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L'Aquila capitale della pace



Nel capitolo intitolato”non usate il nostro nome” ho richiamato alcune considerazioni che ebbi modi di fare prima del secondo conflitto in IRAQ, che vide una serie di iniziative per evitare il conflitto armato ed ebbi modo di scrivere una lettera in cui ponevo una domanda che ritengo ancora attuale:

la bandiera a stelle a strisce e perché non dell’arcobaleno?

La bandiera dell’arcobaleno è diventata un simbolo di pace e di rispetto delle differenze, tanto che viene usata anche dai movimenti omosessuali. La bandiera da me proposta “imitava” il disegno di quella americana, ponendo in alto a sinistra, un rettangolo blu, dentro il quale dovevano essere inserite” le stelle” che decidevano di unirsi tra di loro nello stesso cielo, senza limiti e confini, perché altrimenti le altre stelle ne restano fuori.
Un’idea che lanciai come un aquilone, che venne raccolta in due libri, uno satirico ed un altro di denuncia politica, che mostrava come il progetto degli Stati Uniti di America e poi dell’Europa era superato e deleterio per la comunità mondiale, tanto forti erano diventati i vincoli ed i rapporti tra le Nazioni.

Mi capitò allora tra le mani un altro aquilone, lanciato da un giornalista italiano Gianni Minà, che portava attaccato alla coda un libro intitolato “Un mondo migliore è possibile”, in cui venivano riportate alcune delle Sue interviste con personaggi del Mondo Arcobaleno, allora in fermento per il conflitto in corso in Iraq , alcuni dei quali avevano partecipato ad un “Forum” indetto da varie organizzazioni pacifiste che avevano fatto della “bandiera dell’Arcobaleno" il simbolo della Pace nel mondo.

L’Europa ha una lunga storia, che ha portato i popoli a battersi per il rispetto di alcuni valori fondamentali, tra i quali la libertà in tutte le sue espressioni.
I popoli europei, dopo l’immane carneficina delle ultime due guerre mondiali e l’uccisione indiscriminata di persone solo per la loro razza e cultura, sembrano convinti che si debba creare un mondo con altri valori e con altri principi, in cui non vi sia un popolo o una religione “migliore delle altre”, ma che si può stare insieme, come dice Rigoberta Menchù, “nel rispetto delle diversità”.

Mario Soares, come gli altri partecipanti al Forum, si mostravano convinti che fosse possibile creare un mondo diverso, basato sui valori della solidarietà, della giustizia, della fraternità tra tutti i popoli.

Vanno fissate nuove regole di convivenza pacifica tra razze e culture diverse, che per secoli si sono divise e combattute ed annientate, spesso dietro i vessilli di una Religione , ritenuta a torto la vera ed unica e conseguentemente
> migliore e superiore alle altre <

che dovevano essere eliminate con ogni mezzo.

La storia e gli ultimi eventi bellici in Iraq ed in Afganistan hanno dimostrato che la democrazia ed i valori che propugna, costati bagni sangue, non possono essere imposte secondo canoni esclusivamente occidentali, ma si deve tener conto anche di come altri popoli, dopo esperienze altrettanto tremende, hanno deciso di stare insieme, fissando nuove regole e valori non più legati ad un credo religioso ed ad un’ideologia.

Nei vari capitoli di questo Sito incentrati sul Medioevo, sui Templari e su alcuni personaggi come San Francesco d’Assisi, Frate Elia, Celestino V e l'imperatore Federico II abbiamo cercato di mettere in evidenza che un “ponte arcobaleno” lega indissolubilmente questi due periodi storici, perché - come dice Franco Cuomo "Templari: storia e attualità" nel capitolo dedicato all’Ordine del Tempio- nulla è più vicino alla nostra realtà, alla nostra sensibilità odierna dello spirito medievale, di certi comportamenti e dei fatti che caratterizzarono l’evolversi della società occidentale dall’originaria barbarie alla modernità.

Imperatori, come Carlo Magno e Federico II, hanno cercato appunto di cambiare le regole di convivenza tra i popoli dell’Europa e del bacino del Mediterraneo nell’utopia di una civiltà nella quale potessero convivere le più diverse razze, religioni, filosofie – o per essere ancora più attuali - ebbero l’intuizione di poter comporre in maniera incruenta l’irriducibile antagonismo tra la società islamica e quella cristiana.

Le crociate per la conquista di Gerusalemme e il recente conflitto in Iraq con l’endemica lotta tra ebrei e mussulmani ha trasformato questi luoghi sacri per le religioni giudaica, cristiana in una polveriera in preda ai soliti fondamentalismi.
Gerusalemme in lingua ebraica significa “luogo sacro” (Jeru) della "pace (Shaleim) luogo unico ed inscindibile consacrato al rispetto di queste regole e della convivenza pacifica tra religioni e culture diverse, ma è stata oggetto di contese e di massacri inauditi, che hanno portato a spartizioni e ghettizzazioni, elevando un muro spartiacque, assurto a simbolo, come quello di Berlino, foriero di odi e di risentimenti.

Karen Amstrong nel suo libro “Gerusalemme” (ed. Mondadori), dedicato a questa città, ne narra la storia nei secoli e attraverso un’indagine archeologica ,storica, topografica mette in evidenza i complicati intrecci e le infinite implicazioni di un passato glorioso, di cui restano tracce ancora oggi, nelle convinzione:
Gerusalemme è nostra, israeliana e palestinese, mussulmana, cristiana ed ebrea: è un mosaico di tutte le culture, di tutte le religioni e di tutte le epoche, che hanno arricchito la città dai tempi antichi fino ad oggi”.


Tra il 1220 ed il 1240, grazie alla lungimiranza ed alla pervicacia di San Francesco, di Frate Elia, di Federico II e del califfo d’Egitto Malik al-kamil, questa convivenza pacifica tra popoli e religioni si realizzò. Poi nel 1244 Gerusalemme cadde nuovamente in mano mussulmana e tutto tornò come prima.

Il poeta spagnolo Antonio Machado, ha affermato “solo camminando si scopre il cammino e solo voltandosi indietro si scopre il sentiero che non bisogna mai più percorrere”.
Nella storia gli uomini si sono spesso trovati ad un bivio e hanno dovuto scegliere tra la via della pace o quella della guerra.

San Francesco, in un primo tempo voleva diventare uncavaliere templare”, difensore del Santo Sepolcro, perché attratto dai valori propugnati dall’Ordine de Tempio. Leggi e valori niente affatto trascendentali, ma concreti, attuali, civili: solidarietà, difesa dei deboli, protezione degli orfani e delle vedove, delle fanciulle indifese, fedeltà alla parola data, lealtà verso il proprio stesso nemico, pietà per l’avversario battuto sul campo – tutte cose che nessuna rivoluzione, nessuna evoluzione, nessun trauma della storia, ha mai privato del loro effettivo significato. Cose mai desuete – disattese sì, spesso, ma mai negate dalla coscienza civile dei popoli.

Poi andò in Egitto nel campo dei crociati, che assediavano Damietta, poté vedere con i suoi occhi quell’accozzaglia di guerrieri, senza fede e principi, mischiati a prostitute e criminali di ogni sorta, avidi di bottino ed assolutamente senza scrupoli e pietà per i vinti, che massacrarono senza pietà in modo indiscriminato, come era già successo a Gerusalemme quando fu conquistata.La conquista della città fu una vera ed un’ingiustificata carneficina di uomini donne e bambini, tanto che secondo alcuni cronisti, il sangue riempiva le strade fino alle caviglie.
Conobbe anche i mussulmani, che lo accolsero in pace e con rispetto, lasciandolo liberamente girare per la Palestina, insieme a Frate Elia.

Al suo ritorno decise di far buon uso delle esperienze positive e negative individuali e collettive e dettò la sua 1° regola, nella quale propugnava il rispetto reciproco tra cristiani, ma soprattutto tra quest’ultimi ed i mussulmani, le cui differenze di cultura, di lingua e soprattutto di religione avevano generato solo divisioni, lacerazioni e sopraffazioni di ogni genere a vantaggio dei più forti , dei più colti o di presunti “popoli eletti da Dio”.

San Francesco scelse di essere un guerriero che porta ed insegna la pace, creando comunità in cui scomparivano distinzioni di ceto e di classe, perché ricchi o poveri erano uguali e la ricchezza degli uni compensava quella degli altri; non c’era sfoggio di lusso nell’abbigliamento ed a tavola, dove i pasti erano frugali e condivisi. Erano severamente bandite le armi, cosa che incise sulle continue dispute tra Comuni, rarefacendo le guerre locali.

Lo spirito libero ed universale di Francesco si è trasformato in una linfa vitale, irrigando non solo l’albero francescano, ma il giardino italico ed il bosco europeo ed un folla di donne e di uomini, venuti da tutto il mondo, ha portato al Poverello di Assisi il tributo del loro amore.

L’apostata Renan lo ha chiamato “il solo perfetto cristiano dopo Gesù Cristo”. L’agnostico Taine lo pone al sommo del pensiero mediovale. Gandi lo ha esaltato come uno dei più grandi saggi del mondo. Lui vivente la gente in massa voleva entrare nel suo Ordine. Appena morto è l’Europa intera che lo conosce e si precipita ala suo seguito.
Le principesse dell’Europa centrale popolano i monasteri delle clarisse. Luigi d’Angiò, principe ereditario delle Due Sicilie, veste il saio. Luigi IX di Francia, Ferdinando III di Castiglia, Rodolfo di Asburgo, Bela IV di Ungheria sono ammessi al 3° Ordine francescano, come più tardi lo saranno Carlo V, Maria Teresa d’Austria, Alfonso XIII di Spagna, Pedro II del Brasile. Dante, Petrarca, Cervantes sono terziari, come Cristoforo Colombo, Michelangelo, Raffaello, Murillo, Lizt e Gounot, Volta.

Francesco diventò un traghettatore verso una nuova epoca, nello spirito degli antichi popoli celti.

Secondo i Celti infatti il guerriero non aveva nulla a che fare con le armi, con le battaglie e con la morte. Era colui che combatteva per la vita e per la pace, considerando qualsiasi essere animato ed inanimato determinante per l’esistenza e tutti coloro, che vollero seguirne l’esempio, salirono sulla sua barca ed impararono a remare insieme, dosando gli sforzi, in modo da aiutare i più deboli ed indifesi a giungere sull’altra sponda.

Il guerriero della vita è una figura di transizione.
Colui che indica agli altri il cammino verso il futuro, perché si accorge prima degli altri dei mutamenti in atto nella società e nella natura e di ciò che va difeso e preservato in beni materiali ed immateriali, in valori ed in regole di convivenza e di rispetto reciproco e di ciò che invece va combattuto, reciso e sradicato.

Ed ora come nel lontano medioevo è venuto il momento cambiare il modo di intendere e fare politica, non più locale ed interessata a garantire interessi e privilegi di determinati popoli, i cui gruppi di potere internazionali accumulano le ricchezze nei ristretti confini nazionali a danno del resto della popolazione mondiale che vive nella completa indigenza e mostra sempre più nei fatti e nei comportamenti di non rispettare e garantire le idee ed i principi di liberta, uguaglianza e fratellanza, per le quali in ogni epoca donne e uomini si sono battuti perché il loro Paese diventasse più giusto, più equo e più libero.


Il mondo è diventato una grande città, in cui devono convivere insieme tutti senza distinzioni di razza, di cultura, di ricchezza e di religione, distinzioni e pregiudizi del tutto fuori luogo ed anacronistici in questa situazione economica e globale che investe ormai l’intero pianeta.


 

Bisogna cambiare le regole del mondo, “le regole di questa Grande Polis”, che vide in Atene ed in Pericle un fulgido esempio ed in Gerusalemme ed in tanti parti del mondo l’esatto contrario.

 


Sono infatti inesorabilmente cadute barriere ideologiche ed i confini che ne delimitavano il territorio e vanno necessariamente ridefinite regole e principi per garantire la vita e la convivenza pacifica della Polis Mondiale, coinvolgendo il maggior numero di persone senza distinzione di pelle e di religione:

James Joyce in “A portrait of the artist as a young man” pone in bocca al suo eroe queste parole:
quando l’anima di un uomo viene al mondo in questo paese, vengono lanciate reti per impedirle di volare. Mi parlate di nazionalità, di lingua e di religione. Io tenterò di librarmi in volo da queste reti"

Ma da dove ricominciare e spiccare il volo?

Minà richiama nel suo libro un verso del poeta portoghese Fernando Pessoa: in qualche luogo i sogni diventeranno realtà”.

Per secoli questo luogo è stato identificato con Gerusalemme. Poi Federico II e l’Ordine del Tempio compresero che questa città non sarebbe mai potuta diventare
la capitale della pace e di tutte le religioni
ed andava cercato un altro luogo simbolo
una stella arcobaleno
che individuarono nella città dell'Aquila.

La prima di 99 stelle, di 99 città e cosi via di cento in cento, unite nella pace, nella tolleranza e nel rispetto reciproco, senza distinzioni di razza di cultura e di religione.

San Francesco e Celestino V hanno unito le due sponde con un ponte di luce gemellando Assisi e l’Aquila, dalle quali stanno partendo aquiloni da ogni parte del mondo non alla conquista di una stella”, ma alla scoperta di
nuovi fratelli della pace di tutti i colori dell’arcobaleno.


Cuore a Cuore

Allegati (2)

Gerusalemme. Capitale della pace.pdf il 02/nov/2009 18.09 da Giovanni Salvati (vers. 1)
Jerusalem. The capital of oeace.pdf il 02/nov/2009 18.09 da Giovanni Salvati (vers 1)

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio   
che può cambiare il mondo