L’insostenibile leggerezza dei "Simboli" di Papa Francesco. Parte I

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L’insostenibile leggerezza  dei "SIMBOLI" di Papa Francesco

> I PARTE <

Nel constatare l’improvviso e repentino cambio dello stemma papale, che da alcuni giorni stavo studiando per comprenderne il significato simbolico ed esoterico, mi è venuto in mente il titolo del famoso libro di Milan Kundera.

Ho provato infatti la stessa sensazione. Tutto sembrava apparentemente semplice e chiaro, ma questo improvviso

> cambio di simbologia <

ha reso, a mio avviso, evidente che la scelta non è stata affatto casuale, come ci è stata proposta dal portavoce mons. Federico Lombardi, ma curata nei minimi dettagli e soprattutto - come cercherò di dimostrare strettamente legata agli altri

"ornamenti liturgici"

> scelti dal nuovo Pontefice come <

> Simboli <

*

del Suo Papato, apparentemente "umile"

°°°°°°

Capitolo 1

“ I Simboli scelti da Papa Francesco I”

> 1°<

> L’anello del pescatore <

“L'anello del pescatore” che Papa Francesco ha ricevuto dal Cardinale Sodano al momento della sua formale elevazione al soglio pontificio

*

non rappresenta l’apostolo Pietro intento a pescare, immagine scelta da Benedetto XVI,

Lo ha reso noto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.

>"L'anello" si chiama "Del pescatore" <

«perché San Pietro era pescatore e Gesù lo ha fatto diventare pescatore di uomini»

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ha detto Lombardi in un briefing. Ma sull'anello che questa volta il Papa ha ricevuto è rappresentato

<< San Pietro con le chiavi >>

L'anello non è «d'oro», ma «d'argento dorato»

E’ opera dell'artista italiano Enrico Manfrini. Il Papa ha scelto il modello, il cui disegno ha origine con il segretario di Paolo VI mons. Macchi, tra «due o tre possibilità che gli sono stati presentati». Padre Lombardi ha spiegato che il modello dell’anello era stato dato da Manfrini al segretario di Paolo VI, mons. Macchi. In questi giorni è stato proposto al papa dal maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Guido Marini, insieme con altri due modelli.

Il Papa ha scelto quello dell’artista scomparso a 87 anni nel 2004 a Milano, conosciuto anche come

«lo scultore dei papi»

il maestro Enrico Manfrini (1917-2004)

> 2°<

> La croce di ferro <

La croce di ferro identica a quella indossata da cardinale

Papa Francesco ha deciso di non indossare "la croce d’oro" di Benedetto XVI

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Già da queste scelte si possono notare le sensibili differenze sullo stile  liturgico e misterico escatologico dei due Papi

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Un elemento altamente simbolico con chiari risvolti misterico escatologici non è mutato, anzi risulta valorizzato alla luce dei simboli scelti dal nuovo pontefice per il suo stemma e di quelli adottati dal Suo predecessore e che invece ha voluto mantenere.

> 3° <

> Il Pastorale <

IL Pastorale usato da Francesco I nelle prime cerimonie pubbliche era lo stesso scelto da Benedetto XVI a far tempo dal 26 giugno 2008, quando, in occasione della Festa dei Santi Pietro e Paolo,decise di sostituirlo, unitamente alla foggia del Pallio.

Il Pastorale - come i simboli della stella” e del “fiore di nardo” - è stato rapidamente sostituito con quello scelto inizialmente da Benedetto XVI ( pastorale voluto da Pio IX e utilizzato da tutti i suoi successori, ultimo dei quali Giovanni Paolo II ).

> Il nuovo-vecchio Pastorale <

> 4°<

> Il Pallio Pale <

Per quanto riguarda “il Pallio Pale” nessun cambiamento di stile è avvenuto: scelta che assume – come vedremo - precisi

> significati mistici escatologici <

soprattutto alla luce dell’improvviso e del tutto inaspettato cambiamento della simbologia in un primo tempo scelta per lo stemma papale.

