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NON USATE IL NOSTRO NOME

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Il
terremoto del 6 aprile 2009 è stato un segnale ed un terribile avvertimento, che le menti più sensibili hanno recepito ed accolto nel cuore. Lo spirito di Celestino sembra sia riuscito finalmente ad aprirsi un varco tra le macerie morali e spirituali, sotto le quali era stato seppellita da tempo immemore proprio quella Chiesa Spiritualis, tanto agognata da Gioacchino da Fiore, che ne aveva predetto l’avvento dopo il 1260, grazie all’opera di un Papa Angelicus, che molti ritenevano di riconoscere proprio in Celestino V, dopo la rinuncia di San Francesco, che aveva scelto una via mistica e solitaria, ritirandosi in preghiera sul monte La Verna, lasciando scivolare verso il cielo il Suo aquilone pieno di sogni.
Celestino lo ha raccolto, ma anche Lui l’ha trattenuto un attimo e poi è stato costretto a lasciarlo correre via.

Ora sembra che l'abbia afferrato Benedetto XVI e lo tenga saldo tra le Sue mani.
Il 28 aprile 2009 il Papa si è recato appositamente a L'Aquila per incontrare lo spirito di Celestino e riallacciare il profondo legame tra due modi di essere e di pensare così diversi, ma sempre attuali.

Non è quindi un caso che l'offerta a Celestino del "pallio pale" abbia seguito un preciso rituale denso di significati simbolici, come il messaggio che Benedetto XVI ha voluto dare alla cerimonia, ponendo a guardia della Porta Sacra, i Pompieri, gli eroi delle Torri Gemelle, in cui molti di loro si avviarono coscientemente verso una sicura ed inevitabile morte nel tentativo disperato e inutile di salvare qualche altra vita umana.

Con questo gesto ha unito simbolicamente il terremoto dell'Aquila all'attentato suicida di New York. Le modalità e i tempi scelti per questo incontro -dichiarato ufficialmente di carattere esclusivamente privato- hanno mostrato però ad un più attento esame diverse letture non esclusivamente simboliche e liturgiche, in quanto è apparso evidente che il Pontefice abbia voluto lanciare un preciso avvertimento alle autorità comunali, assenti ingiustificati e non pronti ed intuire immediatamente le implicazioni morali e politiche che la mancata presenza del Sindaco avrebbe comportato.

Bisogna quindi stare molto attenti nello scegliere i momenti ed i modi per certe prese di posizione anche quando gli intenti appaiono sinceri. Non è quindi un caso che si sia scelto di intitolare questo capitolo

"Non usate il Nostro Nome"



Alcuni anni fa, durante la 1° guerra del Golfo, restai colpito dall'immagine di migliaia di bandiere arcobaleno, che restavano appese sui balconi come invito alla pace, anche dopo che il conflitto era da tempo cessato.
Scrissi allora una lettera a Furio Colombo, direttore dell'Unità ed una a Gianni Minà.
Nessuno dei due mi rispose direttamente, ma dopo qualche tempo apparve sull'Unità un bellissimo articolo e vennero pubblicati due Libri con il simbolo, da me ideato, della "bandiera dell'arcobaleno" al posto delle strisce rosse e bianche della bandiera americana.




1) il primo libro satirico era di Giorgio Forattini, intitolato "Guerra e Pace", edito da Mondadori.
2) il secondo libro "Non usate il Nostro Nome" era la traduzione in italiano del resoconto delle esperienze di alcune delle famiglie delle vittime dell'11 settembre, che avevano creato l'associazione pacifista

"Peaceful Tomorrows"
Invece di chiudersi nel dolore e nella rassegnazione avevano deciso di condividere questa dolorosa esperienza, in cui questo scontro tra civiltà e tra modi di intendere i rapporti tra gli uomini, aveva portato a colpire ed a distruggere in modo indiscriminato tutto e tutti, senza più rispetto per niente e per nessuno.
Sono andati in Afganistan ad incontrare i civili colpiti dalle bombe americane, in Giappone a conoscere le vittime dell'atomica, nell'IRAQ prima di essere colpito ed hanno imparato a confrontarsi con chi a casa li accusava di antipatriottismo, facendo diventare la loro associazione una delle più importanti e rispettate per la lotta non solo contro la guerra in IRAQ, ma contro tutte le guerre, nate da scontri di culture e religioni, che si ritenevano migliori delle altre.



Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, il Presidente Bush ha finito la sua guerra fratricida ed ora al suo posto gli americani hanno scelto un uomo di pelle scura, il Presidente Obama, che sembra avere in sé lo stesso spirito che sostenne e guidò Celestino V nella sua missione terrena come ha del resto riconosciuto la commissione che gli ha recentemente assegnato il Premio Nobel per la Pace, perché fermi i conflitti tra culture e religioni che dilaniano la nostra civiltà e non si resti indifferenti e sordi alle tragedie che accadono intorno a Noi, come è amaramente rappresentato nella foto in basso a sinistra, speriamo costruita ad arte dal fotografo tedesco Thomas HoepKer l'ha scattata.(foto pubblicata dalla rivista fotografica "Magnum" per il sessantesimo anniversario dalla sua fondazione da parte del famoso fotografo di guerra FranK Capra, raccolta di foto curata da Brigitte Lardinois. Ed. Contrasto Due srl).

 

O invece con crudo realismo, come immagine a destra, tratta dall'Album della Galleria Eliott- Erwith del fotografo Jhon Cleary, che fa sorridere, ma non si discosta purtroppo dalla realtà attuale.

 

Non è un caso che un giornale abruzzese "Abruzzo 24 0re" abbia pubblicata l’immagine di Celestino V, simbolo di pace e di fratellanza universale, con il volto del Presidente degli Stati Uniti, che dai primi atti compiuti sembra veramente essere un aquilone pieno di colori.

Come Federico II, San Francesco, Frate Elia ed il Califfo di Egitto Malik al Kamil, che avevano compreso che una sola radice condivisa poteva e può accomunare i due campi avversi: il Gesù dei Vangeli e quello stesso del Corano. Il comune messaggio di "pace e bene", che riunisce i popoli della terra in una sola "Ecumene".



Obama, come Celestino V, sembra che abbia veramente la stessa forza di carattere e l’identica lungimiranza.



Celestino, assunto il potere, compì infatti atti impensabili ed assunse decisioni talmente avanzate per il tempo, ma soprattutto irreversibili, che la sua rapida e certo non spontanea destituzione non sono riusciti a bloccare, a mortificare, né tanto meno a debellare o sradicare dalle coscienze. Ognuno ha dei valori personali in cui crede fermamente e di cui chiede il rispetto prima di tutto a sé stesso poi dagli altri. I valori ed i principi morali di riferimento, nonché interpersonali, rappresentano un patrimonio personale ed esclusivo e devono sempre essere scelti discrezionalmente dal singolo e mai imposti dal gruppo, anche se giusti.

E Celestino con la sua azione e le sue irreversibili decisioni ha sottolineato il principio dell’assoluto rispetto dovuto alle convinzioni religiose del singolo o del gruppo, a qualsiasi culto appartengano, accettato o meno dalle altre religioni, perché la fede in un "Essere Supremo", non può che essere vissuta come un fatto assolutamente personale ed intimo tra il soggetto ed il Dio in cui crede, senza intermediari che devono limitarsi -se accettati e riconosciuti- unicamente a consigliare o suggerire i metodi ed i tempi più adatti, senza mai interferire o imporre scelte alternative e vincolanti.

Alla fine del 1200 il cammino di alcuni Spiriti guida, ultimo dei quali Papa Celestino V, si è interrotto.

E’ intervenuta uneclissi e la luce si è dileguata. L’energia che aveva fatto nascere i Cavalieri del Tempio, il movimento cataro, quello albigese e quello circestenze, autore insieme ai templari di un incredibile quantità di cattedrali in uno stile nuovo ed avveniristico, portando ad un radicale cambiamento nella mentalità corrente, incidendo sull’economia e su diversi aspetti socio politici della società feudale, liberando menti e cuori, si era improvvisamente spenta.

Tutti insieme in un'unica civiltà: ieri come oggi, insoluto problema della convivenza pacifica dei popoli, come ben evidenziato da Vittorio Zucconi in un articolo apparso sul giornale "la Repubblica" del 10 febbraio 2008 ed è immortalato in queste due fotografie simbolo: come il ragazzo cinese in camicia bianca davanti ai panzer cinesi sulla Tienanmen e più recentemente la ribellione dei giovani in Iran per le elezioni considerate illegittime.


Martin Luther King lo ha ritrovato e lo ha attaccato alla sua coda con un bigliettino

"I have a dream"

Ad ascoltare il «discorso del sogno» c'erano un milione, dieci, cento, un miliardo di persone, perché quell' evento, come altri della storia, è divenuto, nello scorrere del tempo, un evento universale, un giorno che tutte le generazioni contemporanee e successive pensano di avere vissuto personalmente.
Non tutti fummo a Washington quel giorno. Ma quel giorno è ormai in tutti Noi, come il 6 aprile 2009, che ha aperto un varco verso le stelle in tante case ed in tante chiese e soprattutto nella dimora celeste di Celestino V.

Questa Basilica, unica al mondo, deve essere assolutamente ri-costruita in stile medievale, eleminando i residui addobbi e sovrastrutture barocche, crollate al suolo quel fatidico 6 aprile 2009.
Qualsiasi ornamento o simbolo religioso, aggiunto in epoca successiva, andrebbe eliminato per garantire il rispristino di un ambiente altamente spirituale senza alcuna impronta od ornamento di un culto specifico, perché deve tornare ad essere, come era nell'intento dei Suoi progettisti e di Celestino V un Tempio dello Spirito, aperto a tutti i credi senza distinzione o pregiudizio alcuno.

E' infatti un simbolo di pace universale, su cui a pieno titolo dorebbe essere apposto l'emblema del vessillo di pace ideato nel lontano 1930 da Nicola Roerich e scelto come emblema del Patto di Roerich per la protezione dei tesori del genio umano.

Il 15 Aprile del 1935, questo Patto fu firmato alla Casa Bianca, in presenza del Presidente Franklin D. Roosevelt, dai rappresentanti di ventuno Governi del Nord, del Centro e del Sud America. Essi provvedevano affinché gli Enti educativi, artistici, religiosi e scientifici, come pure tutti i luoghi di rilevanza culturale, fossero ritenuti inviolabili, e rispettati da tutte le nazioni in tempi di guerra e di pace.

La firma di questo Trattato fu un'occasione molto solenne. Il Presidente Roosevelt aveva invitato nel suo ufficio, accanto ai rappresentanti diplomatici delle venti repubbliche americane, anche il Segretario di Stato, Cordell Hull; il Segretario dell'Agricoltura, Henry A. Wallace; i Direttori dell'Unione Panamericana, Dr. L. S. Rowe, e Dr. E. Gil Borges, ed i membri del consiglio di amministrazione del Patto Roerich.

Alla chiusura dell'atto della firma, il Presidente Roosevelt diffuse il seguente messaggio attraverso un programma radiofonico internazionale: «È più appropriato che in questo giorno, definito come Giorno Panamericano dai Presidenti di tutte le repubbliche del continente americano, i Governi -membri dell'Unione Panamericana firmino un trattato che segni un passo avanti nella preservazione dei conseguimenti culturali delle nazioni di questo emisfero.
Per far conoscere ed approvare questo Patto alle Nazioni del mondo, noi stiamo sforzandoci di fare della richiesta universale, uno dei principi vitali per la preservazione della civiltà moderna.

Questo Trattato possiede un significato spirituale molto più profondo del contenuto del documento in sé stesso. Lasciateci riportare una rinnovata alleanza con quegli alti principi di cooperazione internazionale e solidarietà, che, io sono sicuro, saranno un grande contributo alla civilizzazione attraverso le Americhe».

Il
Segretario Wallace fece la seguente dichiarazione alla stampa, nella quale dopo aver riesaminato la storia del Patto, conclude: «Mai come adesso c'è stato un ideale più necessitato. Sebbene le singole nazioni stanno risolvendo i loro problemi economici e i loro problemi nazionali, è anche necessario che riconoscano le loro responsabilità in quanto parti della comunità delle nazioni. Io fermamente dico che è tempo per gli idealisti, che creano la realtà di domani, di stringersi attorno ad un simbolo di tale unità culturale, internazionale. È tempo che ci appelliamo a quel riconoscimento di bellezza, di scienza e di educazione, che corre lungo tutti i confini nazionali per rafforzare tutto ciò a cui noi teniamo, nei nostri particolari governi e nelle nostre usanze. È per questa ragione che io considero la ratifica del Patto Roerich un così significativo passo.

La Basilica di Collemaggio è un luogo di rilevanza culturale e spirituale mondiale ed intereligioso, da ritenere non solo inviolabile, né tanto meno di uso esclusivo di un singolo culto, come è avvenuto per secoli, anche per la scelta della Chiesa cattolica di non valorizzarla e di renderla scientemente non più operativa, come abbiamo cercato di mettere in evidenza nei capitoli di questo sito, ideato e fortemente voluto proprio per farla conoscere e tutelarla, rendendola un Sito Sacro per tutte le Religioni a beneficio dell'intera umanità e non solo di un esigua parte, interessata tra l'altro a minimizzarne la portata e gli scopi intereligiosi ed ecumenici.


- Non è un caso infatti che sono state eliminate le parti attive (vedasi reliquie), la si è trasformata in Chiesa barocca, abbassando il tetto, coprendo le colonne ed impedendo che venissero portati a termine i lavori di restauro integrale organizzati dal Sovraintendente alle Belle Arti, arch. M. Moretti, costretto a sospendere i lavori e morto di crepacuore per le incredibili resistenze di un ambiente poco propenso ad accettare il ripristino della struttura originale medievale.

- Non è certo casuale che dal 1970 si è continuato a coprire con panche e non pubblicizzare in alcun modo il labirinto dei

>Tre Otto<

- Non è casuale il messaggio che Papa Benedetto XVI ha simbolicamente fatto pervenire alla comunità aquillana, ed alle autorità comunali, assenti ingiustificati e non pronti ad intuire immediatamente le implicazioni morali e politiche che la mancata presenza del Sindaco avrebbe comportato.


- E' apparso altrettanto evidente che con questo messaggio il Pontefice, riconoscendo l'imperitura qualifica di Pontefice al Suo lontano predecessore, ne ha formalmente annullato il gesto, legandolo indissolubilmente alla Chiesa cattolica romana, da cui lo stesso si era volontariamente distaccato.


- Come è difficilmente contestabile che, aprendo di persona la Porta Santa senza la presenza obbligatoria del Sindaco, ha mostrato di non accettare la scelta laica di Celestino con la Bolla del 29 settembre 1294, come sottolineato nel capitolo dedicato alla Perdonanza.



Questa presa di posizione non può essere assolutamente condivisa!

La Bolla del Perdono parla di "vere penitentes et confessi", senza obbligo di comunicarsi, usando una formula così rivoluzionaria da far successivamente ed inutilmente mettere in dubbio la sua autenticità "dato che si riteneva scorretta dal punto di vista della dottrina". Infatti le indulgenze solevano cancellare la pena temporale, non il peccato, né la colpa, mentre Celestino prevedeva l’assoluzione dalla pena e dalla colpa. Chiunque, di qualsiasi ceto o razza, poteva recarsi alla Basilica, quando voleva e poteva con consapevolezza del male fatto o dei rancori covati nell'anima e, con la ferma intenzione di cambiare, chiedere il "perdono" dei suoi più o meno gravi errori o sbagli, senza bisogno di confessarsi con un sacerdote e ricevere il perdono e la penitenza, come nel rituale cattolico, non essendo appunto prevista

"la comunione"

Anche se l’indulgenza plenaria era rivolta alla comunità cristiana, non sono pochi coloro che ritengono che fosse rivolta a tutti, senza alcuna distinzione di fede o di credo, per il carattere innovativo ed ecumenico ed "il taglio laico" dato alla Perdonanza, la cui Bolla venne affidata alle Autorità comunicali, che, ad ogni ricorrenza, invitano il Vescovo ed il clero a partecipare alla cerimonia di apertura della Porta Sacra da parte del Sindaco della città, l’unico che ha l’autorità per farlo, dopo la lettura della Bolla.

La Chiesa romana, come tante volte nella Sua storia, ha perseguitato ed ucciso in vita sacerdoti e frati che avevano mostrato, con atti e con parole, di non seguire la retta via, per poi perdonarli e trasformarli in Santi.

Non ha sortito miglior sorte San Pietro Celestino, che, come appare in un quadro di Bartolomeo Romano esposto al Prado, una volta dimessosi da Papa, aveva rivestito i semplici indumenti da Frate e non quelli da vescovo che indossa nella teca esposta al pubblico. Le sue osse sono state più volte trafugate. Le spoglie sono attualmente custodite nel mausoleo costruito nella nicchia posto alla destra dell'altare maggiore e contenute in un sarcofago in vetro e ottone bronzato con argento sovrapposto, opera, datata 1972, creata dall'orafo aquilano Luigi Cardilli.

Nel sarcofago, donato da monsignor Mario Pimpo, prelato romano, ma originario della frazione aquilana di Tempera, sono state collocate le reliquie del Santo, già ricomposte nel 1944 per volere di Carlo Confalonieri, in quel periodo arcivescovo dell'Aquila.

Nell'occasione il presule pose all'anulare del santo il suo anello vescovile e prestò le sue sembianze alla maschera di cera apposto alle reliquie celestiniane. Fatto davvero singolare: anche l'anello donato dall'arcivescovo fu oggetto, nel 1976, di un tentativo di furto da parte di ladri che cercarono di forzare l'urna.



Non usate il mio nome e la mia faccia invano
potrebbe gridare al vento il povero fraticello. Troppe volte gli hanno scambiato i vestiti e fatto perdere la faccia, oltre che la dignità ed il prestigio papale e non è un caso che lanci nel cielo un grido d'allarme perché non torni tutto come prima e vengano nuovamente nascoste le stelle.

Il 5  maggio 2013 il "Pallio" offerto da Benedetto XVI a Celestino V è stato inserito nella teca, che ne custodisce le spoglie mortali, con nuovi paramenti, l'anello petrino e i tre spilloni, nonché "un nuovo volto" d'argento, creato appositamente con le più avanzate tecniche moderne, facendo gli appositi rilievi sul teschio originale.

Collemaggio e San Pietro Celestino ci chiedono aiuto e sostegno e non si può certo negarglielo.

E' stato portato in cielo da tanti aquiloni con attaccata alla coda una piccola fiammella di luce che scivola dolcemente verso il cielo alla ricerca della stella di Celestino V che indica nuovamente il cammino.

E’ un messaggio di amore e di aiuto scritto in lingua italiana, ma siamo certi che chi lo riceverà lo lancerà di nuovo nella sua lingua verso altre stelle e cosi via, di stella in stella e, come succede dopo ogni uragano, apparirà nel cielo un ponte di luce con tutti i colori dell'arcobaleno, che unirà L'Aquila ed il suo Papa Celestino V a tutte le città del mondo.

Nella Bibbia, dopo il diluvio, Dio depose in cielo il suo arco di luce, l’arcobaleno, come simbolo d pace e di eterna alleanza con tutto il creato: "non sarà più distrutto nessun essere vivente dalle acque del diluvio, né più diluvio devasterà la terra" (Genesi,9,12-16).

 

In questo momento difficile per L'Aquila l’enorme energia colorata dei sette colori dell’arcobaleno, che pervade tanti animi in tutto il mondo, deve essere diretta tutta verso la ricostruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio per far diventare L’Aquila, novella Gerusalemme, il nuovo Centro spirituale dell’umanità come volevano i suoi fondatori ed il suo Papa.

 

 

La Grande Aquila Americana sembra proprio che abbia raccolto il messaggio di pace ed il Suo Presidente Obama lo abbia posto tra le mani colorate di tutti i bambini del mondo, che sono pronti a partire

"alla ricerca dell'elefante bianco"

da cuore a cuore

avv.Giovanni Salvati


Un uomo non può cambiare il mondo

ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo

Allegati (5)


Einen Stern mehr.pdf il 15/ott/2009 09.23 da Giovanni Salvati (versione 1)
Per una stella in più.pdf il 15/ott/2009 09.23 da Giovanni Salvati (vers. 1)
Por una estrella mas.pdf il 15/ott/2009 09.23 da Giovanni Salvati (vers. 1)
Pour une étoile en plus.pdf il 15/ott/2009 09.23 da Giovanni Salvati (vers. 1)
Yet another star.pdf il 15/ott/2009 09.23 da Giovanni Salvati (vers. 1)