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LA GRANDE OPERA

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LA GRANDE OPERA

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P R E F A Z I O N E

Ho conosciuto Eddy Seferian alla fine del 1997.
L’ho incontrato per caso in casa di Mariella Santulli, una simpatica signora di ottanta anni, teosofa, alla ricerca, come tutti noi, di sé stessa.Per anni aveva rinunciato a cercarsi per dedicarsi a suo marito e ai suoi figli ed ora, che era rimasta sola, dedicava il suo tempo a ricercare la sua anima perduta, ma ogni volta che le faceva l’occhiolino, lei chiudeva gli occhi e tornava in superficie. Grazie però a Mariella che ha messo a disposizione la sua casa, ho potuto vivere questo rapporto con “le energie invisibili ", grazie al "cronista del mondo animico", come Eddy ama definirsi.
Eddy, di origine armena, mi ha introdotto, con incontri settimanali, a questo mondo.  Ancora oggi, dopo quasi sette anni, stento a crederci.Eppure in quei giovedì, ogni volta, dopo essersi versato qualche goccia di essenza (Quintessenze Aura Soma) sui polsi, Saint Germain, Horunci, Koot Humi, e le altre Entità entravano in contatto con il gruppo in meditazione. Spesso mi sono addormentato e non ascoltavo il dialogo che Eddy faceva con queste Entità, ma potevo leggerne il resoconto nel diario, che Eddy diligentemente redigeva ogni volta attraverso la registrazione degli incontri.  Ho, come altri, che frequentavano altri gruppi condotti da Eddy, un archivio di diversi faldoni di queste registrazioni.

Nel 2003, a Natale, sono stato in India con Eddy e gli sono stato vicino nelle esperienze vissute sulla Montagna Sacra Arunāchala, a Tiruvannamalai e ad Auroville nel Tamil Nadu (India meridionale).
Non ho visto, né sentito le Entità, né ho personalmente partecipato agli eventi che lui ha raccontato nel libro, salvo in due occasioni: l’incontro con Sushuta e la danza mantrica della OM all’interno di un antico silos di un’antica cittadina fortificata del ‘600 d.C. a Gingee, poco distante da Tiruvannamalai.

 

Nella prima occasione ho sentito un’energia entrare in me, che mi procurava una eccitazione sempre più intensa. 
Nella seconda ho percepito il cambio della voce di un’amica, il cui canto ha raggiunto toni angelici.  In tutti i due casi è intervenuta una terza persona che ha rotto l’incantesimo.

 

Al ritorno dall’India ho visto che qualcosa era avvenuto dalle foto.  Una in particolare mostrava decine di bolle di luce intorno a me.

 

Una settimana dopo il mio arrivo incontrai, sempre “per caso”, uno psicoterapeuta che mi regalò una foto scattata nel 1987 sul promontorio del Lago di Como, da un fotografo professionista, che intendeva ritrarre dall’alto un concerto dei Pooh.  Invece della banda, nel versante opposto, è apparso un viso dentro una bolla trasparente e sul lato destro una luce, che, secondo lo psicoterapeuta, individuava la presenza di un disco volante.  La cosa più interessante della foto è che sul lago, tra le barche ormeggiate, si poteva leggere una scritta in ebraico.  Potevo finalmente vedere qualcosa, non attraverso i miei occhi, ma attraverso quelli di una macchina fotografica.


Ebbene queste “prove non riuscivano a superare i miei dubbi e le mie perplessità.  La mia mente razionale cercava disperatamente di sconfiggere l’evidenza dei fatti. Eddy, come altri saggi in tutte le epoche e civiltà, “vedeva e sentiva” Entità con le quali era capace di scambiare messaggi e sensazioni.
I suoi racconti non hanno spesso alcun contatto con la realtà in cui noi abitualmente viviamo, ma lui vede e sente”. "Vede, come dice nell’introduzione del libro, fin da piccolo e lasua vista, a differenza della maggior parte degli uomini e delle donne, non si è spenta.  La solitudine in cui è stato costretto a vivere, a causa della guerra, gli ha preservato queste capacità.

L’incontro con Maria Antelmi l’ha aiutato a capire, ad accettare queste sue facoltà, che restano purtroppo uniche e quasi mai condivisibili.  Gli altri, “NOI” non vediamo, non sentiamo.  Alcuni dicono di vedere, ma mentono a sé stessi ed agli altri.

Ma ogni tanto ivedenti”, che vivono sulla Terra con sembianze umane, si incontrano e possono finalmente condividere queste esperienze.  L’Occidente, così proiettato verso il mondo esterno, non può vedere.  Ha perso questa capacità, ma qualcuno ogni tanto inverte, spesso inconsciamente, questa tendenza, e cerca, spesso disperatamente e inutilmente, di cambiare rotta ed atteggiamento e così scopre, attraverso letture ed incontri, l’esistenza di questo mondo invisibile”. Stenta a crederci perché non riesce a vedere, né a sentire, ma qualcosa gli dice che è tutto vero e non si arrende e continua a cercare in sé stesso il “silenzio”, perché solo quando sarà capace di creare un completo silenzio verbale, motorio ed emotivo comincerà a sentire le voci ed a vedere le Luci”.

Eddy ha raggiunto e perfezionato questo stato psicofisico e ci ha fatto il dono di raccontare questi incontri e i messaggi che ha ricevuto.  Io gli sono stato vicino come “cronista terreno” di un cronista dello spazio”.

Stento ancora a credere a ciò che ho personalmente visto e sentito, ma “una voce”, una voce misteriosa” mi chiama e qualche lampo, piccolo lampo, illumina il mio cuore e la mia mente.  Non so se riuscirò mai a vedere ed a sentire come Eddy e come tanti altri, ma non intendo rinunciarvi, nonostante dubbi e perplessità.

Forse è vero quel detto di saggezza, Il cammino verso la luce è lungo 35 cm, la distanza dal cervello al cuore”.  Io ho camminato, insieme ad Eddy, per secoli ed ho percorso migliaia di chilometri in tutte le direzioni, ma in realtà …… pochi centimetri verso il mio “cuore ”.

Eddy è arrivato da tempo e, come tanti saggi, torna indietro per mostrarci il Sentiero.  Il suo racconto ci indica la via e, per chi sa leggere, i metodi e gli strumenti.

Mi auguro che scatti in voi quella scintilla di luce che vi faccia invertire il vostro modo di pensare, di vedere, di sentire e per coloro che “vedono e “sentono”, come Eddy, questo non è “un racconto fantastico”, ma la cronaca di un’esperienza e soprattutto di "un messaggio di Luce".

GIOVANNI SALVATI


I N T R O D U Z I O N E

Chiarimenti e consigli indispensabili a chi si accinge ad affrontare la lettura di questo testo

Quest’Opera è indirizzata a tutti coloro che sono alla ricerca di qualcosa di nuovo, di rivoluzionario, ma non necessariamente ed esclusivamente spirituale”, nel campo animico della realtà parallela quotidiana proiettata nel futuro del pianeta Terra e dell’Umanità.

L’intento è di far capire, che per raggiungere una percettività metafisica, nell’accezione aristotelica di “oltre la fisica”, non è sempre indispensabile sottoporsi a severe discipline yoga o aberranti mistiche ascetiche.  Ognuno di noi deve vivere nel rispetto della realtà della propria natura e della propria vita, che in genere è ben determinata e squadrata dal karma personale e collettivo e inquadrata in essi, anche se all’umano è concesso il libero arbitrio, sia esso considerato un regalo o una iattura.  Forse è semplicemente necessario affinare l’osservazione dei fenomeni che si verificano attorno a noi, affinare l’attenzione al mondo vegetale, al mondo animale, al mondo minerale e persino agli oggetti che riempiono le nostre case, o a quelli che il vivere giornaliero ci porta a vedere o ammirare; anche se ci appaiono senza vita apparente, in realtà ci comunicano le intenzioni di chi li ha creati e di chi li ha usati.

Non ci si deve limitare ad un semplice sguardo, quasi di sfuggita, un attimo e via di corsa verso dell’altro.  Dobbiamo riuscire a portare l’attenzione del nostro sguardo a sfuocare ciò che osserviamo.  Cercando di protrarre, più a lungo del solito, l’attenzione sfuocata, è inevitabile che la persona o gli oggetti o le piante o gli animali o i minerali osservati, ci riservino delle sorprese, palesando la propria reale verità.  Ogni persona, ma anche ogni oggetto, ha sempre un messaggio velato da comunicarci.  L’osservazione sfuocata squarcia dolcemente il velo.  L’osservazione sfuocata deve essere pervasa da un atteggiamento d’Amore Cosmico Universale senza alcuna costrizione nei confronti dell’osservato.  Infatti, se vogliamo che una persona ci sveli la sua vera natura, il suo messaggio, la dobbiamo avvicinare amorevolmente.  Molti ritengono che si debbano usare le maniere forti, brusche; è vero, a volte è necessario, ma se si dedica pazienza ed insistenza, si può ottenere il medesimo risultato con un’amorevole disponibilità da parte della persona.

Come sfuocare la nostra attenzione?  Credetemi, è estremamente semplice e molto più facile di quanto si possa credere.  Ad esempio, sedetevi ad una certa distanza davanti ad una pianta, diciamo a quattro metri; focalizzate il vostro occhio a due metri, a metà della distanza, e mettetevi in attesa: è inevitabile che la pianta dopo un po’ vi parli, vi comunichi la sua essenza reale.  Durante questo esercizio, in noi non deve esserci ombra di dubbio o ansia per un buon risultato o timore di un  eventuale fallimento.  L’ideale è di porci davanti all’osservato in completo distacco impersonale.

Vi ho portato l’esempio della vista, ma è possibile ottenere lo stesso risultato anche con gli altri quattro sensi: l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto.  Bisogna orientare i cinque sensi non solo verso l’esterno, ma anche verso la situazione fisiologica interna.  Basta riuscire a sfuocare l’attenzione acuendo l’intuito, mettere a tacere la mente astraendosi e distaccandosi da qualsiasi aspettativa.  Per attuare questo processo bisogna fare silenzio verbale, motorio, emotivo e mentale:

1) interrompere il sistema cerebrale normalmente usato,  riducendo al massimo ogni interferenza (pensieri e rumori esterni);

2) amplificare i segnali che provengono dall’interno, da ogni singola parte e organo del nostro corpo;

3) amplificare e raffinare la potenzialità dei cinque sensi;

4) sviluppare l’intuito imparando a decodificare i messaggi e le informazioni che il nostro corpo trasmette continuamente al cervello.

Questo sistema può portare a stati di coscienza e consapevolezza diversi dal solito, più sottili, più affinati e condurci a penetrare nella realtà parallela popolata da una moltitudine di forme viventi che generalmente possono ricordare personaggi delle fiabe per l’infanzia.  Ma queste forme sono legate ai mondi che nell’antichità saggi filosofi hanno concentrato nei Quattro Elementi Metafisici: Fuoco, Aria, Acqua e Terra.

Come vedrete, leggendo la “Grande Opera”, i Maestri Ascesi ci hanno portati alla conoscenza di altri tre Elementi Metafisici, portandoli al numero
complessivo di sette: l’Etere, il Sesto ed il Settimo Eleme
nto realizzare questa conoscenza, per la quale ho impiegato una vita, mi sono state di rande insegnamento e sprone le parole di Saint Bernard de Clairvaux (dall’Epistola 106) che riporto qui di seguito:

Troverete di più nelle foreste che nei libri. Gli alberi e le pietre vi insegneranno ciò che non sanno insegnare i vostri maestri. Pensate di non poter succhiare il miele dalle pietre e l’olio dalla roccia più dura? Le montagne non distillano forse la dolcezza? Dalle colline non cadono forse il latte ed il miele? Le valli non sono piene di frumento? Ho tante cose da dirvi e mi trattengo a stento!

Se una persona si avvia sul Sentiero, ossia se approfondisce il lavoro di conoscenza interiore, senza perdere di vista il mondo esteriore, ad un certo punto del Cammino è inevitabile l’incontro con un Maestro Guida, asceso o ancora in vita.  Anche in questo caso, non deve esistere l’ansia di un traguardo di successo ad ogni costo, perché un tale atteggiamento automaticamente preclude, come una muraglia insormontabile, qualsiasi buon risultato.  Il Maestro Guida arriva quando il campo è sgombro di tutti i frutti dell’emotività e della personalità.  Non dobbiamo attendere l’incontro con il Guru come il dono dell’anello che sancisce un matrimonio.

Il miglior sistema è di togliere qualsiasi tipo di impedimento all’intuito, lasciare sgombro il canale di collegamento con l’interiorità e con il Divino, e spogliarsi senza interruzione delle sovrastrutture mentali. 

Quando pensiamo di essere infine spogli e liberi, troviamo addosso ancora, non dico dei veli, degli indumenti, ma delle corazze!  Il consiglio dato dai Maestri è di non disperarsi mai, e con molta pazienza ripartire dall’inizio.  L’insistenza, assolutamente non portata avanti con fanatismo ed acredine, finisce per creare dei solchi psichici che, con il passare del tempo, portano ad un proficuo silenzio interiore impersonale.

L’evoluzione dell’Umanità e del pianeta Terra, che sono intimamente legate, ha dei tempi e dei cicli che vanno comunque rispettati e conseguentemente vanno realizzati.  Se l’Umanità non ce la fa, esiste una Gerarchia di Maestri Ascesi della Fratellanza Bianca, che interviene con incisività su delle pedine preposte a questo compito.  La trama della Grande Opera riflette, per l’appunto, questo problema e la sua realizzazione servirà a mutare la coscienza di una buona parte dell’Umanità, nel corso dei prossimi secoli, fornendo una nuova dimensione di coscienza che si svilupperà sul piano eterico-animico.

Il cambiamento della realtà ambientale sul piano eterico, grazie all’attivazione della Rete di Nuclei Filosofali sui piani animici, servirà all’Umanità ad acquisire una nuova dimensione di coscienza.

E in ultimo debbo esprimere la mia riconoscenza a tutti coloro che mi hanno aiutato, ognuno a suo modo, nel portare avanti la “Grande Opera”. In primissimo luogo l’amico Giovanni Salvati, che mi ha assistito come un vero guerriero durante il mio ultimo soggiorno in India.  Tutte le persone che mi hanno aperto la loro porta per vivere le meditazioni raccolte in questo testo, tutte senza eccezione, ma in particolare quelle di Milano, di Aicurzio, del Villaggio Verde di Cavallirio ed in ultimo del gruppo di Fara Novarese.

Sono molto grato agli amici e fratelli Giovanni Salvati, Evelina Guastalla, Vanda Curioni e Paolo e Laura Boselli per il controllo, le correzioni, gli ampliamenti esplicativi e l’impaginazione che mi hanno suggerito.

Ed infine mi inchino umilmente a ringraziare i vari Maestri Ascesi che mi hanno assistito e infuso i loro messaggi durante le meditazioni e tutte le volte che mi sono messo davanti al P.C. a scrivere, trascrivere e correggere i testi di questa Grande Opera”. 

Ringrazio tutti i Maestri Ascesi, ma, in particolar modo, il mio Maestro Haniskija e il Maestro Asceso Saint Germain, Signore del Settimo Raggio per tutto il Ciclo dell’Acquario.



P R E M E S S A

Trascrivendo i capitoli della Grande Opera ho avuto tanti dubbi.  Non sapevo se conservare intatti i testi delle riunioni, oppure se sfoltirli delle invocazioni e richiami mantrici, evidenziandone però i titoli e inserendo un numero di riferimento, per riportarle e raggrupparle in fondo al testo. Ogni qual volta mi è stato possibile, allo scopo di snellire la lettura, ho optato per questa seconda soluzione, mantenendo però nel testo le invocazioni in cui i Maestri Ascesi avevano inserito o aggiunto particolari importanti.  Queste aggiunte sono evidenziate in grassetto.  Comunque, tutto ciò che è trascritto in grassetto è stato aggiunto dai Maestri, oppure sono le vere e proprie cronache che mi sono state ispirate al momento.  In fondo all’opera troverete tutte le invocazioni mantriche, indicate nel testo con un numero di riferimento.  

In fondo all’opera troverete tutte le invocazioni mantriche, indicate nel testo con un numero di riferimento.  La loro composizione grafica mi è stata suggerita dai Maestri secondo dei ritmi geometrici in espansione o in concentrazione. Lo scopo è di comunicare al lettore la giusta tonalità che va data all’invocazione e la cadenza nella recitazione, in modo da provocare una determinata e precisa sensazione in colui che utilizza i vari mantra.  Bisogna fare quindi attenzione sia alla tonalità del colore della stampa (dal grigio al nero), sia alla dimensione e al carattere delle singole parole, in modo che il lettore possa leggere il testo come uno spartito musicale.

Per comprendere meglio la giusta tonalità e  la lunghezza da dare all’invocazione ho registrato personalmente su un CD le invocazioni principali in modo da far acquisire - a seconda del colore o del formato della parola- la giusta tonalità per espandere le proprie sensazioni e percezioni cosi da raggiungere progressivamente una nuova dimensione di coscienza, che l’umanità dovrà acquisire lentamente nel corso dei secoli a venire.

Chi  ha ascoltato  i MANTRA di SAINT GERMAIN e di altri MAESTRI ASCESI , che ho registrato sul CD li ha reputati molto particolari, perché riescono effettivamente  a creare un particolare stato psicofisico nelle persone più sensibili ed attente, capaci di entrare in sintonia e a percepire quella particolare vibrazione

Un identico stato si può raggiungere in ambito cristiano-cattolico attraverso i canti gregoriani, e in ambito mussulmano con i 29 sutra trasmessi al MOMETTO dal Suo MAESTRO.
Il Profeta, allora trentenne,  aveva ricevuto da un saggio eremita Ben Chasi, che viveva in una caverna, una tavoletta di metallo, sulla quale erano riprodotte le 29 formule, poi inerite nel Corano ,delle quali il Profeta, aveva appreso il significato misterico, ma soprattutto la giusta  tonalità ed il corretto timbro con cui dovevano essere cantate.
L’Opera avrebbe potuto iniziare con l’esperienza vissuta a Rosazza il 14 agosto 2003 (vedi cap. 24), ma rileggendo le trascrizioni delle riunioni precedenti a partire dal 1947, mi sono reso conto che la “Grande Opera” aveva avuto inizio con l’intervento del Maestro Istruttore Solare Horunci nell’autunno 1956 con uno sganciamento storico karmico collettivo europeo, che ha avuto luogo al Monte Bianco (purtroppo questo testo è andato smarrito), al mattino in fondo alla Val Ferret e nel primo pomeriggio su un pianoro della Val Venì, esposto ai quattro venti, come il lettore potrà leggere anche nel capitolo 16; e con un successivo sganciamento in Provenza, alle Gorges du Loup (nell’entroterra di Grasse) il 13 febbraio 1957 (vedi cap.1).  La trascrizione di questo secondo intervento del Maestro Solare Horunci, apre la raccolta dei capitoli della “Grande Opera”.  Ho ritenuto importante inserirlo, anche se il testo è molto ermetico e simbolico, ma questo era il suo modo di esprimersi.  È consigliabile una lettura assolutamente non approfondita, ma un ascolto di questo seguito di parole e di simboli come fosse una musica appena sussurrata, per lasciare che il testo crei nell’inconscio del lettore la consapevolezza di una realtà quasi aliena, quella parallela, animica.

Era una splendida giornata soleggiata e ventosa.  Nel punto della strada, dove il Maestro ci aveva invitato a fermarci, la natura invernale era brulla e non c’era un alito d’aria.  Maria Antelmi, la medium, in piedi rivolta verso il Sole, era in trance profonda e, mentre Horunci parlava, muoveva le braccia, le mani e le dita in passaggi mantrici rivolta verso le pareti di roccia grigia scavate nel corso di millenni dal fiume Loup.    Ogni tanto sentivamo staccarsi e rotolare lungo le pareti rocciose dei piccoli frammenti di pietra.  A metà intervento abbiamo percepito un intenso profumo di viole; alla fine della manifestazione abbiamo voluto raccoglierle, come ricordo, ma delle viole nessuna traccia.  Mentre Horunci parlava ho avuto una visione straordinaria: ho ammirato grandi imbarcazioni rotonde navigare sospese a poca distanza dal pelo dell’Acqua del fiume, nonché apparecchi volare librati sopra i margini dei canion, del tutto simili agli Elementali dell’Aria, simili a grosse libellule, che ancor oggi mi è dato di ammirare sospesi sopra i greti di alcuni torrenti e fiumi.  Si trattava ovviamente di una visione legata alla realtà animica astrale della civiltà Atlantidea.

Il Maestro Istruttore Solare Horunci non ha mai assunto sembianze fisiche.  Nel lunghissimo periodo della sua presenza nell’orbita gravitazionale della Terra, è sempre sceso ad influenzare dei mezzi, dei medium, o comunque delle persone sensitive.  Nel corso dei miei viaggi l’ho incontrato per ben tre volte, identificando la precisa località dei suoi interventi.

A noi del gruppo di persone, al quale appartenevo, che seguiva le lezioni dei Maestri Istruttori, che scendevano a parlare attraverso Maria Antelmi, nel periodo fra il 1947 e il 1959,  -per quel che mi riguarda personalmente-,  era stato detto che il suo vero nome era Hrnk, concentrazione esoterica derivata dal nome dei monti auriferi, Aurunci; chiamato così perché, alle spalle della località dove scendeva a parlare, in lontananza si vedevano, appunto, i Monti Aurunci.  La gente evidentemente aveva storpiato, come spesso succede, Aurunci con Horunci.

Durante le vacanze di Pasqua del 1949, assieme ad alcuni miei famigliari, ho fatto un viaggio nel Meridione; durante il tragitto ci siamo fermati per uno spuntino a Santa Maria Capua Vetere (l’antica Capua).  Abbiamo sostato anche in una piazza centrale, perfettamente quadrata, e nel lato verso le montagne ho notato una piccola cappella, purtroppo chiusa, e in quel punto ho sentito pulsare la presenza fortissima dell’Onda di Horunci.  La chiesetta era stata edificata sopra i resti di un antico tempietto di epoca imperiale, durante il primo secolo e per l’esattezza sotto il regno dell’Imperatore Tito.

Nel 1977, con un gruppo di amici, ho fatto un viaggio in Egitto.  Durante la navigazione sul Nilo la nave ha fatto scalo a Kom Ombo.  Senza rendermene conto, mi sono trovato inginocchiato nel cuore dell’antico Santuario, in profonda meditazione e devozione, rivolto verso l’intensa Onda del Maestro Horunci. L’emozione è stata grande, non ho parole per descriverla.

Il terzo vivissimo incontro con l’Onda del Maestro Horunci, ha avuto luogo durante un viaggio in Siria, nel 1995: tra le rovine dell’antica città di Dura Europos, in riva all’Eufrate, ho percepito le vibrazioni della sua Onda, nel Tempio di Bel.  Era una città con una cultura laica molto tollerante: si professavano ben 16 religioni diverse e tra queste vi era anche l’ebraica, il cui culto era praticato in una sinagoga con le pareti affrescate; gli affreschi sono stati staccati, in epoca recente, ed esposti in un museo.

Il secondo capitolo dell’Opera è la cronaca dell’arrivo dei 72 Signori il 23 gennaio del 1997, con una puntualità incredibile, in occasione di un particolare allineamento planetario.  Per il momento sono posteggiati a media altezza nell’Anfiteatro Gerarchico, in attesa del momento opportuno per intervenire, sui piani più densi dell’Umanità, in funzione evolutiva.

Ho ritenuto giusto inserire questo capitolo anche perché, come potrete constatare, ogni tanto vi è un espresso richiamo alla loro presenza nei capitoli successivi.

L’Anfiteatro Gerarchico, nella realtà dei piani animici, è molto simile ad un anfiteatro dell’antichità greca e romana avendo la stessa struttura semicircolare.  È il simbolico complesso che ospita l’assemblea dei Maestri Ascesi della Gerarchia in occasione di alcune ricorrenze cosmiche e sovente anche le riunioni del Piccolo Wesak.  È formato da tre ordini di gradini e ognuno dei tre ordini è formato a sua volta da tre file.

Nell’ordine più alto prendono posto le Entità coadiutrici della Gerarchia, compresi tutti gli ordini delle Entità Alate, come gli Angeli, gli Arcangeli, eccetera.

Nell’ordine di mezzo convergono gli Enti, che in vita hanno raggiunto uno sviluppo spirituale interiore molto avanzato.

Nell’ordine più basso accorrono i discepoli e gli allievi avviati sul Sentiero: quelli ancora in vita, con il loro doppio, mentre quelli passati nello spazio, con i loro corpi animici.

In una cerchia, che sovrasta i tre ordini, si raccolgono i Maestri Ascesi della Gerarchia, che volgono le spalle a Settentrione, in rispetto alla Legge della Tradizione Iperborea.  L’ansa dell’anfiteatro è rivolta verso Occidente, per cui i partecipanti guardano in direzione dell’Oriente.  Quando intervengono degli ospiti, provenienti da altre realtà planetarie, si raccolgono dietro le quinte del lato Settentrionale del palcoscenico, pronti ad entrare in scena, se il caso lo richiede.

Il terzo capitolo è la trascrizione della riunione tenuta a Carnak in Bretagna.  Durante un intervallo del seminario di Karuna Reiki, ci eravamo riuniti in uno spiazzo rotondo, circondato da un bosco poco distante dagli Allineamenti di menhir, ma soprattutto a poche decine di metri dal Grande Menhir, Géant du Manio.  La riunione si è svolta in francese ed in inglese, madre lingua dei partecipanti al seminario. È stata un’esperienza eccezionale.  Durante la riunione abbiamo avuto la sensazione di trovarci in una cattedrale gotica, le cui colonne e pareti erano formate dagli alberi d’alto fusto che ci circondavano.  In quella occasione, l’intento dei Maestri era di chiudere definitivamente, sul piano della realtà animica, il karma collettivo migratorio da Oriente verso Occidente, intervenendo direttamente sui lunghissimi Allineamenti di menhir, simili a vere e proprie autostrade astrali.

Ho ritenuto necessario includere nella “Grande Opera” le trascrizioni di tutte le riunioni in cui i Maestri ci descrivevano il riflesso sul piano animico dei metodi che gli Sciamani usano sul piano terreno.  Gli Sciamani, quasi come un’entità animica a sé stante, hanno un compito ben preciso da svolgere nell’Età dell’Acquario, per cui i Maestri sono intervenuti sui più rappresentativi, validi e disponibili ad operare in favore tenga presente che i Maestri parlano esclusivamente dell’aspetto esoterico dello sciamanismo.

Nei vari capitoli dedicati ad essi inevitabilmente ci sono delle ripetizioni, che ho volutamente lasciato, per ribadire queste realtà quasi aliene. Inoltre si possono riscontrare anche delle contraddizioni, che però sono solo apparenti, perché si deve tener presente che ogni realtà locale ha caratteristiche diverse determinanti per ognuna.

Per la medesima ragione ho inserito anche tutte le trascrizioni delle riunioni in cui i Maestri hanno provveduto ad un innesto, sullo specifico piano eterico, sui cetacei, mammiferi marini.

In particolare, è stata un’esperienza veramente unica e straordinaria quello che abbiamo vissuto, come una fantastica fiaba, durante il Piccolo Wesak del 30 maggio 1999 sul Mar dei Sargassi (vedi cap. 6).

La “Grande Opera” parla della creazione di una rete di Nuclei Filosofali Luminosi
Nelle varie riunioni i Maestri provvedono all’innesto di substantia eterica:

- ceduta in sacrificio da Entità o prodotta nei Centri operativi, tramite invocazioni mantriche 
alle Fiamme Alchemiche di Saint Germain, sui Nuclei Filosofali, che di conseguenza si trasmutano per via alchemica in Sfere di cristallo liquido.

Come vedrete, in parallelo alla creazione della rete dei Nuclei Filosofali, i Maestri della Gerarchia ci hanno portato a individuare e rimettere in funzione i Quattro Portali della Terra.  Sono dei veri vulcani energetici animici, che non hanno corrispondenza nella realtà terrena.  Dei seguenti Quattro Portali al momento ne sono entrati in funzione due:

- il più vecchio si trova nella catena dell’Himalaya, seguito dal Maestro D.K. (De Ka), Djwal Khul;

- il secondo è situato nelle Montagne Rocciose degli Stati Uniti,  poco  più  a sud del Mount Shasta, quasi  al confine con il Canada,  ed è sotto la competenza del Maestro Asceso del 7° Raggio, Saint Germain;

- il terzo Portale è in Sud America,  nella catena delle Ande,  nella zona del Monte Aconcagua;  sta per entrare in funzione a pieno ritmo ed è sotto la competenza dell’ Arcangelo Metatron;

- il quarto Portale è a est dell’Arcipelago delle Isole Filippine, è situato nella fossa oceanica che supera i diecimila metri di profondità;  è racchiuso in una triangolazione verticale,  in parallelo con i meridiani, formata dall’isola di Tasmania a sud-est dell’Australia, dall’isola di Timor in Indonesia,a est dell’isola di Giava e dall’isola di Sachalin, la più settentrionaledell’arcipelago giapponese, èn formazione e al momento è sotto l’autorità dei Maestri  Sanat Kumara e Djwal Khul; la sua attività sarà in funzione dell’evoluzione eterica del mondo animale marino e in particolare dei cetacei.

Ritengo opportuno e corretto dirvi alcune cose sul mio conto, al fine di facilitarvi la lettura di questo testo, che vi potrà sembrare assai fantastico.  Non sono un visionario, ma Madre Natura mi ha dato la facoltà di vedere i piani animici anche se non sempre.  In me, infatti, c’è un limite che, tutto sommato, ritengo salutare: non vedo ogni qualvolta lo desidero, ma unicamente quando mi è dato di vedere.  Non dipende da me.

La prima volta, di cui ho memoria, risale ai miei quattro anni e mezzo.  Poco prima dell’alba, nel dormiveglia ho visto sulla parete, sopra la porta della camera da letto, proiettarsi e scorrere forme geometriche di diversi colori molto intensi.  Ho interrotto lo spettacolo con un urlo di terrore.  Mia madre è accorsa, mi ha tranquillizzato e con una preghiera è tornata la normalità.

Durante la guerra, dopo il primo bombardamento su Milano, la mia famiglia è sfollata a Stresa sul Lago Maggiore in una grande villa, confinante con fitti boschi di castagni.  Ho vissuto la mia adolescenza a stretto contatto con la natura.  Uscivo dal cancello del giardino e, in compagnia del bastardino Flag, o anche da solo, mi inoltravo a piedi nella stretta valle che separa Stresa da Carciano.

Era il mio mondo. Tutto mi parlava.  Mi divertivo a conversare con gli elementali di natura, soprattutto con gli Gnomi, che in mio onore facevano capolino da dietro i tronchi oppure in forsennati girotondo su poggi spogli.  I tanti piccoli avvenimenti di quel mondo riempivano le mie giornate. A distanza di anni comprendo l’apprensione dei miei.  Crescevo completamente isolato, non avevo amici: mi bastava la Natura.

Mia sorella, di sei anni più anziana, si è presa cura di me e mi ha fatto conoscere delle persone del Centro Coscienza del Prof. Castellani.  Finalmente dei discorsi che mi potevano interessare: si parlava, leggeva, disegnava, ascoltavamo musica classica, ma soprattutto durante la buona stagione ci immergevamo nella Natura che era a portata di mano.

Con il rientro in città, alla fine della guerra, un amico, più anziano di me, mi disse: “Tu non sei umano.  Ti porto a conoscere una persona che ti potrà essere d’aiuto.” La persona era Maria Antelmi, una medium, ma soprattutto una grande iniziata.  Era il mese di settembre del 1947.

È così che ho cominciato a sentire la viva voce dei Maestri Istruttori Ascesi e in particolar modo del Maestro Istruttore Solare Horunci.  Poco prima di Natale di quell’anno Horunci mi disse, ‘Sappi che hai una protezione per il tuo corpo fisico e animico, di nome Alb’.  Mi si è presentato nella veste di un milite dell’Antica Roma, con una lancia nella mano sinistra.  Non ho mai parlato con lui, non era necessario, perché capivo che lo conoscevo da sempre.

Ogni tanto andavo da Maria ad ascoltare i messaggi dei Maestri dalla loro viva voce. Nel mese di marzo 1948 Horunci mi ha comunicato che accanto a me c’era sempre un’Entità, il mio Maestro, di nome Haniskija, che avrei potuto invocare ogni qualvolta lo desideravo.

Dopo poco tempo Horunci mi ha inserito in un gruppo elitario “Atlam!” di sette persone; ci riunivamo al plenilunio una volta al mese e il Maestro ci faceva lavorare su noi stessi.  Nel mese di giugno mi ha fatto partecipare al primo Wesak di questa mia vita.

Sovente andavamo fuori città e una o due volte all’anno ci recavamo in località termali, come Tabiano o Chianciano.  Era l’occasione per andare in esplorazione animica con Maria.  Io non mi rendevo ancora del tutto conto di avere la chiaroveggenza, finché una sera in casa di un’amica, che aveva pesanti problemi karmici che letteralmente la schiacciavano, Maria mi ha detto: “Adesso basta, sappia che lei vede.  Mi dica che cosa c’è in questo corridoio, mi dica cosa vede.” Si trattava di una terrificante concentrazione color grigio-rosa di una egregori, a forma di serpe, pronta a stringere nelle sue spire la nostra amica.

È da quel momento che ho la consapevolezza della chiaroveggenza.

Ma non è tutto.  Durante una riunione del gruppo “Atlam!” ho visto e identificato l’entità animica che era scesa a parlare e sovrapposta al suo viso mi è apparsa la maschera di una sua esistenza precedente, determinante dal punto di vista karmico.  Horunci mi ha incaricato di descrivere tutto ai miei compagni e, alla fine del resoconto, mi ha detto che il mio compito in questa esistenza era quello di fare il cronista al servizio dei Maestri della Gerarchia e del mio prossimo.

Il resto appartiene alla mia vita privata.

Maria Antelmi era una persona semplice, con un’istruzione limitata.Possedeva però una natura sensitiva eccezionale sin dalla sua giovane età.  A 12 anni, in seguito ad una marachella, la madre l’aveva messa in castigo in un ripostiglio buio.  Ovviamente lei piangeva e protestava, anche perché al buio si era resa conto che vedeva delle figure, che le si avvicinavano, e con i pugni picchiava contro la porta e le pareti per difendersi.  Maria, a quell’età, considerava quelle visioni del tutto normali e pensava che tutti le vedessero esattamente come lei.

Non conosco i particolari della sua vita; so solo che il suo matrimonio è stato un vero fallimento.  Quindi, separata con un figlio da allevare e da mantenere, avendo nozioni di cucito, ha iniziato l’attività di sarta.  Già in quel periodo della sua vita, saltuariamente andava in trance, e scendevano in lei a parlare i Maestri Istruttori ed in particolare il Maestro Istruttore Solare Horunci, che però non era il suo Maestro.  Horunci le faceva dire, dalle persone presenti alla trance, che doveva smettere il suo lavoro di sarta e che doveva dedicarsi esclusivamente all’attività di medium.

Maria pensava che come medium non avrebbe potuto guadagnare a sufficienza da vivere e insisteva a fare la sarta.  Il Maestro per convincerla le ha fatto sbagliare il taglio di un vestito, ma lei non ha desistito.  La cosa si è ripetuta una seconda volta, ma alla terza ha capito che non l’avrebbe spuntata con Horunci.  Da quel momento si è dedicata interamente al servizio dei Maestri. Per vivere non ha mai chiesto niente a nessuno, ha sempre vissuto di quello che le persone le davano, e non le è mai mancato nulla.  Ha dedicato interamente la sua esistenza al servizio dei Maestri.  È mancata per un infarto cardiaco il 10 giugno 1959; dopo il primo attacco Horunci è sceso e ha avvertito la persona che le stava vicino, che non poteva fare più niente per salvarle la vita, e così è spirata.  Per quanto mi riguarda debbo dire che ha contribuito a mettere ordine nella mia natura sensitiva: le debbo eterna riconoscenza.

Riprendendo quanto accennato più sopra a proposito dei Nuclei Filosofali e della substantia eterica, cercherò di riassumere il più brevemente possibile il significato di quanto è accaduto nel periodo dall’agosto 2003 a fine gennaio 2004.  È stato un insegnamento incredibile e, per me personalmente, una completa rivoluzione.  I Maestri Ascesi della Gerarchia mi hanno portato   -ma assieme a me c’erano anche altri compagni-   a vivere un’esperienza completamente nuova sulla realtà del piano eterico.  Mi hanno fatto vedere che sul piano eterico esseri superiori, che sono arrivati ad un punto molto alto di evoluzione interiore, possono rinunciare al loro corpo eterico, donandolo in sacrificio cosmico universale, come il Maestro Gesù, sotto l’Onda Cristica, è arrivato a sacrificare il proprio corpo fisico.  È una realtà che assieme ad altre quattro persone ho incominciato a vivere nella Galleria che da Rosazza porta al Santuario di Oropa.  Successivamente questo evento misterioso si è ripetuto diverse volte in vari punti della Terra.  Non è stato necessario andare sempre di persona sul luogo.  In pratica il Maestro, che di volta in volta veniva scelto a caso tramite le boccette delle Quintessenze Aura Soma, mi faceva vedere cosa stava succedendo e io come cronista facevo partecipi le persone che stavano accanto a me.

La materia eterica, quando viene ceduta in sacrificio, si aggiunge e si fonde con una energia, che chiamerei tellurica; sono delle Sfere che si trovano in natura, sono degli elementali del mondo minerale che si trovano all’interno delle montagne, sotto la cima.  Ovviamente più la montagna è importante e tanto più importante è anche la Sfera fluida luminosa.  Dal connubio della materia eterica con queste Sfere, nascono nella realtà dei piani animici delle Sfere di cristallo liquido.  È vera e propria alchimia, alchimia delle dimensioni sottili.

I Maestri nel giro di circa sei mesi hanno creato una Rete di questi Centri che coinvolgono vari punti molto importanti della Terra e che comunque, per il momento, riguardano esclusivamente l’emisfero boreale.  Il cuore di questa Rete si trova in Egitto, nel deserto e precisamente nel cuore della Sfinge.  Questo Nucleo Filosofale è collegato a molti altri punti, ma soprattutto alla Cattedrale di Chartres, al Mar dei Sargassi ed al Mount Shasta, verso Occidente.  Vi ricordo che questo monte è il punto base di riferimento del Maestro Saint Germain.  Mentre verso Oriente, la Sfinge si collega direttamente con la città di Samarcanda per poi proseguire verso l’Estremo Oriente.

Tutto questo è avvenuto nel giro di sei mesi. Siamo andati infatti a Rosazza a Ferragosto del 2003 e la cosa è terminata a gennaio del 2004.  Sono stati coinvolti tanti altri punti della Terra, ma quelli che ho menzionato sono i cardini della Rete.  Il lavoro non è terminato, perché i Maestri interverranno anche nell’emisfero australe.  Vedremo se sarò io come cronista a fare questo lavoro, cioè a prestarmi ai Maestri per questo compito o se i Maestri sceglieranno qualcun altro, perché a realizzare questa Grande Opera ovviamente non sono solo io come catalizzatore e cronista, assieme ai vari gruppi che ho seguito in questi anni, ma ci sono anche altri gruppi più o meno avanzati e più o meno coscienti disseminati sulla Terra.  Infatti i Maestri dicono che molti gruppi intervengono in questa Opera in modo abbastanza inconsapevole.

A che cosa serve questa Rete? Serve a creare una dimensione di coscienza più sottile e affinata.  Questo è un inizio, è una semina, poi nell’arco di non so se decine di anni o di un secolo o di diversi secoli, l’umanità arriverà a vivere con una coscienza sveglia anche sul piano eterico.  I Maestri dicono che ciò dovrebbe avvenire comunque entro la fine del terzo secolo di questo millennio.  Quello che l’umanità già aveva, non essendo però ancora completamente conscia di essere in un corpo fisico, adesso, in un corpo fisico, torna a riacquistare la consapevolezza di coscienza eterica di allora.  Se invece sarà una cosa veloce, qualcuno sicuramente potrà vivere questo processo evolutivo.

Nella Rete viene coinvolta anche la collina di Arunāchala a Tiruvannamalai ed il Matrimandir ad Auroville (India), cioè quanto seminato e realizzato da Sri Aurobindo e da Mère durante il secolo scorso.  Però i Maestri mi hanno detto che quello che è successo alla collina Arunāchala (vedi cap. 46), che è la montagna sacra dove il saggio eremita Ramana si era ritirato in eremitaggio per diversi anni, e al Matrimandir, per il momento non fa parte della Rete, ma è in parallelo con essa.  Con tutta probabilità verrà il momento che anch’essi saranno collegati alla Rete.

Per il Matrimandir, da più di un anno Mère continuava a dirmi che mancava l’anima. C’era una meravigliosa costruzione, ma non c’era il soffio vitale.  Era bellissimo vedere tutta quella gente di tutte le razze entrare nel tempio sferico meraviglioso, ma mancava il soffio vitale.  Il Maestro Morya mi ha chiamato più volte e mi ha detto che mi aspettava alla montagna sacra di Arunāchala.  Il giorno dell’Epifania del 2004 mi sono recato, con l’amico guerriero Giovanni, nella piccola grotta sacra a mezza costa della collina, Ramana ci ha parlato ed ha sacrificato il suo corpo eterico.  È stata un’esperienza molto intensa, incredibile.  Era un periodo di pellegrinaggi da parte degli Indù e prima di noi due, era salita della gente che poi si era allontanata; mi è stata lasciata circa mezzora per poter fare quello che dovevo in tutta tranquillità e poi sono arrivati altri pellegrini.

In un primo momento, Ramana non capiva perché doveva rinunciare al suo corpo eterico e offrirlo in sacrificio, però sopra di lui dimorava il Maestro Morya, per cui, ad un certo punto, la rinuncia gli è venuta automatica, spontanea ed il suo corpo eterico si è letteralmente disciolto, come liquefatto, ed è entrato nella Sfera fluidica luminosa della collina Arunāchala e, appunto, per un processo alchemico, sul piano eterico, la Sfera si è trasformata in un cristallo liquido saturo di vita.

Ramana mi ha detto, “Io sono il guardiano, il responsabile di questa collina, di questo paese Tiruvannamalai e del Tempio sottostante la collina e io sacrifico questa Sfera e la mando al Tempio”.  Io mi sono rivolto al Maestro Morya e gli ho detto, Maestro, cosa succede, abbiamo appena creato su base alchemica una Sfera meravigliosa da collegare alla Rete e Ramana la distrugge.  E la Sfera è rotolata giù lungo il pendio della collina ed è finita in mille frantumi nel recinto del grande Tempio e con ciò mi ha fatto vedere che era vita che veniva messa alla portata di tutti.  Morya mi ha detto, “Non preoccuparti”.  E mi son detto che se me lo dice Morya …  …

Alcuni giorni dopo di ritorno da una gita ho visto che il taxi stava per passare davanti al Matrimandir; anche se ero stanchissimo ho detto all’autista di fermarsi, perché volevo scendere e andare al Matrimandir.  Con me è sceso il fedele Giovanni e mezzora più tardi, dopo varie difficoltà burocratiche, ci hanno fatto entrare.  Ho appena fatto in tempo a sedermi in meditazione in silenzio davanti alla sfera di cristallo posta nel centro del tempio e ho sentito la presenza di Mère come se fosse lì fisicamente e ha cominciato a parlarmi; avevo gli occhi chiusi e ho sentito un rumore secco, un “tak”; ho aperto gli occhi, anche se non era necessario, ed ho visto che una Sfera enorme, uguale a quella della cima della collina di Arunāchala, si era letteralmente stabilita, fissata sul piedestallo che regge la sfera di cristallo.  E Mère mi ha detto, “Vedi, questa è l’anima del Matrimandir”. Io non mi rendevo conto e mi dicevo, “Ma come fa una Sfera animica da Arunāchala, a 140 chilometri di distanza, ad arrivare ed insediarsi al Matrimandir”.  Io non so come ciò sia successo.  Io sicuramente non l’ho portata sulle mie spalle, però questa Sfera è fissata là e regolarmente si rompe in mille pezzi che escono dal Matrimandir e vivificano tutti i prati, i giardini e le persone; e ogni volta la Sfera magicamente si riforma.  E Mère mi ha detto, “Ecco, questa è la vita; ora il Matrimandir è veramente attivo, è veramente entrato in vita”.


IL resto del resoconto lo potrete leggere direttamente dal libro.....

Eddy Seferian