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SAN FRANCESCO - La fiaba infinita di Frate Sole

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SAN FRANCESCO
La fiaba infinita di Frate Sole

Leggendo gli articoli sul sito > SOS COLLEMAGGIO < si può scoprire una sorta  di "CODEX FRATE ELIA" lasciato sul corpo di Francesco all'insaputa di tutti,   >messaggio< , che una volta  >svelato<,  è stato volutamente >  ri-velato < come era già  successo per quanto scritto da Frate Elia



Abbiamo  dedicato un capitolo > Il Mistero della Tomba di San Francesco <, concentrandoci i sui > segreti < che nasconde la Basilica di San Francesco ad Assisi, una volta individuato > il codice misterico escatologico < prendendo spunto da una serie di  > oggetti <



a nostro avviso altamente simbolici
lasciati di proposito da Frate Elia nel  > sarcofago di pietra < dove il 25/05/1230 venne traslato > il corpo < di San Francesco, custodito in precedenza nella Chiesa di San Giorgio in una > cassa di legno < in cui la tradizione vuole che siano state riposte anche > le spoglie mortali < di Santa Chiara, prima di essere a sua volta traslate nella
Chiesa di  Santa Chiara a Lei dedicata, costruita su quella di San Giorgio, demolita per far posto alla nuova Basilica.



Ho sempre amato raccontare favole e adoro chi riesce ad inventarne sempre di nuove
.
Ora viene allo scoperto quello lasciato sulle > pietre < della Basilica di Assisi, in cui Elia, usando lo stesso
"codice segreto",
ci racconta > la fiaba infinita di Frate Sole <



Io continuo a seguire > il percorso fantastico< tracciato da Frate Elia, che ha creato > un' immagine simbolo  unica e irripetibile < che solo l'ingegno fantasioso dei bambini può riuscire  a comprendere.



Ho la netta impressione che  > il disegno < posto sull'architrave ne racconti una bellissima, ma bisogna avere l'animo di un "bambino" per comprenderla e scoprire > i personaggi < nascosti  dal
"Signore delle nuvole"


Ogni epoca ha il suo modo di raccontare le favole. Nel Medioevo, dove la maggior parte delle persone non sapeva né leggere, né scrivere, si  usavano i  luoghi di culto  per raccontare la vita dei santi,  dipingendo  la storia sulle pareti o scolpendo su colonne e architravi  animali più o meno terribili, lasciando cosi alla fantasia dei genitori inventarsi  > storie fantastatiche < che lasciavano -come è sempre accaduto e accade ancora ai giorni nostri - pieni di meraviglia e di stupore i cari pargoletti al seguito.



Ebbene la stessa meraviglia e stupore susciterebbe l'immagine scalpellata sull'architrave della Basilica Superiore di Assisi, dove l'artista è riuscito  a ricreare  lo scontro titanico tra un Basilisco e un’ Grifone, che riesce a liberarsi dal morso velenoso del Re dei Serpenti, solo saltando in groppa ad > una nuvola < a forma di cane, con tanto di occhi e bocca, dentro la quale si è nascosto e camuffato un "Drago buono”, che mostra di assomigliare in tutto e per tutto al "Fantadrago Fùcur



della famosissima serie "la storia infinita", cosi da convincere  la fantasia dei bambini del XXI secolo, che il drago > Fantafortuna < arriva sempre puntuale in soccorso del giovane eroe del film Artreiu, esattamente come la fantasia del volgo del XIII secolo,veniva stimolata a credere dall'abile frate oratore del sermone domenicale



che "l'aquilotto"-
attaccato dal terribile e velenosissimo Basilisco - altri non era che  Francesco, il loro Santo Protettore, liberatosi e volato via grazie all'aiuto di un Drago Amico, camuffatosi appunto da  nuvoletta -  corso in suo soccorso- esattamente come nel film.



Nel libro, di Mendel > la Storia infinita < Atreiu incontra Fùcur salvandolo dalla tela di Igramul, un essere multiforme gigantesco



mentre nel film è Fùcur a salvare Atreiu dal lupo mannaro Mork.


Atreiu e Fùcur sono separati dai Quattro Venti nel libro, dal Nulla nel film. Il Nulla è diverso da come è presentato nel libro.


Nel film, il Nulla appare come > un insieme di nubi nere< e, secondo Mork, è stato creato dalle persone senza speranze e sogni.



Il lupo
rivela inoltre che distruggerà Fantàsia, mangiandosela in un sol boccone.



Nel libro, il Nulla non ha una forma fisica (chiunque rivolga lo sguardo su di esso ha l'impressione di essere cieco); inoltre non solo distrugge, ma attira le persone che hanno perso la fede e la speranza



e che saranno trasformate in > bugie umane < come affermato da Mork poco prima della sua morte.



ma per scoprire queste > infinite bugie < bisognerebbe possedere il coraggio e l'incoscienza di "un bambino", che non ha paura di un infilare la propria mano nella > bocca della verità < che la leggenda vuole sia  pronta   a mozzargliela in un sol colpo, in caso di spudorata "menzogna", come la famosa "Medusa", murata nella parete del pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin in Roma.



Sono questi "Bugiardi" e "Fra Bonaventura" ne fu l'artefice principale, che hanno > accecato < lo  spirito Frate Elia, nascondendo in tutti i modi quanto realizzato e detto da questo personaggio di eccezionali virtù e capacità,  volutamente dimenticato e sbugiardato,  e che  invece era un " Mago Merlino" sotto mentite spoglie, come sembra comfermare questa scultura, di cui  il prof. Lunghi ci ha gentilmente fornito le immagini.


Ma questo > messaggio simbolico < - inserito da Frate Elia nel punto più alto e inaccessibile della Basilica - è molto più complesso e articolato.


C’è infatti  c'è uno stretto legame tra questa "scultura",  le "aquile" in facciata e in controfacciata, " le due protomi di Francesco e Elia" poste ai lati della bifora del Transetto a Nord, ma soprattutto con il " messaggio misterico - escatologico" inciso a fuoco sulla "cassa di legno" trovata da Fra Bigaroni,incentrato sul "Fiore della vita” come  manifestazione dell’azione dell’Energia primordiale.

In un primo momento si presta più attenzione all’immagine del Basilisco che  > partorisce < un grifone, ma in un secondo momento ci si accorge che anche “ Il fiore d’oro” posto in cima all'Abside, porta in sé una serie di > simboli < con i quali Elia ha voluto non solo lasciare ai posteri molto probabilmente  lo stesso > messaggio misterico-escatologico < riprodotto sull’alzata della cassa di legno.



> IL FIORE D'ORO < 

Il > Fiore d’oro < risulta composto da  > 7 sezioni < divise rispettivamente in due comparti di > 3 + 4 <
A l centro  è inserito >  il nucleo < del fiore diviso in > 6 petali < di cui le "tre in alto" mostrano un serie di  > Tre trifogli < a tre a tre per un totale di > 9 trifogli < che nascono da una specie di "tubero dorato".



Il disegno è composito. Si noterà che > le due sezioni laterali < mostrano "due tuberi d'oro" da cui  germogliano  tre distinti > trifogli d' oro <, mentre > la sezione centrale < mostra una specie di >  mano con sei dita < con  "il pollice" e   "due mignoli" (!!??) ai lati delle altre "tre dita" (l'indice, il medio e l'anulare), che formano  "i gambi" di "Tre trifogli"



Sotto la mano si notano due piccoli "draghi" (cerchiati in verde) - a cavalcioni di > due foglie d'oro < di un trifoglio appena abbattuto - che si avventano ognuno su una delle foglie di due trifogli, cercando di divorarle.


A fianco delle radici dei due "trittici laterali", appena sotto i rispettivi tuberi, appaiono "due serpenti"( cerchiati in giallo), che si muovono tra i gambi dei trifogli.



Ciò che è interessante è senz'altro l'immagine della "punta di un cuore " ricoperto da >  trifoglio < schiantato dal peso dei > due draghi < di cui si vedono appunto "le due foglie dorate "tra le zampe dei due anfibi.



Potrebbe essere > il cuore di Francesco < "la radice-madre" di tutti i "Trifogli", da cui sgorga > il nettare divino < l'energia di San Francesco.



La presenza di un > Cuore-Fiore < che fa da perno (il punto fermo della rotazione) e di un >  cerchio < che delimita > il disegno floreale < all’esterno, lo ricollega anche al > Culto del Sole < presente in tutte le tradizioni antiche e in particolare a quella celtica del >Trishell <

.

> LA TRIADE SACRA <

In tutte le religioni si trovano > Triadi < , ossia “sistemi di tre” (tre figure divine, tre manifestazioni di energia, etc.), che corrispondono alle forze primordiali o ai > volti < della divinità suprema.


La loro azione si ricollega per analogia all’attività spirituale dell’anima umana e alla vita in generale in tutte le sue espressioni.



Il simbolo del >  Trifoglio < si riallaccia al  > valore magico < del numero > tre < definito > il numero perfetto < anche dalla religione cattolica, poiché è stato scelto per rappresentare > la Trinità cristiana < che ha preso il posto dell’antica triade pagana.


Inoltre la presenza dei > gambi spiraloidi < , che simboleggiano > il movimento < ricollega questi simboli floreali al "principio" e alla "fine", all’eterna evoluzione delle cose che si trasformano nel tempo.





Altro > elemento misterico- escatologico < è rappresentato dal simbolo dell'omphalos.
La parola e’ di origine greca, e viene ifentificata con "l'ombelico", il centro del corpo umano, da cui è scaturita> la vita < attraverso il cordone ombelicale, che ha consentito alla madre di nutrire il figlio durante tutta la gravidanza.



La sua tradizione e il suo significato e’ molto piu’ antico ed è legato a culti e tradizioni che affondano le loro radici nella notte dei tempi. Il concetto di > Omphalos < lo troviamo sia nella Bibbia, che in molte culture megalitiche.  Rappresenta di una proiezione in terra di un > centro celeste< il luogo dove dimorano gli Dei.



In questa accezione ”l'omphalos-ombelico” rappresenta > un centro sacro < il luogo ove il “divino” si unisce con il “terrestre”. Non a caso lo troviamo in molte Chiese templari.

>
Assisi  "l'omphalos" di San Francesco <

il soffitto azzurro mostra > 6 architravi < in cui appare questo 
"simbolo templare"



come  nella Basilica di Collemaggio all'Aquila




Si tratta molto probabilmente - ne siamo sempre più convinti - dell’ epicentro energetico dell' Eggregore della Basilica per raccogliere e concentrare le  diverse energie su

> un punto focale <


e  proprio per questo il >Fiore d'oro < - questa "Corona" dell'Essere Supremo - è stato posto in un luogo assolutamente inaccessibile e pressoché >invisibile< ad occhio nudo, né tramite strumenti ottici più sofisticati all’epoca inesistenti. Nessuno all'epoca avrebbe potuto infatti osservare tutti questi  "i particolari" esoterici", non essendoci certo  " binocoli" o "macchine fotografiche" con lo "zoom".



E' > un messaggio misterico-escatologico < che andrebbe esaminato con la dovuta attenzione, restando del tutto incompresibile anche per i più dotti e preparati avversari di Elia, che tanto si sono adoperati per individuarli e distruggerli, e che vede in Fra Bonaventura l'indefesso antesignano.


> Le bugie alla "Pinocchio" <

Collodi ha creato un personaggio memorabile,< Pinocchio > un bugiardo incallito, le cui "bugie" venuano facilmente scoperte, in quanto gli si allungava "il naso" a dismisura a seconda della gravità della "bugia".

In questi otto secoli di "bugie" sul conto di Francesco e di Elia ne sono state dette > un'infinità < soprattutto da parte della Curia vaticana, che fin dall'apertura della > tomba di Francesco < si è adoperata non solo di  nascondere o camuffare la  "la verità", ma  ha anche fatto > sparire < materialmente alcuni degli oggetti più controversi e rivelatori.




La sparizione dell'anello di Minerva e dei 29 grani della coroncina, posti ai piedi del corpo del Santo, ne sono una terribile e tangibile controprova, restando, a  quasi ottocento anni di distanza, del tutto incomprensibile il loro occultamento e > il silenzio < che avvolge questi 
> due oggetti altamente simbolici <



Strane, troppe coincidenze o non piuttosto una comune volontà, attraverso i secoli, di ignorare volutamente, con l'ausilio della "menzogna" tutto ciò che in qualche modo potrebbe minare alcune "certezze" assunte a fondamento di una visione del mondo senz'altro più semplice e più comoda ma inevitabilmente più  superficiale, più opaca,  e inevitabilmente non corrispondente alla verità storica sulla natura dei rapporti tra Francesco e Frate Elia, fatto letteralmente  sparire, come gli oggetti misteriosi, dalla storia.

Ci sono infatti voluti  quasi otto secoli per individuare i suoi > racconti fiabeschi < e soprattutto decodificarli, nonostante fossero posti ben in vista alla porta ta di tutti, consentendo agli esterefatti esegeti del > messaggio simbolico  escatologico < di Frate Elia comprenderne a pieno > il significato < anche se non condiviso dagli storici di professione, che si basano su riscontri cartacei pressoché inesistenti.



Solo una diversa > visione artistico-simbolica < consente infatti a > vedere oltre < le immagini puramente materiali,  imparando a rileggere in modo diverso e in senso compiuto "il racconto simbolico" di Elia dell’esperienza di Francesco <  un'aquila > quando dischiuse gli occhi, accecati dal sole terreno, per spingersi sempre più in alto e in profondità in un permanente pellegrinaggio verso altri invisibili e inaccessibili mondi, di cui il tempo e lo spazio non sono che un preludio.

.

Ebbene questo tentativo, tipico della chiesa nei periodi più cruciali dela sua storia, di liberarsi di "persona non gradita", con metodi spesso meno raffinati e decisamente cruenti e invasivi, nonostante l'impegno profuso dai suoi detrattori e in particolare da Fra Bonaventura, non si può dire sia riuscito perfettamente nel caso di Frate Elia che, quasi  presagendo  il Suo amaro destino, ha lasciato sulle "pietre" della Basilica di Assisi una serie di piccoli e apparentemente insignificanti segni,



camuffati da >
animali < spesso immaginari e mostruosi, come Draghi, Basilischi, Lievatani, ma in particolare "Aquile""Grifoni", che raccontano > i passaggi essenziali < del > cammino spirituale < di Francesco, che l'hanno portato da uomo comune ad essere osannato come il Santo dei Santi, tanto da essere scelto, a differenza di altri forse più meritevoli, come l'indiscusso Patrono d'Italia.


Se ne ha in ogni caso  una concreta e tangibile prova > rileggendo in chiave esoterica simbolica < quanto lasciato  impresso sulle > pietre < dell'esoterica Basilica di Assisi ma anche in questo caso non è servito a niente, almeno per 800 anni, perché l'opera di Frate Elia è stata inopinatamente e incomprensibilmente relegata, oggi come allora, nel dimenticatoio della storia a causa non certo degli intimi rapporti di amicizia con Francesco e con l'Imperatore Federico II, col quale condivise perfino la > scomunica < annullata poco prima della sua morte a Cortona, ma, ne siamo sempre più convinti, per il pericolosissimo e inaccettabile
> messaggio mistico-gnostico <



lasciato  con la costruzione di una "Basilica" > invertita dal punto di vista iniziatico esoterico < con l'entrata ad > Oriente < invece che > da Occidente < (come era prassi e consuetudine dell'epoca) , scelta che indicava - a chi sapeva leggerlo e comprenderlo- >  il vero sentiero iniziatico < seguito da Francesco e da tanti dei Suoi più stretti "cavalieri di luce" alla ricerca del Sacro Graal, nascosto nel profondo dei loro cuori. 



Elia ha utilizzato infatti "la lingua degli uccelli", quella in uso tra i costruttori di cattedrali gotiche, altrettanto segreta e indecifrabile. servendosi dell'immagine simbolica di  "un aquila" che si trasforma in  un > grifone <



che si scontra e combatte contro
> Draghi <> Basilischi <> Leviatani <



"
mostri , alcuni dal > volto umano < posti sotto il cornicione della facciata



o alla base dell'altare papale al centro della navata 



Il messaggio criptato
è complesso, ma, ad occhio attento, può essere facilmente  individuato.


Due "Grandi Aquile" sulla facciata



Di cui  > quella di destra < (a sinistra guardando la facciata) appare decisamente diversa da un immagine ripresa da un turista in epoca precedente al terrem0to del 1997 e pubblicata su internet.

L'Aquila appare con > un taglio sul petto < > non ricoperta dal solito piumaggio < e con > un medaglione in mezzo al petto <e > con la zampa destra più avanti rispetto alla sinistra >. Se ne sono chiesti lumi al Direttore della Biblioteca di Assisi, che ci aveva gentilmente trasmesso > le due immagini < tratte dall'archivio storico. Ci è stato detto che le immagini in archivio erano le uniche in possesso della Biblioteca e che si trattava in ?!"un effetto ottico"!?

> Un mistero nel mistero <

Una > testa < di "Grifone" e una di un "Toro" sugli spigoli esterni della facciata, a coronamento di una serie di "mostri", alcuni dal volto umano, posti sotto il cornicione, con al centro lo "stemma" di Gregorio IX.



Due aquile, poste in controfacciata all'interno della Chiesa,  che scalano > due cubi di pietra < che affrontano > due draghi < posti a difesa delle "colonne del Tempio".


Quattro protomi poste ai lati delle "bifore" del Transetto




Una Protome sul transetto a Nord con alla destra del volto
"
una testa di aquila ad occhi chiusi"



> La scultura sull’architrave dell’Abisde <


> Il volo del Grifone <

La Basilica di Assisi è il testamento scultorio, filosofico, esistenziale di Frate Elia


Sia il decoro interno che quello esterno risentono in maniera quasi ossessiva della presenza di > simboli magici e alchemici < tanto che il celebre, quanto misterioso Fulcanelli, definisce a ragione le Cattedrali come “veri e propri libri di pietra, gigantesche descrizioni dell’opera alchemica o meglio, del > percorso iniziatico < che l’uomo deve compiere per attuare il passaggio dallo stato bruto e materiale a quello che lo accosta e quasi accomuna a > Dio <



La Basilica di Assisi, come tante Chiese romaniche e gotiche, trasmette lo stesso insegnamento, indicando con > messaggi antropomorfici <, che è una tappa del "cammino iniziatico", uno dei luoghi che - tramite dei segnali scolpiti sulla nuda pietra- aiutano l’uomo novello > Galad < il cavaliere senza macchia e senza paura, in questo Suo
> viaggio alla ricerca del "Graal" <



Nel caso della  Basilica di  Assisi l'intervento da parte di Frate Elia è stato  più discreto ed efficace, tanto da permettere che non venissero in alcun modo toccati o eliminati >  i simboli < che potessero interferire con l'immagine falsa e agiografica imposta da San Bonaventura, che, una volta assunto nel 1257 l'incarico di Vicario Generale dell'Ordine francescano, impose la distruzione sistematica di tutto quello che nei precedenti 30 anni era stato scritto e pubblicato sulla vita di Francesco < arrivando al punto di inviare propri emissari in tutti i monasteri o congreghe francescane sia in Italia che all'estero e in certi casi  andando di persona in luoghi lontani e inaccessibili pur di raggiungere > l'obbiettivo < che si era prefisso, recuperare e distruggere le copie e le immagini, che immortalavano un Francesco, uomo in continua ricerca,  amante della natura e di tutti gli  esseri viventi e sopratutto degli animali e in partcolare degli > uccelli < di cui aveva  appreso il linguaggio e con i quali sapeva dialogare liberamente tra lo stupore e la meraviglia dei presenti, che finivano per vedere in Lui più che un "Santo", un "Mago", uno "Sciamano", come i sacerdoti Druidi o i maestri Sufi,  con i quali era entrato segretamente in contatto.

> il messaggio delle aquile <
.
Per fortuna parlano > le pietre < o meglio un animale simbolo < l’aquila > posta alla sinistra di un volto di > un uomo di circa trent’anni < pettinato con i boccoli nello stile della borghesia del duecento, personaggio che, ad una più attenta indagine, dovrebbe essere  proprio quello di > Francesco da giovane < prima della sua scelta di diventare un frate mendicante.



Non è la sola ”aquila” con cui Elia ha tracciato "il cammino spirituale" di Francesco.Ve ne sono infatti altre > quattro <



ma soprattutto un > Grifone < partorito da un > Basilisco -Leviatano<, in groppa ad "una cane fiabesco" dai chiari risvolti misterico - escatoligici. legati alla leggenda del profeta Giona inghiottito dalla Balena ed espulso dopo tre giorni dal suo ventre. 


Nella Bibbia il profeta Giona (Libro di Giona 1-2), ricevuto da Dio l’incarico di convertire i pagani nella ostile città di Ninive, spaventato, decide di fuggire e s’imbarca a Giaffa su una nave in direzione della lontana Tarsis. Allora Dio, per punirlo, scatena una tempesta e quando Giona confessa all’equipaggio di essere la causa di tale sventura viene buttato in acqua. Inghiottito da un grosso pesce, egli si pente e prega il Signore; tre giorni più tardi, viene rigettato, illeso, su una spiaggia.

Secondo il Vangelo di San Matteo (12,40) in questa storia vi è una prefigurazione della morte e della resurrezione di Gesù:
«Come Giona stette tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’Uomo starà tre giorni e tre notti nel cuore della terra».

La balena compare nella storia di Giona, come "Il Drago" nella stemma della città di  Milano,ed in antico "Codice Atzeco"del XV secolo.



Una storia simbolica dell'entrare nel ventre nero del  "Drago" (morte) ed uscirne (resurrezione-rinascita iniziatica).

Quindi la "Balena" o il "Drago marino " a seconda delle varie versioni, sono >  i portatatori di oscurità < che il pesce-salvatore, conserva dentro di se quanto deve essere esplorato per rinascere (microcosmo)
e quanto verrà portato nel ciclo di manifestazione successivo (macrocosmo).



Se si guarda con attenzione dietro alla testa del  "Drago" compare infatti "una  mano bianca" ,  con due occhi    che osservano > un grifone < che come , nel racconto biblico di Giona, - dopo tre giorni e tre notti -  esce dal ventre  di un  " Leviatano ", il terribile drago marino.