Su questi improvvisi cambiamenti di stile e simboli credo che valga la pena riprendere quando da me affermato in proposto nel capitolo dedicato all’offerta del vecchio pallio pietrino” a

Celestino V

Tema,questo, da noi affrontato nel

« CELESTINO V E IL PALIO PALE DI BENEDETTO XVI»

Come ormai è noto, Benedetto XVI, fin dalla Sua elevazione al soglio pontificio, ha sempre propugnato

> il giusto culto a Dio <

che, liturgicamente parlando, passa anche attraverso

> la devota gestualità <

> il decoroso utilizzo dei paramenti giusti indossati nelle giuste circostanze, la sobria solennità e, in particolare,

l'utilizzo di antichi paramenti, nel rispetto del loro antico significato e dell’ immutata funzione, che, nel caso del

Pallio della Tradizione”

era quella di identificare il nuovo Papa esclusivamente con Pietro < il primo > fondatore della Chiesa di Cristo in croce.

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Sono considerazioni curiali e liturgiche, che sembrano contraddire l’iniziale

> taglio pietrino <

che Benedetto XVI aveva voluto dare al suo Pontificato e che dalla Festa dei Santi Pietro e Paolo del 26 giugno 2008 ha mostrato di voler > decisamente < modificare, come ha del resto confermato l’inusuale e apparentemente ingiustificata decisione di sostituire, nel Mausoleo dei Papi, > la sua effige < che lo avrebbe ricordato ai posteri > non più < con

“il mantello pastorale dei Primi Papi

ma con altro legato invece a tutt'altra

> simbologia e valori spirituali <

Pallio a croci rosse inserito alla base del Suo stemma fin dall’inizio del Suo pontificato, quasi presagisse di doverlo > sostituire < con uno identico.

Tali differenze (la foggia più larga e le 6 croci di colore rosso, invece che 6 di colore nero) - secondo la Curia - mettono in risalto la diversità di giurisdizione tra il Papa e gli Arcivescovi, ma non sembra proprio che

> l'intento <

di Benedetto XVI fosse quello di usare un paramento più comodo” e la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata proprio da queste differenze cromatiche e di forma delle 6 croci, come conferma uno studio più attento della simbologia” scelta, profondamente legata allo spirito gnostico templare e alla massoneria, trattandosi dell’emblema con il quale viene distinto il 30° grado nel Rito Scozzese e in quello di Misraim-Menphis

'Il Cavaliere Kadosch'


Sarebbe veramente semplicistico e decisamente fuorviante considerare siffatta scelta” un normale avvicendamento di paramenti liturgici e farla passare per un semplice

> ritorno all'antico <

come hanno tenuto a ribadire i consiglieri liturgici del Papa, che testimonierebbe uno sviluppo nella continuità, un radicamento nella tradizione che consente di procedere ordinatamente nel cammino della storia. Argomentazione sinceramente debole e poco convincente, perché non ci si è limitati a mettere da parte "un paramento scomodo"e riprendere "il pallio a croci nere" usato dai precedenti pontefici.


La foggia risulta più larga e più lunga, mentre è stato conservato il colore rosso delle 6 croci che lo adornano, cambiandone la forma in 4 triangoli equilateri che si incontrano al centro.

" Si tratta dello sviluppo della forma del pallio latino utilizzato fino a Giovanni Paolo II", ornato da 4 croci nere sul davanti e 2 dietro "- spiega il maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Guido Marini, che illustra motivazioni storiche e liturgiche della nuova insegna in un'intervista apparsa sull’ "Osservatore Romano" del 26 giugno 2008 al quale il giornalista chiedeva chiarimenti sui motivi che avevano portato il Papa a fare questa scelta e quali fossero le differenze tra il Pallio papale e quello che il Pontefice impone agli Arcivescovi.

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Si è cambiata la foggia, ma sopratutto il colore, la forma e la conseguente

> simbologia numerica e arcana delle croci <

formata ognuna da > 4 triangoli equilateri < che danno luogo ad una serie di numeri legati ad una precisa

simbologia esoterica e misterica <

3 lati di ogni triangolo x 4 = 12 x 6 = 72 come i

> 72 Angeli della Tradizione <


°°°°°°
Capitolo 2

'Alchimia e simbologia gnostico-templare del Pallio'

'Sigillum Dei'

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Il "Sigillum Dei" (Sigillo di Dio) o "Signum Dei vivi" (Segno del Dio vivente) è un diagramma magico, sviluppato in età medievale, che permetteva al suo possessore di avere potere su tutte le creature eccetto gli Arcangeli, ovvero permettere al mago opportunamente iniziato di ottenere la cosiddetta "visione beatifica", cioè la capacità di vedere Dio e gli Angeli.

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L’origine di questo"sigillo" è certamente medievale, ma esso ha assunto un ruolo centrale nel XVI sec. con l’opera di John Dee

matematico, astronomo, filosofo, alchimista, mago e occultista inglese, nonché astrologo di corte della regina Elisabetta I.

Il complesso schema è formato principalmente da due circonferenze, un pentagramma, un eptagramma (stella a sette punte) ed un eptagono, riempiti con i nomi di Dio e degli Angeli. Le descrizioni che lo riguardano e le sue rappresentazioni grafiche differiscono da autore a autore, e molti di essi, tra i quali lo stesso Dee, non contenti del risultato dei propri predecessori hanno apportato delle modifiche o ne hanno realizzato delle proprie versioni rivedute e "corrette".

'Il Liber Iuratus'

Per quanto se ne sa, la più antica descrizione di questo sigillo è contenuta nel Liber Iuratus (o anche Liber Sacratus o Liber Sacer sive Iuratus), manoscritto la cui più antica copia conosciuta risale al XIV sec. (Sloane MS 3854, fol. 117-144, conservato presso la British Library), ma la cui composizione potrebbe essere anteriore, essendo citato come "Liber Sacer" in opere risalenti al XIII sec.

Si tratta, sostanzialmente, di un grimorio salomonico, ossia un libro di sortilegi ed incantesimi basato sulla magia salomonica, in quanto fa largo uso di evocazioni angeliche e di sigilli simili a quello descritti nella "Chiave di Salomone" [Johannes Hartlieb (1456) lo cita tra i più potenti libri usati nella pratica della negromanzia.

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L’autore del Liber Iuratus è ritenuto essere Onorio di Tebe, un personaggio più mitologico che storico, citato dall’abate Tritemio (Polygraphia, 1518) e da Cornelio Agrippa (De Occulta Philosophia, 1531) come inventore dell’Alfabeto Tebano: un sistema nascosto di scrittura. La descrizione del sigillo nel libro comincia con le istruzioni per il suo disegno, che devono rispettare alcune proporzioni fondamentali:


«Fai un primo cerchio il cui diametro sia di tre dita, in relazione ai tre chiodi della croce del Signore, oppure cinque, in relazione alle cinque piaghe, oppure sette in relazione ai sette sacramenti, oppure nove in relazione alle nove schiere angeliche, ma in generale cinque dita saranno sufficienti. Poi dentro a questo cerchio fai un secondo cerchio, distante dal primo due grani, in relazione alle due Tavole della Legge di Mosè, oppure tre grani, in relazione alle Persone della Trinità»

I due cerchi così disegnati costituiranno una corona; all’interno di questa, dopo aver apposto sull’apice una croce, vanno iscritte 72 lettere latine, la cui sequenza varia a seconda delle tradizioni; in MS Sloane 3853 la sequenza riportata (letta da destra verso sinistra) è: h, t, o, e, x, o, r, a, b, a, s, la, y, q, c, i, y, s, t, a, l, g, a, a, o, n, o, s, v, l, a, r, y, c, e, k, s, p, f, y, o, m, e, n, e, a, u, a, r, e, l, a, t, e, d, a, t, o, n, o, n, a, o, y, l, e, p, o, t, m, a. Questa sequenza di lettere contiene interallacciati tra loro i nomi dei Sette Angeli Planetari (entità angeliche assegnate a ciascun pianeta) e la loro somma costituisce

" la Shemhamephorasch"

l’ineffabile nome di Dio ("magnum nomen Domini Semenphoras licterarum 72"), che mostra l’innegabile legame del "sigillo" con le pratiche della Cabala ebraica .

> I 72 nomi di Dio <

'la Shemhamephorasch'

Kircher, "Oedipus Aegyptiacus“

La Shemhamephorasch (contrazione della locuzione ebraica Shem ha-Mephorash, lett. "il nome esplicito") identifica in alcuni trattati della primitiva Cabala ebraica

"il nome impronunciabile di Dio"

ed è principalmente usato per identificare

> il Tetragrammaton <

Le quattro lettere I.H.V.H. la cui vera pronuncia è nota solo ai rabbini iniziati.

Oltre al nome di quattro lettere, i cabalisti ebrei derivarono anche nomi divini di 72 e di 216 lettere. Quest’ultimo, in particolare, viene ottenuto fondendo insieme i tre versetti 19-21 di Esodo 14. Questi versetti (che descrivono il miracolo di Mosè che divide le acque del Mar Rosso per seminare i suoi inseguitori durante la fuga dall’Egitto) sono composti ciascuno esattamente di 72 lettere.

Scrivendo le lettere tutte di seguito in modo bustrofedico su tre righe (cioè, tale che la seconda linea viene scritta rovesciata rispetto alla prima e alla terza), si ottengono 72 triplette di lettere, ognuna delle quali è il nome di un Angelo o Intelligenza divina (ottenuta aggiungendo il suffisso "-ah" o "-el" che sono nomi di Dio).

Esiste poi una pletora di teorie e di trattati rinascimentali che legano le 72 intelligenze divine ai periodi dell’anno, ai segni zodiacali e ai sei decani di ciascun segno ed infine alle carte dei Tarocchi, conoscenze esoteriche alchemiche di cui sono perfettamente padroni le più alte Gerarchie ecclesiastiche , in primis Cardinali e Papi , che hanno sempre utilizzato questa simbologia nei lori paramenti e soprattutto negli stemmi e per quanto riguarda in particolare Papa Benedetto XVI nel scelta dei simboli del pallio e crediamo non sia da meno Francesco I che, dopo averlo scelto, lo utilizza con gli stessi criteri alchemici, scegliendo con cura il colore delle pietre degli spilloni e soprattutto la posizione di quello posto sulla

> spalla sinistra <

> che inverte a seconda della cerimonia <

Scelte che hanno convinto alcuni dietrologi a ritenere Papa Ratzinger facesse parte dell’occulta e potentissima setta degli “Illuminati” e di qualche “ Loggia massonica” esistente all’interno del Vaticano.


Stesse critiche avanzate ai precedenti Pontefici Paolo VI, Giovanni XXIII,Giovanni Paolo I

e che vengono mosse anche a Francesco I per lo stretto e presunto legame tra

< la Massoneria e la Compagnia di Gesù >

E che il diverso posizionamento dello "spillone" sulla "spalla sinistra" abbia un preciso significato esoterico lo dimostrano queste due immagini di

Paolo VI

Giovanni Paolo II


°°°°°°

Capitolo 3

'Massoneria e Sette segrete in Vaticano'

I Massoni, come del resto i Gesuiti, in diverse epoche storiche sono stati considerati a torto i più acerrimi nemici della chiesa. Papa Leone XIII con la famosa “Enciclica” del 1892 al popolo Italiano denunciò I'inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria.

E da parte di alcuni strettamente uniti ai temutissimi “Gesuiti”, cacciati con ignominia dal consesso per i presunti rapporti con “Gli Illuminati di Baviera, che, secondo una certa tradizione anticlericale, avrebbe attivamente contribuito alla loro costituzione e alla loro espansione, aprendo Università prestigiose come la Georgetouwn Univerty, che nella sala delle conferenze richiama chiari simboli massonici, tra i quali il contestatissimo

> pentalfa <

Gli Illuminati di Baviera sono una setta nata il primo maggio del 1776 proprio in Germania a opera di Adam Weishaupt (inizialmente gesuita), e anche se ufficialmente è stata sciolta per editto nel 1784, molti sono gli autori che attestano la sua influenza nel mondo della politica e dell’economia, continuando per secoli, in maniera sotterranea, fino ai nostri giorni.

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Ma se anche i Pontefici , come le più alte Gerarchie vaticane, non appartengono agli Illuminati di Baviera”, i loro detrattori hanno facile gioco nell’accostarli a coloro che lavorerebbero nell’ombra, controllando e manovrando le economie del pianeta: “membri occulti di una elite, composta da Logge massoniche apparentate che portano avanti il medesimo obiettivo > controllo mondiale < sotto la Luce divina.


La loro missione illuminata” sarebbe tenuta sotto controllo dall’occhiodivino

Simbolo riprodotto in tanti Templi e Chiese

Per questo si fanno chiamare

> Illuminati <

Dollaro: Piramide con l'occhio formata da 13 livelli di mattoni. 
Data MDCCLXXVI = 1776

Great Seal, Grande Sigillo: aquila reale, 13 frecce, 13 stelle, 13 bande nello scudo. Le stelle in alto formano l'esagramma: Sigillo di Salomone, Stella di David.

Il simbolo della > piramide con l’occhio nel vertice < è proprio il simbolo degli Illuminati.

Il disegno, assieme a quello dell'aquila reale (Great Seal, Grande Sigillo), furono fatti da alcuni massoni nel 1782, e consegnati a Thomas Jefferson il 17 giugno dello stesso anno.
Il 15 settembre 1789, anno della 'Rivoluzione Francese', il Congresso degli Stati Uniti accettò il Gran Sigillo (l'aquila con le 13 stelle che formano l'esagramma o stella a sei punte o Sigillo di Salomone: due triangoli contrapposti e compenetrati), mentre la piramide con l'occhio venne stampata sul dollaro solo nel 1933 per volere del presidente Franklin Delano Roosevelt (massone anch'egli del 32° grado del R.S.A.A., Rito Scozzese Antico e Accettato).

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Sempre nel > dollaro < , sotto la piramide, appare > la data 1776 < in numeri romani, che non indica il 4 luglio 1776, anno dell'Indipendenza, ma l’anno di nascita degli Illuminati di Baviera!.

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Capitolo 4

'Il Pallio Pale'

' Pallio Pale ornamento d'alto valore simbolico '

Il pallio è ricco di simboli teologici e liturgici. All'inizio, collocato intorno al collo, le sue due fasce con croci nere scendevano da ambo i lati della spalla sinistra,

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a ricordare la pecora caricata

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> sulle spalle del Buon Pastore <

immagine ripresa anche nel croce di ferro indossata da

Francesco I

Nel sec.IX ci fu un mutamento: le due fasce si estendevano attraverso il centro del petto e della schiena dell'Arcivescovo; le croci diventarono rosse, a ricordare le piaghe di Cristo, e furono aggiunti

> tre grandi spilli neri <

rappresentanti i chiodi con i quali Egli fu inchiodato alla Croce


Alcuni secoli più tardi, quando si ridussero le dimensioni dei paramenti, furono diminuite anche quelle del pallio, e gli furono dati il formato e i colori odierni, ossia, passò ad essere

> una fascia di lana bianca <

di pochi centimetri di larghezza, ornata da

> 6 croci nere<

Le croci hanno assunto il significato delle piaghe” del Signore.

Gli spilloni hanno assunto il significato nei tre chiodi della crocifissione.

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Il Pallio tradizionale è decorato con 6 croci nere di seta

File source: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Museum_of_Archdiocese_in_Gniezno_-_paliusz.JPG


Il Pallio è una seconda classe reliquia, che viene consegnato dal Papa agli Arcivecovi Metropoliti alla vigilia della solennità dei Santi Pietro e Paolo (cioè il 28 giugno).

Pallio, che Francesco avrebbe potuto mantenere avendo, a differenza di Benedetto XVI, dichiarato di voler essere > Il Vescovo di Roma < quindi > un primus inter pares < e di non volersi porre al di sopra degli altri.

*

Mi sarei quindi aspettato che sarebbe tornato all'antico

> pallio a croci nere <

indossato da tutti i Papi precedenti a Benedetto XVI. Si veda foto di Woijtyla.

O a quello offerto da Papa Ratzinger a Papa Celestino V, in cui sono rappresentate

> 5 croci < non > 6 croci<

perché si identificano con le > 5 piaghe < del Signore


Nel primo pallio scelto da Benedetto XVI

>>> i tre spilloni < erano posti >  tutti e tre <<<

>sul davanti da sinistra verso destra in senso orario <

Ci sarebbe stato > un motivo < per utilizzare questo modello di pallio offerto a Celestino.

Una delle chiese più importanti dell’Aquila è dedicata a

San Bernardino di Siena

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Questi, ormai senza forze e in procinto di morire, chiese ai suoi discepoli di essere portato all’Aquila, desiderando morire accanto alle spoglie di Celestino V e quindi in comunità di Spirito con Colui che Bernardino- entrando in città- dichiarò di vedere e sentire accanto a Lui. Bernardino spirò poco dopo nel maggio del 1444 e la cittadinanza, per ricordarlo, costruì una bellissima Chiesa sulla collinetta accanto alla Basilica di Collemaggio, a cui si accede attraverso una lunga scalinata.

Per sette secoli la storia ci ha tramandato un “Papa” debole e ignavio. Benedetto XVI lo ha riabilitato, offrendogli il

Pallio Pale”

indossato al momento della sua elevazione al soglio pontificio

CELESTINO V E IL PALIO PALE DI BENEDETTO XVI

Si è trattato di un gesto altamente simbolico. Come quello che ha convinto Benedetto XVI a seguirne l’esempio, dopo aver constatato l’inutilità e l’inefficacia della Sua azione episcopale in un contesto profondamente malato e corrotto.

°°°°°°

Capitolo 5

Il Pallio Pale: simbolo esoterico”

Il Pallio che ha scelto Papa Francesco è lo stesso di

Benedetto XVI

e, seguendo l’esempio di Papa Ratzinger a seconda della cerimonia cambia

> il colore delle pietre <

incastonate negli spilloni, come ho avuto modo di precisare nel capitolo

GLI SPILLONI DEL PALLIO : RISVOLTI MISTICI ED ESOTERICI

> la posizione dello spillone posto sulla spalla sinistra

> cambia contuamente <

Decisioni che assume volta per volta seguendo i consigli di

Mons. Martini

“Maestro delle cerimonie”

Grande esperto di ritualità liturgica esoterica e che non certo casualmente ha  assistito Papa Benedetto XVI con lo stesso ruolo e gli stessi incombenti.

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Tanto da seguirlo e consigliarlo sulla corretta disposizione degli

> ornamenti sacri <


 

e in particolare nella scelta degli spilloni e del colore delle pietre, arrivando a fargli

> eliminare lo spillone sulla spalla sinistra <



Scelta non certo casuale di chiaro stampo misterico escatologico


 

Papa Francesco ha fatto tanti gesti simbolici nelle giornate della Gioventù a Rio. Una delle scelte del tutto incomprensibile all'enorme massa dei fedeli e molto probabilmente alle migliaia di sacerdoti e vescovi presenti è sicuramente la decisione di

"non porre lo spillone sulla spalla sinistra"



e di utilizzarne solo"due",quelle all'altezza del cuore e sulla schiena, infilate in mezzo alle due  croci kadosch rosse, da sinistra verso destra(quella sul cuore) e da destra verso sinistra (quella sulla schiena).



quasi volesse scaricare "l'energia eggregorica" in modo verticale, dall'alto verso il basso e viceversa.


per unirla al "Cuore di Cristo", come avviene durante la messa, allorchè il Sacerdote compie il sacro gesto della

< Consacrazione dell'Ostia>

 

°°°°°°

Capitolo 6

'Utilizzo mistico esoterico degli spilloni'

Certamente il Pallio con la croce Kadosch e l’utilizzo mistico - esoterico degli

> spilloni <

da parte di Benedetto XVI ha decisamente favorito quest’interpretazione distorta che non tiene conto che la Chiesa padroneggia perfettamente questa simbologia, essendone stata l’artefice e la propagatrice, oltre che l’unica capace di decodificare la simbologia occulta utilizzata da altri gruppi esoterici cristiani e mussulmani o dai suoi stessi adepti, come dimostrano i

“simboli”

lasciati da Frate Elia sulla Basilica di San Francesco ad Assisi o all’’interno della sua

> Tomba <

A questo riguardo , invito alla lettura de

IL CODEX FRATE ELIA



I suoi "simboli" coincidono spesso in maniera impressionante con quanto possiamo leggere nei trattati alchemici eurasiatici e arabi "Arti" o “Scienze” in senso lato, che concorrono a formare quelle che vengono chiamate "Scienze Occulte" dal ché

> “occultare” <> “ nascondere” <

L’occultismo è un qualcosa noto a pochi, trattato con linguaggio da iniziato e che usa simboli, allegorie, analogie, rituali, noti solo a coloro che sono instradati nell’arte propria o

"Arte Regia"

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Capitolo 7

'Benedetto novello Galahad'

Benedetto era convinto di potersi trasformare in “GALAHAAD”, il cavaliere puro di Re Artù, senza macchia e senza paura, con la spada fiammeggiante

indossando non una “corazza”, ma un atro “Pallio“ con

sei croci rosse” formate da

> 4 triangoli equilateri <

Simbolo in Massoneria del “Cavaliere Kadosch, ricco di grande valenza esoterica e mistica.

come ho già cercato di mettere in evidenza nel capitolo

I VERI CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA

In Massoneria questo livello viene identificato con il 30° grado

" Cavaliere dell’Aquila Bianca e Nera "

> Grande Eletto Cavaliere Kadosh <

Il Kadosh è il "santo", il "puro", colui che ha valicato

la soglia dell’iniziazione suprema

portando alle estreme conseguenze il tema del distacco da qualsivoglia fattore di condizionamento psicologico, spirituale, filosofico.



-[f]E’ "il soldato dell’Eterno, che deve avere reciso ogni cordone ombelicale con il mondo ", ovvero il massone che ha realizzato in termini assoluti l’obbiettivo di una totale liberazione mentale e spirituale, ottenuta mediante una pratica rituale che "in pieno spirito d’indipendenza lo svincola da ogni sudditanza rispetto alle idee che possa avere in precedenza acquisito per fede religiosa, o per formazione culturale socio-politica”.

Esattamente come gli antichi cavalieri templari.

sé e della realtà che lo circonda ed essendo riuscito ad abbandonare ogni pregiudizio e dogma sull'Essere Supremo, è finalmente > libero < ,se lo desidera, di esplorare

"lo Sconosciuto"

ovverosia

" Ciò che si deve ancora conoscere "

Questo in quanto ha imparato a tornare sempre ed in ogni momento al

> Centro della Croce <

facendo sbocciare > il fiore dai 77 petali < che si nasconde nel suo petto.

<> Non è quindi un caso che il simbolo del "cuore" nella tradizione ermetica è rappresentato da "una rosa", la quale, posta in mezzo alla "croce ansata", contraddistingueva

> un cavaliere rosa + croce <

ed era il modo più semplice di indicare un uomo in cammino

alla ricerca della Luce e alla scoperta del suo "terzo occhio", quello nascosto nel cuore e che gli permette di vedere l’invisibile nel visibile.

In Massoneria questo livello viene quindi identificato con il 30° grado

" Cavaliere dell’Aquila Bianca e Nera "

l’unico,come nella “ tavola rotonda”,che possa sedersi sul

> seggio periglioso <

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ll Seggio periglioso (Siege perilous, letteralmente ”seggio pericoloso” ) è il tredicesimo seggio vacante alla Tavola rotonda.

Esso è stato riservato da Merlino a quell' unico nobile cavaliere che riuscirà nell'impresa di ritrovare il Santo Graal

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Il nobile cavaliere che alla fine riuscirà a sedersi senza alcun danno sarà, a seconda delle varie versioni della leggenda, Ser Galahad o Ser Parsifal.

Perciò,chiunque osi sedersi su di esso, senza averne titolo incorrerà in gravi sventure: dalla morte immediata, all'essere subito inghiottito dentro una voragine che si aprirà sotto di lui. Sull’argomento vi è poi un fiorire di leggende simili.

Papa Bonifacio VIII

Da qui il titolo di pericolosità nel sedersi sul > seggio pontificio < che uccide immediatamente “ il cavaliere impuro” , come ebbe modo di constatare Papa Bonifacio VIII, che aveva costretto il suo predecessore Celestino V a scendere precipitosamente dallo ”scranno magico” per tornare alla vita eremitale.

Papa Ratzinger, ha deciso di scendere spontaneamente - a differenza del Suo predecessore Pietro da Morrone < > Celestino V- riuscendo cosi ancora in vita a passare le consegne al Cardinale Bergoglio <> Francesco I

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Capitolo 8

??!! Papa Bergoglio ne seguirà le orme !!??

'Cambio di Strategia e della simbologia'

Dalle prime mosse sembrerebbe che ne abbia la ferma intenzione.

Basti osservare con estrema attenzione la strana e improvvisa

> modifica di due dei simboli <

inizialmente scelti dal Cardinale Bergoglio per attestare, a quanto ha sostenuto,il suo particolare attaccamento alla Sacrada Famiglia, scegliendo nella

1°versione

> la stella a cinque punte <


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2° versione

> la stella a otto punte <

Si è provveduto altresì a ritoccare il simbolo del

“ Fiore di Nardo

che nella prima elaborazione appariva come un

“Grappolo d’ uva”

Da un esame accurato della diversa “simbologia scelta, si capirà che - diversamente da quanto dichiarato da mons. Lombardi in conferenza stampa e ribadito dalla segreteria vaticana- le differenze non sono puramente di forma ed estetiche, ma decisamente "sostanziali" dal punto di vista misterico ed escatologico.

Per un prelato infatti l'uso di uno “stemma” viene considerato particolarmente importante per simbolo, figura allegorica, espressione grafica,ma soprattutto perché deve rappresentare, con un’oculata scelta, la “sintesi simbolica ” del messaggio apostolico ed ecumenico che intende dare del proprio ministero. Questa scelta viene normalmente modificata via via che il sacerdote di romana chiesa assume incarichi più elevati, Pertanto “i simboli” scelti per lo “stemma vescovile”, possono venire modificati per lo “stemma cardinalizio” e soprattutto per quello “papale”.

Ne è un classico esempio la scelta fatta da Papa Luciani

> Giovanni Paolo I <

Non avrebbe dovuto essere il caso di quest’ultimo Pontefice, fermamente intenzionato a mantenere gli

> stessi simboli <

da Lui scelti nel lontano 1992, quando fu nominato “Vescovo di Auca” in Argentina. Invece di fronte a precise critiche e puntuali osservazioni da parte dei maggiori esperti di araldica ecclesiastica,questi si è visto costretto - caso più unico che raro - a modificarne "le immagini" inizialmente scelte, trasformando – come cercheremo di dimostrare, peraltro senza forse nemmeno accorgesene -

> il contenuto simbolico ed evangelico <

del Suo > Messaggio Pastorale e Spirituale < almeno dal punto di vista “misterico escatologico”, che è quello che più conta, perché, da questo punto di vista, parla non certo al popolo dei fedeli, ma essenzialmente a coloro della Curia e del Suo Episcopato altrettanto preparati e accorti esotericamente.

Sarebbe veramente semplicistico e decisamente fuorviante considerare siffatta scelta” un normale avvicendamento di “Simboli liturgici” e farla passare per un semplice

> ritorno all'antica simbologia <

°°°°°°

Capitolo 9

> L’Annunciazione? <

Questi improvvisi mutamenti mi hanno ricordato l'articolo che ho scritto e pubblicato sul mio Sito

> SOS COLLEMAGGIO <

per ringraziare la pittrice giapponese Yasuko Sugiyama della splendida serata trascorsa insieme ad alcuni amici ed all'incontro con le sue opere appese sulle pareti della stanza da pranzo. Una in particolare aveva colpito la mia sensibilità e la mia immaginazione, soprattutto per la scelta del "titolo" da parte dell'autrice

> L’Annunciazione? <

che mi era sembrato, a prima vista, troppo emblematico e contraddittorio. Ne è nata una conversazione a tratti tesa per la diversità di opinioni, ma soprattutto per il mio modo, troppo avvocatesco e italiano, di sostenere il mio iniziale punto di vista, che, grazie alla proverbiale gentilezza e delicatezza del carattere giapponese, ha saputo trasformarsi in un arricchimento reciproco: come ha avuto modo di sottolineare la mia amica Valeria, a cui l'ho poi inviato.

[

Penso che sia corretto e gentile nei riguardi di Valeria richiamare il suo breve commento e le parole di ringraziamento rivolte all’amico e fratello Carlo Ciapetti , che aveva ritenuto opportuno girargli l’articolo che gli avevo inviato per averne un parere critico:

Grazie Carlo, ringrazia anche Giovanni l'articolo è splendido, curatissimo; nonostante la sua lunghezza è essenziale nelle parole e ricco di emozioni. L'accaduto, il letto, l'interpretato, l'analizzato sono particolarmente interessanti, ma ciò che mi ha affascinato è il rapporto che si è instaurato fra due menti, fra due anime in ricerca … della stessa cosa e che hanno saputo apprezzare dell'Altro la profonda diversità come fonte di arricchimento tanto da portare Giovanni a comprare il quadro e capovolgerlo per renderlo più vicino a sé. Così facendo ha unito due culture, ha creato sintesi. Se fossi in lui, però, ogni tanto - magari in un giorno di pioggia - proverei a rimettere il quadro nella posizione scelta dall'artista giapponese: forse ogni volta troverà suggestioni diverse di arricchimento. Un bacio Valeria”

Ho voluto riprendere il delizioso commento di Valeria, perché ho cercato in questa non facile analisi della simbologia dello

> Stemma di Papa Francesco <

di seguire la stessa impostazione e metodologia, evitando di urtare la suscettibilità di alcuno e in particolare di

Papa Bergoglio

a cui ho inteso dedicare questa mia ricerca e nei confronti del quale nutro una grande simpatia e una profonda stima per i gesti di profonda umiltà e carità cristiana che giornalmente compie.

Mi auguro di cuore di averne inteso il profondo

“Messaggio Pastorale”

con risvolti chiaramente misterico-escatologici, cosi abilmente nascosti e camuffati nel suo

“Stemma”

e negli altri simboli scelti con altrettanta cura (l’anello pietrino, la croce di ferro, il pastorale d’argento e il Pallio pale a croci Kadosch), cosi come è avvenuto con il dipinto di Yasuko Sugiyama, che, a sua insaputa, mi ha indicato qual’era

l’Ascensore” per arrivare in "Paradiso"

Segno tangibile della quasi

illeggibilità dei simboli <

e di conseguenza della facile distorsione in cui incorrono i non addetti ai lavori, come dimostra il mio studio dei simboli scelti da

Papa Francesco I

>> II PARTE <<

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo