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LA VISTA

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Siamo arrivati al 5° senso,quello della vista”.
Diceva Steiner ” Si potrebbe avere ragione sul visibile e sul comprensibile e tuttavia emettere un giudizio falso” ( vedi “ Sull’essenza dei colori”, 1982).
Marcel Proust sottolineava “ che il vero viaggio non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.
David Bohm (fisico quantistico ) e Karl Pribram (neurofisiologo) hanno asserito:
“ Si pensava che la materia, concepita  per millenni   come una massa grezza o bruta, fosse uno spaventoso, oceanico agglomerato di sostanze inerti ed inanimate, ed invece scopriamo che l’Universo è tutto Pensiero e che la realtà esiste solo in ciò che pensiamo”.
Lo spazio non è vuoto: è pieno di colori, suoni , vibrazioni: forme di una sola sorgente di  energia che si differenzia a seconda della frequenze di vibrazione e del mezzo di conduzione.
Un principio elettromagnetico di energia formativa guida l’integrità della materia e controlla la differenziazione strutturale della materia.

Tutte le ricerche più avanzate provano che la materia apparentemente inerte, tanto più quella vivente, emette particolari vibrazioni a varie frequenze di diversa estensione e tonalità ed ogni essere vivente è  circondato da un complesso campo elettrico ,che si estende al di là dei limiti della visione umana.
La luce ha qualità dinamiche che ci sono ancora sconosciute, ma è incontrovertibile che il colore ha un peso” una “temperatura”, una “forza di penetrazione”, una “densità“ ed una “base dinamica”.
Quando un raggio luminoso colpisce una superficie:
-    essa muta di temperatura;
-    muta la luminosità della superficie del corpo (per esempio diventa fluorescente) ed   il colore naturale;
-    mette in moto processi elettrici e chimici diversi a seconda della natura del corpo irradiato.
La luce è prodotta dal ritmo oscillatorio di particelle energetiche elementari: quanti o fotoni. La luce è un’energia radiante visibile, che si muove nello spazio sotto forma di onde variabili per dimensione ed energia. Mentre viaggia ad una velocità di 300.000 Km al secondo,la luce vibra ed attraverso le vibrazioni trasmette energia. Tanto più corta è la lunghezza d’onda, tanto maggiore è l’energia.
Quando le vibrazioni sono meno di trentadue al secodo, ques’ energia radiante diventa inudibile ed invisibile.
I nostri apparati sensoriali ed in particolare l’occhio sono limitati o forse sarebbe meglio dire non adeguatamente “preparati” o “allenati” a percepire la realtà al suo livello più intimo e profondo. Infatti già ad un livello poco profondo noi non vediamo i raggi infrarossi ( i rettili si ), né i raggi ultravioletti (le api si). Per quanto riguarda l’udito noi non percepiamo gli infrasuoni e gli ultrasuoni ( i pipistrelli e gli elefanti si ).
Dell’infinta gamma di vibrazioni, varianti per velocità e lunghezza, dalle frazioni di un metro fino a parecchi chilometri, fin qui classificate dalla scienza, i sensi che possediamo sono capaci di rispondere a poco di più di un’ottava parte di tali vibrazioni.

In altre parole, del mondo che ci circonda e che la scienza ha scoperto, noi percepiamo circa un ottavo: sette ottavi del mondo sfuggono alla nostra percezione.
Esiste quindi una scala di colori visibili ed una scala di colori invisibili, cosi come esistono scale musicali udibili ed altre fuori della portata dell’orecchio umano.

Vi sono sette colori principali visibili e sette note base udibili, che si ripetono di sette in sette finché non escono dalla portata dei nostri sensi.
Ogni suono principale ha un rapporto strettissimo con le vibrazioni luminose cromatiche.  Il rapporto suono e colore secondo alcune tradizioni può essere cosi identificato:

DO = Rosso
Re = Arancione
Mi = Giallo
Fa = Verde
Sol = Blu
La = Indaco
Si = Viola


Il colore ed il suono sono quindi aspetti della vibrazione e sono intercambiabili.
La scala musicale ripete la divisione settenaria della scala cromatica.
Le gamme composte di sette suoni sono chiamate eptatoniche. Sette ottave ci permettono di udire sette suoni Do, Re, Mi, Sol,La,Si a diversa intensità e con lo stesso nome e rapporto di frequenza  vibratoria.
I suoni equipollenti delle diverse ottave hanno varie espressioni ed un significato diverso e, anche se praticamente vengono indicate con Mi o Fa, il registro stimola effetti totalmente differenti a seconda che le ottave siano più alte o più basse, acute o gravi, in rapporto al suono centrale.
La voce emana un’estensione normale di due ottave del registro dal grave all’acuto. Gli strumenti hanno una maggiore estensione. E’ chiaro che ad ogni serie di ottave corrisponde una serie di colori corrispondenti a tonalità più scure o più chiare.
Orbene , questa corrispondenza colore e suono è stata riscontrata anche nell’uomo, nelle sue ghiandole e nei suoi organi,che proiettano appunto varietà energetiche di luce, calore e radionde con le stesse variazioni cromatiche e tonali della scala musicale e dello spettro a seconda della variazione di rotazione delle particelle dell’organo particolare, in quanto   le ricerche scientifiche più avanzate occidentali  stanno confermando che l’individuo deve essere  considerato anche da un punto di vista quantistico di energia, data la natura cellulare atomica dell’organismo. Anche l’uomo, come tutto ciò che ci circonda, animato ed inanimato, sprigiona suoni e colori, ma non tutti se ne accorgano.
Nel mondo occidentale questo modo di sentire e di vedere l’essere umano è spesso, troppo spesso rifiutato. Non si accetta, nonostante l’evidenza e le conferme scientifiche, che  l’uomo, come tutta la natura, sia colorato ed emetta suoni armonici, perché la scienza e la medicina ufficiale non vogliono riconoscere l’esistenza di questo sistema  elettromagnetico.
Gran parte della scienza e della medicina occidentali restano infatti ancora inflessibilmente legate a schemi superati, che considerano soltanto la parte corporea e visibile dell’individuo, dividendo l’organismo in parti, separate l’una dall’altra, di cui medici specialisti credono di conoscere l’intima natura, dimenticando quanto non percepiscono, che pure esiste. Accettare invece la natura cellulare atomica di ogni organismo vivente trascende i tessuti ed i sistemi precedentemente individuati dalla scienza moderna..

Questo sistema atomico ha dei punti vitali, dei “centri di forza”,che ricevono e trasmettono l’energia elettromagnetica creata dal nostro sistema e da quelli che ci circondano.
Gli orientali chiamano ognuno di questi centri “chakra”, cioè “cerchio”,
“ruota”.
I “chakra” sarebbero appunto ruote tridimensionali, che girano aritmicamente dal centro verso l’interno secondo ritmi diversi, formando suoni e colori.
I chakra principali sono “sette” ; sarebbero  colorati come i sette colori dello spettro ed emetterebbero le sette note della scala musicale. Questi sette  chakra  principali corrisponderebbero ai sette principali centri nervosi ( vedi schema).
Ad ogni chakra, sarebbero collegati 7 corpi ( vedi schema ):

1)  l’eterico  
2)  l’emotivo  
3)  il mentale   
4)  l’astrale   
5)  l’eterico matrice
6)  il celestiale  
7)  l‘eterico celeste

I sette corpi (visibili solo agli occhi dei sensitivi e dei veggenti) possiederebbero un dimensione in cui esisterebbero in modo tangibile, sarebbero capaci di proprie diversificate sensazioni, che percepiscono e trasmettono, senza però che l’Io cosciente ne sia nella maggior parte consapevole.  Si parla di ”intuito", ma è sicuramente qualcosa di più esteso, che difficilmente supera la soglia della consapevolezza.

ALLA SCOPERTA DELL’INTUIZIONE

Il cammino per raggiungere i diversi stati della coscienza è pieno di mille ostacoli spesso insormontabili.

In ogni epoca alcuni individui sono riusciti a regolare e controllare in modo cosciente questa sistema, cambiando a proprio piacimento i ritmi vibratori e gli stati di coscienza “ vedendo” e “sentendo” cose non percepibili dagli altri.
Ci risulta difficile credere che certi individui possono ottenere tali risultati e, per questo, li facciamo “Santi ““streghe”, o nelle migliore delle ipotesi “matti“; atteggiamento che ha spinto queste persone ad assumere comportamenti sempre più riservati, segreti, a mascherare in mille modi il loro messaggio attraverso metafore o simboli. Ma dietro ogni simbolo e messaggio si nascondono profonde verità, verità che solo poche persone riescono a comprendere, anche tra coloro che partecipano a gruppi cosiddetti esoterici. Credo che valga la pena leggere alcuni dei capitoli dedicati a questo tipo di esperienze.

IL SEGRETO DEI TRE > 888 <

Collemaggio <> Officina - Autodromo dello spirito

Michelangelo l’aveva detto!!

IL CODICE SEGRETO DI LEONARDO DA VINCI

LA CHIAVE MASSONICA PER LA QUADRATURA DEL CERCHIO

Gli infiniti segnali colorati e sonori creati dalla natura e dall’uomo ci risulterebbero finalmente comprensibili. Ogni senso sarebbe in grado di riconoscere i vari messaggi e quindi di comunicare, vedere, sentire, toccare, gustare, odorare a diversi livelli, ritrovando gli strumenti per riconoscere le svariate tessere del mondo in cui abbiamo scelto di vivere.

Senza però arrivare a livelli cosi elevati, ognuno può prendere coscienza della sua natura atomica ed imparare a vibrare secondo l’intera scala di suoni e di colori, in modo da essere capace di sentire la miriade di onde che ci compenetrano e ci circondano e di vedere i vari colori aurei della natura.

Molti scienziati moderni cominciano ad accettare l’esistenza  della “legge dell’ottava a cui molte scuole misteriche fanno risalire le leggi che regolano l’Universo stesso e che possiamo trovare come costante in molti fenomeni naturali o anche in creazioni umane. Ad esempio l’ottava è nella musica il ritorno di una stessa nota dopo sette diverse in una scala, ma con frequenza raddoppiata rispetto alla prima. Gli elementi chimici sono basati sulla legge dell’otto, con otto famiglie e otto gas nobili, gli otto pianeti del sistema solare, le frequenze di otto hertz che sono alla base del DNA e della frequenza di Schumann, e molti altri esempi che si potrebbero fare.

Già negli anni '60 il dott. Puharich e il dott. John Taylor scoprirono che gli otto cicli per secondo erano anche la banda di frequenza con cui il cervello attivava capacità extrasensoriali quali visione a distanza, telepatia, telecinesi, ecc., capacità latenti presenti in ognuno di noi. Inizialmente lo scienziato americano effettuò numerosi esperimenti con i funghi Amanita Muscaria raccolti nel giardino del suo laboratorio di Glen Cove nel Maine, scoprendo che l'Amanita Muscaria, il fungo usato in diversi riti pagani e dai cristiani delle origini, aumenta le facoltà percettive solo nei soggetti già psichicamente sensitivi.

Gli otto cicli per secondo sono in grado di aumentare la predisposizione ad imparare, inducendoci al theta mode (stato cerebrale che ci porta ad essere creativi e ad avere profonde intuizioni di natura scientifica, mistica o comportamentali).

In parole povere, durante una moltitudine di esperimenti, si è scoperto che gli 8 hertz sono in grado di penetrare qualsiasi barriera fisica o energetica, svelando una loro natura di “vettore multidimensionale” non soggetta alla materia del nostro spazio-tempo.

Un'altra peculiarità di questa frequenza è che genera superconduttività che altri non è che un sinonimo scientifico per immortalità e la superconduttività è il prodotto di un innestamento d'onda costruttivo basato sulla proporzione aurea.

Puharich in un suo testo definì gli 8 hertz come la differenza della velocità di fase tra la velocità delle orbite del protone contro quelle dell'elettrone, sta di fatto che gli 8 Hz possiedono la “stranezza” di poter oltrepassare sia un blocco elettromagnetico di vuoto (gabbia di Faraday) sia un'impenetrabile campo Meisner di un superconduttore.

Una delle carratterstiche fondamentali del nostro cervello è infatti che è molto sensibile a qualsiasi strumento che emette onde di frequenza, tra cui le ELF, poiché tende a sintonizzarsi naturalmente con il segnale esterno.

Nel prosieguo delle sue ricerche il ricercatore americano scoprì che se un soggetto veniva esposto a 7.83 hertz, la frequenza Schumann a cui vibra la Terra, si sarebbe ottenuta un'alterazione nella percezione facendolo sentire bene.

La ghiandola pineale è attivata direttamente mediante l'emissione di un segnale ad otto cicli per secondo.

LA VISTA

La vista è il senso su cui facciamo maggior affidamento: non crediamo se non vediamo! E riteniamo la perdita della vista molto più penalizzante della perdita di un qualsiasi altro senso. Tutto ruota attorno al nostro occhio, un organo molto complesso e molto sensibile alla luce.

Vedere significa infatti trasformare la radiazione luminosa in impulsi nervosi che il cervello può interpretare. La finestra da cui entra la luce è la pupilla: è praticamente  un buco.  L'iride allarga e restringe la pupilla come il diaframma di una macchina fotografica, a seconda della quantità di luce presente nell'ambiente. E poi accade qualcosa di straordinario: la luce attraversa il cristallino, l'intero globo oculare e va a formare sulla retina un'immagine capovolta; le cellule nervose della retina - coni e bastoncelli - vengono eccitate e mandano le informazioni tramite il nervo ottico al cervello, che le interpreta e codifica. Tutto questo accade ad una velocità impressionante: quando guardiamo un tramonto, quando guardiamo  la nostra immagine riflessa in uno specchio, quando leggiamo un libro oppure quando vediamo un film al cinema.! Ciò che complica tutto è che noi abbiamo due occhi. Questo ci permette una visione tridimensionale del mondo e ci aiuta a percepire esattamente la distanza di un oggetto, ma può crearci dei problemi, visto che ciò che vede l'occhio destro è leggermente diverso da ciò che vede l'occhio sinistro. Il cervello "compone" le informazioni che riceve dai due occhi in un'immagine definita e precisa anche se qualche volta si può creare una rivalità tra i due occhi. Abbiamo comunque un occhio "dominante" rispetto all'altro e questo "dirige" la nostra visione. L’occhio dominante, infatti, si pone in linea retta con l'oggetto che sto guardando; l'altro occhio avrà per forza un punto di vista leggermente spostato: le informazioni provenienti dai due occhi ci danno la visione "stereoscopica" dell'ambiente circostante. Qualche volta però la vista ci può ingannare, perché le immagini che vediamo creano confusione nel nostro cervello. E' il caso delle illusioni ottiche.  

Alcuni artisti, come Dalì o Escher, hanno giocato con queste immagini per divertirsi e per divertire l’osservatore, creando dei veri e propri capolavori. Sono giochi sviluppatisi nell'800, quando non esisteva la televisione e la sera si poteva solo ascoltare buona musica, ricamare o giocare a carte. Sono immagini che spiazzano l'osservatore. Dentro ad un disegno possono nascondersi anche più immagini. Ciò che percepiamo dipende dal particolare che stiamo fissando. Quindi, è vero che qualche volta la realtà non è proprio come la vediamo o, meglio ancora, ciò che vediamo non corrisponde mai proprio alla realtà.













ESCHER - LIMITE DEL CERCHIO III













RELATIVITA’





METAMORPHOSIS


Un esponente del romanticismo spagnolo (Ramón de Campoamor, 1817-1901) prendendo a prestito una frase di William Shakespeare compose questi versi:

LAS DOS LINTERNAS

De Diógenes compré un día
la linterna a un mercader;
distan la suya y la mía
cuanto hay de ser a no ser.
Blanca la mía parece;
la suya parece negra;
la de él todo lo entristece;
la mía todo lo alegra.
Y es que en el mundo traidor
nada hay verdad ni mentira;
todo es según el color
del cristal con que se mira.


Da un mercante un dì comperai
di Diogene la lanterna;
tra la sua e la mia vi sono
differenze quanto dall’essere al non essere.
La mia bianca sembra;
la sua sembra nera;
quella tutto rattrista
questa tutto rallegra.
Perché nel mondo ingannevole
non vi è verità né bugia;
tutto sembra che dipenda
dal colore del cristallo
con cui ognuno osserva.

Fr. Compagnod'Arte :.

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LA REGINA DEI SENSI

LA LUCE ED IL COLORE
LA BIBBIA
Le origini del mondo e dell'umanità


1 - La creazione
Genesi - Capitolo 1
[1] In principio Dio creò il cielo e la terra.
[2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
[3] Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.
[4] Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
[5] e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

La luce è alla base della vita sulla terra, ci circonda, si diffonde dappertutto e ci permette di vedere. Ma che cos'è? Una parte della fisica moderna, l'ottica, si occupa specificamente di luce; ne studia la natura, la conformazione e le proprietà; studia i colori: che cosa sono? Come li percepiamo? Infine, si occupa anche delle possibili applicazioni, tra cui il laser, che utilizziamo ormai in tutti i settori della società: dai lettori di cassa del supermercato fino alla chirurgia di precisione.




Lo Spettro visibile è quella parte dello spettro elettromagnetico che cade tra il rosso e il violetto includendo tutti i colori percepibili dall'occhio umano.
La
lunghezza d'onda della luce visibile va indicativamente da 400nm a 700nm. La massima sensibilità dell'occhio la si ha attorno ai 555nm, dove si trova il colore verde.
Le radiazioni con lunghezza d'onda minore (e quindi
frequenza maggiore) sono gli ultravioletti, i raggi x e i raggi gamma; quelle con lunghezza maggiore (e frequenza minore) sono gli infrarossi, le microonde e le onde radio. Tutte queste radiazioni hanno la stessa natura, sono infatti tutte composte da fotoni
.
La luce visibile è una porzione dello spettro elettromagnetico compresa approssimativamente tra i 400 e i 700 nanometri (nm) (nell'aria). La luce è anche caratterizzata dalla sua frequenza. Frequenza e lunghezza d'onda obbediscono alla seguente relazione: l=v/f (dove l è la lunghezza d'onda, v è la velocità nel mezzo considerato - nel vuoto in genere si indica con c - , f è la frequenza della radiazione).

Prima di iniziare a parlare dell’aspetto fisico del colore, vorrei sottolineare due punti di analisi relativi alla nostra percezione.
•    Innanzitutto vorrei che consideraste quanto la nostra percezione, intesa in senso generale, sia limitata:
1.   per poter vedere qualsiasi cosa e ammesso che i nostri occhi e il nostro cervello funzionino egregiamente, abbiamo bisogno di un minimo di luminosità, cioè di una minima presenza di luce; al buio assoluto siamo completamente ciechi.
2.   per poter udire anche il suono più assordante abbiamo bisogno di essere immersi in un "mezzo" di trasmissione delle onde sonore (ad es. i gas che costituiscono l’atmosfera nella quale viviamo); in mancanza di ciò siamo completamente sordi. Comunque sappiamo bene che il cane è in grado di percepire suoni al di sopra e al di sotto della nostra soglia uditiva (ultrasuoni_oltre 20.000 Hertz di frequenza e infrasuoni _sotto a 16Hertz di frequenza).
3.    in quanto all’olfatto sappiamo bene di essere molto meno percettivi del solito cane di cui sopra e comunque la presenza di un "mezzo" come l’aria è indispensabile. (Non sono un cacciatore, ma so che le battute di caccia vengono organizzate all’alba per la maggiore presenza di umidità nell’aria che favorisce ulteriormente il già fine odorato dei cani).
4.    il tatto, unitamente alle nostre esperienze ci suggerisce la consistenza di un oggetto, la sua temperatura, la qualità della superficie, ma abbiamo bisogno di essere quasi a contatto fisico dell’oggetto stesso per poterlo toccare.
5.    il gusto è forse il meno evoluto dei nostri sistemi percettivi in rapporto alla distanza: dobbiamo addirittura "assaggiare" un qualche cosa per comprenderne le qualità e per di più, senza l’ausilio dell’olfatto e della vista, rischiamo di commettere grossi errori di valutazione.
Percezione generale molto limitata quella dell’essere umano ma, evidentemente, in grado di farlo sopravvivere ed evolvere meglio delle altre forme di vita terrestri; quindi più che sufficiente anche in rapporto all’intelligenza di cui è dotato.


L’ordine nel quale ho preso in considerazione i nostri sensi non è casuale e, come avrete notato, parlando del gusto ho accennato alla "distanza". Il sistema percettivo più efficace per la sopravvivenza è quello che ci consente di pre-vedere gli eventuali pericoli con un buon anticipo e a distanza di sicurezza grazie all’osservazione del luogo dove ci troviamo (o dove intendiamo avventurarci) e delle condizioni generali. La vista risulta quindi vincente.
•    Il secondo punto è proprio relativo al "mezzo". Per vedere non occorre alcun "mezzo" di propagazione, anzi, nello spazio gli astronauti ci vedono molto meglio di chi si trovi sulla Milano-Bologna in una nebbiosa mattina d’inverno! Per vedere non abbiamo bisogno del contatto fisico con l’oggetto, anzi, come sappiamo, possiamo restarne ben lontani. Ebbene tutto ciò ha creato nel nostro inconscio l’idea che il vedere non ci coinvolga minimamente da un punto di vista fisico, cioè di poter osservare una qualsiasi cosa senza che essa svolga una qualche azione su di noi, e questa è un’idea sbagliata ovvero, a essere meno drastici, è un’idea vera solo in minima parte, perché il fatto che noi possiamo osservare un oggetto seppure lontanissimo da noi, lo dobbiamo al fatto che esso emetta una sufficiente quantità di fotoni da arrivare alla nostra rètina.

Il meccanismo della percezione visiva può essere riassunto come segue:

1.    Le cose illuminate emettono una parte della luce, la quale arriva ai nostri occhi e vi penetra.
2.    I nostri occhi elaborano la luce emessa da un oggetto codificandone forma, rapporto chiaro-scuro e colore.
3.    Queste diverse codifiche vengono inviate al cervello che ce le fa percepire attivandosi in diverse aree ben identificate dalle Neuroscienze.
4.    La percezione visiva avviene quindi grazie al cervello e nel cervello stesso: è quindi "virtuale" come i nostri pensieri e la nostra immaginazione e, come questi, in grado di provocare risposte emotive ed atteggiamenti psicologici diversi.
5.    La visione è un’interpretazione intersoggettiva (comune a tutte le persone) della realtà che ci circonda ma, attivandosi in sinergia con le complessità del pensiero e della situazione psicologica dell’individuo, assume anche delle connotazioni di soggettività.
Questa sequenza può sembrare astrusa ma diviene estremamente naturale con un esempio del quale vorrete perdonare la banalità: due sorelle stanno osservando un uomo né bello né brutto che sta andando loro incontro. Tutte e due stanno osservando la stessa persona e la percepiscono visivamente nello stesso modo. Tutte e due gli sorridono ma mentre per la futura cognata è un uomo come tanti, per l’altra è l’uomo più bello in assoluto.
È quindi importante acquisire questo concetto: la luce interagisce con la materia che incontra sul suo cammino (che in condizioni normali ha un andamento radiale e una velocità di 299.792 Km/sec nell’atmosfera terrestre); a seconda del modo in cui interagisce, creerà i presupposti perché questa materia ci appaia più o meno visibile e differentemente colorata.

La luce è energia elettromagnetica visibile solamente nel momento in cui si imbatte in un una qualsiasi materia (riparlando di astronauti: essi percepiscono lo spazio come nero, ma guai se non avessero le tute spaziali a proteggerli dall’energia solare priva del filtro atmosferico!). La luce è quindi un’energia resa visibile dal suo differente modo di essere nuovamente emessa dopo aver interagito con la materia.
Vediamo quindi i significati di "interazione con la materia" ed "emissione".
Innanzitutto dobbiamo considerare il fatto che l’energia che chiamiamo "luce" è costituita da un’unità energetica denominata "fotone" o "quanto di energia". I fotoni, che siano di origine naturale (Sole) o artificiale (fuoco, candela, lampadina…), il ché non determina differenze nella loro qualità, viaggiano sempre alla velocità di 299.792 Km/sec; cambia ovviamente la loro quantità a seconda della fonte. Ad esempio una lampadina da 100 Watt emette cento miliardi di miliardi di fotoni al secondo e lascio alla vostra immaginazione la quantità di fotoni alla quale ci sottoponiamo in un’ora di bagno di Sole sulla spiaggia!
I quanti di energia costituiscono quindi l’unità dell’energia elettromagnetica che noi siamo in grado di percepire come luce solo entro certi limiti di soglia (un po’ come per il suono); se siamo al di sopra della soglia si parlerà di ultravioletto, se sotto si parlerà di infrarosso che percepiremo come calore e non più come colore. I quanti che rientrano nel visibile sono appunto anche chiamati fotoni (dal greco "phòs"= luce di cui il genitivo "photòs" sta a significare "della luce" in quanto ad essa attinente). I fotoni oscillano maggiormente quando hanno una carica energetica maggiore, ma relativamente alla nostra capacità di discriminare i colori, sono riconducibili a circa 380 gruppi energetici che si differenziano tra loro, appunto, in base alla differente frequenza di oscillazione.
Ma, come abbiamo visto, i fotoni viaggiano tutti alla stessa velocità, ciò significa che quelli che oscillano più velocemente descriveranno una sinusoide più fitta rispetto a quelli che oscilleranno con una minore frequenza. La distanza tra i culmini delle onde descritte corrisponde alla così detta "lunghezza d’onda".
Ad una lunghezza d’onda corta corrisponderanno quindi fotoni di alta energia (oscillanti ad alta frequenza), mentre ad una lunghezza d’onda lunga corrisponderanno fotoni di bassa energia ((oscillanti a bassa frequenza).
Ho parlato della nostra capacità di distinguere la differenza tra un colore e un altro perché è grazie ai fotoni che noi possiamo vedere le cose intorno a noi e pure a colori e quindi affrontiamo il tema "nocciolo" di tutta la questione che chiamiamo "colore".
Tutti gli oggetti sono formati da materia, quindi da atomi che, come saprete, sono composti da un nucleo intorno al quale ruotano uno o più elettroni. Ogni elettrone possiede una certa energia che, in condizioni di equilibrio, lo fa ruotare intorno al nucleo atomico secondo una ben determinata orbita.
Ma ecco che arriva la luce, ovvero la nostra materia (supponiamo che si tratti di una bella fragola di bosco) viene illuminata: che succede?
La fragola sarà investita da miliardi e miliardi di fotoni i quali, arrivando sugli atomi costituenti la superficie della fragola, interagiranno con gli elettroni :
Tutti i fotoni verranno annichilati dagli elettroni i quali, per ristabilire l'equilibrio iniziale (prima che la luce illuminasse l'oggetto) ritorneranno al loro stato "basale" emettendo l'energia acquisita in più durante l'interazione. Questa energia verrà emessa sotto forma di nuovi fotoni alcuni dei quali apparterranno per frequenza alla classe dei fotoni interattivi con il nostro sistema visivo (in grado di attivare i fotorecettori retinici) mentre altri verranno emessi in frequenze per noi invisibili come l'ultravioletto o l'infrarosso. Questi  nuovi fotoni emessi arriveranno ai nostri occhi, vi penetreranno arrivando fino alla rètina dove incontreranno cellule gangliari, cellule bipolari, bastoncelli e coni che si attiveranno consentendoci di :

•    vedere la forma della fragola
•    percepirne i chiari scuri
•    avere quella sensazione che chiamiamo "rosso fragola".

L' insieme di sensazioni che chiamiamo percezione visiva ha luogo in diverse parti della corteccia cerebrale (circa 12 diverse aree mappate), ma chi invia questo messaggio elettro-chimico al cervello è l’attivazione perfettamente integrata delle cellule gangliari, cellule bipolari, bastoncelli e coni che fanno delle rètine dei nostri occhi delle vere e proprie appendici cerebrali. Ciò che non va dimenticato è che l’unica "cosa" che arrivando dall’esterno riesce a provocare tutto ciò che appunto chiamiamo percezione visiva non è altro che la luce con i suoi fotoni.
Tralasciamo i diversi meccanismi della visione e concentriamoci sull’aspetto più affascinante della visione umana: il colore. Questa sensazione viene avvertita in una speciale zona del cervello e viene provocata dall’azione che i fotoni compiono sui coni; possiamo quindi ritenere i fotoni e i coni retinici gli attori principali della rappresentazione cromatica che ha luogo quotidianamente nell’immenso teatro del nostro cervello.
I coni sono distribuiti nella zona centrale della rètina (cioè dove mettiamo a fuoco l'immagine) e soprattutto nella fòvea, sono circa cinque milioni, sono grossi un millesimo di millimetro e si dividono in tre diversi gruppi di fotosensibilità (cioè di sensibilità alla luce).
Quando i fotoni li illuminano, essi reagiscono spremendosi come piccole spugne e rilasciando una sostanza che si chiama iodopsina, questa sostanza si traduce poi in "messaggio neuronale comparato" con le "letture fotochimiche" degli altri fotorecettori retinici, un messaggio che arriverà alla corteccia cerebrale dove noi potremo percepire l'oggetto  (un messaggio, inutile dirlo, che in una manciata di millisecondi arriverà al cervello miliardi di volte aggiornando ad ogni trasmissione tutte le variabili della visuale: distanza, chiariscuri, tonalità, riflessi, prospettiva ecc.).
Ma i coni non reagiscono ai fotoni riconoscendo colore per colore, perché come sapete, la luce è incolore e invisibile (se non illumina nel suo percorso fumo, pulviscolo oppure oggetti), si attivano invece a seconda dell’energia dei fotoni e sono organizzati in tre gruppi rispettivamente sensibili alle basse, alle medie e alle alte frequenze luminose. Percepiremo quindi i colori dalle letture comparate dei tre gruppi dei coni.
Bene, immaginiamo di illuminare un cubo di legno pitturato volta per volta con pitture aventi composizione atomica differente in modo da emettere solamente alcuni tipi di fotoni ( che è come dire un cubo di legno colorato):
•    se arriveranno sui nostri coni solamente fotoni di alta energia attiveranno solamente il gruppo sensibile alle alte frequenze luminose e noi avremo la sensazione di violetto, quindi il cubo ci apparirà violetto.
•    se arriveranno solamente fotoni di media energia attiveranno solamente il gruppo di coni sensibili alle medie frequenze luminose e noi avremo la sensazione di verde, quindi il cubo ci apparirà verde.
•    Se arriveranno solamente fotoni di bassa energia attiveranno solo il gruppo di coni sensibili alle basse frequenze e noi avremo la sensazione di rosso, quindi il cubo di legno pitturato ci apparirà rosso.
e gli altri colori? Nasceranno dall’azione diversamente combinata dei tre gruppi:
•    Se arriveranno sui nostri coni fotoni di alta energia e di media energia in diverse proporzioni, attiveranno i relativi gruppi di coni e noi avremo le sensazioni dei blu, degli azzurri, dei turchese; (dico i colori al plurale perché a seconda del rapporto di quantità dei fotoni la tinta percepita cambia).
•    Se arriveranno fotoni di media e di bassa energia in diverse proporzioni, attiveranno i relativi gruppi di coni e noi avremo le sensazioni dei verdi giallastri, dei gialli e degli arancioni. Se la luce dovesse diminuire o l'emissione dei fotoni ridursi avremo le sensazioni dei verdi scuri, dei verdi oliva, dei marrone nocciola.
•    Se arriveranno fotoni di bassa e di alta energia in diverse proporzioni, attiveranno i relativi gruppi di coni e noi avremo le sensazioni dei porpora rossi, dei porpora blu, dei viola.
•    Fotoni di tutte le energie provenienti dal cubo di legno in oggetto, attivando tutti e tre i gruppi di coni ci daranno la sensazione di bianco, se la quantità di fotoni si riduce (cioè se la luce diminuisce o se la superficie del cubo emette tutti i fotoni ma in minore quantità) allora il cubo ci apparirà grigio e se i fotoni emessi saranno pochissimi ma appartenenti a tutte le energie, ecco apparirci un cubo nero.
Quindi la tonalità del colore percepito dipende dalla qualità dei fotoni emessi, mentre la chiarezza del colore stesso dipende dalla quantità totale emessa. Un limone illuminato emetterà un alta quantità di fotoni di media energia (che da soli ci darebbero la sensazione di verde) e una quantità pressoché equivalente di fotoni di bassa energia (che da soli ci darebbero la sensazione di rosso), il risultato sarà una dominante di frequenza che ci darà quella bella sensazione che chiamiamo, manco a farlo apposta, "giallo limone".
Ecco come funziona il gioco dei colori ed ecco come spiegare i famosi "contrasto simultaneo" e "contrasto successivo" che tanto hanno affascinato i pittori.
Chi ha frequentato il Liceo Artistico sa bene come certi colori giustapposti (che significa posti l’uno vicino all’altro) si "rinforzino" a vicenda come l’arancione con il blu e viceversa, o come i famosi quadratini grigi di Itten appaiano verdastri se posti su di un quadrato più grande di colore rosso o giallastri se posti su di un quadrato violetto…bene, ma proprio nel famoso Kunst der Farbe (Arte del colore), Itten scrive: Bene lo sapeva anche Chevreul più di cento anni prima di Itten nel suo "De la loi du contraste simultané des couleurs", ma anche lui non conosceva la ragione di questi fenomeni.
Prima degli anni ’60 i chirurghi operavano in camice bianco, come bianco era il lenzuolo che circondava la parte del paziente sulla quale dovevano intervenire. Lamentavano un certo abbagliamento (la lampada scialitica, cioè che non crea ombre, è molto potente), ma non solo; dopo aver fissato il rosso del sangue, dovendo distogliere lo sguardo per prendere un ferro chirurgico succedeva loro di vedere, sul bianco di fondo, una macchia luminosa di colore verde-azzurro assai fastidiosa. Venne così introdotto l’uso del verde-azzurro per i camici operatori: la macchia verde su fondo verde non dava più fastidio e l’abbagliamento diminuì in modo considerevole, inoltre quella tonalità di verde non richiede adattamento del cristallino dell’occhio per la messa a fuoco il ché si tradusse in un minore stress ottico del chirurgo, il tutto anche a vantaggio del paziente.
Il bello della storia è che questo espediente fu fatto probabilmente "a occhio" ignorando il fatto che quel verde-azzurro della macchia luminosa altro non era che il complementare del rosso sangue con una codifica cromatica ben precisa mentre ancora ora, nel duemila ricco di spettrofotometri economici e portatili, vediamo camici azzurro cielo o verde erba!
Ma perché il chirurgo vedeva una macchia verde-azzurra sul fondo bianco?
Il chirurgo guarda il rosso; i coni retinici sensibili alle basse frequenze si svuotano di iodopsina, mentre quelli sensibili alle medie e alle alte frequenze rimangono pressoché inattivi. Il chirurgo guarda il bianco; per percepire bianco tutti e tre i gruppi di coni devono spremersi secernendo iodopsina, ma quelli che danno la sensazione di rosso sono stressati e per circa trenta secondi non danno la risposta adeguata, così ecco che gli altri due gruppi hanno la meglio e gli altri due gruppi insieme, servono proprio per avere la sensazione cromatica del verde-azzurro. Poi i coni sensibili alle basse frequenze ritornano alla normalità e la macchia verde-azzurra scompare.
Per finire ricordate un'altra cosa importante. Il cervello "legge" i colori in base al colore che include quello che deve essere valutato... in pratica pensate di osservare un quadrato rosso scuro posto su di una campitura nera...ebbene se ponete lo stesso quadrato rosso scuro su di una campitura bianca ecco che vi apparirà marrone. Questo dimostra la relatività del nero e del bianco. Il neurobiologo David Hubel misurò la luminosità, cioè la capacità di una superficie di emettere luce una volta illuminata, di un quotidiano. Misurò la luminosità del nero dei caratteri stampati e del bianco della carta del giornale, misurazioni che fece sotto il sole del cortile dell'Istituto universitario...rifece le misurazioni all'interno di un aula...ebbene i numeri dimostrarono senza ombre di dubbio che all'esterno il nero dei caratteri del quotidiano rifletteva il doppio della luce riflessa dal bianco della carta all'interno dell'aula! Eppure la percezione nero-bianco risultava sempre corretta! La percezione cromatica è quindi un fenomeno biologico in risposta a un fenomeno fisico.

“Comunicazione e Colore”
del
dott. Gianni Camattari  

Il dott. Camattari, seguace anche di Reich e di Lowen, ha in parte modificato il sistema di Lüscher, seguendo i criteri diagnostici elaborati dalla Bioenergetica e dalla Psicosintesi di Assaggioli .
Reich nei suoi studi ha cercato di scoprire i rapporti energetici tra il mondo animato e quello cosiddetto inanimato, spiegando come il non regolare flusso energetico nel nostro organismo provochi dei blocchi e delle corazze muscolari create dal nostro IO a difesa delle emozioni e delle sensazioni che non si è capaci di controllare e di contenere.
Reich ha dato molta importanza alle tensioni croniche, alle sensazioni e alla necessità che si prenda coscienza dei fenomeni fisiologici e in particolare di quelli tensivi. Egli ha scomposto il corpo in sette segmenti , più o meno contratti, tanto da formare una corazza che, secondo lo psicologo, si può progressivamente sciogliere partendo dal segmento oculare sino a giungere al segmento pelvico.

Lowen , allievo di Reich, meno legato alla struttura tensiva settenaria, ha sviluppato le teorie del maestro, mettendo a punto delle tecniche per sciogliere le corazze difensive (analisi bioenergetica).
Lowen ha insistito sull’accumulo energetico del processo respiratorio, sull’espressività del movimento e soprattutto sullo scioglimento delle tensioni:
“la creazione di una corazza muscolare serve come freno e aiuta il soggetto ad adattarsi alle emozioni che non riesce a sostenere o sopportare, prevenendo il “riflesso orgastico”, che consente il completo darsi o il completo abbandono alle emozioni. La corazza “dice no” a questo abbandono” .
“È importante, infatti, secondo Lowen, la presa di coscienza delle contrazioni difensive allo scopo di comprenderne il significato e di scioglierne la stretta”  . L’influenza di questi due psicologi portò altri loro colleghi a sviluppare tecniche sempre più sofisticate:
la psicologia umanistica di Rogers e Maslow, la psicologia della Gestalt  e l’analisi esistenziale  di Viktor E. Frankl .

Assaggioli, cercando di scoprire i rapporti tra energie profonde e bande energetiche personali e transpersonali, ha messo a punto un metodo di analisi, detto Psicosintesi, dividendo l’Io in sette parti e mettendo a punto delle tecniche per metterle in contatto tra loro.
Ciò che però più interessa ai fini della nostra indagine è il simbolo ovale colorato messo a fondamento della Psicosintesi, col quale Assaggioli, cercava di dimostrare che ogni individuo deve essere considerato da un punto di vista quantistico di energia e che ogni parte del suo organismo, per la diversa vibrazione delle cellule, emana un colore particolare.

Questi autori, come Pierrakos, anch’esso allievo di Reich, nell’elaborare questi metodi di analisi, sono restati influenzati dalle filosofie e dalle religioni orientali (induismo, taoismo e buddismo) e da quelle Occidentali (cristianesimo, islamismo e l’ebraismo) .

Seguendo le tecniche diagnostiche di Lüscher, il dott. Gianni Camattari ha elaborato una serie di criteri per individuare ed entrare in rapporto con i quattro caratteri tipo (blu, verde, rosso e giallo).
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I quattro caratteri, associati ai quattro colori, sono identificabili grazie ad una serie di osservazioni, che riguardano nello specifico la camminata e la postura da seduti. Secondo Camattari, ognuno di noi è come diviso in due, la parte alta del corpo dal busto alla testa rispecchia l’atteggiamento acquisito, la parte bassa del corpo invece rispecchia ciò che siamo in realtà.

Comportamento
Nel comportamento di ogni individuo, secondo il dott. Camattari, confluiscono tre istanze:

Es: Eredità genetica
SuperIo: Azione ambientale
Io: Reattività personale

Se tutti e tre questi fattori sono volti a conseguire un obiettivo oppure a rifiutarlo, il comportamento che ne deriva si definisce sintonico, oppure, in opposizione distonico.

SINTONICO

L’individuo vuole la stessa cosa con tutte e tre le sue istanze.
I suoi gesti, le posture e le contrazioni muscolari confermano quello che le parole stanno dicendo.
Si riconosce l’individuo sintonico dal modo misurato, naturale, armonico di esprimersi.
Di fronte ad un problema non si lascia mai andare a lamenti, ma cerca la soluzione e prende decisioni.

DISTONICO

L’individuo non è convinto di quello che vuole. Al suo interno vi è un conflitto.
Il suo linguaggio emotivo e corporeo non si accorda con quello verbale.
Si può riconoscere l’individuo distonico dai gesti disarmonici, frementi, scostanti oppure troppo misurati, freddi, studiati, che rilevano l’artificiosità dell’espressione.
Di fronte ad un problema non cerca la soluzione, non prende decisioni; si lascia andare a lamenti sterili ed inconcludenti. Il suo lamento non è risolutivo, ma conservativo, perché mira a conservare lo stato di conflitto in cui si trova.

Caratteri fondamentali

Una volta compreso il comportamento, possono essere ricercati i caratteri fondamentali, cioè la personalità prevalente, classificata secondo l’impostazione di Lüscher, secondo i quattro colori Blu, Verde, Rosso, Giallo.
Non esistono caratteri puri: cioè totalmente di un colore. In ogni individuo sono presenti, in percentuali diverse, le componenti emotive dei quattro colori fondamentali.
Quando si parla quindi di “carattere rosso, si intende che la dominanza è rossa.
La persona esprime tutte le sue potenzialità attraverso il colore dominante.

In questo caso il rosso rappresenta il mezzo con cui l’individuo manifesta anche le altre potenzialità colorate.

Fatte queste premesse, insieme agli altri partecipanti al corso, ho potuto confrontare le quattro personalità-tipo attraverso una serie di esercizi predisposti dal dott. Camattari per meglio comprendere ed inquadrare i quattro “caratteri colorati”.

BLU

CARATTERE
E’ eteronomo (influenzabile), ricerca la stabilità, è integrato nel sistema.
Ha bisogno di quiete, di tranquillità, di armonia, di rapporti stabili e cordiali, di tradizioni, di consuetudini, di punti di riferimento sicuri su cui poter contare.
Portato a riflettere, a pensare, a meditare può trovare difficoltà a organizzare, a dirigere, a decidere, a prendere l’iniziativa. Sia nel lavoro che negli affetti predilige un rapporto di dipendenza. Non è aggressivo né aperto alle novità.
Sa ascoltare con attenzione e sensibilità. Si lascia influenzare dalle persone emotivamente significative (padre, madre, il partner, l’autorità).
Tendenzialmente flemmatico, indugia nei ricordi, ama il passato, predilige atteggiamenti passivi.

POSTURA
Chiusura morbida, avvolgente con possibilità di apertura direzionata verso un partner, un oggetto, un pensiero.
In piedi, ora pende su un fianco, ora sull’altro; può intrecciare le gambe; tende ad appoggiarsi.
Le spalle sono leggermente ricurve, il petto rientrante, il bacino prominente.
Seduto, non accavalla le gambe, né si appoggia allo schienale; le gambe come anche le braccia sono morbide e tendono al rotondo, ad avvolgere, a stringere.
Le mani vanno spesso al volto, alle labbra, ai capelli, alla cravatta, alla collana, nel gesto di accarezzare.
La testa, ripiegata in basso si inclina dolcemente a destra.
Il volto ed il mento possono essere tesi in avanti nell’atteggiamento del mendicante che tende la mano.

BLU POSITIVO
Calmo, sereno, avveduto, ricettivo. Sa cogliere le informazioni che gli derivano dall’ambiente circostante e prendere le opportune decisioni. Buon incassatore, è uomo di gomma: non offende né si offende mai. Ascolta e decide con signorilità ed eleganza, senza animosità.
Può essere paragonato a Giove olimpico o all’immagine televisiva del Top manager. La postura è armonica.

BLU NEGATIVO
Inquieto, sempre in movimento, non può fermarsi né riposarsi. L’apparente calma e serenità sotto la quale può mostrarsi nasconde un mare in tempesta.
Sempre insoddisfatto può buttarsi a capofitto nel lavoro, nell’erotismo e raggiungere un alto livello di prestazione e di successo.
Ma questo no gli può dare la pace di cui ha bisogno. La postura disarmonica corrisponde a quella di un mendicante.

ROSSO

CARATTERE
E’ autonomo, volto al cambiamento. Può integrarsi in un sistema in evoluzione, mentre in un sistema rigido si adatta per meglio sovvertirlo.
Focoso, dinamico competitivo ama il prestigio ed il potere.
La grande fiducia che ha in se stesso e nelle proprie capacità lo porta ad essere attore e non spettatore nel teatro della vita.
Deve dirigere il proprio destino e quello degli altri.
Generoso, allegro, estroverso, incontra qualche difficoltà a collaborare, a delegare, perché ama gestire in modo personale un potere assoluto.
Lavoratore instancabile, possiede capacità direttive; sa coinvolgere i dipendenti ed imporre le sue decisioni. Sia nel lavoro come negli affetti, deve dominare ed imporre le regole del gioco.
Per natura è portato a cambiare, a lottare, a conquistare.

POSTURA
Sicurezza, fierezza, indipendenza.
In piedi tiene il corpo ben bilanciato sulle gambe, ma in modo morbido.
Le mani raramente stanno ferme: possono stare chiuse a pugno sui fianchi o protese in avanti o in alto o congiungersi sul petto in atteggiamento non di preghiera, ma di dominio paternalistico.
Seduto sta bene appoggiato allo schienale, tiene le gambe accavallate, a volte a quadrato fallico, a volte le allunga in avanti. Durante il discorso allunga prima un braccio poi l’altro, facendo il gesto di tirare su le maniche.
La mano e il braccio vengono usati come spada in un duello.
La testa sta dritta sul collo; il petto è ben espanso. Mento, mascella e denti tendono a sporgere con fierezza.

ROSSO POSITIVO
Attivo, dinamico, decide con sicurezza, agisce con forza.
Si assume ogni responsabilità. Domina e trascina i collaboratori.
Prende l’iniziativa, coinvolge gli interessati, detta le regole del gioco.
Non si arrabbia né si agita mai; gli ostacoli e le difficoltà sono prove per la sua intelligenza, stimoli per la sua azione.
La postura è improntata alla fierezza.

ROSSO NEGATIVO
Impulsivo, ipersensibile, con nervi a fior di pelle, scatta per un nonnulla. Irascibile e collerico si sente oppresso.
Non riesce ad orientare le sue energie verso una meta precisa. Disperde le sue forze in lamentele inconcludenti.
Può diventare caparbio, possessivo, geloso, attaccabrighe, assillante, incontentabile.
La postura manifesta aggressività gratuita, movimenti disarmonici e scoordinati.

VERDE

CARATTERE
E’ autonomo, stabile, integrato nel sistema. Ha bisogno di autoaffermazione, di mostrare il proprio valore, di avere riconoscimenti.
Conservatore orgoglioso e volitivo persegue il fine proposto con costanza e con continuo controllo di sé.
Sempre vigile e attento non può lasciarsi andare o essere spontaneo né rilassarsi. Sa dirigere, organizzare, comandare.
Autocratico, fermo e deciso non tollera interferenze.
Chiuso nella difesa della sua immagine e dei suoi principi, tende a lavorare in solitudine: non sa collaborare.

POSTURA
Chiusura, difesa, concentrazione, attenzione, vigilanza.
In piedi, tiene il corpo bilanciato sulle gambe, il petto in fuori, la pancia in dentro, le braccia conserte o distese lungo i fianchi (posizione militare).
Seduto, tiene le gambe unite, composte, con le ginocchia piegate ad angolo retto, in modo che la postura indichi educazione e contegno. le gambe possono intrecciarsi strettamente: difesa ad oltranza.
Si appoggia allo schienale e tiene il corpo dritto e composto.
Una mano può scivolare in grembo per stringere la zona gastrica o per difendere il pube.
La testa e anche le spalle sono rigide e alzate; i suoi movimenti sono lenti e misurati.
il mento tende a ritrarsi verso la nuca come nella posizione di disgusto

VERDE POSITIVO
Sicuro di sé e consapevole del suo valore.
L’insuccesso non lo turba, perché non è dovuto alla sua azione, ma alle circostanze avverse ed imprevedibili.
Incrollabile come una roccia è un punto di riferimento per tutti. Onesto e coerente sa quello che vuole e agisce con ferma determinazione.
Apprezzato per l’integrità morale della sua condotta, incute rispetto anche agli avversari.
La postura è improntata ad una solida sicurezza.

VERDE NEGATIVO
Insicuro, scontento, dubita del suo valore. Ha continuo bisogno di conferme esterne.
Con attività febbrile cerca di emergere, di farsi valere, di ottenere riconoscimenti; oppure oppresso dalle circostanze, può disperdere le sue energie conducendo una vita sregolata.
Lo possiamo trovare impegnato in gruppi fanatici che seguono ideologie morali rigoriste oppure in gruppi anarchici che seguono ideologie disfattiste.
La postura può oscillare tra un rigido controllo della gestualità e sfacciati atteggiamenti trasgressivi. La mancanza di equilibrio lo caratterizza.

GIALLO

CARATTERE
E’ eteronomo (influenzabile), volto al cambiamento, non può integrarsi in nessun sistema, ma sa adattarsi a tutti.
Dinamico, estroverso, ottimista, vuol conoscere, esplorare, migliorare.
Proiettato verso il futuro, ama l’avventura, nuove esperienze, nuove emozioni.
Aperto ad una molteplicità d’interessi, sa ascoltare e sa capire. Preferisce conoscere tante cose in estensione che una sola in profondità.
Sa dedicarsi agli altri, ma gli è difficile stabilire legami profondi e duraturi.
Superattivo e ambizioso sa lavorare in gruppo, dialogare e collaborare con i colleghi, ascoltare i consigli ed apportare innovazioni. Rispettoso della volontà degli altri, mira più a convincere che a vincere.
Molto attento all’aspetto umano e sociale, ha bisogno del consenso per procedere. Non sa imporsi con grinta e con fermezza.
Preferisce lavorare in équipe.

POSTURA
Apertura, fiducia, ottimismo.
In piedi, tiene la stessa postura del Blu, ora pende su un fianco ora sull’altro; può intrecciare le gambe.
Le mani tendono ad una gestualità aperta, sacerdotale, mostrano sempre le palme.
Seduto, non si appoggia allo schienale, può accavallare le gambe, ma mai a “quadrato fallico”.
Quando le gambe non sono accavallate tendono all’apertura, le ginocchia sono divaricate come pure le punte dei piedi.
La testa è mobile sul collo, non si irrigidisce mai né si ritrae verso la nuca; può inclinarsi dolcemente a destra, a sinistra o in avanti.

GIALLO POSITIVO
Avveduto, cordiale, ascolta tutti, capisce tutti.
Ama la compagnia e la collaborazione.
Seduce ed affascina col suo comportamento e con la vastità del suo sapere.
Tutti lo cercano, lo ascoltano, lo applaudono.
Agisce sempre con serenità e nel pieno rispetto dei sentimenti altrui. Non si impone mai col potere che deriva dalla sua posizione, ma con l’autorevolezza e la saggezza delle sue vedute.
La sua postura è disinvolta e armonica.

GIALLO NEGATIVO
Pessimista, deluso, chiuso, scontroso.
Fugge i rapporti umani, si lamenta di tutto e di tutti.
Incapace di veder ciò che di positivo lo circonda.
Vive il lavoro e gli affetti senza entusiasmo.
La postura manifesta rifiuto degli altri, chiusura in sé stesso.

BIBLIOGRAFIA

Goethe, Johann Wolfang
“La teoría dei colori”. Il Saggiatore. Milano 1993
Bertagna Giulio “La fisica del colore” Ed. Istituto del colore. Milano 2002  
Camattari Gianni “Colore: psicologia, diagnosi, terapia”. Centro Psicologia Integrata. Milano.
Ball Philip “Colore, una biografia” BUR. Milano 2004
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