fonte battesimale che simboleggia rigenerazione e rinascita è quasi sempre di forma ottagonale, ed è nell'ottavo giorno che fu creato l'uomo nuovo investito della Grazia ed ebbe luogo la resurrezione del Cristo (mediatore tra Dio e l'uomo, come Federico II lo era tra i suoi sudditi e Dio): giorno inesistente nel calendario reale, essendo un puro simbolo salvifico indicante < l'altro giorno>> << il Tempo di Dio >>



Le figure geometriche costituite dall'ottagono e/o dalla stella a otto punte, presenti nelle chiese islamiche e cristiane, costituiscono un simbolo mandalico che rappresenta > il percorso dal mondo terreno alla salvezza eterna<.(2)





In riferimento a questa simbologia esoterica, non meraviglia il fatto che gli alchimisti attribuissero una così grande importanza alla "quadratura del cerchio", che Leonardo, iniziato all'arte reale, rappresentò con efficacia nel disegno dell'"Uomo di Vitruvio".


Due sono però gli edifici in cui la stella a otto punte raggiunge la sua massima espressione simbolica: la Cupola della Roccia presso Gerusalemme, costruita dal Califfo 'Abd al-Malik, sulla rupe dove un tempo si trovava il tempio di Salomone (in seguito divenuta quartier generale dei Cavalieri del Tempio).

e Castel del Monte in Puglia, l'una testimonianza dell'affermazione religiosa dell'Islam (da lì Maometto lasciò la terra per essere assunto in cielo), l'altro simbolo architettonico della Pax Augusta federiciana.

L'Imperatore stesso, durante la crociata del 1228, visitò la Cupola della Roccia ed è presumibile che in quell'occasione maturò in lui l'intenzione di rappresentare in forma architettonico-simbolica la sua idea di Impero.

Basti ricordare che per le proporzioni di Castel del Monte si ispirò alle stesse usate da Salomone per la costruzione del Tempio di Gerusalemme.(3)


Ma Federico II conosceva il linguaggio simbolico ed esoterico?

A parte il fatto che in alcuni trattati alchimistici bizantini del secolo XIII viene riportato il nome di Federico II, prendendo in esame alcune delle figure a lui più vicine, la risposta è senza dubbio affermativa.

Tenendo inoltre nella dovuta considerazione la vastità degli interessi culturali dell'Imperatore, è universalmente accertato anche l'interesse che egli nutriva per quel campo dello scibile dai più denominato "mondo dell'occulto", ma che noi preferiamo designare col termine di "esoterismo".




Alla corte di Federico II erano presenti, tra gli altri, Leonardo Fibonacci, il grande matematico che per primo introdusse il sistema numerico arabo in Occidente (dedicò all'Imperatore, nel 1225, il suo Liber quadratorum) e Michele Scoto, grandissimo astrologo, autore del triplice trattato Liber Introductorius, Liber particularis, e la Phisyognomia, che nel loro complesso costituivano una vera enciclopedia di tutto il sapere astronomico-astrologico dell'epoca.

Tra le fonti principali di Michele Scoto figuravano le antiche opere di Ermete Trismegisto e alcuni trattati come il Liber auguriorum già sospetti alle autorità ecclesiastiche.


Lo stesso, ispirandosi alle teorie musicali del monaco Guido di Arezzo, ricercava nelle leggi che regolano il moto delle sfere celesti, l'armonia universale.
Fa comunque notare Antonino de Stefano (4) che tale sorprendente erudizione lo Scoto l'aveva potuta acquisire per mezzo della biblioteca imperiale, i cui armadi erano colmi di libri riguardanti ogni scibile umano.



Anche l'alchimia non poteva rimanere estranea all'interesse dell'Imperatore.

Sebbene allo stesso Scoto vengano attribuiti alcuni trattati alchimistici del XIII secolo (5), è frate Elia il personaggio principale in questa specifica disciplina esoterica.

Lo stesso Kantorowicz afferma che non v'è dubbio che frate Elia conoscesse Michele Scoto e che ambedue tentassero insieme esperimenti alchemici, dei quali è lo Scoto stesso a dare notizia.(6)


Ma chi era in realtà Frate Elia?

Colui che San Francesco considerò "padre e madre di tutti i sui figli", colui che Bernardo da Bessa chiamava "vir adeo in sapientia humana famosus, ut rares in ea pares in Italia putaretur habere", colui che fece esclamare a Tommaso da Eccleston "Quis in universo Christianitatis orbe vel gratiosor vel famosior quam Elias?", colui che edificò l'esoterica Basilica di S. Francesco ad Assisi (7), viene relegato, oggi come allora, nel dimenticatoio della storia a causa degli intimi rapporti di amicizia con l'Imperatore Federico II, col quale condivise perfino la scomunica.



L'aver abbracciato la causa dell'Impero, la "visione del mondo" federiciana - una visione super politica della realtà totalmente innovativa per quei tempi - in cui l'Impero appariva come una istituzione sovrannaturale, l'aver sondato abissi imperscrutabili, relegò per sempre frate Elia nell'ombra, allontanandolo da quella eterna luce che al contrario appieno condivise con le immortali figure di San Francesco e Federico II di Svevia.


Dice il Kantorowicz che con lui "si rivelava ora per la prima volta il segreto legame che univa ghibellinismo e francescanesimo".(8)

E di che natura fossero i rapporti tra Frate Elia e Federico II saranno i fatti a dimostrarlo.

Basterebbe ricordare l'intervento diretto dell'Imperatore a difesa di Elia in occasione della sua > deposizione dall'Ordine < nel maggio del 1239, allorché, accusato di tendenze ghibelline, venne rimosso dall'incarico nel Capitolo Generale che si tenne a Roma per la Pentecoste di quell'anno.(9)

L'imperatore inoltre lo inviò, tra il 1241 e il 1242, come suo "Legato" in Oriente, per risolvere la critica situazione tra l'imperatore latino di Costantinopoli Baldovino e quello greco Vatacio di Nicea. E proprio per i suoi servizi, in favore della riconciliazione tra la Chiesa Greca e Romana, l'Imperatore di Costantinopoli gli donò la reliquia della Santa Croce, conservata oggi a Cortona.


Questa è l'immagine - per così dire - storica, più conosciuta del Frate.

Spostiamoci però nella Biblioteca Riccardiana di Firenze.

Nel manoscritto 119, troviamo scritto: "Fr. Eliae liber Alchimiae. Incipit liber alchimicalis quem frater Helyas edidit apud Federicum imperatorem. Liber lumen de luminum transactus de sarraceno ac arabico in latinum a fratre Cypriano ac compositus in latinum a generali fratrum minorum super alchimicis".(10)

Parimenti nella Biblioteca Vaticana, tra i codici provenienti dal fondo Reginense, si legge un'opera divisa in tre libri e composta da 256 fogli intitolata "Liber Fratris Rev. Eliae Generalis Ordinis Minorum praecepta artis chymicae ad Federicum Imperatorem".(11)

Quanto sopra riportato sarebbe di per sé sufficiente ad aprire un dibattito sul perché la >"damnatio memoriae"< del braccio destro di San Francesco abbia fino ad oggi impedito una benché minima ricerca, sia in campo storico che in campo per così dire "tradizionale" sulla "corrispondenza" alchemica tra frate Elia e Federico II.



Portiamo ora la nostra attenzione alla Basilica di S. Francesco ad Assisi.

Nella Biblioteca Nazionale di Firenze vi è un manoscritto dal titolo già di per sé eloquente: "Speculum artis Alkimie Fratris Helyae O. Min. S. Francisci, qui ex dicta arte componi fecit seu fabricare Ecclesiam S. Francisci in Assisio", esplicita conferma del "metodo" usato da Elia per l'erezione della Basilica assisiate.

E' da tutti gli Autori accettato che furono le maestranze commacine dell'epoca, sotto la guida di frate Elia, a costruire la Basilica di S. Francesco in Assisi con l'accluso Sacro Convento.


Le prove più concrete le abbiamo nel cortiletto d'ingresso di quest'ultimo e nell'antico cimitero della chiesa.


Nel cortiletto d'ingresso del Sacro Convento, incisi su pietre conce, possiamo ammirare la cazzuola, la mazzetta, la squadra e il compasso tipici della muratorìa medioevale.

Nell'antico cimitero troviamo, tra le altre, alcune tombe per noi molto importanti, le quali l'elenco compilato nel 1509 dal sacrestano Fra Galeotto definisce come "sepoltura di tutti li maestri lombardi (altro nome con il quale venivano designati i maestri commacini) della città di Assisi".

In una di queste è sepolto il Maestro Giovanni, figlio del Maestro Simone, morto il 7 luglio 1300.

Su di un fondo di pietra rossa di Assisi spiccano due grandi stelle ad otto punte, con all'interno raffigurati due leoni rampanti con scudo crociato (il leone e la croce diverranno poi lo stemma della città di Assisi).

Un'altra di queste tombe, appartenente a Ciccolo di Becca, morto nel 1330, presenta un insieme sconcertante di simboli: la Rosa-Croce accanto ad una squadra ed un punteruolo e di nuovo una stella ad otto punte.(12)



Suggestivo a questo punto è il raffronto con il mosaico dello stemma federiciano posto di fronte all'altare nella Cappella Palatina di Palermo, incorniciato in ben venti stelle ad otto punte e a sei e più punte



o sulla navata


della medesima fattura di quelle presenti nella Basilica di Assisi.



Qualunque buon osservatore potrà infatti notare come la stella ad otto punte, insieme all'esagono regolare o stellato (Sigillo di Salomone), sia ampiamente diffusa all'interno e all'esterno del Santuario, su volte, pareti e pavimenti così come nei resti delle pavimentazioni di Castel del Monte.(13)



Lo stesso altare della Basilica Superiore, costruito da Elia, è ricchissimo dei medesimi simboli.

L'edificio-simbolo di Federico II si divide in tre livelli distinti così come la Basilica di San Francesco.






















ed in ambedue i casi rappresenta un cammino iniziatico il quale alla fine conduce, secondo la visione dantesca,
"a riveder le stelle".




In Egitto il soffitto delle camere sepolcrali era stellato come lo sarà in seguito quello delle Logge massoniche.



In effetti da più parti frate Elia è considerato progettista del castello federiciano di Castel del Monte.




Mariano
da Firenze (morto nel 1523) scrive: "Helias de Corthona (14), frater Minor, in ipsa arte architecturae famosus, mirabilem Ecclesiam cum Conventu Sanctii Francisci de Assisio et de Corthona extruxit, ac arces plurimas et fortalitia per regnum Siciliae ab rogatu Frederici Imperatoris, postquam ei adhesit cui familiaritate nimia, tam ex hac arte, quam ex sapientia sua, et familiaritate quam habuerat cum beato Francisco, erat coniunctus".(15)


A tale proposito Pietro Scarpellini dice: "Quanto all'accenno di Mariano circa un'attività di Elia a servizio di Federico II, essa potrebbe riferirsi, come ha fatto notare l'Haseloff (1920), a Castello Ursino a Catania, iniziato nel novembre 1239, quindi dopo la deposizione del Frate da generale dell'Ordine, avvenuta nel maggio di quello stesso anno; e più ancora a Castel del Monte, presso Andria nelle Puglie, iniziato nel 1240".(16)

Un altro autore, il Coletti, insiste sui rapporti tra la Basilica di S. Francesco e Castel del Monte, così come Renata Wagner-Rieger, la quale mette in evidenza una straordinaria somiglianza tra la Chiesa superiore di Assisi e la strutturazione delle pareti del piano superiore di Castel del Monte.



Grande è l'importanza dei simboli presenti nella Basilica di S. Francesco e riconducibili, almeno in parte, alla visione federiciana racchiusa nelle mura di Castel del Monte, ma i riferimenti imperiali sono lungi dall'esaurirsi nella simbologia finora illustrata.

Federico II chiamava Elia "dilecto familiari et fideli nostro" ed il Frate mai fece mistero della profonda amicizia che lo legava all'Imperatore.

L'ammirazione di Elia per l'idea imperiale di Federico II non poteva non tradursi in un riconoscimento tangibile che sarebbe dovuto durare nel tempo, in eterno conservato nella chiesa che lui aveva progettato e che sotto la sua direzione le maestranze commacine andavano costruendo.

La rosa del Tetramorfo (i quattro Evangelisti) è una caratteristica dell'Italia Centrale, praticamente assente al nord come al sud dell'Italia.

La facciata superiore della Basilica di S. Francesco si distingue inoltre dai precedenti romanici della regione per l'assenza nel portale di un apparato iconografico scolpito.


Questa volontaria parsimonia nell'uso della statuaria verrà rispettata anche nella posteriore architettura degli Ordini mendicanti.(17)

  • Molto spesso trascurato dalla stampa turistica, nella chiesa inferiore di Assisi si erge il monumento sepolcrale della Casa di Brienne, uno dei complessi più misteriosi dell'intera Basilica.

    Nel 1509 Fra Galeotto, sacrestano all'epoca della Basilica di S. Francesco, ricorda nel suo catalogo sulle sepolture: "Item nella ditta ecclesia iace Giovanni di Ierusalem et imperatore costantinopolitano il quale fo frà minore e [la] sua figliola la quale fu moglie di Federico imperatore secundo".
    Già in relazione a questo monumento potremmo introdurre l'argomento, che più avanti verrà ampiamente affrontato, riguardante "la congiura del silenzio". In effetti mentre nella figura seduta - considerando anche la testimonianza di Bartolomeo da Pisa - può essere ravvisata l'immagine di Giovanni di Brienne, per quanto concerne la figura giacente - che fra Galeotto e molti altri asseriscono essere la stessa figlia di Giovanni e moglie di Federico II - molti dubbi sono stati sollevati a riguardo.A tale proposito è stato notato come la veste corta fino alle caviglie e la presenza dei piedi in vista, disdica ad un personaggio femminile.

    Ma la statua non è sempre stata così!
    Infatti è stato definitivamente accertato che in epoca imprecisata tutta la parte inferiore del corpo venne accorciata e riscalpellata.
    Perché e da chi resta un mistero?

la congiura del silenzio

Del tutto ignorate dalle peraltro numerosissime pubblicazioni sia turistiche che storico-illustrative della Basilica, risultano invece le quattro protomi umane inserite esternamente nelle parti alte e contrapposte del transetto della Chiesa superiore, a fianco delle imposte delle arcate ogivali delle polifore gotiche che danno luce al transetto stesso.



Sfuggite fino al 1981 ai più attenti studiosi della Basilica di Assisi, in due di esse non sembra azzardato riconoscere l'Imperatore Federico II ed il suo segretario Pier delle Vigne.




Il volto coronato presenta infatti forti analogie con quello di Federico II, presente nella tipologia dei ritratti ufficiali dell'Imperatore divulgati attraverso i sigilli dei diplomi e con quello riprodotto nel famoso trattato di falconeria composto dallo stesso Imperatore e conservato nella Biblioteca Vaticana,nonché con il busto già presente sulla porta di Capua, ora perduto,ma di cui si conserva un calco.


e con il volto presente su una colonna della bifora sinistra del lato sud del chiostro dell'Abbazia di Casamari, che un'antica e tutt'oggi accolta tradizione indica come quello di Federico II.

Da notare che nella suddetta abbazia, contrapposto al suddetto volto imperiale, su di un'identica colonna, è raffigurato anche il volto di Pier delle Vigne insieme a quello di Gioacchino da Fiore.

Ultimamente c'è chi ha ravvisato nel secondo busto del transetto della Basilica di Assisi non già Pier delle Vigne, ma lo stesso frate Elia, raffigurato con una folta barba, come nella Croce dipinta da Giunta Pisano, e con in capo un berretto esotico, secondo il costume descritto da Salimbene di Adam.(19), a suggellare il vincolo che lo univa all'imperatore.

Chi se non frate Elia poteva aver pensato a commissionare e a far collocare il ritratto dell'Imperatore nella Chiesa che con tutte le sue forze andava costruendo?

Frate Elia entra nell’Ordine dei Frati Minori nel 1211, come laico, divenendo amico e confidente di Francesco. Nel 1217 Frate Elia organizzerà l’Ordine in Province, Custodie, Conventi e Romitori. In quello stesso anno per l’Ordine fondò la Provincia di Terrasanta e di Siria.
Trasferendosi là in qualità di Ministro e con la Missione affidatagli da Francesco, opererà in grande stile tanto che Francesco stesso rimarrà meravigliato quando visiterà la Terrasanta nell’anno 1219.
E’ qui che Elia, uomo di grande cultura e genio, apprende le tecniche architettoniche più raffinate, con particolare riguardo per la modalità costruttive secondo le leggi della natura che fanno riferimento a quelle divine, ossia l’”Ars Regia”.

Con il termine > Ars Regia < si indica l’arte, la tecnica e tutte le regole di costruzione dei templi e degli edifici sacri. La Tecnica, che risale ai Progettisti e Architetti Sumeri, Babilonesi, Egiziani, è stata utilizzata da altre società come quella degli Ebrei (Cabala), dai Greci (Pitagorici e Platonici), dai Romani, dai Cristiani attraverso gli Esseni (per la costruzione delle Chiese) e dagli stessi Mussulmani, con cui Elia entro in contatto, apprendendo questo particolare modo si costruire i centri di culto, in cui poter praticare rituali antichissimi, che sciluppavani le energie psico-fisiche, aprendo la coscienza degli adepti.

Al suo ritorno in Italia nel 1220 venne nominato Vicario Generale dell’Ordine (1221-1227). Frate Elia è presente alla morte di Francesco (1226), lo benedice e darà notizia del miracolo delle Stigmati.
Nel 1228 dopo la Canonizzazione di San Francesco, per conto della Santa Sede e su ordine del Papa Gregorio IX, intreprese la costruzione della Basilica ad Assisi.

Tenendo nella dovuta considerazione storica ciò che da noi è stato precedentemente esposto, resta inspiegabile la cortina di silenzio calata sulla figura di Elia, il suo indubbio "interesse" per l'occulto, i suoi stretti rapporti con Federico II di Svevia, la costante presenza, occulta e palese, dell'Imperatore nella Basilica di Assisi.

Solo una congiura, orchestrata ad arte fin dal medioevo, può spiegare un simile silenzio su una delle figure più importanti del suo tempo.

Per comprendere appieno l'importanza storica di Elia, basterebbe considerare solo quanto segue: fu il primo Ministro Provinciale di Toscana; il primo Ministro Provinciale di Terra Santa; il primo Ministro Generale dell'Ordine; fu il primo Custode del Sacro Convento, della Tomba di San Francesco e della Basilica, proclamata da Gregorio IX "Caput e Mater" di tutto l'Ordine Minoritico.


Santa Chiara, scrivendo nel 1236 alla Beata Agnese di Praga le diceva: "Attieniti ai consigli del Venerabile e Padre Nostro Frate Elia, Ministro Generale, e anteponili ai consigli di qualsiasi altro e ritienili più preziosi per te di qualsiasi dono".


S. Chiara e S. Agnese - Filippo Mazzola - Museo Nazionale Napoli

I motivi della "congiura" possono essere molteplici, dalla condanna senza appello pronunziata da un guelfismo manicheo che non perdonò mai le "simpatie" imperiali del Frate  con relative scomuniche.

ad un razionalismo di stampo illuminista presente purtroppo nella stessa Chiesa, per la quale tutto ciò che va al di là del semplice messaggio cristiano, ad uso e consumo delle masse, non può essere accolto come fatto reale e storicamente accettabile, ma relegato, nella migliore delle ipotesi, nell'ambito della fantasia e della < magia > nell'accezione peggiore del termine.


Questo fu ed è il destino dell'esoterismo di Elia e dello stesso San Francesco, fatto passare per >un quasi prete < e non certo per un laico, iniziato alla cavalleria templare, tanto da portarne nel cordone i tre nodi, simbolo dei >>> tre impegni sacri <<< che ogni cavaliere giurava di rispettare e mantenere per tutta la vita.


Francesco prima di intraprendere la via monacale era intenzionato, come molti giovani dell'epoca, ad intraprendere la via guerriera, quella dei "cavalieri templari"e partecipare alle  crociate, scelta giovanile che lo portò a partecipare alla guerra contro i perugini e ad essere ferito e fatto prigioniero, esperienza che lo convinse a rinunciare alla vita da guerriero, diventando alfiere della pace.


Non era  stato infatti ancora iniziato "cavaliere", ma  vestiva un saio di color 'marrone' identico a quello usato dai conversi templari prima dell'assunzione dell' "abito bianco" dei cavalieri.




Non è  altrettanto casuale  la scelta del cordone bianco del saio francescano con "tre nodi"

Sia l'ammissione all'Ordine Francescano, che l'ammissione all' Ordine Templare dei monaci-combattenti comportava la pronuncia di Tre Voti di   > obbedienza, povertà e castità<. 

E questa  fu la 'nuova divisa' dell'Ordine di Francesco, coi suoi frati poveri 'cavalieri di Cristo', che però sempre marceranno appiedati > a due a due <, esattamente come "i cavalieri templari".

E' da tutti gli Autori accettato che furono le maestranze commacine dell'epoca, sotto la guida di frate Elia, a costruire la Basilica di S. Francesco in Assisi con l'accluso Sacro Convento.


Le prove più concrete le abbiamo nel cortiletto d'ingresso di quest'ultimo e nell'antico cimitero della chiesa.


Nel cortiletto d'ingresso del Sacro Convento, incisi su pietre conce, possiamo ammirare la cazzuola, la mazzetta, la squadra e il compasso tipici della muratorìa medioevale.

Nell'antico cimitero troviamo, tra le altre, alcune tombe per noi molto importanti, le quali l'elenco compilato nel 1509 dal sacrestano Fra Galeotto definisce come "sepoltura di tutti li maestri lombardi (altro nome con il quale venivano designati i maestri commacini) della città di Assisi".

In una di queste è sepolto il Maestro Giovanni, figlio del Maestro Simone, morto il 7 luglio 1300.

Su di un fondo di pietra rossa di Assisi spiccano due grandi stelle ad otto punte, con all'interno raffigurati due leoni rampanti con scudo crociato (il leone e la croce diverranno poi lo stemma della città di Assisi).

Un'altra di queste tombe, appartenente a Ciccolo di Becca, morto nel 1330, presenta un insieme sconcertante di simboli: la Rosa-Croce accanto ad una squadra ed un punteruolo e di nuovo una stella ad otto punte.(12)

Ma Frate Elia, che per anni era stato al fianco di Francesco, una volta caduto in disgrazia, non venne ucciso o bruciato sul rogo. Venne fatto letteralmente sparire dalla storia > un frate senza volto < uno spettro che si aggira senza pace e che parla solo attraverso messaggi criptati, lasciati deliberatamente sulle "pietre" della Sua Basilica e sul "corpo del Santo".


Tutti i documenti che potevano far luce sulla sua autentica figura, verranno infatti  nel tempo deliberatamente distrutti o distorti. Valga fra tutti i simboli lasciati da Elia sul corpo di San Francesco al momento della tumulazione > vedi

Codex Frate Elia


Di conseguenza anche tutto ciò che avrebbe potuto in qualche modo accomunare il francescanesimo con lo scomunicato Federico II, venne accuratamente celato o distrutto, al fine di non turbare, attraverso i secoli, le "coscienze" dei più



Sarebbe del resto difficile far comprendere l'equazione "San Francesco - Frate Elia - Federico II" senza mettere in discussione gli stereotipi di una agiografia fino ad oggi contrabbandata come l'unica delle verità.(20)

Se Elia fosse stato veramente ciò che di lui i suoi denigratori vanno dicendo, come mai San Francesco - ad esempio - nel suo testamento, lasciò scritto: "Confesso a Dio Padre e al Figlio e allo Spirito Santo e alla Beata Vergine Maria e a tutti i Santi in cielo e in terra a frate Elia, Ministro Generale di questo nostro Ordine, come a mio signore degno di venerazione tutti i miei peccati"?


E poco prima di morire, come riportato da Tommaso da Celano nella "Vita Prima", Francesco rivolgendosi ad Elia disse: "Ti benedico, o figlio, in tutto e per tutto; e come l'Altissimo, sotto la tua direzione, rese numerosi i miei fratelli e figlioli, così su TE e in TE li benedico tutti. In cielo e in terra ti benedica Dio, Re di tutte le cose. Ti benedico come posso e più di quanto è in mio potere, e quello che non posso fare io, lo faccia in TE Colui, che tutto può. Si ricordi Dio del tuo lavoro e della tua opera e ti riservi la tua mercede nel giorno della retribuzione dei giusti. Che tu possa trovare qualunque benedizione desideri e sia esaudita qualsiasi tua giusta domanda".

Già in passato vennero strappati dagli antichi registri del Sacro Convento tutti i fogli che si riferivano alla persona di Elia ed inoltre andò "perduto" il Registro dove frate Illuminato segnava tutte le lettere che Elia riceveva e spediva: in pratica fu tutto appositamente e faziosamente distrutto.



Ma sono spariti documenti e diari che fra Illuminato e frate Elia avevano sicuramente redatto durante il loro viaggio in Egitto, reasoconto anch'esso completamente distorto dalla storiografia successiva e dallo stesso Giotto negli affreschi commissionatigli, che riempiono le pareti della Basilica Superiore di Assisi.


Non si può non pensare ad una > congiura < se si considera che di Lui ci è rimasta solo la famosa lettera a fra Gregorio da Napoli "In morte di San Francesco", dove si apprende delle stimmate del Santo.

Dopo il 1239 vennero fuori i primi scritti contro frate Elia, ed in effetti è proprio dopo la caduta del Frate che vennero lanciate contro di lui le accuse più inverosimili.

Lo stesso "Speculum Vitae" raccoglie senza criterio e senza controllo le più assurde dicerie.

Esso pone, ad esempio, di fronte a frate Elia, in veste di violento accusatore, nel 1239, Sant'Antonio da Padova, morto nel 1231 e canonizzato da oltre sei anni.

Questo clamoroso anacronismo dà la misura del valore del resto.

Ma primo fra tutti, a dare inizio alla "congiura" fu addirittura frate Tommaso da Celano, primo biografo ufficiale di San Francesco.

Nella "Vita Seconda", n. 184, arriva addirittura a cambiare le carte in tavola. Vorrebbe far capire che il Ministro Generale non era frate Elia.

Infatti per la "Vita Seconda", trovandosi Francesco vicino a morire, un frate gli avrebbe chiesto di indicare chi poteva essere il Ministro Generale.

Alla domanda, il Celano, mette sulle labbra del Santo morente questa falsa risposta: "Non conosco alcuno capace di essere guida di un esercito così vario e pastore di un gregge tanto numeroso".

Al tempo stesso nega la scelta a Ministro Generale di frate Elia, definito invece tale in iscritto e benedetto da San Francesco.

Quello che desta soprattutto giusta indignazione è il sapere che il Celano stesso nella "Vita Prima", al n. 110, chiama frate Elia > Ministro Generale <

Con la risposta che il Celano mette in bocca a Francesco morente, egli nega al Santo quello che invece gli attribuì nella "Vita Prima", ai nn. 48-49-50, cioè il celebrato carisma della profezia e di leggere i segreti dei cuori e delle coscienze.



La conferma di tali "doti" in Francesco difficilmente, in effetti, si sarebbe conciliata con la scelta, da parte del Santo, di un "braccio destro" alchimista, ghibellino e scomunicato.


E la cosa sembra aver funzionato, se dopo 762 anni il generale sentimento verso Elia è rimasto pressoché immutato.



Inoltre, sempre il Celano, passando a raccontare il commovente particolare della Benedizione, nella Vita Seconda, n 216, la riduce "all'imposizione della destra sul capo di ciascun frate, cominciando dal suo vicario (non più Ministro e per di più senza nome); al saluto di addio a tutti i figli, senza distinzioni; alla generale benedizione nei presenti a tutti i frati; alla proibitiva conclusione che nessuno si usurpi questa benedizione data ai presenti per gli assenti".

Francesco non cerca il Ministro Generale, come nella Vita Prima, n. 108; di frate Elia non si ricorda nemmeno il nome e non si legge più la bella e sincera frase del Santo: "Su TE (Frate Elia) ed in TE benedico tutti i miei fratelli e figli".

Nel 1263, San Bonaventura, secondo biografo ufficiale di San Francesco, che sapeva a mente la Vita I e II del Celano, descrivendo nella sua Leggenda Maggiore, al capitolo XIV n. 5, il particolare della Benedizione di San Francesco morente, dice: "Stese sopra di loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce, benedisse tutti i frati, presenti ed assenti".

Anche per questo Santo il nome di frate Elia è dimenticato.

Fra gli scritti ostili a frate Elia vi sono persino i famosi "Fioretti di San Francesco", pubblicati verso la fine del 1300.

Al Capitolo XXXVIII apprendiamo che a San Francesco fu rivelato che frate Elia si sarebbe "dannato", ma che poi la sentenza di dannazione fu revocata.

Al Capitolo VI si parla di una solenne benedizione data da San Francesco a frate Bernardo, anziché a frate Elia, con l'unito incarico d'essere il primo dei suoi fratelli (che il racconto sia falso lo dichiara il Celano, non ancora in fase di "revisionismo", nella Vita I, al n. 108, dove si parla di frate Elia e non di Bernardo). La storia in effetti ci ha tramandato che Bernardo fu effettivamente il "primo compagno" a seguirlo, ma non assurse mai alla carica di Ministro Generale.


Nel 1662, lo storico Waddingo, nei suoi Annali, Vol. 1, p. 165, n. IX, arriva a scrivere quanto segue: "
La vigilia della sua morte, Francesco chiamati i Frati e benedetto il pane, ne diede un pezzetto a ciascuno, perché lo mangiassero come segno di carità e di concordia. Tutti lo mangiarono con devozione, eccetto frate Elia, impedito dai gemiti e dalle lacrime. Poi incrociate le braccia, pose la destra sul capo di Bernardo, il quale si trovava genuflesso a sinistra del Santo giacente nel lettuccio (a destra vi era genuflesso frate Egidio) e gli impartì molte benedizioni. Lo munì pure del privilegio di essere il Signore dei suoi Fratelli e di andare e di stareliberamente dove voleva".


Lippo Memmi,in un quadro esposto nel Duomo di San Geminiano, mostra Gesù che offre il pane proprio a Giuda, creando una metafora esattamente speculare: Giuda è l'unico apostolo a ricevere il pane, perchè Gesù l'ha scelto per svolgere il lavoro più ingrato, quello di fingere di tradirlo.


Lippo Memmi- Duomo San Geminiano

E' chiaro che lo "storico" ricopia il racconto dei Fioretti e lo abbellisce con il particolare dell'ultima Cena di Francesco con i suoi Fratelli, nella quale "solo frate Elia non mangia il pezzetto di pane benedetto".

In verità, di questo particolare non parlano né il Celano, né la Leggenda Perugina, né le Cronache non francescane.

Il particolare ha evidentemente lo scopo di paragonare frate Elia a Giuda, il traditore.


Pacino da Burnagliolo - Galleria dell'Accademia Firenze

Addirittura nell'Albero della Vita di Ubertino da Casale, riprodotta da Pacino da Burnagliolo, si racconta che lo stesso Francesco catalogò Frate Elia fra i bastardi dell'Ordine, perché indossava un largo cappuccio ed una tonaca preziosa, lunga ed ampia, quasi fosse un Dottore della Chiesa, come San Bonaventura, come rappresentato in questo quadro con San Antonio.


Tale ennesima falsità è peraltro contraddetta nell'immagine che di Elia ci dà un suo contemporaneo, Giunta Pisano, nel 1236.


A conferma della secolare "damnatio memoriae" nei riguardi di frate Elia, riportiamo qui un ulteriore inconfutabile documento.

Si tratta di un quadro in carta stampata di 2,30 metri x 1,70, proveniente dalla tipografia di Avignone.

Risale al 1663 ed è conservato nella sacrestia di S. Francesco a Cortona, dove da 748 anni riposano le sue Ossa.

Rappresenta un Albero Francescano il quale riporta nei suoi vari rami i primi discepoli di Francesco, seguono i Santi, i Predicatori, i Missionari, i Dottori, i Vescovi e i Papi.

Lungo il tronco, alla base del quale c'è San Francesco, si vedono figurati, in piccoli dischi gemelli, i Ministri Generali dell'Ordine fino all'anno 1633.

Sono 67. L'ultimo disco è vuoto !

Che si tratti dei Ministri Generali lo dichiara il sottostante cartiglio dove si legge: "Generales qui iuxta tenorem Regulae dicuntur, successores S. Francisci".

Incredibilmente frate Elia non risulta, né come primo né come secondo Ministro Generale, né mai.

Il Primo è Giovanni Parenti, poi Alberto da Pisa, Aimone, Crescenzio, Giovanni da Parma, Bonaventura ecc. ecc.

Frate Elia è relegato > fuori < dal tronco, figurando dentro un ricciolo destro del quadro. Del resto in un altro albero genealogico frate Elia non viene nemmeno indicato come uno dei primi > dodici frati < da Lui scelti come suoi "cavalieri della tavola rotonda"


E
ai giorni nostri cosa accade?

Abbiamo in precedenza parlato della testa coronata raffigurante con ogni probabilità l'Imperatore Federico II, presente all'esterno dei finestroni del transetto della Basilica di Assisi.

Giuseppe Rocchi, Renato Bonelli, Antonio Cadei, Joachin Poeschke, grandi studiosi della Basilica assisiate, nei loro lavori, la ignorano completamente (21), come fosse stato messo in castigo dalla storia del tempo e irrecuperabile.

La "dimenticanza" più vistosa a riguardo è nel volume di Wolfgang Schenkluhn, sull'architettura di S. Francesco (22), e la cosa sorprende non poco trattandosi della più accurata indagine della Chiesa nel suo aspetto materiale.

L'assenza è ancora più sorprendente quando si esamini il significato politico attribuito al monumento dallo studioso tedesco, che vorrebbe riconoscervi una testimonianza del conflitto personale tra Gregorio IX e Federico II, a tutto vantaggio del Pontefice.

Naturalmente, la scoperta di un ritratto imperiale sulle pareti della Chiesa avrebbe fatto crollare tutto il castello di carte del libro, ed è probabile che sempre per questa ragione lo Schenkluhn abbia omesso di segnalare anche la presenza del nome di Federico, accanto a quelli di Gregorio IX e di Elia, sulle campane fuse per il campanile, per volere del Frate, nel 1239.


Strane, troppe > coincidenze < o non piuttosto una comune volontà, attraverso i secoli, di ignorare volutamente, con l'ausilio della menzogna, tutto ciò che in qualche modo potrebbe minare alcune "certezze" assunte a fondamento di una visione del mondo senz'altro più semplice e più comoda, ma senz'altro più "orizzontale" e più opaca, nonché falsa?

Rimettere in discussione il profilo esoterico di alcune figure oramai storicamente "catalogate", l'Idea imperiale ed i suoi rapporti con il > Sacro < in generale e con il Francescanesimo in particolare, significherebbe minare dalle fondamenta quella sicumera culturale troppo spesso alibi per avvenimenti adattati ad una realtà di comodo, come la famosa prova di camminare sul bracere ardente durante il viaggio di Elia e Francesco in Egitto e l'incontro con il Califfo al Malik, al-Kāmil, che accettò di ospitare Francesco e fra Illuminato che lo accompagnava nella sua tenda per dieci giorni, dopo aver lasciato l'accampamento dei crociati.



Francesco volle incontrare il Sultano del Cairo, il Califfo al-Malik al-Kāmil, Maestro Sufi < Grande Iniziato ai Misteri > come tutti i discendenti del Profeta , a sua volta "iniziato" da Ben Chasi, un vecchio eremita che tramandò queste conoscenze segrete, passandogli la “Tavoletta di metallo” e insegnandoli  a leggere  i misteriosi e incomprensibili segni e simboli, che erano stati incisi sulla stessa. La Tavoletta” e "i segreti" passarono al I° Califfo Abu Bekr, e così di seguito trasmessi di Califfo in Califfo fino appunto ad al-Malik al-Kāmil, che Francesco volle incontrare, restando ospite per ben 10 giorni nella sua tenda all'interno dell'accampamento nemico, non certo per convertirlo al cristianesimo, come è stato tramandato da una storiografia partigiana, ma a ciò indotto sicuramente da frate Elia, in contatto da oltre un anno con il Sultano del Cairo e con il fratello,il Principe di Damasco Malik al-Mu’azzam Musa e con il Califfo di Bagdad Dal-Nasir li-din Allah dai quali era stato ricevuto con tutti gi onori di un "pari grado iniziatico", accogliendolo entrambi come "un fratello" nelle loro reggie, nonostante perversassero violentissimi scontri tra  mussulmani e cristiani, su cui lo stesso Califfo di Bagdad aveva posto una taglia altissima per ogni testa mozzata di cristiano, che gli fosse stata portata come trofeo.


E lo stesso avvenne con Francesco, venuto appositamente in terra mussulmana per apprendere  i segreti più intimi dell'insegnamento di " Maometto", essendo a sua volta "un Sufi".

come la giusta intonazione da dare alle "29 sure", nascoste nei 99 versetti coranici e ricevendo il rosario sufi di 29 grani.

http://www.soscollemaggio.com/it/codexfrateelia-/significato-simbolico-della-coroncina-con-29-grani.html

insieme alla tunica bianca e al corno di avorio dei Muezzin per chiamare a raccolta i fedeli e che Francesco aveva l'abitidine di usare per invitare alla preghiera giornaliera i frati nell'eremo di La Verna, dove si era ritirato dopo il suo ritorno dal Medio Oriente.



Soltanto il ritorno ad una profonda onestà intellettuale potrà permettere il recupero della comprensione del > codice simbolico < di tanti antichi monumenti, permettendo all'uomo di oggi di proiettarsi e dilatarsi verso alte e superiori dimensioni già simbolicamente presenti nella < pietra > di per sé trasparente.


Come non ricordare a tale proposito il Salmo 117 (118) ?

Esso recita testualmente: La pietra scartata dai costruttori è diventata < testata d’angolo > ; ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi”.

Inoltre la parola araba rukn”, angolo, assume talora il significato di segreto o mistero” , e il suo plurale arkan è da accostare al latino arcanum”. E“rukn ha anche il senso dibase”,fondamento”, il chè riconduce ancora una volta alla pietra fondamentale”.


In Alchimia el-arkan sono i quattro elementi, le basi sostanziali del       nostro mondo,così assimilati alle pietre di base dei quattro angoli di un edificio;
non ci sono però solo questi quattro arkan, ma vi è un quinto rukn”, quinto elemento o “quintessenza”, rappresentato dal "quinto angolo dell’edificio, e a questoquinto, che è in realtà il “primo”,
conviene l’appellativo di
angolo degli angoli”.

In architettura > il compimento dell’Opera < è dunque la pietra angolare”, in Alchimia è lapietra filosofale”.

Questa pietra, in quanto “compimento o realizzazione”, equivale dunque nel linguaggio alchemico occidentale alla pietra filosofalee a tale riguardo è da notare che gli ermetisti cristiani parlando del Cristo si riferirono a Lui come alla pietra filosofale o pietra angolare.



L’ultima pietra – ovvero la prima- della Basilica di Assisi fu quella pietra angolare su cui Elia poggiò segretamente il capo di San
Francesco, egli stesso pietra filosofale e novello Cristo: l’Opera era compiuta.

E’ questa la Philosophia Perennis o Tradizione Universale che Sant’Agostino definisce Sapienza increata , che è ora ciò che è sempre stata e sempre sarà”.

Straordinaria simbologia letteraria che troveremo scolpita nelle pietre del cortiletto d’ingresso al Sacro Convento ad opera dei maestri commacini, nascoste  come la cappella dedicata a frate Elia, posta in fondo ad un corridoio, perduta nelle viscere della terra.



Nella nostra trattazione abbiamo cercato scrupolosamente di attenerci alla realtà storica  del tempo in cui visse Elia.

Ma tutto ciò che storicamente avrebbe potuto aiutarci a far luce sul reale pensiero del frate è stato sistematicamente distrutto: scritti, documenti, epistole - compreso il bellissimo crocefisso di Giunta Pisano raffigurante Elia ai piedi sanguinanti del Cristo –con una volontà di cancellazione totale del personaggio  che difficilmente trova altri riscontri nella Storia (23).

Pertanto, è solo grazie alle nostre ricerche e al nostro personale bagaglio di conoscenze che abbiamo cercato di interpretare il possibile messaggio del braccio destro di San Francesco.

Trascinati dalla meravigliosa figura del frate, nella nostra trattazione potremmo quindi, a volte, aver travalicato involontariamente l’autenticità dei fatti. Ma in tal caso chiameremmo a  difesa lo stesso Sant’Agostino, il quale, nell’indicare un metodo eccellente per avvicinarsi all’universo dei simboli disse:

L’importante è meditare il significato di un fatto e non discuterne ’autenticità”.

L’autenticità dei fatti appartiene al regno della storia e della morte, mentre la ricerca del significato di ogni cosa è il primo passo dell’uomo che si incammina verso la via della conoscenza, anche perché, come scrisse Victor Hugo in Notre-Dame de Paris”:
Il genere umano non ha pensato mai nulla d’importante senza scriverlo sulla pietra.




L'esercizio della visione artistico-simbolica lo formerà a >vedere oltre < le immagini puramente materiali, educandolo a vivere la propria storia terrena come un'esperienza di permanente > pellegrinaggio < verso altri possibili mondi, di cui il tempo e lo spazio non sono che un preludio.


Prospero Calzolari

NB: articolo adattato e modificato da Giovanni Salvati

Note

1 - H.M. Shaller, Kaiser Friedrich II. Verwandler der Welt, Gottinga, 1971; pp. 36-40, 86 e seg. in H. Gotze, Castel del Monte. Forma e simbologia dell'architettura di Federico II, Milano, 1988; p. 102.

2 - Il motivo della stella a otto punte orna simbolicamente la chiesa della Sainte-Croix a Oloron-Sainte-Marie, la cupola della moschea degli Omayyadi a Cordova, le cupole di Bel-el-Mardu e di Torres del Rio in Navarra. La stella ottagonale si ritrova altresì nella pianta della cattedrale di San Giorgio a Bosra in Siria e nel santuario di San Simeone stilita a Qal'at Seman.

3 - Cfr. Nedim R. Vlora, Gaetano Mongelli, Maria S. Resta, Il segreto di Federico II -Oltre il castello, oltre il monte, Ed. Congedo, 1988, p. 26.

4 - A. de Stefano, La cultura alla corte di Federico II Imperatore, Parma, 1990; p. 63.

5 - H. Haskins, The "Alchemy" ascribed to Michael Scot, in Isis, n. 34 vol. X, 1928; pp. 350-359.

Cod. lat. ms n. 164 (153), Bibl. Univ. Di Bologna: "Incipit disputatio Scoti super arte alkimie"; cc. 121 r-124 r.

Ms miscellaneo, s. XIV, Biblioteca Comunale di Palermo: "Incipit liber magistri

Miccaellis Scotti in quo continetur magisterium"; Codice Speciale Qq; A.10.

6 - E. Kantorowicz, Federico II Imperatore, Garzanti, 1994; p. 524.

7 - A tale proposito cfr. P. Calzolari, Massoneria Francescanesimo Alchimia, Scandiano, 1988.

8 - E. Kantorowicz, op. cit., p. 502.

9 - "Questo Papa, in odio a noi, ha deposto dal ministero generale un generoso e coscienzioso frate Elia, costituito Ministro dell'Ordine dei Frati Minori dallo stesso Padre dell'Ordine Beato Francesco, al tempo del suo transito: perché, per amore della giustizia a cui si è dedicato col cuore e con l'azione, promovendo la pace dell'Impero, difendeva con evidenti argomenti il nostro nome, l'onore e il bene della pace".

10 - Per una completa ed accurata bibliografia delle opere attribuite a Frate Elia cfr. C. Rossetti, Frate Elia di Assisi: sintesi biografica e bibliografica, in "Labrys", anno III, Perugia 1982; pp. 35-48.

11 - Città del Vaticano, Bibl. Apost. Vat., ms. Reg. lat. 1242, cc 1r. - 11v; Ravenna, Bibl. Classense, ms. LVII; cfr. "Les manuscrits de la reine de Suède au Vatican. Réédition du catalogue de Montfaucon et cotes actuelles". Studi e Testi - 238, Città del Vaticano, Bibl. Apost. Vat., 1964.

12 - Le foto delle tombe dei maestri commacini, insieme ad un ampia iconografia in parte inedita, sono contenute nel nostro già citato saggio Massoneria Francescanesimo Alchimia.

13 - "Se uno toglie le sei punte della stella, otterrà un esagono "regolare" - una stella spenta. La teoria simbolica spiega: il poligono richiama l'alveolo, celletta delle api. Era la forma usata per la cassa mortuaria nei tempi antichi, vista trasversalmente. Così come la larva aspetta la sua rinascita come ape, così il defunto nella bara aspetta la sua risurrezione. Quando un poligono a sei lati, riacquistando le sei punte, si trasforma in una stella, allora questo significa che esso ha nuovamente i raggi della luce celestiale". F. Dahlby, Symboler i kirkeens billedsprong, Copenhagen 1985, pag.232, in P.M. Magro, Il simbolismo cristiano della chiesa-reliquiario di S. Francesco in Assisi, Assisi 1993, p. 14.

14 - Riguardo alla città natale di Elia molto si è discusso e molto si continuerà a discutere. Personalmente riteniamo, sulla base dei documenti storici, che Assisi sia la sua città natale e Cortona la patria di adozione (città imperiale presso la quale trovò rifugio nel momento del bisogno e che tuttora custodisce le sue ossa). E' comunque interessante notare come nello stemma gentilizio della famiglia Coppi (cognome di Frate Elia per i sostenitori della sua origine cortonese) figurino due stelle ad otto punte.

15 - Mariano da Firenze, in G. Golubovich, 1906, p. 116L.

16 - Ludovico da Pietralunga, Descrizione della Basilica di S. Francesco e di altri santuari di Assisi, introduzione, note al testo e commentario critico di P. Scarpellini, Treviso 1982; pp. 145-146.

17 - E. Lunghi, Presenza di Federico II nella chiesa di S. Francesco ad Assisi, in Atti dell'Accademia Properziana del Subasio, Serie VI - n. 23 -1995; p. 216.

18 - "Anno D. 1239 Papae Gregorii tempore Noni, Caesaris ac potentissimi Friderici. O Francisce pie, fratris studio sed Heliae. Christus regnat, Christus vincit, Christus imperat. Mentem sanctam, spontaneam, honorem Deo, et Patriae liberationem / Cum fit campana quae dicitur Italiana, Bartholomaeus Pisanus fecit, cum Lotaringio filio eius. / Ave Maria gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui".

19 - E. Lunghi, op. cit.; p.230.

20 - L'Imperatore morente indossava un saio privo di cordone, come prescritto ai terziari francescani e nell'istante della morte un frate siciliano dell'Ordine di San Francesco gli era accanto. Cfr. E. Kantorowicz, op. cit.; p.684.

21 - G. Rocchi, La basilica di San Francesco ad Assisi, Firenze 1982. R. Bonelli, Specialis ecclesia: ipotesi sulle fasi costruttive della basilica di Assisi, in "Architettura Storia e Documenti", 1985/2. A. Cadei, Assisi, S. Francesco: l'architettura e la prima fase della decorazione, in Roma anno 1300, Roma 1983. J. Poeschke, Die Kirche San Francesco in Assisi und ihre Wandmalereien, Munchen 1985.

22 - W. Schenkluhn, San Francesco in Assisi: Ecclesia specialis. Die Vision Papst Gregors IX. Von einer Erneuerung der Kirche, Darmstadt 1991, in E. Lunghi. Op. cit., p.220. 

23- Calzolari Prospero,Frate Elia Architetto : messaggio filosofico spirituale - pubblicato su "Subasio", trimestrale dell' Accademia Properziana del Subasio, anno XIV n.1, 30 marzo 2006, pgg.15/21
24. S. Nessi "Sculture inedite nella Basilica di San Francesco di Assisi" pubblicato in "San Francesco", febbraio 1981.

Prospero Calzolari è nato ad Assisi il 4 ottobre 1948, giorno di San Francesco. Per oltre 20 anni ha svolto l'attività di medico pediatra ed omeopata. Da sempre interessato alla storia della terra umbra in generale e della città di Assisi in particolare, ha indirizzato col tempo i suoi interessi verso il Medioevo, principalmente nel suo aspetto simbolico ed esoterico. Affascinato dalla figura di frate Elia, braccio destro di San Francesco, e di Federico II di Svevia, (sul quale nel maggio del 1995 ha tenuto una conferenza nel palazzo comunale di Jesi), ha dedicato a questi personaggi il suo saggio "Massoneria Francescanesimo Alchimia" (Sear Edizioni, Scandiano 1988, con introduzione di Alberto Cesare Ambesi), al quale il presente scritto aggiunge delle inedite novità. Membro dell'Accademia Properziana del Subasio e della Società Internazionale di Studi Francescani, è stato Presidente del Calendimaggio di Assisi e Direttore Artistico per le Rievocazioni Medioevali del comune di Rieti e Presidente della Consulta per la Cultura del Comune di Assisi.

Fonti Bibliografiche

Fonti e Bibl.: un'amplissima bibliografia su E. è stata pubblicata da S. Vecchio, Elia d'Assisi, in Dizionario Biografico degli Italiani, XLII, Roma 1993, pp. 450-458, cui si rinvia per le pubblicazioni fino al 1986. A tale bibliografia vanno aggiunti almeno i seguenti titoli: Le carte duecentesche del Sacro Convento di Assisi (Istrumenti, 1168-1300), a cura di A. Bartoli Langeli, Padova 1997, pp. 10-11 e 53-61. J. Dalarun, La dernière volonté de saint François. Hommage à Raoul Manselli, "Bullettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medio Evo", 94, 1988, pp. 329-366; Id., La mort des saints fondateurs. De Martin à François, in Les fonctions des saints dans le monde occidental (IIIe-XIIIe siècle), Rome 1991, pp. 193-215; C. Frugoni, Francesco e l'invenzione delle stimmate. Una storia per parole e per immagini fino a Bonaventura e Giotto, Torino 1993, ad indicem; H. Feld, Franziskus von Assisi und seine Bewegung, Darmstadt 1994, ad indicem; F. Accrocca, Un apocrifo la 'Lettera enciclica di Frate Elia sul tran-sito di S. Francesco'?, "Collectanea Francescana", 65, 1995, pp. 473-509; J. Dalarun, La malavventura di Francesco d'Assisi. Per un uso storico delle leggende francescane, Milano 1996, ad indicem; M.P. Alberzoni, Chiara di Assisi e il francescanesimo femminile, in Francesco d'Assisi e il primo secolo di storia francescana, Torino 1997, in partic. pp. 117-122; G. Miccoli, Considerazioni sulle stimmate, "Franciscana", 1999, pp. 101-121; G. Barone, Da Frate Elia agli Spirituali, Milano 1999, in partic. pp. 29-98; F. Sedda, La malavventura di Frate Elia. Un percorso attraverso le fonti biografiche, "Il Santo", 41, 2001, pp. 215-300; Id., Il gesto della benedizione-assoluzione di San Francesco. Ancora sulla benedizione di Frate Elia, "Biblioteca Francescana Sarda", 10, 2002, pp. 161-188; G.G. Merlo, Nel nome di san Francesco, Milano 2003, ad indicem, ma in partic. alle pp. 137-150; G. Barone, Elias von Cortona und Franziskus, in Franziskus von Assisi. Das Bild des Heiligen in neuer Sicht, in corso di stampa.