L’insostenibile leggerezza dei "Simboli" di Papa Francesco. Parte 2

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>> II PARTE <<

ANALISI SIMBOLICO ESOTERICA

' Stemma di Papa Francesco I '

Capitolo 1

1° Versione

SPIEGAZIONE DELLO STEMMA

'miserando atque eligendo'

LO SCUDO

Nei tratti essenziali, il Papa Francesco ha deciso di conservare il suo stemma anteriore, scelto fin dalla sua consacrazione episcopale e caratterizzato da una lineare semplicità.

Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo.

La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero.

In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa, mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.

IL MOTTO

Il motto del Santo Padre Francesco è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote (Om. 21; CCL 122, 149-151), il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di San Matteo, scrive: “Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me” (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi).

Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola.

Una volta eletto Vescovo, S.E. Mons. Bergoglio, in ricordo di tale avvenimento che segnò gli inizi della sua totale consacrazione a Dio nella Sua Chiesa, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l'espressione di San Beda

>miserando atque eligendo<

che ha inteso riprodurre anche nel proprio stemma pontificio.

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< Stella Maris <> Fiore di Nardo <

Nella prima versione ufficiale è rappresentata la classica stella a cinque punte”, che si richiama alla “Stella Maris”, ovvero al “simbolo” della Vergine Maria alla quale mons. Bergoglio è sempre stato particolarmente devoto.

Di lato un fiore (stilizzato) di nardo d’argento, “simbolo” di San Giuseppe

Inizialmente da molti interpretato come “un grappolo d’uva” che, nella tradizione biblica , è il frutto della vigna del Signore e della misericordia divina

> MISERANDO ATQUE ELIGENDO <

Per quanto riguarda il motto del Papa "Miserando atque eligendo"

questo vuol dire "Scusando e scegliendo" come ad indicare

> la misericordia divina <

E’ tratto da un’omelia di Beda il Venerabile (San Beda, 672-735- Om. 21; CCL 122, 149-151) scritta sull’episodio della “chiamatadi San Matteo, con il significato

con sentimento d’amore lo scelse“

Più precisamente, è tratto dal passo

“Vidit ergo Jesus publicanum, et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi, Sequere me. Sequere autem dixit imitare. Sequere dixit non tam incessu pedum, quam executione morum…”.

[trad.: Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi» (Mt 9, 9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: «Seguimi». Gli disse «Seguimi», cioè «imitami». Seguimi, disse, non tanto col movimento dei piedi, quanto con «la pratica della vita». Infatti «chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato» (1 Gv 2, 6)].

Come ricorda il portavoce della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi S.J. “Essa riveste un significato particolare nella vita e nell’itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell’anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull’esempio di Sant’Ignazio di Lodola. Una volta eletto Vescovo, S.E. Mons. Bergoglio, in ricordo di tale avvenimento che segnò gli inizi della sua totale consacrazione a Dio nella Sua Chiesa, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l’espressione di San Beda “miserando atque eligendo”, che ha inteso riprodurre anche nel proprio stemma pontificio”. .

>>??!! Questa è la versione ufficiale !!?? <

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Capitolo 2

> L’improvviso mutamento della simbologia <

'effetti geopolitici e pastorali per le implicazioni mistico-esoteriche'

Trascorsa appena una settimana ne veniva improvvisamente fornita una diversa versione, che - al di là delle spiegazioni formali e di circostanza fornite da padre Lombardi nella nuova conferenza stampa del 27/03/2013 – presenta, come si diceva, differenze sostanziali dal punto di vista simbolico, non confortate in alcun modo dalle dichiarazioni ufficiali

2° Versione

Appare di tutta evidenza che il significato simbolico della

> stella della natività < e del > fiore di nardo <

scelto inizialmente da Papa Bergoglio, allorché venne consacrato Vescovo di Acaua, si è inevitabilmente trasformato in qualcosa di completamente diverso e non è dato sapere se con il pieno consenso di Papa Francesco, che sembra non rendersi conto delle profonde

> implicazioni misteriche - escatologiche <

del suo gesto specie se, come è giusto, questi mutamenti  vadano interpretati , trattandosi di uno

"Stemma Papale"

anche e soprattutto da un punto di vista esoterico, secondo i dettami del

>  linguaggio alchemico dell’Arte Reale <

Ma, anche rimanendo nell’ambito di un’interpretazione autentica dal punto di vista dottrinale, si deve mettere in evidenza il differente

"messaggio di chiara ispirazione gnostica templare"

che consegue al cambio della simbologia, che – a nostro avviso- finisce per modificarne sostanzialmente i contenuti metaforici diversamente da quanto è stato ufficialmente comunicato e cioé la precisa intenzione del Papa di esprimere la propria particolare “devozione” verso la Vergine Santissima e San Giuseppe, facendo si che nel suo stemma papale, come in precedenza in quello vescovile e cardinalizio, venissero rappresentati i simboli della

Sacra Famiglia"

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Capitolo 3

> Stemma Papa Francesco <

'Simbologia misterico-escatologica'

Un più attento e approfondito esame della simbologia scelta, soprattutto nella versione definitiva, potrebbe portare a

> conclusioni diametralmente opposte <

essendo esaltata –dal nostro punto di vista, sicuramente opinabile - non tanto la Vergine Maria con lo sposo Giuseppe, bensì lo stesso

> Gesù <

unitamente alla "donna" che più ha amato e  che più gli è stata accanto, soprattutto nei momenti più difficili:

> la Maddalena <

non a caso, considerata dalla tradizione gnostico templare

> L’Apostola degli Apostoli <

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Capitolo 4

L’importanza delle Tre Marie

La Chiesa latina è solita accomunare nella liturgia

> Tre distinte Donne <

di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente:

1) Maria, la Madre di Gesù;

2) Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, l'innominata peccatrice: cui molto è stato perdonato perché molto ha amato"

3) Maria Maddalena o di Magdala, l'ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla Crocifissione che ebbe il privilegio di vedere risorto.

Sembra che Papa Francesco nel Suo nuovo

> Stemma <

abbia voluto accomunare

Maria Vergine e Maria Maddalena,

scegliendo con cura i nuovi simboli.

