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IL MISTERO DELLE QUATTRO PROTOMI DI ASSISI

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IL MISTERO DELLE QUATTRO PROTOMI

Grande è l'importanza dei simboli presenti nella Basilica di S. Francesco e riconducibili, almeno in parte, alla visione federiciana racchiusa nelle mura di Castel del Monte, ma i riferimenti imperiali sono lungi dall'esaurirsi nella simbologia , che gli storici tendono ad attribuire esclusivamente al Papa Gregorio IX , il cui stemma si staglia al centro del cornicione al centro della facciata della Basilica Superiore, disconoscendo la critica storica l'attribuzione di almeno una delle "due aquile" - poste ai lati dello stesso cornicione - all'imperatore Federico II, a cui Frate Elia era profondamente legato.

> Le due "Aquile" sulla facciata <

alle quali corrispondono altre > due aquile < scolpite alla base delle colonnine d'angolo addossate alla facciata interna della chiesa, di cui è altrettanto oscuro il significato simbolico escatologico.
Tra le "colonne" e le "due aquile", abbarbicate sulla  > roccia-pietra < sono state scolpiti > due draghi <, simili a quelli scolpiti sul cornicione della facciata esterna, ma, essendo > privi di testa < per l'usura del tempo o - come è molto più probabile - perchè  sono state > scalpellate via le teste < non si riesce a identificarle come dei " basilischi" o dei
"lievatani", rendendo più problematico comprenderne > il significato simbolico < che Elia voleva imprimere sulla pietra.

> Le "Due Aquile"
in controfacciata <

Due aquile
, poste in controfacciata all'interno della Chiesa,  scalano > due cubi si pietra < e affrontano > due draghi < posti a difesa delle "colonne del Tempio.



>
Una > Testa < di "Grifone" sullo spigolo destro della facciata <



una > Testa < di " Bue Alato", simbolo dell'Evangelista Luca ,sullo spigolo sinistro della facciata <


molto simile alla scultura del XIII secolo di autore ignoto nella Cattedrale di Spoleto


a coronamento di una serie di "mostri", alcuni dal > volto umano < posti sotto il cornicione, con al centro lo "stemma" di Papa Gregorio IX.



o alla base del trono papale al centro dell'Abside.





>
Le quattro Protomi"
poste alla base delle > bifore< del Transetto<





Due
:
quelle poste ai lati della "bifora" sul >Transetto a Sud < dovrebbero riprodurre  > i volti < di Federico II e del suo più stretto consigliere, identificato con "Pier delle Vigne". La critica storica ne sembra convinta, come pure gli studiosi di arte mediovale e in particolare delle chiese umbre del periodo.







Due
:
ai lati della"bifora" del > Transetto a Nord < dovrebbero riprodurre >  i volti <> Francesco < e > Elia <





Di queste > Due protomi < non si ha alcun riscontro o ricerca specifica, nonostante siano state anch'esse pubblicate, ma nessun storico ha inteso cimentarsi nell'individuazione di questi altri > due personaggi< restando del tutto insensibili alla strana  presenza della  > testa di un'aquila < accanto al volto di uomo dall'apparente età di circa trent'anni, che dovrebbe identificarsi con " Francesco" prima della conversione e con lo stesso "Frate Elia"

Il prof. Elvio Lunghi, nato ad Assisi nel 1957, che dal 1983 insegna Storia dell’arte italiana presso l'Università per Stranieri di Perugia, profondo conoscitore dell'arte umbra, a cui ha dedicato ampie monografie, non ne sembra sinceramente convinto, anche se da "buon insegnante" è sempre disposto a prendere in considerazione punti di vista differenti, fornendo ad un non addetto ai lavori, come il sottoscritto, > fotografie < e materiali estratti dal suo archivio personale, quasi mai pubblicati, per consentirmi di approfondire la mia ricerca, decisamente in senso opposto.



Le fotografie a colori, scattate durante i lavori di restauro della Basilica in seguito al terremoto del 1997, sembrano invece avvalorare questa mia ipotesi



Le immagini ritraggono in modo chiaro e intellegibile la figura di >  un uomo di circa trent'anni < con > i capellli con i boccoli < tipica acconciatura mediovale in uso tra i nobili e i borghesi del tempo e che Francesco,  doveva certamente portare, come si conveniva al suo rango sociale, prima di convertirsi e trasformare il suo aspetto in quello di un tipico > mendicante < con  i capelli incolti e la barba lunga.

Ciò che lascia perplessi  non è certamente questa particolare "acconciatura di capelli", ma  > la testa di un animale con gli occhi socchiusi < che a prima vista ha le sembianze di  > un agnello < specialmente in una fotografia che lo ritrae dal basso.



Osservandolo con più attenzione ci si rende però conto che non può trattarsi che di > un'aquila < o di > un falco < avendo le tipiche radici nasali dei rapaci quasi all'altezza degli occhi



mentre > le pecore < le hanno in fondo al muso.



I dubbi aumentano perché "il becco" risulta appena accennato nella parte posteriore



mentre in quella anteriore appaiono le tipiche "labbra" di un erbivoro.



A seconda che si propenda per la soluzione del rapace o dell'erbivoro l'individuazione del  > personaggio < simbolicamente rappresentato da Frate Elia, muta decisamente.



Nel caso si trattasse di un " falco" si dovrebbe propendere per Federico II, che tanto amava questi uccelli, scrivendo un famoso libro sull'arte di cacciare con il falco "De arte venandi cum avibus" .



Se invece fosse  > un'aquila con gli occhi chiusi < il personaggio dovrebbe molto probabilmente identificarsi con lo stesso Francesco del periodo in cui era un borghese gaudente e festaiolo.




>" Il Volto misterioso di San Francesco"<

Sull'identificazione del personaggio abbiamo dedicato un articolo specifico.

Se si trattasse veramente del volto di  un > Francesco giovane < sarebbe una scoperta di non poco conto, perchè ci consentirebbe di  vedere finalmente  > il vero volto < di Francesco in gioventù, che non somiglia affatto a quello che tutti conosciamo e che ci è stato tramandato da San Bonaventura e dai suoi seguaci.



Questa scoperta e questa possibile identificazione ci hanno consigliato il titolo del capitolo, dedicato appunto all
'ipotesi, oltremodo suggestiva, richiamata dal titolo scelto,  lungi dall'essere  un tentativo di fantasioso ricamo intorno ad un "volto misterioso", potrebbe al contrario rivelarsi, come in effetti appare da tanti riscontri,  > una scoperta sorprendente e straordinaria <



Occorre  un'apertura mentale non legata a verità costruite ad arte sul personaggio.  Si tratta chiaramente di un  "metodo indiziario"

Lo scrivente, occorre specificarlo chiaramente, non è neppure uno storico dilettante. Tuttavia > i 'mysteria < camuffati sotto mentite spoglie da Frate Elia vanno ben oltre i documenti storici a Noi pervenuti, che spesso non sono gli originali, fatti di proposito sparire o nascosti in qualche "Archivio segreto" o in qualche "cassaforte" a cui si dovrebbe avere accesso e soprattutto conoscere la "combinazione". La storia ne è piena.



Per nostra fortuna, questa volta, di  > documenti in pietra < ce ne sono più che a sufficienza per chi vuole leggerli > in chiave simbolica escatologica <, come era nelle intenzioni di Frate Elia, alchimista e massone ante litteram, sfuggiti all'attenzione degli storici dell'arte e dei critici, rimasti per così dire in un'ombra alquanto sospetta per secoli e secoli, malgrado "la patina di rosso di subiaco" dei recentissimi restauri ( vedasi le quattro protomi restaurate), come > Il pavimento < della Chiesa che è stato realizzato con marmi  di colore bianco-rosato del Subasio, che creano un suggestivo effetto cromatico, richiamando "simboli templari".



Secondo il Prof. Umberto Bartocci (si veda il bel libro su Cristoforo Colombo 'America: una rotta templare', pag. 17):

<< il compito dello "storico autentico" , più che di restare impigliato tra le piccolezze confuse della "lettera che uccide", resta sempre quello di cercare di rintracciare l'esile > filo della verità < vagliando tutto l'insieme dei  > segni <, spesso nascosti in posti inaccessibili o abilmente camuffati con  > immagini simbolo < apparentemente insignificanti, che gli provengono da tempi lontani, avendo come unici strumenti a sua disposizione la propria libera ed autonoma ragione ed il criterio di verosimiglianza, i soli che gli permetteranno di individuare i nessi significativi, sottolineare "le coincidenze eccezionali", stabilire "una trama convergente di dati" sulla quale fondare delle ipotesi, e successivamente confrontarle tra loro, cercando di determinarne la maggiore o la minore 'probabilità'>>.



Ci sono voluti quasi  > 800 anni < per individuarli e soprattutto > decodificarli < consentendo agli esterefatti esegeti del messaggio simbolico ed esoterico di Frate Elia comprenderne a pieno il significato.




In altri capitoli abbiamo individuato il > Codex Frate Elia < lasciato sul corpo di Francesco all'interno del  > sarcofago < che ha custodito le sue spoglie mortali.


Ma Elia non si è limitato a parlare in "codice" a coloro che fossero riusciti a trovare > il luogo < dove aveva volutamente nascosto > il corpo < del Santo.



Ora viene allo scoperto quello, lasciato sulle > pietre < della Basilica "messaggio" alla luce del sole, ma altrettanto incomprensibile se non dagli "addetti ai lavori" che si sono guardati bene di diffondere e rendere pubblico, nonostante fosse lì alla portata di tutti, come è prassi degli "iniziati all'Arte Reale".
Arte o Scienza in senso lato, che concorre a formare quella che viene chiamata "Scienza Occulta", del ché occultare, nascondere

L’occultismo è un qualcosa noto a pochi, trattato con linguaggio da "iniziato" e che usa simboli, allegorie, analogie, rituali, noti solo a coloro che sono istradati nell’arte propria o "Arte Regia".



Elia
, come del resto San Francesco, che la padroneggiava,
ha utilizzato infatti "la lingua degli uccelli", quella in uso tra i costruttori di cattedrali gotiche, altrettanto segreta e indecifrabile, servendosi dell'immagine simbolica di  > un'aquila < che si trasforma in  > un grifone < che si scontra e combatte contro Draghi, Basilischi e Lievatani.

> Il "Basilisco" partorisce il "Grifone" <





Il prof.Elvio Lunghici è stato di grande aiuto in questo lavoro di ricerca,facendoci scoprire questa strana > scultura < dai chiari signifificati misterici  escatologici,che dovrrebbe essere stata ideata e fatta realizzare dallo stesso Frate Elia, stante gli stretti legami con gli altri > simboli < inseriti:
>  a fianco del > protome < sul Transetto a Nord > l'aquila <
> sotto > l'aquila < sulla Facciata a Sud > il grifone <




Tra il materiale ricevuto - da  Noi ampiamente utilizzato - vi sono una serie di foto a colori delle "protomi" e quella che mostra  una  > scultura < sull’architrave dellAbisde dove l'artista è riuscito  a ricreare  lo scontro titanico tra un "Basilisco" e un "Grifone", che riesce a liberarsi dal morso velenoso del > Re dei Serpenti < solo saltando in groppa ad una "nuvola", a forma di  un > cane banco < con tanto di occhi e bocca,  dentro la quale si è nascosto e camuffato un Drago buono”, che mostra di assomigliare in tutto e per tutto al "Fantadrago Fùcur” della famosissima serie "la storia infinita".



Ma questo " messaggio simbolico" sarà oggetto di un altro articolo




> Francesco <> Frate Elia<
> i volti del mistero <

Altrettanto importanti e decisive sono le immagini, che ritraggono "il protome con la testa di aquila", che mi hanno permesso di  individuare "il volto  segreto" di San Francesco, superando dubbi e perplessità.
Ma se ne aprono altrettanti per cercare di individuare chi sia realmente "il personaggio" posto sulla sinistra della bifora.



L'immagine sulla destra della "bifora" ( sinistra per chi la osserva da lontano) dovrebbe infatti essere quella di > Francesco < prima della conversione.



L'immagine
sulla sinistra della "bifora" ( destra  per chi la osserva da lontano) dovrebbe invece essere quella di > Frate Elia <, indossando un tipico "copricapo" dell'epoca, con il quale appare in diverse immagini, che ci sono state tramandate, una delle quali tratte appunto da un dipinto di Giotto realizzato nella stessa Basilica. 



Osservandola > da sinistra < compaiono però stranamente dei  > capelli a boccoli < dietro l'orecchio, che sembrano indicare un altro "personaggio" non facilmente identificabile, in quanto, almeno dalle "immagini" a noi pervenute, non sembra possa essere individuato come > Frate Elia <, anche se, vista da altre visuali - pur  essendo  > il naso < chiaramente posticcio - mostra di somigliare moltissimo all'  immagine tramandatici di Frate Elia.

Il volto riprodotto appare  però > senza barba < e con > i capelli con i boccoli <, cosa che suscita qualche dubbio e non poche perplessità, in quanto questo >  tipo di'acconciatura < era tipica della borghesia dell'epoca, a cui apparteneva Elia (dottore in legge) prima di conoscere Francesco e decidere di aderire al Suo movimento.

Potrbbe forse essere -  come quella di Francesco - l'immagine di > Elia da giovane < quando i due si conobbero e cominciarono a frequentarsi e questo potrebbe essere il motivo che convinse forse Elia a porle una a fianco all'altra, quasi a rappresentare l'incontro tra  > due giovani anime < che resterranno legate profondamente tra di loro. 

> una recente scoperta sembra avvalorare questa tesi <



> "La Grotta di Cinicchio"<

Marcello Betti, colui che per  primo l'ha individuata, sostiene infatti , confortato dal parere di alcuni storici, che questo particolare posizionamento delle > due protomi < dovrrebbe indicare > il luogo< in cui Francesco e Elia si incontravano segretamente.

Si trattererebbe della "Grotta di Cinicchio"
in cui, secondo una  leggenda non ancora accreditata, Elia e Francesco si sarebbero ritirati  a meditare, dopo essersi conosciuti e dalla quale potevano vedere le principali Chiese di Assisi dell'epoca e in particolare "San Rufino", dove Francesco, Chiara e Federico II erano stati battezzati.

Questa scoperta  è stata recentente pubblicata sul blog "Il sentiero di Armezzano", curato da Emanuele Legumi.

Il prof. Lunghi, da me interpellato in proposito, ha espresso sinceri dubbi sulla verosimiglianza storica di di tale "Legenda", contestando che >  la Grotta < al cui interno era solito nascondersi Francesco fosse
> la grotta del bandito Cinicchio <

" Ai tempi di Francesco il modello vincente di > eremitismo < era pur sempre quello dei degli "Eremiti d'Egitto" - non è un caso che Francesco abbia ripreso "il Tau dagli Antoniani - i quali erano soliti ritirarsi in solitudine in tombe antiche. Ora lungo la strada che scende da Porta Moiano all'ospedale dei lebbrosi della Maddalena, tra la strada di circonvallazione poco sotto le mura di Assisi e il monastero di S. Masseo, si trova una > tomba antica < inglobata in una casa di civile abitazione. Sono dell'avviso che sia stata quest> il rifugio di Francesco>  Naturalmente non ne ho alcuna prova, ma mi sembrerebbe l'ipotesi più realistica"

> L'eremitismo di Elia e Francesco <

Alcuni  storiografi indipendenti sostengono che tale scelta di appartarsi insieme in questi > eremi segreti < sarebbe dovuta ai poteri che Elia aveva dimostrato di possedere, poteri che gli permettevano di assistere ai sempre più frequenti momenti di estasi e di contemplazione, in cui Francesco mostrava  di parlare con Entità e Spiriti angelici, come nel caso dell'incontro, avvenuto molti anni dopo,  con l'Arcangelo MICHAEL apparsogli inchiodato ad un croce come  Cristo sul Golgota. Esperienza  che, secondo il racconto agiografico, gli avrebbe procurato le famose "stimmate", primo Santo in Italia a vivere direttamente sulla propria pelle questa terribile e dolorosa esperienza.

Erano momenti in cui i due giovani dedicavano alla preghiera o a particolari riti,  sviluppando  i valori armonici essenziali a creare quel particolare stato d'animo, adatto a potenziare lo spirito, preparandoli a sostenere l'impatto con le potenti energie, che venivano risvegliate durante  queste meditazioni  rituali, indicando  loro > il  percorso spirituale < da seguire.


E forse fu proprio a Elia che Francesco fece conoscere per primo "la grotta di Cinicchio", dove appunto si narra che i due amici si incontrassero segretamente  per meditare e praticare i primi riti magici e esoterici. 



Ci sarebbe  anche un riscontro documentale di questa particolare predilizione del Santo per  Elia (con non poche riserve, inquanto alcuni storiogragi ritengono si tratti di Fra Leone). come mostra  il seguente paragrafo del Celano: «Vi era ad Assisi un giovane, che egli amava più degli altri. Poiché era suo coetaneo e l’amicizia pienamente condivisa lo invitava a confidargli i suoi segreti, Francesco lo portava con sé in posti adatti al raccoglimento dello spirito, rivelandogli di aver scoperto un tesoro grande e prezioso. L’amico, esultante e incuriosito, accettava sempre volentieri l’invito di accompagnarlo» (I Cel., n. 6).



> il berretto esotico <

La  conferma di quest'ipotesi viene avvalorata da alcuni studiosi, che attribuiscono questo > secondo busto < proprio a Elia, in quanto indossa lo stesso >  berretto esotico < secondo il costume descritto da Salimbene di Adam, come nella > Croce < dipinta da Giunta Pisano.



Berretto riprodotto anche da Francesco Providoni, in quadro del 1557 (attualmente esposto nela Chiesa di S, Maria della Concezione a Roma), che mostra Frate Elia in preghiera, davanti ad un "Cristo morto" con "le stigmate"


Il Crocifisso di Frate Elia era una croce sagomata e dipinta a tempera e oro su tavola di Giunta Pisano, datata al 1236 e conservata nella basilica di San Francesco ad Assisi, distrutta nel XVII secolo.  Era  firmata "Frater Elias fieri me fecit / Iesu Christe pie / miserere precantis Elias / Iuncta Pisanus me pinxit A.D. MCCXXXVI ind. 9".

L'opera è nota da "una copia seicentesca", attualmente esposta nel palazzo comunale di Assisi, e di riflesso da derivazioni, come la Croce del Maestro di San Francesco, che si ritiene abbastanza fedele all'originale.

Si trattava di un'opera di grande importanza, forse > la prima croce monumentale < dipinta dall'artista e commissionata direttamente da Frate Elia, generale dell'
ordine francescano, che vi doveva anche apparire come piccolo committente. 

Già situata nella Basilica superiore di San Francesco andò perduta con la distruzione dell'
iconostasi dopo il Concilio di Trento. Era un'unica opera datata di Giunta Pisano e una delle più antiche rappresentazioni, forse la prima di un artista italiano in assoluto, del > Christus patiens < su scala monumentale (erano note opere di maestri bizantini come la nota Croce n. 20 di Pisa), tanto promosse dai francescani. 



Essa inoltre aveva aperto le porte alla carriera dell'artista, in seguito chiamato da altre importanti istituzioni religiose, come la casa madre dei Domenicani a
Bologna.



Dipinto che alcuni critici di storia dell'Arte sostengono che sia > un'imitazione < del  > crocifisso < fatto realizzare da Frate Elia nel 1236 da Giunta  Pisano e poi appeso sopra   > l'altare < all'altezza dell'Abside, come quello attualmente posto nella "Cappella Bacci", nella Chiesa di San Francesco ad Arezzo. Alcuni autori ritengono che " il dipinto" assomigliasse a quello fatto realizzare  al "Maestro di Santa Chiara", intorno al 1260, dalla Badessa del Convento delle Clarisse per inaugurare  la nuova Chiesa di Santa Chiara ad Assisi.



Frate Elia
, come nel crocifisso fatto eseguire dalla Badessa delle Clarisse, sarebbe stato raffigurato anch'egli in basso, alla destra dei piedi di Gesù, come  appare ancora oggi sopra l'altare maggiore.



E’ sintomatico in questo senso il fatto che, da metà del ‘200, il > Cristo < sia sempre rappresentato  > morto < come in questo "crocifisso" di Cimabue
nella Chiesa di San Francesco ad Arezzo



Al contrario di quanto era avvenuto sino ad allora, quando  > il Cristo sulla croce  < era raffigurato > vivo <, con gli occhi aperti, come nel >  Crocifisso di San Damiano < nella Chiesa di Santa Chiara ad Assisi.




Dalla metà del XIII secolo, con un processo che abbraccia tutto il XIV, si passò dalla raffigurazione del "Crocifisso", intesa come celebrazione del  > mistero redentivo <, della > vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte < alla crocifissione come  > cronaca del supplizio < cui fu sottoposto Gesù.



Le raffigurazioni precedenti operavano la loro scelta non per attenuare il realismo del dolore, ma per annunziare già la realtà della >  vittoria sulla morte <. L’interesse veristico viene in primo piano, dopo il 1230, proprio con lI Crocifisso di Frate Elia, commissionato con > Gesù morto con le stigmate <.




L'impostazione scelta da Frate Elia nel raffigurare "il dolore" per la perdità dell'amico, come sembrerebbe da > una foto < pubblicata in alcuni libri di Nessi e del prof. Lunghi, in cui Elia - se di Elia si tratta - appare > senza naso < al posto del quale c'è  un "buco" che sembra a tutti gli effetti "una bocca" nell'atto di gridare o di cantare un inno, anche se in > un'immagine più chiara <, in cui è stato inserito "un naso posticcio", si nota chiaramente il segno del "labbro inferiore"



Vista > da sinistra < non sembra che >  l'enigmatico personaggio < stia "gridando". Appaiono invece i famosi "capelli con i boccoli" molto simili a quelli del "volto", altrettanto enigamatico sulla sinistra, accentuando dubbi e perplessità sull'identificazione del personaggio.



Purtroppo non ci è di alcun aiuto > l'unica foto < archiviata nella Biblioteca del Convento di Assisi, che ci ha gentilmente fornito il Direttore Fra Bottero, in quanto è ripresa di spalle, essendo "il protome", una volta restaurato, posto con   la testa  rivolta verso sinistra.  



Non ci saremmo certo riusciti senza l'aiuto del dott. Calzolari, del prof. Lunghi e di Emanele Legumi che, da bravi ricercatori, sono saliti sull'impalcatura posta sul lato del Transetto Nord, per secoli inaccessibile e hanno scattato > le foto < che ora pubblichiamo integralmente.

Si riscontrano subito alcune differenze tra quelle originali e quelle restaurate
.



Il volto di Federico II ha una diversa espressione e nell'originale ha la testa rivolta verso l'alto quasi sognante, mentre quello restaurato ha lo sguardo fisso e diretto con piglio severo.



Se non  fossi  entrato in possesso delle "foto" riprese sull'impalcatura dal dott. Calzolari e dal prof. Lunghi difficilmente  avrei potuto individure " il capo dell'aquila", che a prma vista mi erano sembrate delle semplici  > foglie di alloro < tra i capelli, immagine che mi ha inizialmente convinto trattarsi di "un cantante trobadorico", che poteva sempre essere anche identificato con Francesco, che amava cantare questi inni quando era invitato alla corte di qualche nobile, ma certamente non mi avrebbe consentito di prestare la dovuta attenzione ai numerosi  altri "simboli" posti nei punti chiave della  Basilica.



Ai  tre studiosi  vanno quindi i miei sinceri ringraziamenti perchè mi hanno consentito di scoprire > immagini e indizi <, che mi hanno decisamente aiutato a  sviluppare e approfondire questa ricerca sulla  > vera natura umana e spirituale  < di Francesco (ad arte camuffata e stravolta) e di convincermi che > l'animale < posto alla destra del volto del "protome", è con molta probabilità
> un aquila < con chiare valenze simboliche e mistiche e non certo > un falco < , né tanto meno di > una pecora <, come a prima vista potrebbe sembrare, visto l'aspetto mite e "le palpedre" abbassate.

Lo stesso dicasi per > le  due aquile in facciata < come per le > le due in controfacciata < di cui il prof. Lunghi mi ha fornito  chiare immagini a colori, da Lui raccolte nel preparare una specifica monografia, e che, a mio avviso -  come cercherò di dimostrare in un altro capitolo -  portano a considerazioni  completamente diverse dalle conclusioni del prof. Lunghi, che resta invece convinto che vadano addebitate esclusivamente  a Papa Gregorio IX.



> Tesi non codivisibile per diversi ordini di ragioni <

1) Non è immaginabile che Frate Elia, cosi attento al "linguaggio simbolico ermetico", abbia   abbinato  > a due a due < quattro  aquile, ponendole all'esterno e all'interno della facciata al solo fine di onorare e ossequiare il Pontefice, acerrimo avversario del suo intimo amico e protettore, l'impertatore Federico II, che guarda caso aveva scelto l'identico emblema araldico  e la cui immagine Frate Elia ha posto sul Transetto a Sud e ha richiamato nella  "
campana principale" della torre campanaria, come confermerebbe una scritta fatta incidere dallo stesso Frate Elia.  


Poco prima di fuggire nel campo imperiale,in seguito alla rimozione dalla carica di ministro generale, Frate Elia poté infatti vedere ultimate nel 1239 > le campane < per il campanile della chiesa e in particolare quella più grande.
Nella più grande di queste "campane", una scritta recitava che essa era stata fusa per volere di "Frate Elia" nell'anno del Signore 1239, al tempo di "Papa Gregorio IX" e del potentissimo "Imperatore Federico".

Testo tradotto in italiano:" O Francesco pietoso, (questa campana fu fusa) nel 1239, al tempo di Papa Gregorio IX e di Federico, potentissimo Cesare, ma per interessamento amorevole di Frate Elia - Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera - essendo questa campana chiamata < ITALIANA > - renda la mente santa e sollecita, squilli per  concedere l'onore a Dio e la libertà alla Patria. - Mi fece Bartolomeo da Pisa con Lotaringio suo figlio - Ave Maria piena di grazia, il Signore è con Te , Tu sia benedetta fra le e benedetto donne ed il frutto del ventre tuo."

L'aggettivo > potentissimo < accostato al nome di Federico II è una chiara allusione alle simpatie di Elia per le insegne imperiali e prelude alla scelta di campo del Frate dopo la rimozione dalla carica di Ministro Generale.

Simpatie che non avevano certo coloro che nel 1732 decisero di fondere >  la campana < e successivamente anche le altre "cinque" perdendo le particolari sonorità ed armonie, sicuramente cercate da Frate Elia e dai suoi esecutori materiali, quasi sicuramente maestri comacini, esperti nell'alchimia dei suoni e dei colori, come mostrano le stupende "vetrate"e i "rosoni" delle cattedrali gotiche dell'epoca. 

2) E' più probabile invece che Frate Elia intendesse "simbolicamente" rappresentare > ambedue le autorità < nella rispettiva veste tempotale e spirituale, come sembra confermare una > foto < scattata da un turista di passaggio (non è dato sapere in che epoca precisa) e pubblicata su internet, che mostra >"un'aquila"< molto diversa da quella attualmente in facciata. 



Non ha infatti "le piume sul petto", sul quale, all'altezza del cuore, appare "un medaglione" nello stile delle "aquile sveve" e "la zampa sinistra", vista in prospettiva sembra  decisamente attaccata al muro e non parallela a quella destra, come in quelle poste ai lati del cornicione, che sono riprodotte nelle immagini attualmente correnti!!??

3) Se ne ha un'indiretta conferma dalle > due teste < di " Grifone " e di "Toro", poste ai due angoli della facciata, sotto il cornicione, le quali sembrano voler identificare e distinguere > la natura terrena e celeste < dei due personaggi, ma sul possibile > significato misterico escatologico < dedicheremo un capitolo a parte.



4) Altro elemento a favore di questa tesi è rappresentata dalla "scultura" posta  in alto sul soffitto dell'Abside , che raffigura "un Grifone" partorito da un"
Basilisco - Lievatano".



5) Ultimo indizio, non di poco conto, è sicuramente  > il  disegno a chiaro contenuto escatologico- alchemico < recentemente  scoperto da Fra Bigaroni nel Convento delle Clarisse, su una delle alzate della > cassa di legno < in cui furono custoditi i corpi di  Francesco ( 1226-1230) e Chiara ( 1253 -1260), prima di essere definitivamente traslati nei rispettivi > sepolcri di pietra < posti all'interno delle Chiese a loro dedicate.


Basta esaminare "la serratura", che ha un gioco esoterico, legato ai "numeri", alle "10 sephirot" e alla "cabala".



Questa
“serratura”, come del resto “il disegno” inciso a fuoco sul lato della cassa “parla” nel linguaggio degli alchimisti, pressoché incomprensibile, legato all'antichissimo simbolo del "Fiore  della vita ", ritrovato su monumenti egizi e romani.


Simbolo del Fiore della Vitache si trova perfettamente disegnato, scolpito, sul soffitto dell'antico Tempio di Osiride ad Abydos.

Esamineremo una ad una queste obiezioni in altri capitoli in preparazione. 

*****************

Alla luce degli elementi che abbiamo raccolto e agli indizi, che abbiamo individuato, dal nostro punto di vista difficilmente contestabili, speriamo   di aver generato almeno  gli stessi dubbi e perplessità sui " volti misteriosi "delle > Due Protomi " < poste alla base della bifora del Transetto a Nord, ancora  oggi inaccessibili e invisibili e di aver risvegliato qualche coscienza troppo sopita.



Si dovrebbe invero convenire che > l'aquila < posta alla destra del volto di un giovane,  non possa che rappresentare il volo di San Francesco > un'aquila reale < che con il suo sacrificio ha spinto i suoi discepoli a liberarsi dalle "catene terrene" e volare insieme a Frate Elia, verso le vette piu alte.



Credo che sia venuto il momento di far scendere questi 4 personaggi dal soffitto ed esporli al grande pubblico nel museo sottostante, insieme alle foto originali che le immortalano in tutt'altre espressioni.



Sarebbe un modo per "riabilitare Frate Elia" e decriptare i tanti "messaggi simbolici", da lui volutamente lasciati ai posteri, incisi sulla pietra e sul legno, ben sapendo che i suoi nemici li avrebbero occultati e fatti sparire, come appunto è avvenuto per le"protomi", che, essendo gli ornamenti più facilmente eliminabili da posizioni poco consone alla parte guelfa, che aveva preso il soprvvento, sono finiti nel > solaio <, cosi come è successo per Celestino V e per la Basilica di Collemmaggio a L'Aquila, in cui la storia è stata letteralmente distorta e capovolta.                             



E' il comportamento classico da > "Tre Scimiette"< titolo non a caso da Noi scelto per contestare l'ultimo e ingiustificato insabbiamento della scoperta di Padre Marino Bigaroni.


avv. Giovanni Salvati

Cuore a Cuore

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo