You are here: Home Il racconto della morte del Toro "Amigo"

Il racconto della morte del Toro "Amigo"

E-mail Stampa PDF

"Chiesi a Hemingway di regalarmi la sua storia"


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/09/17/chiesi-hemingway-di-regalarmi-la-sua-storia.htm

.....................Mi diressi dunque verso l'entrata, tra i tavolini zeppi di aficionados, notando tra loro due signori avanti con l'età, dall'aria dignitosa, in giacca e addirittura cravatta, molto dissimili insomma dal resto dei presenti. Uno di loro indossava un berretto, un cap inglese di color verde. Aveva una bella barba bianca ben curata, e centellinava un bicchierone di anis. Mi pareva di aver già visto da qualche parte quella faccia, e mi stavo domandando dove, mentre sorseggiavo la mia birra, quando un cameriere, rientrando, annunciò: «Otro anis para el senor Hemingway». Ecco chi era, mi dissi, rendendomi d' un tratto conto di averlo riconosciuto ma, al contempo di non aver sperato che fosse lui, così vicino da potergli rivolgere la parola, magari addirittura chiedere un autografo.

Hemingway, non facevo che ripetermi, mentre già pensavo alla mia straordinaria fortuna, a quanto avrei raccontato ai miei amici tennisti, ma soprattutto ai compagni di università, primo fra tutti Alberto Arbasino. Mentre dalla porta d' ingresso indugiavo ad ammirare lo scrittore, come per incanto un tavolino venne a liberarsi, fianco a Hemingway e al suo amico.


Schizzai a occupare quel posto privilegiato, e prima ancora di ordinare un anis, offrii al cameriere una peseta di mancia, per acquistarne la benevolenza. Ero abbastanza vicino da sentire Hemingway, e il suo inglese per nulla gergale, la pronuncia dai toni alti, mi consentivano di seguirne la conversazione, quasi mi trovassi anch' io al suo tavolo. Parlava, ebbi presto modo di capire, di una storia che sarebbe probabilmente apparsa su un grande settimanale, ancor prima di venir rilegata in un libro.

Si trattava del reportage di un mano a mano tra Ordonez e Dominguin, che già l' aveva costretto a seguire i due più grandi matadores spagnoli di quei tempi, e che ancora l' avrebbe impegnato per tutta la stagione. L'amico doveva essere al corrente di tutta la vicenda, inclusa la predilezione di Hemingway per Ordonez.


Ma lo vidi sorpreso, certo non meno di me, quando Hemingway si arrestò d' un tratto per affermare: «è una bella storia, d'accordo. Un altro pezzo di Death in the Afternoon, un libro che non finirà mai, come d'altronde ho scritto nella postfazione.


Ma c'è un' altra storia, che mi hanno raccontato l'altro giorno, a proposito di Rafael Romero». «Ma è appena morto», si affrettò a interrompere l'amico. Hemingway fece un segno affermativo. «Morto in un modo paradossale, una cosa che accade ogni cent' anni». Nuovamente, lo scrittore fece di sì, col capo, e anzi scosse la testa, a lungo, quasi deprecasse e, insieme, faticasse ad abituarsi all' idea. «Non so nemmeno se sia possibile crederci fino in fondo, ma la mia fonte è Carlos de Toledo, il peon de confianza de Romero. Uno che lo seguiva sempre, una sorta di fratello maggiore ella cuadrilla del povero e insieme di maggiordomo. Carlos non aveva proprio l'aria di mentirmi, anche se sappiamo benissimo che i racconti che mi fa la gente tendono a divenire in qualche modo romanzati». Mentre l'amico assentiva, Hemingway riprese a parlare.

https://www.youtube.com/watch?v=8nBzJ2YY9XQ

«Sai che l'intenzione di un qualsiasi matador che abbia raggiunto il successo dopo esser partito dal basso è impiantare una ganaderia, un allevamento. Sono in pochissimi a sfuggirci, basta guardare gli esempi del Nino de La Palma e di Marcial Lalanda. Avvenne puntualmente per Romero che, cinque anni addietro, e dunque a quarant'anni precisi, iniziò a informarsi e addirittura a darsi dattorno, con visite mirate, attraverso tutta l' Andalusia, dove, come sai, era nato: a Siviglia». «Nel barrio di Triana», precisò l' amico. «Un posto da dove sono usciti Belmonte e Gitanillo».

«Esattamente», continuò Hemingway. «In queste visite, Romero veniva quasi sempre pregato di toreare con la cappa qualche novillo, e di esprimere uno dei suoi pareri infallibili. Andò che una volta, dai Peralta, gli fu sottoposto, tra gli altri, uno splendido novillo colorao. Incantato da quelle qualità, Romero si trattenne nella plazuela per un tempo insolitamente lungo.

Il novillo non pareva mai stanco, e c'era, nella sua aggressività, qualcosa di giocoso, quasi comprendesse che proprio di un gioco si trattava e che quell' uomo di fronte a lui, chiuso in un traje de corto, non aveva intenzione alcuna di fargli del male. Stanco com'era, a un certo punto, dopo un ennesimo lance, un attacco, andò a finire sulle ginocchia.


Con un sorriso, il matador gli diede, allora, una viva carezza, sulla nuca. E, nell'incredulità generale, si vide il novillo, quasi fosse un grosso cane, lambire con la lingua la mano del matador.

Come la tienta ebbe fine, e il matador si assise per il pasto, la vicenda venne a lungo discussa: ma, nonostante fossero presenti taurinos di antica esperienza, non ci fu, tra loro, nessuno che giungesse a ricordare né di aver assistito, né di aver mai letto qualcosa di simile». «Nemmeno io», osservò l'amico, «ho mai sentito qualcosa di simile. Ma sei sicuro che non si tratti di una favola?» Hemingway scosse la testa. «Lasciami continuare, e vedrai», osservò. «Un anno dopo, Romero si ritrovò nella stessa ganaderia. Il mio informatore non mi sa dire se ci fosse ritornato soltanto per l'interesse al possibile acquisto di un luogo che molto lo attraeva, dotato com' era di una razza di tori di alta casta, e di una dehesa, un terreno adattissimo per l' allevamento.


Comunque chiese di nuovo di toreare i migliori torelli, e si ritrovò presto di fronte quello che gli aveva leccato la mano, e il cui nome era stato registrato come Amigo. Lo toreò con totale soddisfazione, addirittura con una evidente ammirazione. E, alla fine della tienta, tra la sorpresa generale, Amigo si chinò, e leccò la mano di Romero».

«Fatico a crederti», sentii l'amico osservare. «Non fossi tu, non te l' avesse raccontato un tipo della serietà di Carlos de Toledo, penserei a una favola». «Pazienza», sollecitò lo scrittore. «Accadde tre anni fa.Romero era la principale attrazione della Feria di Jerez de la Frontera.

Già aveva toreato il primo giorno, nel suo modo sublime, meritandosi due orecchie e una coda. L'ultimo giorno lo attendevano giusto i tori di Peralta e, nel visitare le stalle, non fece in tempo a riconoscere Amigo che questi, con un muggito, si avvicinò alle sbarre, e vi spinse contro il muso, quasi avesse riconosciuto anch'egli Romero. Nel rivolgere alcune osservazioni a Carlos, il matador osservò che avrebbe dato qualsiasi cosa per non essere costretto a uccidere quella bestia, che gli dimostrava un affetto canino. Ma i regolamenti sono severi, c'era soltanto da augurarsi che Amigo non venisse sorteggiato tra i suoi due tori, o, ancor meglio, rimanesse addirittura sobrero, di riserva. Avvenne regolarmente il contrario. Amigo fu sorteggiato quale ultimo toro di Romero, che si accinse - ricordava Carlos - al pomeriggio con un' accortezza come mai gli aveva vista. Toreò, da quel grande professionista che era, il primo dei suoi due tori, e addirittura ne ebbe orecchie e coda. E si accinse poi ad affrontare Amigo, l' ultimo toro di quel pomeriggio.


Come Amigo fu entrato nella plaza, si levò un grande applauso, per le sue mirabili fattezze. Ma i peones avevano appena accennato un passaggio, che agli applausi subentrarono fischi, e presto addirittura insulti, per la sua mansuetudine.


Quando tuttavia si mosse Romero, il toro lo affrontò caricando su una linea retta impeccabile, ma, come fu vicino al corpo del matador scartò, per discostarsene.

Romero giunse allora a suggerire al picador di non maltrattare troppo l' animale, e poco dopo delegò ad altri l'impegno delle banderillas, che per solito piazzava di persona. Si giunse dunque al tercio de muleta con un animale in condizioni sin troppo buone, e un matador che, per la prima volta nella sua vita, mostrava sul viso una sorprendente perplessità.


E, diversamente dal solito, Romero parve preferire alcuni passaggi al natural, ai soliti, e più rischiosi, pases de pecho. Qualche fischio, presto zittito dagli applausi dei più, venne a salutare quell'insolita attitudine del grandissimo matador, che parve, alla fine, indugiare tanto a lungo che, dalle tribune, prese a levarsi, ritmato, un incitamento di

"Matalo" <>  "Matalo"

Sinché, con una decisione improvvisa, si vide Romero impugnare el estoque avvolto nella muleta. Si avvicinò al toro, che parve sorpreso da quel suo atteggiamento, e rimase immobile, a guardarlo, quasi fosse allo stremo delle forze». «Ma non aveva perso molto sangue», osservò l'amico. «Pochissimo», confermò Hemingway. «Soltanto, non si muoveva. Fu allora il matador ad andargli incontro, con una lentezza, una titubanza che nessuno gli conosceva. Dopo un ultimo arresto si decise, infine, a colpire l' animale, che rimase immobile, quasi la lama gli avesse troncato di netto il midollo.

Romero aveva chiuso gli occhi, quando l'avviso, il richiamo dal palco del Presidente, lo spinse a voltarsi, e ad alzare stancamente le braccia, quasi schiacciato dalla fatica.


Fu in quell' istante che, con una sorta di balzo, Amigo lo incornò nella schiena

prima di crollare di peso sopra di lui


Accorso per primo, Carlos mi ha giurato di aver trovato la bava dell'animale su una manica del traje de luz di Romero»

«E morì subito?» «Morì»

stabilì Hemingway, «presto, mentre ancora non aveva raggiunto l' ospedale».


'La muerte de un torero’, de Daniel Vázquez Díaz

Insieme a quelle ultime parole, lo scrittore alzò un braccio, e fu rapido nel porgere una banconota al cameriere. Si alzò, insieme all'amico, per allontanarsi tra la gente che lo riconosceva e salutava festosamente. Lo avrei rivisto, seduto in posti privilegiati nella plaza, o al solito bar Txoko. Sinché, l' ultimo giorno della feria, avvenne che, grazie a un biglietto offertomi da un allevatore, me lo ritrovai in un posto di barrera, seduto abbastanza vicino per rivolgergli la parola. Trovai il coraggio di presentarmi, e nel mio miglior inglese informarlo di come fossi un suo lettore, e insieme un giornalista con velleità di scrittore. Hemingway apparve divertito, portò il discorso su Cipriani, su San Siro, e insomma sulle cose del nostro paese che più gli stavano a cuore. Incoraggiato, mi spinsi a domandargli se avrebbe incluso l'incredibile storia di Romero nel libro che andava preparando, e lui, dopo un istante di riflessione, mi rispose, in spagnolo «Quien sabe» per subito tradurre: «Who knows?».

Ribattei che la storia mi aveva tanto affascinato che mi sarebbe piaciuto includerla in un Reisebilder che andavo pubblicando, sul Giorno. Di nuovo sorrise, per aggiungere che gli pareva proponibile un gentlemen agreement. Non l'avesse utilizzata lui, quella storia, avrei potuto raccontarla io. Detto questo, si rivolse alle persone con le quali stava e, sino alla fine della corrida, scambiò con me e con Gil soltanto un paio di frasi di cortesia. Da quel giorno, io che già sono un lettore accanito di Hemingway, ebbi una nuova ragione per informarmi, grazie anche a quella che sarebbe divenuta la mia agente letteraria americana, Carol Mann, di tutto quanto pubblicasse Papa, come avevano preso a chiamarlo in tanti. Ma, né da vivo, né dopo morto, apparve nulla che avesse la minima relazione con la storia di Romero e Amigo. Mi sono quindi risolto, dopo tanti anni, a riferire con assoluta fedeltà il racconto ascoltato a Pamplona. Come omaggio a un grande, e con infinita umiltà di scriba inadeguato. (© 2006 Gianni Clerici. Pubblicato d' accordo con Agenzia letteraria Roberto Santachiara)


"Hemingway e il suo matador "

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/12/22/hemingway-il-suo matador.html

Ronda "En muerte de un maestro del toreo". Ieri, mentre un' insolita aria fredda soffiava dalla Sierra Nevada verso Malaga, alle cinque della sera, com' è giusto che sia quando si tratta di corride e matadores, hanno sparso le ceneri di don Antonio Ordonez sulla sabbia dell arena di Ronda, la cittadina andalusa che lo vide nascere nel 1922. In un punto preciso, dalla parte della "puerta de chiqueros", il portoncino che i tori varcano prima di finire nel "ruedo", il circolo del combattimento, il cui diametro di solito oscilla tra i 45 e i 60 metri. Così la Spagna più profonda e tradizionale ha celebrato la scomparsa di uno dei suoi ultimi grandi eroi, perché tali sono i toreri più famosi ed acclamati. E a Ordonez tutti - persino la sinistra che per decenni aveva demonizzato le corride, perché piacevano a Franco - avevano riconosciuto "una categoria artistica eccezionale". Era il più elegante. Il più rigoroso: "torero de epoca", lo descrissero i filosofi Fernando Savater e Victor Gomez Pin durante il corso intitolato "Tauromachia di Antonio Ordonez" al Circolo delle Belle Arti di Madrid. Nella geometria simbolica dei gesti e delle mosse che rende metafisica la corrida e la trasforma in qualcosa che non è soltanto combattimento, ma è sfida dell'uomo contro la Morte sempre in agguato, anche questo estremo rituale funebre ha lo stile perfetto e solenne delle straordinarie veroniche di don Antonio, il più "classico" dei toreri di questo  secolo, il grande rivale di Luis Miguel Dominguin (di cui era cognato), custode severo ed indiscusso della tauromachìa, ispiratore di poeti, scrittori e pittori, come Rafael Alberti, Hemingway, Picasso... A proposito di Hemingway, e di tante facili citazioni. Un filo lungo una vita univa l'americano a don Antonio.

In Fiesta (1926, titolo originario The sun also rises), lo spunto per tratteggiare la figura di Pedro Romero, superbo ed elegante giovane torero diciannovenne, Hemingway lo rubò alla cronaca: Romero altri non è che "El Nino de la Palma", soprannome di Cayetano Ordonez, padre di Antonio. Era l' 11 luglio del 1925, all' arena di Pamplona "El Nino" si alternava con l' immenso Juan Belmonte e Marcial Lalanda, i tori erano di Gamero Civico: "Romero non si contorceva mai, era sempre diritto, puro e spontaneo. Gli altri ruotavano come cavaturaccioli, con i gomiti alzati, e si protendevano verso i fianchi del toro quando le corna erano passate, per dare una fittizia impressione di pericolo. Ma poi era tutto artificioso e falso appariva e spiaceva", scriveva Hemingway. "Romero invece dava emozione perché manteneva costante nei movimenti l' assoluta purezza di stile e con calma e distacco lasciava le corna passargli vicino ogni volta. Non aveva bisogno di enfatizzare la loro vicinanza". Trentatré anni dopo, nell' estate del 1959, l'autore di "Fiesta" deve scrivere per Life una serie di reportages dedicati alla fiera e spettacolare rivalità che divideva Dominguin e Antonio Ordonez. Come quel giorno di luglio del 1925, "Papà Ernesto" rimase affascinato dalla perfezione del figlio di "El Nino". A tal punto che decide di non cambiar nulla. Nel senso che descrive il figlio con le stesse parole con le quali aveva descritto il padre in Fiesta. Né più né meno.

Tra i due sbocciò un'amicizia forte, intensa: Ordonez partecipò a mille corride ed uccise duemila tori, Hemingway scrisse ancora una novella sul torero "aristocratico", contribuendo a renderlo una leggenda vivente. Solo Oriana Fallaci lo dipinse come un "ranchero fascista", ma allora andava di moda parlar male delle corride perché venivano considerate un fenomeno di destra, oggi la discussione pro e contro si è attenuata, oggi se ne rivaluta il significato antropologico, il retaggio culturale, financo la religiosità. Oggi hanno messo rose scarlatte - quelle che piacevano a don Antonio - accanto al piedistallo della sua statua, davanti al maestoso palazzo della Maestranza di Ronda, l'eternità di una scultura in bronzo che lo rappresenta impettito nella figura di una veronica  di LEONARDO Coen 22 dicembre 1998


Barcellona ha deciso: vietata la corrida

http://www.corriere.it/esteri/10_luglio_28/corrida-abolita-catalogna_b9b02492-9a2c-11df-8339-00144f02aabe.shtml

Il parlamento catalano ha approvato l'abolizione nella regione dello spettacolo coi tori, ma non ancora in altre  regioni specialmente a Madrid, dove gli eredi di

"Toro Amigo"


< Deslío> y < Fetén >

hanno vendicato il loro antenato, incornando tutti i tre toreri e facendo sospendere  la corrida.

Sorteados cuatro toros de El Ventorrillo y dos toros de Los Chospes en Madrid

Sorteggiati quattro tori dell'allevamento  El Ventorrillo e due tori dell'allevamento Los Chospes per la corrida di Madrid, di martedì 20 maggio 2014

NÚM

NOMBRE

PESO

PINTA

MATADOR

20

DESLÍO

532

NEGRO LISTÓN

DAVID MORA

22

ENTRETENIDO

490

COLORADO

ANTONIO NAZARÉ

7

FETÉN

537

CASTAÑO SALPICADO

JIMÉNEZ FORTES

12

ALI-ROTA

579

NEGRO LISTÓN BRAGADO MEANO

DAVID MORA

46

CENTINELA

529

NEGRO MEANO

ANTONIO NAZARÉ

68

CORCITO

565

NEGRO BRAGADO MEANO

JIMÉNEZ FORTES

SOBREROS:

6

CHALANA

520

NEGRO LISTÓN CHORREADO

De El Cortijillo

2

EXTREMEÑO

561

COLORADO

De Torrealba

 

 

"los dos toros que consiguieron que se suspendiera la corrida"
https://quererlalibertad.wordpress.com/2015/05/13/deslio-y-feten-los-dos-toros-que-consiguieron-que-se-suspendiera-la-corrida/

< Deslìo>

numero 22, di pelo nero, di  537 kg di peso, dell’allevamento  El Ventorrillo.

< Fetén >


numero 7, di pelo negro salpicado,di  537 kili di peso dell'allevamento della ganadería de Los Chospes, nato l'8/08/2008, avrebbe dovuto essere il terzo toro della dodicesima corrida de la feria de San Isidro di Madrid

> Sospesa la corrida per la vittoria dei Tori <

< incornati tutti i toreri >

Madrid, sospesa la corrida: incornati tutti i toreri

http://www.repubblica.it/esteri/2014/05/21/news/madrid_toreri-86762575

A Madrid corrida sospesa per la vittoria dei tori. Non avveniva da 35 ani ed è accaduto ieri nella plaza de toros de Las Ventas nel dodicesimo combattimento delle Festività di San Isidro, il patrono della capitale spagnola.

Tutti e tre i toreri impegnati nei combattimenti infatti sono stati incornati così la corrida è stata sospesa per mancanza di matador.

http://www.leggilo.net/138046/tori-scatenati-per-la-prima-volta-in-35-anni-si-interrompe-la-corrida-3-matador-incornati-foto.html

Si tratta di un evento molto raro ed è appena la terza volta nella storia della Fiesta di San Isidro che si cancella una corrida per la supremazia dei tori. Dopo appena un'ora di spettacolo nell'arena infatti gli altoparlanti hanno annunciato la fine anticipata della corrida dopo che due tori avevano incornato e ferito i tre toreri, mandandoli in ospedale.

L'ARENA di Madrid intrisa di sangue, dei toreri stavolta. A 35 anni dall'unico precedente che si ricordi nella plaza de toros "Las Ventas", ieri  è stato interrotto lo spettacolo per mancanza di matador. Alle otto della sera, dopo appena un'ora di corrida, gli altoparlanti dell'impianto hanno annunciato la fine anticipata: i tre toreri sono finiti in infermeria in sequenza, feriti quasi a morte da sole due bestie, neppure una a testa (di regola toccano due tori a ciascuno dei tre toreri).


Non appena i clarinetti hanno segnato l'inizio della tauromachia, la tensione, tra il pubblico, è salita alle stelle.

Il primo a esibirsi è stato David Mora, che ha atteso l'uscita di Deslìo (così si chiamava l'animale che gli è toccato in sorte) in ginocchio di fronte alla porta dei torili, ma non è riuscito a ingannare la bestia con il capote (il panno grande) ed è stato incornato alla spalla e poi sbalzato in aria più volte come una pallina da tennis, fino a ricadere a terra con l'arteria femorale della gamba sinistra recisa (ha riportato una ferita di 30 centimetri al quatricipite e un'altra all'ascella).


https://www.youtube.com/watch?v=fh4EFiKLMEY&index=1&list=RDfh4EFiKLMEY

Mentre il pubblico gridava inorridito, Deslìo si guardava attorno, probabilmente spaventato anche lui.

Ad ucciderlo è stato il secondo matador del cartello, il sivigliano Antonio Nazarè, finito in infermeria poco più tardi.



Il secondo toro della serata Fetèn infatti,  ha colpito Nazarè lesionandogli l rotula destra,



poi ha incornato a più riprese, facendolo roteare il terzo matador, Saúl Jiménez Fortes, un giovane torero di Malaga che è stato trafitto mentre si accingeva ad uccidere con la spada.


< Feten >

colpito a morte piega le zampe ed esala l'ultimo respiro, onorato da Jemenez, che, nonostante fosse ferito e sanguinate si è rimesso in piedi per tributargli l'onore delle armi e l'applauso del pubblico, di cui  si era meritato, come Deslìo, il reverente e incondizionato rispetto.

Con i tre protagonisti tutti in infermeria, e il cadavere di Feten al centro dell'arena al presidente de "Las Ventas" non è rimasto altro da fare che sospendere la corrida a rimandarla a data da destinarsi.

http://video.corriere.it/spagna-incornati-tutti-toreri-sospesa-corrida-madrid/a472962e-e10d-11e3-90e5-e001228dc18c

Questo filmato, non consigliabile ai minori e alle persone sensibili, rende perfettamente l’idea e vuole essere un piccolo omaggio allo splendido cantastorie Hemingway e al giornalista Clerici, a cui ha regalato la bellissima storia della morte di "Romero" e del suo grande "Amigo", di cui "Deslìo" e "Fetén" sono sembrati una reincarnazione.

"Deslìo"

stavolta non si è fatto prendere in giro e ingannare da un torero da strapazzo come il superbo David Mora, che molto stupidamente ha atteso la sua uscita in ginocchio di fronte alla porta dei torili, nascondendosi  sotto il capote.

Il redivivo "Amigo" questa volta non si è fatto ingannare. Gli è corso incontro a tutta velocità e l'ha sbalzato in aria, rivoltandolo più volte.

Una punizione esemplare e meritata per l'ennesimo inganno.

La corrida non è uno sport nel senso anglosassone della parola, vale a dire non è una gara o un tentativo di gara tra un toro e un uomo. È piuttosto una tragedia; la morte del toro, che è recitata, più o meno bene, dal toro e dall’uomo insieme e in cui c’è pericolo per l’uomo ma morte sicura per l’animale

Così scriveva Ernest Hemingway, dopo aver assistito alla sua prima corrida come reporter in Spagna.


Ma per comprendere la forza e la resistenza dimostrata da questi due tori, ambedue uccisi, va riletto con attenzione il resoconto di pubblicato su "Repubblica" di Mauro Mitrotti, responsabile della campagna per l'abolizione delle corride e la sospensione di qualsiasi fondo a loro sostegno.

"Trasportati con lunghi viaggi senza cibo né acqua dai pascoli, dove vivono fino a circa quattro anni di età, alle arene, prima della corrida i tori sono spesso tenuti al buio, percossi, sottoposti a purghe se non alla somministrazione di droghe. Le punte delle corna vengono scorticate perché siano più sensibili al dolore. Sopra gli zoccoli e sulle gambe del toro si cospargono trementina e acidi ustionanti, oltre alla vasellina negli occhi per annebbiargli la vista; nelle narici e nella gola gli viene infilata della stoffa per impedire una respirazione regolare. Per agitarlo in contrasto con la sua naturale mansuetudine gli vengono quindi conficcati spilli nelle carni e nei testicoli"

"Entrando nell'arena il toro è quindi già sfinito, dolorante e terrorizzato. L'unica cosa che si propone è cercare una via d'uscita. Invece, è solo l'inizio."

"I picador gli conficcano lance nel collo, spingendo al massacro cavalli sedati e confusi che non di rado finiscono sventrati e comunque non arrivano vivi alla fine della stagione di corride. Poi è la volta delle banderillas, rostri d'acciaio che finiscono di strappare i muscoli dorsali dell'animale, a questo punto costretto a tenere la testa abbassata: il colore rosso della muleta, il drappo del matador, serve in realtà a mascherare gli schizzi di sangue che - forse - impressionerebbero il pubblico. Di rado il colpo decisivo del torero uccide il toro sul colpo, e quando gli vengono tagliate le orecchie come trofeo e viene trascinato al mattatoio è quasi sempre ancora cosciente".

http://richiamo-della-foresta.blogautore.repubblica.it/2013/09/19/basta-fondi-europei-alla-corrida-non-sovvenzioniamo-lorrore/

Ma martedì 20 maggio 2014 a Madrid due tori

< Deslío> y < Fetén >

sono riusciti nell'impresa impossibile, degna del leggendario

"Cavaliere della Mancha"


Si sono scatenati contro i loro assassini, li hanno sfidati e hanno

"vinto"

e per fortuna non hanno ucciso nessuno dei tre toreri e sono stati uccisi nella stessa arena, altrimenti avrebbero fatto fare una brutta fine alle rispettive madri e ai loro fratelli di sangue, come è avvenuto dopo l'uccisionne del torero Victor Barrios da parte del toro

< Lorenzo >

Secondo un'antica tradizione iberica quando un torero muore in una corrida viene sacrificata la madre e l'intera discendenza maschile. Le femmine infatti restano nell'allevamento.

> Familia del toro que mató a Víctor Barrios pagará las consecuencias <

https://www.youtube.com/watch?v=RopJ04QsYD0

Nel corso di una corrida del luglio del 2016 durante la festa dedicata ai tori Lorenzo, un toro nero pezzato bianco, ha colpito più volte al petto il torero Victor Barrios uccidendolo.


La tradición taurina impone che in caso di morte del Torero il toro vincente, invece di essere messo in libertà nei prati della sua façenda, venga ucciso insieme a tutta la sua famiglia o su casta, su

"reata"

come è  sopranominata nel linguaggio taurino spagnolo

La mucca madre, chiamata "Lorenza" come il figlio, sarebbe stata sacrificata, se non fosse già morta prima del combattimento. E' stato invece eliminato l'unico fratello.


"fratello del toro Lorenzo"

La Ganaderia los Manos lo ha del resto confermato, pubblicando sul suo profilo di facebook la seguente nota:

‘En contestación a tantas preguntas que nos llegan en estos días, sobre el sacrificio de la madre y toda su familia del Toro Lorenzo, queremos aclarar que sus hermanos serán lidiados, sus hermanas seguirán dando productos en la ganadería y sus padres ya fueron sacrificados por su avanzada edad, antes de que pasará el fatal desenlace.
Muchas gracias a tod@s por el apoyo de estos días.’

" in merito alle numerose richieste ricevute sul nostro profilo di facebook sulla sorte della madre del toro "Lorenzo" e della sua discendenza, confermiamo che in seguito all'uccisione del torero Barrios, è stato abbattuto, come vuole la tradizione, il fratello del Toro Lorenzo, preserevando le sorelle. Il padre e la madre erano stati eleminati prima del fatale combattimento, stante l'avanzata età"

Sembra sinceramente una cattiveria ingiustificata, ma l uccisione del torero, Víctor Barrio è il primo caso negli ultimi trent'anni e la tradizione taurina pretende di essere rispettata.


L'ultimo ad essere ucciso fu José Cubero, detto ‘Yiyo, nel 1985  e  la mucca, madre del toro Burlero, responsabile del misfatto, venne sacrificata insieme a tutta la discendenza.


Esattamente come la mucca, madre del toro ‘Avispado’ che abbatte con una cornata il torero Paquirri in Pozoblanco.

A conferma di questa tradizione, nel Museo di Siviglia è esposta la testa di ‘Islera madre del toro Islero’, che uccise il famoso Manolete nell'Arena  di Linares nel 1947.

Más de una cincuentena, desde el siglo XVIII hasta la actualidad

Nell'ultimi due secoli sono morti una cinquantina di toreri per le ferite riportate nelle corride, ma un'infinità di tori e tutta la loro discendenza quando riuscivano ad uccidere il loro avversario, condannando a morte l'intera famiglia.  Ma non sempre è stato cosl.

E’ morto il toro più temuto di Spagna!!

Infatti nel 1213 è morto a 13 anni nella sua façenda, insieme all moglie ai suoi figli il toro più temuto della Spagna

"Raton"

http://www.lasprovincias.es/v/20130807/valencia/toro-raton-como-20130807.html

Raton in spagnolo significa topo. Tale nome venne conferito alla nascita di un toro che dopo un paio di anni si sarebbe rivelato essere il più pericoloso di sempre in tutta la Spagna.

Sicuramente questo animale è sopravvissuto alle innumerevoli sfide anche grazie alle scelte fatte dal suo allevatore.


un tale Gregorio De Jesùs, ex matador

http://www.abc.es/20110830/cultura-toros/abci-gregorio-jesus-garcia-entrevis

Nell'ambiente  si riconosceva che, se questo super-toro è sopravvissuto, è grazie al fatto che il suo allevatore ha deciso di farlo partecipare solo a competizioni che non prevedessero morte certa, come per esempio: alcune corride, encierros (ovvero corse in strada) o recortes (ovvero quando il pubblico corre attorno ad un’arena piena di ostacoli con il toro che li rincorre all’impazzata).

In Spagna Raton era considerato il toro assassino per eccellenza, nonostante il suo nome, datogli da piccolo per la sua minuta dimensione.


Da adulto tuttavia si rivelò un bestione indistruttibile e feroce. Generalemente tranquillo quando era lasciato nei pascoli insieme agli altri tori, ma nell’arena scatenato.

Nella sua carriera può “tristemente” annoverare la morte di tre uomini di cui un torero professionista e il ferimento di decine di persone (ovviamente nulla in confronto al numero di tori che sono stati ammazzati dagli uomini).

Il" Topo” infilzò il suo primo torero professionista all’età di due anni senza ucciderlo  e - cosa, inconsueta -non venne ucciso, né tanto meno sua madre e i suoi dscendenti, come imponeva la tradizione e  cio fu solo grazie al suo allenatore che impedì l'esecuzione, riportandolo rapidamente alla façenda con moglie e figli (una ventina) e facendolo  sparire per un pò di tempo dalla circolazione.

Nel 2008 infilzò  e uccise un torero

e anche questa volta non venne abbattuto.

Ma l'uccisione del torero accrebbe la sua fama in tutta la Spagna , accreditando l’etichetta di cattivo e imbattibile.

Per questa ragione ottenne successo e purché fosse presente ai vari eventi in seguito, gli organizzatori erano disposti a pagare cifre altissime, il toro infatti era una celebrità.


Nel 2011 tuttavia provoca la morte (con più scornate) di un ragazzo ubriaco, che partecipò ad un evento senza che nessuno glielo impedisse viste le sue condizioni.

Da quel momento l’allevatore lo ritirò dalle scene. Passato del tempo lo si è visto ancora esibirsi e dare spettacolo, ma in rare occasioni e non così emozionanti per il pubblico.

Pochi giorni fa, all’età di tredici anni si è spento per cause naturali, ma il suo ricordo vivrà concretamente ancora a lungo: la sua salma probabilmente verrà imbalsamata.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/spagna-raton-vendicatore-di-tori-muore-di-vecchiaia-e-viene-imbalasamato/543307/

Ma sua fama continua attraverso la sua discendenza.

"Ratoncito"

Uno dei suoi figli, seguendone le orme, rinverdisce la fama del padre e del toro

"Civilón"

Il toro amico dei bambini che viveva tranquillo nel campo e si faceva accarezzare dai bambini

Si  racconta che il toro Civilón ispiró lo scrittore Munro Leaf a scrivere il racconto

< Ferdinando el toro >