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Il FIORE D'ORO- Francesco e il Drago: morte e rinascita

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  > IL > FIORE D'ORO <
- Francesco e il Drago
<> Morte e Rinascita -
> il TRIFOGLIO BIANCO <

-  La Triade Sacra <> La mano con 6 dita -

  

La Basilica di Assisi è il testamento scultorio, filosofico, esistenziale di Frate Elia

Sia il decoro interno che quello esterno risentono in maniera quasi ossessiva della presenza di > simboli magici e alchemici < tanto che il celebre, quanto misterioso Fulcanelli, definisce a ragione le Cattedrali come “veri e propri libri di pietra, gigantesche descrizioni dell’opera alchemica o meglio, del > percorso iniziatico < che l’uomo deve compiere per attuare il passaggio dallo stato bruto e materiale a quello che lo accosta e quasi accomuna a

> Dio <



La Basilica di Assisi, come tante Chiese romaniche e gotiche, trasmette lo stesso insegnamento, indicando al viandante dello spirito con > messaggi antropomorfici <, che ha raggiunto un'altra  tappa del "cammino iniziatico" che ha deciso di intraprendere, uno dei luoghi che - tramite dei segnali scolpiti sulla nuda pietra- aiutano il cavaliere, senza macchia e senza paura, in questo Suo perenne e quasi sempre senza fine

> viaggio alla ricerca del "Graal" <



Nel caso della  Basilica di  Assisi l'intervento da parte di Frate Elia è stato  più discreto ed efficace, tanto da permettere che non venissero in alcun modo toccati o eliminati >  i simboli < che potessero interferire con l'immagine falsa e agiografica imposta da San Bonaventura, che, una volta assunto nel 1257 l'incarico di Vicario Generale dell'Ordine francescano, impose la distruzione sistematica di tutto quello che nei precedenti 30 anni era stato scritto e pubblicato sulla

vita di Francesco <

 arrivando al punto di inviare propri emissari in tutti i monasteri o congreghe francescane sia in Italia che all'estero e in certi casi  andando di persona in luoghi lontani e inaccessibili pur di raggiungere > l'obbiettivo < che si era prefisso, recuperare e distruggere le copie e le immagini, che immortalavano un Francesco, uomo in continua ricerca,  amante della natura e di tutti gli  esseri viventi e sopratutto degli animali e in particolare degli  uccelli di cui aveva  appreso il linguaggio e con i quali sapeva dialogare liberamente tra lo stupore e la meraviglia dei presenti, che finivano per vedere in Lui più che un "Santo"

> uno "Sciamano" <> un "Mago Merlino <


come spesso apparivano al popolo i Sacerdoti Druidi o i Maestri Sufi,  con i quali era entrato segretamente in contatto prima in Francia e poi in Spagna e infine in Egitto, quando incontrò personalmente il Califfo Al- MaliK, che gli trasmise l'insegnamento del Profeta Maometto, trasmesso ai diretti discendenti e a pochi eletti.

 > il messaggio delle aquile <
.Per fortuna parlano > le pietre < o meglio un animale simbolo

< l’aquila >
posta alla sinistra di un volto di un uomo di circa trent’anni, pettinato con i boccoli nello stile della borghesia del duecento, personaggio che, ad una più attenta indagine, dovrebbe essere  proprio quello di Francesco da giovane
prima della sua scelta di diventare un frate mendicante.

IL VOLTO  SEGRETO DI SAN FRANCESCO

Un "aquilotto" che si trasformerà, durante il viaggio, in un "Grifone"

  

> partorito da un Drago o meglio un "Basilisco" <

Non è la sola ”Aquila” con cui Elia ha tracciato "il cammino spirituale" di Francesco, che lo ha condotto alla Santità, dopo aver provato sulla pelle le atroci sofferenze della crocifissione, subendo le stesse ferite di Gesù

 < le stigmate >

 

Stigmate tramessegli dall'Arcangelo Michele, che incontrava spesso insieme a spiriti benigni e maligni nei suoi lunghi e solitari periodi di meditazione in cima al monte "La Verna", dove si era ritirato negli ultimi anni della sua vita insieme ai più amati dei suoi confratelli, tra i quali Fra Leone che poté assistere di nascosto al miracolo, senza però vedere l'Arcangelo, che lo aiutava a combattere e a sconfiggere i continui  attacchi degli Spiriti Maligni, che imperversano in quei mondi ultraterreni  e che Elia rappresenta con Draghi, Basilischi e Leviatani.

 

E non è certo casuale che Elia si serva simbolicamente dell'Aquila per rappresentare questo scontro tra il bene e il male.

Vi sono infatti altre << Quattro Aquile >> sparse in punti strategici, di cui nessuno sembra aver loro dato particolare impotanza, anche perché le più importanti dal punto di vista misterico- escatologico perfettamente mimetizzate o in luoghi del tutto inacessibili e quindi  pressoché invisibili.

Sicuramente la più importante e decisiva per comprendere dal punto di vista esoterico e mistico

< la Chiave di lettura del Codice di Elia >

è certamente quella inserita nel punto più alto della Abside, pressoché invisibile,

 > un Grifone <

 partorito da un > Basilisco -Leviatano<, in groppa ad "un cane fiabesco" dai chiari risvolti misterico - escatoligici, legati alla leggenda del profeta Giona inghiottito dalla Balena ed espulso dopo tre giorni dal suo ventre. 


Nella Bibbia il profeta Giona (Libro di Giona 1-2), ricevuto da Dio l’incarico di convertire i pagani nella ostile città di Ninive, spaventato, decide di fuggire e s’imbarca a Giaffa su una nave in direzione della lontana Tarsis. Allora Dio, per punirlo, scatena una tempesta e quando Giona confessa all’equipaggio di essere la causa di tale sventura viene buttato in acqua. Inghiottito da un grosso pesce, egli si pente e prega il Signore; tre giorni più tardi, viene rigettato, illeso, su una spiaggia.

Secondo il Vangelo di San Matteo (12,40) in questa storia vi è una prefigurazione della morte e della resurrezione di Gesù:

>  i portatatori di oscurità <

che il pesce-salvatore, conserva dentro di se quanto deve essere esplorato per rinascere (microcosmo) e quanto verrà portato nel ciclo di manifestazione successivo (macrocosmo).



Elia, in ques'opera commisionata ad un abile "Maestro comacino", iniziato come Lui all'Arte Reale, ci racconta simbolicamente i vari > passaggi terreni < compiuti da Francesco per superare i vincoli umani e trasformarsi in un Essere divino, rappresentato appunto da un"Grifone", posto nel punto più alto dell'Abside, sopra un "Fiore d'Oro".

In uno dei tanti capitoli dedicati alla "Fiaba infinita di Frate Sole", narrata da Elia attraveso simboli e immagine   e simboli di cui è difficile scoprire "La chiave di lettura" ebbi modo di sottolineare un pensiero  di cui l'autore mi è sconosciuto, come del resto quello dei tanti "Aquiloni" che ho raccolto in questo viaggio e che poi, a mia volta, ho rilanciato nel cielo infinito:

«Nella vita umana segni e simboli occupano un posto importante. In questo essere corporale e spirituale insieme, l’uomo esprime e percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. In quanto essere sociale l’uomo ha bisogno di segni e simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio, di gesti, di azioni: la stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio»

La metamorfisi simbolica di "Francesco"

 < da piccolo "uomo" a immenso "Santo" >

è narrata  utilizzando  diverse figure tratte dal bestiario mediovale, ma anche da quello floreale ed in particolare il simbolo del

"Trifoglio"

che si trasformerà, durante il viaggio , in una

> foglia a 7 punte <

di un pianta, i cui rami violacei, come le foglie, si avvolgano sulle sei architravi che sostengono l'Abside e che terminano in alto al centro , dove è stato posto l'altrettanto misteroso "Fiore d'Oro" al cui interno nascono e muoiono " trifogli dorati" da un "mano divina con 6 dita"

Si tratta di un racconto fiabesco incentrato sul "Fiore d'Oro", ma che si scompone anche sui fianchi delle sei architavi, che dal basso confluiscono verso l'alto, dove Elia sembra aver posto l'epicentro ed il finale del messaggio esoterico, che ha voluto lasciare ai posteri, gli unici che avrebbero potuto scoprirlo e interpretarlo, anche perchè del tutto invisibile e inaccessibile dai suoi contemperanei, che a stento potevano intravedere  questo

" Fiore d'Oro"

 

Per comprenderne il significato misterico escatoligico bisognerebbe  analizzare soprattutto

le sei ramificazioni

 che come raggi di una ruota o forse sarebbe meglio dire di un

> Sole <

scorrono lunghi i fianchi dell'Abside e che rappresentano l'indispensabile prologo di questo racconto, in cui Elia mostra il ciclo vitale della

> Pianta Divina <

attraverso il moto ondulatorio dei sei gambi, da cui nascono e si assopiscono > foglie < di color violaceo.

 Si susseguono  > foglie < più o meno scure di color violaceo, seguendo un gambo dell'identico colore, fino a raggiungere il "Fiore d'Oro" in mezzo ad un cielo tempestato di

> Stelle d'Oro a 8 punte <

   

 Al centro della crociera centrale sono riprodotti  sulla

> chiave di volta <

ai quattro punti cardinali "quattro trifogli dorati" con una nervatura blu celeste.

 

 Colore richiamato anche nella sfera a sinistra della foto, in cui compare un "Fiore della Vita" composto da  "Sei fiori" a forma di " cuore"

 

> Tre bianchi <> Tre celesti <

Altrettanto interessante dal punto di vista simbolico è sicuramente

> la chiave di volta<

Chiave di volta - in cui è rappresentato un "Sole" con i suoi infiniti raggi  dorati - inserito al centro della crociera del Transetto a Nord , dove sul finestrore esterno è stato fatto inserire da Elia il protome di Francesco con la testa dell'acquilotto ad occhi chiusi  sulla spalla destra.

Nella Basilica di San Francesco, Superiore e Inferiore, oltre a Giotto, hanno lavorato: i pittori romani Cavallini, Torriti, altri maestri italiani, come il Maestro di Santa Chiara, e stranieri, come il Maestro d'Oltralpe, e più tardi come i senesi Simone Martini e Pietro Lorenzetti.

 La Basilica si offre quindi come un importantissimo documento per lo studio della pittura di questi secoli e permette di confrontare stili che appartengono a tempi, culture e personalità artistiche diverse.
In base a una recente ricostruzione, i primi interventi pittorici nella Basilica Superiore,  sembrano essere gli affreschi  eseguiti dal Maestro d'Oltralpe, negli anni 1270-75. Seguono gli interventi di Cimabue e del Cavallini nel 1277-83, che lavorano nella zona del coro e del transetto. Seguono gli affreschi delle volte e delle parti alte delle pareti eseguiti negli anni 1290-95 dalla squadra dei maestri romani guidati dal Cavallini e quella di Cimabue e dei suoi allievi, tra i quali compare anche il nome di Giotto.

Prima di tali interventi pittori sembra che l'intera Basilica, come era nello stile delle chiese circestercensi non fosse affrescata. Lascia quindi perplessi che Frate Elia avesse fatto dipingere le pareti dell'Abside con un cielo blu cobalto, tappezzato di "stelle dorate a  8 punte".

 

Gli stessi dubbi suscitano "i disegni floreali" inseriti ai lati delle Architravi, come i "quadrifogli blu", alternati ad "ottagoni violacei". Disegni che appaiono di epoca successiva, realizzati da uno dei pittori incaricati di intervenire sull'Abside e sul Coro. Pittore che dovrebbe essere, con molta probabilità , lo stesso Giotto, assistito dal suo maestro Cimabue e dal Cavallini.

Appare evidente che colui che ha ideato e fatto realizare questi disegni, impregnati di "simboli esoterici "era sicuramente  > Iniziato all'Arte Reale < come confermano  queste fotografie eseguite, durante il restauro della Basilica Speriore dai danni procurati dal Terremoto del 1997, dal Prof. Elvio Lunghi,  professore di Storia dell'Arte all'Università per stranieri di Perugia ,che ci ha gentilmente fornito tutto il materiale fotografico, che ci ha consentito di scrivere quest'articolo e gli altri sull'argomento e a cui va tutto il nostro sincero ringraziamento e - crediamo - di tutti i lettori, che si stanno appassionando di questa ricerca sui più

 > segreti  misteri <

 della Basilica dedicata da Frate Elia a San Francesco, segreto, come appare evidente da queste foto del tutto invisibili ad occhio nudo, si nasconde il finale della fiaba, inventata Elia. Opera stretammente e indissolubilmente legata agli altri simboli incentrati sull'Aquila ( il protome con la testa di aquilotto , che sporge dal collo; le due aquile abbarbicate sul cubo, contrastate da due Draghi, che impediscono l'accesso al Tempio del Signore). Se ne potrebbe dedurre che Elia la fece realizzare e porre in cima all'Abside non ancora affrescata. Solo successivamente l'artista, incaricato di ridipingere le pareti dell'Abside e del sottostante Coro, avrebbe completato e colorato la scultura, inserendo sulle due Architravi laterali le immagini dei

 " Fantasmini"

 Se ne avrebbe una conferma indiretta dal fatto che " il Fiore d'Oro" è stato inserito in una posizione che copre l'immagine del " Drago che partorisce il Grifone", rendendolo del tutto invisibile dal basso!!??

  

Dovrebbe essere in ogni caso incontestabile che sia stato prorio Elia l'ideatore di questo particolarissimo disegno alchemico, ispirandosi alla storia bibblica di Giona, diretto precursore del più moderno "Collodi", l'inventore della "fiaba" conosciuta in tutto il mondo portata sugli schermi da Walt Disney, il famoso burattino, che si trasformerà in un bellissimo "bambino" dopo mille avventure, tra le quali c'è appunto una balena che inghiotte papa Geppetto con l'indomabile Pinochio.

Il messaggio in codice è nascosto nelle due ultime architravi, che si distendono sopra l'altare maggiore verso la navata centrale, ai cui lati appaiono

> due figure misteriose <

> uno spirito < e > un omuncolo  <


Ed è proprio queste due figure, ognuna  con un  > becco d'aquila <  sembrano fornire un chiave interpretativa" di questo "messaggio misterico" con alte valenze esoteriche. Anche se qualche dubbio lo solleva  > il volto dell'uomo misterioso < con lo sguardo molto preoccupato. Da un foto scattata dal prof. Lunghi, prima che > la parte nasale < danneggiata fosse restaurata, non sembra che l'ideatore del messaggio avesse intenzione di  disegnare le classiche

> narici aquiline<

 Appare infatti evidente che l'inserimemento delle > due narici < sotto la fronte è stato realizzato dal restauratore e quindi non si ha alcuna certezza che l'intento dell'ideatore di questo strano messaggio simbolico fosse in realtà quello di porre l'accento sulla trasformazione di un perplesso " Francesco" in un aquila. Ma un pò di fantasia e di fervida immaginazione può servire a scoprire" il segreto" di quest0 incrrdibile documento, di cui sinceramente non si ha alcuna certezza se sia stato veramente ideato e fatto inserire in cima all'Abside da Frate Elia o, forse, come è più probabile, da qualche "fratello" appartenente allo stesso "Gruppo esoterico", che si preoccupò di portare a termine l'opera. Quest'ipotesi potrebbe essere avvalorata dal fatto che ci sia uno stretto collegamento con "l'aquilotto" posto sulla spalla destra della "protome" inserita sul finestrone del Transetto a Nord e soprattutto con le "due aquile" abbarbicate sui due cubi di pietra negli angoli oscuri in controfacciata >simboli di pietra< sicuramente progettati da Elia e fatti inserire in punti altrettanto oscuri e inaccessibili, tanto che per secoli nessuno se ne è mai accorto.

Guardando  infatti con più attenzione i particolari, si può scorgere "il volto" pensieroso di "un uomo" o forse di "un neonato" sulla destra del Basilisco, dietro alla cui testa  compare "una mano bianca" con quattro dita in cui, all'altezza dei polpastrelli >  due occhi < di un uccello, che assomiglia ad un'allodola - tanto amata da Francesco - che osserva la ri-nascita del

> Grifone <  

> la Nascita del Grifone Francesco <

Il racconto fiabesco di Elia, fondato sull'allegoria dell'Aquila reale - posto quindi non a caso accanto al volto sconosciuto sul Transetto a Nord - sembra che sia stato sviluppato sull'ultima delle cinque Architravi, che terminano con il "Fiore d'Oro".

Se si osserva infatti con attenzione >il volto< dell'uomo misterioso al posto del "naso" si notano le tipiche >radici nasali< dell'aquila.

Il racconto sembra svilupparsi da destra a sinistra e l'indicazione c'è la fornisce

> la sopraciglia nera <

disegnata sull' "occhio sinistro" dell'allodola, che appare sul palmo della "mano bianca".

> L'occhio destro infatti non alcuna sopraciglia <

 > il Trifoglio Bianco <

Altro simbolo scelto da Elia è il > il Trifoglio Bianco < che troviamo sia dopo le > Tre Dita < della cresta del Basilisco, sia nel successivo disegno in basso ad un corolla di un fiore bianco. Anche in questa rappresentazione sembra che sia stata posta la

"testa di un serpente"

  

Sia nella  > corolla del fiore bianco < sulla destra del "Fiore d'oro", sia sulla "corolla" alla sinistra si scorge il fatidico " Trifoglio sacro", emblema simbolico ampiamente utilizzato all'interno del "Fiore d'Oro"

Trifoglio bianco però  appena accennato. Vengono infatti disegnati solo > ?!due lati!? < come nel "Trifoglio" che compare tra l'indice e il pollice della mano bianca, alla destra del Basilisco (dal punto di vista di chi osserva), simbolo che Elia ha sparso scientemente in alcuni punti chiave della Basilica di Assisi e in particolare sulle

> sei architravi <

che terminano nel "Fiore d'Oro"

Il disegno continua con un "gambo ondulato", sul quale, in alto e in basso poggiano

> foglie  d'oro a 7 punte <

 e dal quale si sviluppano altre foglie < a due a due, di un colore violaceo che pendono verso il basso o verso l'alto.

Servendosi del metodo indicato da  Alfredo Di Prinzioin un interessante articolo ritrovato su internet, l'autore fa alcune considerazioni, che condividiamo pienamente e di cui ci siamo serviti nel cercare di comprendere il profondo significato di  questo "messaggio mistico escatologico" legato al

< Fiore della Vita >



Se ne comprende facilmente "il significato simbolico" (tenendo conto appunto del significato dei simboli presenti nel disegno), quello"analogico" (utilizzando le opportune  analogie), arrivando cosi "anagogicamente" a scoprire 

>  il vero messaggio spirituale nascosto <




Il
ciclo continuo della "vita"





e della "morte", che segna il tempo di ogni pianta.


Seguendo quest'imposrazione possiano individuare progressivi "messaggi iconografici" a doppio, triplice significato. Nel secondo disegno, posto sull'ultima Architrave a sinistra  compare

> un piccolo aquilotto <

in mezzo a due spicchi di  Luna, che sembrano richiamare l'antico simbolo del Sole e della Luna all'interno di un

> pentacolo <

.Secondo l'antica tradizione celtico/ellenica, la triplice luna rappresentava i tre aspetti della Dea madre: giovane fanciulla, madre matura e vecchia saggia (un pò come i tre aspetti di Ecate, o le tre norne dei miti celtici). Questa triplice forma rappresentava inoltre la luna nuova, la luna piena e la luna calante.

Messaggio misterico iconografico che lo spirito di Elia invia ancora dal cielo.

Ma il suo messaggio criptato si nasconde nella sequenza in cui  ha fatto disegnare i cinque gambi, in cui < in modo alternato > fa sbocciare dei >  fiore bianchi < a forma di coppa rovesciata.

 

Infatti ad ogniimmagine ne succede un'altra, in cui le "foglie di color violaceo" puntano verso l'alto a differenza di quelle che le precedono, decisamente rivolte verso il basso.

Sembra che si  sia voluto rappresentare proprio

> il ciclo lunare <

> la nascita < >la morte < > la ri-nascita <

 dell'aquilotto Francesco attraverso la diversa posizione delle foglie scure e di quelle dorate, tutte a

> 7 punte <

che avvolgono, in alto e in basso, il gambo scuro nel suo percorso ondultorio, prima verso il basso e poi verso l'alto, come le foglie scure.

Anche "le foglie" "la corolla" di un fiore bianco, forse un "Giglio" rovesciato dovrebbero avere questo particolare significato misterico- escatologico.

Non sembra trattarsi della foglia di un "Agrifoglio", anche se all'interno del "Fiore d'Oro", compaiono delle "sfere" colorate, a sue a due molto simili alle bacche di questo fiore natalizio.

 

 

 

A tal proposito, nel tentaivo di comprendere di quale pianta si trattasse con foglie a 7 punte, cercando in internet mi sono imbattitto in una bellissima  > favola < che  sembra riprendere dopo secoli la stessa Fiaba, inventata da Frate Elia.

l'ho staccata dall'Aquilone che me la porgeva e la rilancio  nuovamente in cielo verso tutti gli amici aquiloni che l'aspettano.


L'Agrifoglio, di Gina Marzetti Noventa. Una di quelle dolci leggende natalizie, con tanti auguri di un sereno Natale.

Il pastorello si sveglia all'improvviso. In cielo v'è una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora. Il giovane pastore si spaventa, lascia l'ovile, attraversa il bosco: è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste. Dall'alto giunge il canto soave degli Angeli.

- Tanta pace non può venire che di lassù - pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato.
Le pecorine, a sua insaputa, l'hanno seguito e lo guardano stupite.
Ecco sopraggiungere molta gente e tutti, a passi affrettati, si dirigono verso una grotta.
- Dove andate? - chiede il pastorello.
- Non lo sai? - risponde, per tutti, una giovane donna. - È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso.


Il pastorello si unisce alla comitiva: anch'egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto, si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù. Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore. Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si così poveri?
Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono.

 
Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi. Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato: - Oh, un arbusto ancor verde!
È una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose.

Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra; c'è tanta festa attorno. Come si può resistere al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire?
Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d'agrifoglio sarà il suo omaggio.
Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso al bambino sorridente che sembra aspettarlo.
Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine, si trasformano in rosse palline, che si posano sui verdi rami dell'arbusto che egli ha colto per Gesù.

Al ritorno, un'altra sorpresa attende il pastorello: nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio, è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie. Da quella notte di mistero, l'agrifoglio viene offerto, in segno di augurio,

alle persone care."

 Elia ha cercato di dircelo utilizzando la metafora dell’Aquila, che si trasforma in un " Grifone" e che vola in cielo

e del "Trifoglio" che si trasforma in un "Quadrifoglio"


In un primo momento - una volta scoperta l'esistenza di un "Fiore d'oro" in cima all'Abside ed entrati in possesso delle immagini,che lo riproducano - si presta più attenzione all’immagine del Basilisco che  > partorisce < un grifone, ma in un secondo momento ci si accorge che anche “ Il Fiore d’oro” posto al termine di cinque controsoffittature,  porta in sé una serie di

> simboli <

con i quali Elia ha voluto non solo lasciare ai posteri molto probabilmente  lo stesso > messaggio misterico-escatologico < riprodotto sull’alzata della cassa di legno, che aveva contenuto le spoglie mortali di San Francesco e Santa Chiara. Messaggio che abbiamo analizzato in altri capitoli.



> IL FIORE D'ORO < 

Il > Fiore d’oro < risulta composto da  > 7 sezioni < divise rispettivamente in due comparti di > 3 + 4 <
A l centro  è inserito >  il nucleo < del fiore diviso in > 6 petali < di cui le "tre in alto" mostrano un serie di  > Tre trifogli < a tre a tre per un totale di > 9 trifogli < che nascono da una specie di "tubero dorato".



Il disegno è composito. Si noterà che > le due sezioni laterali < mostrano "due tuberi d'oro" da cui  germogliano  tre distinti

> trifogli d'oro <

mentre  la sezione centrale mostra una specie di >  mano con sei dita < con  "il pollice" e   "due mignoli" (!!??) ai lati delle altre "tre dita" (l'indice, il medio e l'anulare), che formano  "i gambi" di "Tre trifogli"

 
 
Sotto la mano si notano due piccoli "draghi" (cerchiati in verde) - a cavalcioni di > due foglie d'oro < di un trifoglio appena abbattuto - che si avventano ognuno su una delle foglie di due trifogli, cercando di divorarle.
 

A fianco delle radici dei due "trittici laterali", appena sotto i rispettivi tuberi, appaiono "due serpenti" (cerchiati in giallo), che si muovono tra i gambi dei trifogli.

 

Ciò che è interessante è senz'altro l'immagine dei

"Draghi"

 

Elia rappresenta la scena mostrando la punta di un

"cuore"

avvolto da due foglie dorate di un " trifoglio" su cui poggiano le zampe di due Draghi che non si accorgono di nulla.

Draghi che si avventano su un simbolico "cuore" di cui si intravede solo "la punta rossa" restando la parte principale coperta dalle foglie dorate di

> un trifoglio <

Si tratta molto probabilmente - ne siamo sempre più convinti - dell’ epicentro energetico dell' Eggregore della Basilica per raccogliere e concentrare le diverse energie che ruotano all'interno e all'esterno.

Seguendo la simbologia misterica iconografica nella visione mistica di Elia, potrebbe allegoricanente rappresentare

> il cuore di Francesco <

 "la radice-madre" di tutti i "Trifogli", da cui sgorga

> il nettare divino <

l'energia di San Francesco che si  concentra e si espande dal "centro energetico" della Basilica

> il punto focale <

"Il cuore pulsante di Francesco"

Cuore che Elia ha cercato in tutti i modi di salvare dall'attacco micidiale dei suoi terribili nemici, nascondendo il corpo di Francesco in un luogo inaccessibile.

Non è sicuro se sia stato Frate Elia a disegnarlo e a farlo eseguire da un esperto "maestro comacino". Resta in ogni caso incomprensibile quale scopo realmente si prefigesse e proprio per questo il >Fiore d'oro < - questa "Corona" dell'Essere Supremo - è stato posto in un luogo non facilmente accessibile e i cui particolari decisivi per comprendere

> il messaggio segreto <

restavano del tutto  >invisibili< ad occhio nudo, né tramite strumenti ottici più sofisticati, all’epoca inesistenti.

il Drago che partorisce un Grifone -

La Triade Sacra <> La Mano con 6 dita -

> TRE TRIFOGLI <

9 < 3 x 3 > 9

- il TRIFOGLIO BIANCO -

Trifoglio richiamato anche sul frontalino del tempietto, in cui è stat collocato il trono papale, che ha "due leoni" come braccioli.

Leone, Basilischi  e Leviatano, che si ritrovano puntualmente richiamati su uno dei tre scomparti, che compongono il trono papale, a cui si accede attraverso "quattro gradini", seguendo il classico schema numerico-alchemico del > 4+3 <.

 

Nessuno all'epoca avrebbe potuto infatti osservare tutti questi

"i particolari" esoterici"

non essendoci certo "binocoli" o "macchine fotografiche" con lo "zoom".

 

La presenza di un > Cuore-Fiore < che fa da perno (il punto fermo della rotazione) e di un > cerchio < che delimita > il disegno floreale < all’esterno, lo ricollega anche al

> Culto del Sole <

presente in tutte le tradizioni antiche e in particolare a quella celtica del

>Trishell <

> LA TRIADE SACRA <

In tutte le religioni si trovano > Triadi < , ossia “sistemi di tre” (tre figure divine, tre manifestazioni di energia, etc.), che corrispondono alle forze primordiali o ai > volti < della divinità suprema, ma anche a quelli satanici.

Il Trifoglio può infatti assumere anche aspetti negativi, come mostra la simbologia adottata da Aleister Crowley, il quale,avvalendosi delle simbologia runica della

«Trinità esoterica»

l'aria, la terra e il fuoco

 disegnò per simboleggiare l'Energia Luciferina nel tarocco del

" Gran Jerofante"

«Il trifoglio della trinità satanica»



La loro azione si ricollega per analogia all’attività spirituale dell’anima umana e alla vita in generale in tutte le sue espressioni, positive e negative.

  

Il trifoglio ha portano poeti e scrittori di favole a farne oggetto di racconti fantastici

 

Soprattutto in Irlanda, paese che venera ed ha come Patrono

San Patrizio

 e che ha come 'emblema nazionale' il trifoglio (shamrock).

Grazie ad un trifoglio, si racconta infatti che San Patrizio avrebbe spiegato agli irlandesi il concetto cristiano della Trinità, prendendo come esempio tre foglie collegate ad un unico stelo.

 Simbologia floreale richiamata anche sulle pareti ai lati delle

"Due Aquile"

 abbarbicate su due "Cubi di Pietra" impedite ad rientrare nel loro > nido -tempio < da due " draghi"

Lo stesso Benedetto XVI lo ha utilizzato spesso in determinate cerimonie rituali unitamente al Pallio con le sei croci Kadosch


Nel " Fiore d'oro" ideato da Frate Elia si rincorrono gli stessi numeri e identiche simbologie esoteriche, che invitano ad ogni tipo di speculazione mistica ed escatologica, avendo con acuta sapienza mescolato, da abile alchimista, immagini di diversa cultura, cristiana e pagana, indicando agli "Adepti all'Arte Reale" che San Francesco aveva raggiunto in vita l'agognata meta, affontando e superando terribili prove, avendo aquisito la mistica abilità di accedere ai più nascosti e incontrollabili poteri interiori e correre cosi più veloce di un "cavallo" e volare più in alto di "un'aquila" fino al Sole, come vuole la leggenda.

 



Un Uomo con tali capacità era difficile da condizionare e quasi impossibile da controllare, come Frate Elia e Fra Francesco, in possesso entrambi di un " Sesto Senso"

 Ed Elia, per indicare tali poteri, si serve di un'altra "metafora", utilizzando

> la mano <

che pone sia all0interno del "Fiore d'Oro" che all'esterno. Quella all'interno è dorata con > 6 dita <. Quella all'esterno è "Bianca" con le normali cinque dita.  Quest'ultima dovrebbe rappresentare

>La Mano Divina<



Se si guarda con attenzione dietro alla testa del  "Drago" compare infatti "una  mano bianca" con due occhi che osservano > un grifone < che come , nel racconto biblico di Giona, - dopo tre giorni e tre notti -  esce dal ventre  di un  " Leviatano ", il terribile drago marino.



Ma,guardando con più attenzione i particolari, si può scorgere "il volto" pensieroso di un "uomo calvo" con > narici aquiline< sulla destra del Basilisco. Sembra che Elia voglia indicare il momento del trasformazione di Francesco, che acquista sempre più lo spirito  e il carattere di una

> Aquila Reale <

Nelle opere alchemiche è molto facile imbattersi nell’uso degli "animali" come > simboli <. Un gruppo importante di questi sono "gli uccelli".


Essi dominano> l’elemento Aria < anello tra la realtà terrena e il Regno dei cieli e > l'aquila < è sempre stato "l'uccello" che più rivestiva le più alte qualità terrene e celesti.



Osservando il  Suo volo, gli alchimisti credettero di riconoscere quindi un legame tra "il volo" e "l’animo dell’uomo", la cui vocazione è quella di tendere alla

> spiritualità <



Il simbolismo degli uccelli acquisì pertanto la funzione della

> mediazione <

tra il mondo fisico e quello spirituale, riflettendo ciò che l’animo umano tende a fare per raggiungere la propria

"perfezione"


Si pensi al racconto, che vede Francesco, mentre viaggiava tra Camara e Bevagna, invitare  gli "uccelli" a cantare lodando il Signore



e in un'altra occasione, in un campo verso Montefalco, dove aveva tenuto loro una predica, che gli uccelli immobili ascoltarono, esplodendo poi in cinguetii e voli di gioia.



O infine alla presenza delle amiche "allodole", amanti della

> luce <

e timorose del "buio",che, nonostante  fosse già sera, vennero a roteare tra lo stupore dei presenti, sul tetto dell'infermeria, salutando con gioia il Santo, che stava morendo.

"Le allodole, che sono amiche della luce e hanno paura del buio della sera, al momento del transito del santo, pur essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto della casa e roteando a lungo con non so quale insolito giubilo, rendevano testimonianza gioiosa e palese alla gloria del santo, che tante volte le aveva invitate a lodare Dio".



Quel > canto straordinario <, data l'ora inconsueta, celebrava la luce soprannaturale - direbbe un esoterico medievale - che emanava dal corpo morente di Francesco che esse avevano visto in lontananza  e che le aveva attratte, credendo fosse "la luce del sole", che ogni mattina le desta e le fa alzare in volo.


Il simbolismo dell'allodola (Alauda arvensis), che Shakespeare chiamò "la messaggera del mattino" perché comincia a cantare alle prime luci dell'alba, è stato ispirato dal suo comportamento. Canta fin dai primi giorni della primavera sollevandosi quasi verticalmente sino a una altezza tale che il suo corpicino quasi scompare nel cielo: dall'alto lancia una cascata di suoni simili a un crescendo musicale. Poi, chiude le ali, si lascia cadere a perpendicolo come corpo morto fin presso il suolo; infine risorge ricominciando a cantare.



Uccello uranico per eccellenza è, secondo una felice definizione di Bechelard, "una pura immagine spirituale, che trova la vita soltanto nell'immaginazione aerea come centro di metafore dell'aria e dell'ascensione".



Il suo rapido volo ascensionale e discendente e l'amore profondo che Francesco nutriva per loro,non poteva non ispirare Elia, che nel disegno, inserito sull'architrave dell'Abside, lo pone tra le

> le quattro dita bianche <

della "mano divina", alle spalle del rosso Basilisco-Leviatano, ad indicare lo stretto rapporto tra le allodole e Francesco, ambedue "messaggeri fra cielo e terra", ambedue capaci, secondo la tradizione sciamanica contadina,di comunicare con l'aldilà e con gli Esseri divini dei mondi invisibili.


Se infatti si   presta attenzione alla " mano bianca" ci si accorge che all'altezza dei polpastrelli, appena sotto le ultime due dita, appaiono

> due occhi di un allodola <

che osservano  un grifone, che altri non è che Francesco che - come nel racconto biblico di Giona-  dopo tre giorni e tre notti esce dal ventre  del  "Basilisco-Leviatano"


> LA MANO DI DIO <

 Interessante e allegoricamente rilevante è sicuramente la figura centrale, posta nel 7° triangolo, che assomiglia ad una

> mano dorata con sei dita <

con "il pollice" e "due mignoli" (!!??) ai lati delle altre "tre dita" (l'indice, il medio e l'anulare), che formano "i gambi" di

> Tre trifogli <

9 < 3 x 3 > 9



 

Appena sopra un "Grifone", che sembra uscire dalla pancia di un "Basilisco"

come nel racconto biblico di "Giona", ingoiato e poi espulso dal mostro marino, racconto poi ripreso nell favola di Pinocchio di Collodi, inghiottito con papa Geppetto dalla Balena.


E' > un messaggio misterico-escatologico < che andrebbe esaminato con la dovuta attenzione, restando del tutto incomprensibile anche per i più dotti e preparati avversari di Elia, che tanto si sono adoperati per individuarli e distruggerli, e che vede in Fra Bonaventura l'indefesso antesignano.

> Il cuore e la mano di Francesco <

Si tratta, come sembrerebbe, di una mano sinistra, con

> due mignoli <

che assomiglia molto a quella di un uomo, nato con "sei dita" per mano (due dita medie a destra e due mignoli a sinistra). L'esadattilia, malattia nota alla scienza medica anche se abbastanza rara, è un fenomeno mutante che ha indotto nell’arco dei secoli credenze, superstizioni e leggende più o meno oscure.

Generalmente, chi nel passato possedeva "sei dita", ai piedi o alle mani, era da considerare un alleato o un messaggero del lato oscuro, in associazione a forze demoniache. In taluni casi l’esadattilia si collegava alla presenza di culti stregoneschi o satanici nella zona in cui viveva il malcapitato che ne era stato colpito, con conseguenze per lui altresì dannose.

Ma la natura, che in tutte le epoche ha fatto nascere esseri umani con "sei dita", ha certamente stimolato molti artisti famosi a dipingere personaggi con "sei dita",come il Perugino, Raffaello Sanzio, pittori appartenenti a gruppi esoterici "Iniziati all\'Arte Reale" , che inserirono

> simboli <

 ad alto contenuto mistico-escatologico, che dovevano passare del tutto inosservati, dettando messaggi occulti per soli adepti a tale "Arte", servendosi anche dell'esadattilia.

Il celebre pittore Pietro di Cristoforo Vannucci (Città della Pieve, Perugia 1445 ca. - Fontignano, Perugia 1523), noto come Il Perugino o Pietro Perugino, svolse la sua attività soprattutto in Umbria, Marche, Firenze e Roma, inviando le sue opere a Lucca, Cremona, Venezia, Bologna, Ferrara, Milano e Mantova. Fuse la luce e la monumentalità di Piero della Francesca con il naturalismo e i modi lineari di Andrea del Verrocchio filtrandoli attraverso i modi gentili della pittura umbra, non disdegnando affatto la semplicità e l'eccezionale simmetria della composizione. Tra le sue opere per la nostra ricerca interessa Lo sposalizio della Vergine del 1503-1504 circa, conservato nel Musée des Beaux-Arts di Caen, capoluogo del dipartimento del Calvados e della Regione della Bassa Normandia.

Di questi anni è anche l'amicizia che intrattenne col giovane Raffaello Sanzio, che dipinse un'opera dallo stesso titolo, inserendo l'identico "simbolo". Quadro realizzato per la Chiesa di San Francesco a Città di Castello (1504), ora a Milano nella Pinacoteca di Brera. Ma non fu la sola opera, in cui Raffaello si servi di questo "simbolo".

Raffaello - La bella giardiniera - 1507/1508
Parigi - Louvre

Risultano avere > 6 dita al piede sinistro < seppur con fenotipo diverso sia la Madonna che il giovanissimo Giovanni non ancora Battista.

Raffaello - Madonna Sistina - 1512/1514
Dresda - Gemäldegalerie

Raffaello rappresenta qui due martiri. Il greco San Sisto II, papa nel 257, martire sotto Valeriano nel 258.Santa Barbara di Nicomedia in Bitinia, vissuta nel III secolo. San Sisto ha "sei dita" alla mano destra e con il pollice e l'indice forma la classica

> V <

come ebbe a rappresentare il celebre Botticelli, che in altro quadro, anch'esso nella Cappella Sistina, ha dipinto papa Sisto II con la mano destra e sinitra pentadattila

>V-V<

Doppia > V-V< che ritroviamo in tante immagini di Ignazio de Loyola, il fondatore dei Gesuiti, cui appartiene anche  Papa Francesco I

Doppia > V-V< di cui si è servito anche papa Razinger, sia nel periodo cardinalizio, che in quello papale, per inviare "messaggi" altrettanto occulti e misteriosi.

Frate Elia, nel suo "Fiore d'Oro" si serve della stessa

"doppia simbologia"

Elia vuole forse indicare che Francesco, come molti Santi, aveva sviluppato "Il Sesto Senso <> Sesto Dito", che gli aveva conferito il potere di percepire sensazioni diverse da molti dei Suoi confratelli, ma soprattutto gli aveva permesso di

" VINCERE"

 le barriere che dividono il mondo dei vivi dagli altri  Esseri , che popolano il nostro Mondo e che non vediamo e con cui non siamo capaci più di entrare in contatto.

> LE DITA DEL MISTERO <

Esadattilia di San Marco e San Luca


Linguaggio misterioso e occulto che ritroviamo in modo ancora più chiaro ed esplicito nella Chiesa di San Pietro in Vincoli
Località Maddalena - Pontechianale (Cuneo).

viaggia

Correndo sulla strada che porta a Cuneo, in Piemonte, si viene condotti > da mano ignota < verso un enigma storico.Un mistero che è legato all’arte e, al contempo, a un rebus.La frazione di Maddalena è la sede dello sparso comune di Pontechianale. Qui, nell’antica chiesa, si conservano

>quattro<

grandi e notevoli dipinti, che ritraggono con notevole bellezza artistica

I Quattro Evangelisti

Avvolta dalle nebbie del mistero, secondo gli studiosi locali la loro origine è piuttosto incerta, collocabile nel XVII secolo. Da un’attenta disamina di alcuni storici dell’arte, gli autori dei dipinti sarebbero stati due, ma di uno solo è leggibile la firma nel dipinto che riproduce San Luca: Francesco Maria Ravizza. I dettagli anatomici delle figure degli evangelisti mostrano delle anomalie, possibili mutazioni genetiche: le mani e i piedi di tutti e quattro i Santi posseggono

> sei dita <

mentre le mani sinistre di Matteo e Giovanni, che reggono i rispettivi "Vangeli", hanno la doppia > V-V< , che abbiamo visto riprodotta nelle immagini di Ignazio de Loyola.

La scoperta, rilevata e segnalata per la prima volta dal ricercatore Roberto D’Amico, ha intrigato gli studiosi, che non sono riusciti a comprenderne il profondo

> significato misterico escatologico <

L’esadattilia, risulta in modo macroscopico nella mano destra di San Marco e nel piede sinistro di San Luca.

In tempi ancora più antichi, ne giunge conferma sinanche da testimonianze riportate nella Bibbia, in un passo citato nel II Libro di Samuele (21,20): "... vi era un uomo di grande statura che aveva sei dita per ogni mano e sei dita per ogni piede, in tutto ventiquattro; anch’egli discendeva da Rafa. Oltraggiò Israele, ma Gionata, figlio di Simeià, fratello di Davide lo abbatté."

Già da tempi biblici, quindi, appare palese che la presenza di esseri umani con "sei dita" venisse interpretata come un’emanazione del male, che i soggetti venissero banditi o addirittura cacciati dai "normali", allontanati dalla loro comunità, come è avvenuto appunto per Francesco, che i suoi contemporanei - e suo Padre in particolare - ritenevano fosse stato colpito da un " male oscuro" e che i "Diavoli", il terribile " Lievatano" e i velenosi "Serpenti" l'avessero avvolto nelle loro spire, come ci mostra Giotto nel dipinti,in cui immortala Francesco denudatosi nella pubblica piazza danti all'esterefatto e arrabbiatissimo padre.

> i Draghi e i Serpenti <

Elia si serve infatti anche  di questa metafora allegorica.


 
Sotto la mano con sei dita si notano infatti due piccoli "draghi" (cerchiati in verde) - a cavalcioni di
due foglie d'oro di un trifoglio appena abbattuto - che si avventano ognuno su una delle foglie dei due trifogli, cercando di divorarle.
 

A fianco delle radici dei due "trittici laterali", appena sotto i rispettivi tuberi, appaiono "due serpenti"( cerchiati in giallo), che si muovono tra i gambi dei trifogli.

 

E' un messaggio misterico-escatologico che andrebbe esaminato con la dovuta attenzione, restando del tutto incompresibile anche per i più dotti e preparati avversari di Elia, che tanto si sono adoperati per individuarli e distruggerli, e che vede in Fra Bonaventura l'indefesso antesignano.


Purtroppo il razionalismo di stampo illuminista presente nella stessa Chiesa, per la quale  per secoli e in particolare nel medioevo che vide da parte di Innocenzo III,  l'istituzione delll'Inquisizione,terribile e senza scrupolo alcuno,  per compattere eretici, streghe e maghi di ogni genere e che portarono alle campagne e allo sterminio di migliaia presunti eretici e di donne assolutamente innocenti e alla terribile e assolutamente ingiustificata  strage dei Catari e degli Albigesi, tutto ciò che va al di là del semplice messaggio cristiano, ad uso e consumo delle masse, non può essere accolto come fatto reale e storicamente accettabile, ma relegato, nella migliore delle ipotesi, nell'ambito della < fantasia > e della < magia > nell'accezione peggiore del termine ed Elia ne era perfettamente cosciente, tanto da essere emarginato e scomunicato, seguendo la sorte dell'imperatore Federico II che però, essendo più potente e intoccabile, poté evitare di finire in qualche eremo oscuro e inaccessibile, come il suo confratello ed amico, che cercò inutilmente di salvare dagli strali pontifici.

Sorte che sembra aver subito una delle due aquile poste sulla facciata della Basilica. Aquila che molto probabilmente nelle intenzioni di Elia avrebe dovuto rappresentare  proprio l'imperatore Federico II che vigilava su Francesco

ormai trasformatosi in un uno spendido

< Grifone >



Elia ha utilizzato infatti "la lingua degli uccelli", quella in uso tra i costruttori di cattedrali gotiche, altrettanto

> segreta e indecifrabile<

servendosi dell'immagine simbolica di  "un aquila", la regina dei cieli, che si trasforma in  un

> grifone < 

Simbolo che Federico II usava portare su un

> medaglione <

appeso al collo, come sembra dimostare

> l'Aquila <

inizialmente posta sulla destra della facciata e poi letteralmente sparita e sostituita con quella attualmente posta sul fronte dela  Basilica dopo il terremoto del 1997, come sembra confermare una > foto < scattata da un turista di passaggio (non è dato sapere in che epoca precisa) e pubblicata su internet, che mostra

>"un'aquila"<

molto diversa da quella attualmente in facciata.

Non ha infatti "le piume sul petto", sul quale, all'altezza del cuore, appare "un medaglione" nello stile delle "aquile sveve" e "la zampa sinistra", vista in prospettiva sembra  decisamente attaccata al muro e non parallela a quella destra, come in quelle poste ai lati del cornicione, che sono riprodotte nelle immagini attualmente correnti!!??

Ma per fortuna la sua opera alchemica più importante e inaccessibile, come il luogo dove era stato relegato, era da tempo compiuta in tutti i particolari, sconosciuti e del tutto invisibili, ma soprattutto illegibili  e incomprensibili sia dai profani, sia dai suoi terribili  > nemici  di allora e di oggi < ad 800 anni di distanza, che per fortuna mostrano -come nel lontano XII secolo -la più totale indifferenza ed ignoranza, tanto che  nemmeno la devastante "inquisizione"  dellì'epoca, che ormai imperversava senza più limiti e con immense risorse umane e finanziarie, si accorse  per secoli del fantastico racconto fiabesco, pieno di metafore e allegorie, nascosto abilmente tra pieghe del suo splendido " libro di pietra", posto nel più alto scaffale della sua Basilica <>Biblioteca, zeppa di arcani "misteri" di tutti i colori, inghiottiti dal "Mago  Elia", camuffatosi da terribile

> DRAGO <

E sembra che Elia, in questo caso, sia sia servito tra i tanti sparsi nella sua Basilica preminentemente del simbolo del

 >Trifoglio <

per indicare la metamorforsi di Francesco dal

ternario umano <

al

> quaternario celeste <

 

Giocando sulla simbologia numerica del

> 3 < 5 >7 <9 <

passando dal > trifoglio bianco e d'oro <

> a foglie a 7 punte "viola" e "dorate" <

Elia vuole  indicare il cammino biofisico e spirituale che deve affrontare  colui che intende raggiungere
> livelli spirituali più elevati <



Solo  purificando il proprio "Fiore della Vita" dalle scorie terrene potrà riuscire come Francesco e tutti gli iniziati che lo hanno preceduto e che seguiranno lo stesso cammino
iniziatico -  cercando di fare l'indispensabile e necessario

>  salto quantico <

sviluppando progressivamente energie primarie, rappresentate simbolicamente dalle "foglie" che ad ogni salto quantico aumenteranno di numero

>>>>>> 3 <> 5 <> 7 <> 9 >>>>>>>



Il messaggio misterico-escatologico dovrebbe quindi simbolicamente indicare

> come nasca e si formi <


" il primo seme della vita"

E come il cammino e la crescita siano diversi per ogni uomo, e per ogni pianta, seguendo le stagioni della vita.

Soprattutto per quelli in  cammino, come Francesco, Elia e i loro confratelli, soggetti agli alti e ai bassi della vita

Ma aiutati dai Maestri, che li precedono e che sono sempre pronti a voltarsi indietro, e che Elia rappresenta con delle

> "Foglie a 7 punte dorate" <

che avvolgono e  difendono dalle mille insidie esterne

il gambo <

della piccole piante del "Fiore d'Oro" in lenta crescita.

Ma Elia, guardando il  primo disegno posto sull'Architrave, alla destra del "Fiore d'Oro", lancia - con una "chiave di lettura" decisamente criptata.

> un'ultimo avvertimento <

a coloro che decidono si intraprendere i sentieri più tortuosi, spesso inaccessibili e pieni di insidie, soprattutto quando credono di aver raggiunto la metà, percependo  che nei loro "cuori"è finalmente sbocciato il  "Fiore divino"

> La Sacra Triade <> Il Trifoglio bianco <


Questo "Segnale" è sicuramente il più difficile da comprendere!

Ma questo "segreto" ve lo racconterò la prossima volta, anche perché sull'architrave c'è nascosto un  > serpentello < con la "lingua biforcuta" che merita un altro racconto, un'altra fiaba.

In attesa che trovi tutti gli indizi lasciati dal furbo Elia sulle cinque Architravi  che sostengono l'Abside, essendo attualmente di solo tre immagini fotografiche, che mi hanno impedito di analizzarlo compiutamente, consiglio di leggere l'articolo dal titolo altrettantanto emblematico

" L'Annunciazione ? "

dato ad un dipinto dalla pittrice giapponese residente in Italia; dipinto che ho poi acquistato e che ho attaccato ad una parete del mio ufficio e che è di forte stimolo ogni volta che lo osservo e mi viene inevitabilmente in mente l'approfondito scambio di vedute , che ho poi cercato di riportare nell'articolo per farne partecipi anche i miei lettori e che credo dia una diversa spiegazione ai

> messaggi  misterici escatologici <

lasciati da Elia nella Basilica di Assisi e nella Tomba di Francesco, mettendo in luce la stessa impostazione simbolica, legata ad una diversa concezione della

> Divinità <

patrimonio della cultura religiosa orientale dei Sufi, condivisa sia da Elia, che da Francesco, che furono iniziati a tale culto religioso, condividendolo e vivendolo in prima persona.


Con quest'articolo ho voluto rendere partecipi i miei lettori di un'esperienza legata all'incontro con un'insegnante della cerimonia del tè, la pittrice giapponese Yasuko Sugiyama, incontro svillupatasi con un deciso scambio dialettico durante la  cena nel suo atellier, dove ci siamo incontrati e scontrati sull'interpretazione da dare ad uno dei suoi dipinti dalle valenze profondamente simboliche.

> ? <

Si tratta del quadro da Lei intitolato "Annunciazione ? "con un inizialmente icomprensibile > ? < che ha stimolato la mia curiostà di massone, cosi attento al significato dei simboli.

da cuore a cuore

avv. Giovanni Salvati

Un uomo non può cambiare il mondo
ma può diffondere un messaggio
che può cambiare il mondo