Ma,guardando con più attenzione i particolari, si può scorgere "il volto" pensieroso di "un uomo calvo" sulla destra del Leviatano e di "un angelo con le ali spiegate" sulla sinistra.


Nelle opere alchemiche è molto facile imbattersi nell’uso degli "animali" come > simboli <. Un gruppo importante di questi sono "gli uccelli".


Essi dominano> l’elemento Aria < anello tra la realtà terrena e il Regno dei cieli e > l'aquila < è sempre stato "l'uccello" che più rivestiva le più alte qualità terrene e celesti.



Osservando il  Suo volo, gli alchimisti credettero di riconoscere quindi un legame tra "il volo" e "l’animo dell’uomo", la cui vocazione è quella di tendere alla > spiritualità <



Il simbolismo degli uccelli acquisì pertanto la funzione della > mediazione < tra il mondo fisico e quello spirituale, riflettendo ciò che l’animo umano tende a fare per raggiungere la propria "perfezione".


Si pensi al racconto, che vede Francesco, mentre viaggiava tra Camara e Bevagna, invitare gli "uccelli" a cantare lodando il Signore



e in un'altra occasione, in un campo verso Montefalco, dove aveva tenuto loro una predica, che gli uccelli immobili ascoltarono, esplodendo poi in cinguetii e voli di gioia.



O infine alla presenza delle amiche "allodole", amanti della > luce < e timorose del "buio",che, nonostante  fosse già sera, vennero a roteare tra lo stupore dei presenti, sul tetto dell'infermeria, salutando con gioia il Santo, che stava morendo
.

"Le allodole, che sono amiche della luce e hanno paura del buio della sera, al momento del transito del santo, pur essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto della casa e roteando a lungo con non so quale insolito giubilo, rendevano testimonianza gioiosa e palese alla gloria del santo, che tante volte le aveva invitate a lodare Dio".



Quel > canto straordinario <, data l'ora inconsueta, celebrava la luce soprannaturale - direbbe un esoterico medievale - che emanava dal corpo morente di Francesco che esse avevano visto in lontananza  e che le aveva attratte, credendo fosse "la luce del sole", che ogni mattina le desta e le fa alzare in volo.


Il simbolismo dell'allodola (Alauda arvensis), che Shakespeare chiamò "la messaggera del mattino" perché comincia a cantare alle prime luci dell'alba, è stato ispirato dal suo comportamento. Canta fin dai primi giorni della primavera sollevandosi quasi verticalmente sino a una altezza tale che il suo corpicino quasi scompare nel cielo: dall'alto lancia una cascata di suoni simili a un crescendo musicale. Poi, chiude le ali, si lascia cadere a perpendicolo come corpo morto fin presso il suolo; infine risorge ricominciando a cantare.



Uccello uranico per eccellenza è, secondo una felice definizione di Bechelard, "una pura immagine spirituale, che trova la vita soltanto nell'immaginazione aerea come centro di metafore dell'aria e dell'ascensione".



Il suo rapido volo ascensionale e discendente e l'amore profondo che Francesco nutriva per loro,non poteva non ispirare  Elia, che nel disegno, inserito sull'architrave dell'Abside, lo pone tra le le quattro dita bianche della "mano divina", alle spalle del rosso Basilisco-Leviatano, ad indicare lo stretto rapporto tra le allodole e Francesco,ambedue "messaggeri fra cielo e terra", ambedue capaci, secondo la tradizione sciamanica contadina,di comunicare con l'aldilà e con gli Esseri divini dei mondi invisibili.


Se si guarda con attenzione la " mano bianca" sembra che appaiono  > due occhi di un allodola < che osservano > un grifone < , che altri non è che Francesco che - come nel racconto biblico di Giona- dopo tre giorni e tre notti esce dal ventre  del  "Basilisco- Leviatano" .



> l'Aquila <>il Basilisco <> il Leviatano <

L’impiego del > simbolismo dell’aquila < fu, nelle differenti civiltà, quasi sempre indirizzato all’espressione di «altitudine» che cambiava quando, con un volo in picchiata, l’uccello si scagliava contro la preda
Le figure emblematiche dell’aquila e del serpente e in alcuni casi del Basilisco o  del Leviatano furono la traduzione di tale dualismo     



>  il Basilisco <

Animale fiabesco, rappresentato con il corpo da serpente, la testa di gallo, ali e zampe d’aquila, nel medioevo era considerato l’espressione infernale la cui triplice natura si anteponeva a quella divina. 


La raffigurazione del Basilisco simboleggia > la materia prima < da trasformare che dallo stato vile passa a quello paradisiaco e perfetto. 



Fulcanelli nelle 'Dimore Filosofali', lo definisce come il «piccolo re», il «regulus» precorritore della primavera dell’Opera

C.G.Jung nei suoi studi individua,in tutto ciò che è infimo la prima materia a buon mercato < da cui partire per lo svolgimento dell’Opera .
I bestiari medioevali, a conferma della visione di Jung, usavano le allegorie dei più demoniaci animali quali il corvo, il serpente, il drago, il basilisco, per identificare lo stato d’infimo ordine da cui partire per il raggiungimento del

«tesoro dei tesori»



Il Basilisco è così > il malefico guardiano < che deve essere battuto per aver accesso al tesoro, il simbolo del Mercurio Filosofale emblema della germinazione del Mondo.



> Il Leviatano <

il Leviatano che dimora nelle acque, manifestazione della pioggia accompagnata da lampi e tuoni, segnali dell’attività celeste. Il suo nome risale all’etimologia fenicia, dove simboleggiava una nube tempestosa che sconfigge Baal e riversa sul mondo una pioggia benefica.



In seguito la tradizione lo vede come rappresentazione del > Caos primitivo < risvegliatosi a causa di una maledizione fatta dal demonio contro l’ordine.
Nelle leggende babilonesi Tiamat, il Mare, dopo aver contribuito a dare vita agli Dei, viene sottomessa da uno di loro, Yahvè, che crea il Leviatano per governare l’Oceano e i suoi abitanti.



In seguito entra a far parte anche della tradizione ebraica e viene citato nella Bibbia. La storia racconta che il quinto giorno Dio creò due Leviatani, un maschio e una femmina, assieme agli altri esseri del mare, ma fu costretto ad uccidere la femmina quando si rese conto che, se i due esseri avessero procreato od avessero unito le loro forze, per il mondo non ci sarebbe stato scampo. La pelle della femmina venne usata per creare gli abiti di pelle (o abiti di luce) di Adamo ed Eva.

Il mostro compare anche nell’Apocalisse, dove le sue fauci cavalcano dietro la Morte sul pallido cavallo dell’Apertura del quarto sigillo >E l’Inferno lo seguiva” < (Apocalisse,VI,8).   

Il motivo del > Drago < è centrale in un breve componimento in versi  “il Caput draconis ultimum” che il cronista Salimbene de Adam attribuisce allo stesso Gregorio IX.


Il Papa accusava l'imperatore di voler abolire lo stesso evangelo cristiano "stylo pravitatis heretice", chiamando i fedeli a resistere contro  la Bestia apocalittica < Il Leviatano > : "caput, medium et finem hujus bestie Frederici dicti imperatoris inspicite diligenter" (ibid.).

Insomma, proprio Gregorio IX ha un ruolo preminente nel diffondere l'idea che Federico sia <  il  personaggio negativo e diabolico > del dramma già previsto dall' Evangelista Giovanni per la conclusione dei tempi, con lo scontro tra > i due vertici < della cristianità, non a caso rapprentate da "due aquile",come gli emblemi scelti da entrambi questi personaggi.

> emblema dell’imperatore Federico II <



emblema di Papa Gregorio IX <



< Due aquile >
intimamente unite tra di loro, ma < in eterno conflitto > con il loro acerrimo avversario, vissuto come > un Drago < posto a guardia del "Tempio" , a cui impedivano l'accesso.

> Il "messaggio criptato" di  Frate Elia <

Elia non era un "Mago", né tanto meno uno "Sciamano", ma sicuramente un >Teurgo <, avendo studiato a fondo le relazione tra le forze  elementari e quelle divine, come mostra  > il  disegno a chiaro contenuto escatologico- alchemico < recentemente  scoperto da Fra Bigaroni nel Convento delle Clarisse, su una delle alzate della > cassa di legno < in cui furono custoditi i corpi di  Francesco ( 1226-1230) e Chiara ( 1253 -1260), prima di essere definitivamente traslati nei rispettivi > sepolcri di pietra < posti all'interno delle Chiese a loro dedicate.


Basta esaminare "la serratura", che ha un gioco esoterico, legato ai "numeri", alle "10 sephirot" e alla "cabala".



Questa
“serratura”, come del resto “il disegno” inciso a fuoco sul lato della cassa “parla” nel linguaggio degli alchimisti, pressoché incomprensibile, legato all'antichissimo simbolo del "Fiore  della vita ", ritrovato su monumenti egizi e romani.


Simbolo del Fiore della Vitache si trova perfettamente disegnato sul soffitto dell'antico Tempio di Osiride ad Abydos.



Questo è probabilmente un "
messaggio criptato", una specie di “Papiro egizio dei morti” , che indica non attraverso geroglifici, ma con > cerchi < che avvolgono il simbolo del “fiore della vita”, come debba avvenire il passaggio dalla cosiddetta “ vita” alla cosiddetta “morte”, simboli Frate Elia impresse col fuoco sulla parete della sua “umana” cassa mortuaria.



Forse volle sottolineare con
la testa di toro < in tutto simile al Dio egizio > Abis <



posta sotto >
l’aquila  a sinistra < del cornicione al termine di una serie di draghi, ma questo messaggio < verrà da Noi esaminato e tradotto” in un altro capitolo, che ci riserviamo di pubblicare.


La memoria di questa importante > reliquia < si perde nel tempo fino alla sua casuale riscoperta nel Monastero delle Clarisse, dove per fortuna è rimasta conservata per secoli e dove resterà ancora a lungo, rifiutandosi le attuali detentrici di questo incredibile cimelio storico  di cederlo - come sarebbe naturale- al Museo francescano della Porziuncola ed esporlo al pubblico, insieme al "coperchio", forse  perché verrebbe  finalmente in luce > il messaggio < lasciato ai posteri da Frate Elia, che ancora oggi nessuno ha intenzione di far conoscere al grande pubblico, né tanto meno farne oggetto di studi  accurati da parte di esperti del settore.

Tutto è ancora ermeticamente camuffato e tenuto nascosto. come questa fantomatica "cassa di legno", che le Clarisse si guardano bene di esporre al pubblico  in modo da consentirne un più approfondito esame del "messaggio escatologico" inciso sull'alzata della cassa.


Naturalmente, la scoperta di un
> messaggio < a cosi alto contenuto > alchemico – escatologico < se fosse attribuito ad > Elia < farebbe definitivamente  crollare tutto il castello di carte falsamente costruito sulla figura storica di questo  personaggio, ancora cosi inviso alla Curia papale.




Rimettere in discussione >
il profilo esoterico < di alcune figure ormai storicamente "catalogate", l'Idea imperiale ed i suoi rapporti con il > Sacro < in generale e con il > Francescanesimo < in particolare, significherebbe minare dalle fondamenta quella sicumera culturale troppo spesso alibi per avvenimenti adattati ad una realtà di comodo.  

La decifrabilità del codice delle numerose decorazioni presenti sia all’esterno che all’interno della Basilica di Assisi - sicuramente scontata per gli eruditi medioevali e per Frate Elia – richiede un grosso lavoro interpretativo in quanto spesso si tratta di > un messaggio in codice < con valenze mistiche e esoteriche, essendo Elia, un profondo conoscitore dell’alchimia, come indica  "il disegno misterico - escatologico" fatto incidere sul feretro di legno, che ha custodito i corpi di Francesco e Chiara prima della definitiva traslazione.



Elia mostra di essere perfettamente padrone , come del resto Francesco, di questo " linguaggio degli uccelli", che usa con fantasia e acume e per  nostra fortuna  la fiaba infinita di Frate Sole < raccontataci da questo novello "Fra Merlino" si è mantenuto integra.

Elia è, tra i compagni di Francesco, quello che capì con maggiore lucidità le implicazioni delle sue scelte spirituali e che seppe collocarle dentro le movimentate dinamiche del tempo, rivendicando per esse > lo spazio < che loro spettava, sia nella Chiesa che nella società civile e politica.

Elia si fece carico di questa aspirazione di Francesco e la rese concretamente attuabile nell’unica maniera possibile:
codificandola nella pietra

In fondo, la Basilica di Assisi è il Cantico di frate Sole riscritto con la pietra e con i colori
.
Il Fiore della vita, seminato e germogliato dal "Cuore" di Francesco.



come mostra " il Fiore d'oro" in cima all'abside con >il cuore pulsante< del Grifone, che si libera dalla micidiale attacco del "Drago", che  cerca  invano di inghiottirlo, mentre  i suoi > due  cuccioli < tentano invano di impedire la nascita di nuovi > i trifogli < che sgorgano senza fine dal suo "cuore", staccando a morsi le preziose foglie di queste piante magiche.


La favola potrebbe durare all'infinito, ma fra Mago Elia è volato via in groppa al suo amato
" Fiorebecco"



e ci vorrebbe proprio > una magia < per far tornare si dolce "menestrello" all'amato nido.




avv. Giovanni Salvati

Cuore a Cuore

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo