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IL VOLO SEGRETO DELLE AQUILE REALI Frà Francesco - Frà Elia

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Capitolo 1

"Le Aquile di Frate Elia"

> significati esoterici nascosti <

Tra i vari "misteri" che nasconde la Basilica Superiore di Assisi, uno dei più difficili da interpretare è sicuramente quello legato alle

> Aquile <

sia quelle poste all'esterno della Basilica Superiore

sia quelle poste in controfacciata all'interno della Chiesa, appena superato il doppio portone di ingresso.

Due aquile, che scalano  due cubi di pietra che affrontano due draghi <posti a difesa delle "colonne del Tempio"

Il messaggio criptato è complesso, ma, ad occhio attento, può essere facilmente  individuato.

Due "Grandi Aquile" sulla facciata

Di cui  > quella di destra < (a sinistra guardando la facciata) appare decisamente diversa da un immagine ripresa da un turista in epoca precedente al terrem0to del 1997 e pubblicata su internet.

'l'Aquila'

appare con

> un taglio sul petto <

> non ricoperta dal solito piumaggio <

> un medaglione in mezzo al petto <

> con la zampa destra più avanti rispetto alla sinistra >

Se ne sono chiesti lumi al Direttore della Biblioteca di Assisi, che ci aveva gentilmente trasmesso

> le due immagini <

tratte dall'archivio storico. Ci è stato detto che le immagini in archivio erano le uniche in possesso della Biblioteca e che si trattava in

?!"un effetto ottico"!?

> Un mistero nel mistero <

Una > testa < di "Grifone" e una di un "Toro" sugli spigoli esterni della facciata, a coronamento di una serie di "mostri", alcuni dal volto umano, posti sotto il cornicione, con al centro lo "stemma" di Gregorio IX.


Ma il mistero si infittisce se si cerca di comprendere i motivi che hanno indotto Frate Elia ad inserire  altre due "Aquile" all'interno della Basilica.

Le due "Aquile" risultano inserite nei

> due angoli <

in penombra, assolutamente non valorizzate, tanto che non sono illuminate, né vi è alcuna indicazione che possa indurre il turista di passaggio ad avvicinarsi per osservarle.

Nessun critico ne ha mai parlato in modo approfondito, né si è mai chiesto il motivo, che avrebbe indotto Frate Elia ad inserirli in quella particolare posizione e quale significato simbolico ed esoterico dovesse attribuirsi a queste due strane

"Aquile"

letteralmente abbarbicate sugli angoli di

"due cubi di pietra"

ma bloccate nella loro ascesa da due

"Draghi"

"Draghi"

posti ciascuno a difesa di una

"colonna"

di un "Tempio" , che potrebbe essere identificato con quello fatto costruire dal

Re Salomone

in quanto frà Elia sembra metaforicamente avvalersi della stessa

“simbologia muratoria”

avendo appunto posto alle loro spalle due colonne , che nella simbologia esoterica antica e nella tradizione massonica vengono identificate con

> Jachin < e > Boaz <

Le colonne poste all'ingresso dei Templi massonici, hanno un preciso significato esoterico, come del resto l'aquila e il drago.

Questo spunto mi indusse ad ampliare la ricerca, essendomi reso conto, come massone, che il messaggio lasciato da Frate Elia era molto più complesso e articolato, soprattutto volutamente enigmatico e simbolico. Mi sono quindi convinto che Elia aveva voluto lanciare oltre il tempo e lo spazio una serie di messaggi in codice.

< Codex Frate Elia >

Frate Elia fu sicuramente alchimista, ma anche un profondo conoscitore dell'Ars Regia e della cosidetta "Lingua degli uccelli", il codice segreto, con cui gli iniziati a quest'antica Arte si scambiavano messaggi, come mostra il portale dell'Abbazia  di Fiastra nel maceratese, costruita nel 1159 da maestri comacini, inviati in loco da Bernardo di Chiaravalle

http://soscollemaggio.com/it/il-portale-segreto-dellabbazia-di-fiastra.html

Bernardo di Chiaravalle, il più famoso monaco cistercense, vissuto nell'undicesimo secolo, durante le prime crociate, oltre che  ispirare la creazione della più famosa cavalleria sacra, i Templari, fu uno dei massimi esperti nella costruzione di edifici sacri, essendo un iniziato, profondo conoscitore dell'Arte Reale.

Se ne ha una conferma osservando le basi delle colonne del Portale principale, in cui sono riprodotti cerchi e quadrati e per ultimo un

< ottagono >

L'utilizzo di queste colonne con i poliedri platonici ha un preciso significato misterico.

Nell'Abbazia i 12 Maestri iniziati all'Arte Reale, inviati da Bernardo, attraverso i colori e i simboli geometrici posti alla base delle colonne, indicano agli adepti che nella Chiesa si deve lavorare sulle energie terrestri e celesti.


seguendo i ritmi delle quattro energie della Terra, dell'Acqua, dell'Aria e del Fuoco secondo lo schema del 4 (terra) + 3 (cielo) + 1 (infinito).


Lavoro essenzialmente spirituale, eseguito in un luogo altamente energetico, creatosi con l'energia eggregorica dei fratelli passati e presenti. Impostazione tipica circestense.

Il nome di Elia compare nel Liber de Alchimia, presso la Biblioteca Vaticana e nello Speculum artis alchemiae nella Biblioteca Nazionale di Firenze, mentre nella Biblioteca dei Domenicani di Santa Maria Novella nel codice 187, compare il nome di Elia come

< Frate Alchemico e Libero Muratore >

Il collegamento tra via mistica ed iniziatica, rappresentato da Elia com e maestro costruttore di cattedrali, risulta anche da un'opera di Prospero Calzolari (Massoneria, francescanesimo, alchimia, Sear Edizioni, Scandiano).

Capitolo 2

Francesco ed Elia

"Massoni ante litteram"

Elia, uomo molto colto, filosofo e alchimista, amico intimo di - Francesco, con il quale ha vissuto le più importanti esperienze, condividendone i principi e gli ideali -  ha voluto ricordare ai posteri nei tanti  "messaggi simbolici" lasciati volutamente sulle solide pietre della Basilica d’Assisi, da lui progettata, quale imperituro testamento di simboli scaturiti dalle abili mani delle libere muratorie medievali, quali

> il compasso, la squadra, un martello <

> Messaggi <

che racchiudono un complesso sistema di idee ermetiche, diffuso da confraternite arcane, rimaste "velate", ma, per la fortuna dei posteri, non cancellate e che si ritrovano stranamente proprio nella

> sacca da viaggio <

di frà Francesco, come riporta un cronista nella

La vestizione di San Francesco

"Frate Francesco iniziò così la sua Grande Opera in compagnia di Madonna Povertà, di Fra Silenzio e di Sorella Pace, con indosso un camice di tela grezza, che volle da solo confezionarsi ispirandosi alla forma della stessa croce, cinto ai fianchi da una bianca cordicella a tre nodi e calzando dei poveri sandali.
Come suo unico bagaglio, una sacca contenente gli strumenti del muratore: la squadra, il compasso, la cazzuola, il filo a piombo, il mazzuolo, la riga e lo scalpello, a simboleggiare rispettivamente la rettitudine del pensiero, l'amore fraterno che tutto cementa, la rettitudine di giudizio, il lavoro indefesso e la sottomissione delle proprie imperfezioni spirituali al lavorìo dello Spirito, che tutto trasformando, fa giungere alla perfezione".

"Simboli"

decisamente patrimonio della libera muratoria, come dell’odierna Massoneria, ma che vengono sdegnosamente

> respinti <

dalla Chiesa ufficiale e sottovalutati purtroppo dagli stessi Massoni, i quali non si sono resi affatto conto che tanto il

Patrono d’Italia

che frà Elia, suo mentore e maestro spirituale, fossero in realtà due

"Massoni ante Litteram"

Frate Elia, attraverso il volo dell'aquila reale

> dalla luce verso le tenebre <

sembra indicare che il cammino corretto da intraprendere sia sempre, senza alcuna distinzione di sesso

> da Oriente verso Occidente <

avendo costruito la Basilica di Assisi con l'entrata ad Est, dove sorge il Sole e la tomba di Francesco ad Ovest, nell'antro oscuro nel "Colle dell'inferno", cosi chiamato perché quel luogo era destinato, prima che venisse costruita la Cattedrale, all'esecuzione dei malfattori condannati a morte.

> Aquila simbolo dell'ascesa a Dio <

L’aquila che, secondo le leggende, sarebbe stata capace di fissare la luce del sole, divenne aforisma della percezione diretta della conoscenza del divino da parte dell’intelletto umano. E’ ritenuta anche simbolo della contemplazione e dell’estasi nel cristianesimo primitivo.

Si spiega in tal modo l’attribuzione dell’uccello a Giovanni Evangelista ed al suo Vangelo. Giovanni porta con sé

< il simbolo spirituale dell’aquila >

che vuol dire massima elevazione spirituale od anche ispirazione dalle più alte vette dello spirito, simbolismo che si collega anche a San Francesco, non a caso qui rappresentato con le ali.

La figura infatti fu costantemente identificata  con

< il simbolismo dell’ascesa spirituale >

di una comunicazione della terra con il cielo. Non a caso gli Angeli avrebbero avuto le ali delle aquile; in certe leggende anzi, i divini messaggeri e le aquile, furono identificati in un processo di scambio reciproco di ruoli.

"L'Aquila"

è un simbolo alchemico, intimamente  legato ad un'altra figura mitica, il suo più acerrimo avversario, il "Drago" posto a guardia del leggendario tesoro.

Mostro leggendario che impedisce l'accesso
lanciandogli folate di fuoco incandescente

Capitolo 3

"l'Aquila"

> Uccello sacro agli Dei e agli uomini <


Coloro,  come Frate Elia, cui era affidato il compito di costruire un

> Tempio <


dedicato alla preghiera o a particolari riti, approfondivano

"i valori armonici essenziali "

cosi da creare quel particolare stato d'animo, adatto a potenziare lo spirito, preparandoli a sostenere l'impatto con le potenti energie, che venivano risvegliate durante le celebrazioni rituali, indicando

> il percorso spirituale <

tramite simboli posti sul pavimento e sulle pareti delle chiese, costruite con tali intenti.

Si veda la Basilica di Collemaggio all'Aquila, il cui pavimento è suddiviso in sette spazi, segnati da linee rosse,

oltre i quali sono raffigurati 6 centri concentrici, che formano

> Tre 888 <


Nella loro pianta e nella sapiente distribuzione delle loro proporzioni numeriche si ritrovano gli stessi

> segreti di geografia sacra <

e la sapiente diffusione controllata dell'energia tellurica, sprigionata dal suolo, e di quella che permea l’intero Universo, scelta mai casuale.

La Cattedrale rende l'Universo percettibile, perché è organizzata secondo il Verbo e non secondo un qualche razionalismo. Essa non è un edificio amministrativo, ma un corpo vivente di

"pietre che parlano"

La Cattedrale, nelle sue sculture e nella sua geometria, contiene realmente "l'alfabeto" necessario a decifrare > il Libro sacro < che incarna.

Alfabeto, che si esprime attraverso particolari

"simboli in codice"

conosciuti e compresi solo da coloro iniziati ai misteri dell'Ars Regia.

> Una > Testa < di "Grifone" sullo spigolo destro della facciata <

> una > Testa < di "Toro" sullo spigolo sinistro della facciata <

a coronamento di una serie di "mostri", alcuni dal > volto umano < posti sotto il cornicione, con al centro lo "stemma" di

"Papa Gregorio IX"

Simboli inseriti volutamente nei punti più oscuri e inaccessibili, tanto da vanificare e rendere irriconoscibile ad occhio profano

> il messaggio escatologico e mistico di frate Elia <

incentrato su questo animale sacro agli Dei e agli uomini, che, superate le prove terrene, si trasformerà in un

"Grifone"


Frate Elia nella Basilica di Assisi ha usato e utilizzato questo "linguaggio ermetico e mistico", servendosi del tipico bestiario medievale, Basilischi, Leviatani, Grifoni, ma soprattutto dell'

>Aquila<


con cui ha simbolicamente identificato " Francesco" nascondendo

"il Glifo" <> “Archetipo”

nel punto più alto dell'abside, assolutamente irraggiungible, scoperto in seguito al terremoto del 1997 dal prof Lunghi, che ha potuto fotografarlo da vicino, salendo sull'impalcatura.

Una volta compresi nel loro significato mistico esoterico, questi

> simboli ermetici <

sembrano avvalorare la tesi che Elia si sia servito appunto dell'Aquila al posto dell'Ibis egizio per raccontare il viaggio che ogni essere umano compie a ritroso  per risalire dal

< Regno dei morti al Regno degli Dei >

trasformando la Basilica in un

"vascello celeste"

Capitolo 4

L'Aquila Francesco e lo scontro con il Drago

Nelle intenzioni di Frate Elia o sarebbe meglio  chiamarlo"Fratello Elia" - trattandosi a tutti gli effetti di un "Fratello Massone" - come mostra la particolare simbologia scelta - c'è sicuramente uno stretto e inscindibile "rapporto simbolico" tra le due "Aquile" in controfacciata con il terribile "Basilisco"- non a caso posto nel punto più alto dell'Abside.

"FIORE D’ORO - Francesco e il Drago morte e rinascita”

In un primo momento si presta più attenzione all’immagine del Basilisco che sembra partorire un

> Aquila - Grifone <

Che altri non è che lo stesso

"Francesco"

Francesco, che dopo essere stato inghiottito dal mostro marino torna a nuova vita, più forte e saldo di prima, nelle vesti non più di un

"Aquilotto"

come appare sulla spalla del "Protome" inserito sul lato SUD-EST della vetrata  esterna della Basilica


ma nelle vesti appunto del mitico

> Grifone <


metà Leone metà Aquila, padrone del mondo terreno e di quello celeste che si scontra e combatte contro

> Draghi <> Basilischi <> Leviatani <

"mostri , alcuni dal > volto umano < posti sotto il cornicione della facciata.

Sarebbe interessante scoprire a quali personaggi storici si riferiscono. Nessuno fin'ora ha cercato di identificarli, come del resto quelli sul lato NORD- OVEST, che dovrebbero appartenere a Frate Elia e a Francesco

IL VOLTO  SEGRETO DI SAN FRANCESCO


Di queste > Due protomi < non si ha alcun riscontro o ricerca specifica, nonostante, una volta riscoperte e restaurate, siano state anch'esse pubblicate, ma nessun storico ha inteso cimentarsi nell'individuazione di questi

> due personaggi <

restando del tutto insensibili alla strana  presenza della

> testa di un'aquila <

accanto al volto di uomo dall'apparente età di circa trent'anni, che dovrebbe identificarsi con " Francesco" prima della conversione.



Gli stessi dubbi gli storici hanno per gli altri "due volti", posti sul lato SUD-OVEST dell'Abside, anche se la maggior parte della critica storica ritiene si tratti di Federico II e di Pier delle Vigne, il suo più stretto consigliere, come abbiamo cercato di analizzare nel capitolo

“IL MISTERO DELLE 4 PROTOMI AD ASSISI”


Ma siamo sinceramente convinti, proprio partendo  dal "personaggio" con "l'aquilotto" sulla spalla destra, per poi passare all'esame misterico escatologico delle "quattro aquile" poste in facciata e in controfacciata, che Frate Elia abbia voluto - usando la metafora dell'Aquila pregna di significati misterici - mostrarci la vera natura di Francesco.

“SAN FRANCESCO – la fiaba infinita di Frate Sole”

Frate Elia che, quasi  presagendo  il Suo amaro destino, ha lasciato sulle "pietre" della Basilica di Assisi una serie di piccoli e apparentemente insignificanti segni, camuffati da

> animali <


spesso immaginari e mostruosi, come Draghi, Basilischi, Lievatani, ma in particolare "Aquile""Grifoni", che raccontano

> i passaggi essenziali <

del > cammino spirituale < di Francesco, che l'hanno portato da uomo comune ad essere osannato come il Santo dei Santi, tanto da essere scelto, a differenza di altri forse più meritevoli, come l'indiscusso Patrono d'Italia.

Elia ha utilizzato infatti "la lingua degli uccelli", quella in uso tra i costruttori di cattedrali gotiche, altrettanto

> segreta e indecifrabile<

Capitolo 5

"IL VOLO SEGRETO DELLE AQUILE REALI"

< frà Francesco <> frà Elia >

Ebbene cosa nasconde questa incredibile sequenza di aquile?

Un viaggio ardimentoso, segreto, del tutto sconosciuto, se non a pochi iniziati dell'epoca, che Francesco ed Elia e pochi compagni, aggregandosi ad una delle tante carovane, intrapresero, per incontrare uno dei grandi Maestri Sufi dell'epoca il

"Signore della Montagna"

inerpicandosi  fino alla rocca di Alamut (Iran), il

"Nido dell’Aquila"


diventato il centro del potere della Setta degli Assassini e il cui nome viene anche interpretato come

"l’Insegnamento dell’Aquila"


che indicava - come l’insegnamento cristiano e sufi -

"la strada giusta


per ritrovare la propria essenza divina, affrontando Draghi, posti a difesa del Tempio, esattamente come rappresentato da Elia prima dell'uscita della Basilica di Assisi.


La conferma viene non solo dai numerosi e molteplici oggetti  ad alto contenuto simbolico ritrovati nella Sua tomba e da quelli sparsi sulle mura della Basilica d’Assisi, ma anche dal  comportamento assunto da Francesco durante la IV crociata e da quell’improvvisa e per altri versi incomprensibile decisione di raggiungerlo, restando oltre un anno in un luogo per i cristiani molto pericoloso, di cui non resta alcun riscontro storico, essendo calato un incomprensibile velo di omertà.

Infatti,dopo l'incontro a Damietta con il Califfo Al MalikFrancesco si trasferì ad Acri insieme a Giovanni di Brienne, dimessosi da capo della crociata, e Hermann von Salsa . Gran Maestro dei cavalieri teutonici, e i rispettivi eserciti, incontrando Frate Elia, di cui apprezzò il lavoro, restando - secondo la storiografia cattolica, per mesi in loco, senza mai spostarsi, nonostante avesse un lasciapassare datogli appositamente da Al Malik per girare indisturbato per tutta la Palestina  grazie ai rapporti instaurati  dallo stesso Frate Elia con il Califfo di Damasco,  come riconosce la solta storiografia di parte.

C'è un buco di diversi mesi del tutto incomprensibile, periodo fatto sparire con scientifica meticolosità da Fra Bonoventura, Vicario Generale dei frati cappuccini, nel tentativo perfettamente riuscito di nascondere la vera natura e la personalità  di Francesco e di  Elia.

La scelta di inviare in avanscoperta frate Elia in Terra Santa, per poi raggiungerlo, restando per quasi un anno alla Corte del Califfo al- Malik, non fu certo casuale.

La decisione  di prendere contatti diretti con il Sultano d’Egitto, del tutto incomprensibile anche da parte del Legato papale,  non era certo un atto di puro idealismo, ma era una vera e concreta  missione di pace, la deliberata volontà di cambiare non le sorti della guerra, ma "i rapporti" tra queste due comunità sempre in lotta tra di loro.

Un audace progetto, al tempo stesso politico e religioso, che, non a caso, fece proprio, pochi anni dopo, lo stesso imperatore Federico IIche, grazie ai rapporti diplomatici intessuti da Frate EIia con il Sultano Al Malik raggiunse direttamente Gerusalemme alla testa dell'esercito dei crociati, senza alcun spargimento di sangue e siglando accordi di pace

Il Sultano del Cairo aveva infatti una mente aperta, attenta ai problemi dello spirito, ed era un abile politico. Fece delle proposte ai cristiani, disposto a cedere non soltanto Gerusalemme, ma anche il territorio della Palestina ad ovest del Giordano nonché la Vera Croce (Maalouf, op. cit., p. 247). Da parte sua, anche Giovanni di Brienne, era disposto ad un accordo. Vi si oppose l'improvvido e confusionario legato del Papa, il cardinale

"Pelagio"


L'intesa con il Sultano, già inutilmente proposta a Francesco, nell’incontro tenutosi a Damietta nel 1219, sarà decisiva per assicurare il grande successo alla successiva crociata di Federico II che portò all'acquisizione dei Luoghi Santi, ma per via pacifica e su un terreno esclusivamente diplomatico, dopo il totale fallimento militare della crociata precedente, da cui Federico era rimasto sagacemente indenne per non esservisi impegnato dopo il fallimento dell’opera di mediazione tentata da Elia e da Francesco, sostenuti segretamente da Hermann von Salsa, Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri teutonici, consigliere personale dell'imperatore svevo e a capo della sua speciale guardia del Corpo, composta da 12 cavalieri  templari, poi sostituiti da quelli teutonici, ritenuti più fidati e da 12 cavalieri saraceni, appartenenti -si racconta- alla terribile Setta degli Assassini, guerrieri invincibili messi a disposizione dal

"Signore della Montagna"


con cui da tempo si erano stabiliti contatti segretissimi.


Hermann von Salsa, presente anch’egli a Damietta al comando dei suoi cavalieri teutonici, abbandonò il campo crociato insieme ai cavalieri comandati da

Giovanni I di Brienne


Giovanni I di Brienne Re di Gerusalemme, irritato infatti dalla stupida e arrogante resistenza posta dal delegato papale, il vescovo Pelagio, abbandonò il comando dell’armata, tornando ad Acri insieme a Hermann von Salsa ai cavalieri teutonici e con lo stesso Francesco, e Fra Illuminato, che cosi poterono unirsi a Elia, Pietro Cattani, Gerardo da Spina, con i quali grazie al

> lasciapassare (il firmaro) <

ottenuto dal Califfo di Egitto poterono attraversare il confine e visitare i Luoghi Santi, entrando in contatto con le confraternite Sufi presenti e molto probabilmente con il Signore della Montagna, recandosi sul monte Alamut (Iran),

" il Nido dell’Aquila"

Capitolo 6

"Il Vecchio della Montagna"

Con il titolo di "Vecchio della Montagna" i Crociati indicavano lo "Sheikh-el-Jebel", Gran Maestro e capo carismatico di una misteriosa setta ismaelita, i cui membri, i "Fidawi", erano noti col nome di "Assassini".

Il Vecchio, dotato di poteri paranormali quali la chiaroveggenza, la telepatia, la telecinesi e la capacità di prevedere il futuro. Era un leader i cui ordini erano assolutamente vincolanti ed eseguiti fanaticamente, nella maggior parte dei casi sino al martirio. Le cronache riportano diversi episodi nei quali, per mostrare agli ospiti più illustri che venivano a fargli visita l’obbedienza incondizionata di cui godeva, il Vecchio ordinava ad alcune guardie disposte sulle mura della sua fortezza di gettarsi di sotto. Queste, sorridendo in previsione del premio che le attendeva dopo la morte, eseguivano all’istante.

Gli Assassini tuttavia, non erano solo una setta dedita ad omicidi politici. Questa “ottica” viene dal passato e molti ricercatori moderni hanno gettato nuova luce sui fedeli del

"Vecchio della Montagna"

All’interno dei loro inafferrabili castelli si tramandava infatti  una conoscenza antica, segreta ed iniziatica, che veniva rivelata ai fida’i, solo dopo una serie di rituali, che, di grado in grado, li portava ad entrare in contatto con gli aspetti più sottili dell’esistenza.

Gnosi, pitagorismo, platonismo, magia egizia ed antiche dottrine Mazdee e cabalistiche entravano a far parte dell’istruzione superiore che questi adepti ricevevano, ma non solo. Molti di loro praticavano anche una forma di immaginazione attiva durante la quale, in fase di meditazione, erano in grado di comunicare col mondo spirituale. Dunque non solo abilissimi e scaltri nel condurre politiche di potere nel Medio Oriente attraverso omicidi mirati, ma anchedetentori di un "sapere esoterico" che affondava le sue radici nella notte dei tempi. La vicenda del Signore della Montagna appare estremamente interessante per alcuni suoi aspetti di carattere iniziatico e per i rapporti, per nulla ostili, che la Setta degli Assassini ebbe con

l’Ordine dei Cavalieri Templari


a cui  una leggenda  vuole che affidò appunto

“Il Graal”

La Setta degli Assassini, adorava una misteriosa divinità chiamata Bafometto. Per alcuni il Bafometto altro non era che il Santo Graal.

Prima di essere sgominati, gli Assassini lo  avrebbero  affidato  proprio ai Cavalieri Templari che lo avrebbero portato in Francia verso la metà del XII secolo; e del resto Wolfram von Eschenbach - autore del romanzo medievale tedesco Parzival padre di Lohengrin, il cavaliere del cigno, uno dei custodi del Santo Graal - aveva battezzato "Templeisen", i cavalieri che custodivano il Santo Graal nel castello di Re Anfortas.

Se le cose fossero davvero andate così, ora il Santo Graal si troverebbe tra i leggendari tesori dei Cavalieri Templari (mai rinvenuti) in qualche sotterraneo, di qualche castello o nascosto negli innumerevoli siti, in cui sarebbe stato occultato.

Capitolo 7

Alamut e il senso della Storia

Alamut (Aluh Amut, il Nido dell’Aquila, la roccia impervia scelta dal superbo rapace per nidificare) era la fortezza sulle montagne a sud-ovest del Mar Caspio

in cui Hasan ibn Sabbah addestrava i pugnali viventi, giovani fanatici disposti alle imprese più rischiose pur di meritare il paradiso.

Era la setta degli Assassini (dall’arabo Hashishiyya, cioè uomini dediti all’hashish), che sparse il terrore e la morte  in Persia nell’XI secolo e distrusse l’immenso Impero dei Selgiuchidi (la dinastia turkmena proveniente dall’Asia Centrale, che prese il nome dal capostipite Selgiuq).

Gli adepti erano fedeli al settimo imam, Ismail, che ritenevano non fosse mai morto, ma soltanto passato in occultamento, trasformandosi in un Aquila

e da cui un giorno sarebbe emerso per far rinascere il celeste impero

Il fondatore della setta fu Hassan ben Sabbah, figlio di un mercante persiano e compagno di studi a Nishapur del famoso poeta

Omar Khayyam

Dopo essere stato coinvolto in diversi intrighi politici che lo costrinsero a fuggire precipitosamente, Hassan incontrò un vecchio ismaelita, che lo iniziò alla

"Dottrina della Retta Via"

introducendolo nella "Sebayah", la "Setta dei Sette" che riconosceva come settimo ed ultimo Iman, Ismael, figlio di Jafar as-Sadik, sesto Iman sciita.


La Setta, che aveva un carattere iniziatico, era articolata in sette gradi, in cui veniva progressivamente rivelata una dottrina segreta, basata sulla conoscenza dei significati nascosti dei Testi sacri.


Al Cairo, Hassan fu iniziato al grado più alto, e sembra che qui venisse a conoscenza dei segreti  trasmessi al Suo successore dal profeta Maometto.

E lo stesso avvenne con Francesco, venuto appositamente in terra mussulmana per apprendere  i segreti più intimi dell'insegnamento di " Maometto", essendo a sua volta un

"Sufi"

Francesco volle incontrare il Sultano del Cairo, il Califfo Al-Malik al-Kāmil, maestro sufi,

"Grande Iniziato ai Misteri"

come tutti i discendenti del Profeta, a sua volta "iniziato" da Ben Chasi, un vecchio eremita che tramandò queste conoscenze segrete, passandogli la  leggendaria

“Tavoletta di metallo”

Su cui erano una serie di "simboli in codice" pubblicati nel 1920 nel libro di

< Rudolf von Sebottendorff >

”la pratica operativa della Massoneria Turca”


Nel libro è pubblicato l’elenco delle 29 formule, che secondo  la tradizione mussulmana il Profeta Maometto, allora trentenne,  avrebbe ricevuto da Ben Chasi, un vecchio eremita senza età, venerato come un Santo, che viveva in una grotta non lontano dalla Mecca. Poco dopo, l’eremita morì e Maometto assicurò a sua volta l’insegnamento del segreto di queste formule in un circolo composto dai suoi intimi.

Abou Bekr, primo Califfo, ereditò sia la tavoletta che la conoscenza, che, dopo la morte del Profeta, continuò a diffondersi in un gruppo sempre molto limitato.

Allo scopo di difendersi da ogni tipo di perdita di queste formule, il Profeta le distribuì nel Corano secondo una chiave ben precisa. Questa chiave è conosciuta e le formule sono contenute nel Corano in 29 sûre, cosa che permette, in ogni momento, di ricostruire il metodo.

Le formule inserite nelle 29 sûre sono quattordici combinazioni della vocale “A” con una o più consonanti. Ogni formula va "cantata"per un certo numero di giorni per un periodo di 25 mesi lunari, meno tre giorni, durante i quali, quelli che si consacrano agli esercizi, non si occupano di altro.

Conoscere la precisa localizzazione delle 29 sùre non consente in alcun modo di comprendere il segreto significato esoterico, essendo indispensabile apprendere la giusta tonalità e il corretto timbro con cui vanno "cantate", apprendimento che solo i veri adepti ( vedi i Califfi) sono in grado di trasmettere ed insegnare.

Francesco nel suo viaggio in Egitto ottenne dal Califfo Al Malik, nei dieci giorni di permanenza nella sua tenda, l’identico insegnamento, che Rudolf von Sebottendorff, ispiratore del nazismo esoterico occulto, apprese in Egitto e in Turchia, entrando in contatto con membri della Setta Sufi dei Baktàshì e di quella dei Mevlevi dei Dervishi, pratiche operative segrete, che, una volta tornato in Germania, trasmise a sua volta agli adepti della sua Loggia, da lui fondata nel 1921, la Vril Gesellschaft (Società Vril) o

"Loggia Luminosa"


una comunità segreta di medium ed occultisti tedeschi, in stretto contatto con

"lHermetic Order of the Golden Dawn"

La Tavoletta” e "i segreti" passarono al I° Califfo Abu Bekr, e così di seguito trasmessi di Califfo in Califfo fino appunto ad al-Malik al-Kāmil, che Francesco volle incontrare, restando ospite per ben 10 giorni nella sua tenda all'interno dell'accampamento nemico, non certo per convertirlo al cristianesimo, come è stato tramandato da una storiografia partigiana, ma a ciò indotto sicuramente da frate Elia, in contatto da oltre un anno con il Sultano del Cairo e con il fratello, il Principe di Damasco Malik al-Mu’azzam Musa e con il Califfo di Bagdad Dal-Nasir li-din Allah dai quali era stato ricevuto con tutti gi onori di un "pari grado iniziatico", accogliendo entrambi come "fratelli" nelle loro Regge, nonostante perversassero violentissimi scontri tra  mussulmani e cristiani, su cui lo stesso Califfo di Bagdad aveva posto una taglia altissima per ogni testa mozzata di cristiano, che gli fosse stata portata come trofeo.

E fu durante questi dieci giorni che il Califfo insegnò a Francesco a leggere  i misteriosi e incomprensibili segni e simboli, che erano stati incisi sulla Tavoletta, ma soprattutto a come modulare la voce, cosi da dare la giusta intonazione alle "29 sure", nascoste nei 99 versetti coranici, regalandogli un rosario di 29 grani

< 17 di legno di ebano nero e 12 di agata gialla >

http://www.soscollemaggio.com/it/codexfrateelia-/significato-simbolico-della-coroncina-con-29-grani.html

"rosario"

poi ritrovato nella tomba, una tunica bianca, un corno di avorio e due bacchette, strumenti tipici usati dai Muezzin per chiamare a raccolta i fedeli e che Francesco aveva l'abitudine di usare per invitare alla preghiera giornaliera i frati nell'eremo di La Verna, dove si era ritirato dopo il suo ritorno dal Medio Oriente.

“IL MISTERO DELLA TOMBA DI SAN FRANCISCO”

http://soscollemaggio.com/index.php/component/content/article/158.html?lang=it

"messaggi in codice"

lasciati da Frate Elia nella Tomba, ritrovata e aperta nel 1818, e al cui interno vennero ritrovati una serie di oggetti  tra i quali gli stessi 29 grani sparsi ai piedi dei resti di Francesco ritenuti privi di alcun significato simbolico, come invece abbiamo cercato di confutare nei capitoli dedicati al

> Codex Frate Elia <

A Damietta Francesco venne considerato all'altezza e in grado di conoscere gli stessi segreti, venendo  iniziato anche Lui al grado più alto, cosa che gli ha consentito, grazie anche al

<"permesso speciale" >

datogli dal Califfo Al-Malik di visitare il luoghi santi e di essere accettato e accolto alla corte del fratello il Califfo di Damasco

Francesco, e Elia, grazie al lasciapassare (il firmaro) ottenuto dal Califfo di Egitto Al-MaliK poterono visitare i Luoghi Santi, entrando in contatto con le confraternite Sufi presenti

e molto probabilmente, anche Alamut, grazie agli stretti rapporti  del Signore della Montagna con i cavalieri teutonici, dopo un lungo viaggio in una delle tante carovane,  raggiunsero Rudbar, fra le montagne a sud del Mar Caspio.

Un viaggio iniziatico, rappresentato da Elia dall'animale sacro per eccellenza.

racconto fiabesco nascosto tre le pieghe di un edificio sacro, del tutto invisibile e inaccessibile ad occhio profano.

Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio
e finalmente comprenderà chi è veramente
e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza,
a una mente fallace, menzognera,
che lo rende e lo tiene schiavo...
L'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto,
sarà libero anche qui in questo mondo


(Giordano Bruno)

Da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio che può cambiare il mondo