E forse non è un caso che in una recente intervista abbia tenuto a sottolineare

IL MONDO /  Top 10  / 03 Aprile 2013

> Papa Francesco elogia le donne: "Testimoni privilegiate di Dio" <

Ma a noi  piace leggerlo e interpretarlo in modo completamente diverso dal punto di vista della simbologia araldica ecclesiastica e da quella più probabile

“Gnostico Templare”

avendo- a nostro avviso – i tre simboli" scelti per lo stemma, uniti al “Pallio Pale", un chiaro e preciso significato esoterico

Pallio Pale appositamente ideato e indossato da Benedetto XVI nelle più importanti

"celebrazioni rituali"

Francesco infatti, a differenza di altri "paramenti rituali" indossati dal Suo predecessore, ha deciso di mantenerlo e utilizzarlo, anche se in determinate celebrazioni ufficiali.

invertendo, come Benedetto XVI, la posizione dello

> spillone sulla spalla sinistra <

Se si seguono infatti i precisi e non equivocabili dettami dell’araldica ecclesiastica e di quella “gnostico templare”, a cui - prima Benedetto XVI e poi il suo diretto successore Papa Francesco - hanno mostrato, di volersi scrupolosamente attenere, scegliendo determinati simboli, ma soprattutto indossando un simbolo

"il Pallio pale con  6 croci Kadosch”

che al riguardo non lascia - dal nostro punto di vista - adito a dubbi, trattandosi si un simbolo adottato dalla Massoneria.

In Massoneria questo livello viene identificato con il 30° grado "il Cavaliere dell’Aquila Bianca e Nera"

> il Grande Eletto Cavaliere Kadosh <

Il Kadosh è il "santo", il "puro", colui che ha valicato la soglia dell’iniziazione suprema portando all'estreme conseguenze il tema del distacco da qualsivoglia fattore di condizionamento psicologico, spirituale, filosofico.



E’ "
il soldato dell’Eterno che deve avere reciso ogni cordone ombelicale con il mondo ", ovvero "il massone" che ha realizzato in termini assoluti l’obbiettivo di una totale liberalizzazione mentale e spirituale, ottenuta mediante una pratica rituale che "in pieno spirito d’indipendenza lo svincola da ogni sudditanza rispetto alle idee che possa avere in precedenza acquisito per fede religiosa, o per formazione culturale socio-politica" esattamente come gli antichi cavalieri templari.


L'utilizzo di una "simbologia" di taglio massonico da parte di alcuni Pontefici, ha fato ritenere a torto che in diverse occasioni hanno utilizzato questa simbologia occulta come Paolo VI, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I appartenessero a Logge Massoniche o a Sette Segrete come  gli "Illuminati".

Le stesse insinuazioni vengono mosse anche a Francesco I per lo stretto e presunto legame tra la Massoneria e la Compagnia di Gesù. Si tratta di illazioni prive di alcun fondamento, trattandosi di un tipico

"alfabeto simbolico in codice"

utilizzato da  Gruppi esoterici di diversa cultura e tradizione religiosa, come lo stesso Leonardo da Vinci. Si vedano in proposito i sue capitoli dedicati a questo grande "iniziato", che sembra che appartenesse all’Ordine dei così detti Seri” o "Shri", i saggi del passato. Era anche  uno dei “Giocondi, un Ordine misterioso, il cui scopo era quello della crescita continua attraverso l’esercizio permanente.

IL CODICE SEGRETO DI LEONARDO DA VINCI

LA CHIAVE MASSONICA PER LA QUADATURA DEL CERCHIO

La Chiesa cattolica non è da meno. Infatti è riconosciuto dalle stesse Autorità Ecclesiastiche che molti dei Suoi massimi esponenti  necessitano di  una specifica preparazione esoterica,  sviluppando in modo più o meno intenso particolari poteri propri della loro funzione  apostolica e evangelica, ed è proprio in forza di questa impostazione, in cui fermamente credono, che utilizzano - a totale insaputa dei fedeli che partecipano alla sacra cerimonia - appositi

> paramenti e ornamenti rituali <

come mostra quest'immagine di Giovanni Paolo I, che indossa il tipico "spillone" al contrario sulla spalla sinistra.

Suggestioni  che abbiamo affrontato nel capitolo

GLI SPILLONI DEL PALLIO : RISVOLTI MISTICI ED ESOTERICI

Siamo sinceramente convinti che Papa Bergoglio abbia, come ogni "Buon Gesuita", un proprio percorso di sviluppo della coscienza, raggiungendo  il grado più elevato riconosciuto agli adepti della Compagnia (il IV livello)l, non potendo altrimenti assurgere  ai gradi episcopali di "Vescovo" e di " Cardinale".

Queste implicazioni tipicamente mistico-esoteriche portano inevitabilmente ad un diversa lettura dello

> STEMMA <

i cui "simboli" vanno letti e interpretati con

"la lingua degli uccelli“

e certamente non secondo gli schemi dell’araldica ecclesiastica, che appare a prima vista – almeno per quanto riguarda “ la versione definitiva” dello stemma di Papa Francesco - non conforme ai precisi dettati indicati da Giorgio Aldrighetti, uno dei maggiori esperti di araldica ecclesiastica  le cui critiche e osservazioni – che esamineremo  in modo più specifico nelle III parte di questo lavoro - hanno portato al

> cambio repentino della simbologia <

Con il cambiamento avvenuto, si è posto inevitabilmente in essere

"un messaggio simbolico"

completamente diverso, che - unito agli altri paramenti rituali scelti appositamente da Papa Francesco all’atto della Sua elevazione al soglio pontificio - finisce inevitabilmente per trasmettere

> un messaggio simbolico <

di ben altro tenore, con chiare

> valenze esoteriche gnostiche e templari <

tali da dare inevitabilmente la stura a critiche ancora più pesanti sulle presunte commistioni con la Massoneria o con  del tutto irrealistiche "Sette segrete", gruppi oggetto di tante riserve nella 1° versione, riserve, come cercheremo di dimostrare assolutamente infondate e pretestuose.

A nostro modesto avviso "i simboli" scelti e approvati dal nuovo Pontefice possono dare adito a

> due diverse interpretazioni <

nessuna delle quali  conformi a quella "ufficiale", che contrasta decisamente con le intenzioni di Papa Francesco, che riteniamo si sia fatto prendere la mano da presunti esperti di araldica ecclesiastica, ma del tutto avulsi dalla simbologia iniziatica.

Se ne ha una prova tangibile nello "stemma papale" posto sul soffitto davanti al portone della Basilica di San Francesco ad Assisi.

Stemma, che stranamente evidenzia

" il bianco fiore di Nardo"

ed alcune piccole "foglioline", a differenza degli altri "stemmi" realizzati per le altre Basiliche Papali.

Roma si trovano quattro Basiliche papali e sono:

  • San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma, chiamata anche Arcibasilica Lateranense
  • San Pietro in Vaticano, chiamata anche Basilica Vaticana
  • San Paolo fuori le mura, chiamata anche Basilica Ostiense
  • Santa Maria Maggiore, chiamata anche Basilica Liberiana

La particolarità di queste quattro basiliche papali è che hanno una Porta santa e un Altare papale. Le Porte Sante sono aperte con un rito speciale dal Papa o da un suo incaricato solo per la durata di un Anno Santo, e giocano un ruolo importante nella concessione della cosiddetta indulgenza plenaria.

Basilicae maiores fuori Roma:

  • Basilica di San Francesco ad Assisi dal 1754
  • Basilica di Santa Maria degli Angeli (Porziuncola) ad Assisi
  • Santuario della Beata Vergine del Rosario a Pompei, dal 1901
  • Basilica di Sant'Antonio a Padova
  • Basilica della Santa Casa a Loreto

Gli stemmi papali sono stati posti anche in tutte le Chiese della Compagnia di Gesù e per quanto riguarda Roma precisamente sui portali della Chiesa del Gesù, della Chiesa di S. Ignazio e del vicino Oratorio del Caravita, della Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale e della Parrocchia di San Saba.

In tutte le chiese ci si è attenuti alla 2° versione ufficiale, fatta eccezione per

"Santa Maria degli Angeli e dei Martiri" (Roma)

"Santa Maria della Vittoria" (Roma)

Stemmi, in cui "il fiore di nardo" è stato dipinto completamente in bianco, mentre per lo stemma posto sul soffitto antistante il portone d'ingresso della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, ci si è limitati a colorare di bianco un piccolo "fiore" e tutti i "puntini" della  Mitra papale, come indica il frate cappuccino in questa foto.

Qualcuno comincia a mostrare qualche perplessità e si permette  avanzare qualche legittimo rilievo sulla scelta del

> Simbolo del Fiore di Nardo <

rappresentato non in "versione naturale", come sarebbe stata la prassi araldica, ma completamente dorato.

I fraticelli di Assisi hanno pensato di precedere a qualche indispensabile "modifica", sperando nella benevolenza papale, visto e considerato che gli esperti di "stemmi nobiliari e ecclesiastici" hanno finito per stravolgere le indicazioni iniziali di Papa Francesco, che, secondo il suo portavoce,  Mons Lombardi, avrebbe dovuto essere assolutamente identico a quello scelto da Mario José Bergoglio quando fu nominato

> Vescovo di Auca<

Secondo il nostro personale punto di vista, più che la figura dI Maria e Giuseppe spiccano quelle di Gesù e della Maddalena, che secondo la tradizione gnostico- templare si sarebbero uniti  nel sacro vincolo del matrimonio, avendo almeno Tre Figli, fuggiti Francia con la madre, Maria di Betania e Giuseppe di Arimatea.

Secondo questi racconti leggendari dalla Maddalena sarebbe discesa la stirpe di "sangue reale" dei Merovingi.

Seguendo questa  personale e chiaramente discutibile diversa impostazione metodologica  Noi saremmo propensi a fornire ai nostri critici due interpretazioni. La prima più conforme ai desideri consci di Papa Francesco I. La seconda forse più consona  e  chiaramente non  apertamente manifestabile dell' "Iniziato ai misteri" padre gesuita José Mario Berboglio.

INTERPRETAZIONE

“Simbologia araldica ecclesiastica”

INTERPRETAZIONE

“Simbologia gnostico templare”

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Capitolo 5

Il Culto templare del ‘Sang Real’

I Discendenti legittimi della "Maddalena" moglie di Gesù

La Sacra Stirpe dei Merovingi

A nostro modesto parere, pur non avendo alcuna preparazione specifica in fatto di  "araldica ecclesiastica", siamo arrivati alla conclusione che la simbologia adottata per lo stemma papale non sia assolutamente pertinente, ma sia legata al culto della Maddalena ed abbia uno specifico riferimento alla "spada" di Goffredo di Buglione, posta in una bacheca nelle segreteria del Convento del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

con la quale vengono consacrati e iniziati

“Cavalieri del Santo Sepolcro”

Spada-Croce che  è strettamente legata la nascita della dinastia francese dei Merovingi, di cui la Maddalena sarebbe la capostipite e Giovanna d'Arco, secondo la leggenda, la sua incarnazione

Secondo questi racconti leggendari, ripresi seriamente anche da molti autori delle storie arturiane, la Maddalena, dopo la morte di Gesù sarebbe fuggita in Egitto con l’aiuto di Giuseppe di Arimatea e da lì in Francia, dove, secondo alcuni, avrebbe portato con sé i figli suoi e di Gesù.

Una volta approdata nel sud della Francia, avrebbe predicato  la "buona novella" del Signore, evangelizzando gran parte di quella terra, abitata d’altronde da una popolazione prevalentemente di origini semitiche.

Lorenzo Lotto

Maria Maddalena ,sarebbe morta nel 63 d.C, all'età di 60 anni, in quella che oggi è St. Maximin La Baume, in Provenza, nella Francia meridionale.

Le reliquie della Maddalena sono tutt’oggi gelosamente custodite in una teca della chiesa di Sant Maximin, in Provenza.

Il teschio della Maddalena è racchiuso in una bacheca fatta in oro massiccio, esposta al pubblico come un personaggio fondamentale delle Sacre Scritture.

Il 22 luglio di ogni anno viene festeggiata Santa Maria Maddalena, anche se ancora molte persone sono convinte che questa donna sia ancora 'la peccatrice redenta' descritta nei Vangeli e definita tale da uno "sprovveduto" quanto "ignorante" papa Gregorio Magno nel VI secolo.

In nessun passo dei Vangeli è in realtà  scritto che Maria Maddalena fosse una 'prostituta', tutt'altro: dalle varie vite sulla santa scritte nei primi secoli dopo Cristo, sembra che Maddalena fosse nata in una famiglia importante e suo padre "Siro il 'Giairo' "fosse il sacerdote che officiava nella nella grande sinagoga marmorea a Cafarnao e la sua carica era ereditaria, riservata esclusivamente ai discendenti di Giair (Numeri 32:41).

Nonostante quanto detto finora, Maria Maddalena ha dovuto attendere papa Paolo VI, che ebbe il coraggio di dire che la Maddalena non era, in realtà una prostituta, e che, le tre donne che identificavano la Maddalena come una grande peccatrice, non erano altro che tre persone distinte.

Si tratta chiaramente di un racconto leggendario, ma sembrerebbe confermato da alcuni riscontri storici e in particolare al viaggio di Francesco in Egitto, dove incontrò il Califfo Al Malik, che gli dette, dopo la permanenza per 10 giorni nella Sua tenda,

"un secumero"

un salvacondotto, che gli permise di girare per diversi mesi nel Medio Oriente, portandosi fino a Gerusalemme, dove poté visitare insieme a Elia e agli confratelli che lo accompagnavano,

> i Luoghi Santi <

Sbaglierebbero infatti coloro che considerano Francesco un puro mistico, completamente estraneo ai problemi della gente cui era rivolti il suo messaggio. Era infatti anche e soprattutto un accorto politico, esperto  nell'arte diplomatica e capace di parlare ai semplici, come ai dotti.

Il viaggio in Egitto e poi nel vicino Medio Oriente ne è una palese controprova. Fu grazie ai rapporti instauratosi con i Califfi di Egitto e della Siria che  Francesco, con l'ausilio di Elia, riuscì a penetrare in un territorio ostile, facendo accettare la sua visione del mondo e del rapporto con l'Essere Supremo, che si incarna in ogni essere vivente.

Sembra in effetti difficilmente contestabile che furono proprio Francesco ed Elia ad aprire la strada agli altri confratelli per fondare i Conventi e gli Ospizi francescani sul Monte Sion, a Gerusalemme, a Betlemme, a Nazareth e al Santo Sepolcro, la cui custodia venne affidata appunto ai francescani fin dalla fondazione del Convento nel 1218 ad opera di Frate Elia, appositamente inviato in Palestina a tale scopo e che preparò la venuta di Francesco non certo per convertire, ma per ottenere

> il rispetto e la tutela dei Luoghi Santi <

compito assolto per oltre 700 anni, cosa del resto confermata da diversi autori francescani, che  riconoscono che, grazie all'appoggio del Sultano Malik al Kamil e all'intima e indissolubile amicizia iniziatica instauratisi tra questi due Maestri Sufi, in occasione della visita del Santo a Gerusalemme vennero poste le basi perché ai francescani venisse concessa

>  La custodia perenne  dei Luoghi Santi <

La gigantesca Basilica del Santo Sepolcro visitabile oggi a Gerusalemme comprenderebbe, secondo la più antica tradizione,  sia il luogo della

> crocifissione di Cristo <

Salvator Dalì

il cosiddetto Golgota, sia il luogo del giardino dove era scavata la tomba della sepoltura di Gesù.

Infatti, da quel che si può dedurre dai Vangeli il luogo della crocifissione era nei pressi di un giardino (“nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo” Gv. 19,41)  e in questo giardino doveva esserci la "roccia" dove Giuseppe di Arimatea si era fatto scavare una tomba (Mt. 27,60: e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia)

E che si tratti di un "vincolo sacro" lo conferma un'altra elemento, che sembra avvalorare quest'ipotesi.

Per quasi 800 anni mai nessuna comunità religiosa, come quella ebraica, armena, copta, nonostante ripetuti tentativi, sono riusciti - pur cambiando nelle varie epoche la dominazione e il controllo di questi Luoghi- a scalzare i francescani da questo

"compito iniziatico"

loro concesso in qualità di

> Cavalieri del Santo Sepolcro <

Comunità francescana, che ancora oggi si fregia di questo antico vessillo.

Mons. Ugo Tonini

"compito iniziatico"

loro concesso in qualità di Comunità francescana, che ancora oggi si fregia di questo antico vessillo quando celebra la messa nel

> Santo Selpocro <

Qui officiata - durante la messa della natività - personalmente dal francescano Mons. P. Pizzaballa, attuale

"Custode della Terra Santa "

Del resto lo stesso Papa Francesco non si fa, né si è mai fatto alcun scrupolo di utilizzare una

"simbologia cavalleresca"

tradizionale di ispirazione massonica, gnostica, magico esoterica, nelle

> cerimonie  rituali <

come si vorrebbe insinuare da interessati critici, traendo spunto da simbolo dei Cavalieri del Santo Sepolcro, posto sul petto di Papa Francesco durante l'Omelia pronunciata il 5 maggio 2014 nella Chiesa di Santa Marta, 20 giorni prima del viaggio in Terra Santa.

Ma c'è un altro  argomento  -a nostro avviso decisivo-  ad avallare quest'ipotesi ed è il  "potere" concesso a Francesco e da quest'ultimo al Priore del Convento del Santo Sepolcro di introdurre e iniziare "fratelli" nell'

Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro

Circostanza confermata del resto anche dall'ambasciatore francese in Palestina, il famoso scrittore francese Chateubriand, che nelle sue "memorie d'oltretomba", racconta di aver trovato dei documenti originali che confermerebbero la fondazione del convento in quel periodo storico e la nomina di francescani a custodi.

Chateubriand, a quanto riferisce John Tolan a pag. 296 del libro citato, riceve dai francescani, che lo ospitavano nel loro Convento

"un onore che non aveva né domandato, né meritato"


Nel suo libro "Memorie d'oltretomba" Chateubriand evoca spesso il nome di Francesco "mio > Patrono in Francia < e mio >albergatore al Santo Sepolcro< che visitò" (ed, Longanesi, Milano vol.3, pag.483), ma riferisce di "un'incredibile iniziazione" ai

"Cavalieri del Santo Sepolcro"

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eseguita con > la spada < di "Goffredo di Buglione" dal Custode francescano dei Luoghi Santi

> l'unico <

a cui era riconosciuto il diritto ad introdurre nuovi membri nell’ Ordine.

Secondo l'ambasciatore francese in Palestina, a lui venne data l'investitura a Cavaliere - guardiano del Luoghi Santi con "un rito" che può essere accostato secondo John Tolan a quello al quale aveva partecipato Nompar de Caumont nel 1419 e anche ad altri occidentali, come il console inglese nel 1856, a cui venivano mostrate anche "gli speroni" di Goffredo di Buglione, conservati ancora oggi nella Chiesa del S. Sepolcro a Gerusalemme.

L'Ordine dei Francescani ha quindi nel suo seno dei veri

> Cavalieri del Santo Sepolcro <

Ma tornando alle vicende storiche di Maddalena nel 1105 Goffredo di Vendome compone in suo onore un sermone che riunisce la maggior parte dei dati disponibili sulla santa. Si parla anche di un

"Cristianesimo Maddaleno”

che sarebbe stato ben diverso da quanto diffuso da Pietro, principalmente a Roma, e da Paolo di Tarso nelle varie province romane.

Maria Maddalena fa la sua prima apparizione nel VII° secolo nei martirologi e nella liturgia con le prime citazioni delle sue reliquie nell’abbazia di Notre Dame di Chelles nella stessa epoca.

Ma l’effettivo decollo del culto è legato al successo del Santuario di Vezelay, dedicato alla Maddalena nel 1050, ma originariamente intitolato alla Vergine Maria, dove i monaci di Vezelay scoprivano di essere in possesso delle reliquie della santa giunta in Francia attraverso il leggendario sbarco di Marta e altri in Provenza.

La Chiesa di Vezelay ebbe la sua consacrazione simbolica a favore della  Maddalena, quale  tutrice e ispiratrice dell'Ordine dei Templari fondato da Bernardo di Chiaravalle, quando quest'ultimo, nella Pasqua del 1146, impose

"la croce"

al Re di Francia, Luigi VII,come avvio alla II crociata.

Questa tradizione quasi fiabesca è in qualche modo avvalorata dalle immagini sulle vetrate della Cattedrale di Chartres. Le figurazioni sacre, tra le luci delle finestre della chiesa medievale più bella e importante del mondo, lasciano spazio a scene della vita in Francia di

Maria Maddalena

Secondo questo racconto  in parte accolto dalla stessa Chiesa cattolica la Maddalena, considerata a tutti gli effetti

“ la sposa di Cristo

Ma forse è la Cattedrale di St Denis a  Parigi la chiesa che riveste maggior importanza per le leggende legate alla Maddalena e ai  Re Merovingi, che sarebbero i suoi diretti discendenti e che, in quanto tali, erano portatori di un

"Sangue Reale"

con poteri taumaturgici miracolosi, essendo

"il sangue"

appartenuto a Gesù, sposo in terra e  in cielo della  Maddalena a dire del Templari, che la venerarono  come la capostipite del loro Ordine a Lei consacrato.

Il legame tra la discendenza di Maria Maddalena e i Merovingi è raffigurato nella Cattedrale di Saint Denis a Parigi, dove sono le tombe dei Re Merovingi

Nella navata della Cattedrale per secoli avvenne una cerimonia molto particolare, una cerimonia pubblicamente officiata dai Re di Francia, successori dei Merovingi di fronte a folle immense.

Il Re toccava i malati sulle guance piagate dalla scrofolosi, una malattia della pelle molto diffusa in passato e molti dei malati guarivano in maniera apparentemente miracolosa.

I Re Merovingi chiamati i "Re incantatori" od i "Re taumaturghi" , i "Re pescatori dai lunghi capelli", poiché grazie a questa proprietà miracolosa del loro sangue potevano guarire gli infermi mediante l'imposizione delle mani. Si diceva anche fossero chiaroveggenti e capaci di comunicare telepaticamente con gli animali ed il mondo naturale e che portassero una potentissima

< collana magica >

E tutti avevano una "voglia" caratteristica che li distingueva dagli altri uomini, li rendeva immediatamente identificabili ed attestava il loro sangue sacro o semidivino.

Questa "voglia", si diceva, che avesse la forma di una

situata sul cuore - una bizzarra anticipazione del blasone dei cavalieri Templari - o tra le scapole.

I Merovingi spesso erano chiamati anche i "Re lungichiomati", poiché - come Sansone nell'Antico Testamento - non si tagliavano mai i capelli e la loro chioma conteneva la loro "vertu": l'essenza ed il segreto del loro potere. Essi stessi si vantavano di discendere da NOÈ che consideravano, ancor più che Mosè, come la fonte della loro sapienza biblica.

Progenie del ‘Sang Real’ furono i primi Re di Francia, i Merovingi, i cosiddetti Sovrani Lungichiomati.

Questa stirpe coronata, ebbe inizio con il Re Clodoveo I, passato alla storia per aver portato a Parigi la capitale dell’antica Gallia avviando la nascita dello stato di Francia. Suo dicendente fu Dagoberto II, ucciso, con pugnalate negli occhi, mentre dormiva nel 679 d.C.

Chi aveva interesse ad eliminare

La stirpe di Cristo

sembrava aver avuto buon gioco. Dagoberto però aveva avuto un figlio di cui non si conosceva l’esistenza. Fu lui, Sigisberto IV, a tramandare il ‘Sang Real’, fino appunto a

Goffredo di Buglione

che, proprio per questa presunta discendenza, avrebbe assunto il comando della 1° crociata per riconquistare Gerusalemme e diventare, come Carlo Magno

“Imperatore del sacro romano impero”

Impresa che riuscì a Federico II di Svevia

che si vide riconoscere il titolo proprio dal Califfo al- Malik, grazie ai rapporti di amicizia e fratellanza instaurati da Francesco e Elia con il Califfo d’Egitto

Si tratta chiaramente di un racconto leggendario, che ha avuto però molta influenza tra i templari e circestensi, che non a caso dedicarono le loro “Cattedrali” a

> Maria Vergine <

che per la gente comune altri non era che la “Madre di Gesù” , mentre per i gruppi più esoterici – in primis i Templari – queste rappresentavano un inno alla “Maddalena” , la presunta

“Moglie di Gesù”

I cui eredi, fuggiti in Francia erano considerati dai Templari -come dai Catari e dagli Albigesi e dalle comunità gnostiche -discendenti dei Re d’Israele e quindi ‘Sang Real’, espressione poi deformata in ‘San Graal’, il sangue che ha il potere di purificare i peccati del mondo e giungere a contatto con  le sfere divine, richiamandosi all’allegoria del

Graal

la "coppa miracolosa", che simbolicamente rappresenta

> il ventre di Maria  Maddalena <

che, in tanti romanzi antichi e moderni, il protagonista cerca. E' non è certo un caso che in alcune chiese templari si trovano Maddalene in cinta.

°°°°°

Capitolo 6

> la spada a doppio taglio cristico <

Nell’Apocalisse di Giovanni è rappresentato il Verbo Personificato (il Cristo) e la spada a doppio taglio è posta in bocca al Cristo.

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La spada come simbolo di Giustizia viene di solito raffigurata come


> una spada a doppio taglio <


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Raimondo Lullo scrive:

al cavaliere si dà la spada, che nella forma è simile alla croce, per significare che, come N.S Gesù Cristo vinse sulla croce la morte, nella quale eravamo incorsi per il peccato di nostro padre Adamo, così il cavaliere dovrà con la spada sterminare i nemici della Croce. E poiché la spada ha due tagli e la Cavalleria è fatta per mantenere la giustizia, che consiste nel dare a ciascuno il suo, per questo la spada vuol dire che, per mezzo di essa, il cavaliere deve mantenere la Cavalleria e la Giustizia”.(Cfr. “Libro dell’Ordine della Cavalleria”)

Secondo Guènon ( Cfr. “ I simboli della Scienza Sacra”,pp.160-161) il significato della spada dipende da come essa viene brandita e le sue diverse disposizioni definiscono una determinata “immagine” e “situazione” della Giustizia.

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In questo senso la spada è il simbolo per antonomasia della condizione militare e delle virtù relative al coraggio: espressione di nobiltà, di forza virile e di altezza morale.

Essendo però simbolo di potere essa ha in se una dualità da un lato costruttiva di giustizia dall’altro distruttiva di prevaricazione.

La sua dualità contiene il maschile e il femminile

> il bene unito in un unico oggetto <

Da questa unione di opposti la spada trae la sua forza

> DIVINA <

Bibbia:La spada dello spirito che è la parola di Dio” (E.F. 16-17).

Non è quindi casuale che "la spada a doppio taglio" esca dalla bocca del Cristo nell' Apocalisse.

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La spada, come simbolo della volontà divina, anima e protegge i giusti, punisce gli ingiusti e simboleggia

“il Verbo divino”



come mostra l’esempio vivente di San Francesco, di cui non a caso Papa Bergoglio,  primo nella storia dei Papi, ha scelto lo stesso nome.


 

A conferma di  voler essere -  come " Francesco di Assisi"- nel corpo e nello spirito "un figlio di Dio" che - novello Galahad - aveva trovato e bevuto nella sacra

"Coppa del Graal"

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Capitolo 7

< Il Papa novello cavaliere di Camelot >

Queste sono “le analisi al contrario”, che non si ritrovano certo nella storiografia ufficiale, perché gli avvenimenti, appunto, vengono sempre letti e interpretati nel verso giusto, quello dei “vincitori”, ma che, se ri-letti nel modo corretto, quasi sempre forniscono nuovi elementi decisamente discordanti dalla veritàpropugnataci dagli storici di professione. Soprattutto, forniscono indizi importanti sui “reali rapporti” instauratisi tra la Chiesa, i Templari e la Massoneria (quale espressione” moderna” della libera muratoria), come pure confermano gli stretti legami a livello esoterico e spirituale tra i massimi esponenti della Massoneria Mondiale, della Curia, del Vaticano e le più importanti congregazioni cattoliche, come l’Opus Dei o gli stessi Gesuiti, di cui Papa Francesco è assurto  al massimo

> livello iniziatico e gerarchico <

come hanno tenuto a ribadire i suoi critici, definendolo impropriamente.

- > IL PAPA NERO <

alla luce dell’Emblema dei Gesuiti posto al centro del Suo stemma

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in cui ci sono infatti 32 raggi – 16 diritti e 16 ondulati disposti alternativamente –  e coincide con il

“Sole inca o Sole di maggio”


 

Simbolo solare presente in molte bandiere del Sud America e in particolare sulla  bandiera nazionale argentina e - come vedremo - non certo > casualmente < adottato nell'ultimo stemma  papale dal Mario Bergoglio.

Ma Papa Francesco nella versione scelta per lo stemma papale non adotta il classico

> Simbolo gesuita <


 

Come appare sulla stola indossata durante la messa alla Chiesa del Gesù, in ringraziamento per la canonizzazione di San Pietro Favre, primo compagno e successore di Sant'Ignazio de Lojola.

ma  ha scelto il simbolo meno usuale, in cui


la croce rossa”


 

a forma di ”spada” trafigge la linea mediana della


> H <


a differenza del simbolo scelto per

> lo stemma vescovile <

> lo stemma cardinalizio <

Quasi a voler sottolineare "l’aspetto guerriero" del Suo pontificato

senza con questo doversi identificare con il movimento templare tradizionale di ispirazione massonica, gnostica, magico esoterica: come si vorrebbe assurdamente insinuare da interessati critici.


il SOLE nel Sigillo massonico

Semmai traendo spunto da “congregazioni laicali” di ispirazione templare,

IL CREDO NICENO (4. secolo)

LA CROCE CHE E’ ANCHE UNA SPADA. Simbolo dell’imperatore Costantino e dei suoi successori, perché egli convocò il Concilio Ecumenico che cominciò le riflessioni che risultarono in questo credo, perché era il primo imperatore cristiano e perché diede inizio alla tradizione del cristianesimo imperiale. La croce è centrale perché la dottrina di Cristo è centrale per il credo.

IL TRIANGOLO VERDE E I TRE SIMBOLI CON ESSO. La dottrina della Santa Trinità, formalizzata nel credo niceno.

LA MANO CHE INDICA IL BASSO. Dio, il Padre.

IL MONOGRAMMA CHI-RHO. Cristo, le prime due lettere della parola greca per Cristo, usata da Costantino sugli scudi e gli elmetti del suo esercito.

LA COLOMBA. Lo Spirito Santo.

Le CORONE II

 

IL CATECHISMO DI HEIDELBERG (Germania, 1563)

IL GIALLO ED IL ROSSO REGALE. Tributo al regno di Federico III, il quale ordinò la composizione del catechismo per i seguaci di Giovanni Calvino in Germania.

LA CORONA DI SPINE, LA CROCE “TEDESCA” E LE TAVOLE. Simbolo della miseria, redenzione e della riconoscenza - i tre temi di base del Catechismo (Le tavole rappresentano i dieci comandamenti, che appaiono nel Catechismo, in cui si insegna che l’ubbidienza è la forma più appropriata della riconoscenza.

LE DUE LUCI ED IL FUOCO. La Trinità - con il nome ebraico di Dio a sinistra e la fiamma che rappresenta lo Spirito Santo. Nel catechismo vi è una lunga discussione sulla Santa Trinità.

 

Come la congregazione deiTemplari di San Bernardo”, che agisce in seno alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, le cui basi poggiano sulla Verità Scritturale, il Magistero della Chiesa e la Tradizione e nel cui emblema è appunto raffigurato il "trigramma" della Compagnia di Gesù

come tra l’altro appare in questa "messa" officiata dal Cardinale Bergoglio alla presenza proprio dei

"Cavalieri dell’ordine templare"

Questa scelta non deve essere affatto casuale, ma credo voglia indicare la volontà di essere

“Un vero soldato della Compagnia …di Gesù”

"novello cavaliere nero "

senza macchia e senza paura pronto ad affrontare

> i nemici della Chiesa <

com’era nello spirito dei primi fondatori dell’Ordine

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Stante la ferma intenzione di Francesco di difendere la Chiesa

contro gli attacchi di Satana

non certo con “la spada"

ma con “il bastone del pellegrino”

come del resto sembra confermate la sostituzione nello stemma papale del

Sole di maggio – inca – indù

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Emblema della Compagnia di Gesù inserito nella Bandiera della città di Cordoba (Argentina) diverso da quello in un primo scelto per lo stemma vescovile e cardinalizio.

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Capitolo 8

> Guerra e Pace <

> Il Sole di Maggio <

Ma c’è un altro motivo  che sembra confermare la volontà di Papa Francesco I di voler svolgere il Suo compito pastorale in modo duplice, usando

"il Bastone di comando"

a mò di "spada" quando si rivelasse necessario,

trasformandola simbolicamente nella

> Spada di Cristo <

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Simbolo raffigurato sullo scudo di questa statua dell'Arcangelo Michele, che Papa Francesco (vedi cap.11) ha posto ritualmente a difesa  dello

"Stato della Città del Vaticano"

Se ne ha un'indiretta conferma nell’elaborazione della simbologia della stemma di Papa Francesco e nella scelta di inserire nel suo > Nuovo Stemma < non un semplice

“Sole”

come avvenuto in precedenza per lo stemma di Mons. Bergoglio, dapprima quale

> Vescovo di Acua <

e successivamente di

> Cardinale d Buonos Aires <

Stemmi <

nei quali è stato volutamente riprodotto un semplice

> Sole <

e non

> il Sole di Maggio <

"emblema" richiamato nella

> bandiera dell’Uruguay <

>Bandiera del Perù <

> Bandiera argentina <

> Città di Cordoba <

Qui l’ Autorità comunale, attraverso un concorso, ha deciso di inserire questo “simbolo” , dopo che la Commissione, all'uopo nominata, aveva stabilito che dovesse riflettere l’importanza politica, sociale, culturale, educativa e religiosa della

> Compagnia di Gesù <

che nel corso della storia aveva dato proprio a Cordoba un patrimonio che, alla fine del 2000 è stato riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

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Capitolo 9

> Bandiera da combattimento <

La scelta del simbolo

> IHS trafitto dalla spada <

ha chiaramente carattere altamente simbolico per

> chi ha orecchie per intendere <


 

come questo "fotomontaggio" mostra efficacemente a coloro che - all’interno della Curia Vaticana - hanno avversato Benedetto XVI, tanto da costringerlo alle dimissioni.


 

Appare ormai chiaro che sul "pennone" più alto della Basilica di San Pietro è stata issata, come si usa in alcune Nazioni, durante il periodo bellico,

 

> la bandiera da combattimento <


< Argentina >


< bandiera di pace > < bandiera di guerra >

< Filippine >

< bandiera di pace > < bandiera di guerra >

< Giappone >

< bandiera di pace > < bandiera di guerra >

Papa Francesco mostra ogni giorno che passa dalla Sua elevazione al soglio pontificio di voler essere, come del resto confermano

"i simboli"

scelti per il suo stemma papale, un emulo di San Giorgio, che trafigge il Diavolo, impersonificato da un

"Drago"

Enrico Merli (2012)

chiedendo aiuto all'Arcangelo Michele, a capo - secondo i più antichi testi biblici - di tutte

> Le Schiere Angeliche <

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Capitolo 10

“San Giorgio Vaticano”

> Il guerriero della 7° Stella <

Se ne ha una riprova e una conferma  dalla scelta del simbolo, adottato del segretario personale di Papa Benedetto XVI,

> Mons. Georg Gaenswein <

 

ordinato Vescovo e Prefetto della Casa Pontificia poco prima delle sue dimissioni.

 

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Mons. Georg Gaenswein ha mostrato chiaramente di avere lo stesso proponimento e le identiche intenzioni di Papa Ratzinger, a giudicare dalla scelta dello

> stemma episcopale <

*

 

Lo stemma è diviso in due parti


A) sulla sinistra, la riproduzione esatta dello stemma di Benedetto XVI – la conchiglia di Sant’Agostino, l’orso di San Corbiniano e il moro incoronato dello stemma dei Vescovi di Frisinga, che per Ratzinger era espressione dell’universalità della Chiesa.

B) sulla destra, il drago in campo azzurro con la


> Stella a 7 punte <


identica a quella scelta da Mons. Carmelo Cutitta, che ha scelto un Leone di fuoco, inserendo il "Trigramma" della Compagnia di Gesù, senza però

"la croce-spada"


 

Il Drago è usato in araldica per rappresentare

>la fedeltà, la vigilanza e il valore militare<

 

 

Ma in araldica ecclesiastica ricorda "il Drago" contro cui combatté San Giorgio


> Il Drago “sputa fuoco” verso la “Casa“ del Papa <

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ma viene < trafitto dalla lancia > del


" Cavaliere della 7° Stella"


 

"Don Giorgio"


il Cavaliere di Camelot che, come Francesco, ha chiesto aiuto e protezione alla

"Madre di Dio"

> per schiacciare la testa dei serpenti velenosi <


Serpenti che da troppo tempo si aggirano in Vaticano e contro cui Papa Ratzinger si è arreso, non avendo più la forza, né l’energia per contrastarli


 

Interessante è anche  > il motto < scelto da

Mons. Georg Gaenswein

Testimonium perhibere veritati”

“ Rendere testimonianza alla verità”

L’immagine che viene fuori dallo "stemma" e dal "motto" del nuovo "Vescovo" è quella di un collaboratore fedele, leale e vigile postosi a difesa non solo di  Papa  Ratzinger, ma soprattutto di Papa Francesco a cui Benedetto XVI lo ha affidato e il cui stemma andrebbe modificato, come ha puntualmente indicato un esperto araldico.


 

Tutto, insomma, lascia intendere che Mons. Gaenswein, come Papa Bergoglio, nell’indossare

> il Pallio <

del cavaliere puro Galahad vogliano dare al loro ministero episcopale l’impronta di Benedetto XVI.


 

Si pongono ambedue come difensori di un Papa continuamente messo sotto attacco in questi ultimi anni da


> draghi di ogni colore <


Con la sua scelta araldica, Mons. Gaenswein si rappresenta in contrasto netto con molto di quello che è stato scritto e detto di lui durante il periodo dello scandalo di Vatileaks. Scandalo da cui Don Giorgio (come si fa chiamare a Roma) è uscito più forte di prima, con la promozione ad Arcivescovo e la nomina a

> Prefetto della Casa Pontificia <

Gaenswein è ormai il solo filtro per l’accesso diretto a Benedetto XVI e sembra che il

“San Giorgio Vaticano”

abbia voluto mettere in guardia il nuovo

> Papa <

dai tanti ”falsi amici” prodighi di consigli che hanno dilaniato l’animo e lo spirito di Benedetto XVI

deturpando senza farsi alcun scrupolo la Sua figura e il Suo emblema, tanto da spingerlo alla rinuncia e alle dimissioni dal seggio pontificio.

Infatti Francesco, dopo essersi seduto comodamente sul

> trono pontificio <

pronunciando le sue omelie, si è subito accorto che è molto facile...

> inciampare <

come è avvenuto quasi subito per il suo

> stemma <

che Egli voleva inizialmente identico a quello scelto quando venne ordinato

"Vescovo di Auca"

per poi rapidamente cambiarlo, non preoccupandosi minimamente della forma e dell’etica pontificia, come mostrano

> i due stemmi <

scelti e cambiati nello svolgersi di una settimana, facendosi condizionare  dalle inconsistenti e superficiali critiche mosse da alcuni media e da presunti esperti di araldica ecclesiastica, osservazioni di cui il Pontefice ha voluto  prendere in considerazione per il suo carattere e la sua particolare sensibilità. senza rendersi conto - ne siamo sinceramente convinti - che

> le modifiche simboliche <

impostegli hanno finito per sfalsare completamente

> il messaggio evangelico e iniziatico <

che voleva inizialmente trasmettere, "messaggio" che, nelle sue intenzioni, doveva essere perfettamente identico a quello del momento in cui gli venne affidata la cura degli abitanti di Acua.

Il vero fine che Francesco intende perseguire è quello di risvegliare la coscienza di tutti i Suoi

"Guerrieri della Pace"

per potenziare al massimo il loro spirito ardente di pace

Dove è odio, porta l’Amore

Dove è offesa, porta il Perdono

Dove è discordia, porta l’Unione

Dove è dubbio, porta la Fede

Dove è errore, porta la Verità

Dove è disperazione, porta la Speranza

Dove è tristezza, porta la Gioia

Dove è malattia, porta la Guarigione

Dove sono le tenebre, porta la Luce

Papa Francesco invita tutti i fratelli di fede ad impugnare

la spada di Cristo

che Gesù ci ha offerto con il Suo sacrificio sulla Croce, per poi andare nei luoghi più impervi e lontani a portare

"Il messaggio di amore di Gesù"

e diventare

> messaggeri di pace e non più di guerra <

In attesa che i temibili avversari vengono cacciati dal Tempio

a Francesco non è restata altra scelta che soggiornare fuori dal Vaticano e chiudere a doppia mandata tutte

> le porte di accesso <

Forse questo è il motivo che Lo ha convinto a scegliere

> l’anello pietrino <

con San Pietro con le chiavi

Ma Francesco, non si è limitato a chiudere simbolicamente tutti gli accessi alla Città del Vaticano.

Ha compiuto un gesto dai particolari risvolti misterico escatologici del tutto incomprendibile e sottovalutato dall'opinione pubblica.

Ha infatti chiesto l'aiuto e l'intervento dello

> Arcangelo Michele <

Arcangelo a cui ha deciso di affidare la custodia e la difesa dell'intero Stato della città del Vaticano, che gli è stato ritualmente consacrato alla presenza di Papa Ratzinger.

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Capitolo 11

L'Arcangelo Michele

>ultimo baluardo celeste a difesa della città del Vaticano <

Francesco non è limitato a richiedere la presenza fisica di Benedetto XVI.

Ha infatti preteso - nel consacrare all'Arcangelo Michele l'intero "Stato della Città del Vaticano" - che

"Gli stemmi di ambedue i Papi fossero posti sulla statua"

Antonio Lomascio

E sono particolarmente significative le parole pronunciate nell'occasione:

"Anche se il Diavolo tenta sempre di scalfire il volto dell’Arcangelo e il volto dell’Uomo Dio è più forte; è sua la vittoria e la sua salvezza è offerta ad ogni uomo. Nel cammino e nelle prove della vita non siamo soli, siamo accompagnati e sostenuti dagli Angeli di Dio, che offrono, per così dire, le loro ali per aiutarci a superare tanti pericoli, per poter volare alto rispetto a quelle realtà che possono appesantire la nostra vita o trascinarci in basso. Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele Arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori".

Francesco ha deciso  di chiedere direttamente aiuto all 'Arcangelo Michele, Entità non certo immaginaria  o fittizia per gli " Iniziati all'Arte Reale" come Papa Francesco mostra sempre più esplicitamente di  appartenere  dalle scelte conseguenti, ma soprattutto da precisi e inequivocabili

"Gesti mistero escastologici"

che va compiendo da quando è assurto al soglio pontificio, gesti e segni cosi ben riprodotti da Michelangelo nel soffitto della Cappella Sistina.

Scelte e gesti, che lasciano del tutto indifferenti  la maggior parte della gente, che è convinta dell'inesistenza di altri mondi e soprattutto di

> Angeli e Diavoli <

ma certamente non i cosiddetti "Addetti ai lavori", che non hanno  raggiunto  certo questo livello estremo di santità, né tanto meno sarebbero capaci di vivere identiche esperienze, ma che, a differenza della maggior parte della gente agnostica e atea,  hanno raggiunto la convinzione che

Intorno a Noi <

ci sia veramente "QUALCUNO" e non "qualcosa" senza vita, senza mente, senza cuore, come l'uomo comune ritiene gli animali e soprattutto le cose apparentemente inanimate, come le montagne, gli alberi e le migliaia di piante, che profumano  questo mondo apparente e l visibile agli occhi insensibili degli esseri umani, che si considerano, a torto, gli unici  esseri intelligenti, con tanto di spirito e di anima.

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>>> III PARTE <<<

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo